Roma degrado shock, Sesso sul marciapiede in pieno centro: la foto diventa virale e indigna il web

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Un uomo e una donna distesi a terra tra coperte, bottiglie di birra, cartacce, sacchetti della spazzatura. Sul marciapiede, a pochi metri dalla stazione Termini, un uomo e una donna intenti a consumare un rapporto sessuale alla luce del sole. E’ la foto che sta rimbalzando di profilo in profilo sulle bacheche di Facebook. Per l’esattezza siamo in piazza Indipendenza, a ridosso delle grate del palazzo occupato ad angolo con via Goito. Un’altra pessima puntata della saga quotidiana sul degrado della Città Eterna

Le foto, pubblicate dal sito Roma Fa Schifo, immortala l’atto sessuale di una coppia che senza troppi problemi, si stende tra l’immondizia di un accampamento arrangiato e consuma l’amplesso. Immagini di degrado di un pezzo di città abbandonata in pieno centro.

A Fontana di Trevi invece va in scena l’ennesimo show acquatico: il bagno nel monumento che rese immortale Anita Ekberg sembra ormai un rito frequente.

Il “tuffo” nel monumento romano non farebbe quasi più notizia, se non fosse che, la protagonista questa volta è una turista che ha dato spettacolo facendo il bagno in slip e canotta trasparente. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia locale di Roma Capitale del I gruppo Trevi e del Gssu che hanno sanzionato la turista, una 25enne di Copenaghen,  denunciandola anche per atti osceni in luogo pubblico.

Commettere atti osceni in luogo pubblico non più reato

Fino a pochi mesi fa l’art. 527 del codice penale considerava reato il commettere atti osceni in luogo pubblico. Oggi, a seguito del D.Lgs. n. 8/2016 che prevede la depenalizzazione di una serie di reati, la norma è stata riscritta e il compimento di atti osceni in luogo pubblico è punito con sanzioni amministrative salvo che per alcune ipotesi particolarmente gravi per le quali resta la pena della reclusione. Il nuovo dettato dell’art. 527 è il seguente:”Chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 30.000. Si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi se compimento di atti osceni in luogo pubblico è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano. Se il fatto avviene per colpa, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309”. In base all’art. 527 c.p. vengono considerati giuridicamente il compimento di atti osceni in luogo pubblico, tutti quegli atti (soprattutto riguardanti la sfera sessuale) che, se compiuti in presenza della collettività, possono metterne in pericolo o offenderne il comune sentimento del pudore. La condotta deve essere realizzata in un luogo pubblico, aperto al pubblico oppure in un luogo esposto al pubblico. per luogo pubblico si intende un luogo continuativamente libero a tutti o a un numero indeterminato di persone (ad esempio, una piazza); per luogo aperto al pubblico si intende un luogo, anche privato, al quale può accedere un numero indeterminato ovvero un’intera categoria di persone solo in certi momenti o alle condizioni poste da chi esercita un diritto sul luogo (ad esempio una biblioteca, un cinema ecc.); per luogo esposto al pubblico si intende un luogo non accessibile a tutti ma facile oggetto di osservazione da un numero indeterminato di soggetti.

CHE FARE IN CASO DI DENUNCIA Nel caso in cui si è accusati del reato di compimento di atti osceni in luogo pubblico è opportuno farsi assistere da un legale di fiducia esperto in Diritto Penale.

L’innamoramento è una patologia e le corna fanno bene alla coppia: lo sapevamo anche senza sondaggi o studi scientifici, e infatti il punto è un altro. Il punto è che il direttore ha affidato la stesura di due articoli su questi temi (Libero di ieri) proprio a due donne, categoria che si è culturalmente auto-incaricata di smentire l’una e l’altra cosa: cioè che l’innamoramento sia una patologia e che le corna facciano bene alla coppia. Questo scritto è perciò una rivendicazione territoriale pura e semplice: le gentili colleghe – che non nomino per principio – non hanno scritto sciocchezze, anzi, ma suona davvero beffardo che siano appunto due donne a evidenziare tesi per le quali il genere femminile ama fracassarci le palle nelle discussioni da pizzeria.

Quindi rovescio il banco e faccio la parte della donna, ora. Scrivendo su periodici femminili – che non parlano d’altro – per anni ho collezionato studi proprio sulla chimica dell’amore e sul mito occidentale della monogamia. Lo schema è sempre quello: il colpo di fulmine dipende dalla dopamina – spiegano – che è un neurotrasmettitore legato a sensazioni di piacere e rilasciato da quell’area del cervello che controlla i riflessi visivi e uditivi: se lo stimolo è forte, il corpo reagisce e invia segnali di attrazione, e le pupille si dilatano, il viso arrossisce. E sin qui ci siamo: ma l’innamoramento? È la serotonina. A ogni nuovo incontro si rafforzano i circuiti cerebrali che collegano la presenza dell’amata (amato) a sensazioni di felicità: e allora si intensifica il desiderio e il ricordo del piacere provato, e la voglia di riprovarlo. La serotonina si abbassa e favorisce una specie di ossessione, e intanto la dopamina aumenta.

Vi state annoiando? Sappiate che in realtà è assolutamente una discussione da pizzeria: tante ne ho fatte con vari psicocosi. A un certo punto spunta sempre uno che dice: tra certa passione e certi stati di alterazione cerebrale, provocati da alcune droghe, esistono delle analogie. Ed ecco l’analogia tral’innamoramento e idistur- bi ossessivo-compulsivi. Ma alle donne, in pizzeria, l’analogia non piace, e allora dicono: e la tenerezza? Come la spieghiamo? Risposta molto romantica: ci pensano la vaso- pressina e l’ossitocina. L’ossitocina è la base della tenerezza e degli slanci positivi (quando si abbracciano i figli o si coccola il gatto) ed è quella che assieme alla vasopressina rafforza l’emozione e spinge alla fedeltà. Parentesi: del mio scarso livello di ossitocina parleremo un’altra volta. Il resto è più o meno come efficacemente descritto dalla collega n.1 (l’ho detto, non le nomino) con l’aggiunta, però, di sconfortanti notizie sulla durata dell’amore: dai diciotto ai trenta mesi dall’inizio della relazione, quando cioè il cervello si è assuefatto al cocktail di sostanze chimiche e non reagisce più come prima.

Le varie sostanze diminuiscono, le coppie più fragili si separano. Tristezza, ma ecco la buona notizia: esiste l’endorfina. Urrà. La vicinanza fisica stimola un altro neurotrasmettitore che appunto si chiama endorfina e che riduce l’ansia, infondendo un senso di calma e di intimità: è meno eccitante delle altre robe chimiche ed è una sorta di oppiaceo naturale, induce dipendenza, e secondo i più è una componente essenziale delle relazioni riuscite. Applauso
in tutta la pizzeria. Ed è tutto molto interessante, ma – qui rifaccio la parte della femmina – comprendere le cose dellavita non può corrispondere a leggere una ricerca scientifica; il cosiddetto amore sarà pure un banale meccanismo fisiologico, una cosa che ci rende irrazionali e che passa come una malattia, ma nei dati empirici manca sempre ogni riferimento alla magia che rende ogni innamoramento un fatto unico, una cosa chimica, sì, ma filtrata da singole persone che non ce n’è una uguale all’altra.

Ragionando così, ogni biografia è riducibile a una cartella clinica: anche le cazzate giovanili o meno – gli eccessi, le droghe, gli sport estremi – sarebbero spiegabili dall’efflcienza dell’ipofisi, ghiandola che quando si è giovani secerne un sacco di ormoni che mascherano la paura; e meraviglie come il formaggio, la carne, il caffè e il cioccolato sarebbero solo alimenti che danno dipendenza perché rilasciano componenti narcotici simili alla morfina: non mancano ricercatori che stanno studiando il modo di controllare i desideri alimentari che inducono una dipendenza basata su risposte emozionali. Secondo certa scienza c’è gente drogata di Taleggio e bisogna guarirla.

La vita stessa è una malattia: terminale, peraltro. Ma qui stiamo uscendo dal seminato, anzi, dal seminale. Qui torno decisamente maschio, perché sull’argomento corna (che fanno bene, rinsaldano i matrimoni, tengono vivi: questo spiegava la collega n.2) non servono sondaggi e, francamente, neanche l’opinione di Willy Pasini. Bastano le aggiornate risultanze in tema di monogamia e poligamia: e il nostro provincialismo italiota cade nel ridicolo. Anzitutto il mondo animale: falsi miti a parte, nessun animale o quasi è monogamo. L’accoppiamento multiplo è la norma, altro che colombe e pinguini, la ricerca genetica ha fatto piazza pulita di tutte le leggende. Restando ai mammiferi, sono monogame dodici specie su circa quattromila, il tre per cento. Spiegare perché sarebbe interessante: ma – restando in pizzeria – per scatenare un casino basta dire che neanche l’uomo in realtà è monogamo: la nostra società ha fatto una scelta culturale, non naturale.

Lo studio più famoso sull’argomento ha esaminato 185 società umane e ne sono risultate monogame solo 29, meno del 16 per cento. Un altro studio, più recente, ha esaminato 238 diverse società e ha concluso che solo in 43 casi la monogamia era accettata come unica soluzione. È vero che prevale la poliginia (cioè un maschio con molte femmine) ma non è così rara la poliandria, cioè una femmina con tanti maschi. Già. Gli etologi parlano di effetto Coolidge: se metti un montone a copulare con un’agnella, questi vanno avanti un po’ di volte, ma pian piano l’intensità declinerà; se allora sostituisci l’agnella, ecco che il montone si riaccende come all’inizio: la novità lo rimette a nuovo, e vale anche per il genere umano.
Ma, da tutte queste ricerche, emerge una cosa che forse è la più interessante di tutte: che il sesso, per gli animali, ha una posizione nettamente inferiore rispetto alla sopravvivenza quotidiana, alla cura e pulizia reciproca, al dormire insieme, in generale allo stare insieme. Solo per noi il sesso è così ossessivamente centrale: agli animali, quando non sono inperiodo fertile, del sesso non gliene frega niente. Per noi invece – ecco, sì – è una specie di malattia. Urge infermiera.

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