Resistenza agli antibiotici, allerta per il batterio KPC

In Italia purtroppo l’uso dei farmaci antibiotici viene utilizzato in maniera inappropriata, sia da parte dei pazienti ma anche dei medici che li prescrivono con molta frequenza e costanza. Tutto ciò ha reso l’antibiotico un farmaco quasi blando per sconfiggere le malattie. L’Italia si è posizionata in testa come protagonista in maglia nera per l’incidenza delle infezioni resistenti agli antibiotici. Sono comunque, ormai troppi quei batteri che nel nostro paese, sono considerati resistenti alle cure antibiotiche, tra questi ve ne sono alcuni considerati di fascia anche molto pericolosa, uno dei tanti è il KPC, ossia il Klebsiella Pneumoniae Carbapenemasi-produttrice, questo batterio è molto pericoloso, è considerato un vero e proprio killer, in quanto oltre il 50% dei casi di pazienti è oramai resistente a tutti gli antibiotici, inclusi i carbapenemi, e il Baluardo, quindi tutto ciò rende di fatto disarmati gli infettivologi.

Ovviamente anche altre classificazioni di batteri, già preesistenti nel nostro paese, stanno mettendo in allarmismo i medici, il fatto sta che la loro resistenza si sta dilagando tra i cittadini come un vero e proprio Platone di parte, che come già detto precedentemente sono piuttosto resistenti ai farmaci. Importanti sono quei virus portati da Pseudomonass aeuroginosa, MRSA (Staphylococcus aureus resistente alla meticillina) ed Enterococco resistente più di tutti gli altri. L’Italia si è quindi conquistata il primo posto, ovviamente in negativo, per l’incidenza delle infezioni resistenti ai farmaci con la maggior diffusione superiore alle medie europee per alcuni tipi principali di batteri killer, che purtroppo hanno inizio negli ospedali e si stanno a macchia d’olio, diffondendo anche alle case per anziani e alle case di riposo. L’allarmismo che viene dato da parte degli infettivologi è che il rischio è molto alto, addirittura quest’ultimi sostengono che si possa entrare in un’era posto antibiotica dove anche delle banali infezioni possono considerarsi veramente pericolose mettendo a rischio la vita di chi le contrae.

Certo l’emergenza globale, anche se purtroppo l’Italia, è quella più colpita. Tutto ciò si è discusso come una delle tre importanti priorità, al centro del G7 dei ministri della salute, svolto a Milano qualche giorno fa.

Lo scorso settembre è stato lanciato dal governo il piano nazionale di contrasto all’ Antimicrobico-Resistenza ispirato proprio, all’approccio”One Health” con il coinvolgimento da parte di ciascun settore interessato come ad esempio (ricerca, medicina umana, veterinaria, zootecnia eccetera). Nella giornata di domani 18 novembre ci sarà in programma un incontro con i più importanti infettivologi italiani, riuniti per l’Internetional Meetingon Antimicrobial Chemotherapety in Clinical Practrice, proprio per discutere riguardo all’allarmismo dovuto alla resistenza dei farmaci agli antibiotici. Lo scopo dei medici sarà quello di intensificare gli sforzi affinché si destineranno risorse adeguate, e proporre  dei vincoli all’uso dei nuovi antibiotici, la discussione sarà a riguardo proprio, dei medici che dovranno prendere delle misure più adeguate nella prescrizione di antibiotici da parte dei pazienti, in quanto il fatto in considerazione è piuttosto grave se i programmi non si fortifica in maniera adeguata, il tutto potrebbe essere nullo per quanto riguarda l’avanzata dei batteri killer.

Nei periodi invernali, all’incirca una volta a settimana, mi viene la pelle d’oca. Non per il freddo, ma per semplici frasi che girano nell’aria: “mmmm accidenti! Ho un po ’ di mal di gola! Non posso proprio ammalarmi, domani avrò un incontro importante! Credo prenderò un antibiotico”. Le mie orecchie stridono, la pelle si raggrinza e inizio ad avere una simil-reazione allergica.Forse penserete che sia esagerata, ma al termine di questa lettura sono certa che, se dovesse capitare anche a voi di sentire frasi simili, condividerete le mie reazioni.

Uno scenario inquietante
Secondo dati dell’agenzia italiana del farmaco (AIFA), l’Italia si pone tra i Paesi Europei con maggior consumo di antibiotici, addirittura doppio rispetto a Germania e Regno Unito, con un aumento del consumo del 18% tra gli anni 2000 e 2017 . Come diretta conseguenza dell’abuso e della scorretta assunzione di antibiotici, l’Italia risulta inoltre tra i Paesi Europei con il più alto tasso di antibiotico-resistenza. Sembra chiaramente uno scenario catastrofico, ma siamo ancora in tempo a cambiare, o meglio rallentare, le cose.
Batteri e antibiotici
I batteri sono per definizione microrganismi unicellulari procarioti. In parole più semplici:
• Microrganismi: hanno diametro che va da 1-10 gm (micron, ossia millesimi di millimetro)!
• Unicellulari: come suggerisce la parola stessa, formati da un’unica cellula

In base alla loro capacità di determinare malattia, i batteri possono essere distinti in commensali simbionti o patogeni. I batteri commensali simbionti colonizzano un determinato tessuto od organo, senza causarne malattia ma apportando un vantaggio all’organo stesso, come ad esempio nel caso dei batteri che compongono la flora intestinale. Un batterio patogeno, invece, penetra in un organismo determinando una infezione, come ad esempio lo Staphylococcus aureus (che provoca infezioni piogene e ascessi, shock tossico, setticemia e avvelenamento alimentare), lo Pneumococco (noto per provocare polmonite, meningite ed endocardite) o il Meningococco (causa di meningite e setticemia). Generalmente i microrganismi patogeni si trasmettono in maniera diretta tra individui oppure in modo indiretto attraverso l’acqua, gli indumenti, gli insetti ecc.
La guerra ai batteri è iniziata molti secoli fa. Attorno al 1550 a. C. gli egiziani usavano il miele per via delle sue proprietà antibatteriche, insieme a garze per medicare le ferite. Nell’antica Serbia, Cina e Grecia, il pane ammuffito era tradizionalmente applicato sulle ferite per prevenire una infezione. Il potere curativo osservato era dovuto a sostanze antibatteriche prodotte dalla muffa cresciuta sul pane. Nella storia moderna, il 3 settembre 1928 è considerata data storica da ricordare per la scoperta da parte di Alexander Fleming del fungo Penicillium notatum, grazie alla quale ricevette il premio Nobel per la medicina nel 1946. Circa dieci anni dopo questa scoperta verrà sintetizzata la sostanza antibiotica denominata penicillina, che porterà al trattamento di infezioni batteriche letali come sifilide, cancrena e tubercolosi, salvando così moltissime vite umane. Inizia così un periodo di grandi scoperte che permetteranno di guarire da infezioni gravi, ma anche di impedire l’espansione delle infezioni tra la popolazione. Nasce dunque un particolare gruppo di farmaci antibatterici, gli antibiotici.

La faccia negativa della medaglia
Negli ultimi settantanni il continuo sviluppo di antibiotici ha permesso di curare moltissime malattie che in passato erano letali, come ad esempio colera, tifo e tubercolosi. Ci stiamo tuttavia avvicinando alla fine della medicina moderna e all’inizio di un’era post-antibiotica, durante la quale infezioni comuni o ferite minori che sono state curate per decenni potrebbero nuovamente uccidere.

Questo a causa della diffusione di Superbatteri (detti anche Superbugs) che hanno sviluppato antibiotico-resistenza, definita dall’OMS come “resistenza di batteri ad uno specifico antibiotico che originalmente era efficace per il trattamento di infezioni causate dagli stessi”. Basti pensare che nel 2012 sono stati accertati circa 450.000 nuovi casi di tubercolosi resistente ad antibiotici e che circa 170.000 persone sono morte per questa infezione considerata ormai debellata da anni.
Come Fleming anticipò nel discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel, l’antibiotico-resistenza è un fenomeno evolutivo inevitabile, ma ciò che più lo preoccupava era la possibilità che l’uso scorretto di antibiotici potesse velocizzarne lo sviluppo e la diffusione:

“The time may come when penicillin can be bought by anyone in the shops. Then there is the danger that the ignorant man may easily under – dose himself and by

exposing his microbes to non-lethal quantities of the drug make them resistant. Here is a hypothetical illustration. Mr. X. has a sore throat. He buys some penicillin and gives himself, not enough to kill the streptococci but enough to educate them to resist penicillin. He then infects his wife. Mrs. X gets pneumonia and is treated with penicillin. As the streptococci are now resistant to penicillin, the treatment fails. Mrs. X dies. Who is primarily responsible for Mrs. X’s death? Why Mr. X whose negligent use of penicillin changed the nature of the microbe. Moral: If you use penicillin, use enough.”

“Arriverà il momento in cui la penicillina potrà essere comprata nei negozi. Ci sarà però il rischio che uomini ignoranti, assumendo dosi di antibiotico sub letali per i microbi che stanno cercando di debellare, rendano i microbi stessi resistenti alla cura. Immaginiamo che il Sig. X abbia mal di gola. Il Sig. X compra e assume penicillina, non in dosi sufficienti per uccidere lo Streptococco, ma abbastanza ad educare il battere a resistere alla penicillina. Il Sig. X infetta sua moglie e successivamente sviluppa una polmonite, dalla quale cerca di curarsi nuovamente con la penicillina. Siccome lo Streptococco è divenuto resistente alla penicillina, il trattamento fallisce e la Sig.ra X muore. Chi è dunque responsabile per la sua morte? L’ uso negligente della penicillina da parte del Sig. X ha cambiato la natura del microbo. Morale: se fate uso di penicillina, usatene la dose appropriata ” .

Esistono molteplici meccanismi tramite cui i batteri possono sviluppare la resistenza ad antibiotici:
1. Alcuni batteri sviluppano l’abilità di neutralizzare antibiotici in maniera spontanea, in seguito alla mutazione casuale del proprio materiale genetico.
2. In altri casi, batteri non patogeni portatori del gene di resistenza, sono in grado di trasmettere il gene stesso a batteri patogeni, che svilupperanno cosi a loro volta la resistenza.

3. Inoltre, l’esposizione ad antibiotici può indurre una vera e propria selezione naturale tra i batteri. Durante un trattamento con antibiotici può capitare che i batteri più sensibili vengano eliminati, ma se anche un solo battere fosse in grado di sopravvivere e moltiplicarsi, esso potrebbe dare vita ad un intero ceppo batterico resistente.
Come previsto da Fleming, purtroppo spesso gli antibiotici sono assunti o somministrati in quantità e modalità non appropriate. L’uso improprio di antibiotici avviene solitamente nell’auto- medicazione, se ad esempio vengono assunti per contrastare un semplice raffreddore o un mal di gola, nelle strutture sanitarie, dove a volte vengono prescritti con eccessiva facilità, e anche nelle catene di distribuzione alimentare, dove vengono utilizzati, oltre che nella profilassi antibatterica, anche come additivi promotori della crescita sia in allevamento che in agricoltura.
Antibiotici, antibiotici dappertutto!
Sin dagli anni ’50, gli antibiotici utilizzati nel settore veterinario sono stati un mezzo per il controllo delle malattie infettive negli animali. Questi prodotti hanno importanza fondamentale non solo per il benessere dell’animale, ma anche per garantire la produzione di alimenti non contaminati, soprattutto in contesti legati agli allevamenti intensivi dove il propagarsi di infezioni costituisce un grave problema per la salute dei consumatori e un importante danno economico per i produttori.
Spesso, tuttavia, la somministrazione di antibiotici negli allevamenti non avviene per scopi terapeutici, ma è finalizzata ad una crescita più rapida dell’animale. La promozione della crescita mediata da antibiotici somministrati nel mangime, avviene tramite alterazioni del microbioma intestinale dell’animale, con conseguente migliore digestione e miglior assorbimento metabolico di nutrienti (10-11). Questo processo favorisce lo sviluppo dell’antibiotico resistenza negli allevamenti, e attraverso il consumo di prodotti animali, il suo trasferimento dall’animale all’uomo.

Per combattere questa tendenza e per coordinare gli sforzi su scala internazionale, il 6 maggio 2013 la Commissione Europea ha presentato il pacchetto di riforme “Smarter Rules for Safer Foods“. Tra gli obiettivi di questo pacchetto vi è in primis quello di fare della sicurezza alimentare un fattore chiave nella lotta alla resistenza agli antibiotici. In pratica, lo scopo è di regolamentare i controlli, garantendo maggior sorveglianza su alimenti e mangimi.

Inoltre, per permettere controlli serrati e repentini, entra in gioco con un ruolo fondamentale la ricerca biotecnologica. E’, infatti, necessaria la continua messa a punto di nuove tecniche e la scoperta di marcatori biologici per la rilevazione dell’uso illecito di antibiotici o ormoni della crescita. Ad esempio, un recente studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte ha scoperto un marcatore in grado di identificare la presenza di una specifica proteina nel plasma delle mucche in seguito ad una somministrazione illecita di antibiotico.
La necessità di aumentare i controlli sugli alimenti non riguarda solo i cibi di origine animale, ma anche quelli di origine vegetale. Basti ricordare l’epidemia dovuta a germogli vegetali risultati contaminati con una variante mai identificata prima di Escherichia coli (Escherichia coli Enteroemorragica (Ehec)) che, nel maggio del 2011, ha fatto tremare la Germania in primis e successivamente l’intera Europa. L’epidemia ha coinvolto oltre 3950 persone con 53 decessi, in 13 Paesi guadagnando il secondo posto nella classifica delle intossicazioni alimentari europee dopo la diffusione del morbo della mucca pazza. Questa variante di E.coli risultò particolarmente resistente agli antibiotici, causando nei soggetti infetti Sindrome Emolitico Uremica (SEU) e diarrea emorragica.

Gli antibiotici sono stati l’arma silenziosa più potente del secolo, vincitori di numerose battaglie contro malattie inguaribili per decenni. Senza antibiotici non sarebbero stati possibili trapianti d’organo, chemioterapie anticancro, terapie intensive e altre procedure mediche. Il nostro errore più grande è stato quello di darli per scontati, o sopravvalutare la loro potenza a lungo termine, e ora, ne stiamo pagando le conseguenze.
Un altro problema che si somma all’inadeguato utilizzo di antibiotici è il disinteresse crescente da parte delle industrie farmaceutiche nell’investire nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci contro le infezioni. Gli antibiotici sono poco redditizi poiché da assumere con cautela e solo per pochi giorni, a differenza, ad esempio di farmaci per curare malattie croniche, per le quali è necessario assumere farmaci per tempi molto lunghi. Sono pochi i governi che si stanno mobilitando per risolvere questo problema, come gli USA. Come riporta la CNN, l’amministrazione del presidente Obama ha deciso di combattere la crescita dell’antibiotico resistenza e delle infezioni anche grazie all’attuazione di un piano q

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