Napoli, ragazza down candidata a sua insaputa alla lista civica per Valente: aperta inchiesta della Procura

Federica De Stefano, una giovane di 23 anni affetta da sindrome di down, sarebbe stata inserita a sua insaputa nella lista civica a sostegno della candidata del Partito democratico alle ultime elezioni comunali a Napoli Valeria Valente. Una denuncia per capire cosa sia accaduto.

Penso soprattutto alla vittima, la ragazza, che in questo momento è la vera parte lesa di questa vicenda”, è questo quanto dichiarato dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris commentando la vicenda che ha visto protagonista una giovane ragazza affetta da sindrome di down, la quale pare essere stata candidata a sua insaputa nella lista Napoli Vale a sostegno del Pd Valeria Valente in occasione delle scorse elezioni comunali di Napoli. Ebbene si, una giovane ragazza affetta da sindrome di down è stata candidata a sua insaputa alle elezioni comunali di Napoli avvenuto lo scorso mese di giugno e secondo quanto riferito, sembra che sarà presentata nella giornata di oggi la denuncia. Il fascicolo è stato aperto in seguito alla notizia e pubblicata soltanto nella giornata di domenica; Federica 23 anni affetta da sindrome down ha scoperto per caso di essere stata inserita al sedicesimo posto della lista Napoli Vale-Valeria Valente sindaco, la candidata Pd a sindaco del centrosinistra.

“Eravamo convinti che si trattasse di un caso isolato invece, dagli impiegati comunali dell’ufficio elettorale a cui ci siamo rivolti per chiedere spiegazioni, abbiamo appreso che di casi come quello di Federica ce ne sono altri”, ha dichiarato la signora Francesca, ovvero la mamma di Federica. “Mia figlia ha subito un furto di identità e noi faremo quanto è necessario per difenderci”, ha conclusa la donna. I genitori appresa la vicenda sono rimasti letteralmente sconcertati e sono andati nei giorni scorsi a Palazzo San Giacomo nella sede del Comune per capire cosa fosse accaduto e come può potuto essere accaduto se Federica non è nemmeno mai andata a votare; una volta giunti al Comune hanno appreso che il caso di Federica non era l’unico, ma che anche altri disabili della città erano stati candidati a loro insaputa. Come già anticipato, dunque, i genitori nella giornata di oggi presenteranno una denuncia mentre la questione sembra aver già scatenato polemiche da parte di personaggi del mondo della politica italiana.

“Se fosse tutto confermato sarebbe scandaloso” hanno affermato i deputati M5S della Commissione Affari Sociali annunciando da parte loro delle iniziative parlamentari. “Bisogna verificare in modo chiaro e inequivocabile come siano andate le cose. Se qualcuno ha inserito a loro insaputa dei disabili alle elezioni sarebbe di una gravità inaccettabile e dovrà risponderne in tutte le sedi e anche davanti alla propria coscienza”, sostiene il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. Adesso dovranno fornire spiegazioni i protagonisti che si sono occupati delle scartofie, come la capolista Lida Viganoni che però sembra non risponda al telefono da quando è venuta fuori la vicenda, o ancora come Giorgio Lanzaro il coordinatore del comitato elettorale di Valente.

Si allarga la popolazione dei napoletani candidati a loro insaputa. E la Procura ovviamente apre un fascicolo. Dopo il caso della ragazza down, sono pervenute una decina di richieste alla corte d’Appello da parte di nominativi che si erano visti recapitare la richiesta di documentazione delle spese elettorali. Un adempimento che, in caso di inottemperanza, può comportare una sanzione fino a 100mila euro, per cui i malcapitati hanno così fatto presente al collegio dei garanti della stessa corte che loro con le elezioni non hanno avuto mai nulla a che fare.

Almeno nove i casi così segnalati, per i quali la corte d’Appello ha chiesto notizie all’ufficio elettorale del Comune, che ne ha esaminati cinque: da una prima verifica non ci sarebbero irregolarità, sotto quei nomi risultano regolarmente le firme dei candidati e di chi le ha autenticate. Ma dalla corte d’Appello sono emersi negli ultimi giorni altri quattro «candidati fantasma». Almeno nove casi dunque. Fra i quali anche una signora di 85 anni, proposta da “Terra Nostra”, in appoggio a Marcello Taglialatela, e un candidato in “Pensionati d’Europa”, con Gianni Lettieri.

Il grosso, però, sette casi, compresa la ragazza down, si concentra in “Napoli Vale”, la lista che appoggiò la corsa a Palazzo San Giacomo della candidata pd Valeria Valente.
Fra essi anche una candidata la cui madre si accorse del fatto già in campagna elettorale leggendo i manifesti; un’altra, Claudia Marino, che ha persino strappato 35 voti, e uno studente universitario, Pasquale Bellocchio di 24 anni, che racconta: «Non ero a conoscenza di questa candidatura. Non ho mai firmato niente. Non so come hanno avuto i miei dati. Mio padre ha contattato un avvocato che ha provveduto a fare la denuncia. Non so che dire. Non seguo molto la politica, non ne capisco granché. Di sicuro nessuno mi ha chiesto o fatto firmare niente».Intanto Valeria Valente, dopo aver subito protestato di sentirsi parte lesa in questa vicenda, ha dato mandato ai suoi collaboratori di vederci chiaro. «Il delegato della lista – dice – ha presentato richiesta di accesso  agli atti.

Occorrerà qualche giorno per avere tutta la documentazione. È il primo necessario passo per fare piena luce sulla notizia di una persona candidata a sua insaputa nella lista “Napoli Vale”. Io chiedo e voglio che si faccia chiarezza, anche a nome di tante persone oneste e perbene su cui oggi viene ingiustamente gettata un’ombra, a partire dalla ragazza e dai familiari da cui è stato sollevato il caso». La madre della ragazza però preannuncia una denuncia, dato che «mia figlia ha subito un furto di identità».
Intanto la procura di Napoli ha già aperto comunque un fascicolo sul caso. Fascicolo conoscitivo, affidato al procuratore aggiunto Alfonso D’Avino che coordina i magistrati che si occupano di reati contro la pubblica amministrazione, e nel quale potrebbero confluire anche altre denunce.

“Io, in lista senza saperlo chiesi notizie a un uomo della segreteria Valente”

Quando ho visto la cartella della corte d’Appello mi è venuto un coccolone. Ho letto di quella sanzione fino a 100mila euro. Ho cercato di contattare il comitato di Valeria Valente. E ho incontrato un uomo della sua segreteria». È il retroscena che viene fuori da una delle storie di chi si è ritrovata candidato a sua insaputa alle ultime comunali. Donatella Biondi, avvocato, classe 1964, era nella lista “Napoli Vale”, la civica pro-Va- lente. È uno dei sette nomi che compaiono nella lista civica pro-sindaco Pd, insieme a quello di una ragazza disabile. Persone che hanno negato al collegio dei garanti della corte d’Appello di aver sottoscritto la candidatura. Ma lei ha accettato e firmato la candidatura oppure no? «Mai. Ho dichiarato alla corte d’Appello che non ho mai autorizzato che il mio nome fosse inserito in lista».
E come l’ha saputo?
«Un mesetto fa quando mi è arrivata quella diffida del collegio dei garanti della corte d’Appello che mi chiedeva la specifica delle spese elettorali sostenute. In effetti la data di nascita è la mia, mi trovavo in lista a mia insaputa, non era un’omonimia purtroppo. E allora mi sono ricordata che nel periodo delle elezioni un amico mi contattò perché aveva saputo che ero candidata e che lui conosceva un’altra persona che era in quella lista. Io gli risposi che non ero candidata, che si trattava di un’omonimia. Poi dopo le elezioni un altro amico candidato alla circoscrizione mi disse che non mi aveva contattato per mandarmi i suoi bigliettini perché aveva visto che ero candidata. Non ci pensai più, fino a che non mi è arrivata questa cartella…».
Cosa ha fatto?
«Ho chiamato l’amico che mi aveva avvertito per primo per chiedergli se potevo parlare con qualcuno di Valente. Volevo capire, andare fino in fondo. Mi dà il numero della segretaria, la quale mi dice che potevo dichiarare di non aver sostenuto spese elettorali. Mi sono detta: “Ma perché devo dichiarare il falso, visto che non sono mai stata candidata?”. Mi sono messa in contatto con un avvocato che fa ricorsi in materia elettorale. Avevo tempi stretti, quindici giorni per rispondere alla corte d’Appello. Sono andata alla corte d’Appello e ho scritto che non avevo autorizzato alcuna candidatura e mi hanno fatto aggiungere che quindi non avevo sostenuto spese. Mi hanno detto che era capitato ad altre persone e che questa cosa finiva in Procura. Ma comunque volevo sapere chi avesse messo il mio nome».
Che fa fatto?
«Sono stata chiamata dalla segreteria di Valeria Valente, mi ha parlato un signore che mi ha dato appuntamento a piazza Municipio. Mi ha portato il modulo in cui indicavo di non aver sostenuto spese. Ma io gli ho detto che non avevo mai autorizzato una candidatura, che l’avevo già specificato alla corte d’Appello. Allora mi ha risposto che si poteva sapere chi mi avesse candidato, visto che quando si dà un nome per una lista c’è un referente. Mi ha assicurato che mi avrebbe fatto sapere chi mi aveva candidato. Prima di andar via nel salutami mi dice “mi ricorda il suo nome?”. Questa cosa mi ha fatto capire il totale disinteresse alla mia vicenda e che non mi avrebbe fatto sapere nulla visto che non ricordava nemmeno il mio nome».
Le sue affermazioni aprono scenari che la magistratura potrebbe voler approfondire. È pronta a ripetere questo racconto anche agli inquirenti?
«Si, certo”
Ha mai partecipato in campagna elettorale o prima a iniziative del Pd o di altri partiti?
«No, anche perché quest’anno ho avuto poco tempo per problemi familiari. Tra l’altro non sono proprio di quello schieramento. Quando era ragazza ero molto di destra, poi ho perso un po’ l’ideologia. Guardi, penso di non essere neanche andata a votare a tutti e due i turni».

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