Prostituta uccisa a Bologna da un cliente, s’era invaghito della giovane prostituta

Nella giornata di sabato è stato rinvenuto il corpo di una prostituta dell’età di 30 anni, trovata senza vita con una ferita alla nuca nel suo appartamento. Nella giornata di ieri, per l’omicidio della prostituta è stato fermato un uomo di 55 anni, originario di Parma e residente a Vergato, comune del primo Appennino bolognese, il quale è stato arrestato; l’uomo, secondo quanto è emerso da una prima ricostruzione, sarebbe un cliente abituale della giovane straniera che avrebbe agito per gelosia, in quanto non accettava che la giovane avesse deciso di tornare in Romania per le vacanze di Pasqua. La donna, Ana Maria Stativa, è stata trovata morta nella sua abitazione in via Varthema, in zona Murri dal fidanzato che ha dato l’allarme.La versione del fidanzato, anche lui originario dell’est Europa è stata considerata credibile dagli investigatori.

“Non so cosa sia successo ma rientrando ho notato un ragazzo davanti al cancello che parlava in maniera agitata al telefono e piangeva. Poco dopo è arrivata la polizia”, ha raccontato un inquilino agli agenti di polizia. L’appartamento è stato trovato abbastanza in ordine, senza segni di lotta, mentre la donna è stata trovata nel soggiorno, con una ferita alla testa, ma nessun altro tipo di ferita nel corpo. F.S., sarebbero queste le iniziali dell’uomo originario di Parma ma residente a Vergato da anni, che dopo essere stato intercettato e fermato, avrebbe anche confessato il delitto della prostituta, nella mattinata di ieri in Questura alla presenza di un legale, davanti al Pm Roberto Ceroni ed agli uomini della Squadra Mobile che indagano dalla giornata di sabato sull’accaduto. Il 55enne si trova all’interno del carcere alla Dozza e dovrà rispondere dell’ipotesi di omicidio premeditato. “Sono stato io, l’ho uccisa perché temevo che non sarebbe più tornata da me”, ha confessato l’uomo durante l’interrogatorio in Questura, il quale, come già anticipato, pare avesse perso la testa e si fosse invaghito della ragazza.

Come abbiamo già anticipato, l’uomo invaghito della donna, sembra abbia premeditato l’omicidio già nella mattinata di sabato, proprio quando aveva un appuntamento con la 30enne; il 55enne sarebbe andato per ucciderla, con una pistola per maiali ritrovati nell’abitazione del 55enne su sua indicazione. Ad aiutare gli inquirenti ad intercettare l’uomo sono state le immagini delle telecamere di sicurezza del palazzo di via Varthema, che hanno ripreso le persone entrate e uscite nel palazzo nella mattinata di ieri, quando è presumibilmente stata uccisa. Intanto, proseguono le ricerche dell’arma del delitto che non sembra essere stato ancora trovata; ricordiamo che la prostituta 30enne è stata ritrovata con una ferita alla nuca, e quello che emerge è che sia morta per le conseguenze di un violento trauma cranico. Il caso si è chiuso nel giro di 24 ore, nonostante l’uomo abbia tentato di farla franca, cancellando le traccie della sua presenza all’interno dell’appartamento della 30enne prostituta.

SI È recato da lei come faceva ogni sabato mattina. Era un cliente fisso ormai da diversi mesi. Questa volta però non era il sesso quello che cercava. Era fuori di sé perchè lei gli aveva detto che per Pasqua sarebbe tornata a casa, in Romania, e che per alcune settimane non si sarebbero visti. Temeva che non sarebbe più tornata, che l’avrebbe persa per sempre. Aveva pianificato tutto. E appena lei gli ha girato le spalle ha tirato fuori una vecchia pistola di quelle che usano per ammazzare i maiali, gliel’ha puntata alla nuca ed ha fatto partire il meccanismo. L’ha uccisa piantandole un chiodo nella testa.

Ha confessato ieri mattina Francesco Serra, 55 anni, originario di Parma, ma residente a Vergato, dove faceva il meccanico e viveva da solo dopo la separazione dalla moglie. È stato lui ad assassinare Ana Maria Stativa, 30 anni, trovata senza vita sabato nel primo pomeriggio nell’appartamento in cui viveva, in via Varthema, zona Murri. La giovane prostituta, in Italia da diversi anni, è stata uccisa dal suo cliente più affezionato. Da un uomo che si era invaghito di lei al punto da progettare la sua esecuzione il giorno stesso in cui gli avrebbe detto che per qualche settimana non si sarebbero visti.

La sua confessione è stata raccolta dagli uomini della sezione omicidi della squadra mobile, guidata da Luca Armeni, e dal pm Roberto Ceroni. Caso chiuso nel giro di 24 ore, anche se l’uomo aveva pensato quasi a tutto, cancellando le tracce della sua presenza nell’appartamento. Conosceva bene la casa e sapeva come muoversi. Ha aperto il cancelletto del cortile con il piede per evitare di lasciare impronte digitali, è passato davanti alle telecamere con un berretto e il viso rivolto in un’altra direzione, poi è antrato in casa senza toccare nulla. E appena la donna gli ha girato le spalle ha portato a termine il suo progetto omicida. Gli sono bastati sei minuti in tutto: le telecamere lo hanno ripreso sia all’ingresso che all’uscita del palazzo.

Ana Maria Stativa è stata trovata morta ieri pomeriggio nella sua abitazione dal fidanzato che ha dato l’allarme. Era riversa nel soggiorno in vestaglia con un piccolo buco alla testa, tanto che si era pensato ad un’arma contundente. Le indagini della sezione omicidi della polizia hanno escluso immediatamente un coinvolgimento del fidanzato della donna, che era consapevole del mestiere svolto dalla compagna. Il 40enne, anche lui rumeno, ha dimostrato la sua estraneità esibendo un alibi di ferro: al momento del delitto era da tutt’altra parte, come testimonano alcuni filmati a circuito chiuso e gli scontrini di un bar. Da quel momento l’indagine si è concentrata sulla sfera dei clienti, ed è da uno dei due telefoni cellulari della ragazza che si è arrivati a Serra.

Il meccanico aveva portato via il secondo cellulare della donna pensando che fosse l’unico in suo possesso, mentre in realtà si trattava dell’apparecchio che Ana Maria usava per i contatti privati. Dal cellulare usato per i clienti si è risaliti a una serie di frequentatori della casa e a Serra. L’uomo è stato fermato ieri mattina all’alba alla stazione degli autobus di Vergato mentre tentava di scappare dopo aver trascorso la notte a girovagare. Con lui aveva il telefono sottratto alla vittima ancora sporco di sangue. Praticamente immediata la confessione: «Sono stato io, l’ho uccisa perché temevo che non sarebbe più tornata da me». Aveva perso la testa Serra, si era invaghito della ragazza e temendo di non poterla più avere per sé ha pianificato l’assassinio. Ora è in carcere con l’accusa di omicidio premeditato aggravato. Gli uomini della mobile stanno comunque continuando a indagare per far luce sui dettagli, vogliono capire fino in fondo che rapporto ci fosse tra i due.

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