Renault come la Volkswagen, sotto accusa per i diesel: parte indagine sulla compagnia francece e crolla il titolo in borsa

Dopo il caso Volswagen, altre compagnie automobilistiche sembrano essere finiti nei guai e nello specifico si tratta di Fiat Chrysler Automobiles e Renault, finite sotto accusa per aver applicato software per fare truccare le emissioni dei motori diesel in modo che questi corrispondessero a quelle dichiarate nell’omologazione dei veicoli. Si tratterebbe, dunque, della stessa accusa mossa alla compagnia automobilistica tedesca Volswagen, che dovrà versare una sanzione di 4,3 miliardi di dollari, che vanno ad aggiungersi ai 17,5 miliardi di dollari già concordati come risarcimento civile per la class action, dopo essere stata riconosciuta colpevole di frode e violazione del Clean Air Act dal dipartimento di Giustizia Usa. Il motivo? La compagnia automobilistica, pare abbia installato sui suoi veicoli diesel un defeat device che consentiva di denunciare livelli di emissioni inferiori a quelli reali. Tornando alla Renault, secondo quanto riferito dagli investigatori, sembra che la casa automobilistica francese abbia alterato i test per valutare gli impatti inquinanti dei motori; proprio dopo quanto accaduto nel corso del 2015 alla compagnia Volkswagen, il ministro francese dell’ecologia, proprio al fine di effettuare test su centinaia di vetture commercializzate in Francia, aveva istituito una commissione di inchiesta che potesse dedicarsi a tale attività.

Ed in effetti, i lavori della commissione pubblicati nel luglio 2016 avevano rivelato importanti superamenti delle soglie di inquinamento consentite da parte di importanti produttori di auto, in particolare di Renault, il primo gruppo automobilistico transalpina. La nuova inchiesta sembra essere stata avviata lo scorso 12 gennaio dalla Procura di Parigi in seguito ad un’inchiesta aperta dalla direzione generale della Concorrenza, dei Consumi e Anti-frodi per verificare le emissioni di tutte le marche commercializzate in Francia in condizioni effettive di guida; da tali test, sembra essere emerso che molti modelli Renault hanno superato i limiti delle emissioni di ossido d’azoto. Puntuale, è arrivata la smentita da parte dell’azienda francese che ha assicurato di non aver mai e poi mai manipolato i dispositivi che regolano le emissioni. Il dossier, intanto è passato alla magistratura.

Secondo quanto riferito, sembra che il nocciolo della questione, sia da ricercare nel regolamento europeo che fissa dei limiti molto stringenti per le auto diesel Euro 5 e Euro 6 sia per quanto riguarda le emissioni di ossido di azoto che di Co2. Questo regolamento, inoltre, prevede che l’omologazione dei veicoli avvenga in laboratorio, mentre secondo la procedura internazionale l’omologazione viene stabilita nelle condizioni d’uso.Adesso tre giudici indagheranno sui dispositivi utilizzati da Renault per controllare le emissioni dei suoi motori diesel che si sospetta siano truccati; la notizia certamente non ha fatto bene alla società che nella giornata di ieri ha visto crollare il titolo in borsa. L’azienda francese intende far rispettare i proprio diritti e ribadisce la sua estraneità alla vicenda.

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