Poliziotto aggredito e accoltellato da un immigrato della Guinea, era stato espulso lo scorso 4 luglio

Nella giornata di ieri, un immigrato della Guinea è stato arrestato a Milano dalla polizia per aver tentato di uccidere, accoltellando un poliziotto nelle adiacenze della stazione centrale. Secondo quanto riferito, sembra che il poliziotto sia stato protetto del giubbotto antiproiettile ed ha riportato una ferita lievissima; ad accoltellarlo, un immigrato della Guinea il quale è stato arrestato nella mattinata di ieri a Milano per tentato omicidio.

Da una prima ricostruzione effettuata dalle forze dell’ordine sembra che l’uomo sia stato segnalato armato di coltello nell’aria in cui partono le navette per gli aeroporti, e proprio per questo motivo erano intervenute due volanti e 4 agenti, uno dei quali purtroppo è rimasto gravemente ferito perché accoltellato.

L’aggressore sembra fosse alterato e non aveva alcun documento addosso ma è stato identificato subito dopo come Saidou Mamoud Diallo, Un giovane di 31 anni in Italia da due, con precedenti per lesioni minacce e resistenza a pubblico ufficiale, il quale tra l’altro aveva ricevuto lo scorso 4 luglio un ordine di espulsione emesso dal Questore di Sondrio. Quando gli agenti lo hanno immobilizzato pare che il trentunenne avesse detto di voler morire per Allah, ma al momento il suo gesto non sembra ricollegabile ad alcune azioni terroristiche ma ovviamente per poter escludere questa ipotesi del tutto bisognerà attendere le prossime ore e dunque i prossimi accertamenti.

Tutto sarebbe cominciato intorno alle ore 12.00,  quando il guineano ha cominciato ad inveire contro l’autista di uno dei bus che fanno la navetta con gli aeroporti e ad un certo punto ha estratto da uno zainetto una lama di 10 cm, mostrandolo all’autista il quale spaventato si è barricato sul busto, chiudendo le portiere che ha chiamato la polizia; una volta giunti gli agenti sul luogo il guineano ha dato in escandescenza e con il coltello ha cercato di colpire ferendolo leggermente alla spalla uno dei poliziotti.Gli altri agenti invece hanno tentato di immobilizzarlo e dopo averlo fermato e ammanettato è stato portato in Questura dove come abbiamo riferito, ha urlato di voler morire per Allah.

L’uomo è risultato conosciuto alle forze dell’ordine per una serie di reati, tra i quali resistenza, minacce, lesioni personali ed ancora è risultato avere 5 alias ed essere destinatario di un ordine di espulsione emesso lo scorso 4 luglio, puntualmente non eseguito .Il Fatto sembra avere delle analogie con quello accaduto lo scorso 18 maggio presso la stazione centrale, quando un ventenne Italo tunisino aveva ferito a coltellate un poliziotto e due militari, nel corso di un controllo e anche in quel caso il ragazzo risulta aver avuto dei contatti con ambienti jihadisti.“La mia piena solidarietà all’agente delle forze dell’ordine ferito e a tutti gli agenti che ogni giorno vigilano su quello che ormai è diventato un luogo di accoglienza a cielo aperto di sbandati, presunti richiedenti asilo e clandestini che impunemente fanno quello che gli pare”, è questo quanto dichiarato dal capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia Riccardo De Corato.

Mentre lo accompagnavano in questura ha urlato: «Voglio morire per Allah!». Ed è su questa frase ripetuta agli agenti che aveva aggredito poco prima che si stanno concentrando le indagini sul 29enne originario della Guinea Bissau che ieri pomeriggio ha accoltellato un poliziotto all’esterno della stazione Centrale di Milano. Sembra un déjà vu. Lo scorso 18 maggio è avvenuto un episodio simile nel mezzanino: il 20enne italo-tunisino Ismail Tommaso Ben Yousef Hosni ha ferito a coltellate un agente e due militari durante un controllo in stazione. Ma se in quell’occasione è stata dimostrata una radicalizzazio- ne del giovane, stavolta sembra che la frase su Allah sia solo l’uscita di un esagitato in uno stato di alterazione psichica e non la dichiarazione d’intenti di un terrorista. L’altra differenza positiva è che stavolta la lama non è riuscita a ferire l’agente perché è stata fermata dalkevlar del giubbotto antiproiettile.
L’uomo arrestato si chiama Saidou Mamoud Diallo, o almeno questa è una delle tante identità fornite in questi anni alle forze dell’ordine. Diallo non era un fantasma come Hosni, ha precedenti per minacce, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Lo conoscono bene a Sondrio, dove lo scorso 4 luglio il questore ha emesso un ordine di espulsione che è scaduto sette giorni dopo. In quella settimana il 31enne avrebbe dovuto lasciare il Paese, invece era attorno alla stazione Centrale con coltello nello zaino.

La prima chiamata in questura è arrivata poco dopo le 12.30 di ieri. Alcuni dipendenti delle società di trasporto che fanno servizio navetta verso gli aeroporti hanno notato l’extracomunitario che si aggirava in piazza Luigi di Savoia. Indossava un bermuda beige, una polo bianca a righe rosse e blu, aveva con sé un sacco a pelo giallo e uno zainetto. Quando si è avvicinato agli autobus si è immediatamente scagliato contro i dipendenti urlando frasi minacciose. Alla polizia hanno confessato di non aver capito cosa stesse dicendo ma, nel dubbio, si sono barricati nelle navette. È stato in quel momento che Diallo ha afferrato un coltello multiuso dallo zaino, una lama di circa 10 centimetri con cui ha tentato di forzare la portiera. Ha rinunciato solo quando si è accorto che all’interno stavano chiedendo aiuto al cellulare. H a vagato qualche minuto lì attorno, fermandosi in un’area transennata all’altezza della galleria delle carrozze, dove è stato raggiunto da tre volanti con a bordo sei poliziotti. Memori dei colleghi feriti durante l’aggressione di Hosni, gli agenti si sono presentati con il giubbotto antiproiettile che protegge anche da una lama. Hanno tentato di farlo ragionare ma la risposta è stato un coltello puntato contro. Accertato che con le parole non avrebbero ottenuto nulla, i sei lo hanno circondato e bloccato senza troppi problemi. Una volta a terra, però, il clandestino è riuscito a sferrare una coltellata alla spalla del poliziotto con una mossa fulminea che si può notare dal video delle telecamere di sorveglianza. Ha tentato di colpire una seconda volta prima di essere bloccato definitivamente. Il giubbotto ha evitato gravi danni, il coltello non ha tagliato il kevlar ma ha provocato solo un graffio all’agente di 31 anni che è stato poi trasportato all’ospedale Fatebene- fratelli a titolo precauzionale.
Durante il tragitto verso la questura, come detto, Diallo ha detto chiaramente: «Voglio morire per Allah». La frase non è sottovalutata, la Digos sta lavorando per escludere definitivamente che possa trattarsi di un’azione diversa dal semplice raptus di un violento. L’accusa è tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale, dopo la convalida dell’arresto sarà emesso un nuovo provvedimento di espulsione d’urgenza e
sarà accompagnato dagli agenti a destinazione.

«Non abbiamo soluzioni se non il controllo quotidiano e le forze dell’ordine stanno facendo la loro parte, anche rischiando ma ci sono», ha commentato il sindaco Giuseppe Sala, che ha fatto un piccolo mea culpa, a cui però è seguito un dito puntato verso altri. «È chiaro che c’è una responsabilità del Comune, ma anche molto della questura. In ogni caso il problema sta a monte perché questa persona, con un decreto di espulsione, era ancora in giro e gravitava su Milano. Il tema è complesso, ne parlerò con prefetto e questore – ha continuato Sala al termine del Consiglio comunale -. Nonostante le ironie di chi dice che svuotano le buche e poi le riempiono, io dico che bisogna pagare i migranti per lavorare, il giusto e anche poco, volendo. Ma se la questione non viene regolamentata a livello nazionale, anoi non resta che fare in modo che almeno simbolicamente alcuni di loro lavorino».

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