Padova, divulgano sui social i video hard dell’amica

Ha ripreso con il telefonino la sua performance sessuale con un ragazzo, ricavandone due video hard, e ha poi avuto la cattiva idea di inviarli attraverso Whatsapp a un paio di amici. Da quel momento per lei, una ragazza padovana di 25 anni, è cominciato un incubo. I suoi “contatti” hanno infatti diffuso i filmati in Rete, dove sono diventati virali. Tanto che un altro giovane padovano, avvenuto a conoscenza dei filmati a luci rosse, ha contattato telefonicamente la 25enne chiedendole un incontro.

L’episodio è accaduto tra gennaio e febbraio di quest’anno. La 25enne, spaventata e resasi conto di aver commesso un’imperdonabile leggerezza, si è rivolta ai Carabinieri. La Procura ha fatto subito scattare le indagini e, nel giro di poco tempo, i Carabinieri sono risaliti ai due amici della giovane. I quali sono ora indagati per diffamazione aggravata. La 25enne vive da un paio di mesi in un grave stato d’ansia e di depressione, e i due giovani dovranno rispondere anche di questo.

Chi sono gli abusanti e come interagiscono con le vittime? Gli studi a disposizione mostrano come gli adescatori online non rientrino in un gruppo omogeneo e come sia rara l’identificazione di un identikit del tipico groomer. I percorsi che portano alla ricerca di contatto con minorenni e di materiale pedopornografico sono eterogenei e complessi. Di conseguenza, le tempistiche e lo stile di approccio del grooming variano in base alle caratteristiche del singolo abusante. Internet contribuisce a rendere maggiormente accessibili le vittime, senza muoversi da casa e mantenendo l’anonimato e l’invisibilità. Tali caratteristiche porterebbero i potenziali abusanti a distaccarsi dal mondo reale, facendoli sentire più disinibiti e meno vulnerabili, in una dimensione di sottovalutazione dei rischi e delle conseguenze. I groomers adoperano abitualmente i social network, le app di instant messaging, i siti di teen dating o le piattaforme di gioco online per entrare in connessione con il minore. I numerosi dati personali contenuti sui profili online forniscono informazioni importanti all’abusante, che li utilizza come punto di partenza per costruire una relazione significativa con la vittima. Con il vantaggio di poter nascondere la vera identità, inizierebbero ad inviare messaggi o commenti a centinaia di profili differenti, in attesa che qualcuno risponda (NSPCC, 2016). A oggi, purtroppo, il web offre numerosi spazi di associazionismo culturale orientati al download e allo scambio di materiale pedopornografico (Child Abuse Material – CSA) e alla creazione di strategie per l’adescamento delle vittime. Di frequente, tali network digitali sono creati su canali criptati o siti anonimi (Castell, 2004 in Martellozzo, 2015).

L’insospettabile ingenuità dei nativi digitali A questo occorre aggiungere quanto rilevato da alcune recenti ricerche (Betts, 2016): spesso i cyberbulli non sono per nulla consapevoli delle conseguenze dei propri comportamenti online, a differenza di quanto accade nelle prevaricazioni de visu. Il dato deve far riflettere: questo significa che i nativi digitali non sono così consapevoli di ciò che fanno online, come saremmo invece da adulti naturalmente portati a pensare considerando il fatto che questi ragazzi sono cresciuti immersi nei social e negli strumenti digitali. Su questa linea interpretativa che ha implicazioni importanti nella revisione del tipo di affiancamento che dedichiamo ai nostri ragazzi durante la navigazione online, alcuni autori parlano di una «insospettabile ingenuità dei nativi digitali». Abituati a muoversi nelle nuove tecnologie come pesci nell’acqua, spesso pensiamo che siano i più smaliziati e astuti nel percepire i tranelli della Rete, ma non è così. I costi psicologici Nel caso del bullismo (e del cybebullismo) è importante non sottovalutare il problema e agire tempestivamente, poiché le conseguenze del fenomeno sul piano psicologico, sia a breve che a lungo termine, possono essere gravi sia per le vittime, sia per i bulli come per gli osservatori. Per le vittime il rischio è quello di manifestare il disagio innanzitutto attraverso sintomi fisici (es. mal di pancia, mal di testa) o psicologici (es. incubi, attacchi d’ansia), associati a una riluttanza nel frequentare i luoghi in cui questi episodi si verificano (accendere il telefono o accedere ai social, per esempio). In caso di prevaricazioni protratte nel tempo, le vittime si sentono costantemente sotto attacco e senza via di uscita. Alla lunga, mostrano una svalutazione di sé e delle proprie capacità, insicurezza, difficoltà relazionali, fino a manifestare, in alcuni casi, veri e propri disturbi psicologici, tra cui quelli d’ansia o depressivi. Anche i cyberbulli vivono delle conseguenze negative: cali nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta. L’incapacità di rispettare le regole può portare, nel lungo periodo, a veri e propri comportamenti antisociali e devianti o ad agire comportamenti aggressivi e violenti in famiglia e sul lavoro. Gli osservatori, infine, vengono esposti e vivono difficoltà relazionali che aumentano l’insicurezza, la paura e l’ansia sociale. Il continuo assistere a episodi di bullismo offline e online può rafforzare una logica di indifferenza e scarsa empatia, portando i ragazzi a negare o sminuire il problema.

L’’adolescenza è un periodo di incredibile crescita non solo fisica, sociale ed emotiva, ma anche sul versante dello sviluppo delle relazioni interpersonali. In questi anni assumono un’importanza fondamentale i rapporti amicali e la sperimentazione delle prime relazioni affettive e sessuali. Come sappiamo, Internet e i social network costituiscono una grande risorsa per i processi di apprendimento, di socializzazione e di costruzione del Sé e dell’identità. Il web sembra veicolare anche quella che è l’espressione della sessualità e dell’orientamento sessuale, condizionando fortemente la percezione dell’immagine di sé e degli altri. Il dispiegarsi delle relazioni all’interno di una dimensione virtuale pone spesso bambini e adolescenti di fronte al rischio di visionare precocemente contenuti inappropriati e di incontrare potenziali abusanti e sfruttatori. Allo stesso tempo, non è infrequente che pre-adolescenti ed adolescenti, sottovalutando i pericoli, condividano in rete contenuti personali e intimi. Sicuramente questi fenomeni possono essere inquadrati in una dimensione sociale e personale incerta, tipica della condizione adolescenziale, caratterizzata dalla scoperta dell’area dell’intimità in cui, dietro la sperimentazione e la trasgressione, si nascondono spesso timore e timidezza.

Certo è che l’esercizio all’età adulta passa oggi attraverso il canale digitale. Tuttavia, come possiamo distinguere ciò che rientra in una fisiologica esplorazione della sessualità da quello che può nuocere ai ragazzi? Studiare e comprendere il ruolo dei nuovi media all’interno della vita dei bambini e degli adolescenti contribuisce a creare un’attenzione particolare anche alla loro necessità di educazione sul tema delle relazioni e della sessualità. Esplorazione ed espressione della sessualità online Affacciandosi per le prime volte al mondo della sessualità, è comprensibile come nella mente degli adolescenti e pre-adolescenti emerga una lunga lista di dubbi e domande sul tema.

I ragazzi sentono l’urgenza di parlare di queste tematiche e di ricevere risposte concrete. La principale fonte di informazioni, oltre ai coetanei, è appunto la Rete. In una ricerca canadese (Canada’s Centre for Digital and media Literacy, 2014), basata su un campione di più di 5mila pre-adolescenti e adolescenti, l’8% dichiarava di aver cercato in internet informazioni sulla sessualità. Tuttavia, nell’enciclopedia di Internet non sempre si evincono informazioni veritiere, attendibili, educative e soprattutto adatte ad un pubblico di minori. Per questo motivo, il sito web della helpline inglese ChildLine, per esempio, mette a disposizione una serie di indicazioni e consigli elaborati da esperti su tematiche quali: le relazioni amorose, i rapporti sessuali, la contraccezione e il sesso sicuro, la gravidanza, le malattie sessualmente trasmissibili. Internet è spesso un terreno in cui si muovono i primi passi nell’espressione e nell’esplorazione della sessualità.

Tra le motivazioni che spingono i ragazzi a “fidarsi” della Rete troviamo: – Anonimato: interagire attraverso il web permette ai giovani di regolare la quantità di dati personali che vengono resi noti all’altro, di osare di più e mostrare il lato meno timido ed insicuro, di testare i primi approcci. – Adattabilità: può essere modellata la presentazione che si fa agli altri di sé. Il web consente di mostrare il lato di noi che preferiamo, dando una migliore impressione, calibrandola in base ai propri desideri e a quelli dell’altro. – Accessibilità: Internet è privo di limiti spazio-temporali. L’adolescente può facilmente incontrare nuovi amici e nuovi partner; il giovane è libero di scegliere quali gruppi frequentare, senza dover rendere necessariamente conto agli adulti. Non si può evitare di prendere in considerazione i rischi dell’esternare contenuti così sensibili nell’online. È relativamente semplice schiacciare il bottone “invio”, ma allo stesso tempo è molto difficile avere contezza della strada che prenderà il materiale diffuso

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