Live Tv Streaming Gratis Roma – Juventus oggi domenica

Quasi amichevole. E’ Roma-Juventus e qualcosa vale, anche se si gioca in piena estate dall’altra parte del mondo. Per Eusebio Di Francesco, che fin qui negli Stati Uniti ha ottenuto buone risposte dalla squadra, è una piccola prova di maturità aspettando che il mercato stabilisca definitivamente le gerarchie del campionato.

«In questo momento è complicato valutare le squadre – spiega in conferenza stampa nell’albergo che ospita la Roma a Harvard – perché come ha anche detto Allegri la finestra trasferimenti finisce purtroppo il 31 agosto. Però credo che la Juventus rimanga la squadra da battere. Noi abbiamo cambiato tanto e di sicuro proveremo a dare fastidio alla Juve.
Ma lo stesso faranno il Napoli, che è rimasta la stessa squadra, e le due milanesi che si stanno rinforzando».

PERSONALITÀ’. Alla vigilia del primo incrocio con la Juve da allenatore della Roma, Di Francesco chiede pochi concetti: «Voglio una squadra compatta, che non abbassi mai la guardia. Con il Tottenham è successo nel finale e abbiamo preso due gol, pensando che la partita fosse ormai vinta. Non mi aspetto che si smetta di sbagliare ma che si sbagli meno rispetto al passato». Ammette di essere un po’ emozionato: «Preparare partite così è sempre emozionante. Finora sono soddisfatto. Il ritiro è stato proficuo anche se lontano da Roma: potevano esserci dei rischi in questa tournée invece è andato tutto bene». E’ andato tutto bene anche con lo staff di preparatori della società, Norman e Lippie, che hanno seguito le direttive sue e del professionista venuto da Sassuolo, Nicandro Vizoco. «La collaborazione è stata buona – aggiunge – siamo riusciti a costruire un bel metodo di lavoro, in base alle mie esigenze e, un po’ meno, delle loro…».

CAPITANI. Gli chiedono di De Rossi capitano: «Mi aspetto che nella nuova veste sia un esempio per tutti e sotto tutti i punti di vista. Che giochi o che non giochi, in campo e Inori». E sul ruolo di Flo- renzi nella nuova Roma, lascia sospeso il giudizio: «In questi giorni l’ho utilizzato da terzino perché mi serviva insegnargli qualche movimento difensivo. Ma quando starà bene lo vorrei provare un pochino più avanti. Lo valuterò anche sentendo il suo pensiero: il ragazzo dev’es sere contento». Non esclude nulla, Di Francesco. Persino di rilanciare Castan, oltre a Gerson: «Dietro siamo già abbastanza competitivi. Infatti come ha detto Monchi la nostra priorità sul mercato è l’attaccante esterno. Gerson invece è con noi, si sta impegnando e in questo momento fa parte del progetto. Entro fine agosto capiremo meglio, come per Nura che finalmente ha potuto fare un bel lavoro fisico. Gioca titolare? Non è sicuro…». La brutta notizia riguarda Stephan El Shaarawy che quasi sicuramente non sarà pronto per l’inizio della stagione: «Ha questo problema alla schiena… Mi auguro di riaverlo dopo la piccola tournée spagnola». Quindi dopo Ferragosto, a pochi giorni dalla prima di campionato.

Dall’altra parte dell’oceano, il fascino è intatto. Anche in piena estate, si respira profumo di scudetto. «E’ sempre Juve-Roma – dice Massimiliano Allegri -: un test importante ma pur sempre un allenamento, il penultimo appuntamento prima della Supercoppa. La squadra giallorossa ha una rosa di grande qualità, l’anno scorso ha fatto il record di punti ed è una delle candidate a vincere il titolo.

Quest’anno sarà un campionato ancora più bello e difficile: il Napoli ha lottato quasi fino alla fine anche l’anno scorso, il Milan ha fatto un mercato da scudetto, l’Inter ha un’ottima rosa. Si deciderà all’ultima giornata e conteranno di più gli scontri diretti. Serviranno però meno punti, perché ci sono più squadre che lotteranno».

ENTUSIASMO. Stasera i bianconeri ruoteranno tutti, tranne l’infortunato Szczesny che dovrebbe recuperare per l’amichevole con il Tottenham del 5 agosto, ma lo faranno con minutaggi diversi a seconda della condizione. E debutterà Federico Bernardeschi, che avrà un ritaglio di mezz’ora a gara in corso: «E’ stato un acquisto importante: la Juventus ha giovani molto validi, come De Sciglio, Bentancur, Rugani Pjaca che rappresentano il futuro del club. Federico è esuberante e ha portato grande entusiasmo. Dovrà integrarsi, capire il mondo Juventus ma ha tutte le qualità per farlo e diventare un giocatore importante».

RAPPORTO. Il mercato non è chiuso e la Juventus cerca ancora un centrocampista. Magari, come Luciano Spalletti all’Inter, anche Max ha avuto una promessa dai dirigenti: «Abbiamo un rapporto molto solido, ci parliamo tutti i giorni e non c’è bisogno che mi facciano promesse. La società ha lavorato bene, ci sono i presupposti per fare un’annata importante, però abbiamo ancora un mese di tempo per migliorare la squadra». Fosse per lui, però, si chiuderebbe prima: «Sapete come la penso, il mercato dovrebbe finire prima dell’inizio della stagione, addirittura dico il 31 luglio: così non è e bisogna adattarsi, siamo abituati ma ci sono ragazzi che non sanno se rimangono o vanno via. Non à un bene per loro e per la società».

CONDIZIONE. Si torna alla preparazione, dopo dieci giorni negli States si possono tirare le prime somme: «Il bilancio della prima parte di preparazione è buono: questo periodo serve per metterci in condizione e la squadra ha lavorato bene a livello fisico. Stiamo lavorando sulla difesa e sulla gestione della palla, ci mancano un po’ le gambe e un po’ di attenzione, però mi piace la disponibilità che hanno dato i giocatori finora, sono contento di come hanno lavorato e di come hanno approcciato le partite. Ora abbiamo quest’ultimo step, poi dovremo continuare, prepararci per cercare di vincere la Supercoppa contro una Lazio che l’anno scorso ha fatto una stagione strepitosa».

INVIATO A BOSTON – Il Chelsea non si arrende. Vuole Alex Sandro a tutti i costi. Così, – svela il Sun -, dopo la prima offerta respinta dalla Juventus, stanzia 70 milioni di euro per il rilancio. In casa bianconera non vacillano, ma non sarà facile far finta di niente, anche perché a cadere in tentazione potrebbe essere il terzino brasiliano, al quale verrebbe proposto un ingaggio proporzionato alla valutazione. Ecco perché, nonostante la volontà di resistere, non viene trascurata la possibilità di anticipare il ritorno a Torino di Leonardo Spinazzola, in prestito biennale all’Atalanta. I dirigenti bergamaschi fanno muro, gli juventini non demordono, i buoni rapporti tra i due club scongiurano comunque un braccio di ferro.

PAZIENZA. La prorità, perl’ad Beppe Marotta e il ds Fabio Paratici, rimane il centrocampista, ma serve pazienza. Mino Raiola, agente di Blaise Matuidi, continua a lavorare per convincere il Psg a lasciar partire il suo assistito, legato da un contratto in scadenza nel prossimo giugno e non intenzionato a rinnovare, ma non vengono abbandonate, nonostante le difficoltà, le piste che conducono a Emre Can del Liverpool e Steven N’Zonzi del Siviglia. Deboli, al momento, le candidature di Leon Goretzka dello Schalke e di Grzegorz Krychowiak del Psg, mentre su William Carvalho dello Sporting Lisbona, sul quale sono state assunte informazioni nei giorni scorsi, è in vantaggio l’Arsenal.

INSTAGRAM. Stand by per Keita – il presidente Claudio Lotito non fa sconti -, mentre Stephan Lichtsteiner, considerato vicino al Nizza, pubblica un post su Instangram che stride con un addio imminente: «Allenamento duro con tanta voglia di vincere anche quest’anno con la maglia della Juventus». Ad ogni modo, per l’eventuale successione, resta sotto osservazione Joao Cancelo del Valencia.

Un esame per quattro. Non c’è in palio una laurea né si rischia una bocciatura, visto che siamo appena alla fine di luglio. Ma siccome Roma-Juventus non è mai una partita come le altre, meglio giocarsi bene le proprie chance. Soprattutto se hai qualcosa da dimostrare, confermare, allontanare. E allora per quattro giocatori che Di Francesco sembra avere scelto come titolari per l’amichevole di Foxboro – «Ma non dateniente per scontato» scherzaval’allenatore ieri prima di infilarsi nell’ascensore che lo riportava in camera – è un test probante per inclinare il futuro a proprio favore.

DEFREL. Paradossalmente, Gregoire Defrel è uno degli uomini che hanno più smania di emergere. Su di lui ha garantito proprio Di Francesco, che ne aveva esaltato le caratteristiche al Sassuolo, ma le sue condizioni atletiche non erano ottimali all’arrivo negli Stati Uniti. E nel debutto contro il Tottenham si è visto: Defrel è partito a razzo, giocando ventiminuti di qualità, e poi si è spento fino alla sostituzione nell’intervallo. Stasera dovrebbe giocare ancora titolare e ancora da esterno destro d’attacco, che non è esattamente il suo ruolo, sperando di segnare il primo gol nella Roma.
MORENO. Cerca stabilità anche Hector Moreno, che sta pagando carichi di lavoro diversi rispetto a quelli assimilati in Olanda. Ha steccato la prima da terzino sinistro, ha faticato anche nella seconda amichevole perché è entrato in scena nella fase più critica della recita, stasera dovrà contenere la forza d’urto della Juventus, magari aggiungendo le sue qualità alla manovra che per Di Francesco deve cominciare sempre dal basso.

GONALONS. Con l’aiuto del playmaker naturalmente. Che a Foxboro sarà probabilmente Gonalons, e non De Rossi che peraltro ha qualche problema di vesciche a un piede. Gonalons ha conquistato subito Di Francesco per il garbo e la tranquillità e ora, capendo un po’ l’italiano, si augura di fornire alla squadra il contributo di geometrie e recuperi al quale erano abituati i compagni del Lione. Intanto saluterà con piacere l’amico Pjanic, che è stato un prezioso alleato di Monchi durante la trattativa che l’ha condotto alla Roma.

FAZIO. Tra i vecchi invece Di Francesco vuole studiare con attenzione Federico Fazio. Non perché non conosca le sue caratteristiche ma perché, con Manolas infortunato alla spalla, gli vuole affidare la leadership difensiva. Giocando a tre come con Spalletti, Fazio era stato soprannominato Il Comandante mentre a quattro ha dimostrato qualche imbarazzo, come contro il Tottenham (rigore evidente non fischiato su Kane). Per avere un posto più o meno fisso nella Roma ha bisogno di trasmettere sicurezza all’allenatore.

GLI ALTRI. La sorpresa di formazione potrebbe essere Nura, che è l’unico vero dubbio di Di Francesco. Sarebbe un attestato di stima importante per un ragazzino che non gioca da un anno e mezzo e che, nelle precedenti amichevoli, è rimasto sempre a guardare. «Sta crescendo, ha fatto un ottimo lavoro fisico, vedremo» ha concesso l’allenatore. Il ballottaggio è con Bruno Peres, viceversa l’unico della rosa, portieri compresi, ad aver giocato 180 minuti su 180 negli States. Del resto senza Karsdorp, ancora fermo, e aspettando Florenzi, non c’erano molte alternative.

La sua nuova stella polare si chiama Emre Can. Sì, proprio come il collega del Liverpo- ol che è di nazionalità turca anche se è nato in Germania e gioca nella Germania. L’Emre Can d’America è un giovane dottorando di ingegneria elettronica dell’università di Boston e si è proposto come interprete per accompagnare Cengiz Under nei primi passi dell’ambientamento alla Roma. Non lo abbandona mai: è quel ragazzo corpulento con i capelli ricci che ogni tanto balza sul campo per facilitare la comunicazione con i compagni, con lo staff, persino con i tifosi.

DOPPIO GIRO. Il bello è che Emre Can parla un inglese perfetto ma non l’italiano. Perciò per la seconda traduzione, in aggiunta al professionista poliglotta della società Claudio Bisceglia, intervengono spesso De Rossi o Strootman, che oltre a conoscere l’inglese sono utili intermediari per una rapida conoscenza della Roma. Dopo la tournée i dirigenti assumeranno un altro interprete che aiuti Under a imparare velocemente l’italiano.
BOOM. In campo però il ragazzo sembra aver già capito tutto perché è intuitivo e intelligente. E’ un giovane maturo, sotto il profilo della lucidità calcistica sembra già pronto per far parte di questo organico. Non è casuale che l’avesse individuato anche Guardiola per il Manchester City. Ma Monchi, a parità di offerte economiche, ha avuto la prontezza di intervenire giocando su due fattori:
1) Roma è un mondo più attraente di Manchester; 2) nella Roma, Under sarebbe stato subito un calciatore importante. E così sarà, se le premesse dell’amichevole con il Tottenham verranno rispettate: al di là del gol, che ha meritato al ragazzo l’aggettivo «letale» utilizzato da Eusebio Di Francesco, i segnali arrivati dalla Redbull Arena sono più che incoraggianti.

IL CONFRONTO. Ma siccome confermarsi è molto più difficile che rivelarsi, stasera Under è chiamato a un esame complicato. Partendo dalla panchina, come nella precedente esibizione, dovrà misurarsi non solo con una grande avversaria come la Juventus ma soprattutto con un campione come Dybala, al quale è stato paragonato sin da giovanissimo in Turchia. In effetti, la dimestichezza con il piede mancino e la somiglianza nel look e nelle movenze sono abbaglianti. «Andate piano però» avverte Di Francesco, lo specialista nella valorizzazione dei giovani campioni. A vent’anni si può perdere facilmente il senso della misura.

PRECEDENTI. E poi la cautela è d’obbligo a Trigona, o meglio a Boston, rammentando il precedente di Salih Ugan, un altro turco che era accompagnato dalla fama di grande talento e che invece in Italia si è accontentato di un ruolo da figurante. Under è di ben altro livello, tanto è vero che ha giocato un campionato da titolare e si è affacciato con profitto alla Nazionale maggiore, però è saggio non caricarlo di aspettative. Sarà lui in caso a crearle, quando sarà sicuro di poterle rispettare.

Pronti? Via». Guida Kevin Strootman. Scene da un allenamento qualunque, con il termometro che scende e che sale senza logica in quest’estate pazza del Massachusetts. Di Francesco divide la squadra i due gruppi per la parte atletica. Uno viene condotto dal preparatore atletico Vizoco, l’altro appunto da Strootman. Che con tanto di cronometro in mano detta i tempi degli allunghi, del riposo, del ritmo. La Romaha praticamente un allenatore in campo.

CAPITANO BIS. Insieme con Florenzi e Nainggolan costituirà il tridente dei capitani di riserva per Di Francesco. Forse anzi sarà il vero vice. «Io non mi sento un leader – tuona Strootman – se poi altri lo pensano mi fa piacere. Però io penso solo a dare il massimo per la squadra». Lo ha fatto già nell’ultima amichevole a New York contro il Tottenham: entrato all’inizio del secondo tempo, con la fascia al braccio visto che De Rossi era uscito, ha prodotto due arrembaggi che hanno portato ai gol di Under e Tumminello, decisivi per il risultato.

FEDELTÀ’. Con l’allenatore ha stabilito subito un rapporto di fiducia reciproca. Per non parlare del feeling con il presidente Pallotta, di cui ha apprezzato la vicinanza nel lungo periodo di recupero dal triplo infortunio al ginocchio. Anche per una questione di riconoscenza ha deciso di rinnovare il contratto in scadenza nel 2018, spingendolo 4 anni più in là. Il resto è semplice amore: «Non è facile andare via da Roma, una città che non si può paragonare a nessun’al- tra. Sono rimasto per vincere qualcosa perché so quanto possa essere speciale. Dopo un anno in cui ero felice già perché non mi infortunavo, posso ricominciare a sentirmi un giocatore». I medici e i preparatori immaginavano che la prima stagione dopo le operazioni sarebbe stata buona. E’ andata meglio di ogni previsione. Ora il rodaggio è finito: il vero Strootman, forse, sarà ancora più bello.

Non li porta all’inferno, tutt’altro, ma Daniele De Rossi alla Roma fa il Caronte, traghetta i nuovi, li fa salire e scendere, indica la strada. E poi fa un mucchio di altre cose, il mediano, il centrale di difesa al’occorrenza. «Una volta facevo anche la mezzala universale. Difendevo e segnavo. Poi sono invecchiato».
Adesso farà pure il capitano, senza se e ma e apposizioni che puntualizzano. Il futuro è passato, la leadership diffusa esiste in questa Roma, vedi Strootman e per altri versi Nainggolan, ma De Rossi ora che Totti cambia mestiere è il capitano istituzionale. Traghettare rientra nel ruolo. «Dev’essere difficile cambiare città quando si è giovani. A me non è capitato. Nel caso avrei voluto che qualcuno si comportasse con me come io mi comporto con Under, per esempio, incoraggiandolo e spiegandogli. E con Tummi nello e con gli altri».

IMPRESSIONI. Ha parlato con un certo impegno e un certo impeto a Roma Tv, di sé e del resto, spesso senza distinguerli. «Sono sedici anni di precampionati con la Roma. Il primo fu dopo lo scudetto.

L’entusiasmo mi contagiò. Mi spinge l’amore per questa squadra. Ai giovani dico anche questo: godetevi persino i momenti di solitudine e di nostalgia, perché poi vi mancheranno. Ci manca Totti, il capitano assoluto, il simbolo, ed è una responsabilità in più per chi c’è ancora. Non siamo eterni e dobbiamo fare i conti con questo. Francesco però sembrava esserlo».

Campionato nuovo, squadra nuova, lui quasi anziano. «Essere capitano è un onore. Volevo diventare qualcosa di importante per i tifosi. La fascia mi aiuta ad attenuare la mia impulsività. Abbiamo perso figure significative, altre ne abbiamo trovate. Tutti i nuovi mi hanno trasmesso ottime impressioni, ho capito le ragioni dell’investimento su Under, suona strano lavorare con Di Francesco ma so che lui vuole il bene della Roma proprio come me. Quest’anno sarà ancora più difficile eppure noi continuiamo a sperare di raggiungere la Juve». Ha appena compiuto 34 anni e ufficialmente non ha mai vinto lo scudetto. Ma non era neppure mai stato capitano. Prima o poi il presente arriva.

Partiamo dal presupposto che l’ha detto Monchi e Monchi è uomo onesto. Dalla parte opposta della barricata c’è uno Shakespeare, il quale ovviamente sa di che cosa si parla. Non William. Craig Shakespeare. L’allenatore del Leicester. Monchi ha dichiarato, a Sky, che la Roma prenderà un esterno alto. Un’ala, se preferite un linguaggio meno barbaro. «Dev’essere mancino», ha pure puntualizzato. Il che getterà nella disperazione i (pochi) estimatori del destrissimo Samir Nasri. Semmai può interessare Cuadrado e la Juve è disposta a parlarne.

Se ne parlerà nel caso di cessione di El Shaarawy. Una cosa è certa, visto che l’ha detta Monchi: la Roma non resterà senza un ulteriore attaccante laterale da posizionare a destra nella geo- graha tracciata da Di Francesco. Tanto più che la squadra, ha aggiunto il direttore sportivo, è completa al 90%. Significa che chi teme o spera ancora che i giallorossi abbiano sostituito Salah con una punta centrale (Defrel) e con un ragazzino di grandi speranze (Under) deveripensard.

PARTITE. Monchi sta tenendo da parte i soldi per colpire duro sulla fascia. Per lui colpire duro significa in questo momento portare a Roma l’attaccante entrato nell’immaginario collettivo dei fan prima ancora di essere acquistato. Riyad Mahrez, naturalmente. Il ds ha pure dichiarato, con toni decisi, di aver presentato l’offerta definitiva al Leicester: 30 milioni più bonus fino ad arrivare intorno ai 35. In Inghilterra hanno reagito con varie modalità. Shakespeare dicendo: «Mahrez è un mio giocatore. Lo sarà finché il consiglio di amministrazione del club non mi comunicherà il contrario. E non mi comunicheranno il contrario finché non avranno ricevuto un’offerta adeguata. Anche se è vero che lui vuole andare in un grande club. Naturalmente spero che resti».

Mahrez non è stato convocato per un’amichevole, lo hanno fatto giocare in un’altra persa 1-0 con il Wolverhampton, lo hanno estromesso dalla foto pubbliritraria su un social, si sono dimenticati di inserirlo in formazione su un altro, quindi lo hanno aggiunto. Lui ieri sera dopo rincontro se n’è rimasto ben zitto di fronte a domande precise. Un po’ di taglia e cuci, insomma. LaRoma aspetta che il Leicester si sgand dalla boa dei 40 milioni e intanto prepara un piccolo rilancio. Partita di dama più che di scacchi. Come diceva Poe, a scacchi vince chi ha più pazienza, a dama chi ha più acume.

SCADENZA. Monchi di pazienza non ne ha troppa e ancora meno se ne ritrova dopo aver letto il calendario da sudori freddi delle prime giornate di campionato. Vuole risolvere la questione Mahrez entro la prossima settimana. Se vedrà che non è aria andrà sulle alternative: Hakim Ziyech dell’Ajax, Domenico Berardi del Sassuolo. Va notato tuttavia come Monchi abbia accennato a giocatori mai apparsi in superficie mentre di Berardi e della Roma si è già detto tutto e Ziyech era stato sondato a gennaio. Sistemato l’attacco, si vedrà come comportarsi tra Manolas e un eventuale nuovo difensore centrale. Monchi insiste che là dietro tutto va bene, però anche gli uomini onesti qualche volta mentono.

Dove vedere Roma-Juventus in Streaming Gratis TV: tutte le informazioni sulla sfida di International Champions Cup

Il calcio d’inizio di Roma-Juventus è fissato per le 22 ora italiana. Quindi i tifosi di entrambe le squadre almeno per questa volta non saranno costretti alle ore piccole per seguire la partita di International Champions Cup. La diretta TV di Roma-Juventus, come del resto tutta la competizione, sarà un’esclusiva di Mediaset Premium. Il canale sul quale sarà visibile la sfida di Foxborough è Premium Sport HD (380 del digitale terrestre).
ROMA JUVENTUS STREAMING LIVE GRATIS: I tifosi di Roma e Juventus abbonati a Mediaset Premium che non potranno essere a casa per quell’ora possono stare tranquilli: il match del Gillette Stadium sarà visibile anche in streaming live gratis per pc, tablet e smartphone attraverso l’applicazione ufficiale Premium Play.

PROBABILI FORMAZIONI ROMA-JUVENTUS INTERNATIONAL CHAMPIONS CUP 30/07
Ovviamente ipotizzare gli schieramenti per un’amichevole (se così si può definire Roma-Juventus) è sempre più complicato rispetto ad una partita ufficiale. Saranno tanti gli esperimenti di Di Francesco e Allegri, che comunque cercheranno di schierare la miglior formazione possibile, quando mancano tre settimane esatte alla prima di campionato (e due alla finale di Supercoppa Italiana che i bianconeri giocheranno all’Olimpico contro la Lazio). Come detto sopra nei giallorossi potrebbe trovare spazio dal primo minuto il turco Cengiz Under, in ballottaggio con Defrel per la maglia d’esterno destro d’attacco (in attesa del colpo grosso in quel ruolo). Nei bianconeri spazio al 4-2-3-1 con Dybala trequartista dietro Higuain e Mandzukic largo a sinistra.

ROMA (4-3-3): Alisson; Bruno Peres, Fazio, Moreno, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; Cengiz Under (Defrel), Dzeko, Perotti.
JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon; De Sciglio, Benatia, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Marchisio; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain.

Dopo Lione e Bayern, l’Inter ha impallinato pure il Chelsea. Soddisfazione doppia per Luciano Spalletti, considerato che l’ultima vittoria della tournée tra Cina e Singapore è arrivata contro Antonio Conte, ovvero il primo nome su cui era andato Suning per sostituire Stefano Pioli. Tutto ormai archiviato, come l’estenuante maratona asiatica che Spallet- ti è stato costretto a sorbirsi visto che tutto era già stato fissato prima del suo arrivo. Un programma che ha tenuto conto più del marketing che delle esigenze di allenare la squadra, tanto che Spalletti ha voluto rimarcare come verrà presto dato un giro di volta anche su questo: «I giocatori hanno mostrato grande disponibilità per questo tour de force, ma l’anno prossimo non organizzeremo di certo la tournée così, perché si creano dei problemi ai giocatori. Le partite sono ravvicinate e non ci si può allenare, e noi ne abbiamo bisogno – le parole dell’allenatore a Inter Channel – I ragazzi vengono da un campionato in cui i risultati che sono mancati hanno creato un problema anche di tipo psicologico: si vedeva nei loro occhi che erano anche preoccupati, quando giochi partite così vicine rischi di prendere delle sveglie». Timori sfatati nella gioiosa esultanza con il trofeo dell’Interna- tional Champions Cup in cui si è rivisto pure il gesto dell’Epic-Brozo che aveva marcato il girone d’andata di un paio di campionati fa, quando l’Inter sognava con Mancini di realizzare un clamoroso golpe scudetto. Probabilmente, in altri tempi, il fantozziano autogol di Kondogbia sarebbe stato il preludio del crollo. Invece, nonostante il calo fisico finale è arrivata una vittoria che puntella il morale e aiuta a pensare positivo: «Per settanta minuti abbiamo gestito bene il pallone, poi siamo calati, il che, dopo tante partite riavvicinate, ci può anche stare – l’analisi dell’allenatore – ma non ci sta di diventare totalmente nulli: non si può fare o benissimo o male, ci vuole un po’ di equilibrio e un po’ più di personalità nella gestione del pallone. Una palla a cinque metri bisogna saperla giocare anche se siamo stanchi…».

«PERISIC? CONTA LA SQUADRA»
Di note positive, se ne sono però viste tante: un Borja Valero che pare un mix tra Cambiasso e De Rossi, l’intelligenza tattica di Skriniar, capace, nei momenti di difficoltà, anche di temporeggiare al contrario di Murillo che con la sua irruenza riusciva a spiazzare pure Miranda. E poi un Perisic in formato extralarge: non a caso Spalletti fin dal primo minuto si è battuto per tenerlo. Anche se ieri strategicamente ha sparso un po’ di fumo intorno all’argomento: «E’ importante la squadra non il giocatore. Perché con Perisic l’anno scorso non abbiamo vinto nulla. Importante è la squadra: vince la squadra, non un singolo». Il piccolo bluff è svelato poco dopo quando il tecnico è intervenuto in tackle per stoppare sul nascere qualsiasi discorso legato ad Antonio Candreva: «È un calciatore sul quale puntiamo moltissimo e in quel ruolo non abbiamo sostituti, vogliamo tenerlo con noi». Anche perché nei piani di Spalletti c’è l’idea che Can- dreva possa insegnare tutti i segreti del mestiere a Karamoh, talentino del Caen che è già una stella dell’Under 21 francese. Anche se per fare il vero salto di qualità serve convincere Keita a scegliere l’Inter: ma lì, tra Lazio e Juve, la partita è ancora apertissima.

Roma contro Juve non è mai una sgambata, nemmeno a Boston. E’ un assaggio di serie A, questo sì, ma è soprattutto il primo morso alla sfida scudetto. «Non sarà solo Ju- ve-Roma», specifica Massimiliano Allegri. Il quale sa che la stagione alle porte sarà ancora più complessa: tutti contro i bianconeri dopo un’estate di consolidamento (giallorossi e Napoli) e di rafforzamento (il Milan in particolare). «E’ un campionato ancora più difficile. Napoli e Roma hanno stabilito il proprio record di punti. Il Milan ha fatto un mercato da scudetto e lotterà per il tricolore, così come l’Inter che si è rinforzata. La Roma ha perso qualche giocatore, ma ne sono arrivati anche di nuovi e resta competitiva. E il Napoli ha sempre un ottimo rendimento. Tante squadre combatteranno per lo scudetto, che si deciderà all’ultima giornata». E’ la profezia del Conte Max che, contro la Roma, cerca risposte importanti anche dal suo reparto arretrato. Perché la difesa è stata il segreto dei sei scudetti di fila e la difesa è il reparto che, nelle uscite con Barga e Psg, ha sofferto di più: «Stiamo lavorando anche sulla fase difensiva. Contro il Psg abbiamo perso troppi palloni in uscita, ci mancano un po’ le gambe, ma è normale adesso. Però sto vedendo progressi e soprattutto vedo giorno dopo giorno la grande disponibilità che i giocatori hanno uno verso l’altro. Le cose le sistemeremo cammin facendo, l’importante è che la squadra si prepari al meglio per quando conterà. Vogliamo vincere la Supercoppa ed essere pronti il 19 per la Serie A».

Il mercato non preoccupa Allegri, nemmeno quando l’argomento è l’attesa per il colpo a centrocampo: «Il rapporto di reciproca fiducia con la società è solido, non servono promesse. Lavoriamo insieme per migliorare la squadra. La società ha lavorato benissimo, ha portato giovani che rappresentano il presente e il futuro, ci sono presupposti per disputare un’altra annata importante. Le avversarie sono più agguerrite e attrezzate, ma sono sereno. C’è ancora un mese per migliorare la squadra». Le voci di mercato non aiutano, ma il tecnico la prende con tranquillità: «Dipendesse da me il mercato terminerebbe il 31 luglio. Così non è, quindi dobbiamo adattarci». La sfida con la Roma «è un buon test, sempre speciale, anche se per noi deve essere un allenamento verso il 13 agosto». Troverà spazio nel secondo tempo Federico Bernardeschi, definito da Allegri «un acquisto importante, abbiamo giovani molto validi. E’ esuberante, ha portato entusiasmo. Ha tutte le qualità per diventare un elemento fondamentale della Juve nei prossimi anni». Per il resto attacco in HD con Higuain e Dybala, ballottaggio tra Douglas Costa («giocherà 45 minuti, devo capire se prima o dopo») e Cuadrado («ci serve», ha detto il tecnico).

«La Juventus parte da favorita e non soffre di questo, noi dobbiamo darle fastidio, poi le risposte le darà il campo». Eusebio Di Francesco lascia a Massimiliano Allegri il peso del favore del pronostico per il prossimo campionato. Però le intenzioni della Roma sono chiare: mettere i bastoni tra le ruote ai campioni d’Italia e poi, chissà, giocarsela fino all’ultimo se l’andamento della serie A lo permetterà. Però se Allegri ha già chiaro nella mente quali saranno le rivali da sbaragliare durante l’annata in Italia, l’allenatore giallorosso preferisce lasciare che siano gli altri a sbilanciarsi, eventualmente: «Ho sentito che Allegri ha parlato anche di mercato. Secondo me non possiamo dare una valutazione precisa delle squadre mancando ancora un mese di trattative aperte. Milan, Inter e Napoli sono squadre che si sono rinforzate, noi abbiamo messo dentro giocatori importanti e parlare di gap è presto. Detto questo è chiaro che la Juve parta con i favori del pronostico».

GUARDIA ALTA
Per quanto riguarda il test di stasera al Gillette Stadium di Foxborough, la Roma ha come obiettivo dimostrare che la erescita estiva non si è arrestata: «Con la Juve sarà sempre una gara importante, una partita speciale. Mi aspetto un miglioramento generale della squadra. Abbiamo finora disputato un buon ritiro, abbiamo avuto l’opportunità di lavorare bene. I ragazzi contro la Juventus non dovranno abbassare la guardia. Voglio vedere la stessa compattezza di squadra delle ultime uscite, dobbiamo leggere meglio alcune situazioni di gioco. Non pretendo che non si sbagli nulla ma che si sbagli meno». Su De Rossi il tecnico aggiunge: «Mi aspetto che sia un capitano esemplare». E il centrocampista ieri in tv ha dichiarato: «Siamo tutti un po’ orfani di Totti, nostro capitano storico». Ma la Roma riparte, con l’idea di dare fastidio alla Juve. A cominciare da Boston.

L’aria degli Usa evidentemente fa bene al Pipita. Che ha ricominciato a prendere confidenza con qualcosa per lui estremamente familiare: il gol. Non solo, tanti, in allenamento. Scaldati i motori con il Barcellona rimanendo però all’asciutto, Gonzalo Higuain si è ripreso la scena a Miami con il Psg, inperfetto stile HD, duettando con l’amico e compagno Dybala. Adesso aspetta la Roma perché non vuole più smettere: altre reti, in attesa di quelle più preziose da agosto in avanti. Quello che si sta vedendo anche a Boston è un Pipita molto concentrato: «Voglio una stagione ancora più grande, voglio vincere ancora, non mi accontento di uno scudetto», aveva detto. E le risposte che giungono dalle prime uscite vanno in questa direzione.

Ci sono dei segreti ad accompagnare questa rigenerazione del centravanti argentino. Nulla nasce per caso, tantomeno una condizione che è frutto del lavoro quotidiano. Il Pipita 2.0 di luglio esalta il popolo bianconero che si chiede: se ha realizzato 32 reti nella stagione passata, adesso fin dove può spingersi? L’investimento di 90 milioni, che dodici mesi fa poteva sembrare un azzardo, ora non lo è più. Lo dimostra anche il corteggiamento di alcuni top club della Premier che si sono scontrati con il fermo «no grazie» della società bianconera. E non lo ha scalfito la querelle legale con De Laurentiis, con l’arbitrato respinto.

TUTTO DIVERSO Qualcuno ancora parla di forma fisica da rivedere, ma in realtà basta dargli un’occhiata da vicino al Babson College per comprendere che Higuain è tirato a lucido e che, rispetto a un anno fa di questi tempi, adesso avrà diversi chili in meno. Merito di un’alimentazione controllata e dei consigli del nutrizionista: «Mi sento bene, l’estate scorsa era tutto diverso, c’era un altro stress. Ora mi sento più in forma». E si vede, alla faccia delle perenni critiche. Leggero in campo, come quando ha colpito con il Psg nell’unica palla gol. E più leggero anche di testa, avendo trovato, per sua stessa ammissione, una maggiore stabilità. «Sono anche più maturo», ha ammesso il Pipita. Il fatto di aver iniziato la preparazione dal principio con la Juventus – anche con le giornate a Boston solo con i sudamericani ma seguito passo dopo passo da una parte dello staff – sta facendo la differenza. Più magro, più forte nella mente e dunque ancora più decisivo con i suoi gol. Certo il percorso è appena cominciato, però le sensazioni dell’ambiente sono buone: un Pipita più leggero, sotto tutti i punti di vista, può davvero far volare la Juve.

Scatta l’ora del “dentro o fuori” per Keita. A meno di cambi di programma, entro mercoledì la Juventus dovrebbe capire le reali possibilità di ingaggiare l’attaccante esterno della Lazio. Dopo l’uscita allo scoperto di Beppe Marotta e i contatti successivi con l’entourage del giocatore, i dirigenti bianconeri aspettano il segnale decisivo. In caso di semaforo verde i campioni d’Italia sarebbero poi pronti a trovare un compromesso con Claudio Lotito, che più passano i giorni e più rischia di perdere Keita fra 11 mesi a parametro zero. La Juventus ha messo sul piatto 15 milioni più bonus. Per la Lazio sono pochi, per ora… Per

l’esterno ispanico-senegale- se sono ore di riflessione. Kei- ta si vede a Torino ora o al più tardi il prossimo anno a parametro. A questo punto la sensazione è che soltanto l’Inter, pronta al rilancio, possa fargli cambiare idea. Nelle prossime ore sarà chiara la nuova offensiva nerazzurra e la reazione dell’ex Barcellona. Nessuno si sbilancia, ma stando a quanto filtra dai salotti del mercato la decisione è data per imminente. Se non decolla la pista Inter, per i bianconeri inizierebbe la discesa dal momento che il giocatore vorrebbe restare in Italia.

IL MEDIANO
Parallelamente all’affaire Kei- ta, Marotta e Paratici continuano a lavorare sul centropcampo. In pole position c’è sempre Blaise Matuidi, ieri escluso dall’undici titolare del Psg nella Supercoppa contro il Monaco (è entrato solo al ’70). Un indizio che si aggiunge a quelli degli ultimi giorni. La Juventus in teoria potrebbe chiudere da un momento all’altro per il 30enne francese. Marotta e Paratici stanno prendendo tempo per verificare la possibilità di investire su un profilo più giovane, un under 25 di spessore intemazionale. Il preferito resta Emre Can del Liverpool, ma negli ultimi giorni sono stati sondati pure Go- retzka (Schalke), Rabiot (Psg) e William Carvalho (Sporting Lisbona). Tra le opzioni last minute resiste la candidatura del 28enne N’Zonzi del Siviglia.

La maglia bianconera sul tavolo della sala conferenze del Babson College, custodita come se fosse una reliquia. L’attesa che sale di minuto in minuto per la scelta del numero che accompagnerà Federico Bernardeschi nella sua avventura juventina. Una suspense rotta alle 13.45 di Boston, le 19.45 in Italia, quando il diretto interessato svela il 33. E non il tanto atteso 10. «E’ una scelta condivisa con la società. E’ una maglia estremamente pesante e va conquistata. Tra un anno vediamo, me la devo meritare. Certo il 10 mi piace, assolutamente. Fosse stato per me lo avrei anche preso, però è giusto così: è un traguardo che va conquistato passo dopo passo. Quello è il mio numero…».
Il 33, dunque, per un collegamento religioso con gli anni di Cristo: «Sono credente, per cui ho compiuto questa scelta». Poi tra un anno la10, se sarà ancora libera: la Juventus
la lascia per ora senza un proprietario. Bernardeschi avrà una stagione per dimostrare di esserne degno padrone. La personalità non gli manca: «Non temo, un giorno, di indossarla. La mia non è presunzione, anzi. E’ umiltà, però consapevole. Fa parte del mestiere avere gli occhi puntati addosso». Soprattutto quando la cifra spesa per il cartellino è considerevole: «La responsabilità è giusto prendersela, sono qui per questo. Si sta investendo tanto nel calcio e per me è positivo: quando non si spendeva così tanto si diceva che i soldi erano Uniti, ora dunque le cose vanno meglio. Specialmente per i giovani italiani che, lino a qualche tempo fa, non venivano presi in considerazione». Adesso invece per Bernardeschi si aprono le porte bianconere: « La Juventus è uno dei primi 5 club al mondo. Quando entri a far parte di un club così vieni avvolto dalla storia del calcio. Sono emozioni quasi indescrivibili. Da avversario la cosa che mi colpiva era la mentalità: vincere sei scudetti di fila è stato fenomenale. Io voglio aiutare a conquistare il settimo. La Champions? E’ difficilissima, fatta di mille sfaccettature: l’obiettivo sarà arrivare almeno tra le prime quattro».

AFFETTO E CONFRONTI La trattativa è stata lunga e non sono mancati i momenti in cui sembrava potesse saltare. Invece… «Sì, è stata una trattativa lunga, ma anche bella, l’ho vissuta nel pieno. Ringrazio la Juventus che mi ha dato fiducia, il mio procuratore Beppe Bozzo e le persone che mi sono state vicine». I bianconeri erano già stati a un passo due anni fa: «Sì, l’interesse c’è sempre stato, però è andata così: alla fine ce l’ho fatta…». E un pensiero ai tanti tifosi che lo hanno accolto in bianconero, già dalle visite mediche: «Voglio sdebitarmi a modo mio. Credo che l’affetto sia dovuto al fatto che sono giovane e italiano, sono felice di aver portato entusiasmo. E’ tutto incredibile». Una parte dei tifosi viola però lo ha preso di mira, addirittura con uno striscione molto esplicito: «E’ un argomento delicato. C ‘è una parte di società civile malsana, come i tifosi che sui social augurano morte o malattie. Non voglio alimentare tutto questo: è una parte di società che deve restare isolata. Io per fortuna ho un carattere forte, il dramma è quando colpiscono le persone più fragili. Piuttosto ringrazio i tifosi che nonostante tutto mi hanno fatto l’in bocca al lupo.». Per la Fiorentina resta la riconoscenza: «Dodici anni sono tanti, ringrazio il club per come mi ha cresciuto». Bernardeschi ha già avuto la benedizione di Del Piero e Buffon: «Certe parole da parte di due leggende fanno emozionare». Ma basta paragoni: «Il confronto con Baggio è sbagliato. Baggio è Baggio, forse il calciatore italiano più grande di sempre. A me l’accostamento farebbe anche piacere, ma mi sembra ingiusto per lui…». Frase di umiltà, in attesa un giorno di indossare il 10 portato tra gli altri proprio da Baggio. Quanto a meritarselo, Bernardeschi potrebbe cominciare a mostrare le sue qualità domani sera in Juve-Roma, ultimo impegno bianconero negli Usa.

«Juventus è leader sul mercato domestico, per fatturato e non solo, dunque un ulteriore step possiamo farlo solo valicando i confini»: è la premessa di Silvio Vigato, CoChief Revenue Officer, Head ofBrand, Licensing And Retail del club bianconero. «Per riuscirci, dobbiamo conquistare nuovi target, dobbiamo presentarci in maniera più trasversale per entrare distillando i nostri valori con un linguaggio diverso. Il nuovo brand è il simbolo grafico del nostro modo di interloquire».

«Vi faccio un esempio: abbiamo organizzato un evento a Brooklyn con “Boiler Room” una sorta di Mtv di musica underground, con 5 dj che avevano la maglietta con il nuovo logo. Ci dicevano che eravamo cool, che eravamo “fighi”, e abbiamo capito che li avevamo “agganciati”. Nonostante loro non conoscessero la Juventus e non ne fossero tifosi. In questo senso stiamo facendo qualcosa di diverso rispetto a United, Barcellona o Real: stesso obiettivo di espandersi, altre modalità». Viene in mente ill turista che compra il cappellino degli Yankees o dei Lakers pur non seguendo NFL o NBA. «Con le dovute cautele, ma sì: il paragone con la NBA ci sta. E’ un percorso che necessita di diversi anni, ma l’obiettivo è quello di raggiungere un vasto pubblico non necessariamente interessato al calcio»
L’investimento sui nuovi store è stato massiccio. «Nuovo concept, con prodotti che prima non c’erano: per accontentare il tifoso che vuole la maglia bianconera, ma anche per la persona che vuole un capo d’abbigliamento del pomeriggio senza “gridare”. Altro esempio: la nostra maglia da gara all’estero può essere comprata senza scudetto e coccarda tricolore. Questa seconda opzione copre il 20 per cento delle vendite totali. Proprio perché per noi quei simboli sono motivo d’orgoglio ma in altre realtà non interessano».
Gradualmente potremmo vedere aumentare il numero di J-Store, nonché comparire J-Hotel o J-Lounge bar? «Sono riflessioni che stiamo facendo, ma ovviamente prima di aprire negozi o strutture a Shanghai, Tokio o Los Angeles occorre suscitare il giusto interesse. In questo senso possono avere una importanza nodale anche le Academy, utili ad inserirsi nella comunità locale».

Tana libera tutti. O meglio: Neymar libera tutti. Il Psg gioca con il mercato e insiste per il colpo della storia ben consapevole che il Fair Play finanziario imporrà qualche taglio per compensare, almeno in parte, l’investimento monstre (222 miliioni solo per il cartellino del brasiliano). L’eventuale sbarco della stella del Barcellona sotto la Tour Eiffel potrebbe trasformarsi in assist per le concorrenti, Juventus in primis. Beppe Marotta e Fabio Paratici hanno in mano Blaise Matuidi: grazie all’ottima mediazione dell’agente Mino Raiola le parti sono sempre più vicine. I dirigenti bianconeri considerano il 30enne francese un’opzione importante, ma prima di chiudere vogliono valutare la possibilità di arrivare a qualche profilo più giovane. Matuidi resta in

pole position, però gli spifferi che giungono da Parigi hanno fatto tornare d’attualità un altro vecchio pallino: Adrien Rabiot. Il centrocampista di Saint-Maurice ha 22 anni e caratteristiche diverse dal compagno di squadra. Emery non lo vorrebbe cedere, ma Neymar indirettamente potrebbe fargli cambiare idea.
Il sondaggio per Rabiot se

gue quelli per Milinkovic-Sa- vic (di cui parliamo sotto), Goretzka (c’è l’insidia del Bayern) e William Carvalho, per il quale c’è da battere la concorrenza dell’Arsenal. Il mediano dello Sporting Lisbona ha una clausola da 40 milioni e in Portogallo registrano un interesse crescente da parte dei bianconeri. Tutti under 25 come Emre Can del Liverpool. I movimenti juventini degli ultimi giorni su Rabiot, Carvalho e Goretzka sono la conseguenza del muro di Klopp per il centrocampista tedesco di origine turca. La Juve non molla Emre Can, ma per l’immediato non si fa troppe illusioni. Così da un lato avanza su Matuidi (sempre in pole) e dall’altro lavora sulle possibili alternative. In lista resta pure Steven N’Zonzi: di anni ne ha 28, però nel contratto ha una clausola da 40 milioni. Il Siviglia non fa sconti, per ora…

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