Puntura di Zanzara shock, le tagliano piedi e un braccio

Sonja Kujas, una donna di 43 anni, era stata punta da una zanzara. E’ successo a Colonia nel mese di marzo. Tutto era iniziato con una banale puntura d’insetto: un piccolo rigonfiamento, non sembrava nulla di preoccupante“

Una banale puntura di zanzara stava per costare la vita a Sonja Kujas, una 43enne di Colonia. Dopo la puntura dell’insetto, le gambe e un braccio della donna avevano iniziato a gonfiarsi. Mai, però, avrebbe immaginato che sarebbero stati amputati. Il fatto risale allo scorso marzo.

Dopo il rigonfiamento, Sonja aveva iniziato ad accusare strani malori e, dunque, si era recata in ospedale per accertamenti. Il personale sanitario non aveva notato nulla di strano, facendola tornare a casa. Poco dopo, però, le condizioni della 43enne era peggiorate e il marito aveva deciso di riportarla in ospedale. Sonja aveva mal di stomaco, vertigini e nausea. Era caduta anche in un profondo coma.
Il marito decide di portarla in ospedale, ma i medici sottovalutano il caso e la rimandano a casa. Lì i medici finalmente si rendono conto della grave situazione, ma è forse troppo tardi, la donna morsa da zanzara sul braccio entra in coma per una settimana.

Il morso dell’insetto ha apparentemente portato ad una infezione da streptococchi e in seguito ha preso una piega peggiore, diventando sepsi, una forma di avvelenamento da sangue. Contemporaneamente gli arti incominciano a necrotizzarsi, da qui la tragica decisione di amputare alla donna i piedi e il braccio sinistro.

“Sono sopravvissuta. Sono ancora qui – dice oggi Sonja – Ho imparato ad apprezzare di nuovo la vita“. Se avvertite sintomi rari, andate dal medico immediatamente. “Non avrei mai immaginato che mi potesse succedere una cosa del genere”.

Occorre prestare molta attenzione nei soggetti allergici e sapere riconoscere i sintomi dello shock anafilattico

Con l’aumento della temperatura ambientale dovuto al termine del periodo invernale, si assiste come ogni anno al ritorno d’insetti di vario tipo. Un motivo di studio per gli entomologi, ma anche talvolta un fastidio e addirittura un pericolo per l’uomo.
Vespe, api, calabroni, zanzare e zecche sono i principali insetti che causano problemi all’uomo. La loro puntura provoca l’introduzione attraverso la cute di un vero e proprio veleno formato da proteine
(quello delle api ad es. contiene fosfolipasi A2, ialuronidasi, apamina, mellitina e chinine) che possono sviluppare una reazione allergica anche generalizzata. Normalmente, la sintomatologia si limita a dolore, prurito, arrossamento dell’area interessata dalla puntura d’insetto. L’orticaria si può presentare con pomfi irregolari, arrossati, molto pruriginosi, in aumento rapido anche su tutta la superficie corporea. Se non si associano sintomi respiratori (anafilassi o shock anafilattico) si può assumere un antistaminico e un cortisonico. Nel giro di qualche giorno il quadro si risolve, ma sono anche possibili complicanze infiammatorie e infettive con vescicole e pustole. Una particolare attenzione va riservata ai soggetti diabetici che possono andare incontro a infezioni anche gravi.
Consigli per evitare le punture d’insetto
Stare molto attenti a frequentare zone ombrose, alberate e umide. Se si utilizzano i repellenti per gli insetti, occorre prestare attenzione al loro impiego nei bambini, evitando di applicarli sulle mani o attorno agli occhi. Occorre poi rispettare le norme d’impiego e vanno evitati da chi ha manifestato in precedenza segni di intolleranza. Infine, lavare bene le parti cutanee interessate dal repellente, dopo l’esposizione all’aria aperta, con acqua e sapone.
Quando si frequentano posti “a rischio” per la presenza di insetti, come prima cosa occorre prestare attenzione al proprio abbigliamento. è buona regola indossare abiti con maniche lunghe, pantaloni lunghi, di colore neutro (es. beige): il colore brillante (giallo, rosso) può attirare api e vespe.
Evitare profumi che possano attirare gli insetti.
In casa, evitare l’utilizzo di sottovasi che possono essere terreno di crescita di zanzare o insetti.
La terapia farmacologica
L’utilizzo dei prodotti locali è talvolta controverso in quanto c’è chi ne suggerisce l’uso e chi no. In ogni caso per il dolore locale, il gonfiore e l’infiammazione, la borsa del ghiaccio è sempre utile per le proprietà decongestionanti e vasocostrittrici, ricordando di non eccedere per evitare la cosiddetta “ustione” da ghiaccio.
Pomate al cortisone sono sicuramente da preferire, mentre occorre attenzione nell’uso dell’ammoniaca sulle punture di insetto per le spiacevoli reazioni locali.
Gli antistaminici orali possono essere consigliati per migliorare il prurito; mentre i Fans o il parace- tamolo sono utili per alleviare il dolore derivante dal morso dell’insetto.
Un consiglio generale è di tenere sempre le unghie dei bambini tagliate corte per evitare danni da grattamento e conseguente infezione della cute già irritata dalla puntura di insetto. Se questa evenienza si verificasse, utile una pomata antibiotica. Gli antibiotici, anche sistemici, sono da prendere in considerazione in caso di peggioramento dell’arrossamento e comparsa di febbre.
Puntura d’insetto: le complicanze
Non solo il fastidio o il dolore locale, ma è presente anche la possibilità di sviluppare infezioni batteriche dopo una puntura d’insetto. La terapia, in relazione all’estensione e alla gravità, è normalmente a base di antibiotici locali o per via generale ad ampio spettro. Sono descritti in letteratura quadri diversi sostenuti da stafilococchi o streptococchi quali impetigine, cellulite o linfan- gite che insorgono in seguito a grattamento o che sono provocate da batteri già presenti nella zona dove l’insetto punge:
■ impetigine: infezione cutanea che si manifesta come eruzione crostosa, bollosa o pustolosa causata da streptococchi o stafilococchi;
■ cellulite: forma di infiammazione acuta che interessa il tessuto connettivo lasso delle regioni sottocutanee;
■ linfangite: infiammazione dei vasi linfatici, risultato dell’estensione di un’adiacente infezione batterica entro o attraverso le loro pareti.
Lo shock anafilattico
Diverso il discorso quando si ha a che fare con una reazione più importante: lo shock anafilattico, rispetto al quale occorre prestare molta attenzione nei soggetti allergici. Questa è una grave reazione che comprende prurito o bruciore cutaneo, orticaria, specie a volto, torace e dorso, dispnea ingravescente, dolore o costrizione toracica, sensazione di gola chiusa o difficoltà a parlare o inghiottire, vertigini, ansia, ipotensione acuta, perdita di coscienza, sintomi sistemici come cefalea, dolore addominale, fino al decesso nel giro di mezz’ora se non si interviene immediatamente.
Come riportato dal Churchill’s Me- dical Dictionary 1994, per shock
anafilattico si intende un insieme di “sintomi improvvisi e gravi che si manifestano dopo un secondo inoculo antigenico in un individuo o animale con formazione di anticorpi IgE contro quell’antigene. Negli esseri umani, le manifestazioni tipiche sono rappresentate da insufficienza acuta e ipotensione. Se non trattata, la condizione può rivelarsi rapidamente fatale”. Negli USA si calcola che i decessi conseguenti a puntura d’ape sono 3-4 volte più comuni rispetto alle conseguenze mortali da morso di serpente velenoso. Ogni anno in Italia si calcola che circa 5-10 soggetti perdano la vita per shock anafilattico causato dalle punture di insetti, mentre il morso di vipera è addirittura meno mortale. Lo shock anafilattico non è dipendente dalla quantità di veleno iniettato (le complicanze da attacco di sciame di insetti sono muscolari e da insufficienza renale acuta), ma basta purtroppo una sola puntura, perchè lo shock si sviluppi indipendentemente dalla quantità di veleno iniettato e portare a morte anche in qualche minuto se non si intraprendono urgentemente le manovre avanzate di rianimazione e supporto presso una struttura di emergenza, dopo aver chiamato immediatamente il 118 per il trasporto urgente o aver chiesto espressamente al centralino l’invio di un medico dell’emergenza.
Nel frattempo praticare, se conosciute, le manovre rianimatorie di base (massaggio cardiaco in caso di arresto e respirazione bocca a bocca), mantenere pervie le vie respiratorie, somministrare ossigeno se disponibile, mettere il paziente in posizione antishock.
Se disponibile utilizzare l’adrenalina che è il farmaco salvavita, attraverso un’iniezione intramuscolare, tenendo l’ago all’interno della coscia per almeno dieci secondi. Sono disponibili fiale preconfezionate e predosate di adrenalina resistenti al calore. Normalmente questi preparati sono stabili a temperatura ambiente per 18 mesi.
Puntura di zecca: le complicanze
Una semplice puntura di zecca può creare complicanze anche gravi che, se non individuate con la corretta anamnesi, possono creare anche pericoli per la salute del paziente. Come parassiti animali, le zecche utilizzano i “cheli- ceri” che sono appendici che servono a pungere e trapassare la cute dell’animale per poi attaccarsi con appendici uncinate. Possono trasmettere malattie come la Borreliosi di Lyme (o malattia di Lyme), la Rickettsiosi e molte altre a secondo delle zone geografiche del mondo (menin- goencefalite virale, febbre di Cri- mea-Congo, febbre emorragica di Omsk, ecc). Si manifestano maggiormente nei mesi primaverili, estivi o autunnali.
Malattia di Lyme: è causata dal batterio “Borrelia Burgdorferi”. Si può manifestare con una semplice forma simil influenzale con febbre, brividi e dolori muscolari e rash cutaneo nella zona della puntura, che si diffonde da 3 a 30 giorni dopo la puntura. Il soggetto affetto può ovviamente non ricordare di essere stato punto da una zecca nell’immediato passato. La malattia di Lyme può complicarsi ulteriormente, dopo giorni o settimane, con sintomi meningei, polinevriti, aritmie fino addirittura a miocardite o paralisi del 7° nervo cranico. Normalmente non si arriva a tali quadri perché fortunatamente si giunge a una diagnosi e alla terapia.
Rickettsiosi: in Italia è presente l’agente Rickettsia conorii che provoca la Febbre bottonosa del mediterraneo (FBM), normalmente presente nel centro e soprattutto nel sud Italia. L’ospite occasionale della R è il cane, ma possono essere presenti anche nell’ambiente. La patogenesi prevede una replicazione della R nelle cellule dell’endotelio dei vasi della cute con una conseguente vasculite. Ha un periodo di incubazione di una settimana, 10 giorni in media, dopo di che il paziente presenta iperpiressia, mal di testa, mio – artralgie, talvolta congiuntivite.
A livello cutaneo, dopo alcuni giorni dall’esordio dei sintomi, si nota un esantema maculo-papu- lare nodulare (da cui il termine “bottonosa”) sugli arti inferiori,
per poi estendersi dal basso all’alto. Nella zona della puntura della zecca in due terzi dei casi si reperisce un’escara di colore nerastro. Possono essere presenti epatosplenomegalia, linfadenopatia. Esistono poi forme ove non si presentano l’esantema e la febbre. È sempre necessaria, in caso di sospetto diagnostico, chiedere al paziente dove ha trascorso vacanze o dove ha compiuto viaggi, specie se in zone rurali, o se ha avuto contatti con cani o se si è accorto di essere stato punto da una zecca. La diagnostica di laboratorio prevede l’effettuazione del test sugli anticorpi anti IgM, IgG anti R. Conorii. La terapia è a base di tetracicline o cloramfenicolo. Nei bambini si utilizzano i macrolidi.

Malattie trasmesse da insetti

Gli insetti sono la classe degli invertebrati appartenente al tipo degli artropodi comprendente un vastissimo numero di specie ancora oggi solo parzialmente note. Gli insetti comprendono oltre 80% delle specie animali conosciute e costituiscono la classe piu vasta del mondo animale. L’immensa varietà di forme, la straordinaria
prolificità e le ridotte dimensioni rendono gli insetti adatti a
sopravvivere nelle piu avverse condizioni ambientali. Hanno un corpo diviso in tre parti: il capo (con l’apparato boccale, le antenne pluriarticolate e gli organi sensoriali), il torace, a sua volta diviso in tre segmenti, che porta gli organi locomotori (zampe
articolate e le due paia di ali di cui il primo paio può essere
indurito in elitre per protezione mentre il secondo trasformato in bilanceri in qualità di organi stabilizzatori) e l’addome (con gli
organi della respirazione, digestione, riproduzione ed escrezione). Gli insetti hanno sessi separati (solo poche specie sono ermafrodite), sono ovipari e hanno sviluppo indiretto che si compie attraverso metamorfosi completa o incompleta. Nel primo caso l’animale passa successivamente attraverso gli stadi di uovo, larva, ninfa (o pupa, o crisalide) e insetto adulto. Alcuni insetti non hanno metamorfosi
(ametaboli). Gli insetti sono suddivisi nelle due sottoclassi degli apterigoti (primitivi e privi di ali) comprendente gli ordini dei Proturi, Collemboli, Dipluri e Tisanuri e degli pterigoti (alati)
comprendente gli ordini dei Efemerotteri, Plecotteri, Odonati, Grilloblattoidei, Ortotteri, Fasmoidei, Dermatteri, Diploglossi, Blattoidei, Mantoidei, Isotteri, Zoratteri, Embiotteri, Corrodenti, Mallofagi, Anopluri, Tisanotteri, Eterotteri, Omotteri, Coleotteri, Strepsitteri, Megalotteri, Rafidiotteri, Planipenni, Mecotteri,
Tricotteri, Lepidotteri, Ditteri, Sifonatteri, Imenotteri, etc. La scienza che studia gli insetti si chiama entomologia (dal greco éntomos, animale articolato, segmentato + lògos, discorso,
trattazione), ramo della zoologia, mentre il cultore di tale scienza si chiama entomologo.
In relazione all’uomo gli insetti, che hanno un ruolo ben preciso nei cicli naturali, si possono suddividere in utili e nocivi. I primi svolgono importanti funzioni quali l’impollinazione dei fiori, producono cera, miele, seta, lacca e coloranti, riciclano enormi quantità di sostanza organica in decomposizione, si comportano da spazzini della natura, si nutrono di svariati insetti nocivi e delle loro larve, etc. I secondi arrecano danni nell’agricoltura, nell’industria alimentare ed anche nell’igiene in quanto alcune specie (ematofage) sono vettrici di gravi malattie dell’uomo e degli animali trasmettendo e diffondendo protozoi, parassiti, batteri e virus. La lotta contro gli insetti nocivi può essere attuata con mezzi meccanici, chimici e biologici (che sfrutta la specie predatrice naturale di quella nociva, etc.) anche se è la lotta integrata, una combinazione dei tre precedenti sistemi, a fornire i risultati migliori.
Gli insetti pungono per due motivi il primo per difesa e offesa (api, vespe, calabroni, etc.) con l’iniezione di un veleno e il secondo per prelevare il sangue necessario per la maturazione delle uova (insetti ematofagi come zanzare, zecche, tafani, etc.). Con questa azione l’insetto può essere veicolo di malattie, anche gravi, per l’uomo.
Alcuni insetti vettori di malattie
Ape
Nome generico con cui vengono designati gli Insetti Imenotteri Aculeati della famiglia Apidi. Le femmine hanno un pungiglione uncinato all’estremità dell’addome e possono pungere una sola volta e poi muoiono. Esse attaccano solamente se provocate. Tra le varie specie l’Apis mellifica e l’ape italiana (sottospecie Apis mellifica ligustica) .
Blatta o Scarafaggio
Nome generico con cui vengono designati gli Insetti Blattari. Predilige anfratti nelle strutture edilizie, dai quali esce nottetempo. Animale repellente e dall’odore sgradevole, è diffusore di malattie specie tubercolari. Comuni sono la blatta orientale o scarafaggio delle cucine (Blatta orientalis) , la blatella germanica (Blattella germianica) e la blatta americana (Periplaneta americana).
Cimice
Nome generico con cui vengono designati gli Insetti Emitteri, sottordine Eterotteri, appartenente alla famiglia Cimicidi. Si sviluppa in ambienti di scarsa igiene: annidandosi anche nei letti, succhia sangue e emana cattivo odore. La sua puntura causa dermatiti e irritazione agli occhi. In particolare la cimice dei letti (Cimex lectularius), lunga pochi millimetri, rossiccia, appiattita, è parassita dell’uomo, oltre che di talune specie animali. La sua puntura, dolorosa, è sospettata come mezzo di trasmissione di malattie di varia natura. Conduce un’esistenza prettamente notturna. Le femmine depongono le uova, in gruppi di alcune centinaia, nelle fessure dei muri, dei mobili, etc.
Formica
Nome generico con cui vengono designati gli Insetti Imenotteri aculeati. Attratta dal cibo (soprattutto dolce) è presente ovunque in colonie numerose e infestanti. La sua puntura è irritante. Comune in Italia è la Crematogaster scutellaris dal corpo nero e testa rosso vivo, essa vive nei vecchi tronchi. La formica rossa (Formica rufa), protetta dalla legge in quanto utile e predatrice di molti insetti nocivi, è di colore rosso ruggine e vive nei boschi di conifere delle Alpi e degli Appennini. Il suo nido si presenta come un monticello conico costituito da aghi di conifere e di grani di terra alto circa 1 metro.
Mosca
Nome generico con cui vengono designati gli Insetti Ditteri Brachiceri. Vive abitualmente in ambienti infetti (discariche, letamai, etc.) trasmettendo infezioni varie (tifo, etc.) a causa della sporcizia e dei germi che trasporta.
Ciascuna femmina può deporre 2000 uova. La mosca domestica (Musca domestica) si nutre di qualsiasi sostanza organica. Ha un’alta capacità di adattamento ai vari insetticidi e dare origine per mutazione a ceppi resistenti.
Pappatacio o Flebotomo
Nome generico con cui vengono designati della famiglia Psicodidi, appartenenti diffusi in luoghi umidi. Il nome volg fatto che esso non si preannuncia con altri insetti ma arriva silenziosamente,
gli Insetti Ditteri Nematoceri al genere Phlebotomus. Sono are di pappatacio deriva dal il caratteristico ronzio di punge e succhia il sangue.
Pidocchio
Nome generico con famiglia Pediculidi (Pediculus humanus piattola (Pthirus humanus capitis).
cui vengono designati gli Insetti . Si hanno il pidocchio del corpo corporis o vestimenti), pidocchi pubis) e il pidocchio della tes
Anopluri della o dei vestiti o del pube o ta (Pedunculus
Pulce
Nome generico con cui vengono designati gli Insetti Afanitteri dell’ordine Sifonatteri. Abbiamo la pulce dell’uomo o comune (Pulex irritans), pulce del cane (Ctenocephalides canis), pulce del gatto (Ctenocephalides felis) e pulce dei ratti (Xenopsylla cheopis). Si sviluppa dove vivono cani e gatti: la sua puntura, con la quale succhia sangue, provoca gonfiore e prurito, trasmette germi e diffonde le tenia.
Ragno
Nome generico degli dell’ordine Araneidi . gruppi, i ragni sono
artropodi attribuito a Non è un insetto. Ad tutti velenosi. Quelli
vari generi di Aracnidi eccezioni di due piccoli tipici italiani sono la
tarantola comune (Lycosa tarentula), ragno crociato (Araneus diadematus) e il malmignatto (Latrodectus tredecimguttatus). Solo il morso di quest’ultimo può creare seri problemi. Esso si riconosce dal colore nero con 13 macchie sull’addome, in genere gialle oppure, piu raramente, rosa o rosse. Il morso dei ragni è riconoscibile per la presenza dei due punti di penetrazione a differenza della puntura di un insetto che lascia una sola traccia. Estremamente importante è il loro ruolo ecologico distruggendo molti insetti dannosi all’agricoltura.
Nome generico degli artropodi attribuito a vari generi di Aracnidi dell’ordine degli Scorpionidi. Non è un insetto. Comune in Italia e nei paesi mediterranei è la specie Euscorpius italicus lungo fino a circa 5 centimetri, con livrea bruno-rossiccia oltre all’ Euscorpius germanus, Euscorpius flavicaudis, Euscorpius carpathicus. Nel migliore dei casi il morso causa vivo dolore localizzato, prurito con leggero gonfiore, ingrossamento delle linfoghiandole regionali e aumento della temperatura cutanea e della sensibilità attorno al morso. Sono tutti vivipari e vivono nei climi caldi e temperati.
Nome generico con cui vengono designati gli Insetti Ditteri Brachiceri della famiglia dei Tabanidi. Molto comune in Italia è tafano dei buoi (Tabanus bovinis). Sono diffusi ovunque, vivono nelle zone umide frequentate da ovini, equini e bovini.
Vespa
Nome generico di varie specie di Imenotteri Aculeati della famiglia dei Vespidi. Specie comuni in Italia sono la vespa solitaria (Eumenes pomiformis), il calabrone (Vespa crabro) e la vespa nostrana (Polistes gallicus). Le femmine hanno un pungiglione con il quale possono infliggere più di una puntura e attaccano anche quando sono semplicemente disturbate.
Nome generico con cui vengono designati gli Insetti Ditteri della famiglia Culicidi. Vive vicino all’acqua stagnante, trasmette malattie e provoca fastidiose infiammazioni cutanee pungendo per succhiare sangue. Nel mondo ci sono circa 3000 specie diverse di zanzara delle quali circa 65 sul nostro territorio. La zanzara femmina è quella che
punge. La zanzara comune è la Culex pipiens. Le zanzare sono attirate da colori scuri e profumi. La zanzara tigre (Aedes albopictus), originaria dell’Asia, attraverso gli USA è giunta anche da noi. Diversamente dalla zanzara comune è piu piccola e punge anche di giorno. Ha una colorazione nera con striature bianche sulle zampe e sull’addome. E’ molto aggressiva e la sua dolorosa puntura provoca bolle e gonfiori pruriginosi. Come per tutte le zanzare le larve e ninfe vivono nell’acqua generalmente stagnante come anche quella, per esempio, dei sottovasi delle piante alla quale è possibile mettere un pezzetto di rame per eliminarle in quanto tossico per le stesse. In vasche e fontane si possono mettere dei pesci rossi o gambusie che si nutrono delle larve di zanzara.
Nome generico degli artropodi attribuito a vari generi di Aracnidi dell’ordine degli Acari. Non è un insetto. Acaro caratterizzato dal dorso coperto da un robusto scudo, succhia il sangue dei mammiferi trasmettendo parassiti nocivi. Se ne conoscono oltre 800 specie in tutto il mondo. Tradizionalmente suddivise nelle famiglie Argasidae (o zecche molli) e Ixodidae (o zecche dure). Predilige i climi temperati e le zone a maggiore umidità. Generalmente punge da primavera ad autunno inoltrato. Raramente si trova oltre i 1500 metri d’altitudine. Diffuse sono la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), Ixodes persulcatus.

Le zecche sono pericolose?
SI. possono esserlo. Quella più rischiosa per l’uomo é la zecca dei boschi od Ixodes ricinus. Con la sua punlura può trasmettere malattie infettive alcune delle quali, come la malattia di Lyme. possono avere serie conseguenze se non vengono curate tempestivamente.
Dove si trova la zecca dei boschi?
Nell’erba e nei cespugli. Ama gli ambienti umidi ed ombreggiati con vegetazione bassa ed un letto dì foglie secche, meglio se boschivi e con erba Incolta, come pure le zone di confine tra prato e bosco soprattutto se con presenza d’acqua E’ presente in molte aree del nostro territorio, più in collina che in pianura, ed è resistente a condizioni ambientali sfavorevoli.
Come si presenta?
La zecca dei boschi è scura e molto piccola, quindi difficile da vedere: negli stadi di larva e ninfa non è più grande di una testa di spillo e l’adulto è di poco più grande.Da sinistra larva, ninfa, maschio e femmina adulti, femmina npena di sangue, maschio e femmina adula della zecca del cane
Come puoi evitare di essere punto?
Indossa vestiti chiari per identificare più facilmente le zecche e rimuoverle prima che si attacchino alla cute. Usa maglie a maniche lunghe ed infila i pantaloni dentro ai calzettoni o. meglio, a stivali alti dotati di stringhe. Cammina al centro dei sentieri, evitando di strisciare contro la vegetazione ai lati, e non sederti direttamente sull’erba Fai frequenti controlli su te stesso e su chi ti accompagna, osservando i tratti di pelle scoperti e gli abiti. Al ritomo da gite in zone infestate da zecche, lava i vestiti in lavatrice alla temperatura più alta possibile e. prima di fare il bagno, ispezionati tutto il corpo con l’aiuto di un’altra persona per le zone difficilmente visibili. Soprattutto nei bambini, fai attenzione anche al cuoio capelluto.
Ci sono prodotti repellenti per tenere lontane le zecche?
Sono moderatamente efficaci i repellenti a base di DEET. reperibili anche in farmacia, applicati sui vestiti e sulla cute esposta, senza però eccedere nella quantità e frequenza d’uso, specialmente net bambini piccoli. Segui quindi attentamente le istruzioni indicate sulla confezione.
In quale stagione potresti essere punto?
Le zecche possono pungere in ogni periodo dell’anno ma sono molto più attive nel periodo compreso fra la pnmavera e il tardo autunno.
Che cosa devi fare se sei stato punto?
Le probabilità d’infezione sono basse se la zecca resta attaccata alla cute per meno di 36-48 ore Una zecca va rimossa correttamente: afferrala con una pinza Il più vicino possibile alla cute e toglila tirando verso l’alto senza schiacciarla Se il rostro (l’organo che la zecca usa per attaccarsi) rimane nella pelle, estrailo con un tipica chiazza rossastra che si allarga Una diagnosi precoce permetterà di iniziare subito la terapia opportuna e di evitare le complicanze Inoltre, ò da tener presente che nel caso di questa malattia gli esami del sangue non sono molto precisi: ciò aumenta l’importanza dell osservazione per vedere un eventuale “cerchio” sulla pelle che si allarga
Cos’è la Malattia di Lyme?
E’ una malattia infettiva che colpisce vari organi e si sviluppa in più fasi La fase iniziale, come abbiamo visto, colpisce la pelle, generalmente non è grave e a volte guarisce anche da sola. Se però non viene curata con la terapia opportuna, possono poi comparire le fasi tardive, anche dopo mesi nelle persone che non sono state trattate adeguatamente nella fase iniziale Le fasi tardive sono molto più gravi della fase precoce e provocano artriti, disturbi dei nervi, del cervello, del cuore e degli occhi.
La Malattia di Lyme é curabile?
Si. con una terapia antibiotca un po’ più lunga
del solito rmo a tre – quattro settimane nella
fase iniziale. Questa terapìa è praticamente
sempre in grado di stroncare l’infezione e di
evitarne le complicanze
Le fasi tardive richiedono invece terapie più
impegnative e purtroppo non sempre
completamente efficaci
Quindi, più precoce 6 la diagnosi più 6 facile
prevenire te complicanze.
La puntura di zecca è sempre contagiosa?
No. In Emilia Romagna la percentuale di zecche infette è al momento relativamente ago da siringa sterile. Disinfetta la zona e verifica di essere vaccinato contro il tetano Non gettare la zecca tolta ma bruciala.
Cosa non devi fare se sei stato punto?
Non devi usare metodi impropri di estrazione quali il caldo (brace di sigaretta, fiammiferi, aghi arroventati) o sostanze come petrolio, benzina, (rietina, ammoniaca, acetone etc. Tali metodi “irritano” la zecca e aumentano il rìschio di infezione. Non toglieda con le mani o schiacciada con le dita: potresti contagiadi attraverso piccole lesioni della prette o per schizzi di sangue
Cosa devi fare dopo aver tolto la zecca?
Controlla tutti I giorni per 30-40 giorni
l’area cutanea colpita. Rivolgiti subito al tuo medico di famiglia se compare una chiazza rossastra tondeggiante che si allarga sempre di più. spesso schiarendo al centro in modo da formare un’immagine ad anello. Rivolgiti al medico anche se compaiono febbre, mal di testa, malessere, ingrossamento delle ghiandole vicino alla zona dove sei stato punto, dolori alle articolazioni. Nei 30-40 giorni di osservazione non usare antibiotici di tua iniziativa: ciò potrebbe impedire al medico di diagnosticare correttamente un’eventuale infezione. Se per altri motivi devi ricorrere agli antibiotici, avvisa il medico che sei stato punto da una zecca, cosi da consentirgli di usare i farmaci efficaci anche contro la Malattia dì Lyme.
Perché è importante l’osservazione?
Per cogliere il più precocemente possibile il segno della malattia di Lyme. costituito da una bassa: perciò la maggior parte delle punture di zecca non ha nessuna conseguenza Ciò non toglie che sia meglio usare sempre prudenza, per potersi muovere in tranquillità
E’ opportuno proteggere cani e gatti dalle zecche?
Si Esistono prodotti repellenti specifici ed il vostro veterinario vi saprà consigliare quello più adatto al vostro amico a quattro zampe
La comune zecca del cane può trasmettere la Malattìa di Lyme?
No Può trasmettere, seppur più raramente, altre malattie infettive.

Numerosi artropodi sono vettori di malattie infettive ma, oltre la chemio-profilassi per la malaria, solo per febbre gialla ed encefalite giapponese esistono vaccini. Le altre malattie si possono evitare adottando efficaci mezzi di protezione individuale (insettorepellenti cutanei), un abbigliamento adeguato in relazione ai luoghi frequentati, zanzariere ed insetticidi (l’uso smodato di quest’ultimi, oltre a creare problemi di impatto ambientale, determinano resistenze degli insetti stessi). A titolo conoscitivo nella sottostante tabella, non esaustiva, sono riportate alcune delle malattie infettive veicolate da insetti con il loro agente eziologico e il relativo vettore diffondente.

[1] Viene anche denominata Febbre di Oroya o Verruca peruviana.
[2] Il nome deriva dall’omonima cittadina americana (contea di Old Lyme nello stato del Connecticut) dove venne descritto il primo caso nel 1975.
[3] Viene anche denominata Febbre tropicale o Febbre rossa o Febbre rompiossa.
[4] Viene anche denominata Febbre dei tre giorni o Febbre di Cicoli.
[5] Dal nome del medico italiano Agostino Carducci (1873-?) che per primo descrisse la malattia. Viene anche denominata Febbre mediterranea o Febbre di Marsiglia o Febbre di Tunisi o Febbre esantematica del Marocco (per la sua localizzazione geografica) oppure Febbre Bottonosa o Febbre esantematica o Febbre escaronodulare o Febbre papulare o Tifo endemico estivo (per le sue peculiarità cliniche) o Tifo canino o Tifo da zecche.
[6] Viene anche denominata Febbre amarillica o Tifo amarillico.
[7] Viene anche denominata Febbre del Queesland. Tuttavia il nome di Febbre Q non deriva dalla lettera iniziale di Queesland ma dal fatto che Derrich, il primo medico che ne descrisse il quadro clinico nel 1935-36, così la chiamo dalla iniziale della parola inglese query (quesito, domanda) per sottolineare l’oscurità che allora regnava sull’origine causale del morbo che solo alcuni anni piu tardi venne scoperta essere una rickettsiosi.
[8] Viene anche denominata Febbre volinica o Febbre dei cinque giorni o Febbre polonica o Febbre Ikwa o Febbre delle trincee o Febbre della Mosa o Febbre alternante russa.
[9] Viene anche denominata Bottone di Aleppo o Bottone d’Oriente o Bottone di Baghdad.
[10] Viene anche denominata Kalar-azar (un termine popolare arabo) o Febbre dum-dum o Febbre nera. Dal nome del medico inglese William Boog Leishman (18651926) che le scoprì come agente eziologico del Kalar-azar.
[11] Viene anche denominata Filariosi oculo-cutanea.
[12] Viene anche denominata Febbre petecchiale o Tifo epidemico o Tifo castrense o Dermotifo.
Bisogna tenere presente che tutti gli insetti, pur essendo potenziali
vettori di malattie infettive, non sono tutti infetti. Se si escludono alcune zone a rischio endemico (ossia dove la malattia infettiva è costantemente presente, anche se in forma sporadica) la possibilità di contrarre una malattia è comunque basso.
Per un’efficace prevenzione ecco alcuni utili consigli
01) Evitare di avventurarsi nei boschi con parti scoperte del corpo e
con scarpe basse o da tennis. Il fondo dei pantaloni deve essere infilato all’interno delle calze o inseriti all’interno degli
stivaletti tipo anfibi.
02) All’aperto, le parti scoperte del corpo devono essere protette da
insettorepellenti. Da studi scientifici effettuati il piu efficace, in termini di durata temporale, è risultato quello composto da
dietilmetilbenzamide o dietiltoluamide o DEET con una protezione di 46 ore dalla sua applicazione. Altri prodotti durano al massimo un’ora e mezza.
03) Leggere e seguire correttamente le modalità d’uso degli insettorepellenti che si adoperano. Il sudore e l’acqua (pioggia, attraversare un torrente, etc.) elimina la protezione dell’insettorepellente che dovrà essere necessariamente riapplicata.
04) Nelle gite in montagna, in campagna, etc. comunicare a famigliari dove ci si reca (soprattutto se tali posti sono isolati), portare un minimo di pronto soccorso, conoscere il piu vicino pronto soccorso e numeri di emergenza.
05) Ricordarsi sempre di coprire i cibi e le bevande o di riporli al chiuso.
06) Evitare di usare profumi, deodoranti, lacche e gommine per capelli perché i loro aromi attirano gli insetti.
07) Evitare rive di fiumi, laghi, ruscelli e corsi d’acqua, frequentare il meno possibile gli ambienti umidi.
08) Evitare di sedersi o sdraiarsi sull’erba o in prossimità di cespugli o stazionare sotto gli alberi.
09) Al tramonto meglio evitare performance sportive all’aperto.
10) Indossare abiti preferibilmente di colore chiaro. Questo perché eventuali insetti ‘raccolti’ durante la passeggiata in campagna verrebbero individuati con più facilità.
11) Al rientro da una escursione in campagna lavarsi accuratamente e ispezionare vestiti e corpo per verificare la presenza di insetti ancora attaccati e segni rilevatrici di morsi.
12) Evitare movimenti bruschi se un insetto vi ronza intorno (vespe, api, tafani, etc.).
13) Negli ambienti a rischio (cantine, solai, etc.) fare buon uso di prodotti insetticidi.
14) Le porte e finestre degli ambienti in cui si dorme dovrebbero essere forniti di zanzariere.
15) Utile favorire la movimentazione dell’aria durante le ore serali.
16) Pulire accuratamente e sfalciare aiuole e giardini. Utilizzare sempre dei guanti.
17) Evitare depositi di rifiuti, cumuli di foglie e di letame nei pressi delle abitazioni.
18) Per i proprietari di animali domestici, ispezionare frequentemente gli stessi al fine di liberarli da eventuali parassiti.
In caso di puntura d’insetto
Nella maggioranza dei casi sarà sufficiente disinfettarsi e usare
farmaci sintomatici.
A) cercare di rimanere il piu possibile calmi.
B) Evitare di grattarsi per non diffondere l’infezione.
C) Applicare un impacco con acqua fredda o del ghiaccio (non ha diretto contatto con la pelle) sulla parte colpita per rallentare l’assorbimento del veleno e per alleviare il dolore.
D) In caso di presenza di una zecca sulla pelle essa dovrà essere distaccata correttamente mediante l’uso di una pinzetta (afferrare l’insetto con la pinzetta il più vicino possibile alla cute e toglierla tirando verso l’alto senza schiacciarla). L’insetto tolto va bruciato. L’area cutanea interessata deve essere mantenuta sotto controllo per almeno un mese e rivolgersi al medico qualora compaia una chiazza rossastra che si allarga ad anello ((eritema migrante).
E) Il rostro di un insetto (per esempio della Zecca, etc.) va estratto con attenzione dalla cute con un ago da siringa sterile.
F) Il pungiglione di un insetto (per esempio dell’Ape, Vespa, Calabrone, etc.) va estratto con attenzione dalla cute premendo o raschiando la parte senza tirare o schiacciare.
G) La pelle andrà successivamente lavata con acqua e sapone e disinfettata con cura. Ad esempio con bicarbonato di sodio diluito con acqua e ammoniaca se l’insetto è un Ape o aceto se è una Vespa.
H) Una pomata al cortisone (seguire sempre le istruzioni del foglietto illustrativo allegato) limita il dolore, il gonfiore e il prurito.
I) Se una puntura di insetto dà reazioni inconsuete e durature, consultare un medico.
Nel caso di un numero elevato di punture, il luogo della puntura sia il viso, lingua e gola, occhi, collo, vene, etc., una sensibilità individuale anormale (bambini, persone anziane, debilitate e soprattutto ipersensibili o allergiche)
è assolutamente necessario l’immediato intervento medico raggiungendo la struttura specializzata medica piu vicina per le opportune cure e
profilassi.
La consultazione di un medico o di un farmacista o recarsi presso una struttura medica specializzata (Pronto Soccorso) per ogni evenienza non è mai da sottovalutare per la propria salute personale.

STREPTOCOCCHI ED ENTEROCOCCHI
Gli strepto sono batteri sferici disposti in coppia o in catenelle. Sono capsulati, immobili, asporigeni, G-P e ossidasi negativi e sono catalasi negativi. Aerobi-anaerobi facoltativi capaci esclusivamente di un metabolismo energetico di tipo fermentativo.
Classificazione
Gli strepto sono raggruppati in rapporto al tipo di emolisi prodotta in piastra agar-sangue ed in rapporto alle caratteristiche antigeniche di alcuni polisaccaridi della parete cellulare, denominati antigene C.
Emolisi
È possibile dividere gli strepto in 3 gruppi: alfa-emolitici o viridanti, beta-emolitici e non emolitici o gamma-emolitici. Le colonie degli strato alfa sono circondate da un ristretto alone di emolisi incompleta, con una tipica coloritura verdastra per la presenza di un composto con questa colorazione, prodotta dalla trasformazione metabolica dell’emoglobina, mentre le colonie dei beta sono circondate da un alone molto ben evidente di emolisi completa. S.pyogenes è beta,
S.agalactiae è frequentemente gamma, S.pneumoniae e la maggior parte degli strepto nel cavo orale sono alfa.
Antigene C
Sulla base del tipi di antigene di polisaccaridi estraibili dalle cellule batteriche mediante idrolisi acida a caldo , gli streptococchi sono divisi in gruppi (classificazione di Lancefield).
S.pyogenes appartiene al gruppo A, S.agalactiae al gruppo B, mentre S.pneumoniae non posside nella parete un antigene polisaccaridica estraibile.
STREPTOCOCCUS PYOGENES
È uno streptococcus beta-emolitico con antigene A. La manifestazione infiammatoria acuta più frequente è l’angina streptococcica (rinofaringite con tonsillite, febbre elevata ed adenopatia satellite)che, si accompagna ad un caratteristico esantema e prende il nome di scarlattina. All’angina possono accompagnarsi localizzazioni di streptococchi a livello del tessuto valvolare cardiaco con conseguente endocardite acuta ulcerativa.
Strutture superficiali e caratteri antigeni
E’ caratterizzato dalla presenza, nella parete cellulare , dell’antigene A (un oligomero di N-acetil- glucosamina e ramnoso). La cellula batterica può presentare una capsula provvista di elevato potere antifagocitario. La capsula è formata da acido jaluronico e non è immunogena perché indistinguibile dall’acido jaluronico presente nel connettivo. Antigenicamente efficaci oltre che essenziali per la patogenicità sono le fibrille presenti alla superficie della cellula e che, sono formate da una proteina fibrillare denominata proteina M che, complessata ad acidi teicoici, si proietta all’esterno della cellula. La proteina M è un importante fattore di virulenza, per la sua azione antifagocitari che conferisce al batterio la capacità di resistere alla fagocitosi da parte dei leucociti, capacità che viene abolita in presenza di anticorpi anti-proteina M. Esistono tuttavia 100 diversi sierotipi di proteina M, per cui uno stesso individuo può presentare ripetute infezioni al batteri. La porzione distale della proteina è quella che presenta le caratteristiche di ipervariabilità, mentre la parte prossimale è più conservata. I vari sierotipi di proteina M, possono essere divisi in 2 classi principali, delle quali la classe I comprende le proteine M che nella porzione carbossiterminale possiedono epitomi immunogeni che presentano analogie di sequenza a.a. tra loro, e caratteristiche che sono assenti nella classe II. La presenza di proteine M di classe II è associata con la produzione di opacity factor,  che è uan liproteinasi con capacità di attaccare le liproteine presenti nel siero liberandone la porzione lipidica ed inducendone la opacizzazione del terreno di coltura. Le proteine M , dividono varie proprietà e significative omologie a.a. con numerose proteine fibrillari umane. La proteina M è in grado di promuovere l’accumulazione degli streptococchi nel sito dell’infezione come risultato di fenomeni di coaggregazione tra le cellule batteriche, presumibilmente mediati dalla interazione della proteina M con proteine dell’ospite. Il meccanismo attraverso il quale il batterio aderisce alle cellule epiteliali, è rappresentato fondamentalmente dalla interazione della superficie batterica con la fibronectina presente nella matrice intercellulare, che appare mediata da una proteina denominata proteina F che è da considerare la principale adesina del batterio.
Meccanismo dell’azione patogena
Nelle forme piogeniche acute, giocano un ruolo fondamentale la proteina F, l’azione antifagocitaria della capsula e, della proteina M, la produzione di esotossine e di esoenzimi. L’esotossina principale è costituita dalla streptolisina-O, fa parte del gruppo di citolisine la cui attività è inattivata dalla presenza di ossigeno, e che agiscono tutte sulle membrane cellulari causando la formazione di pori che alterano gli scambi cella cellula con l’ambiente, causandone la morte (apoptosi). La streptolisina-O è dotata di notevole potere immunogeno e agisce in particolare sui cheratinociti e leucociti. Oltre il 95% degli stipiti di S.pyogenes produce anche un’altra sostanza, la streptolisina-S, che dopo la sintesi rimane associato alla superficie del batterio e che, viene liberato nel mezzo di coltura solo in presenza di alcune sostanze (carrier) come l’albumina sierica, alfa-lipoproteine, alcuni detergenti non-ionici, i quali formano in complesso con il peptide tossico. La streptolisina-S è ossigeno stabile ed è responsabile dell’alone i emolisi completa intorno alle colonie del batterio. La sterptolisina-S ha una scarsa o assente immunogenicità e conseguente mancanza di risposta anticorpale nei soggetti infetti. Gli esoenzimi sono rappresentati fondamentalmente da una streptochinasi che agisce sul plasminogeno umano catalizzandone la trasformazione in plasmina in grado si dissolvere i coaguli di fibrina, un’attività cisteino-proteasica legata alla tossina pirogena SPE-B in grado di convertire sia il precursore della IL-lbeta nella forma attiva, sia di agire nei confronti di varie proteine presenti nella matrice extracellualre, favorendone la dissoluzione, ed una Jaluronidasi, sostanze in grado di favorire la diffusione del batterio. S.pyogenes presenta, legata alla superficie della cellula, anche una C5apeptidasi capace di distruggere il componente C5a del complemento e di eliminarne quindi l’azione di fattore chemiotattico positivo. Tutti gli stipiti , inoltre, producono una NADasi con la quale il batterio è in grado di danneggiare i leucociti che abbiano fagocitato il batterio e che è dotata di potere immunogeno, ed una DNasi, molti producono una neuraminidasi che agisce depolarizzando le secrezioni mucose presenti sugli epiteli, con il probabile significato di fattore in grado di favorire la colonizzazione dell’epitelio da parte del batterio. Alcuni stipiti producono tossine pirogene ed il cosiddetto superantigene streptococcico. Le infezioni cutanee da S.pyogenes possono essere seguite da shock tossico. Gli strepto produttori di SPE-A sono i responsabili della scarlattina, che è una ,malattia esantematica dell’infanzia.
SPE-B è una cisteino-proteasi in grado di attaccare varie proteine dell’ospite, comprese la fibroncetina e la vitronectina nonché il precursore dell’interleuchina-lbeta attivandolo.
SPE-C ha un azione simile a SPE-A.
SPE-F sembra la principale responsabile dell’insufficienza respiratoria acuta e dell’edema polmonare emorragico che di possono osservare in concomitanza con una sindrome da shock tossico del batterio, per un’azione lesiva sugli endoteli vascolari polmonari che ne causa un’elevata permeabilizzazione. Più complessa è la patogenesi delle sequele non-supperative:
La febbre reumatica acuta (caratterizzata da lesioni a livello dei tessuti articolari) è la complicanza rappresentata dalla malattia cardiaca reumatica con una componente autoimmune, la cui comparsa è associata ad una pregressa lesione infiammatoria a localizzazione faringea da S.pyogenes.
La glomerulonefrite post-streptococcica, anch’essa correlata ad una pregressa infezione streptococcica acuta, sembra la conseguenza della formazione in circolo, di una notevole quantità di complessi antigene-anticorpo depositati a livello del filtro renale, con il richiamo e l’attivazioni di notevoli quantità di complemento a sua volta in grado di innescare un processo infiammatorio localizzato con distruzione del parenchima renale. La deposizione di complessi antigene-anticorpo a livello dei capillari del derma e del sottocutaneo può innescare un processo infiammatorio localizzato che si traduce clinicamente nella comparsa del eritema nodoso.
Metodi di identificazione
Per l’isolamento si procede alla semina in piastra di agar-sangue. Le colonie appaiono con un aspetto mucoso e circondate da un alone di emolisi. L’identificazione può essere fatta anche in base alla sua maggior sensibilità alla bacitracina rispetto agli altri streptococchi. L’identificazione del polisaccaride C vien fatta attraverso la metodica di Lancefield mediante test al latice di polistirolo. Per una identificazione rapida è inoltre possibile ricorrere ad una reazione di immunofluorescenza. In questo caso l’antigene viene posto a contatto con anticorpi antipolisaccaridi di gruppo A coniugati con isotiocinato di fluoresceina.
Reazioni sierologiche utilizzabili a scopo diagnostico
Per evidenziare una risposta immune nei confronti di S.p ci si basa sul fatto che tutti i tipi del batterio producono streptolisina-O, si ricorre quindi alla ricerca degli anticorpi verso questa tossina. Una serie di provette contenenti una quantitò nota di streptolisina-O vengono addizionati a quantità scalari di siero e incubate a 37 ° per 1 ora. Reincubandona 37 ° per 45 minuti dopo l’aggiunta di sangue di coniglio al 5% si evidenzia un’emolisi in quelle provette in cui la streptolisina non è stata neutralizzata dagli anticorpi del siero. Questo metodo viene usato nella diagnosi delle sequele non suppurative in quanto si accompagnano ad elevati titoli anticorporali.
Sensibilità ad antibiotici e chemioterapici
La penicillina è l’antibiotico a cui il batterio è sensibile, in caaso di allergia alla penicillina può essere utilizzato eritromicina o sulfamidici.
STREPTOCOCCHI DI GRUPPO B
Streptococcus agalactiae è spesso presente come componente della popolazione microbica commensale dell’uretra maschile e della vagina e può essere trasmesso durante il rapporto sessuale. Il batterio è caratterizzato dal possesso dell’antigene polisaccaridica di gruppo B ed è in genere nonemolitico e solo occasionalmente presenta una modesta attività beta-emolitica. Produce il fattore CAMP che è in grado du completare la lisi di emazia esposte alla beta-citolisina stafilococcica. Pe rla identificazione. Oltre che alla ricerca dell’antigene polisaccaridica si può ricorrere al CAMP test che consiste nel mettere in evidenza l’emolisi completa di emazia di pecora, esposte alla beta- emolisina stafilococcica, ad opera di colture dello streptococco in esame.
STREPPTOCOCCHI VIRIDANTI
Hanno proprietà alfa-emolitiche. Le specie di viridanti più frequentemente riscontrate sono S.mutans, S.salivarius, sanguis, mitior, milleri. Le prime 4 specie sono produttrici di glucani che ne favoriscono l’adesione a superfici lisce come quelle dello smalto dentario. Sono normalmente sensibili agli antibiotici beta-lattamici ( penicillina) .

Allergia al veleno di insetti
Con l’arrivo della stagione primaverile si intensificano le uscite e le attività ricreative all’aperto e torna, puntualmente, a diffondersi la “fobia” per le punture d’insetto. Ogni anno numerose persone vengono punte da api, vespe e calabroni. Questi insetti, appartenenti alla famiglia degli Imenotteri, quando pungono iniettano nella vittima il loro veleno. Nella maggior parte dei casi le punture si risolvono spontaneamente con arrossamento, gonfiore e bruciore locali che possono durare al massimo qualche ora. Una piccola percentuale di soggetti può invece sensibilizzarsi al veleno di questi insetti e sviluppare reazioni allergiche anche severe.
Prevalenza
La prevalenza delle reazioni sistemiche da punture di imenotteri risulta compresa tra lo 0.4-0.8% della popolazione pediatrica e il 5% della popolazione adulta; di queste ultime circa l’1% è di tipo anafilattico. Se vengono considerate anche le reazioni allergiche di tipo locale la percentuale arriva al 19%.
Maggiormente colpite dall’allergia al veleno di imenotteri, risultano le categorie particolarmente esposte come gli apicoltori, gli agricoltori, i residenti in zone rurali e coloro che per lavoro o per hobby svolgono attività all’aperto. Il maggior numero di reazioni allergiche è riscontrabile nella popolazione maschile di età inferiore a 30 anni. Tuttavia il rapporto tra esposizione e rischio di malattia appare condizionato da alcuni fattori.

Gli apicoltori professionisti, punti frequentemente (almeno 50 punture per stagione) raramente sviluppano reazioni, poiché la quantità complessiva di veleno ricevuta li sottopone verosimilmente ad una “iposensibilizzazione naturale”. Un intervallo tra due punture successive inferiore a due mesi, costituisce invece un fattore di rischio significativo per l’insorgenza di manifestazioni allergiche. Le reazioni più gravi si documentano prevalentemente in individui anziani poiché le condizioni cliniche generali, soprattutto cardiocircolatorie, influenzano negativamente la prognosi.
Cause
In Italia gli imenotteri pungitori sono rappresentati dalle famiglie dei Vespidi (Giallone, Polistes e Calabrone) e degli Apidi (Ape e Bombo).
La Vespa o Giallone è la più diffusa nel nostro paese; misura fino a 1,5 cm in lunghezza, ha l’addome tipicamente a strisce gialle e nere, quasi privo di peluria. Di solito nidifica nel terreno sotto le rocce o tra le radici degli alberi. E’ attratta dall’odore degli alimenti, per cui entra frequentemente a contatto con l’uomo.
Il Polistes è caratterizzato da un corpo più affusolato rispetto alle altre specie di Vespidi e da zampe più lunghe, i nidi sono generalmente collocati in posizione elevata (grondaie, finestre, rami di albero…) e hanno un caratteristico aspetto cartaceo.
Il Calabrone è il Vespide di più grandi dimensioni (fino a 3 cm), è di colore ruggine e nidifica di solito nei tronchi di alberi o nei solai.

L’Ape raggiunge la dimensione di circa 1,5 cm, ha il corpo ricoperto di peluria ed un colore marrone scuro con bande addominali dorate. L’ape muore dopo la puntura lasciando nella cute il pungiglione con il sacco velenifero.
Il Bombo si distingue dall’ape per le sue maggiori dimensioni, per il corpo rotondeggiante e tozzo e per la sua livrea nera con strisce gialle o arancioni.
Manifestazioni cliniche
Un soggetto allergico al veleno di imenotteri può sviluppare una manifestazione clinica compresa tra reazione locale (arrossamento e gonfiore con diametro superiore a 10 cm e durata maggiore di 24 ore) e lo shock anafilattico.
Generalmente l’allergia al veleno di insetti è caratterizzata dalla seguente storia clinica: dopo una prima puntura l’individuo allergico inizia a produrre gli anticorpi IgE, in grado di reagire con il veleno dell’insetto (di solito una reazione allergica severa non si manifesta mai alla prima puntura); Dopo la seconda puntura di un insetto della stessa specie o simile, il veleno reagisce con gli anticorpi IgE prodotti in risposta alla precedente puntura; Il legame del veleno con le IgE provoca il rilascio di sostanze come istamina e altre sostanze responsabili della reazione allergica.
Le reazioni sistemiche di regola si verificano repentinamente, raramente oltre i 30 minuti, e la rapidità dell’insorgenza è quasi sempre correlata alla gravità della manifestazione. Il quadro clinico delle reazioni sistemiche è variabile e influenzato da numerosi fattori quali le condizioni di salute dell’individuo colpito, gli organi e apparati interessati.

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