Neonato torturato per un prelievo di sangue davanti alla mamma

Una compressione durante un banale prelievo di sangue ha provocato al piccolo braccio di un bambino di appena quatto mesi un livido per giorni e giorni. A raccontare il fatto, avvenuto il 17 agosto all’ospedale di Adria è Federica, la mamma del piccolo. Che precisa: «I miei figli sono nati prematuri e sono stati 50 giorni in terapia intensiva a Padova dove sono stati sottoposti a ogni trattamento medico possibile, con sondini, cannule e perfino prelievi fatti sul cranio. Questo per far capire che ne ho viste tante e non sono certo una mamma apprensiva che va in ansia per un prelievo».Di solito quando piccolo bambino deve effettuare un prelievo di sangue sempre accompagnato dal suo genitore, in modo da tranquillizzare il piccolo se il bimbo piccolo infermieri cercano di distrarlo con bolle di sapone, canzoncine e giochi. Mentre quando il bambino un po’ più grande, i sanitari cercano di spiegare cosa vanno ad effettuare è come viene prelevato il sangue. Questa volta per una mamma non è stato così

 Mentre era al nosocomio indicatole per la delicatezza del caso e le condizioni dei suoi gemelli le era stato detto che l’infermiera che di solito si occupava dei prelievi era impegnata per un cesareo. Ed è stato a quel punto che la mamma ha dovuto assistere al peggio: “Due infermiere hanno così iniziato la loro prova. Una ha detto all’altra di farle da laccio emostatico. Altra cosa piuttosto strana: non capivo perché non usassero il laccio come si fa in questi casi. Invece, per prendere la vena nel braccino di mio figlio che pesava appena 5 chili, hanno pensato di schiacciarlo con la pressione del proprio corpo. Mio figlio si è messo a piangere disperato. Hanno provato per tre volte ad inserire l’ago, ma senza trovare la vena. Ho fatto presente che non mi sembrava una tecnica normale, ma sono stata tacciata di preoccuparmi inutilmente. Per fortuna, però, nel frattempo è arrivata una terza infermiera che, usando il laccio, ha fatto il prelievo nell’altro braccio in un attimo e senza lasciare nemmeno un segnetto. Così come all’altro mio figlio che non ha avuto alcun problema e non ha praticamente nemmeno pianto. Il primo braccino, però, è diventato viola, così siamo passati dalla pediatra che è rimasta sconcertata dal mio racconto. Ha detto che un ematoma così non l’aveva mai visto, che era gravissima e che il piccolo aveva rischiato perfino una trombosi. Per una settimana ho dovuto applicare ghiaccio e una pomata apposita”.
Il marito ha subito inviato una segnalazione all’ufficio relazioni con il pubblico dell’Ulss 5 e già l’indomani è arrivata la risposta che il tutto sarebbe stato segnalato a chi di competenza e che sarebbe stata inviata loro una relazione sui fatti descritti. “Nessuno, però spiega Federica ci ha più fatto sapere nulla. Anche davanti a nostre ulteriori sollecitazioni. Non vorrei che tutto fosse lasciato cadere. Non cerco risarcimenti o punizioni, ho accantonato anche l’idea di sporgere denuncia: voglio solo che una cosa così non succeda più. Per i miei due piccoli ho un senso di riconoscenza verso la sanità in generale. Per questo mi rammarica essere stata testimone di una condotta così grave” ha spiegato Federica come riporta IlGazzettino.it

COME PREPARARE I BAMBINI AL PRELIEVO
Il Laboratorio Analisi del Poliambulatorio Caorlese dedica particolare attenzione all’esecuzione dei prelievi per bambini anche al di sotto dei 2 anni.
Ai bambini viene data la precedenza, non esistono tempi di attesa; il bambino ed i genitori accedono al prelievo celermente, senza che si possano creare situazioni di angoscia.
Premessa
Nella prima infanzia, sotto i tre anni, il bambino non è ancora in grado di esprimere verbalmente le sue emozioni, e per questo manifesta pianti lunghi ed estenuanti.
Il bambino se durante il gioco cade e si fa male, spesso, più che per il dolore, piange per lo spavento. Infatti, a volte i bambini prima di piangere, si girano ad osservare la reazione del genitore: se il viso del genitore è tranquillo allora il bambino pensa che non sia successo nulla di grave e magari si rialza e continua a giocare; se il viso del genitore è spaventato allora il bambino scoppia in un pianto disperato.
Per questo è bene mantenere sempre la calma, per trasmettere al bambino questo messaggio: «stai tranquillo, è tutto sotto controllo».
Molti bambini hanno paura del medico e si finisce spesso per rimproverare questo timore che noi adulti percepiamo come ridicolo, infantile per l’appunto. Invece, bisognerebbe avere più comprensione e cominciare a considerare che forse questa paura non è innata, bensì stimolata da fattori esterni al bambino.
In ogni caso, esistono delle soluzioni per evitare che il medico sia considerato dal bambino una sorta di “mostro”: è fondamentale spiegare al piccolo che il medico è una persona come un’altra, magari anch’egli con dei figli.
E’ altresì’ importante che i genitori non utilizzino la figura del medico per convincere il figlio a obbedire o a fare qualcosa. Il bambino non deve vivere con terrore l’incontro con il dottore.
È importante che il bambino capisca che il medico è una persona che lavora per farlo stare bene e per permettergli di correre e giocare come piace a lui.
In altri casi la causa del problema va ricercata talvolta nel comportamento dei genitori.
Se i genitori parlano con preoccupazione della visita medica o del prelievo di sangue, temendo forse essi stessi questo momento, inevitabilmente trasmetteranno tale ansia ai figli.
I bambini, anche piccolissimi, percepiscono ogni minima tensione e sono molto attenti anche al linguaggio non verbale: uno sguardo di apprensione o un carico di preoccupazione nella voce non aiutano il bambino a stare tranquillo.
Preparazione al prelievo
È importante che il genitore non racconti bugie, anche se a fin di bene, altrimenti il bambino comincia a non fidarsi. È meglio avvertirlo che probabilmente sentirà una specie di piccolo pizzicotto o una punturina di zanzara. Occorre prestare attenzione alla scelta delle parole e ricorrere ad espressioni che il bambino conosce, evitando le formulazioni negative, poiché il nostro cervello non registra la parola “no”. Anziché rivolgersi al figlio con espressioni del tipo: non pensare al dolore”, è preferibile invitarlo a immaginare ciò che
il genitore sa che al bambino fa piacere.
Se il vostro bambino ha meno di 3 anni è meglio avvertirlo solo due o tre giorni prima. È importante dirgli che andrà in Laboratorio con la mamma, il papà o un’altra persona da lui conosciuta e ripetere le spiegazioni più volte per rassicurarlo.
Se il vostro bambino ha tra 4 e 10 anni, la spiegazione semplice e veritiera potrà essere data una settimana prima per permettergli di riflettere e fare domande.
Dire sempre la verità in modo appropriato aiuta i bambini ad affrontare le difficoltà.
Se i genitori sono i primi ad agitarsi per il prelievo, il bambino percepirà l’eccezionalità della situazione e la vivrà probabilmente in maniera conflittuale. Chiedere sempre se e quale giocattolo vuole con sé in laboratorio.
Dopo il prelievo
Dopo il prelievo è importante coccolare il bambino anche se è già grandicello, perché in questi momenti i bambini hanno bisogno di tornare un “po’ piccolini” e di essere coccolati.
Funziona sempre il bacio sulla ferita e, dopo pochi minuti, basterà dirgli “… ecco, vedi, sta già guarendo” ed il bimbo tornerà a sorridere.

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