Roma shock, bambino morso da topo a Roma, Raggi: Terribile, governo si muova

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La scena accade nel parco giochi pubblico di villa Gordiani, al Prenestino, ma potrebbe succedere dovunque nelle nostre periferie come in centro storico.

“Dopo un anno di governo – ha scritto la ministra Lorenzin nella lettera di ieri sul Messaggero – non ci aspettiamo che il sindaco Raggi abbia già risolto i problemi cronici di bilancio o del traffico, ma che la città almeno sia pulita e il decoro urbano garantito“.

Politica Roma – “Ringrazio per lo spazio concesso a me e alla amministrazione di Roma Capitale per dare risposta alla lettera aperta del ministro Beatrice Lorenzin relativa ad un terribile fatto di cronaca accaduto nella nostra citta’”.

La risposta della sindaca non è tardata ad arrivare: “Il ministro Lorenzin cita un episodio importante e fortunatamente eccezionale: il piccolo Marco morso da un ratto in un parco e poi ricorso alle cure mediche – ha replicato Virginia Raggi sul portale del Messaggero -“. “Da madre, il mio primo pensiero è andato a questo bambino; da amministratrice, mi sono attivata per verificare e porre rimedio”. La Lorenzin infine dice che la situazione nella capitale è peggiorata dopo che lei stessa due anni e mezzo fa aveva segnalato l’emergenza igienico sanitaria di Roma, rinnovando la sua disponibilità a lavorare per risolvere il problema. Sorvolo perché il ‘battibecco’ della vecchia politica non serve a nessuno.

“Al di la’ delle chiacchiere – sottolinea Raggi -, mi riferisco alla necessita’ di reperire fondi speciali per Roma, cosi’ come avviene per tutte le Capitali d’ Europa”. Noi stiamo facendo la nostra parte con il massimo impegno; lo stesso che ci attendiamo da tutte le istituzioni. “In quella occasione speriamo – e lo sperano tutti i romani, al di la’ delle appartenenze politiche – di constatare la ‘disponibilita” del ministro della Salute”. “Faccia una battaglia per Roma all’ interno del Consiglio dei Ministri di cui è parte”.

E, in effetti, della Raggi si può dire tutto, tranne che abbia una benché minima percezione di cosa sia la capacità amministrativa e la visione.

In Campidoglio c’è chi già lo chiama “piano anti-sorcio” ma per l’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, molto attenta al rispetto della lingua italiana, la forma viene prima di tutto e dunque è preferibile usare la definizione “Procedura di contrasto alla presenza dei roditori in città”. Quale che sia l’espressione più consona, certo è che la novità resta invariata: palazzo Senatorio sta ultimando un piano derattizzazione per ridurre la presenza dei topi dai parchi, strade, scuole e da ogni angolo della Capitale. Dopo che Marco, un bambino di soli tre anni è stato morso a una caviglia da un roditore nel parco di Villa Gordiani (V Municipio) e la denuncia del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin che, attraverso una lettera a II Messaggero ha esortato il Comune a prestare maggiore attenzione alla pulizia di Roma, la giunta di Virginia Raggi corre ai ripari. In realtà confida la Montanari «ci si stava lavorando già da tempo».

Il progetto è articolato in più step. Alcuni dettagli devono ancora essere affinati ma una base da cui partire c’è già. Si tratta dei fondi isolati nell’ultima manovra finanziaria di palazzo Senatorio dall’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo e destinati ai 15 Municipi della città per la derattizzazione. Nello specifico, i singoli parlamentini possono contare su un plafond complessivo di 560 mila euro, già assegnati. Magari non alla voce “derattizzazione”, ma inseriti, ad esempio, nelle risorse concesse per la manutenzione scolastica che potranno, dunque, essere spuntate e utilizzate già nei prossimi giorni per ridurre la presenza dei ratti delle chiaviche come li chiamano gli esperti.

Questo primo passo rappresenta però una soluzione “tampone”, utile nell’immediato che non basterà a mettere in salvo la Capitale dai topi nei prossimi mesi. Ecco dunque che si passa agli altri stadi del progetto. Come prima cosa, il Campidoglio deve sciogliere un problema non di poco conto: capire a chi affidare il compito delle derattizzazioni ma anche delle disinfestazioni, da qui ai prossimi mesi considerata l’estate ormai alle porte, per le zanzare tigre.

La Montanari vorrebbe poter affidare nuovamente il servizio ad Ama che, fino al 2016, si è occupata di questa mansioni spendendo in media ogni anno circa 19 milioni di euro. C’è però un problema logistico e normativo. Il nuovo contratto di servizio, infatti, non prevede che queste mansioni siano eseguite dall’azienda municipalizzata dei rifiuti o che comunque per poterlo fare l’Ama deve prima vincere una gara pubblica. E questo semplicemente perché le attività extra-Tari (come le derattizzazioni o disinfestazioni) non possono essere pagate dai cittadini. Si tratta di servizi straordinari e aggiuntivi che vanno oltre la pulizia delle strade e il ritiro dei rifiuti.

Sempre il Campidoglio per ovviare velocemente a questo problema aveva provato più di un mese fa a riaffidare il servizio all’azienda di via Calderon de la Barca, sfruttando un tesoretto di circa 2 milioni che sembra esser nelle disponibilità di Ama-card, lo strumento usato in passato dai Municipi per chiedere all’azienda interventi di derattizzazione. C’era anche la delibera, scritta dall’assessore Montanari ma una volta arrivata in aula Giulio Cesare, le opposizioni – dal Pd a Fdl – avanzarono delle osservazioni pregiudiziali sulla legittimità del provvedimento. In più mancava il parere dell’Avvocatura e del Segretariato generale.

Morale della favola, è finito tutto sotto la lente d’ingrandimento dell’Anac. E fino a che l’Autorità Nazionale Anticorruzione non scioglierà la riserva, si dovrà aspettare anche per il bando di gara. Nel frattempo il Campidoglio che desidera sfruttare la forza lavoro di Ama, è andato avanti. Obiettivo: revisione del contratto di servizio e allargamento delle mansioni per i dipendenti. A finanziarlo, chiaramente non potrà essere il gettito della Tari, ma risparmi e risorse aggiuntive che il Campidoglio sta cercando di isolare. L’argomento sarà oggetto di discussione nella presentazione del prossimo piano industriale dell’azienda municipalizzata, prevista per i primi di maggio.

Il busto di Simon Bolivar guarda dall’alto ciò che rimane del polmone verde di Città Giardino: quello che doveva essere un gioiellino nel cuore di Montesacro, a pochi passi da piazza Sempione, è invece invaso da erbacce, spazzatura, panchine logore, tronchi abbandonati e recinzioni pericolanti. Da oltre un anno l’area è ufficialmente interdetta al pubblico e in perfetto stato di abbandono: tra rimpalli di responsabilità, un “presunto” dissesto idrogeologico e alberi ritenuti pericolosi, la riapertura del Parco Simon Bolivar viene rinviata a data da destinarsi. Almeno ufficialmente: da oltre un anno, infatti, è sparita la catena al cancello che impediva l’accesso e i cittadini si sono riappropriati di quella lingua verde. «Le persone entrano a loro rischio perché non accettano la chiusura del parco – dice Barbara Iacuitto del Comitato Città Giardino – Rivogliamo indietro questa bellissima pineta dove i bambini possono tornare a correre felici».

Una storia di degrado che ebbe il suo culmine nel febbraio 2016 quando un albero cadde in strada distruggendo parte della cancellata e una macchina in sosta: una tragedia sfiorata per un soffio che scatenò timori sull’alberatura della collinetta. Da lì la decisione del dipartimento per la Tutela ambientale di serrare i cancelli per monitorare le alberature e metterle in sicurezza. Dal giorno della chiusura una sequenza di ritardi e annunci mai concretizzati. A posticiparne la data di riapertura anche la scoperta di una monumentale galleria antiaerea, che per 127 metri attraversa il ventre della collina sotto il parco, e l’ombra del rischio idrogeologico.

«Il pericolo è stato scongiurato da una serie di perizie che hanno escluso qualunque dissesto idrogeologico – spiegano in Municipio – ma il problema è che mancano i fondi: per questo non esiste ancora una data per la riapertura dell’area, che è in mano al Campidoglio. Il Comune non è certo di aver messo in sicurezza il parco e al Servizio giardini mancano mezzi e personale».

Messa in sicurezza che tarda ad arrivare, allungando in maniera vertiginosa i tempi per l’accesso ufficiale al parco. L’ultima manutenzione del Servizio giardini, a febbraio, aveva creato qualche illusione, ma le speranze si sono rivelate vane. «Mesi di promesse della Giunta Pd e dei pentastellati, ma il parco Bolivar rimane ancora chiuso – dice Cristiano Bonelli, consigliere d’opposizione – Il paradosso è che l’area è ufficialmente inaccessibile, ma le persone entrano tranquillamente. Archiviata la questione del dissesto, non si riesce a pretendere un intervento a causa di mancanza di personale e di mezzi. Sembra che sia finita la storia di Parco Bolivar». Una storia lunga secoli che parte dal primo discorso di Menenio Agrippa nel V secolo a.C., passa per il giuramento del leader dell’indipendenza ispanico americana Simon Bolivar, nel 1805, e arriva ai ricordi d’infanzia di tanti abitanti del quartiere, che chiedono di poter tornare a godere con tranquillità dell’ombra dei pini.

A parte Topolino, Topo Gigio, e Ratatouille, i topi hanno l’orribile compito di fare i topi. Ma prima di affermarlo c’è, ovvio, il giusto sdegno. Ma, dopo il giusto sdegno, la vicenda del piccolo di tre anni morso da una pantegana grande come un gatto nel parco pubblico di villa Gordiani al Prenestino, -quanto di più rivoltante possa capitare a un bimbo, quanto di più rabbioso possa ingenerare in un padre- induce qualche riflessione. Il fatto che il bambino sia stato salvato da una serie di malattie che i ratti trasmettono grazie alla vaccinazione esavalente, non ne riduce la gravità.

E non cambia molto neppure l’idea che il ministro della Salute Lorenzin si alteri – legittimamente- in una lettera aperta a Virginia Raggi, la quale, dopo un anno di governo continua a lasciare Roma una cloaca a cielo aperto. Nè attenua la rabbia la risposta piccata della sindaca che -meno legittimamente- chiede «fondi straordinari» contro i topi, come se quelli ordinare non ba- stessero a garantire un barlume di civiltà. E li chiede nonostante, tempo fa, il mago mondiale del settore, Massimo Donandon detto El Sorzon si candidò, da Treviso, a debellare la piaga con 20mila trappole fatte di «esche alla vaccinara e guanciale di maiale», a fronte di onesta parcella. Il Comune, però preferì affidarsi alla sua Ama, e infatti s’è visto.

Ma, dopo, a freddo, l’indignazione deve cedere il passo alla logica. E la logica vuole, appunto, che i ratti seguano il loro istinto viscido e predatorio: se non sono ostacolati si moltiplicano, tendono a scambiare la città per un accogliente gruviera: girellano nei giardini di piazza Re di Roma, a Castel Sant’Angelo, nelle scuole di Spinaceto e di Testaccio, tra i tavolini deibar a via Veneto, nella sede del municipio a piazza Sempione, al Colosseo. Fanno, insomma, il loro schifoso dovere con geometrica efficienza.

È il resto di Roma che risulta inefficiente. Il Messaggero, con mirabile zelo, ha stilato una hit delle 10 cose in cui Roma eccelle. Roba tipo: i borseggi selvaggi, la gara ha chi abbandona la pila di rifiuti più alta, i tassisti abusivi a caccia del turista gonzo, le terze e quarte file dei furgoncini lampeggianti nelle vie centrali; il traffico intasato come stile di vita, la pigrizia dei romani che si rassegnano all’infamia che sfregia la città (e che, talora, ci marciano). Ecco, prendiamola coi ratti che, almeno, nel paradosso, un senso del dovere ce l’hanno…

Cresce la gramigna all’ombra del mausoleo di Villa Gordiani. Tanto alta che un bambino di pochi anni potrebbe passarci in mezzo fino a scomparire. E tanto folta da nascondere rifiuti e roditori. Come quello che pochi giorni fa ha morso a una caviglia il piccolo Marco mentre si divertiva nella fatiscente area giochi del parco diviso in due dalla via Prenestina. Il caso è stato denunciato giovedì dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in una lettera a Il Messaggero. «Noi genitori – spiegava ieri un padre – dobbiamo prestare mille attenzioni, non solo ai nostri figli ma anche a quello che ci circonda, ai topi che possono spuntare fuori da un momento all’altro, ai vandali, ai senza tetto, ai tossici che girano indisturbati». Portare un figlio a una parco pubblico nella Roma contemporanea vale questo: adattarsi al degrado di giardini dimenticati dall’amministrazione, abituarsi ai giochi pericolosi poiché pericolanti o distrutti. E pregare Dio di tornare poi la sera a casa senza nessuna storia triste da raccontare. «La vede questa buca? – indicava un altro residente della Prenestina ieri a villa Gordiani – sono mesi che è così, transennata ma non ricoperta, la sera da qui escono topi che sembrano gatti».

NESSUNA ALTERNATIVA«Se potessi avere un’alternativa – proseguiva Mirella Uggero, residente in via Olevano romano – andrei in un altro parco, ma tanto non cambierebbe nulla». Di topi e immondizia le aree verdi della città esplodono. Senza discriminazione e senza vergogna. Tanto che un’azione semplice come quella di un bambino che gioca nel verde attrezzato della Capitale assume i caratteri dell’eccezionalità e dell’impresa. Il V Municipio, quello di villa Gordiani, lo sa bene. «La scorsa estate – ricorda, una mamma, Gabriella Calia – il parchetto all’angolo tra via Prenestina e via Collatina era diventato una discarica a cielo aperto». Banchetto ideale per topi, blatte e scarafaggi. «I residenti hanno dovuto portare una petizione in Municipio – conclude – per smuovere l’amministrazione a ripulire l’area». Di degrado muore anche il parco giochi in via Bartolomeo Perestrello, che di notte si trasforma, come quello dell’Alessandrino, in ricovero per sbandati e tossicodipendenti. I rifiuti troneggiano tra le altalene e gli scivoli ammaccati.

I TOPILe famiglie da anni, quando in estate cala il tramonto, riportano di corsa a casa i figli. Basta la luce del crepuscolo a fare uscire fuori i topi. Anche l’area giochi di piazza Balsamo Crivelli (IV Municipio, altezza Casal Bruciato) da poco ristrutturata dall’amministrazione di Virginia Raggi con scivoli e altalene fiammanti, versa in condizioni discutibili. «Qui a due passi – raccontava una mamma – proprio dietro al palazzo delle Autostrade, c’è un campo nomade abusivo ma tollerato e l’area di notte si trasforma nella loro discarica». I topi? «Certo che li vediamo, sono pantegane – aggiungeva Patrizia Crosanti – ma due ore d’aria al bambino con la primavera avrò il diritto di fargliele prendere». Dallo scorso novembre Roma Capitale ha messo in piedi un piano per rimuovere e sostituire – con gradualità – i giochi per i bimbi in oltre 60 parchi pubblici attrezzati. Ma a questo provvedimento, di certo apprezzabile, non è seguita la costanza nella pulizia. Ed è così che al degrado si somma il degrado. Non solo in periferia ma anche in Centro. I Municipi con aree verdi attrezzate per i piccoli a un passo dalla nevrosi sono molti: Di topi e sporcizia è piena – tanto per citare alcuni casi – anche villa Leopardi o villa Chigi (II Municipio), il parco di piazza Re di Roma (VII Municipio), e ancora l’area verde di via James Joyce a fonte Ostiense (IX Municipio) e, infine, il parco di Proba Petronia e Monte Ciocci alla Balduina (XIV Municipio).

Il decadimento, l’immondizia e lo squallore in cui versa la capitale e al limite. Ora dichiarazione arriva all’istante dal ministero della salute, Beatrice Lorenzin è, che scriveva al direttore del messaggero per segnalare un grave fatto riscontrato: un bimbo di soli tre anni è stato morso da un topo.

 “La scena accade nel parco giochi pubblico di villa Gordiani, al Prenestino, ma potrebbe succedere dovunque nelle nostre periferie come in centro storico. Il piccolo Marco, tre anni e mezzo, accanto ad una panchina è stato morso tra caviglia e polpaccio da un ratto“, racconta preoccupata la Lorenzin. Il bambino fortunatamente è stato curato al pronto soccorso pediatrico dell’Umberto Primo e sta bene. Gli è stata fatta“una seria profilassi per evitare l’insorgere delle malattie che i topi trasmettono” e “per fortuna aveva fatto già l’esavalente e quindi anche l’antitetanica”, spiega il ministro della Salute.

“Dopo un anno di governo – scrive la Lorenzin – non ci aspettiamo che il sindaco Raggi abbia già risolto i problemi cronici di bilancio o del traffico, ma che la città almeno sia pulita e il decoro urbano garantito. Affrontare il tema della raccolta dei rifiuti e della pulizia della città è una questione di capacità amministrativa e di visione”. “Invece si è aggravata l’emergenza igienico sanitaria che io stessa segnalai al prefetto Tronca due anni fa, – denuncia ancora il ministro – a cominciare dalla derattizzazione, dai gabbiani, dalla zanzara tigre, fino alla presenza oramai perenne di pidocchi e blatte. Le rinnovo la disponibilità del ministero”. “Una Capitale – si legge a conclusione della lettera – non può rinunciare anche alle olimpiadi della pulizia, e siamo solo in aprile. Chissà cosa ci aspetta domani, con l’estate alle porte”.

«Il genere umano non si libererà mai di noi», dice la ratta nell’omonimo romanzo di Günter Grass. Secondo i biologi dell’evoluzione i ratti sopravvivranno addirittura a noi uomini. Al nostro seguito hanno popolato l’intero pianeta. Nelle città abitano fra noi nel vero senso della parola. Ma i ratti sono veramente così pericolosi da doverli combattere sempre? Che cos’è un «flagello di ratti»? E cosa dice la Protezione degli Animali sulla lotta ai ratti? Questo foglio informativo si prefigge di divulgare informazioni oggettive su questo affascinante roditore e di contribuire a un rapporto sereno con i ratti nelle nostre città. Ratto o topo? La maggior parte delle persone hanno un’immagine dei ratti. Molti faticano tuttavia a distinguerli dai topi. Dal punto di vista zoologico i ratti sono una specie di grandi topi. Con la coda raggiungono una lunghezza di quasi 50 cm, e con un peso che può raggiungere fino a 500 g hanno un peso di venti volte superiore a quello del topo comune. Le caratteristiche tipiche che differenziano i ratti dai topi sono: corpo allungato con orecchie piuttosto piccole; testa appuntita con muso schiacciato (niente «segnali infantili» come per il topo!); schiena gobba, coda a scaglie. In Svizzera troviamo due specie di ratti selvatici: l’ormai molto raro ratto nero (Rattus rattus) e il molto diffuso ratto norvegese (Rattus norvegicus), del quale tratta questo foglio informativo.

Ratto norvegese (Rattus norvegicus) Sinonimo «ratto delle chiaviche», «topo di cantina» Habitat Originario delle steppe cespugliose dell’Asia centrale e dell’Asia del Nord; ha conquistato tutto il mondo al seguito dell’uomo. Oggi lo si può incontrare in quasi tutti gli habitat dalla metropoli alle isole del Pacifico, ma non su tutto il territorio. Privilegia le parti basse e piuttosto umide degli edifici, le discariche, i porti, le foci dei fiumi, i canali e i parchi. Si arrampica bene, ma vive a terra più del ratto nero. È un ottimo nuotatore! Comportamento Attivo al crepuscolo e di notte; comportamento sociale molto flessibile con un «clan» di ca. 10 fino a > 100 animali, dominato dai maschi. Onnivoro; privilegia il cibo vegetale, ma si nutre anche di carogne. In grado di difendersi, non è una preda facile nemmeno per gatti e volpi. Pelo/colore Da bruno-grigio a grigio-bruno, ventre da beige chiaro a bianco. Antenato del ratto da compagnia e del ratto da laboratorio. Gli individui pezzati sono riconducibili ad animali da compagnia o da laboratorio fuggiti/abbandonati. Altre caratteristiche Occhi e orecchie piccoli; corpo robusto, lungo, leggermente curvo, in casi eccezionali può diventare molto grande! La coda è sempre più corta del corpo! Dimensioni Lunghezza testa-tronco: 20–30 cm; Lunghezza della coda: 13–23 cm; Peso: 300–ca. 500 g.Ratto nero (Rattus rattus) Sinonimo «ratto dei tetti», «ratto delle navi» Habitat Legato agli insediamenti umani solo nelle regioni più fredde, dove privilegia le parti degli edifici piuttosto asciutte e alte. È originario dei caldi e secchi paesaggi rocciosi dell’Asia del Sud; nell‘antichità è stato importato in Europa dall’uomo; al seguito degli ambienti antropizzati con campi e giardini di alberi da frutto. È stato soppiantato dal ratto norvegese e in Svizzera è seriamente minacciato di estinzione. Comportamento Attivo di notte, vive in gruppi di fino a 50 individui; ha una dieta soprattutto vegetale; si arrampica meglio del ratto norvegese, evita l‘acqua. Pelo/colore Da bruno-grigio a grigio-nero con la parte inferiore chiara, biancastra o grigiastra. Altre caratteristiche Occhi e orecchie relativamente grandi; il corpo è un po‘ più tondo e somigliante a quello dei topi e può quindi essere scambiato più facilmente con i topi; è più piccolo del ratto norvegese. La coda è sempre più lunga del corpo! Dimensioni Lunghezza testa-tronco: 16–24 cm; Lunghezza della coda: 18–25 cm; Peso: 200–400 g.

Artisti della sopravvivenza adattabili e sociali Per quanto i ratti siano diffusi, è raro riuscire a vederli. Quando l‘offerta di cibo è scarsa, un ratto difende un territorio, che comprende diversi territori di femmine. Dove il cibo è sovrabbondante – in città, nei porti o nelle discariche – i ratti norvegesi vivono in «clan» costituiti da maschi e femmine e difendono il loro territorio dai ratti estranei. Nei clan regna una rigida gerarchia, che vede i maschi più anziani occupare i ranghi più alti.

Per rafforzare la coesione del gruppo, gli animali si marcano a vicenda con gocce di urina. I ratti si spostano quasi sempre lungo sentieri saldi e coperti ed evitano le superfici aperte. Quando è possibile, i ratti allestiscono delle costruzioni di terra con diversi ingressi e magazzini di provviste e ricoprono il loro nido con erba, foglie o carta. Possono però anche scegliere qualsiasi altro nascondiglio idoneo. I ratti sono proverbialmente fertili. All’età di sole sei settimane raggiungono la maturità sessuale e una femmina può mettere al mondo ogni anno da sei a otto cucciolate e avere perciò fino a ottanta cuccioli! Le femmine di un clan sincronizzano i loro cicli mediante la secrezione di gradevoli odori ormonali, di conseguenza le femmine partoriscono quasi sempre i loro cuccioli in contemporanea.

Tuttavia solo circa il 5% dei cuccioli sopravvive al primo anno di vita. In città ci sono molti pericoli: faina, volpe rossa, allocco, poiana comune e (raramente) gatti che mangiano i ratti; l’uomo li combatte in modo intensivo, muoiono di malattia o sotto le gomme delle automobili e i ratti adulti uccidono a volte i cuccioli. Quando il cibo scarseggia o in caso di sovrappopolazione, dopo l’accoppiamento la femmina può immagazzinare il seme o ridurre i feti già esistenti. La popolazione è così in grado di far fronte a qualsiasi emergenza. Nelle nostre città l’offerta di cibo è sovrabbondante.

I ratti si nutrono di rifiuti non smaltiti in modo appropriato, mangime per uccelli, resti di cibo nelle acque di scarico e prodotti alimentari gettati senza riflettere. Mangiano tutto ciò che è commestibile: alimenti vegetariani, ma anche uccellini da nido, topi e uova, e in tempi di penuria persino pelle, tessili, legno, carta o sapone. I loro denti incisivi che ricrescono continuamente e la forte muscolatura addetta alla masticazione gli consentono di rosicchiare la maggior parte dei materiali e di riuscire a raggiungere anche delle provviste che si credeva di aver messo al sicuro. Da buoni nuotatori sono in grado di immergersi nelle fognature e di salire attraverso corti tubi di scarico. All’interno del loro clan i ratti hanno un comportamento prettamente altruista («disposto ad aiutare») e la loro capacità di apprendimento è sorprendente.

Trascorrono molto tempo con la reciproca igiene del corpo e sviluppano forti legami individuali. I membri del clan feriti e malati vengono curati e a volte addirittura provvisti di cibo. Quando un branco scopre una fonte di cibo sconosciuta, i giovani maschi vengono impiegati come «assaggiatori». Gli altri ratti attendono alcune ore e osservano con attenzione se succede qualcosa agli assaggiatori. In questo caso non toccano il cibo. Le conoscenze relative al cibo idoneo vengono inoltre «trasmesse» ai cuccioli dalle ratte attraverso il latte materno. In generale i ratti assumono solo piccole quantità di qualsiasi tipo di cibo, riducendo così il rischio di avvelenamento. Quanto sono dannosi i ratti ? Nella maggior parte dei casi la presenza di ratti può essere constatata solo in modo indiretto attraverso tracce di escrementi o di cibo. Le tracce di cibo somigliano a quelle dei topi o dei ghiri, ma con una distanza di 2,5–3,0 mm fra un dente e l’altro sono più larghe. Le palline di feci hanno una lunghezza di ca. due centimetri. Con un po’ di fortuna è possibile scoprire delle tracce nella farina sparsa.

Prevenire i danni causati dai ratti Le popolazioni di ratti decimate con le misure di lotta ai roditori nocivi si riprendono molto in fretta. La grandezza di una popolazione è determinata in primo luogo dall’offerta di cibo. Il passo più importante per evitare i problemi causati dai ratti è la prevenzione e soprattutto la conservazione al sicuro dei prodotti alimentari. • Proteggere la cantina: grata a maglie strette davanti alle finestre delle cantine, chiusura delle fessure nei muri, immagazzinare le provviste su supporti con ostacoli per l’arrampicamento (guarnizioni ad anello in alluminio o plastica, lastre di pietra, sporgenze, pellicola sdrucciolevole). • Conservare gli alimenti in contenitori di vetro o barattoli di conserve ermetici (!), anziché nella plastica, nel cartone o in barattoli di conserve non ermetici. • Non gettare resti di cibo nel WC o nello scarico! • Installazione di estensioni nei tubi delle acque di scarico, affinché i ratti non possano arrampicarsi. • Installazione di sportelli di protezione nello scarico della toilette (negozi specializzati) • Dare da mangiare agli uccelli solo su davanzali protetti (sporgenza, pellicola) o nelle casette per gli uccelli (su supporti o sospesi); smaltire regolarmente i resti di cibo per gatti e cani in giardino; togliere regolarmente i resti di cibo per uccelli e animali da compagnia. • Non dare da mangiare a piccioni e uccelli acquatici, dato che i resti di cibo attirano i ratti! • Depositare i sacchi dell’immondizia nel container o metterli fuori solo il giorno del ritiro (difende anche da volpi e gatti). Pulire regolarmente il container. • Non gettare resti di carne nella composta! Al posto della composta aperta usare un bidone bio. • In caso di problemi causati dai ratti: mettetevi in contatto con degli specialisti! Combattere i ratti? Se sì – solo in modo conforme alla Legge sulla protezione degli animali! I ratti non sono «sporchi, pericolosi mostri», come suggerisce la loro cattiva reputazione. Sono animali sensibili, estremamente sociali, puliti, che come animali da compagnia sono in grado di stringere un legame stretto con il loro proprietario, e meritano il nostro rispetto. Ciò vale in modo particolare anche per quanto riguarda le «misure di lotta ai roditori nocivi» (che raramente sono efficaci a lungo termine). Va tenuto conto del fatto che la lotta a una popolazione di ratti non fa altro che rendere ancora più fertili le femmine (più cuccioli per cucciolata, maturità sessuale precoce) e che le aree «ripulite» vengono rapidamente occupate dai clan nelle vicinanze. La lotta ai ratti non ha mai dimostrato di essere efficace a lungo termine – la prevenzione invece sì! La Legge sulla protezione degli animali vieta che agli animali vertebrati – ai quali appartengono anche i ratti – vengano ingiustificatamente inflitti dolori e sofferenze e che vengano uccisi in modo atroce (art. 4 LPAn, art. 16 OPAn). Conformemente all‘Ordinanza sulla protezione degli animali «il vantaggio della lotta agli animali dannosi per l’uomo e l’ambiente deve avere un peso maggiore rispetto alle sofferenze inflitte ai roditori nocivi». Dal punto di vista della protezione degli animali occorre tenere conto di quanto segue per i diversi metodi di lotta: • Trappole destinate a catturare l’animale vivo: molto stressanti per l’animale (paura!) e poco efficienti in caso di «flagelli di ratti». Non può essere garantita un’uccisione a regola d’arte dopo la cattura. • Trappole a molla: unico metodo consigliabile, se adeguate alla grandezza dell’animale. Attenzione: non tutte le «trappole per topi» sono idonee anche per i ratti! L’uso inappropriato può provocare ferite e sofferenze agli animali. È poco efficiente in caso di «flagelli di ratti». • Veleni: i rodenticidi sono quasi sempre cosiddetti anticoagulanti che inibiscono la coagulazione e vengono distribuiti sotto forma di pellet. Dopo l’assunzione per via orale hanno un effetto molto ritardato e raggirano così il «sistema di allarme» dei ratti da parte degli assaggiatori.

Emoraggie interne provocano il dissanguamento degli animali avvelenati che muoiono a causa dell’arresto di molti organi – una morte molto probabilmente atroce! (ematomi, dolori addominali, soffocamento). Attenzione: il rodenticida può essere ingerito accidentalmente anche da cani, gatti o addirittura da bambini – di conseguenza va utilizzato sempre in modo inaccessibile per loro in una scatola per le esche! Dal punto di vista della protezione degli animali è sconsigliato l’impiego di esche avvelenate! Purtroppo molti comuni svizzeri continuano a impiegarli di routine per arginare le popolazioni di ratti (si tratta di una pura lotta ai sintomi)! • Cloralosio: un narcotico che nella concentrazione giusta provoca la morte in seguito a ipotermia e arresto cardiaco. Inadatto per i ratti a causa della loro grandezza, perché la morte sopraggiunge solo molto lentamente e in presenza di crampi! Il Cloralosio dovrebbe essere giustificabile per la lotta ai topi, perché provoca una morte rapida e poco dolorosa. Può tuttavia essere assunto accidentalmente anche da cani, gatti o addirittura bambini e nuocere alla loro salute! • Cartucce fumogene: causano grandissimi sofferenze e non si conciliano con la protezione degli animali. Rinunciare al loro utilizzo! • Trappole vischiose: provocano una morte atroce e sono vietate dalla Legge sulla protezione degli animali! Conclusione A condizione che vengano rispettate delle basilari regole di igiene, in città i ratti non vanno considerati come animali nocivi, ma possono al massimo dare fastidio di tanto in tanto. È difficile che nelle nostre città i ratti mettano in pericolo la salute pubblica. Di conseguenza la loro uccisione in massa nell‘ambito delle azioni di avvelenamento effettuate di routine è molto discutibile! Se vengono adottate delle misure preventive, una convivenza pacifica fra uomini e ratti è senz’altro possibile.

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