Follonica, il video shock sul web, Matteo Salvini : “Io sto con i lavoratori”. Facebook contro Lidl: “Non licenziate i due dipendenti”

La maggior parte dei commenti erano di “solidarietà” nei confronti dei lavoratori sospesi e invocazioni di boicottaggio dell’azienda di distribuzione. Ma “il popolo di Facebook” non esiste, e comportamenti fascisti e razzisti di questo tipo sono (ancora) all’ordine del giorno, così come odio e pregiudizio verso alcuni gruppi.

Più che scalpore un grande clamore. Nel senso che il caso di Follonica, dove due nomadi sono state rinchiuse in un gabbiotto del supermercato Lidl della cittadina toscana da due dipendenti dell’esercizio commerciale, è già diventato un caso nazionale. Con la rete che ribolle di commenti, sia a favore che contro, e con la politica che si accapiglia senza esclusione di colpi, chiamando a raccolta anche gli «alleati».

Fra questi il solito Roberto Saviano che ha attaccato frontalmente il leader della Lega, Matteo Salvini, reo, a dire dello scrittore, di aver difeso gli impiegati del centro commerciale finiti nell’occhio del ciclone. «È evidente che Salvini ha perso la testa, e nel tentativo di intercettare il voto delle persone peggiori del nostro sventurato Paese», sostiene lo scrittore, «non esita ad incitare a realizzare reati gravissimi». Questione di punti di vista, diciamo.
Salvini, in realtà, si è limitato a difendere i due dipendenti, rispettivamente di 27 anni e 35 anni, autori delle riprese con il loro smartphone e ora indagati per sequestro di persona. Il leader ha affermato di stare «con i lavoratori». «Gli offrirò anche il sostegno legale», chiosa Salvini, «e sono pronto a boicottare i prodotti della catena se i due verranno sanzionati».

Quel sostegno che, invece, è pronta a togliere ad uno dei due, iscritto al sindacato, la Cgil. «La cultura dell’odio non ci appartiene», spiega il segretario della Camera del lavoro a Grosseto, Claudio Renzetti, che annuncia la sospensione del giovane. Anche l’azienda «condanna fermamente» l’accaduto e fa sapere che sta valutando il da farsi. L’ipotesi più accreditata è quella della sospensione dal lavoro. «Siamo venuti a conoscenza del video diffuso in rete», si legge in una nota di Lidl Italia pubblicata sul profilo Fb, «prendiamo le distanze senza riserva alcuna dal contenuto del filmato che va contro ogni nostro principio aziendale. L’azienda sta verificando le circostanze legate al video e si avvarrà di tutti gli strumenti a disposizione, al fine di adottare i provvedimenti necessari nelle sedi più opportune».

Eppure sul web sono in tanti a non pensarla nello stesso modo. «Se licenziate i due ragazzi io e la mia famiglia non metteremo più piede nella vostra catena», scrive su Facebook uno dei tanti che appoggia l’operato dei due lavoratori di Follonica. «È anzi dovere procedere all’arresto da privato cittadino in caso di flagranza. Avevano tutto il diritto e il dovere di trattenere in attesa dell’arrivo della polizia», ribatte un altro che cita pure gli articoli del Codice di procedura penale. Anche il segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi, è contro i provvedimenti per i lavoratori. «È fuori luogo parlare di sequestro di persona», sostiene l’esponente di Fdi.

Ma il vero bersaglio resta Salvini, contro il quale si sono scagliati il senatore del Pd, Andrea Marcucci, i deputati di «Possibile» Pippo Civati e Andrea Maestri, il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, l’ex premier Massimo D’Alema e il governatore della Toscana, Enrico Rossi. «Eccoli i frutti avvelenati della xenofobia», afferma il presidente della Regione, neo scissionista del Pd, «e non si parli di goliardate. Quello che è successo alle due donne rom è gravissimo e deve essere condannato fermamente, come ha fatto la stessa azienda».

Siamo venuti a conoscenza del video diffuso in rete. Prendiamo le distanze senza riserva alcuna dal contenuto del filmato che va contro ogni nostro principio aziendale.
Lidl Italia si dissocia e condanna fermamente comportamenti di questo tipo. L’Azienda sta verificando le circostanze legate al video e si avvarrà di tutti gli strumenti a disposizione, al fine di adottare i provvedimenti necessari nelle sedi più opportune.

PRO LIDL: “Siamo venuti a conoscenza del video diffuso in rete. Prendiamo le distanze senza riserva alcuna dal contenuto del filmato che va contro ogni nostro principio aziendale. Lidl Italia si dissocia e condanna fermamente comportamenti di questo tipo. L’Azienda sta verificando le circostanze legate al video e si avvarrà di tutti gli strumenti a disposizione, al fine di adottare i provvedimenti necessari nelle sedi più opportune” ha scritto Lidl sulla sua pagina ufficiale di Facebook. “Certi commenti dimostrano che ormai n on esiste più umanità! Un conto è beccare a rubare (immondizia) ed impedirlo o chiamare le forze dell’ordine, un conto è rinchiuderle, deriderle e metterle online! Ma non vi vergognate di stare dalla parte di chi fa cose di questo tipo?? Nessuno dice che le due donne avessero ragione ma certe scene fanno schifo!! Ma che cavolo di gente siete??? Ma non vi vergognate al solo pensiero? Fate venire i brividi!” scrive una ragazza a sostegno del supermercato.
“Stupidi ragazzi probabilmente razzisti come tanti qui. Senza umanità. Forti coi deboli. A casa subito! E denunciati. Spero si trovino a rovistare loro nei rifiuti e qualcuno gli riservi lo stesso disumano trattamento” scrive un altra.  “Vi ringrazio per questo comunicato e spero facciate di tutto al fine che personaggi del genere siano allontanati del posto di lavoro”, ha commentato invece un ragazzo contro tutti quelli che minacciano di non comprare più alla Lidl in caso di licenziamento dei due dipendenti.

PRO DIPENDENTI: “Io sto con i LAVORATORI e non con le ROM  FRUGATRICI. Ma quanto urla questa disgraziata??? #ruspa”, ha scritto invece il leader della Lega Nord Matteo Salvini in un post sulla sua pagina Facebook annunciando anche che in giornata contatterà i dipendenti “per offrire loro tutto il nostro sostegno, anche legale”. “Solidarietà ai lavoratori della Lidl di Follonica che, stufi dei numerosi furti da parte dei rom nel supermercato, hanno catturato una ladra per assicurarla alla giustizia. Stanno subendo una persecuzione inaccettabile, addirittura rischiano il posto di lavoro”, ha fatto eco al segretario della Lega, la sindaca di Cascina Susanna Ceccardi. “Non possiamo più resistere in uno Stato che obbliga le persone a farsi giustizia da soli a causa dei continui tagli al comparto sicurezza e poi li condanna quando lo fanno, lasciando nella più assoluta impunità i veri criminali. Io sto con chi si difende!”, conclude Ceccardi. “Salvini sta con i dipendenti del supermercato che hanno chiuso le donne rom in un gabbiotto, io sto dalla parte della legge che dovrà appurare i reati commessi da quei dipendenti”, ha ribadito sul social il senatore Pd, Andrea Marcucci, commentando il filmato che ritrae due dipendenti della Lidl di Follonica che hanno rinchiuso due nomadi in un gabbiotto.

CARITAS: PROFONDAMENTE ADDOLORATI «Aprendo i giornali e guardando, su facebook, il video delle due donne rinchiuse in un container in metallo fuori da un supermercato di Follonica, sono rimasto prima basito, poi profondamente addolorato». Lo dice don Enzo Capitani, direttore della Caritas diocesana di Grosseto sul filmato che ritrae due dipendenti della Lidl di Follonica che hanno rinchiuso due nomadi in un gabbiotto. «Lo sgomento ha preso il sopravvento sulla meraviglia e lo stupore, perché vedere due esseri umani messi alla gogna in modo tanto brutale mi ha fatto sinceramente perdere fiducia nel progresso civile della nostra società – prosegue -. Quelle grate sopra la testa di due donne mi hanno inevitabilmente richiamato alla mente ‘gestà di altre epoche, di altri regimi e di fasi storiche in cui la dignità e il rispetto delle persone venne letteralmente annientato solo perché quelle persone appartenevano ad etnie o religioni che era stato deciso non dovessero più avere diritto di cittadinanza nel consesso umano. Non si possono trovare giustificazioni ad un gesto di questo tipo». «Mi domando però, da uomo, oltre che da prete – prosegue don Enzo -: se la nostra superficialità e la nostra non consapevolezza portano ad agire così verso altri esseri umani, vuol dire che l’umanità si sta avviando verso l’annientamento? Voglio pensare che questo sia solo un mio pensiero personale, perché poi mi guardo intorno e vedo che, accanto a chi compie gesti così, ci sono, grazie a Dio, persone che, invece, mettono a disposizione ciò che sono e che hanno per promuovere gesti di riconciliazione, consapevoli che l’umanità è ben più grande del nostro ‘piccolo mondò locale, ma anche del nostro Paese. Ormai i confini sono quelli dell’intero pianeta e siamo chiamati a convivere pacificamente, pena la distruzione della nostra umanità».

Il popolo di Facebook contro Lidl: “Non licenziate i due dipendenti”

“Se licenziate i due ragazzi io e la mia famiglia non metteremo più piede nella vostra catena. Italia agli italiani! Bravi i due ragazzi!”. E’ solo il primo di una lunga sequela di commenti che è possibile leggere sotto il post di Facebook con cui la catena di supermercati Lidl Italia ha preso le distanze dal video girato da due dipendenti di Follonica che giovedì scorso hanno rinchiuso due donne rom in una gabbia adibita alla raccolta rifiuti, mentre erano intente a rovistare tra la spazzatura.

Una decisione poco gradita al popolo del social network, che si è subito schierato dalla parte dei due uomini.

 “Chi è contro i ragazzi può andare al primo campo rom e portarseli a casa”, sbotta un utente di Facebook, mentre Patricia scrive: “Io sto con i ragazzi… Non se ne può più di andare a fare la spesa nei vostri supermercati e di esser continuamente stalkerati da queste persone… Hanno fatto proprio bene!”.

“Ma cosa volete verificare? Prendete le distanze da cosa? Vi piace essere derubati?”, si chiede Valeria, che propone di dare “subito un aumento a quei ragazzi“. Il tenore dei commenti è più o meno questo.

“La Lidl fa benissimo a prendere le distanze da questo gesto e a prendere provvedimenti nei confronti dei ragazzi”, afferma invece Francesco. Nicola si augura che i due dipendenti “vengano licenziati” perché “nessuno deve sostituirsi allo Stato“. Ma le stigmatizzazioni si contano sulle dita di una mano, travolte da un’ondata di elogi rivolti al gesto dei due.

Rom: un caso di disuguaglianze combinate che si accumulano e si moltiplicano Al 2013 in Italia non esisteva alcuna inchiesta esaustiva, di larga scala, né di tipo quantitativo né di tipo qualitativo, sulla presenza, sulla composizione socio-demografica, sulle condizioni sociali dei Rom. Non sorprende, perciò, che neppure il numero dei Rom presenti in Italia fosse certo: fonti diverse (Consiglio d’Europa, Ministero dell’Interno, Senato della Repubblica, Ministero del Lavoro, Comunità di sant’Egidio, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), Opera Nomadi, Unirsi) davano per il 2012 dati differenti, che vanno dai 130.000 ai 180.000 individui, corrispondenti allo 0,22-0,25% e allo 0,25-0,28% della popolazione totale a seconda delle varie stime (UNAR 2012, pp. 10-11; Senato della Repubblica 2011.

La composizione delle popolazioni Rom presenti sul territorio italiano è estremamente variegata. Secondo Opera Nomadi circa la metà di esse ha la cittadinanza italiana, mentre l’altra metà proviene dai Balcani, dalla Romania e dalla Bulgaria. Circa due terzi dei Rom originari dell’exJugoslavia sono nati in Italia, ma non sono considerati cittadini italiani. Sul piano giuridico abbiamo perciò le seguenti posizioni: cittadini italiani, cittadini di altri stati dell’Unione Europea (UE), cittadini non-UE, nati in Italia ma senza cittadinanza italiana, apolidi di fatto (nati in stati non più esistenti) e rifugiati.

Si tratta, anche sul piano culturale, di un ‘mondo di mondi’, molto eterogeneo, accomunato da un solo elemento: vivere in una condizione di pesante emarginazione sociale e di povertà, ed essere oggetto di sistematiche discriminazioni e di razzismo. Questa condizione ha cause specifiche e caratteristiche particolari, che vanno esaminate in maniera rigorosa all’interno di un ragionamento complessivo. Sulla base degli studi esistenti si può senz’altro affermare che i Rom in Italia sono costretti in un sistema di disuguaglianze in cui interagiscono attivamente le varie dimensioni della disuguaglianza: lavorativa, economica, sanitaria, scolastica e abitativa. Tale interazione fa sì che le cause e gli effetti si influenzino reciprocamente, sia sul piano materiale come meccanismo circolare di retro-azione tra causa ed effetto (quindi come fenomeno di interazione delle disuguaglianze), sia sul piano ideologico come ribaltamento del rapporto tra causa ed effetto (quindi come fenomeno di mistificazione delle disuguaglianze, che vengono rappresentate come «colpa loro»).

Va sottolineato che questo sistema di disuguaglianze combinate che colpisce i Rom è parte integrante della struttura delle disuguaglianze propria della società capitalistica: non è un sistema a sé, isolato, staccato, è semmai un sotto-insieme del sistema globale delle disuguaglianze storico-sociali del mondo moderno (Bihr, Pfefferkorn 2008; Gallino 2000; Perocco 2012), con il quale interagisce costantemente. Pertanto sarebbe un grave errore occuparsi della condizione dei Rom all’infuori del sistema disuguale e combinato peculiare della società di mercato, poiché diventerebbe molto concreto il rischio di cadere in una sorta di eccezionalismo Rom. La disuguaglianza che colpisce queste popolazioni è certamente, come si vedrà, di tipo etnico-razziale, ma è in definitiva di carattere sociale, con fortissime radici storiche, e perciò essa va considerata come una delle svariate situazioni e forme di disuguaglianza esistenti all’interno del sistema sociale delle disuguaglianze. Esaminando nello specifico il sistema di disuguaglianze che colpisce strutturalmente i Rom, è necessario evidenziare che esso, oltre a essere internamente differenziato, è un sistema combinato, fondamentalmente per le seguenti ragioni:

1) all’interno di ogni dimensione della loro vita sociale – dal lavoro alla salute, dall’alloggio all’istruzione, dalle rappresentazioni collettive alle politiche pubbliche – si registrano forti disparità rispetto alla popolazione maggioritaria;

2) le dimensioni della disuguaglianza interagiscono: sono strettamente legate tra di loro, sono interdipendenti e intrecciate. L’interazione strutturale tra disuguaglianza lavorativa, abitativa, sanitaria, scolastica e simbolica, costituisce a sua volta un fattore di accumulazione e riproduzione di disuguaglianza, di ulteriore disparità. L’accumulazione e la riproduzione permanente di disuguaglianze rafforza gli stereotipi e i pregiudizi nei loro confronti, cristallizzandone ulteriormente l’esclusione e l’emarginazione, che molto spesso si trasforma in auto-esclusione, in auto-emarginazione. Arrivando così a un groviglio in cui le gravi condizioni sociali e le pessime rappresentazioni pubbliche si alimentano a vicenda.

È questa la condizione che emerge dall’indagine presentata nella seconda parte del volume. Come si vedrà, rispetto all’occupazione i Rom vivono una condizione lavorativa drammatica: un altissimo tasso di disoccupazione e di inattività, con un’amplissima area di disoccupazione cronica; un’altissima quota di lavoro irregolare, specialmente tra coloro che vivono nei campi e particolarmente nelle attività lavorative tradizionali svolte in forma autonoma; un bassissimo tasso di attività extra-domestica delle donne; la sostanziale segregazione professionale nelle figure di operaio, bracciante, addetto alle pulizie e ai lavori domestici nelle mansioni più dequalificate; la prevalenza di forme di occupazione molto precarie e di salari medi assai inferiori alla media nazionale; un numero pressoché insignificante di pensionati.

Mentre è opinione diffusa che i Rom non abbiano «voglia di lavorare», dalle ricerche risulta che il «lavoro per sé» è la loro prima aspirazione; ma la pesante condizione di marginalità abitativa e sociale si oppone a questa aspirazione come un muro invalicabile. Al contempo non c’è all’oggi né un piano nazionale di politiche effettive e concrete per l’occupazione rivolto ai Rom, né un piano di formazione professionale. Tutto è affidato a occasionali interventi degli enti locali, che hanno dato finora risultati scarsissimi.

La pessima condizione abitativa, in particolare la segregazione nei campi, costituisce la chiave di volta del sistema di emarginazione dei Rom. La realtà dei campi coinvolge una parte ampia dei Rom che vivono in Italia (secondo alcuni il 20-25%, secondo altri il 50% e forse più), e per quanto variegata essa sia (attrezzati, regolari, tollerati, informali, abusivi, ecc.), produce nel suo insieme, dal più al meno, segregazione, esclusione, degrado. Da essa deriva un generale peggioramento di tutti gli indici di inclusione sociale: scolarizzazione, stato di salute, accesso al lavoro, buone relazioni sociali.

Ad aggravare questa situazione già di per sé pesantissima, sono venute le politiche «emergenziali», i «piani nomadi», con i loro sgomberi a catena e la coazione, spesso violenta, a «nomadizzarsi». Tutto ciò si riflette anche sui Rom che vivono fuori dai campi, ma ancora troppo spesso in quartieri a loro «destinati». Il cattivo stato di salute dei Rom (nonostante la loro giovane età media) e le profonde diseguaglianze di salute rispetto alla popolazione maggioritaria dipendono principalmente dalle politiche pubbliche statali e locali, in particolare dalla catalogazione dei Rom come «nomadi» e popolazione «a rischio sanitario». Il grave disagio abitativo, le condizioni di «vita» terribilmente insalubri esistenti nei campi, la larga esclusione dal mercato del lavoro, la diffusa evasione scolastica, la complessiva marginalità sociale, la continua opera istituzionale e mediatica di stigmatizzazione e, spesso, di criminalizzazione, sono da considerarsi come le cause fondamentali del precoce deterioramento del patrimonio di salute, della particolare diffusione tra i Rom di specifici disturbi psico-fisici, di traumi, ustioni e patologie sociali, nonché dell’eccessiva assunzione di psico-farmaci.

Questo insieme  di fattori di rischio, che si ripercuotono sul corpo e sulla psiche, non sono di carattere strettamente sanitario, sono anche e soprattutto di carattere sociale – e c’è, naturalmente, una molteplicità di variabili (a cominciare dalla cittadinanza, dal tipo di abitazione e di lavoro, ecc.) – che rendono questa situazione in alcuni casi estrema, e in altri un po’ meno intollerabile.

Il quadro relativo all’istruzione è particolarmente negativo. Tra le popolazioni Rom esiste un diffuso analfabetismo, un basso livello di scolarizzazione e un alto grado di dispersione scolastica nella scuola dell’obbligo. Percentuali infime di ragazzi arrivano a ultimare le scuole superiori, e pochissimi conseguono la laurea. Le ragioni di questa drammatica situazione sono molteplici: ci sono anche ragioni culturali che ostacolano i processi di scolarizzazione dei bambini e dei giovani Rom, ma hanno un peso molto più determinante il degrado e la precarietà abitativa, le politiche discriminatorie e segregazioniste, le condizioni di povertà e di marginalità sociale. Sono stati scarsi, finora, i risultati raggiunti dagli interventi, spesso volontari, finalizzati a uscire da tale situazione.

La grandissima maggioranza dei Rom vive in una condizione di povertà, sia relativa che assoluta. Una tale condizione riguarda in modo differenziato le diverse componenti di questa popolazione, con le punte di estrema povertà concentrate nelle grandi città e tra gli abitanti dei campi. I fattori che determinano una simile situazione di deprivazione materiale non sono scelti, bensì – essenzialmente – subiti; e come per le cattive condizioni di salute, chiamano in causa la mancanza di un alloggio o di un alloggio dignitoso, l’altissimo indice di disoccupazione e inattività forzata, il carattere marginale e particolarmente precario di molte delle loro attività tradizionali, la sotto-remunerazione delle loro attività salariate, la loro sistematica inferiorizzazione culturale.

Queste condizioni sono aggravate sotto ogni aspetto dalla «povertà di status», ossia dalla frequente irregolarità in cui una parte di essi viene a trovarsi per il carattere restrittivo e repressivo della legislazione italiana in materia di immigrazione. Una conseguenza particolarmente dolorosa di questa condizione di povertà generalizzata è l’abnorme numero di bambini Rom dichiarati adottabili.

Questa disuguaglianza che tocca strutturalmente i Rom è di tipo etnico- razziale. Ne sono infatti colpiti – seppur in modo meno intenso rispetto ad altri gruppi nazionali – anche i Rom italiani, con cittadinanza italiana, presenti nel territorio nazionale da secoli o da decenni. Non è quindi una disuguaglianza di nazionalità legata all’essere stranieri sul piano formale, giuridico; è prima di tutto una disuguaglianza etnico-razziale, una disuguaglianza sociale etnicamente connotata (che può anche assumere tratti formali nei casi di discriminazioni istituzionali dirette o indirette), legata all’appartenenza a popolazioni che storicamente hanno subito un processo di razzializzazione, di etnicizzazione, che sono stato rese un «popolo- paria», che sono state fatte diventare un «popolo-fossile».

Questa disuguaglianza strutturale è uno dei principali aspetti della «questione Rom» ed è all’origine di vari fenomeni che interessano queste popolazioni. Ad esempio, la condizione di disuguaglianza è talmente strutturata, fossilizzata, sclerotizzata, che sul piano dell’azione pubblica e delle politiche sociali essa sembra inscalfibile, irriducibile e fatale. La stessa «questione Rom», che viene comunemente spiegata con «l’essere Rom», con l’alterità Rom, con qualche proprietà intrinseca dei Rom, è rappresentata, socializzata e interiorizzata come problema irrisolvibile, ineluttabile, irrimediabile. E da alcuni anni, come accade anche nel contesto francese (Fassin et al. 2014), tale questione è affrontata sul piano dell’azione pubblica mediante una «politica municipale della razza», che astutamente utilizza meccanismi di auto-espulsione, basata sulla tesi che per natura e per cultura i Rom sono impermeabili all’integrazione, impossibili da integrare, votati a vivere nei campi, o – peggio – nati per delinquere.1 Quella dei Rom viene presentata come una questione eccezionale, irrisolvibile, ed è proprio attraverso questo eccezionalismo a-storico, naturalizzante, biologizzante, che la propaganda e la discriminazione nascondono le cause storiche e le radici sociali alla base dell’emarginazione totale.

L’esclusione sociale dei Rom è così strutturale e strutturata, le disuguaglianze sono così profonde, sistematiche e multidimensionali, che le politiche pubbliche e sociali (statali e locali) non riescono neppure a scalfirle, apportano al più soltanto dei piccoli miglioramenti in micro-contesti. Solamente iniziative radicali, forti, su vasta scala, di vera e piena inclusione, di forte cambiamento dei rapporti sociali tra popolazione maggioritaria, istituzioni e Rom, potranno avere un’incidenza profonda, duratura e risolutiva. In particolare, se si vuole invertire la tendenza e rovesciare questa condizione, è necessario dare una soluzione definitiva e civile alla questione delle abitazioni, perché una condizione abitativa stabile e dignitosa è l’elemento-chiave per poter accedere stabilmente allo studio, alla salute, al lavoro, alla partecipazione sociale e politica.

Sul tema dell’inclusione sociale dei Rom, le istituzioni italiane negli ultimi anni hanno realizzato o sostenuto alcune iniziative di carattere nazionale o locale. Tra queste la Strategia nazionale di inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti, in fase di avvio. Solo nei prossimi anni si sarà in grado di valutare se e quanto tale strategia avrà inciso sul sistema di disuguaglianze che opprimono le popolazioni Rom.

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