Previsioni Meteo, da venerdì allerta maltempo: piogge e neve calano le temperature

L’autunno è arrivato da poco ma sembra aver portato con se il maltempo e il freddo. Fino alla giornata di domenica sembrava che ci attendesse una settimana di sole, ma purtroppo a partire già dalla giornata di ieri in molte regioni d’Italia si sono verificate le prime piogge e gli esperti dicono che potrebbe durare ancora per qualche giorno. Quando quanto riferito dagli esperti, anche nelle prossime ore le estreme regioni meridionali rimarranno inglobate in una sorta di circolazione di bassa pressione responsabile di qualche nuovo rovescio temporale soprattutto la Sicilia, pare sarà bersaglio di acquazzoni frequenti anche fino alla giornata di mercoledì.Per quanto riguarda le regioni centro-settentrionali, queste verranno raggiunte da una perturbazione Atlantica che risulterà in alcune zone anche particolarmente intensa. Soprattutto per quanto riguarda la giornata di oggi martedì 3 ottobre si attende un passaggio nuvoloso dapprima al nord e poi al centro con qualche pioggia più probabile su Prealpi, Alpi, Levante Ligure, meglio Alta Toscana, estremo nord est.

Tra domani e dopodomani, ovvero tra mercoledì e giovedì tempo migliore è atteso un po’ dappertutto con sole prevalente, salvo alcuni fastidi su Alpi di nord-est, Friuli-venezia Giulia e ancora sulla Sicilia, ma pare incombano delle minacce da nord. Antonio Sanò direttore e fondatore del sito il meteo.it, parecchie ore fa pare abbia comunicato che il weekend è destinato a peggiorare nuovamente per l’arrivo di un nucleo di aria instabile e di aria molto fresca proveniente dai settori scandinavi che punterà verso l’Italia. Si tratterà di un peggioramento che arriverà proprio nella giornata di venerdì e che porterà rovesci e temporali molto diffusi su alto Adriatico, Romagna, al centro verso la Campania.

Sabato le piogge si sposteranno poi sulle regioni meridionali, mentre il tempo di andare a migliorare al centro nord salvo alcune piogge su Alpi. Sempre nella giornata di domenica, invece, si verificheranno rovesci e temporali tra Sicilia e Calabria e alcuni interesseranno le regioni centro-orientali ed i rilievi tra basso Lazio e Matese, mentre sulle altre regioni italiane prevarrà il sole.

Riguardo le temperature, queste rimarranno più o meno nella media del periodo fino almeno fino alla giornata di venerdì quando si verificherà un vero e proprio calo termico che si prolungherà per tutto il weekend. Nello specifico, le temperature scenderanno di 4-5 gradi. Il vero responsabile del maltempo è un vortice di bassa pressione sul Mediterraneo meridionale che spingerà sulla nostra penisola portando nuvole e pioggia. Come abbiamo detto, la regione più colpita da questa perturbazione sarà la Sicilia, dove è scattata l’allerta per probabili cicloni e pare non siano esclusi i fenomeni anche particolarmente intensi soprattutto tra messinese, catanese,  siracusano ma anche Palermo e Trapani, insomma un po’ dappertutto.

PREVISIONI METEO OGGI – NORD: Sole offuscato da stratificazioni alte, nubi un po’ più compatte al mattino su Emilia e Triveneto ma senza fenomeni. Temperature stabili, massime comprese tra 18 e 22. CENTRO: Nubi irregolari lungo l’Adriatico, ma senza fenomeni ed in esaurimento dal pomeriggio, in prevalenza soleggiato altrove. Temperature stabili, massime tra 20 e 24. SUD: Addensamenti e qualche pioggia su Sicilia, Calabria ionica e Salento, in prevalenza poco nuvoloso altrove. Temperature poco variate, massime comprese tra 21 e 25.

PREVISIONI METEO DOMANI NORD: Nubi irregolari su Liguria e Pianura Padana con piovaschi fino al pomeriggio. Inizialmente soleggiato sulle Alpi, ma con piogge entro sera. Temperature in rialzo, massime tra 21 e 24. CENTRO: In gran parte soleggiato, salvo addensamenti e piovaschi sulla Toscana, in estensione in serata fino all’alto Lazio. Temperature stabili, massime tra 21 e 24. SUD: Nubi e piogge sparse in Sicilia anche con qualche temporale. Tempo stabile e in prevalenza soleggiato altrove. Temperature stabili, massime tra 22 e 25.

PREVISIONI METEO DOPODOMANI NORD: Al nord ovest: nubi sparse con ampie schiarite sulle Alpi centrali, sereno altrove. Al nord est: Coperto con pioggia debole in Romagna e sulle pianure emiliane, Nubi sparse con ampie schiarite altrove. CENTRO: Sul tirreno: Nubi sparse con ampie schiarite sui litorali e sulla capitale, nubi sparse con ampie schiarite sulle pianure toscane, coperto con pioggia moderata sulla dorsale toscana e sulla dorsale laziale. SUD: Sul tirreno: nubi sparse con ampie schiarite sulla dorsale campana, sereno sulla dorsale calabra. Sull’adriatico: nubi sparse con ampie schiarite sul litorale adriatico e sulle Murge, Sereno sul litorale ionico.

Il clima è già cambiato. Il continuo ripetersi di fenomeni alluvionali e ondate di calore nelle diverse parti del Mondo evidenzia una accelerazione nella frequenza e intensità dei fenomeni meteorologici, che nessuno può più negare anche per gli impatti crescenti nei confronti delle comunità e dei territori. In parallelo, sono sempre più evidenti i segnali di una modifica strutturale in alcuni ecosistemi strategici per l’equilibrio climatico del pianeta – dalla riduzione delle banchise polari all’innalzamento delle temperature degli oceani, alla crescita della desertificazione e a periodi sempre più lunghi di siccità – che confermano non solo l’urgenza di fermare l’innalzamento della temperatura del Pianeta entro i limiti sottoscritti con l’Accordo di Parigi, ma di preparare i territori a impatti e cambiamenti del clima di una dimensione fino ad oggi sconosciuta. E’ proprio l’adattamento a questi processi la sfida rispetto alla quale oggi serve una forte discontinuità nelle attenzioni e nelle politiche. Altrimenti il rischio è che le conseguenze e i danni siano ancora più rilevanti, e che costringano ad abbandonare aree urbane e agricole, territori diventati inabitabili.

Sono le città l’ambito più a rischio per le conseguenze dei cambiamenti climatici. Perché è nelle aree urbane che vive la maggioranza della popolazione nel Mondo, con punte ancora maggiori in Europa e in Asia, e dove l’intensità e frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti a edifici e infrastrutture, mettendo in pericolo vite umane. E’ la cronaca dei danni subiti in questi anni da New York a Manila – solo per citare due tra i casi dove gli impatti sono stati terribili -, che evidenzia come l’andamento delle piogge, gli episodi di trombe d’aria e ondate di calore hanno oramai assunto caratteri che solo in parte conoscevamo e che andranno ad aumentare. Non meno rilevanti sono gli impatti sanitari provocati dalle ondate di calore. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato l’associazione tra elevate temperature e salute della popolazione, in particolare dei soggetti a rischio, soprattutto anziani che vivono in ambiente urbano.

Anche in Italia gli studi realizzati dal Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, evidenziano un aumento della mortalità durante le ondate di calore. I dati (relativi a 21 città italiane) mostrano che gli effetti maggiori si evidenziano negli anni a più elevata esposizione, anche se è evidente una riduzione dell’effetto nel tempo attribuibile agli interventi di allerta attivi in Italia a partire dal 2004 . Lo studio nelle 21 città ha permesso di stimare un incremento percentuale della mortalità giornaliera per ogni aumento di temperatura di 1 C°, ed è pari a +8% nel 2003, +6% nel 2012 e +5% nel 2015. L’effetto associato a condizioni più estreme (ondate di calore ) è molto più elevato e, nella città di Roma, è stato stimato un incremento della mortalità pari a + 32,7% nel 2003 e pari a +34% nel 2015. Un’analisi condotta sulle persone con età di più di 65 anni, ha evidenziato che i decessi attribuibili all’ondata di calore del 2015 sono stati 2754 nelle 21 città analizzate (pari al 13% di tutti i decessi registrati nel periodo estivo). L’esatta conoscenza delle zone urbane a maggior rischio sia rispetto alle piogge che alle ondate di calore è fondamentale per salvare vite umane e limitare i danni. In modo da pianificare e ottimizzare gli interventi durante le emergenze e per indirizzare l’assistenza, ma anche per realizzare interventi di adattamento che favoriscano il sicuro deflusso delle acque e riducano l’impatto delle temperature estreme negli spazi pubblici e nelle abitazioni.

Cittaclima.it: un osservatorio sui cambiamenti del clima.
Abbiamo bisogno di un salto di scala nell’analisi, informazione e sensibilizzazione rispetto ai fenomeni che riguardano il territorio italiano e a quanto sta avvenendo nel Mondo. Perché se anche in Italia è oggi condivisa l’idea che stiano aumentando fenomeni meteorologici estremi, abbiamo bisogno di capire dove e come questi fenomeni sono avvenuti, quali caratteri hanno assunto e potrebbero assumere in futuro. Per questo servono studi e monitoraggi, la condivisione di informazioni e lo scambio di buone pratiche. L’osservatorio di Legambien- te avrà come obiettivo di realizzare analisi e approfondimenti che riguardano le città e il territorio italiano, di condividere analisi e studi internazionali e esperienze di piani e progetti di città, Paesi, Regioni. Vogliamo dare il nostro contributo con la Mappa del rischio climatico, che ha come obiettivo di raccogliere e mappare le informazioni sui danni provocati in Italia dai fenomeni climatici. La Mappa permette di leggere in maniera integrata l’impatto dei fenomeni climatici nei Comuni, mettendo assieme informazioni, immagini, analisi e dati sugli episodi per provare così a comprendere le possibili cause antropiche, le caratteristiche insediative o i fenomeni di abusivismo edilizio, che ne hanno aggravato gli impatti, e arrivare a individuare oltre alle aree a maggiore rischio per i cambiamenti climatici anche nuove strategie di adattamento per le città. Nel report che presentiamo in questo dossier abbiamo preso in considerazione i danni provocati da fenomeni meteorologici avvenuti dal 2010 ad oggi. Con questa analisi si vuole rispondere ad alcuni interrogativi indispensabili per individuare le priorità di intervento. Innanzi tutto capire se gli impatti riguardano in modo uguale tutto il Paese, oppure se alcune aree urbane sono più a rischio di altre, e dunque se in quei territori vadano accelerati gli interventi di messa in sicurezza e allerta dei cittadini. Il secondo interrogativo riguarda la frequenza con cui si ripetono gli eventi, per capire le differenze tra le stagioni, e se occorre attrezzarsi anche rispetto alle ondate di calore che in particolare nelle aree urbane possono provocare gravi danni e conseguenze in termini sanitari. Il terzo interrogativo a cui si vuole rispondere è legato alla specificità delle aree urbane, ossia se è necessario che oggi diventino una priorità delle politiche nazionali, che devono ripensare le strategie di prevenzione del dissesto idrogeologico all’interno delle prospettive di adattamento ai cambiamenti climatici.
Le ragioni sono chiare: abbiamo bisogno di capire l’entità degli impatti provocati, di individuare le aree a maggior rischio, approfondire dove e come i fenomeni si siano ripetuti con maggiore frequenza in modo da cominciare ad evidenziare, laddove possibile, il rapporto tra frequenza dei processi climatici e problematiche legate a fattori insediativi o infrastrutturali.

Per far capire la dimensione degli impatti sono 126 i Comuni italiani dove si sono registrati impatti rilevanti, in questi anni legati a fenomeni atmosferici estremi, con 242 eventi registrati e riportati sulla mappa del rischio climatico di Legambiente, suddivisi nella legenda secondo alcune categorie principali (allagamenti, frane, esondazioni, danni alle infrastrutture, al patrimonio storico, provocati da trombe d’aria o da temperature estreme) utili a capire i rischi nel territorio italiano. Dal 2010 al 2016 le sole inondazioni hanno provocato in Italia la morte di oltre 145 persone e l’evacuazione di oltre 40mila persone, secondo i dati del Cnr. L’analisi dei fenomeni nelle città evidenzia le conseguenze sulla vita delle persone dei fenomeni climatici, per cui negli ultimi 6 anni sono stati 91 i giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane. 43 invece i giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo. Rilevanti le conseguenze di alluvioni, trombe d’aria e piogge intense nei confronti di case, spazi pubblici ma anche del patrimonio archeologico con conseguenze rilevanti da Genova a Livorno, da Sibari a Metaponto.
Dal 2013 al 2016 ben 18 regioni sono state colpite da 102 eventi estremi che hanno provocato alluvioni o fenomeni franosi generando l’apertura di 56 stati emergenziali: 20 di questi eventi hanno colpito l’Emilia Romagna generando 6 stati d’emergenza; 11 eventi si sono manifestati in Piemonte (con l’apertura di 5 stati emergenziali), 10 in Toscana e Sicilia con l’apertura rispettivamente di 7 e 5 stati emergenziali; 9 eventi in Calabria (4 gli stati di emergenza aperti). Solo in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige in questi anni analizzati non ci sono stati eventi alluvionali o franosi che hanno decretato uno stato di allerta. Al momento solo 5 stati emergenziali risultano aperti (1 in Piemonte, Liguria, Sicilia e 2 in Puglia). L’apertura dei 56 stati di emergenza (tra maggio 2013 e dicembre 2016 come riportato nel sito di italia sicura) nei diversi territori colpiti da eventi estremi, ha permesso di censire i danni provocati da frane e alluvioni e di stimare il fabbisogno necessario per fronteggiare l’emergenza: di fronte ad un danneggiamento accertato di circa 7,6 miliardi di euro, lo Stato ha risposto stanziando circa il 10% di quanto necessario, 738 milioni di euro, ed erogandone fino ad oggi circa 618milioni. Oltre 1,1 miliardi di euro di danni in Campania, 800 milioni in Emilia Romagna e Abruzzo, 700 milioni in Toscana, oltre 600milioni in Liguria e nelle Marche. Cifre che riguardano sia il patrimonio pubblico e privato che le attività produttive. Cifre dettate dall’emergenza che non ammettono ulteriori ritardi in termini di prevenzione.

Che l’Italia sia un Paese ad elevato rischio idrogeologico lo dimostrano i numeri: sono 7.145 i comuni italiani (l’88% del totale) che hanno almeno un’area classificata come ad elevato rischio idrogeologico, corrispondenti a circa il 15,8% del territorio italiano; sono oltre 7 milioni gli italiani che vivono o lavorano in queste aree. Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente Ecosistema Rischio 2016, l’indagine sulle attività nelle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico, realizzata sulla base delle risposte fornite dalle amministrazioni locali al questionario inviato ai Comuni in cui sono state perimetrale aree a rischio idrogeologico, nel 77% dei comuni intervistati ci sono abitazioni nelle aree golenali, nel 31% dei casi sono stati costruiti interi quartieri in aree a rischio, nel 51% invece ci sono insediamenti industriali. Ad aggravare la situazione già critica, frutto di una urbanizzazione scellerata della seconda metà del secolo scorso, il 10% dei Comuni intervistati ha dichiarato di aver realizzato edifici in aree a rischio anche nell’ultimo decennio (quando sarebbe dovuto essere vietato dalle norme entrate in vigore nel frattempo), mentre solo il 4% delle amministrazioni ha intrapreso interventi di delocalizzazione di edifici abitativi e l’1% di insediamenti industriali. Le conoscenze ci sono, gli studi eseguiti nel corso degli anni hanno sempre più fotografato la realtà del nostro territorio ma ancora manca una vera presa di coscienza da parte della popolazione e della classe dirigente (sia locale che regionale e nazionale) per fronteggiare il problema in maniera preventiva. Per essere efficace però, l’attività di prevenzione deve prevedere un approccio complessivo, che sappia tenere insieme le politiche urbanistiche, una diversa pianificazione dell’uso del suolo, una crescente attenzione alla conoscenza delle zone a rischio, la realizzazione di interventi pianificati su scala di bacino, [‘organizzazione dei sistemi locali di protezione civile e la crescita di consapevolezza da parte dei cittadini.

Dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi sul clima devono accelerare gli interventi e le politiche di adattamento. Uno degli articoli fondamentali dell’accordo, entrato in vigore il 4 Novembre 2016, riguarda proprio il rafforzamento della capacità adat- tativa dei territori, per aumentare la resilienza e ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici. E’ previsto un impegno a proteggere le persone e gli ecosistemi dagli impatti già in atto, particolarmente gravi in alcune aree del mondo, e ad individuare strumenti di cooperazione, finanziamento, condivisione di conoscenze, buone pratiche e esperienze. Risulta infatti fondamentale capire cosa potrà avvenire nelle diverse aree del mondo in un orizzonte di cambiamento del clima di questa portata e analizzare i processi che stanno già accadendo nei diversi territori. La Commissione Europea ha adottato nel 2013 la comunicazione “Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici dell’UE”, al fine di aiutare i paesi a pianificare le proprie attività in questo senso, e per rafforzare la resilienza ha previsto lo stanziamento di specifici fondi. La Commissione europea prevede che tutti i paesi membri approvino dei piani nazionali per far fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici. La comunicazione della Commissione evidenzia come gli eventi meteorologici estremi possono causare la perdita di vite umane e imporre una battuta di arresto alle attività economiche e sociali nelle aree colpite, rendendo necessari ingenti finanziamenti per la ricostruzione di infrastrutture e beni danneggiati. Tuttavia, i danni causati da eventi meteorologici estremi negli ultimi decenni non possono essere imputati soltanto ai mutamenti climatici: gli sviluppi socioeconomici e la crescente espansione delle città verso le pianure alluvionali sono anch’essi da annoverarsi tra le cause. In assenza di piani di adattamento al cambiamento climatico i danni, e i relativi costi, sono destinati ad aumentare via via che il clima continua a mutare. I costi futuri del cambiamento climatico sono potenzialmente molto ingenti a livello europeo, con stime che arrivano a calcolare come, in assenza di azioni di adattamento, le morti causate dal calore potrebbero entro il 2100 toccare i 200mila casi all’anno nella sola Europa, mentre i costi delle alluvioni fluviali potrebbero superare i 10 miliardi di euro all’anno.

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