Ragazza urina nel centro storico di Domodossola: multa salata per i genitori

Fa la pipì per strada e rimedia cinque mila euro di multa. Succede a Domodossola dove il bisognino fatto in una aiuola è costato veramente caro a una ragazzina. Oltre alla multa di 5 mila euro ai genitori della minorenne pizzicata a urinare in piazza Mercato, nello stesso giorno i vigili hanno dato altri 400 euro di sanzione a una signora che non ha raccolto la deiezione del proprio cane in piazza Repubblica dell’Ossola e 70 euro a tre minorenni che avevano scambiato l’aiuola di via Osci per una pista ciclabile.

È l’esito dei primi due mesi di funzione del sistema di video sorveglianza installato nel centro storico diDomodossola. «I risultati cominciano ad arrivare pur dovendoci confrontare coni tempi inderogabili previsti dalle procedure della pubblica amministrazione. – ha fatto sapere il sindaco Lucio Pizzi -. Entro questa primavera verranno installate altre 12i telecamere, che andranno a coprire il resto del nostro bel centro storico».Tutti sono stati anche denunciati per atti contrari alla pubblica decenza per le immagini pizzicate dai 13 impianti di video sorveglianza che presto saliranno a 25. Mesi fa il sindaco di Domodossola, Lucio Pizzi, aveva lanciato una campagna contro l’abbandono delle deiezioni dei cani in città, ipotizzando anche dei prelievi per risalire, tramite il Dna, al cane e di conseguenza al suo proprietario. Non è la prima volta che la pipì costa cara a un uomo. Lo scorso anno nella bergamasca un giovane insegnante aveva perso il lavoro proprio per la denuncia rimediata per un bisogno fatto lungo la strada. Dopo una sollevazione di popolo con gli studenti scesi in piazza per difendere il prof, la questione rientró e il giovane è potuto tornare in aula.

C’e chi il lavoro non ce l’ha e c’è chi pur di tenerselo stretto non ha neppure il tempo di andare in bagno a fare la pipì. Sarebbe questo il caso dei lavoratori della Gipicco’s, un’industria di cosmetici di Paderno Dugnano (Milano) che impiega una cinquantina di dipendenti. Ieri i lavoratori si sono fermati per sei ore, hanno eletto tre rappresentanti nella loro Rsu e sono scesi in strada per manifestare tutto il loro disagio fino a bloccare Via delle Industrie. Secondo quanto denunciato dai sindacalisti della Filtcem Cgil i padroni dell’azienda a conduzione familiare non avrebbero rispetto neppure delle esigenze essenziali dei loro operai fino al punto da impedirgli di recarsi alla toilette. “Aspetta la pausa oppure falla pure davanti al macchinario”, sarebbe questa l’assurda e umiliante frase indirizzata a un lavoratore raccontata dai dipendenti.

La situazione insopportabile ha spinto il sindacalista Filtcem Fabio Amodio ad appendere un allarmante avviso sulla bacheca aziendale. “Non è nella facoltà del datore di lavoro – recita la nota sindacale – di proibire in alcun modo e ad alcuna persona di recarsi in bagno per esigenze fisiologiche, poiché lesivo del diritto naturale. Né stabilire quante volte una persona vi si possa recare, né invitare la stessa ad espletare le proprie funzioni direttamente sul macchinario, perchè lesivo della dignità personale”. Ma l’incredibile divieto di fare pipì sarebbe solo l’ultima di una serie di angherie nei confronti dei lavoratori. Eccone un altra raccontata dai dipendenti in sciopero: “Se un lavoratore chiede un permesso o mezza giornata per andare ad udienze scolastiche l’azienda chiede una dichiarazione del preside”. Secondo Amodio “le regole minime di rispetto del lavoro non si riescono ad ottenere e la risposta alle richieste di incontri è sempre la stessa: i lavoratori non contano nulla e il sindacato non deve rompere le scatole”.

Il paradosso vuole che la Gipicco’s procuda proprio prodotti per la toilette: migliaia di chili al giorno di rossetti, lucidalabbra, emulsioni, mascara, ombretti, eyeliner e creme, oltre a un integratore alimentare chiamato Bulk powders. Il caso ieri è stato rilanciato dal sito di Repubblica ma i padroni dell’azienda non hanno voluto rilasciare nessuna dichiarazione né smentita. Sia Salvatore Inguaggiato che sua figlia Irene si sono fatti negare e non hanno voluto parlare con la stampa. Se i fatti denunciati dai sindacalisti e dai lavoratori venissero confermati sarebbero veramente odiosi. Eppure questa piccola storia è solo un altro esempio che racconta fino a che punto è degradato il mondo del lavoro strangolato dalla crisi e dai continui recatti per cui pur di avere uno stipendio si accettano situazioni sempre più insostenibili. In questa azienda c’è un sindacato, figuriamoci cosa accade dove non c’è, dove si lavora da eterni precari o in nero, magari stranieri.

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