Rigopiano: sei indagati, anche sindaco Farindola, per i magistrati la strada doveva essere libera

«Siamo all’inizio»: queste le prime parole postate su Facebook da Alessio Faniello, padre di Stefano – uno dei ventinove ospiti morti (il ragazzo di 28 anni inizialmente era finito per errore nella lista dei superstiti) nell’Hotel Rigopiano lo scorso 18 gennaio a Farindola, in provincia di Pescara -, dopo aver saputo della svolta nelle indagini. E cioè che per quella assurda tragedia causata dalla neve (undici i sopravvissuti) sono stati inviati avvisi di garanzia a sei persone, tra cui il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e il direttore dell’albergo, Bruno Di Tommaso.
Già, è indagato il primo cittadino del paese.

Lo ricordate? È stato più volte additato e chiamato in causa, durante le trasmissioni televisive, proprio da Faniello per aver accompagnato per un tratto di strada il figlio Stefano (con la fidanzata Francesca Bronzi, che doveva festeggiare il compleanno e che è scampata alla tragedia) in mezzo alla tempesta di neve verso il resort. Sì, lo stesso sindaco che ha cercato di difendersi negando ogni minima responsabilità e che più volte ha affermato pubblicamente: «Non ho ricevuto né bollettini sul rischio valanghe, né email con richieste di aiuto».

Poi è indagato il Presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco: la strada che collega l’hotel a Farindola è di competenza della Provincia di Pescara e spettava a lei – sostengono gli investigatori – garantirne pulizia e percorribilità.
E ancora, è indagato il direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso il quale, ricevuta la telefonata dalla prefettura di Pescara, rispose di essere stato «fino a mo» in contatto con l’albergo, mentre lo scambio di messaggi via WhatsApp con

Il 18 gennaio 2017, tre scosse di terremoto interessano il Centro Italia. Nel pomeriggio, intorno alle 17, una slavina si stacca da una linea di cresta del monte Siella fino a travolgere l’Hotel Rigopiano, in località Farindola, in Abruzzo.

La valanga travolge l’albergo, ne sfonda le pareti e lo sposta di circa dieci metri. Viene dato l’al larme ma la gravità dell’evento viene percepita molte ore più tardi. Quaranta le persone presenti nella struttura: in 29 perdono la vita.

A quattro mesi dalla tragedia, ieri i primi sei indagati. Tra questi il presidente della Provinciadi Pescara, il sindaco di Farindola e il direttore dell’albergo.

l’Hotel Rigopiano era precedente alla tragedia: affermazione, quella, che tranquillizzò gli uomini della sala soccorso che erano stati allertati dalle telefonate disperate del ristoratore Quintino Marcella (assurda quella in cui una funzionaria, della quale non sono state mai divulgate le generalità e che per il momento non compare nel registro degli indagati, credendo fosse uno scherzo rispose «la mamma degli imbecilli è sempre incinta»), che aveva saputo della tragedia dal cuoco Giampiero Parete, in vacanza all’hotel con la moglie e i due figli di 6e 8 anni e sopravvissuto perché uscito dalla struttura per prendere dei medicinali in auto.

Oltre al sindaco, al Presidente della Provincia e al direttore dell’albergo (che dovrà rispondere di omissione del collocamento di impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro: non avrebbe previsto nel Documento di valutazione del rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori della sua ditta il rischio di essere colpiti da una slavina), sono indagati anche i due funzionari della Provincia, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, più il dipendente del comune di Farindola, Enrico Colangeli. L’accusa è di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Secondo l’ipotesi dei magistrati Cristina Tedeschini e Andrea Papalia, l’accesso all’hotel sarebbe dovuto essere lasciato libero dalla neve, motivo per cui sotto accusa sono finiti anche il presidente della Provincia e il sindaco di Farindola.
Questa potrebbe essere solo una prima tranche di inchiesta. «Siamo all’inizio», ha scritto su Facebook Alessio Faniello. Che poi ha aggiunto: «Sono imbufalito: dove sono i nomi del Prefetto di Pescara e del governatore dell’Abruzzo?».

Soccorsi, la lezione di Rigopiano

La vicenda del soccorso alle persone rimaste sotto la valanga, che lo scorso 18 gennaio ha investito l’albergo Rigopiano a Farìndola (Pescara), se da un lato è positivamente segnata dalla grande buona volontà e dall’abnegazione personale di tanti soccorritori, dall’altro conferma quanto insufficiente sia ormai la qualità complessiva della pubblica amministrazione nel nostro Paese. C’è da augurarsi, anche se purtroppo si tratta di un’ardua speranza, che tutto non venga poi sommerso da un’ondata di iniziative giudiziarie. Può darsi infatti che ci siano delle inadempienze anche gravi da parte di singole persone, e se ci sono la magistratura dovrà doverosamente occuparsene, ma non è questo il nocciolo della questione. L’esperienza dimostra che le norme legittime ma malfatte, e le lacune organizzative gravi anche se in buona fede, fanno più danni di tutte le possibili ruberie e malversazioni. Perciò ben venga la lotta contro le ruberie e le malversazioni purché non sostituisca il primario impegno per il buon governo. Prima di procedere c’è però da sottolineare che catastrofi del genere ci mettono di fronte al mistero del male, e quindi della natura ferita e gemente di cui ci dice san Paolo nel capitolo 8 della lettera ai Romani; e ci dispiace di essere stati quasi gli unici a ricordarlo. A valle di tutto questo, ma senza dimenticarcene, resta poi il nostro dovere di fare tutto il possibile in ogni momento dato per prevenire gli eventi catastrofici e per mitigarne le conseguenze. Rispetto a un passato anche recente, nell’epoca in cui viviamo si dispone di mezzi tecnici di un’efficacia gigantesca. Nel caso in particolare del nostro Paese ciò che manca non sono dunque i mezzi quanto piuttosto l’organizzazione. Con il vantaggio di avere qualche esperienza diretta di intervento in caso di catastrofi, ma lo svantaggio di non essere sul posto in questo caso specifico, vorrei fare alcune osservazioni partendo da due elementi obiettivi che si possono valutare anche da lontano. Uno è l’allarme dato dal proprietario dell’albergo a poche ore dalla caduta della valanga e l’altro è l’esito degli interventi di soccorso ormai a cinque giorni dalla discesa della valanga. L’agenzia Ansa ha diffuso ieri il testo del messaggio di allarme – a quanto pare rimasto senza risposta – che l’amministratore unico dell’albergo, Bruno Di Tommaso, aveva spedito per posta elettronica lo scorso 18 febbraio, poche ore prima della valanga, “all’Ill.mo prefetto di Pescara, al presidente della Provincia di Pescara, al comando della Polizia Provinciale di Pescara, al Sindaco del Comune di Farindola”. Eccone il testo integrale: “Vi comunichiamo che a causa degli ultimi eventi la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d’accesso, dal cancello fino alla Ss 42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro”. Il messaggio è dettagliato, e da esso risulta che chi lo ha scritto ha un quadro preciso della situazione e la sta affrontando al meglio. Tuttavia da esso si ricavano due preoccupanti elementi di fatto. Il primo è che in Abruzzo non sembra sia chiaro a chi ci si deve rivolgere in un caso del genere. Perciò l’albergatore lancia una specie di SOS a tutte le autorità che gli vengono in mente. Il secondo è che da esso pare di capire che in Abruzzo i mezzi spazzaneve siano di base a fondo valle, e quindi in caso di nevicata debbano salire dal basso verso l’alto, e si muovano su ordini specifici che vengono dalla città capoluogo (in questo caso nemmeno un capoluogo di valle ma una città costiera). Se così stanno le cose, e sembra stiano proprio così, molto della catastrofe dell’hotel Rigopiano dipende da questo modello organizzativo sbagliato. Tanto più in un’area soggetta a grandi nevicate improvvise come l’Abruzzo appenninico, ci deve essere un piano di sgombero neve prestabilito, basato su mezzi che stazionano in quota e che si mettono a lavorare in forza di misurazioni automatiche dell’altezza della neve senza bisogno dell’ordine di alcun prefetto o presidente della Provincia o comandante provinciale. L’altra osservazione che accenno, salvo riprenderla ulteriormente nei prossimi giorni, riguarda l’esito delle operazioni di soccorso. Con tutte le forze che sono state mobilitate come può accadere che a cinque giorni dalla valanga 23 persone risultino ancora disperse? E come mai soltanto ieri è stato deciso di aprire altri varchi nelle rovine dell’edificio, che comunque non è del tutto crollato, oltre a quello da cui sono stati finora estratti sopravvissuti e anche purtroppo salme di vittime? Sia dall’ascolto attento delle interviste raccolte dai tele e radiocronisti, e sia dalle immagini diffuse dalle Tv si ha l’impressione – che beninteso non si può ancora dare per certa – che sul teatro della catastrofe manchi un vero e proprio comando unico delle operazioni, e quindi regni una certa confusione e una certa concorrenza tra i vari corpi e organismi giunti sul posto. Se ciò accade significa che ci sono delle lacune sul piano legislativo o amministrativo cui occorre porre rimedio al più presto. Frattanto sorprende che il governo non sia intervenuto con un provvedimento d’urgenza a nominare un proprio commissario ad hoc con il compito di coordinare sul posto gli interventi della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino e di chi altro è sul terreno. E’ poi strano non vedere presenti in forze gli alpini del battaglione “L’Aquila”, di stanza nella vicina città abruzzese da cui prende il nome, che hanno i mezzi e le competenze per fare operazioni logistiche, di sgombero neve e di rimozione delle macerie a supporto dei soccorritori di prima linea.

La valanga di Rigopiano spiegata dal CePSU_CS

Le valanghe sono masse di neve più o meno grandi che si mettono improvvisamente in movimento lungo un ripido pendio montano scendendo velocemente verso valle. Tra le tipologie di valanghe, quella che si può individuare per “Rigopiano” è Valanghe di neve a lastroni o strati. Si tratta di grandi strati di neve, più o meno compatta e di forma differenziata, che si mettono in movimento a seguito di una frattura (S. Sanna, 2005). Lo spessore dello strato può variare mediamente intorno ad 1 metro, mentre la lunghezza della frattura è variabile, a seconda dei casi, da decine di metri ad arrivare anche a lunghezze del ordine del chilometro. Le cause sono riconducibili a fattori naturali quali il terreno (morfologia, pendenza, esposizione), l’altezza della neve fresca, il vento, la stratificazione del manto nevoso e concomitanti scosse sismiche, la temperatura. Nel caso specifico, la località Rigopiano è una zona semi-pianeggiante in quota, a circa 1200 m sul livello mare (s.l.m.). Al di sopra della località presa in considerazione, come si può vedere dalle immagini rese disponibili da google-earth, si erge tutto il sistema montuoso del Gran Sasso che raggiunge quote superiori a 2000 m (s.l.m.). In diretta connessione con la zona dove è presente l’Albergo-Hotel, si può individuare un bacino di raccolta delle acque superficiali (siano esse di pioggia o nevose) cosiddetto bacino idrografico o “gola montana”.

Da una semplice ricerca condotta a ritroso nel tempo, per mezzo di google earth, si trova che dal 1988 al 1998, a dicembre di ogni anno, vi è un’area di innevamento preferenziale che interessa il bacino idrografico come sopra individuato. In particolare, nell’anno 1990 vi è un forte innevamento di tale area come indicato nella figura qui appresso.

Dall’area di innevamento preferenziale, si può dedurre pacificamente che per effetto della pendenza dei versanti della “gola montana”, all’atto di un incipiente franamento di uno strato di coltre nevosa vi sarà un forte accumulo di neve in destra idraulica del bacino, così come indicato nelle figure di seguito illustrate. Ebbene l’accumulo così ipotizzato è compatibile “purtroppo” con la posizione dell’Albergo; infatti nell’ipotesi di scivolamento verso le quote più basse (come è realmente avvenuto) incontra nel percorso la struttura dell’Albergo che viene spostata e sommersa dall’ammasso di neve in movimento. Ingrandendo l’immagine e ruotando in maniera da vedere l’Albergo-Hotel di fronte l’ammasso nevoso in incipiente movimento, è chiaro quanto detto in merito alla direzione di movimento della valanga.

L’ammasso nevoso così ipotizzato in incipiente movimento ha una superficie (la proiezione su un piano orizzontale) pari a circa 110.000 mq e un perimetro di circa 1500 m. Assumendo per la neve un peso specifico di 400 kg/mc e un’altezza media dello strato nevoso che scivola a valle pari a 2,0 m, si trova: Peso ammasso nevoso in incipiente movimento = 110 * 2,0 * 400 = 88.000 tonnellate Mentre il peso dell’ammasso nevoso che si riversa sulla zona di Rigopiano è ancora maggiore perché include al suo interno materiale legnoso e roccioso ed inoltre è più compattato e quindi di peso specifico maggiore. Riguardo la velocità con cui la valanga procede verso l’albergo, in via del tutto orientativa si può applicare una formula idraulica di Manning (v = k * Ra * ib, con a=2/3 e b=1/2), si trova: v = 50 * 1 * 0.30,5 ≈ 27 m/s → ≈ 100 Km/h

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