Porto Cervo, famiglia di nomadi occupa la villa delle vacanze di Formigoni: “Anche i nostri figli hanno diritto ad una vacanza”

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Davvero incredibile quanto accaduto a Roberto Formigoni ex governatore della Regione Lombardia. Secondo quanto emerso nella giornata di ieri, sembra che  una famiglia di origine rom abbia occupato la mega villa a Porto Cervo in Sardegna, che un tempo avevo ospitato Roberto Formigoni; si tratterebbe di due adulti e due bambini di origine slave, ma residenti a Osidda in provincia di Nuoro i quali volevano trascorrere una vacanza, ma sono stati allontanati immediatamente dai carabinieri di Porto Cervo.

“Anche noi abbiamo diritto alle vacanze al mare”, sono queste le parole dichiarate dalla famiglia rom che si sarebbe giustificata in questo modo per aver occupato la villa di Porto Cervo dove Formigoni trascorreva le sue ferie.

La vicenda è stata raccontata nella giornata di ieri da La Nuova Sardegna e secondo quanto riferito, pare si tratti di un lussuoso alloggio composto da ben 13 stanze e 8 bagni di proprietà di Alberto Perego, situato sulle colline che dominano il Pevero in Costa Smeralda. La famiglia composta da padre, madre e due figli pare abbia soggiornato soltanto per una notte all’interno dell’immobile di proprietà di Alberto Perego, perché avendo progettato una vacanza da sogno, ma a rovinarle purtroppo ci ha pensato la domestica della villa, che nella mattinata di martedì si è recata nel prestigioso alloggio per prepararlo in vista dell’arrivo di alcuni ospiti e sin da subito pare abbia notato la presenza di inquilini abusivi avvertendo così carabinieri.

Le forze dell’ordine si sono riversate sul luogo nel giro di pochi minuti e pare abbiano ritrovato all’interno dell’appartamento la famiglia di origine slave, ma residente a Ossida la quale era riuscita a entrare dall’ingresso principale superando i sistemi di sicurezza e senza forzare una serratura.Dopo la prima notte di vacanza a sbafo, quando i carabinieri hanno scoperto i rom, il padre si è giustificato dicendo che quelle erano le loro vacanze e che anche i suoi figli avevano diritto ad andare al mare. Gli inquirenti hanno inoltre segnalato che nessun oggetto è stato trafugato, ma nonostante tutto la famiglia è stata denunciata per occupazione abusiva di immobile.

La proprietà in questione è stata al centro dell’inchiesta giudiziaria sulla fondazione Maugeri e messa sotto sequestro dal Tribunale di Milano nel aprile del 2014 insieme con conti correnti e proprietà immobiliari a Lecco e Sanremo riconducibili proprio Formigoni e al suo amico di vecchia data Alberto Perego; proprio in quell’occasione Formigoni venne condannato in primo grado a 6 anni. Il lussuoso immobile, con affaccio sulla baia di Cala di Volpe, era stato venduto, poco prima del suo arresto, dall’imprenditore Pierluigi Daccò ad Alberto Perego, che l’aveva comprata grazie a un prestito di oltre un milione di euro di Formigoni.

C’è qualcosa di sinistro nel modo in cui la sorte continua ad accanirsi su Roberto Formigoni. Dopo l’assalto dei magistrati, le Olgettine al Pirellone e i pasticci del Trota, all’ormai ex Celeste governatore ora tocca affrontare anche le comitive di vacanzieri rom.

Gli zingari – a quanto si apprende – hanno smesso di accontentarsi di rubare i cavi di rame dai lampioni: adesso girano la Sardegna per fare le vacanze a sbafo. Un gruppetto di loro ha puntato la famosa “Villa le Grazie”, a due passi da Porto Cervo, in Costa Smeralda. Quella per la quale il politico ex Forza Italia è stato condannato per corruzione. Parliamo di un mega-complesso composto da 13 stanze, otto bagni, cucina, verande, salone e ampio solarium attorno alla piscina. Tutto abbandonato: la struttura è sotto sequestro. Un boccone goloso.
La famigliola in questione è di etnia sinti e ha due figli di 5 e 7 anni. Quattro allegri nomadi in tutto, che non hanno avuto troppi problemi ad aggirare i diabolici sistemi di sicurezza per infilarsi nelle casette vista- mare. Non hanno neanche dovuto forzare la serratura, hanno aperto i cancelli e si sono messi con i piedi a mollo. Purtroppo per loro, però, sono riusciti a rimanere in questo angolo di paradiso appena 24 ore prima che una domestica si accorgesse della loro presenza. I malandrini, tuttavia, sono riusciti a trovare il tempo per devastare tutto. Hanno sfasciato i mobili, razziato gli armadi, scassato gli elettrodomestici, rotto le stoviglie. «Pare abbiano lasciato solo le bizzarre giacche arancioni che hanno trovato negli armadi» dice scherzando un amico di Formigoni. Quest’ultimo però non pare aver voglia di scherzare. Alberto Perego – fedelissimo dell’expresidente lombardo e ufficialmente proprietario dell’immobile comprato in buona parte con soldi provenienti dai conti del ciellino Roberto – è già stato assolto. L’abitazione doveva quindi essere dissequestrata. O comunque lo Stato avrebbe dovuto tutelarne l’integrità. Dalla procura, tuttavia, trapelano solo grandi chisse ne frega, tanto che i ladruncoli sono stati lasciati andare senza colpo ferire. Quando le forze dell’ordine sono intervenute per allontanarli, si sono pure messi a protestare «anche noi dobbiamo fare le vacanze». E ci mancherebbe, con questo caldo.
Intanto il vecchio presidente puntualizza: «Quella casa non è mai stata mia, evitiamo di fare confusione». Una posizione che notoriamente non ha mai convinto ipm.
Questa, come detto, è solo l’ultima tappa del calvario del senatore oggi passato nei ranghi dell’Ncd di Alfano. Un declino iniziato nel 2012, subito dopo l’ultimo trionfo alle Regionali. Già in campagna elettorale, infatti, si inizia a parlare di un falso clamoroso. Le firme raccolte per presentare il listino del governatore non convincono. Centinaia di queste sembrano fatte da un’unica mano. Inoltre i presunti firmatari dicono di non aver partecipato alle operazioni. Così l’opposizione inizia a chiedere la testa del governatore.
Più che i vizi di forma, tutta-
via, sono i nomi contenuti nella lista a creare problemi al presidente. Uno su tutti: Nicole Mi- netti, regina del Pirellone, ballerina supermaggiorata e igienista dentale. Il caso Ruby alimenta uno tsunami di fango contro la bella consigliera e anche Formigoni viene colpito dagli schizzi. Dopo Nicole, poi, è la volta del Trota, il figlio del Senatur con la laurea tarocca presa in Albania. Un’altra figuraccia cui si aggiungono vari scandali
di minore rilevanza mediatica. Dopo pochi anni, gli inquisiti in Consiglio iniziano a essere un esercito, una percentuale che non si registra neanche tra i figli dei boss di Scampia.
Formigoni resta saldamente ancorato alla poltrona, ma alla fine arriva la mazzata. Sulle pagine di giudiziaria di tutti i giornali italiani inizia a comparire il nome di Pierangelo Daccò, un generoso amico del politico cattolico. Un affarista pieno di
soldi, che ha l’abitudine di regalare all’amico Roberto weekend sul suo yacht, vacanze ai Caraibi, oggetti preziosi e così via. «Utilità» del valore di milioni di euro, per la procura. «Solo doni tra amici», secondo gli avvocati del senatore Pdl. Teoria suggestiva, cui i giudici hanno riposto con una condanna di sei anni in primo grado. I rom, intanto, scorrazzano felici in cerca di un’altra villa.

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