Roma shock, la peggiore capitale Ue: città in declino e piena di droga

Roma è l’unica tra le 28 capitali dell’Unione Europea che sembra aver peggiorato i suoi indicatori di salute negli ultimi anni. Tutti gli indicatori hanno fatto riscontrare un peggioramento della situazione dei cittadini Romani rispetto al resto d’Italia è questo sostanzialmente quanto dichiarato da Walter Ricciardi presidente dell’istituto superiore di sanità, il quale ha parlato nel corso del convegno “Crescita Vs Crisi”, al quale ha partecipato insieme alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin.

Proprio quest’ultima aveva parlato di Roma poco prima dicendo che è una città che ha sofferto molto in questi anni e che ha subito purtroppo un grande declino dapprima sociale e poi anche in termini di legalità, parlando di mafia capitale e poi di un declino che ha colpito le fasce della popolazione più deboli. “La mia impressione su Roma è che Roma è piena di droga. Rivediamo le siringhe per strada, rivediamo i tossici per strada, gli spacciatori di eroina. Siamo pieni di cocaina. Si fa finta di non vedere come se il problema non ci fosse più, in realtà aggredisce tutti i ceti sociali e tutte le età, insieme all’alcol. Soprattutto gli spacciatori lavorano sui giovani”, ha dichiarato Beatrice Lorenzin.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato che la città di Roma si trova in una condizione così degradata per tanti motivi e soprattutto per tante cause, senza sapere da quando purtroppo tutto è partito. “Dobbiamo ripartire anche da noi stessi e dalla logica del nostro comportamento altrimenti non ce la si fa. Certo ci vuole una forte governance del sociale che non è la cenerentola della politica. Dobbiamo occuparcene come priorità soprattutto nelle amministrazioni degli enti locali”, ha continuato. “C’è un pezzo di Roma che bisogna andare a recuperare e per farlo ci vuole almeno avere la conoscenza del problema gli asili nido, le materne, i servizi di accoglienza per i bambini, la scuola elementare devono essere innanzitutto belli. Le scuole pubbliche romane, a parte qualche eccezione, sono brutte e neanche in sicurezza. Se già vivi in un quartiere difficile studiare in una scuola brutta è un altro carico“, ha detto Lorenzin.

Intervenuta sulla questione anche Lidia Borzì dell’Acli di Roma, la quale ha dichiarato che il piccolo osservatorio da lei presieduto, mostra dei dati pesanti ovvero il taglio delle spese sanitarie e le famiglie che non possono permettersi una spesa extra di €500 per le medicine, dati che emergono su un’indagine effettuata su circa 6000 persone i cui ISEE dicono che il 9% dei romani ce l’ha zero, e il 4% di questi ha Minori o disabili a carico. All’incontro di cui abbiamo accennato ha partecipato il ministro Beatrice Lorenzin, che ha pesantemente attaccato l’amministrazione Capitolina per la situazione in cui versa la capitale, attualmente una città che come abbiamo già detto, risulta essere in declino piena di droga e che non si occupa dei deboli.

Dall’analisi dell’economia del Paese al diabete dei romani. Il convegno “Crescita Vs Crisi” che si è svolto a Roma è passato dalle parole del ministro dell’Economia Padoan («Basta autoflagellarci, altri stanno peggio») all’annuncio del direttore dell’Istituto superiore di sanità Ricciardi: «Roma è l’unica tra le capitali dell’Unione europea che ha peggiorato i suoi indicatori di salute negli ultimi anni».

I romani, in sintesi, stanno molto male. Le loro condizioni fisiche sono precipitosamente crollate e, visto lo stato, rischiano, per questo, di avere vita breve. Davvero un fulmine. Capace di scatenare una bagarre. Uno scontro ideologico sulle cardiopatie, le dipendenze o l’obesità di chi vive nella Capitale. «Tutti gli indicatori, da quello più solido che è l’aspettativa di vita e la mortalità infantile – aggiunge – a quello per patologie tumorali, fanno riscontare un peggioramento della situazione dei cittadini romani rispetto al resto d’Italia».

Ultima, secondo questa classifica, in Europa e nel suo stesso Paese. Come un vero professore Ricciardi va avanti analizzando lo stato di salute di chi abita nella Capitale patologia per patologia. Quanto al diabete il direttore dell’Istituto ha parlato della prevalenza della malattia «che si attesta tra i 6 e il 7% della popolazione romana mentre la media italiana è del 5%». Quando affronta il capitolo tumori fa confronti e tira conclusioni: «Se hai una patologia neoplastica e vivi in una regione del Nord ha un trattamento e quindi un’aspettativa di vita maggiore rispetto a quella romana».

Dal tasso di glicemia dei romani all’attacco politico il passo è breve. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha organizzato l’incontro, associa il ritratto sanitario disegnato da Ricciardi al degrado della città. Abbina il peggioramento recente delle condizioni fisiche dei cittadini a «un grande declino sociale e legale di Roma, in particolare un declino delle fasce più deboli».

E poi, un nuovo allarme. «La mia impressione è che Roma è piena di droga – dice Beatrice Lorenzin – Rivediamo le siringhe per strada, rivediamo i tossici, gli spacciatori di eroina. Siamo pieni di cocaina. Si fa finta di non vedere come se il problema non ci fosse più, in realtà aggredisce tutti i ceti sociali e tutte le età, insieme all’alcol».

Scetticismo da parte dei medici, risposta immediata e secca dal Movimento 5 Stelle. Dal capogruppo alla Camera Simone Valente che si rivolge direttamente al ministro della Salute contestando le sue parole nei confronti della città. E il pro- bLela Capitale si sposta su un altro piano. «Quando parla della situazione sanitaria a Roma il ministro Lorenzin sta facendo un atto di autoaccusa o sta puntando il dito contro la Regione Lazio? Perché, francamente, oltre a sparare pensieri in libertà vorremmo comprendere se il responsabile di ciò sarebbe la Regione, che gestisce il sistema sanitario anche della Capitale, oppure lei stessa, dal momento che negli ultimi anni alla sanità nazionale sono stati tagliati 4,6 miliardi di euro, 12 milioni di italiani rinunciano e posticipano le cure e il personale medico sanitario da anni è bloccato il turn over». E dalla senatrice M5S un tweet: «Una domanda ai romani: ma abitavate tutti in Svizzera prima?». «La Lorenzin s’è svegliata! – ancora su il M5S Roma su Face- book – Ha scoperto che esiste la droga, gli spacciatori, gli assuntori».

Roma, da chi analizza la salute dei cittadini, sarebbe ormai diventata la prima città del Mezzogiorno. Come precisa Ricciardi nel momento in cui sottolinea la differenza del livello di assistenza nelle varie regioni. «I cittadini che rinunciano per motivi economici alle cure al Nord sono molti di meno rispetto al Sud. E il Sud Italia comincia a Roma».

I romani, improvvisamente, scoprono di essere i più malati d’Europa. Eppure l’aspettativa di vita nella Capitale è alta per lui e per lei come nel resto del Paese e gli ospedali ospitano oltre il 40% di pazienti che arrivano da altre regioni. In particolare, il direttore dell’Istituto superiore di Sanità Walter Ricciardi, dice che al Nord, un malato oncologico, vive più a lungo che a Roma.
«La verità è che del Lazio, e quindi anche di Roma, non abbiamo dati sufficienti per parlare. Purtroppo non esiste un registro tumori, come nel resto d’Italia, che ci permette di conoscere con certezza l’incidenza, la prevalenza e la mortalità in ambito oncologico. Dobbiamo desumere che queste affermazioni dell’amico Ricciardi sono solo delle ipotesi impossibili da

dimostrare», commenta Francesco Cognetti direttore del Dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Regina Elena a Roma.
Quindi lei respinge questo quadro che è stato fatto sulla salute dei romani?
«In Italia si considera evitabile circa il 33% delle morti. Un dato che potrebbe essere corretto intervenendo sugli stili di vita, sullo status socio economico , sulla sanità etc. Ma i dati della mortalità evitabile, di per sé generici, non possono essere interpretati ai fini del calcolo della sopravvivenza dei malati affetti da cancro».
Eppure, si dice che il Sud inizia qui dove la percentuale di morti per cancro viene dato per alta
«Come ho già detto questo non si può dire perché il Lazio, come le Marche e la Calabria non hanno sufficienti numeri a disposizione per disegnare la loro situazione.
Gli esiti delle terapie degli ospedali romani, in oncologia, sono davvero così drammatici?
«Assolutamente no. Anzi, i risultati ci permettono di parlare, ogni anno, dell’allungamento della sopravvivenza. In tutta Italia, Roma compresa»
A Roma ci sarebbero difficoltà per arrivare alle cure. Lunghi tempi d’attesa, difficoltà a trovare un posto letto…
«Le difficoltà economiche che la Regione ha dovuto affrontare per ripianare i conti della Sanità hanno costretto aridimensiona- menti importanti, non si può negare. Come non si può negare che una migliore organizzazione dell’intero sistema avrebbe giovato. Noi oncologi siamo pronti a fornire il nostro contributo. Ricordiamo che la sanità è competenza della Regione e non del Comune. Anche un centro come il Regina Etena ha subito trasformazioni. È stata indebolita la ricerca e ne ha sofferto anche l’assistenza».
E gli screening pubblici ? «Poco, si sfiora la metà delle chiamate. Sia per il controllo del seno sia per il colon retto. La popolazione ha poca sensibilità, non è ancora convinta del valore della prevenzione. Oppure, ha troppa paura e si tira indietro. Comunque comportamenti inaccettabili».
Neoplasie a parte, la popolazione di Roma ha una salute così in pericolo?
«Direi proprio di no. È chiaro che vivere nella Capitale comporta un tipo di vita molto più complesso di chi vive in provincia. E anche le condizioni socio-economiche sono assai differenti tra loro. Questo si ripercuote anche sulle patologie».
È stato detto che, confrontando i dati Roma è sempre perdente…
«I confronti epidemiologici sono sempre molto difficili da fare. Vorrei davvero fare delle verifiche su come sono stati elaborati questi dati».

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