Allarme Api killer: come difenderci dalle punture degli insetti

Morto per la puntura di un’ape. Ultimo caso di una lunga e sfortunatissima serie, il decesso dell’agricoltore testimonia ancora una volta la prudenza che è necessaria per approcciare ambienti agricoli e campestri, dato che gli animali che popolano le zone, pur non essendo ippopotami o rinoceronti, potrebbero comunque esplicare un potenziale nocivo nei confronti del genere umano tutt’altro che indifferente.

Non fanno ovviamente eccezione gli imenotteri, dal momento che vespe, api e calabroni risultano alla stregua di animali piuttosto pacifici ed intenti a farsi gli affari loro, fino al momento in cui il loro alveare o la loro singolarità si trovano ad essere minacciati da un movimento inconsulto prodotto da un essere umano o da una vicinanza che viene percepita come un’intrusione potenzialmente fatale all’interno delle loro vicende. Questo può provocare reazioni localizzate dal 2,4% al 26% dei casi o reazioni generalizzate, dall’1% all’ 8,9% spesso anche gravi che possono portare fino alla morte. Sono circa 10-20 all’anno i decessi per puntura di insetti in Italia. La campagna è patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abellò.

“Punto nel vivo” comprende un ricco programma di mezzi e proposte sviluppati per poter informare in modo capillare tutti i target coinvolti: il pubblico, con l’apertura di una pagina facebook; i professionisti della salute, con iniziative formazione dedicata e punti di informazione in 150 pronto soccorso italiani.

In caso di punture di api, ricordatevi che il pungiglione è seghettato e quindi rimane infisso nella sede della puntura. E’ opportuno estrarlo nel più breve tempo possibile perché questo diminuisce la dose iniettata.

Ecco quali sono i fattori che aumentano l’aggressività di api, vespe e calabroni: odori intesi come quelli di un profumo, vestiti di colore scuro, movimenti bruschi o rumori secchi quando ci ronzano intorno. In caso di reazioni locali dalla durata di non più di 24 ore e con un diametro superiore a 10 centimetri sarà consigliabile prenotare una visita allergologica per scoprire se si è allergici al veleno di questi insetti.

La campagna d’informazione e prevenzione “Punto nel vivo” nasce dall’esperienza di 25 esperti che fanno riferimento ai principali Centri Allergologici Specializzati nella terapia e nella diagnosi dell’allergia al veleno degli imenotteri. Ricordatevi che è importante eseguire le prove allergologiche non prima di 3-4 settimane dalla reazione stessa, per evitare false negatività. In caso di shock anafilattico invece sarà invece necessario allertare immediatamente il 118. Se si ha l’adrenalina autoiniettabile, utilizzarla seguendo le prescrizioni del medico.

Gli insetti si possono dividere in insetti che pungono e insetti che mordono.
Fra gli insetti che pungono le api e le vespe, della famiglia degli Imenotteri, sono i più temuti. Le api pungono solo se provocate, mentre le vespe pungono anche quando sono semplicemente disturbate mentre ronzano sui fiori, cibo o rifiuti da cui sono attratte.
Le femmine di questi insetti hanno un pungiglione uncinato all’estremità dell’addome, collegato con una piccola sacca interna contenente il veleno.

Il pungiglione delle vespe è scarsamente uncinato e consente loro di infiggere più di una puntura. Quello delle api è invece munito di numerosi uncini che, dopo la puntura, lo ancorano alla pelle della vittima provocando, al distacco, lo strappo di tutto l’apparato addominale dell’insetto e la sua morte. Il pungiglione che resta conficcato nella pelle deve essere rimosso con attenzione per non comprimere il sacco e far fuoriuscire il veleno.
Il veleno di questi insetti contiene sostanze irritanti responsabili degli effetti locali: arrossamento e gonfiore con dolore anche intenso. Il pericolo più grave è rappresentato dalle reazioni allergiche. I sintomi sono rappresentati da vampate di calore al volto, orticaria, prurito, difficoltà a respirare e broncospasmo, giramenti di testa (per diminuzione della pressione), sudorazione, pallore, gonfiore (edema) che interessa il volto, gli occhi, la lingua e la laringe. L’edema e il prurito sono sintomi importanti perché possono presentarsi precocemente (entro 10-20 minuti dalla puntura) e segnalare l’imminente comparsa di una crisi.

Fra gli insetti che mordono provvisti di apparato buccale sono diffuse le zanzare, le zecche, e i tafani. La composizione della loro saliva varia molto da specie a specie, ma non contiene gli allergeni presenti nel veleno degli imenotteri e raramente causa reazioni anafilattiche. I sintomi si limitano alla formazione di una papula, una ulcerazione dolorosa e a volte un’infiammazione della pelle con pomfo ed eritema che può essere complicata da infezioni batteriche dovute al grattarsi.

Zanzare e tafani. Le punture delle zanzare locali (Culex pipiens) e dei tafani provocano prurito e in genere si risolvono in un tempo più o meno breve senza nessuna conseguenza.
Diverso è il discorso per la puntura della zanzara Anopheles che può trasmettere la malaria, zanzara non presente nei nostri climi, ma, presente in alcuni paesi in via di sviluppo.
Negli ultimi decenni l’evoluzione dei trasporti e l’incremento degli scambi internazionali ha permesso a molti organismi di diffondersi in nuovi territori. Tra questi organismi è da segnalare l’Aedes albopictus, comunemente detta zanzara tigre.
Dagli anni ottanta il commercio internazionale di pneumatici usati, contenenti al loro interno le uova di Aedes albopictus, originariamente distribuita dal Giappone al Madagascar, ha determinato la rapida diffusione della specie in vari continenti: America, Africa ed Europa. In Italia una prima segnalazione fu rilevata a Genova nel 1990.

Tuttavia, la maggior parte delle persone non sono allergiche alle punture di insetti e possono confondere una normale reazione alla puntura in una reazione allergica. L’ape lascia il proprio pungiglione nella cute della vittima, assieme al sacco del veleno che continua a contrarsi e a far fuoriuscire il veleno per qualche minuto. In questi casi vanno ricercati e strappati col bordo dell’unghia pungiglione e sacculo, cercando di non strizzare in un sol colpo il contenuto del sacculo all’interno dei tessuti.

Il veleno degli Imenotteri contiene varie amine biogene: istamina, serotonina, acetilcolina, dopamina,
diverse tossine. Contiene altresì parecchi prodotti ad alto peso molecolare proteici e polipeptidici
come la mellitina. Pure sono presenti enzimi come fosfolipasi A, fosfolipasi B e jaluronidasi.
L’anafilassi da veleno di imenotteri è sostenuta sopratutto dalla sensibilizzazione verso questi enzimi.

Il trattamento di emergenza, una volta rimosso il pungiglione dell’ape, confitto nella cute, consiste nell’adrenalina all’1%. I corticosteroidi endovena servono sopratutto per la prevenzioni di reazioni di tipo tardivo.

La gravità di una reazione puntura di insetto varia da persona a persona. Esistono tre tipi di reazioni (normali, localizzate e allergiche):
Esistono reazioni di primo grado con:
• Dolore
• Rossore
• Da lieve a moderato gonfiore
• Calore al sito di puntura
• Prurito con modico edema, dolore e arrossamento intorno al sito di puntura.

Di secondo grado: con edema marcato, pomfi, prurito e rinite

Una grande reazione localizzata provoca gonfiore e si estende oltre il sito di puntura.
Ad esempio, una persona punta sulla caviglia può aver gonfiore dell’intera gamba.
Anche se spesso può apparire allarmante, generalmente, non è più grave di una reazione normale.
REAZIONE ALLERGICA GRAVE
Sintomi di una reazione allergica grave (chiamata reazione anafilattica o anafilassi) possono includere
i seguenti sintomi:
• difficoltà di respirazione;
• orticaria, rossore e prurito diffuso in aree vicine alla puntura dell’insetto;
• gonfiore della faccia, gola, bocca;
• respiro affannoso e difficoltà di deglutizione;
• agitazione e ansia;
• polso tachicardico;
• vertigini e brusco calo della pressione sanguigna.

Anche se le gravi reazioni allergiche non sono così comuni, le conseguenze peggiori che si possono manifestare anche in meno di 10 minuti possono essere shock anafilattico, arresto cardiaco, perdita di coscienza.Le reazioni sistemiche causano segni e sintomi in uno o più organi a livello sistemico e sono sempre mediate.

Questi tipi di reazione possono verificarsi entro alcuni minuti dopo una puntura e possono essere fatali. Pertanto occorre praticare il trattamento di emergenza non appena possibile.
L’allergia alla puntura di imenotteri può manifestarsi a qualsiasi età e di solito si manifesta dopo diverse punture. Si stima che l’incidenza di una reazione sistemica al veleno degli Imenotteri negliadulti sia del 3% circa.

TRATTAMENTO DELLE PUNTURE DA IMENOTTERI
In primo luogo, se la puntura avviene sulla mano, rimuovere immediatamente eventuali anelli dalle dita.Se si tratta di puntura d’ape, l’insetto di solito lascia un sacco di veleno e un pungiglione nella pelle. Quindi occorre rimuovere il pungiglione entro 30 secondi per evitare di ricevere più veleno e raschiare delicatamente la sacca e il pungiglione con un’unghia o un oggetto rigido come una carta di credito.

Non spremere il sacco o tirare il pungiglione in quanto questa manovra non farà altro che aumentare il rilascio veleno nella pelle. Lavare l’area puntura con acqua e sapone, quindi applicare un antisettico. La terapia più indicata, per le reazioni di tipo IgE mediato, è invece l’immunoterapia al veleno d’imenottero responsabile. Per coloro che hanno reazioni sistemiche limitate alla cute non è necessaria l’immunoterapia poiché il rischio di incorrere in gravi reazioni anafilattiche è, di solito, molto basso.

E’ consigliata, invece, l’immunoterapia per quei soggetti che presentano reazioni sistemiche
lievi e sono risultati positivi al test cutaneo e/o positivi al RAST test. In questi soggetti il rischio che una reazione sistemica lieve evolva in uno shock anafilattico è piuttosto alto. Inoltre, l’immunoterapia al veleno di imenotteri è consigliata sempre in quei soggetti, adulti o bambini, che hanno mostrato in passato gravi reazioni sistemiche e sono risultati positivi al test cutaneo e/o al RAST test. Invece, la medesima a terapia non è indicata per i pazienti che hanno mostrato soltanto una estesa reazione localizzata in quanto, in questi casi, il rischio di anafilassi è molto basso.

L’esperto informa che …
Durante la bella stagione i pollini non sono l’unico problema per gli allergici: alcuni soggetti infatti sono sensibilizzati al veleno di una classe di insetti, gli Imenotteri, ragione per cui devono stare ben attenti a non farsi pungere. Fanno parte degli Imenotteri l’ape comune, il bombo, i diversi tipi di vespe ed i calabroni. Anche la puntura di alcune specie di formiche (per ora presenti solo in America settentrionale) è in grado di causare reazioni allergiche importanti.

Solitamente la puntura di un’ape o di una vespa causa soltanto una lieve reazione locale dovuta all’azione tossica del veleno che non si estende oltre la sede di iniezione. Non per tutti queste punture rappresentano tuttavia un semplice fastidio: i soggetti con allergia al veleno vanno incontro a sintomi di intensità e gravità molto maggiori fino a trovarsi talora in pericolo di vita.
Secondo alcuni, in un geroglifico egiziano è raffigurata la morte del faraone Menes nel 2600 A. C. in seguito ad una puntura di vespa: sarebbe il primo caso descritto di reazione “anafilattica”. In genere le reazioni sono localizzate e si manifestano con rossore, bruciore e gonfiore locale: si tratta della cosiddetta reazione locale estesa che si diffonde per oltre 10 cm intorno alla sede della puntura e può durare oltre 48 ore. Le reazioni sistemiche si manifestano invece con orticaria generalizzata, caratterizzata da rossore, prurito e pomfi (bolle rilevate come dopo una puntura di zanzara), che può complicarsi con gonfiore alle palpebre o alle labbra, ma anche alle mani e ai piedi (edema angioneurotico). In casi più gravi si possono avere sintomi respiratori, localizzati soprattutto alla gola, caratterizzati da difficoltà crescente ad inspirare l’aria e ad inghiottire (edema della glottide), o anche vere e proprie crisi di asma bronchiale. In alcuni soggetti infine si può verificare un improvviso calo della pressione arteriosa: segni premonitori sono una profonda stanchezza, vertigine, confusione mentale, annebbiamento della vista, fino al collasso e alla perdita di coscienza (shock anafilattico). I sintomi di allergia compaiono entro 30-60 minuti e non si manifestano alla prima puntura. I pazienti con allergia a veleno di insetti sono già stati punti in passato senza gravi conseguenze, ma se ci sono le condizioni per lo svilupparsi dell’allergia (sensibilizzazione), anche molti anni dopo l’ultima puntura si manifestano all’improvviso i sintomi più gravi.

Nelle regioni con clima caldo-temperato, la percentuale di soggetti che sono stati punti da un Imenottero almeno una volta nella vita è superiore al 90%. La frequenza delle reazioni allergiche a tipo reazione locale estesa nella popolazione generale varia tra il 2 e il 26%. Le reazioni sistemiche negli adulti in Europa hanno una prevalenza compresa tra lo 0.3 e il 7,5 % e spesso si manifestano con sintomi gravi, soprattutto nelle persone anziane. Nei bambini invece le reazioni sistemiche sono meno frequenti rispetto agli adulti (tra lo 0,2 e lo 0,8%) e sono meno gravi. In popolazioni esposte a più elevato rischio di essere punti, come gli apicoltori, la frequenza di reazioni locali estese può superare il 40%, mentre le reazioni sistemiche si manifestano in percentuali comprese tra il 17 e il 35% dei soggetti esposti.
L’incidenza di morte improvvisa in seguito a puntura di questi insetti è bassa ma non trascurabile e varia da 0.03 a 0,48 casi mortali per 100.000 abitanti. In Italia i dati ISTAT riportano 85 casi di morte tra il 1994 e il 2002 (circa 10 casi/anno), ma il dato è certamente sottostimato.

Età: le reazioni più severe si osservano nelle persone anziane e, in genere, negli adulti. Nei bambini i sintomi sono meno frequenti e più lievi, ma eventuali reazioni importanti non vanno sottovalutate ai fini della prevenzione e della terapia.
Gravità della reazione precedente: solo il 5-15% dei soggetti che hanno avuto una reazione locale estesa va incontro dopo la puntura successiva ad una reazione sistemica. Come regola generale: più grave è la prima reazione, maggiore è il rischio che alla puntura successiva i sintomi siano importanti.
Altre allergie: chi è allergico ai pollini o agli acari e in genere chi soffre di raffreddore o di asma allergico non ha un rischio più elevato di allergia a veleno di insetti.
Tipo di insetto: i pazienti allergici al veleno d’ape hanno un rischio di reazioni sistemiche superiore agli allergici alle vespe.
Numero di punture: le reazioni allergiche si manifestano dopo una o poche punture dell’insetto responsabile. I sintomi che compaiono dopo un gran numero di punture (superiore a 10-20) sono di origine tossica, dovute cioè all’effetto del veleno e non a fenomeni allergici.

La dimostrazione dell’allergia a veleno di insetti è possibile sulla base della storia clinica, in cui il paziente riferisce le circostanze della puntura e i sintomi che abbiamo descritto prima. Successivamente vanno effettuati dei test cutanei e di laboratorio con estratti del veleno presso centri specializzati di Allergologia, che daranno le indicazioni per la terapia e la prevenzione. E’ importante che il paziente cerchi di individuare l’insetto pungitore: l’ape ad esempio è scarsamente aggressiva in condizioni normali, punge solo quando si sente minacciata o in vicinanza dell’arnia. Il pungiglione, seghettato, rimane infisso nella pelle e ad esso restano attaccati il sacco velenifero e parte dell’intestino cosicchè l’insetto in breve tempo muore. Le vespe possiedono invece un pungiglione liscio che non va perduto con la puntura e di conseguenza uno stesso insetto può pungere più volte. Le vespe del genere Polistes non oltrepassano i 15 mm di lunghezza e possono essere di colore rosso, marrone, nero o striate.
Costruiscono nidi di aspetto cartaceo in luoghi soleggiati ed asciutti, sotto i tetti e nelle grondaie delle abitazioni. Sono attratte da frutta matura e da sostanze zuccherine. Le vespe del genere Vespula dette “gialloni” o “vespe terragnole”, hanno un addome con caratteristiche strisce gialle e nere. Formano nidi voluminosi, sotto il terreno e in luoghi riparati e disabitati. Sono molto aggressive, come anche i calabroni, insetti di grosse dimensioni (circa 35 mm di lunghezza), di colore bruno, con addome variegato di giallo che costruiscono nidi nei cavi degli alberi e negli anfratti dei muri. Sono carnivori e attratti dai resti di cibo e dai rifiuti.

Per le reazioni sistemiche gravi il farmaco “salvavita” è l’adrenalina, che di regola va conservata al buio e in frigorifero. Da alcuni anni sono disponibili siringhe per autoiniezione che non richiedono particolari accorgimenti per la conservazione. Qui accenneremo solo ai farmaci di pronto intervento per la terapia che il paziente deve portare sempre con sé nel kit di emergenza per utilizzarli immediatamente in caso di puntura.
Kit di emergenza. Va utilizzato secondo le istruzioni fornite dallo specialista. E’ composto da
– adrenalina per autoiniezione, se prescritta. Nel Veneto e in molte regioni viene fornita gratuitamente nelle farmacie ospedaliere su prescrizione dello specialista. E’ il vero farmaco salvavita;
– compresse di antistaminico a rapido assorbimento (ad es. cetirizina);
– compresse di cortisone (da es. prednisone).
Dopo aver assunto i farmaci bisogna rivolgersi al presidio medico più vicino. Immunoterapia specifica
E’ stata dimostrata con certezza l’efficacia dell’immunoterapia specifica (ITS) nel proteggere i soggetti allergici in caso di nuova puntura. L’ITS va prescritta e praticata in ambiente specialistico, con le opportune cautele. Consiste nella somministrazione di estratti purificati di veleno di Imenotteri a dosi crescenti, fino a raggiungere la dose di mantenimento, che viene poi iniettata a intervalli crescenti fino a 8-12 settimane. Nel Veneto l’ITS viene praticata esclusivamente in centri ospedalieri qualificati. L’ITS va continuata per almeno cinque anni e spesso per periodi anche più lunghi. La decisione sulla sospensione va comunque presa sentito lo specialista allergologo. L’efficacia è molto elevata: nei soggetti trattati il rischio di reazione a nuove punture si riduce del 90-95% rispetto ai soggetti non trattati e le eventuali reazioni sono di minore gravità. Le reazioni in corso di ITS sono rare se la terapia è effettuata da mani esperte: è comunque necessario che siano disponibili tutti i presidi per affrontare reazioni indesiderate.

Come si manifesta l’allergia? Come si manifesta l’allergia? Le prede naturali degli Imenotteri sono in genere altri Artropodi, che vengono paralizzati dalle sostanze neurotossiche contenute nel veleno iniettato.

Nell’uomo tali sostanze producono dolore e gonfiore locali; questo effetto tossico può essere anche letale quando le punture sono molto numerose. L’effetto tossico del veleno deve essere ben distinto dalla reazione allergica, per fortuna più rara e legata a proteine enzimatiche in grado di provocare una reazione immunitaria (IgE-mediata), anche se introdotte in bassissime quantità.

Le reazioni allergiche a veleno di Imenotteri insorgono nella maggior parte dei casi entro pochi minuti dalla puntura e sono di varia gravità: da reazioni locali estese, con gonfiore intorno alla sede della puntura di oltre 10 cm di diametro e durata superiore alle 24 ore, al prurito ed all’orticaria generalizzata, a sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, ecc.), fino alle evenienze più temibili, rappresentate dall’edema del laringe con difficoltà
respiratoria e dallo shock anafilattico (ipotensione, collasso, perdita di coscienza), che in alcuni casi possono portare al decesso.

Una reazione anafilattica da puntura di Imenottero costituisce spesso un na reazione anafilattica da puntura di Imenottero costituisce spesso un evento traumatico per il paziente, che tende a sviluppare una sindrome vento traumatico per il paziente, che tende a sviluppare una sindrome ansiosa (nel timore di essere ripunto) tale da compromettere in modo signifinsiosa (nel timore di essere ripunto) tale da compromettere in modo significativo
la sua qualità della vita.

Quali sono
i fattori di rischio?
Fattori di rischio noti per reazione severa sono: attori di rischio noti per reazione severa sono: – gravità della precedente reazione gravità della precedente reazione – breve intervallo di tempo tra due punture successive breve intervallo di tempo tra due punture successive
– adulti, rispetto ai bambini adulti, rispetto ai bambini
– età avanzata (coesistenza di patologie, specie cardiovascolari) età avanzata (coesistenza di patologie, specie cardiovascolari)
– terapia con b-bloccanti e/o ACE inibitori terapia con b-bloccanti e/o ACE inibitori
– puntura di calabrone puntura di calabrone
– puntura al capo puntura al capo
– mastocitosi sistemica con elevati valori basali di triptasi. mastocitosi sistemica con elevati valori basali di triptasi.

Il 50-65% dei soggetti che hanno avuto una reazione sistemica da puntura di l 50-65% dei soggetti che hanno avuto una reazione sistemica da puntura di
Imenotteri presenta un’analoga reazione in caso di nuova puntura. Da ciò menotteri presenta un’analoga reazione in caso di nuova puntura.

Da ciò deriva l’importanza di una visita presso lo specialista allergologo per una deriva l’importanza di una visita presso lo specialista allergologo per una diagnosi corretta e per predisporre una prevenzione con l’immunoterapia diagnosi corretta e per predisporre una prevenzione con l’immunoterapia specifica (vaccino antiallergico), ricevere informazioni per ridurre il rischio specifica (vaccino antiallergico), ricevere informazioni per ridurre il rischio di punture e la prescrizione di farmaci da utilizzare al bisogno, ad esempio i punture e la prescrizione di farmaci da utilizzare al bisogno, ad esempio l’adrenalina auto iniettabile.

Come si fa la diagnosi di allergia al veleno degli Imenotteri?
La storia riferita dal paziente può essere utile nell’identificare l’insetto a storia riferita dal paziente può essere utile nell’identificare l’insetto in causa. L’anamnesi deve essere orientata verso la raccolta del maggior n causa. L’anamnesi deve essere orientata verso la raccolta del maggior numero possibile di informazioni: caratteristiche dell’insetto pungitore, umero possibile di informazioni: caratteristiche dell’insetto pungitore, e del nido, punture multiple da parte dello stesso Imenottero, assenza o del nido, punture multiple da parte dello stesso Imenottero, assenza o presenza del pungiglione (l’eventuale presenza nella cute depone per una presenza del pungiglione (l’eventuale presenza nella cute depone per una puntura di ape), numero delle punture, tempo intercorso tra puntura ed puntura di ape), numero delle punture, tempo intercorso tra puntura ed esordio della sintomatologia, tipologia della manifestazione clinica (secondo sordio della sintomatologia, tipologia della manifestazione clinica (secondo la classificazione di Mueller), attività del paziente, condizioni generali di a classificazione di Mueller), attività del paziente, condizioni generali di salute, con particolare attenzione a quelle cardiovascolari in relazione sia alla salute, con particolare attenzione a quelle cardiovascolari in relazione sia alla eventuale necessità di utilizzo di adrenalina sia alla possibilità che il paziente ventuale necessità di utilizzo di adrenalina sia alla possibilità che il paziente segua una terapia con beta-bloccanti. egua una terapia con beta-bloccanti.
Tutti i medici dovrebbero inserire nell’anamnesi dei loro pazienti domande tutti i medici dovrebbero inserire nell’anamnesi dei loro pazienti domande relative a pregresse reazioni da punture di Imenotteri, dal momento che elative a pregresse reazioni da punture di Imenotteri, dal momento che molti di essi dimenticano di riferire tali episodi nel corso di un’anamnesi molti di essi dimenticano di riferire tali episodi nel corso di un’anamnesi
generica. enerica.

COME PROTEGGERSI
Il modo più sicuro per difendersi dalle aggressioni di zanzare, tafani e zecche consiste nell’applicare insettorepellenti nelle zone scoperte della pelle. La protezione dura 8 ore circa per i prodotti a base di dietiltoluamide (o DEET; es. Off Scudo, Zanzarella Ultra Protection) e picaridina (o KBR 3023; Autan), dopo di che il prodotto va riapplicato. L’applicazione deve essere più frequente se si suda o ci si bagna. Rispetto alla DEET la picaridina presenta il vantaggio di essere inodore, meno irritante per la pelle, di non ungere e di non danneggiare la plastica o le fibre sintetiche; risulta, però, meno efficace contro le zecche. La combinazione di permetrina (es. Bio Kilt) sugli abiti e DEET sulla pelle fornisce una protezione elevata nei confronti delle zecche ed è la forma di prevenzione migliore per chi trascorre molto tempo nei boschi di zone a rischio. Per chi preferisce i prodotti naturali sono disponibili repellenti per le zanzare a base di essenze di geranio e citronella (es. Zanzarella Natura).Tuttavia, i principi attivi ricavati da piante profumate evaporano rapidamente e sono efficaci solo per 40 minuti-1 ora. Gli insettorepellenti non respingono gli insetti a pungiglione quali api e vespe.

Per proteggersi dagli insetti molesti, è importante, inoltre, rispettare alcune semplici norme di comportamento:
• indossare preferibilmente pantaloni lunghi e indumenti chiari a manica lunga, evitando profumi, deodoranti e lacche per capelli (colori scuri e profumi attirano gli insetti);
• se ci sono api o vespe nei paraggi, evitare movimenti rapidi e improvvisi: spaventate, potrebbero pungere per difendersi;
• tenere ben rasata l’erba del giardino, eliminando le sterpaglie; indossare i guanti appositi nelle operazioni di giardinaggio;
• in giardino, eliminare l’acqua stagnante da qualsiasi tipo di recipiente (sottovasi dei fiori, annaffiatoi, fusti per irrigare l’orto, altri oggetti che possono trattenere l’acqua piovana), dove si moltiplica la zanzara tigre. Nei ristagni d’acqua che non possono essere svuotati (es. tombini) aggiungere
periodicamente un insetticida che uccide le larve (larvicida), secondo le indicazioni fornite dal comune di residenza nell’ambito dei programmi di lotta alla zanzara tigre;
• in casa, applicare le zanzariere. In alternativa, si può ricorrere agli elettroemanatori, a piastrine o a ricarica liquida a base di piretroidi. Risultano efficaci e sicuri, ma non vanno utilizzati in locali piccoli
o non ventilati. Per le serate all’aperto, la spirale a base di piretro, più nota come zampirone, rappresenta un’alternativa;
• dopo una scampagnata o una passeggiata nei boschi, anche se ci si è protetti, controllare scrupolosamente il corpo alla ricerca di eventuali zecche, in modo da rimuoverle tempestivamente: questa operazione è importante dal momento che occorrono almeno 24 ore di contatto prima che la zecca possa trasmettere all’ospite eventuali malattie.

E SE SI VIENE PUNTI?

Un primo provvedimento semplice ed efficace consiste nell’applicare sulla puntura un cubetto di ghiaccio (avvolto in un fazzoletto o in una pellicola trasparente) o, quando disponibili, cuscinetti di ghiaccio istantaneo (es. Krio Ico, Coldhot). In caso di puntura di ape, rimuovere per prima cosa il pungiglione, raschiando la pelle con una lama non affilata o premendo lateralmente intorno alla sede di inoculo, evitando di comprimere il sacco e spremere così altro veleno.
Il prurito fastidioso e persistente può essere alleviato da una crema a base di idrocortisone (es. Lenirit, Foille insetti) o crotamitone (Eurax) oppure da un antistaminico orale come la desclorfeniramina (es. Polaramin) o le più recenti cetirizina (Zirtec) e lorata- dina (Clarityn), che provocano meno sonnolenza. Gli antistaminici in crema (es. Fargan) non servono e possono provocare dermatiti da contatto. L’uso di ammoniaca (es. After bitestick) deriva dalla tradizione popolare, ma la sua utilità non risulta dimostrata. Se la puntura causa dolore intenso si può ricorrere ad un analgesico orale: aspirina, altri antinfiammatori da banco [es. ibuprofene (es. Moment, Nurofen); naproxene (es. Aleve, Mo- mendol)] o paracetamolo (es. Acetamol, Tachipi- rina), che rappresenta
un’alternativa anche per chi non può assumere un antinfiammatorio (es. chi soffre di ulcera o di asma). La profilassi con immunoglobuline antitetaniche non è necessaria.
Le zecche devono essere rimosse utilizzando un paio di pinzette a punte curve (vanno bene, ad es. quelle della valigetta del Pronto Soccorso), avvicinate il più possibile alla pelle, senza schiacciare o torcere il corpo del parassita. L’uso di acetone o benzina è sconsigliato perché provoca uno spasmo della zecca con rigurgito di saliva o dei succhi intestinali contenenti gli agenti responsabili delle malattie che il parassita può trasmettere all’ospite. Una volta estratta, la zecca va bruciata o eliminata nello scarico del water. L’area della pelle dove si era attaccata va controllata per un mese; se compare un arrossamento o si manifestano sintomi simil-influenzali è necessario rivolgersi al medico.

L’ALLERGIA

Chi è allergico al veleno di vespe e api e in passato ha avuto una reazione anafilattica, in occasione di gite in campagna o quando si reca in zone molto lontane da un Ospedale deve sempre portare con sé un preparato a base di adrenalina per autosomministrazione intramuscolare (Fastjekt). L’adrenalina è un farmaco “salvavita” in caso di anafilassi. Dopo questo intervento d’emergenza, è bene recarsi al più presto presso una struttura sanitaria per eventuali altri trattamenti (antistaminici/ cortisonici). Chi è allergico al veleno di vespe e api può valutare, insieme al medico, l’opportunità di sottoporsi ad una immunoterapia specifica (chiamata impropriamente “vaccino”), che consiste nell’iniettare sottocute
piccolissime quantità di veleno, a dosi crescenti, una volta al mese per 5 anni, in modo da desensibilizzare progressivamente l’organismo.

Api, vespe e calabroni, come difendersi: la campagna informativa “Punto nel vivo”

Confondere una normale reazione a una puntura di insetto con una reazione allergica è molto frequente, per questo è importante imparare a riconoscere la differenza, grazie al supporto dell’allergologo il quale valuterà la gravità del caso ed il tipo di intervento da effettuare.

È partita così la campagna d’informazione “Punto nel vivo” realizzata da 25 esperti che fanno riferimento ai principali Centri Allergologici Specializzati nella diagnosi e terapia dell’allergia al veleno di imenotteri. La campagna è patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abellò.

“Punto nel vivo” comprende un ricco programma di mezzi e proposte sviluppati per poter informare in modo capillare tutti i target coinvolti: il pubblico, con l’apertura di una pagina facebook; i professionisti della salute, con iniziative formazione dedicata e punti di informazione in 150 pronto soccorso italiani.

Api, vespe e calabroni, ecco le cose da sapere in caso di puntura

Il coordinamento nazionale del gruppo Facebook(Facebook.com/puntonelvivo) è stato affidato a Marina Mauro, Coordinatore Clinico dell’Ambulatorio di Allergologia dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale Sant’Anna” di Como con sede nel Poliambulatorio di via Napoleona.

Sulla pagina Facebook ufficiale di “Punto nel vivo” è possibile trovare informazioni semplici e pratiche per conoscere gli imenotteri, distinguere una reazione normale da una reazione allergica, valutare la sua gravità, comprendere quando è necessario avere a disposizione e come utilizzare l’adrenalina autoiniettabile, presidio salvavita, e conoscere le indicazioni ad eseguire l’immunoterapia allergene specifica, unica terapia in grado di “curare” questa allergia.

Punture di api, veste e calabroni, i consigli degli esperti:

  • Se venite punti da un’ape ricordatevi che il pungiglione è seghettato e quindi rimane infisso nella sede della puntura. E’ opportuno estrarlo nel più breve tempo possibile perché questo diminuisce la dose iniettata. Aiutarsi con una punta smussa (anche l’unghia) con un movimento dal basso verso l’alto senza utilizzare pinze o schiacciarlo tra le dita poiché il sacco velenifero alla base del pungiglione potrebbe iniettare ulteriore veleno. Applicare, quindi, ghiaccio.
  • Ecco quali sono i fattori che aumentano l’aggressività di api, vespe e calabroni: odori intesi come quelli di un profumo, vestiti di colore scuro, movimenti bruschi o rumori secchi quando ci ronzano intorno. Ricordatevi inoltre che i giorni ventosi ci mettono più facilmente a contatto con loro perché vengono abbassati i corridoi di volo.
  • In caso di reazioni locali che durano più di 24 ore e con un diametro superiore a 10 centimetri è consigliabile una visita allergologica per stabilire se si è allergici al veleno di imenotteri. E’ indispensabile la visita allergologica nei centri specializzati per chi ha avuto una reazione sistemica. Ricordatevi che è importante eseguire le prove allergologiche non prima di 3-4 settimane dalla reazione stessa, per evitare false negatività.
  • In caso di shock anafilattico mantenete la calma e allertate immediatamente il 118. Se avete con voi l’adrenalina autoiniettabile utilizzatela seguendo le prescrizioni del vostro medico. E’ importante comunque, anche se avete la sensazione di migliorare, allertare il 118 per ricevere la prima assistenza e le cure del caso che verranno proseguite in Pronto Soccorso.

Con l’aumento della temperatura ambientale dovuto al termine del periodo invernale, si assiste come ogni anno al ritorno d’insetti di vario tipo. Un motivo di studio per gli entomologi, ma anche talvolta un fastidio e addirittura un pericolo per l’uomo.
Vespe, api, calabroni, zanzare e zecche sono i principali insetti che causano problemi all’uomo. La loro puntura provoca l’introduzione attraverso la cute di un vero e proprio veleno formato da proteine (quello delle api ad es. contiene fosfolipasi A2, ialuronidasi, apamina, mellitina e chinine) che possono sviluppare una reazione allergica anche generalizzata. Normalmente, la sintomatologia si limita a dolore, prurito, arrossamento dell’area interessata dalla puntura d’insetto. L’orticaria si può presentare con pomfi irregolari, arrossati, molto pruriginosi, in aumento rapido anche su tutta la superficie corporea. Se non si associano sintomi respiratori (anafilassi o shock anafilattico) si può assumere un antistaminico e un cortisonico. Nel giro di qualche giorno il quadro si risolve, ma sono anche possibili complicanze infiammatorie e infettive con vescicole e pustole. Una particolare attenzione va riservata ai soggetti diabetici che possono andare incontro a infezioni anche gravi.

Quando si frequentano posti “a rischio” per la presenza di insetti, come prima cosa occorre prestare attenzione al proprio abbigliamento. è buona regola indossare abiti con maniche lunghe, pantaloni lunghi, di colore neutro (es. beige): il colore brillante (giallo, rosso) può attirare api e vespe.

Evitare profumi che possano attirare gli insetti.
In casa, evitare l’utilizzo di sottovasi che possono essere terreno di crescita di zanzare o insetti. Stare molto attenti a frequentare zone ombrose, alberate e umide. Se si utilizzano i repellenti per gli insetti, occorre prestare attenzione al loro impiego nei bambini, evitando di applicarli sulle mani o attorno agli occhi. Occorre poi rispettare le norme d’impiego e vanno evitati da chi ha manifestato in precedenza segni di intolleranza. Infine, lavare bene le parti cutanee interessate dal repellente, dopo l’esposizione all’aria aperta, con acqua e sapone.

L’utilizzo dei prodotti locali è talvolta controverso in quanto c’è chi ne suggerisce l’uso e chi no. In ogni caso per il dolore locale, il gonfiore e l’infiammazione, la borsa del ghiaccio è sempre utile per le proprietà decongestionanti e vasocostrittrici, ricordando di non eccedere per evitare la cosiddetta “ustione” da ghiaccio.
Pomate al cortisone sono sicuramente da preferire, mentre occorre attenzione nell’uso dell’ammoniaca sulle punture di insetto per le spiacevoli reazioni locali.
Gli antistaminici orali possono essere consigliati per migliorare il prurito; mentre i Fans o il parace- tamolo sono utili per alleviare il dolore derivante dal morso dell’insetto.
Un consiglio generale è di tenere sempre le unghie dei bambini tagliate corte per evitare danni da grattamento e conseguente infezione della cute già irritata dalla puntura di insetto. Se questa evenienza si verificasse, utile una pomata antibiotica. Gli antibiotici, anche sistemici, sono da prendere in considerazione in caso di peggioramento dell’arrossamento e comparsa di febbre.

Non solo il fastidio o il dolore locale, ma è presente anche la possibilità di sviluppare infezioni batteriche dopo una puntura d’insetto. La terapia, in relazione all’estensione e alla gravità, è normalmente a base di antibiotici locali o per via generale ad ampio spettro. Sono descritti in letteratura quadri diversi sostenuti da stafilococchi o streptococchi quali impetigine, cellulite o linfan- gite che insorgono in seguito a grattamento o che sono provocate da batteri già presenti nella zona dove l’insetto punge:
■ impetigine: infezione cutanea che si manifesta come eruzione crostosa, bollosa o pustolosa causata da streptococchi o stafilococchi;
■ cellulite: forma di infiammazione acuta che interessa il tessuto connettivo lasso delle regioni sottocutanee;
■ linfangite: infiammazione dei vasi linfatici, risultato dell’estensione di un’adiacente infezione batterica entro o attraverso le loro pareti.

Diverso il discorso quando si ha a che fare con una reazione più importante: lo shock anafilattico, rispetto al quale occorre prestare molta attenzione nei soggetti allergici. Questa è una grave reazione che comprende prurito o bruciore cutaneo, orticaria, specie a volto, torace e dorso, dispnea ingravescente, dolore o costrizione toracica, sensazione di gola chiusa o difficoltà a parlare o inghiottire, vertigini, ansia, ipotensione acuta, perdita di coscienza, sintomi sistemici come cefalea, dolore addominale, fino al decesso nel giro di mezz’ora se non si interviene immediatamente.
Come riportato dal Churchill’s Me- dical Dictionary 1994, per shock
anafilattico si intende un insieme di “sintomi improvvisi e gravi che si manifestano dopo un secondo inoculo antigenico in un individuo o animale con formazione di anticorpi IgE contro quell’antigene. Negli esseri umani, le manifestazioni tipiche sono rappresentate da insufficienza acuta e ipotensione. Se non trattata, la condizione può rivelarsi rapidamente fatale”. Negli USA si calcola che i decessi conseguenti a puntura d’ape sono 3-4 volte più comuni rispetto alle conseguenze mortali da morso di serpente velenoso. Ogni anno in Italia si calcola che circa 5-10 soggetti perdano la vita per shock anafilattico causato dalle punture di insetti, mentre il morso di vipera è addirittura meno mortale. Lo shock anafilattico non è dipendente dalla quantità di veleno iniettato (le complicanze da attacco di sciame di insetti sono muscolari e da insufficienza renale acuta), ma basta purtroppo una sola puntura, perchè lo shock si sviluppi indipendentemente dalla quantità di veleno iniettato e portare a morte anche in qualche minuto se non si intraprendono urgentemente le manovre avanzate di rianimazione e supporto presso una struttura di emergenza, dopo aver chiamato immediatamente il 118 per il trasporto urgente o aver chiesto espressamente al centralino l’invio di un medico dell’emergenza.
Nel frattempo praticare, se conosciute, le manovre rianimatorie di base (massaggio cardiaco in caso di arresto e respirazione bocca a bocca), mantenere pervie le vie respiratorie, somministrare ossigeno se disponibile, mettere il paziente in posizione antishock.
Se disponibile utilizzare l’adrenalina che è il farmaco salvavita, attraverso un’iniezione intramuscolare, tenendo l’ago all’interno della coscia per almeno dieci secondi. Sono disponibili fiale preconfezionate e predosate di adrenalina resistenti al calore. Normalmente questi preparati sono stabili a temperatura ambiente per 18 mesi.

Una semplice puntura di zecca può creare complicanze anche gravi che, se non individuate con la corretta anamnesi, possono creare anche pericoli per la salute del paziente. Come parassiti animali, le zecche utilizzano i “cheliceri” che sono appendici che servono a pungere e trapassare la cute dell’animale per poi attaccarsi con appendici uncinate. Possono trasmettere malattie come la Borreliosi di Lyme (o malattia di Lyme), la Rickettsiosi e molte altre a secondo delle zone geografiche del mondo (menin- goencefalite virale, febbre di Cri- mea-Congo, febbre emorragica di Omsk, ecc). Si manifestano maggiormente nei mesi primaverili, estivi o autunnali.
Malattia di Lyme: è causata dal batterio “Borrelia Burgdorferi”. Si può manifestare con una semplice forma simil influenzale con febbre, brividi e dolori muscolari e rash cutaneo nella zona della puntura, che si diffonde da 3 a 30 giorni dopo la puntura. Il soggetto affetto può ovviamente non ricordare di essere stato punto da una zecca nell’immediato passato. La malattia di Lyme può complicarsi ulteriormente, dopo giorni o settimane, con sintomi meningei, polinevriti, aritmie fino addirittura a miocardite o paralisi del 7° nervo cranico. Normalmente non si arriva a tali quadri perché fortunatamente si giunge a una diagnosi e alla terapia.
Rickettsiosi: in Italia è presente l’agente Rickettsia conorii che provoca la Febbre bottonosa del mediterraneo (FBM), normalmente presente nel centro e soprattutto nel sud Italia. L’ospite occasionale della R è il cane, ma possono essere presenti anche nell’ambiente. La patogenesi prevede una replicazione della R nelle cellule dell’endotelio dei vasi della cute con una conseguente vasculite. Ha un periodo di incubazione di una settimana, 10 giorni in media, dopo di che il paziente presenta iperpiressia, mal di testa, mio – artralgie, talvolta congiuntivite.
A livello cutaneo, dopo alcuni giorni dall’esordio dei sintomi, si nota un esantema maculo-papu- lare nodulare (da cui il termine “bottonosa”) sugli arti inferiori,
per poi estendersi dal basso all’alto. Nella zona della puntura della zecca in due terzi dei casi si reperisce un’escara di colore nerastro. Possono essere presenti epatosplenomegalia, linfadeno- patia. Esistono poi forme ove non si presentano l’esantema e la febbre. È sempre necessaria, in caso di sospetto diagnostico, chiedere al paziente dove ha trascorso vacanze o dove ha compiuto viaggi, specie se in zone rurali, o se ha avuto contatti con cani o se si è accorto di essere stato punto da una zecca. La diagnostica di laboratorio prevede l’effettuazione del test sugli anticorpi anti IgM, IgG anti R. Conorii. La terapia è a base di tetracicline o cloramfenicolo. Nei bambini si utilizzano i macrolidi.

Gli imenotteri comprendono circa 1000 specie di insetti e fra di loro i più rilevanti da un punto di vista allergologico sono le api, le vespe (presenti soprattutto nel periodo della vendemmia) e i calabroni.

Secondo le stime disponibili, nel corso dell’esistenza, almeno 9 italiani su 10 vengono punti da un ape, una vespa o un calabrone e fino all’8% sviluppa una reazione allergica, dal pomfo in sede di puntura, fino allo shock anafilattico e addirittura al decesso (non meno di 10 casi accertati ogni anno).

«Quando si viene punti e si è allergici al veleno degli imenotteri, i sintomi possono essere localizzati alla sede della puntura oppure estendersi al resto del corpo. Rossore e gonfiore circoscritti in una zona di circa 2-3 centimetri di diametro sono reazioni normali e regrediscono in poche ore, anche spontaneamente», chiarisce la professoressa Maria Beatrice Bilò, coordinatrice del Board scientifico della campagna d’informazione Punto nel Vivo e specialista in allergologia degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Punto nel vivo: una campagna d’informazione

«Punto nel vivo» è una campagna di informazione, patrocinata da Feder Asma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti che punta a informare sulle reazioni allergiche che possono seguire alle punture di imenotteri. Aderiscono alla campagna oltre 80 centri allergologici italiani specializzati nella diagnosi e terapia dell’allergia al veleno di imenotteri, una capillare rete al servizio del paziente distribuita su tutto il territorio nazionale.

Reazioni allergiche: come riconoscerle

«Quando il rossore e il gonfiore sono di grandezza superiore ai 10 centimetri possiamo essere di fronte a una lieve reazione allergica, che viene definita “reazione locale estesa” che in genere tende a ripetersi nel corso di punture successive- chiarisce ancora la professoressa Bilò – I sintomi più gravi, che compaiono generalmente entro mezz’ora dalla puntura, sono invece rappresentati da orticaria, prurito diffuso, vomito, mancanza del respiro, stordimento, perdita di coscienza (shock anafilattico). Se la persona che è stata punta manifesta per la prima volta questi sintomi, deve immediatamente chiamare il 118. Se invece l’allergia è nota, bisogna ricorrere subito all’adrenalina predosata e disponibile in siringa auto-iniettabile, che agisce rapidamente, limitando i sintomi. Anche in questo caso è pero opportuno chiamare il 118».

Ape

Le api sono sicuramente, fra gli imenotteri, i più conosciuti. A pungere, di solito, sono le api operaie poiché hanno anche il compito di difendere l’alveare da eventuali nemici. Sono proprio queste api ad essere dotate di pungiglione, una struttura che in condizioni di non pericolo, è accolta in una tasca addominale interna dell’insetto e che viene letteralmente tirata fuori, solo in caso di pericolo.

L’ape nel momento della puntura tira fuori il suo pungiglione che si ancora, tramite dei veri e propri piccoli uncini, al corpo umano. L’ape compie un grande sforzo per staccarsi dal substrato e nel farlo si priva del pungiglione e anche degli ultimi segmenti addominali che contengono le ghiandole velenifere, che restano quindi adese al pungiglione stesso. Questo fa si che anche dopo la puntura l’ape continui a rilasciare lentamente il suo veleno nella vittima.

«Se è rimasto il pungiglione dell’ape, un puntino nero al centro della parte colpita, bisogna rimuoverlo, per ridurre gli effetti della puntura. Si può fare con una limetta o una carta di credito con cui sollevare piano il pungiglione», precisa ancora la professoressa Bilò. Al momento della puntura, inoltre, l’ape rilascia nell’aria una sostanza chimica chiamata isopentil acetato, un feromone che ha lo scopo di allertare altre api operaie del possibile pericolo. Ecco perché dopo la puntura è meglio allontanarsi dal luogo per evitare punture successive. Dopo la puntura l’ape muore, ma il suo sacrificio vale la salvezza dell’alveare.

Vespe

Le vespe non vivono solo in parchi e giardini, ma anche in spiaggia e montagna. Sono attirate dalle sostanze zuccherine e dall’immondizia. I vespai raggiungono il massimo della popolazione nei periodi autunnali e anche le vespe pungono solo per difesa.

In primavera formano i loro nidi con pasta di legno rosicchiato, masticato e mescolato con la saliva. Spesso la volontà dell’uomo di rimuovere questi nidi, mette in allarme le vespe che per difendersi pungono. La rimozione dei vespai è gestita dalle ASL: in pratica è un servizio al pari della disinfestazione. A volte si specializzano in tale rimozione alcuni gruppi della Protezione Civile e si può invece richiedere l’intervento dei Vigili del fuoco nel caso in cui la presenza di tali nidi configuri una situazione di pericolo.

Calabroni

I calabroni si nutrono di insetti e linfa, per cui non sono affatto attratti dal cibo e pungono solo se provocati, altrimenti preferiscono volare via. Vivono di nei boschi, ma non disdegnano le zone di campagna e suburbane. Formano colonie annuali, nidificano in primavera e poi già in ottobre le loro “casette”, sono del tutto abbandonate. Preferiscono nidificare nelle cavità di alberi secolari, ma in mancanza si adattano agli spazi fra i muri, ai camini, ai granai o alle cassette nido per uccelli. Si può convivere pacificamente con i nidi di calabroni, l’importante è non attaccarli. Il calabrone tende a pungere più frequentemente la sera tardi e la sua puntura è molto dolorosa, riferita dalle persone come una “pugnalata”.

Immunoterapia: quale utilità

I pazienti che scoprono di essere allergici al veleno degli imenotteri non devono vivere nel terrore di essere punti come chiarisce ancora una volta la professoressa Bilò: «Tutti i pazienti che hanno manifestato reazioni gravi a seguito di una puntura di imenotteri possono beneficiare dell’immunoterapia specifica, impropriamente chiamata vaccino, che consente una protezione superiore al 90%. Questo significa ad esempio che un paziente allergico al veleno di Vespa che ha avuto uno shock anafilattico, facendo l’immunoterapia specifica, può essere ripunto senza problemi, con riduzione dello stress legato alla imprevedibilità dell’evento e netto miglioramento della qualità della vita».

Gli insetti più comuni che utilizzano il pungiglione quale arma di difesa sono le vespe ,api e
calabroni. Le vespe sono molto più aggressive e possono pungere anche senza venire
esplicitamente provocate. Le api pungono più difficilmente, solitamente si difendono
quando vengono allontanate con le mani. Il segnale principale di una puntura d’ape
consiste nella presenza del suo pungiglione all’interno della pelle e la sacca venosa del
pungiglione continuerà a pompare veleno per più di un minuto. Al contrario, l’unico
segnale della puntura di vespa o di calabrone è rappresentato da un piccolo foro della
puntura. Sia che si venga punti da un’ape o da una vespa, l’area intorno alla puntura
mostrerà un rapido rossore e si formerà una piaga rialzata (fluido sottopelle). La piaga
tenderà a ridursi dopo qualche ora ma il pizzicore rimarrà per più di un giorno. Le punture
di api ,vespe e calabroni non devono essere confuse con le comuni punture d’insetto.
Questi insetti iniettano nella pelle un veleno con il loro pungiglione, causando problemi
nella sede della puntura. Solo in casi rari, in soggetti allergici, si possono avere reazioni
anche molto gravi. L’effetto è immediato e dà luogo ad una sensazione di scottatura
particolarmente dolorosa.
Sintomi
Nel punto del corpo dove avviene la puntura si ha arrossamento, gonfiore, dolore. Il dolore
scompare di solito entro 2 ore dalla puntura, il gonfiore invece può aumentare ancora nelle
24 ore successive. Se la puntura è invece di un calabrone allora i sintomi possono essere
anche di tipo generale, come vomito, diarrea, febbre, mal di testa. Non si tratta però di
allergia ma si tratta delle conseguenze dovute ad una grande quantità di veleno iniettato
attraverso la puntura del calabrone. Sintomi generali possono insorgere anche quando le
punture, pur non essendo di un calabrone, sono molteplici. Le punture sulla lingua o nella
bocca provocano in genere problemi di respirazione. Se comunque la reazione vi sembra
anomala è possibile che si tratti di un’allergia grave.
Cosa Non Fare
Non si deve schiacciare la pelle intorno alla puntura per cercare di estrarre il pungiglione,
in questo modo non si farebbe altro che favorire l’entrata in circolo del veleno.
Contrariamente alle credenze popolari, la puntura di vespa non è alcalina e la puntura
d’ape è solo leggermente acida La chimica di una puntura è molto più complessa e
pertanto le cure tradizionali consistenti nel mettere a bagno l’area interessata dalla puntura
in aceto o l’area interessata da una puntura d’ape in soda bollente, fornirà unicamente un
sollievo di breve durata.
Cosa Fare
Nel caso di una puntura d’ape, il dolore potrà essere ridotto significativamente se il
pungiglione viene rimosso immediatamente. Questa operazione deve essere eseguita con
la massima attenzione utilizzando le pinzette o una lama affilata tuttavia, prestare la
massima attenzione a non premere la sacca della puntura, in caso contrario verrà iniettata
nella ferita una quantità maggiore di veleno.
Lavare la ferita con sapone e acqua, disinfettare con acqua ossigenata e quindi ridurre il
gonfiore immergendo l’area interessata in acqua fredda o coprendola con del ghiaccio
all’interno di un panno.
Per eliminare il pizzicore applicare un prodotto antistaminico per morsi e punture o
assumere un antistaminico per via orale.
Può essere inoltre applicata una lozione alla calamina per raffreddare la ferita e alleviare il
pizzicore. Se il pizzicore risulta particolarmente intenso, consultate il vostro medico per la
somministrazione di una pomata a base di steroidi.
Sintomi Di Una Reazione Allergica
Per le persone che presentano una allergia moderata alle punture di api e vespe, si può
verificare un maggior gonfiore generalizzato intorno alla ferita. Consultare il proprio medico
se il rossore è intenso e persistente.
Chiamare immediatamente il 118 se si presenta uno qualsiasi dei seguenti sintomi entro
30 minuti dalla puntura:
• Gonfiore localizzato a livello della gola, bocca o lingua suscettibile di limitare la
funzionalità respiratoria
• Sibilo, soffocamento o incapacità di prendere fiato
• Svenimento, intorpidimento o mal di testa
• Dolore localizzato a livello del torace
• Nausea o crampi addominali
Ricordatevi sempre che le allergie alle punture d’insetto si possono sviluppare in qualsiasi
momento.
Chi è stato punto in due o più occasioni negli anni precedenti, è ad elevato rischio di
sviluppo di un allergia.
Un altro gruppo ad alto rischio è rappresentato da coloro che soffrono di altre allergie
(come al polline o agli insetti).
Prevenire Le Punture D’insetto Con Pungiglione
Le persone sensibili alle punture d’insetto devono prestare la massima attenzione al fine di
minimizzare il rischio di essere punti, ci sono tuttavia precauzioni pratiche che si possono
mettere in atto.
Per evitare di essere punti quando ci si trova in ambienti esterni, adottare le precauzioni
seguenti:
• Evitare di indossare colori troppo appariscenti e fragranze intense come profumi e
deodoranti in quanto suscettibili di attirare gli insetti
• Indossare maglie a maniche lunghe, pantaloni, scarpe e cappelli al fine di ridurre al
minimo l’esposizione della pelle
• Utilizzare spray repellenti per insetti sulla pelle esposta
• Utilizzare prodotti repellenti per insetti o candele repellenti quando si staziona
all’aperto
• Evitare di lasciare esposte bevande dolci o cibo
• Controllare che non vi siano api prima di sedersi, sdraiarsi o comunque prima di
stazionare in un luogo all’aperto
• Evitare aree nelle quali sono presenti colonie di vespe come frutteti
• Indossare guanti se si raccoglie la frutta caduta al suolo
Non tentare per nessun motivo di schiacciare vespe o api. In caso contrario aumenterà il
rischio di essere punti e il rischio di attirare lo sciame. Non utilizzare le braccia per
allontanare gli insetti e non compiere movimenti affrettati suscettibili di attirare gli insetti.
Se si accede ad un’area caratterizzata da una presenza massiccia di api o vespe,
camminare lentamente e allontanarsi dall’area.

Abbigliamento
e prodotti repellenti
• Gli strumenti di protezione individuale più efficaci sono
gli indumenti e i prodotti repellenti per gli insetti.
• I repellenti vanno applicati sulle parti scoperte del
corpo: per utilizzarli correttamente è fondamentale
rispettare dosi e modalità riportate nelle istruzioni in
etichetta.
• Per evitare le punture è consigliabile vestirsi sempre
di colori chiari, indossare pantaloni lunghi, maglie a
maniche lunghe, e non utilizzare profumi.
• È consigliabile ridurre al minimo la presenza delle
zanzare all’interno delle abitazioni utilizzando zanzariere,
condizionatori e apparecchi elettroemanatori di
insetticidi liquidi o a piastrine o zampironi, ma sempre
con le finestre aperte.
Picaridina/icaridina (KBR 3023)
I repellenti in commercio a base di picaridina/icaridina
hanno una concentrazione di prodotto tra il 10 e il 20%
e un’efficacia di circa 4 ore o più. In caso di uso non corretto,
la picaridina/icaridina ha un minore potere irritante
per la pelle rispetto al DEET (vedi punto successivo).
Sono disponibili in commercio prodotti destinati anche
ai bambini. Non degrada la plastica e non macchia i
tessuti. È efficace anche contro le zecche.
Dietiltoluamide (DEET)
È presente in commercio a varie concentrazioni dal 7 al
33,5%. Una concentrazione media del 24% conferisce
una protezione fino a 5 ore.
L’uso dei repellenti a base di DEET non è indicato per
i bambini ma solo per persone al di sopra dei 12 anni.
Non sono disponibili studi sull’impiego di DEET nel primo
trimestre di gravidanza. Un uso non corretto del repellente
può essere causa di dermatiti, reazioni allergiche
o, anche se raramente, neurotossicità.
L’applicazione di prodotti a base di DEET può ridurre
l’efficacia di filtri solari:
in caso di necessità,
utilizzare prima la
crema solare poi il repellente.
Il DEET può
danneggiare materiale
plastico e abbigliamento
in fibre sintetiche.
Il DEET è efficace
anche contro
le zecche e le pulci.

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