Portogallo, maxi incendio a Pedrogao Grande: Famiglie carbonizzate in auto, decine di feriti

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Ora dopo ora si aggrava il bilancio delle vittime del violento incendio che ha devastato nella giornata di sabato i  boschi attorno alla cittadina di Pedrogao Grande, nel centro del Portogallo a circa 150 km a nord-est di Lisbona.  Secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno Jeorge Gomes,  i morti sono 62 i feriti 59 52 quali purtroppo molto gravi;  si tratta perlopiù di automobilisti, tra cui intere famiglie rimasti bloccati dalle fiamme lungo la strada che collega  Figueiro dos Vinho a Castanheira de Pera, nel distretto di Leira.

Purtroppo diverse vittime pare abbiano perso la vita carbonizzate in auto, mentre altre sono decedute per aver inalato del fumo; tra le vittime ci sarebbe anche un bambino di soli 4 anni, il quale pare sia stato sorpreso dal fuoco mentre si trovava in auto insieme allo zio, poi un auto improvvisamente è caduto e il cadavere dello zio è stato ritrovato nell’auto, mentre quello del piccolo all’esterno. Secondo quanto riferito, il rogo pare sia scoppiato nel comune di Pedrograo Grande, situato nel distretto di Leiria, dove sono intervenuti molti vigili del fuoco, di cui purtroppo tanti sono rimasti intossicati; nello specifico ad essere intervenuti sono oltre 700 vigili del fuoco e 190 mezzi sono stati mobilitati per spegnere le fiamme.

 “Questa è probabilmente la più grande tragedia degli ultimi anni sul fronte degli incendi boschivi“, ha detto il primo ministro Antonio Costa. “Non era possibile fare di più ci sono situazioni imprevedibili. Quando si presentano non ci sono capacità di prevenzione che possano intervenire”, ha aggiunto il Primo Ministro Antonio Costa. Va detto che il Portogallo è stato investito nei giorni scorsi da un’ondata di calore eccezionale con temperature che hanno toccato talvolta anche i 40°.

 Il Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha annunciato su twitter l’attivazione del meccanismo Ue di Protezione Civile per il violento incendio di Pedrogao Grande. Intervenuto nel corso della giornata di ieri anche il Ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, il quale ha espresso profondo cordoglio per le tante vittime del tragico incendio che ha colpito il Portogallo ed ancora ha aggiunto che l’Italia è vicina al popolo ed al governo portoghese, pronta a dare tutto il supporto possibile, qualora fosse necessario.

Al momento non si conoscono del cause all’origine del rogo e pare che le autorità abbiano escluso il dolo; sembra che dietro la tragedia, vi sia la natura, ovvero tutto sarebbe iniziato dopo la caduta di alcuni fulmini su un’area boschiva resa secca dalle alte temperature, registrate in questi giorni nel paese. Il fuoco si sarebbe poi propagato in un modo che non ha spiegazioni, secondo quanto riferito dal Ministro dell’Interno il quale ha sottolineato ancora come il forte vento abbia trasformato un rogo di piccole dimensioni in un incendio impossibile da controllare.

L’innesco di un fuoco raramente è dovuto al caso. E anche quando capita che lo sia, con le strumentazioni tecnologiche del 2017 un incendio non dovrebbe causare una grande perdita di vite umane. Ma è esattamente quello che è successo nell’ultima settimana in Europa. Due volte. Circostanze diverse quasi opposte.

L’incendio della Grenfell Tower a Londra è partito da un frigorifero difettoso e si è propagato velocemente in tutto l’edificio. La foresta vicina al paese di Pedrógào Grande, nel centro del Portogallo, a circa 150 chilometri da Lisbona, sarebbe andata a fuoco per alcuni fulmini caduti che avrebbero dato origine a un rogo in un’area resa secca dalle alte temperature degli ultimi giorni. Il forte vento, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno portoghese Jorge Gomes, ha aggiunto imprevedibilità e velocità alla propagazione del fuoco, rendendo un tipico rogo estivo un devastante incendio «impossibile da controllare».

Cause diverse, ma analoghi drammatici effetti: 58 morti a Londra, 62 in Portogallo. Numeri che potrebbero ancora crescere, tra dispersi e feriti gravi. Centodieci morti che è difficile accettare nell’Europa del 2017. Il Portogallo si è svegliato la mattina di domenica con la notizia dell’incendio, che ha sorpreso la maggior parte delle persone coinvolte in automobile mentre percorrevano la strada tra Castanheira de Pera e Figueiró dos Vinhos. Molti corpi sono stati ritrovati carbonizzati nelle proprie vetture, altri invece sarebbero morti per il fumo. Tra le 62 vittime ci sarebbero anche quattro bambini, mentre i feriti sarebbero almeno 59, alcuni dei quali in gravi condizioni. Non è ancora stata fatta una conta dei dispersi e sul posto sono arrivati anche psicologi specializzati per supportare i sopravvissuti, alcuni dei quali hanno perso i parenti a causa dell’incendio.

Il rogo, di grandi dimensioni, è stato alimentato nella giornata di ieri dal vento che rende difficili le op erazioni dei vigili del fuoco.Il governo portoghese, che ha anche mobilitato l’esercito per aiutare i 700 pompieri sul luogo fare fronte all’emergenza, ha già dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker ha annunciato l’attivazione della procedura comunitaria di protezione civile: due aerei Canadair antincendio sono già nella zona inviati dalla Spagna, mentre altri sono in arrivo dalla Francia. Anche l’Italia ha dato disponibilità a inviare i due Canadair del Dipartimento dei vigili del fuoco. E proprio ieri anche in Italia sono state numerose le segnalazioni di incendi.

Il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa ha spiegato che «ciò che è stato fatto è il massimo che sipoteva fare» nelle condizioni attuali e che «quando si presentano situazioni imprevedibili non ci sono capacità di prevenzione che possano intervenire». C’è però una netta differenza tra previsione e prevenzione: perché se è vero che non è possibile evitare sempre l’innesco di un fuoco, ormai esistono sistemi tecnologici avanzatiche consentono divalutare, grazie al monitoraggio di differenti valori meteorologici, quali siano le giornate con maggiore probabilità di innesco di un incendio così da prevenire appunto e ridurre i rischi per la popolazione.

Questo per quanto riguarda gli incendi boschivi, perché quando si tratta di un fuoco divampato in città il discorso è diverso. E secondo le statistiche dell’Istat e dei Vigili del Fuoco, in Italia solo nel 2012 sono morte 158 persone perincendio o esplosione, il 62 per cento delle quali nella propria abitazione e il 13 per cento in incendi boschivi. Il paradosso è che nella Grenfell Tower di Londra siano morte più persone di quante ne morirono nel grande incendio del 1666 nella stessa capitale britannica. Finora sono stati 58 i morti accertati nel grattacielo, mentre altre 54 persone sarebbero disperse. Il grande incendio che devastò il centro di Londra 350 anni fa causò invece meno di 20 morti. I paragoni sono impossibili. Ma dovrebbe esserlo anche morire nel 2017 per un incendio che nessuno ha saputo prevedere o prevenire.

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