Raz Degan, Tre mesi di insulti a tutti: così ha conquistato il pubblico

Esistesse una qualche forma di scienza televisiva, sarebbe tesa – oggi – a chiedersi come e cosa possa sostanziare il paradosso Raz Degan. Quella mistura di paternalie insultiche pur tanto è cara al pubblico di Canale 5. L’ex modello israeliano, mercoledi sera incoronato vincitore dell’isola dei Famosi 2017 con l’89% dei voti, ha fatto della lamentela il proprio mantra, preferendo ai naufraghi suoi sodali, l’esilio nella natura.

«Quando sono partito per l’Honduras», ha detto nel corso della finalissima, «Ho creduto che avrei dovuto affrontare i miei limiti, fisici e psicologici. Quando sono arrivato ho capito che il mio limite sarebbero stati gli altri». Colpevoli, nella morale raziana, di falsità, ipocrisia e un numero non meglio precisato di piaghe caratteriali ascrivibili, tutte, alla corruzione della società moderna.

Gli uomini fanno schifo. E dirlo a beneficio della telecamera è la via più rapida per sortire l’effetto contrario a quello immaginabile. Raz Deganha urlato il proprio disappunto, il pubblico lo ha applaudito. Raz Degan ha deriso i concorrenti vip, questi hanno tentato di ingraziarselo. Finendo persino, come nel caso del buon Simone Susinna, secondo classificato del reality Mediaset, per emularlo. La misantropia di Degan è stata direttamente proporzionale all’adorazione di un pubblico che si è costretto a digerire tutto. Ivi comprese le bizze seguite alla proclamazione di mercoledì sera.

Quando, con i lustrini sul poncho e i coriandoli nei capelli, Raz Degan è stato avvicinato dai giornalisti, non c’è stato commento sulla vittoria o grida di felicità. Non è arrivata intervista né servizio fotografico. «Io non faccio niente. Il mio contratto finisce qua», ha sentenziato l’asceta dell’isola, barricandosi nel proprio camerino e lasciando così la stampa con un palmo di naso. Suppliche e preghiere sono valse a nulla.

Paola Barale stessa, che nel corso del reality sembrava essersi riavvicinata all’uomo con cui ha fatto coppia per 14 anni, se n’è andata sconsolata, dicendosi «stanca di invitarlo alla ragione». Degan ha taciuto, segnando un precedente che, pur puzzando di artificiosità, è risultato encomiabile. La maschera del santone, fedele a se stesso e ai proclami iniziali («Non mi interessa vincere o farmi conoscere»), è parsa l’ultimo baluardo dell’essere divo. Raz Degan, giocatore d’eccezione, l’ha fatta a tutti. Ha rinnegato il mezzo che gli ha dato la fama, voltato le spalle al pubblico e lasciando parlare il silenzio. Ha creato assenza e, dunque, ossessione, riuscendo pure nell’impresa di elevare l’isola a materia spirituale. E il gioco, per quanto tale, è riuscito perfettamente. Chapeau.

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