Rimini, è allarme lebbra: giovane 29enne ricoverato d’urgenza dopo essere tornato dall’Africa

Un ragazzo di 29 anni di origine nigeriana che vive e lavora da 4 anni a Rimini, è stato ricoverato nella giornata di domenica all’ospedale Infermi di Rimini, per alcune lesioni sospette sulla pelle che hanno indotto i medici a trasferirlo nel reparto malattie infettive dove sono stati effettuati tutti gli accertamenti del caso per capire di cosa fosse affetto il giovane. Purtroppo per i medici ci sarebbe un forte sospetto che si tratti di un caso di lebbra, per questo motivo nella giornata di ieri l’uomo che vive in Romagna, come già anticipato da 4 anni, è stato trasferito nel centro specializzato di Genova. Secondo quanto emerso, pare che il 29enne fosse tornato dall’Africa nella giornata di domenica e preoccupato per alcune singolari lesioni comparse su mani e piedi si era rivolto ai medici dell‘ospedale di Rimini, i quali insospettiti hanno sottoposto l’uomo all’analisi e subito dopo hanno deciso di farlo controllare dal reparto infettivi ospedale di Rimini.

Al momento pare non siano ancora arrivati gli esiti degli esami a cui è stato sottoposto il 29enne, ma il sospetto che possa trattarsi di questa patologia nei medici c’è. Trasferito a Genova, all’ ospedale San Martino dove nel reparto di dermatologia sociale i medici si occupano dei casi di lebbra, che nonostante si possa pensare che sia una malattia piuttosto antica e ormai scomparsa, ogni anno sono trattati circa 15 nuovi casi; questi sarebbero in leggera crescita rispetto all’ultimo periodo statistico censito tra il 1990 e il 2008 che registrava 136 casi, 13 dei quali italiani. La maggior parte dei cosiddetti casi di importazione provengono dall’America Latina e dall’Africa e nello specifico dal Brasile, dal Senegal e dalla Nigeria.

Nonostante tutto, va detto che il contagio della lebbra oggi è assai difficile e con le moderne tecniche la guarigione è quasi sempre assicurata; dopo il ricovero del 29enne, lo screening sanitario ha messo sotto osservazione una ventina di persone ovvero tutte quelle che sono state a contatto con il 29enne, le quali sono state raggiunte dall’ufficio di igiene dell’Ausl per avviare le procedure del caso.

La malattia viene causata dal bacillo di Hansen individuato già alla fine dell’800, mentre la cura per questa patologia pare sia stata scoperta soltanto nel 1945; la lebbra viene trasmessa attraverso il contagio interumano ovvero il contatto diretto con persone malate. Il bacillo che viene eliminato dal paziente attraverso le secrezioni nasali può contagiare anche altre persone mediante le vie respiratorie o attraverso lesioni della cute e può penetrare in un’altra persona sia attraverso le vie respiratorie sia attraverso lesioni della cute. Oggi si guarisce dalla lebbra con l’assunzione prolungata (anche di 1 a 2 anni, a seconda dei casi) di una combinazione di antibiotici.

SOGNARE UN MONDO SENZA LEBBRA LA LEBBRA NON È STATA SCONFITTA

Parlare di lebbra mette paura. È una malattia che colpisce il corpo rendendolo sgradevole e insopportabile alla vista, e, proprio per questo, emargina la persona dalla società. E dire che basta poco per donare la salute a un malato di lebbra, basta un gesto d’amore. Lo vediamo nel vangelo dove solo Gesù ha il coraggio di andare contro la legge del tempo e non solo si avvicina al malato ma lo tocca per sanarlo: “Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e lo guarì”. E’ questo che cercano oggi i malati di lebbra e tutti i malati: che qualcuno li guardi con gli occhi del cuore senza sentirne ripugnanza e disprezzo. Per questo motivo viene spontaneo affermare che i venti milioni di lebbrosi che ancora oggi esistono nel mondo, (in Italia dieci nuovi casi l’anno), sono venti milioni di assurdità La lebbra, infatti, si cura facilmente e presto, con pochi spiccioli e fino a guarigione completa. La lebbra, insomma, è un problema risolvibile se assieme alle medicine si è disposti a curare anche l’ignoranza, la superstizione e l’indifferenza, patologie che accompagnano simili malati. Secondo i piani dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2005 il morbo doveva essere debellato, invece vi sono ancora nel mondo più di 20 milioni di contagiati e quasi 500mila nuovi casi stimati ogni anno. Perché c’è ancora tutto questo male se le cure a base di antibiotici sono facili da somministrare e poco costose? Perché mancano la volontà e il coraggio di affrontare ogni forma di emarginazione presenti soprattutto tra i più poveri. Raul Follereau, l’apostolo dei lebbrosi, ha dato l’esempio di come affrontare queste malattie dedicando la vita contro ogni forma di ingiustizia. Con il suo coraggio è riuscito a fare breccia in molti cuori e ad abbattere tante barriere d’indifferenza. Compì 32 volte il giro del mondo e sono rimaste famose alcune sue affermazioni quali: “Datemi due bombardieri e guarirò tutti i lebbrosi delmondo” o “Non esistono sogni troppo grandi”. L’annuale giornata mondiale è una ulteriore occasione per prendere coscienza e assumere responsabilità concrete di fronte ad un rpoblema grave ma risolvibile. La lebbra è un male degradante più per la società che si ostina ad ignorarlo che per il malato obbligato a portarne le conseguenze.

IN DIOCESI SONO STATI RACCOLTI Lo scorso anno 2005, in Diocesi abbiamo raccolto la somma di 8.600 Euro, che abbiamo destinato all’associazine Aifo di Bologna, al Foyer S. Marie di Ambositra, all’ospedale di Ampasimanjeva e al lebbrosario di Marana a Fianarantsoa in Madagascar; e all’ospedale San Pio X in Goias, Brasile. Invitiamo le parrocchie a celebrare questo’appuntamento di solidarietà. La Giornata Mondiale dei malati di lebbra sarà, infatti, domenica 29 gennaio 2006. Chiediamo a tutte le parrocchie di essere sensibili e promuovere la giornata in favore dei malati di lebbra, ricordando che la Diocesi è direttamente coinvolta con questi malati attraverso gli aiuti nelle alle missioni delle “chiese sorelle” di Madagascar e Brasile, dove da oltre quarant’anni i missionari sono a servizio dei più poveri ed ammalati. Ogni singola parrocchia sta ricevendo per l’occasione materiale informativo (manifesti e volantini illustrativi) da diffondere nella Giornata dedicata ai malati di lebbra.

IL MIELE DELLA SOLIDARIETA’ Per il sesto anno consecutivo, domenica 29 gennaio 2006, in alcune parrocchie della Diocesi sarà presente “Il miele della solidarietà”. I volontari e collaboratori parrocchiali allestiranno banchetti presso i quali verranno distribuiti vasetti di miele in cambio di una donazione di 7,00 Euro. Il ricavato aiuterà l’AIFO (Associazione Italiana Amici Raoul Follerau) a sostenere gli interventi rivolti alla diagnosi precoce dei casi di lebbra, nonché per la cura e la riabilitazione, sia fisica che sociale, delle persone con disabilità causata dalla lebbra in 12 Paesi dell’Africa. Sarà l’occasione per esprimere la nostra solidarietà e il nostro impegno per le oltre 1.300 persone che ogni giorno nel mondo vengono contagiate dalla malattia e tra queste 150 sono bambini! Comunicato dell’AIFO:

L’AFRICA: IL CONTINENTE INVISIBILE L’impegno per sconfiggere tutte le “lebbre” La crescente povertà dei Paesi dell’Africa sub-sahariana, i continui conflitti in atto in molti Paesi, i problemi sanitari legati all’infezione da Hiv e il peggioramento delle infrastrutture determinano le ricorrenti crisi quali i disastri ecologici e le carestie perché colpiscono quasi esclusivamente i gruppi più poveri della popolazione, i gruppi costretti a vivere in condizioni estremamente vulnerabili. Ma anche quando cessano le emergenze, continua l’epidemia della fame e della povertà che colpisce soprattutto i più piccoli, come evidenziano i tassi di malnutrizione tra i bambini in alcuni paesi dell’Africa in cui lavora AIFO. Se da una parte malattie già conosciute come malaria, tubercolosi, diarrea, infenzioni respiratorie, continuano a mietere vittime tra i più piccoli in Africa, dall’altra si sono diffuse nuove malattie, come l’ulcera di Buruli, che causano disabilità gravi ed invalidanti. L’AIFO quindi intende mantenere gli impegni verso tutte le malattie curabili ma che ancora oggi provocano emarginazione. Naturalmente la lotta storica contro la lebbra rimane il dovere maggiore.

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