Serie A Derby Roma – Lazio Streaming Gratis Link Rojadirecta

Il tentativo di risalire la corrente continua. Anche alla vigilia del derby, Spalletti magnifica il probabile posizionamento al secondo posto della Roma che garantirebbe l’accesso diretto alla Champions: «Il secondo posto apre le porte del Paradiso. Niente ci può e ci deve distogliere dal nostro obiettivo. Sarebbe tanta roba ottenuto dietro la Juventus che per certi versi è imprendibile». Per un attimo chiudendo gli occhi, se non fosse per l’accento toscano, sembra di riascoltare Rudi Garcia che il 30 maggio di due anni fa espresse un concetto pressoché identico: «Siamo i primi dei secondi e più di così non possiamo fare, i bianconeri sono irrangiungibili». A parlare invece è Spalletti che poi, sollecitato, prova timidamente ad alzare l’asticella: «Se riusciremo a vincere sempre, vedremo tra qualche giornata a che punto saremo…».

La situazione legata al rinnovo del tecnico è sempre in stand-by. Ma la virata a livello di dichiarazioni appare sempre più netta. Da una decina di giorni, il secondo posto è tornato improvvisamente ad essere «un risultato eccezionale» quando in passato le considerazioni sul piazzamento d’onore erano un po’ diverse. «Non sono tornato per arrivare secondo» (gennaio 2016), «Ci siamo creati l’ossessione per la vittoria, conta solo quella» (gennaio 2017), «Resto solo se vinco» (febbraio 2017), sono soltanto la punta dell’iceberg. Il tentativo di ammorbidire la propria posizione potrebbe trovare slancio se oggi superasse la Lazio nel derby che la Curva Nord biancoceleste, con un comunicato rivolto alla squadra di Inzaghi, ha già etichettato privo di grande valore «visto che quando c’è stato da fare sul serio, gli avete sempre rotto…» (riferimento nemmeno troppo velato al successo nella Coppa Italia nel 2013 e alla vittoria nella semifinale in questa stagione). Per il tecnico toscano, invece, vincerlo garantirebbe, a meno di crolli improvvisi e difficilmente pronosticabili, il secondo posto e qualche fiche in più da giocarsi qualora decidesse di voler restare. E in quest’ottica, quanto meno singolare il ritorno a sette anni di distanza su una polemica datata 2010: «Nella passata stagione di punti ne ho fatti 46 anche se quella non era la mia squadra, come quella del 2010 non era di Ranieri. Mi verrebbe facile difendermi per quell’annata, dove viene scritto sempre che se lui fosse arrivato prima, avrebbe vinto lo scudetto. E allora dico che fossi partito anche io l’anno passato dal via, avrei vinto».

Nel fiume di parole, trova spazio anche il derby: «Noi ci faremo trovare pronti e siamo anche un po’ emozionati. Mi aspetto una Lazio con un atteggiamento simile al solito, Inzaghi è stato bravo a mettere d’accordo un po’ tutto rafforzando il collettivo, col 3-5-2 hanno sostanza difensiva e sono imprevedibili davanti. Tra l’altro sono d’accordo con lui, giocarlo a pranzo mi piace poco. Una partita del genere meriterebbe il palcoscenico serale». Tutt’altro palcoscenico, invece, meriterebbe Totti relegato, suo malgrado, all’ennesima panchina stagionale. Quella di oggi, potrebbe rappresentare l’ultima stracittadina del capitano giallorosso: «Non so se sarà l’ultima, non ho chiesto nulla a nessuno, spero di no se volesse continuare. Per lui il derby di Roma sarà sempre speciale e sarà sempre emotivamente coinvolto anche se stesse in qualsiasi altra parte del mondo». Battute finali dedicate a Monchi, il nuovo ds: «Saprà collaborare al meglio con Massara per il futuro della Roma, è una persona bella e preparata ma niente ci deve disturbare adesso. Pensiamo solo al derby e al secondo posto». Il nuovo mantra è servito.

Appena diecimila biglietti venduti per la Curva Nord, una Lazio che all’improvviso si ritrova di nuovo in inferiorità numerica ma anche un po’ più sola. Che fosse una trasferta a tutti gli effetti oggi, ne era consapevole Simone Inzaghi anche prima del bagno di folla di giovedì con l’allenamento a porte aperte e il suo appello a venire allo stadio oggi. E invece poca affluenza che non si spiega, se non con una possibile scelta del laziale medio: questo derby non vale come gli altri due di Coppa Italia. Così per prima cosa ecco un nuovo e accorato appello: «Quello che si legge mi dispiacerebbe molto, penso che la squadra abbia meritato di avere la propria gente vicina. Spero di essere smentito, mancano ancora 24 ore e spero che al nostro fianco ci sia la curva che c’è stata al derby di ritorno di Coppa Italia: eravamo in trasferta ma non sembrava». Anche se è lo stesso Inzaghi ad ammettere che rispetto a quanto fatto finora c’è poco di ripetibile: «Non sarà la rivincita della Coppa» perché quello è «un capitolo chiuso». Pensieri, parole, perché poi sarà il campo a stabilire se davvero la sua Lazio «sarà pronta per fare il massimo». Pensare questo alla vigilia di una partita che è comunque un derby che vale il quarto posto per la Lazio sarebbe un sacrilegio.

Eppure c’è chi inizia a temere che dopo l’euforia della finale tolta agli odiati cugini, ci possa essere il rischio di snobbare l’appuntamento con i giallorossi. Questione di motivazioni, di voglia di tenere sempre la barra dritta e vincere sempre. Quella mentalità vincente di cui parlava il club manager Peruzzi proprio pochi giorni fa. E allora ecco il colpo di teatro, la riposta che non t’aspetti ma che è servita su un piatto d’argento e che nasconde dentro tutta la lazialità di Inzaghi, prima che allenatore tifoso come tutti quelli che oggi affastelleranno la Curva Nord e dintorni: «Sicuramente battere la Roma e aiutare così la Juve a vincere lo scudetto sarebbe una motivazione in più perché ci garantirebbe la possibilità di giocare un’altra finale, quella di Supercoppa». La gufata autoprodotta, perché vincere oggi farebbe restare i giallorossi a -9 dai bianconeri. Complicare, se non annientare, i piani espansionistici del nemico: un motivo valido per provare a ripetere «l’impresa che abbiamo fatto in Coppa Italia», eliminando una squadra che comunque l’allenatore biancoceleste vede sempre «favorita». Almeno stando ai bilanci: «Quanto a fatturato non ci dovrebbe essere partita».
Presto fatto il calcolo di Inzaghi: Juve campione d’Italia, Supercoppa garantita. Mentre con una Roma clamorosamente tricolore la seconda finale passerebbe per quella di Coppa Italia contro i bianconeri. Parafrasando, è come se Inzaghi ammettesse già a priori che in quella partita la Lazio ci arriverebbe sconfitta a prescindere. Più provocatorio invece quando pensa alla Roma e all’ardente desiderio giallorosso di rivincita: «La Roma è sicuramente favorita, perché è fresca da una bruciante eliminazione in Coppa Italia, ha un ottimo allenatore che stimo moltissimo e sappiamo che dovremo fare una grande impresa. Conosco i miei ragazzi e so che hanno nelle corde determinate partite», si dice convinto Inzaghi. Molto meno convinto (ma fa parte del ruolo, guai a dire il contrario), che la Lazio debba già sentirsi qualificata in Europa League: «Leggo e sento che la Lazio è serena e rilassata perché l’Europa è già entrata. Non è vero, abbiamo partite complicatissime e la prima è quella con la Roma». Intanto in via di definizione l’accordo con Seleco, sponsor storico (rinato da poco) della Lazio anni ‘80. Oggi l’antipasto sulle maglie, giovedì l’annuncio.

La Roma ritorna all’antico: per uscire dalla trappola tattica del 3-5-2 attendista di Inzaghi, Spalletti sta pensando al 4-1-4-1, evoluzione difensiva del 4-3-3. Rispetto ai due derby di Coppa Italia, il tecnico recupera De Rossi, argine davanti alla difesa, più protetta e meno permeabile alle folate di Immobile e Anderson e ai tagli di Milinkovic. «Mi prendo tutto il tempo per non sbagliare», ha detto il tecnico toscano che sembra avere soltanto un dubbio tra El Shaarawy e Perotti. I tre assist contro il Pescara avvantaggiano l’ex milanista.

A proposito di Milan, da registrare l’intromissione del club rossonero nell’affare-Kessie. La Roma ha già un’intesa con l’Atalanta (25 milioni) ma non riesce a trovarla con l’agente dell’ivoriano. Balla tra ingaggio e premi un milione, che è disposto a garantire il nuovo ds milanista Mirabelli alla ricerca però di un’intesa col club di Percassi. Tornando al derby, Inzaghi sa bene cosa lo attende. Stessa Lazio o quasi rispetto alle ultime uscite. Modulo simile al 3-5-2 (3-4-2-1), con un paio di varianti negli uomini. Se il primo ballottaggio in difesa sembra averlo vinto Bastos su Radu, più dubbi nasconde la corsa tra Keita e Felipe Anderson. «Ci sto pensando, li ho provati addirittura assieme», ha dribblato il tecnico che finora non ha mai rinunciato al brasiliano: garantisce copertura, mentre il senegalese può essere utile a gara in corso.

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Roma – Lazio su rojadirecta – Rojadirecta, come fare se viene bloccata per vedere in streaming gratis le partite? La nostro guida con tutte le alternative

Alzi la mano chi mai nella sua vita non è entrato anche solo una volta sul sito di Rojadirecta per cercare le partite di tutto il mondo. Se si è calciofili (ma non solo, visto che il famoso portale spagnolo trasmetteva eventi sportivi live di ogni genere) non si può non conoscere questa piattaforma che nel corso di questi anni ha messo nei suoi palinsesti qualsiasi sport ci fosse disponibile online. Si poteva vedere l’evento di Rojadirecta utilizzando pc, tablet e smartphone, senza dover sottoscrivere alcun abbonamento: si tratta(va) di una piattaforma ben riconoscibile, con un logo simpatico (rosso con annessa una caricatura di Collina) e la sua caratteristica home page con tutti gli eventi di giornata inseriti in ordine cronologico.

Bastava cliccare su un evento particolare perchè si aprissero una serie di link che rimandavano ad altrettante pagine, spesso in lingua straniera, che commentavano una determinata competizione (non sempre la qualità dell’immagine era perfetta). Tuttavia il 22 novembre scorso il Tribunale Mercantile numero 2 di La Coruna ha stabilito che Rojadirecta fosse un servizio da considerarsi illegale, accogliendo le richieste di Mediapro contro l’ente Puerto 80 Projects, che amministra il sito.

 Ecco le parole del tribunale: “Rojadirecta deve cessare immediatamente la facilitazione di collegamenti o link di Internet, di qualsiasi tipo, che diano acceso alla visione in diretta o in leggera differita di partite di calcio prodotte o trasmesse dai querelanti sia durante questa stagione, che per quelle che verranno”. Ma attenzione anche al seguito perchè questo divieto si intende da estendere “a qualsiasi altra pagina che la web dei querelati potessero utilizzare allo stesso scopo, o che reindirizzi alla stessa”. In ultima istanza il giudice ha stabilito che per tutti questi motivi il sito deve “cessare qualsiasi uso illecito i cui diritti esclusivi appartengano a Gol Tv e Mediapro, proprietaria della prima”.
In sostanza la sentenza andava a definire i contorni illegali dello streaming gratis delle partite offerto da Rojadirecta: infatti il portale ha chiuso come molti altri in Italia, visto che l’8 novembre scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato e poi oscurato 152 siti pirata compreso quello iberico. Gli unici streaming legali in Italia sono rappresentati dai servizi offerti da Sky e Premium per tablet e smartphone: senza, gli streaming di Serie A, Serie B, Champions e Europa League non si possono vedere. Tuttavia c’è da dire che Rojadirecta ogni tanto riappare magicamente, però se resta chiuso molte settimane inizia a diventare un problema. In realtà nel mondo del web esistono diverse alternative a Rojadirecta, che rimane pur sempre nell’immaginario di tutti come il portale numero uno per quanto concerne lo streaming. Ci sono anche altre piattaforme: in questo articolo scopriremo quali sono.

Rojadirecta, un po’ di storia del re dello streaming gratis

Ma chi c’era dietro Rojadirecta? Solamente nell’estate del 2015 si è scoperto il padre fondatore del servizio in streaming gratis più famoso del mondo. Lui si chiama Igor Seoane Minan da  Oleiros: non ancora adolescente, era già un genio dell’informatica. Era tanto bravo che era a conoscenza di cose che i suoi professori non avevano mai appreso. A soli 10 anni smontava pc insieme al fratello: in questo modo capiva l’hardware e i suoi segreti. Era però la parte sofware quella che più gli interessava.

Capite le potenzialità del figlio, i genitori di Igor lo iscrissero alla scuola privata Colegio Obradoiro de Coruna: l’istituto era da tutti ritenuto uno dei migliori della Galizia. Anche qui sorprendeva la straordinaria conoscenza di questo giovane informatico in erba, così papà e mamma decisero che era giunto il momento di mandarlo a studiare in una scuola di marketing più importante. Rojadirecta la creò proprio lì: il padre di un suo compagno di corso si lamentava spesso delle partite del Barcellona, che non riusciva mai a vedere a causa dei viaggi e del fatto che non sempre poteva andare al bar. La creazione del sito web portava via molto tempo, anche se continuava ad essere uno studente provetto.Già nel 2005, anno in cui creò Rojadirecta, iniziarono le prime controversie legali con Google, per via di un dominio registrato da Igor Seoane intitolato Gogle.es. La sentenza arrivò solo nel 2010, e decretava Igor vincitore: riuscì così a mantenere quel sito online insieme ad altri come Gmil.es o Guugle.es, creati apposta per gli utenti che sbagliavano a scrivere il nome del colosso di Cupertino sulla tastiera.

Già nei primi mesi del 2005 Rojadirecta divento la piattaforma di riferimento per chi voleva seguire eventi sportivi live in streaming gratis. Certo, la qualità di video e audio non era eccelsa, ma pur sempre gratis. Ma quando arrivò la prima denuncia? Due anni più tardi, nel 2007, Audiovisual Sport denuciò il dominio per violazione di proprietà intellettuale. I giudici diedero ragione a Igor, che si professava innocente nel senso che non andava a violare proprio nulla e soprattutto non ricavava nessuna entrata da quell’attività. Intato Rojadirecta continuava a crescere a dismisura: in un paio di anni divenne il quarto sito più cliccato di Spagna con 2 milioni e passa di visite ogni mese.

Rojadirecta, in Italia il sito di streaming gratis è ora chiuso

Nel 2011 gli Stati Uniti e i suoi Tribunali ordinarono la chiusura di vari siti pirata, tra cui Rojadirecta.com e Rojadirecta.org. Seoane rispose con la creazione di Rojadirecta.me. Un anno più tardi gli USA lasciarono perdere, ma in Europa le perdite inflitte ai detentori dei diritti tv furono davvero tante: la Liga spagnola dichiarò in una statistica che Rojadirecta con il suo streaming gratis aveva tolto la possibilità alle emittenti legali di mettersi in saccoccia qualcosa come 500 milioni di euro nell’anno 2016, per non parlare dei 2 miliardi e mezzo da quando Seoane iniziò la sua attività (cioè 11 anni fa). Ma andiamo a vedere cos’è successo in questi anni in Italia: come accaduto in Inghilterra, anche nel nostro paese c’è stata una grossa battaglia nei confronti di Rojadirecta. Il sito venne inizialmente sequestrato nel 2013, ma la pagina continuò a funzionare. Due anni dopo, nel novembre del 2015, il Tribunale di Milano diede ragione a Mediaset: Rojadirecta doveva essere oscurato. Conosciamo l’epilogo della vicenda: il 27 ottobre 2017 Igor Seoane è stato arrestato, per la gioia del gruppo di Berlusconi e di tutte le altre emittenti tv. La decisione del tribunale meneghino ha avuto un valore giurisprudenziale importante per quanto riguarda la battaglia contro la pirateria nel web. Attualmente però sono diverse le alternative a Rojadirecta ancora funzionanti: la lotta delle pay tv nei loro confronti sembra essere molto dura, visto che sembrano crescere come funghi.

Rojadirecta, la fine del servizio di streaming gratis più famoso del mondo?

Riprendiamo per un momento la decisione di due anni fa del Tribunale Commerciale numero 11 di Madrid, che chiedeva a Rojadirecta.me “la cessazione immediata e provvisoria della facilitazione di qualsiasi link o connessione per la trasmissione in diretta o differita i cui diritti sono di proprietà degli enti querelanti”. Insomma, a Rojadirecta venne ordinato di chiudere, cosa che venne effettivamente riportata da tutti i media. In realtà, grazie a vari espedienti il sito continuava a funzionare ancora. Cosa che a Canal + non piaceva nemmeno un po’, tanto che chiese con grande veemenza la chiusura cautelare della piattaforma alla vigilia di Real Madrid-Barcellona. Una settimana dopo, per cercare di scivolare via dalle querelle, Seoane fondò Tarjetarojaonline.me, nella cui home page appariva questo messaggio: “Tutto il contenuto di questo sito si trova in server di terzi, forniti o trasmessi da terzi. Tutto il contenuto di questo sito è prelevato da pagine pubbliche di internet, per cui si considera materiale di libera distribuzione e non ci consideriamo responsabili dell’utilizzo indebito che tu possa fare del contenuto della nostra pagina”.Manco a dirlo, 24 ore dopo venne aperta un’indagine nei confronti del dominio. Il tutto è conseguentemente confluito dell’arresto di Igor Seoane Minan, il 27 ottobre 2016. Il proprietario di Rojadirecta è stato arrestato per via di un movimento di 11 milioni sui suoi conti correnti. Venne comunque rilasciato il giorno dopo. Un mese dopo la pagina venne definitivamente (per il momento) chiusa: che sia davvero l’ultimo capitolo di Rojadirecta? Questo sito spagnolo di streaming gratis è davvero tentacolare, e potrebbe rinascere dalle sue ceneri da un momento all’altro. Stiamo parlando di streaming illegali, vediamo quali sono i link che hanno caratterizzato la vita e la storia di Rojadirecta.

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Rojadirecta Forum (Video completi e Highlights)

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Rojadirecta, tutte le alternative al servizio di streaming gratis

Esistono diverse pagine simili a Rojadirecta che spesso funzionano e dove si possono vedere in streaming gratis diversi eventi sportivi. Andiamo nel dettaglio e scopriamo queste pagine.

  • Live tv: dominio registrato nella isola caraibica di San Martìn, ci possiamo trovare dentro eventi di ogni tipo (calcio, tennis, sci, NBA). C’è in lingue diverse e all’interno viene spiegato il suo funzionamento.
  • Intergoles.com:sito più tematico, nel senso che è rivolto prettamente ai calciofili. Ci sono anche altri eventi sportivi nel palinsesto, ma è il pallone a dominarlo.Ci sono sia link gratuiti che a pagamento. Ha l’unico grosso problema che spesso i link sono di pagine per cui serve una registrazione, allungando così i tempi per vedere quel determinato evento.
  • Rinconrojadirecta.com:lo si capisce già dal nome, è un clone di Rojadirecta, e ne mantiene fedelmente lo stesso funzionamento.
  • Livefootballol:qui c’è solo streaming gratis di calcio, con link e news a tema calcio. Ha però davvero una brutta grafica.
  • Stream2watch.co:ampia scelta di eventi sportivi dei più svariati, ma anche qui c’è spesso bisogno di una registrazione.
  • Lfootball: molto calcio e NBA, è di facile utilizzo.

Ricordiamo che si tratta di streaming gratis illegali, e che fareste molto meglio a sottoscrivere un abbonamento con Mediaset Premium o Sky. Detto questo, molti poi impongono l’installazione di programmi malware, perciò evitateli.

E’ uno Spalletti diverso. Si morde la lingua quando vorrebbe innescare una nuova polemica, avrebbe qualcosa da dire su quello che ha letto riguardo i suoi rapporti con Dzeko e sull’approccio con Monchi, ma l’appuntamento probabilmente è solo rinviato. E’ uno Spalletti diverso, al punto che si improvvisa poeta alla vigilia dell’ultimo derby della stagione: «Abbiamo le chiavi per aprire le porte del Paradiso». Sono lontani i tempi in cui ribadiva perentoriamente: «Resto solo se vinco un titolo», oppure: «Resto solo se firma Totti». Adesso avvolge ancora il suo futuro in una coltre di nebbia, è difficile entrarci dentro, ma il sole di maggio renderà tutto più nitido. In fondo basta aspettare un mese, forse anche meno. Il pareggio della Juve a Bergamo restituisce al primo derby delle 12.30 valenze da scudetto, ma Spalletti preferisce essere realista, pensare al Paradiso piuttosto che al sorpasso: «Noi continueremo a fare il nostro dovere in campionato. Abbiamo fatto sempre il massimo, il percorso della Roma è da elogiare perché non ha mai mollato, anche nei momenti di difficoltà. Ci siamo fatti un bel mazzo finora per cui non lasceremo niente di intentato proprio per la fatica che abbiamo speso». Ma la Juve resta lontana. E più forte: «È chiaro che poi vanno valutati i punti di distacco che ci sono dalla Juve, però c’è ancora margine per recuperare e proveremo a farlo vedendo di volta in volta a che distanza siamo. Fare novanta punti sarebbe un obiettivo impor tantissimo, se poi riuscissi mo anche a raggiungere la seconda posizione sarebbe tanta roba La Juventus anche a Bergamo ha fatto vedere di essere tostissima, per certi versi imprendibile. E arrivare dietro alla squadra che lotta perla vittoria della Champions vorrebbe dire aver fatto un grandissimo risultato».

DESTINAZIONE PARA

DISO. Ecco perchè il vero traguardo da non fallire resta il piazzamento per avere l’accesso diretto alla prossima Cham- pions: «Abbiamo in mano la chiave del secondo posto e non dobbiamo scambiarla con niente e con nessuno. Ora si arriva in fondo perché quella è la chiave per poter aprire la porta del Paradiso. Pensiamo quindi a tenercela stretta andando dritti per la nostra strada». Ha parlato con il nuovo direttore sportivo Monchi, ma ha poco da rivelare: «Ci siamo conosciuti, è un bel professionista, esattamente come ne avevo sentito parlare. Ma ora la cosa fondamentale è arrivare secondi. In questo momento siamo tutti molto attenti a come deve essere questo finale di campionato, all’im

portanza di difendere la nostra posizione di classifica. Niente può disturbare l’attenzione per questo obiettivo».
Per raggiungerlo servono tre vittorie e due pareggi nelle prossime cinque partite. Vietato sbagliare contro la Lazio: «Il derby regala grandi emozioni, è una sfida bellissima, da gustarsi. Sono d’accordo con In- zaghi, il derby meriterebbe la luci della notturna, anche perché alle 12.30 lo spettacolo potrebbe risentire del caldo. Comunque giocare a questo orario non ci coglierà di sorpresa, non ci darà nessun disturbo. Ci faremo trovare pronti. Ho scelto di fare l’ultimo allenamento alle 17, va benissimo. Non dobbiamo correre, ma mettere a punto l’aspetto tattico».

L’ULTIMO DELCAPITANO. Potrebbe essere l’ultimo derby di Totti e Spalletti affronta l’argomento con rispetto: «Non lo so perché non ho chiesto niente, né alla società né a lui. Spero di no, se quello che vuole è continuare a giocare. Però poi considerando il suo passato e chi è Francesco, anche se facesse altro, anche se andasse a lavorare in un’altra realtà, sarebbe sempre emotivamente coinvolto nel derby. Parteciperà con qualsiasi ruolo e in qualsiasi parte del mondo».

L’allenamento fissato alle cinque della sera, per provare le ultime soluzioni tattiche. Formazione decisa da giorni, senza nessun dubbio. Comanda De Rossi, che torna con la fascia di capitano. Spalletti è stato chiaro: «Se rifarà vedere le cose che ha fatto vedere negli ultimi giorni sarà recuperatissimo. Un giocatore importante per noi».

De Rossi al posto di Paredes, poi la stessa formazione che ha battuto il Pescara. Ieri il tecnico l’ha provata nella partitella dell’allenamento di rifinitura: Emerson Palmieri ed El Shaarawy sulla fascia sinistra, Rudiger e Salah a destra. Totti era schierato nell’altra formazione, con Perotti. L’attenzione di Spalletti in questi giorni è stata focalizzata sulle ripartenze della Lazio e sulla necessità di evitare di lasciare campo aperto ai suoi attaccanti.

Davvero il tecnico affiderà a De Rossi un ruolo importante nella sfida di oggi. Assente nei due derby di Coppa Italia, l’azzurro dovrà dare equilibrio alla squadra e contribuire ad evitare che gli attaccanti biancocelesti finiscano per diventare pericolosi a campo aperto. La Roma ha preso i quattro gol complessivi delle due sfide di Coppa in questo modo, con la difesa fuori posizione. Oggi sarà importante non esporsi al contropiede. De Rossi ha dimostrato di saper ricoprire bene quel ruolo, a protezione della difesa. Spalletti lo ha tenuto a riposo appositamente a Pescara per averlo pronto contro la Lazio. In questi giorni il tecnico ha seguito con attenzione i progressi di Daniele, che coprirà il centrocampo con Strootman. De Rossi ha imparato a gestire meglio la tensione del derby, oggi tocca a lui.

INVIATO A FORMELLO – Le scelte di Inzaghi hanno preso corpo nella parte conclusiva dell’allenamento, quando la Lazio si è concentrata sulle palle inattive e sono rimasti gli undici titolari, compreso il portiere Strakosha. La divisione dei fratini e lo sviluppo dell’esercitazione tattica aveva chiarito in larga parte le sue intenzioni vedendo Lulic, Milinkovic e Keita a ridosso di Immobile, punta centrale.

Durante la conferenza stampa Simone, reclamando una squadra corta e compatta, aveva fatto l’esempio di Mandzukic. Chissà che proprio Keita, per una volta, sia la chiave tattica sul centro-destra, dove attaccherà in combinazione con Basta e con gli inserimenti di Parolo. Possedeva una condizione troppo esaltante per lasciarlo in panchina e sganciarlo nell’ultima mezz’ora, dovrà però aiutare la Lazio a cucire il gioco attraverso rientri e accelerazioni, perché l’assetto (assai simile alla semifinale d’andata di Coppa Italia) ha tenuto in ballottaggio sino all’ultimo Felipe, più abituato a partire da lontano.

Il modulo galleggerà tra il 3-5-2 in fase difensiva e il 3-42-1 con Milinkovic e Keita trequartisti a ridosso di Immobile. Simone prevede una partita muscolare e la condizione fisica lo ha portato a escludere Radu a beneficio di Bastos. L’angolano completerà la difesa a tre con De Vrij (centrale) e Wallace, piazzato a sinistra, in attesa di Salah. L’esperienza di Lulic sarà invece preferita all’esplosività di Lukaku. Il bosniaco agirà da quinto difensore a sinistra o da quarto centrocampista in linea con Basta (a destra), Parolo e Biglia. Mi- linkovic farà il pendolo, terzo mediano o terzo attaccante. I pericoli, per la Roma, arriveranno da tutte le parti, ben distribuiti sul fronte offensivo.

E’ un piacere ascoltare Si- mone Inzaghi nella modalità derby e stupisce, se possibile, l’estrema sicurezza con cui mastica e pensa calcio, prevede o intuisce ogni dettaglio, passando dall’aspetto mentale alla tattica senza trascurare il ritmo e la velocità del tipo di partita annunciata. Nel calcio, il giorno prima, non può esserci alcuna certezza e neppure Simone ne ha, forse si porta dietro più dubbi del solito, ma una garanzia c’è per la Lazio. Lo sta preparando alla grande, da allenatore consumato e non da poco più di un anno in serie A, per quanto la sua carriera di centravanti si sia sviluppata a Roma e conosca bene questo clima. Pochi laziali, nonostante l’impresa in Coppa Italia, hanno preso il biglietto. Se ne prevedono meno di diecimila e così Inzaghi non ha perso l’occasione per sottolinearlo. Si giocherà in un Olimpico debordante di giallorosso. «Per l’affluenza mi dispiacerebbe molto, penso che la squadra abbia meritato di avere la propria gente vicina. Alla fine del derby di ritorno di Coppa Italia avevo ringraziato i tifosi, ci avevano permesso di raggiungere un grande traguardo e accompagnato in questa impresa. Spero di essere smentito, mancano 24 ore, mi auguro che al nostro fianco ci sia la curva del derby di ritorno, quando non sembrava che giocassimo in trasferta».

INTENSITÀ. Inzaghi ha contrastato l’eccessiva leggerezza dell’ambiente anche in termini di pronostico, cercando di attenuare le pressioni sulla sua squadra. «Vorrei partire da una premessa. Leggo e sento che la Lazio potrebbe essere serena e rilassata, perché ha centrato l’Europa. Non è vero. Abbiamo davanti partite complicatissime e la prima è con la Roma, sicuramente favorita, perché viene da una bruciante eliminazione in Coppa Italia ed è guidata da un ottimo allenatore. Stimo moltissimo Spalletti. Servirà una grande impresa per batterli». Si è sforzato di ricaricare e trasmettere adrenalina alla Lazio. «Mi aspetto una mentalità vincente, come abbiamo avuto in Coppa Italia. Ci vuole una partita di corsa, piena di aggressività e determinazione. E poi, come sempre succede, dovremo essere bravi a gestire le forze. A parer mio sarà una partita intensa, molto muscolare». Così darà fiducia a Bastos e Wallace in difesa, si affiderà all’esperienza di Lulic sulla sinistra e sceglierà Keita come partner di Immobile. Felipe Anderson, questa volta, partirà dalla panchina. Il senegalese dovrà anche sacrificarsi. «Dovremo essere bravi in tutte e due le fasi, vale l’esempio di Mandzukic con la Juve. Voglio una squadra corta, aggressiva, determinata e con l’unico obiettivo di centrare un’altra impresa».

EUROPA. La corsa non è ancora chiusa. «Ho molto rispetto per tutti, nessuno parla della Fiorentina, invece è costruita bene, ha dimostrato con l’In- ter di potersela giocare. Abbiamo un po’ di vantaggio, ma non dobbiamo fare calcoli e darci dentro».

SUPERCOPPA. Certo dare il colpo di grazia alla Roma in chiave scudetto e regalarsi in anticipo la finale di Supercoppa con la Juve sarebbe un bel colpo. «Le motivazioni in un derby non mancano, forse ci sarà anche questa. Eravamo partiti tra lo scetticismo generale, siamo tra il quarto e il quinto posto da metà agosto. Aiutare la Juve a vincere lo scudetto e conquistare la finale di Supercoppa sarebbe un motivo in più, ma sappiamo cos’è il derby e quanto vale per i tifosi. Cercheremo di ribaltare il pronostico». Senza parlare di rivincita se per caso dovesse spuntarla Spalletti. «Non è una rivincita, perché la Coppa Italia è un capitolo chiuso, certo la Roma dopo un’eliminazione bruciante avrà una grandissima voglia di rivalsa. Lo sappiamo. Troveranno una Lazio pronta». Roma favorita perché costa di più. Semplice. «Per fatturato e monte ingaggi non ci dovrebbe essere partita. Non a caso la Juve sta sempre vincendo lo scudetto, ha giocatori fortissimi, una società solida, uno stadio di proprietà. Sono avanti anni luce in tutto. Sarà sempre più difficile vedere un Leicester in Italia. Poi nel calcio può succedere di tutto e capita che l’Atalanta dia filo da torcere alla Juve». Dunque potrà provarci anche la Lazio, il 17 maggio o il 2 giugno, ma ci sarà tempo per riparlarne.

Differenze paradossali: un gol ogni 60 minuti, due nei primi due derby giocati, nella stagione in cui complessivamente ha raccolto 10 reti nel suo frantoio. Invece poi, in altre tre occasioni per infastidire la Lazio, è sempre rimasto senza segnare, nonostante un contorno di 35 gol complessivi che hanno fatto respirare la Roma. Edin Dzeko riparte da lì, nel duello con Immobile che lo premia in termini assoluti (25 gol a 20 nella classifica di Serie A) ma non nei duelli faccia a faccia, con la tensione che lo accompagnerà verso il famoso record non stabilito a Pescara.

RINVIO. Magari è stata solo suspense, come gli hanno ricordato alcuni compagni: aspettava la Lazio, e un derby che può determinare tantissimo nella corsa alla Champions League, per raggiungere la fatidica quota 36, che è il suo massimo di sempre. Centrare l’obiettivo contro la Lazio, con la Curva Sud piena, gli consentirebbe di dimenticare questi giorni delicati.
CARICA. A Pescara ha insultato Spalletti, accusandolo di essere «furbo ancora», ma in settimana ha detto in un’intervista di dovergli molto. Dzeko ha capito, al di là della multa che è stato obbligato a pagare secondo regolamento interno, che certi gesti di nervosismo non sono nobili in una fase decisiva del cammino. Per la Roma e anche per lui, che a 31 anni vorrebbe riassaporare l’aroma della Champions League. Ha spiegato all’allenatore i motivi dello sfogo: non gli era stato spiegato che per motivi fisici, a valle del tappone dolomitico con le tre cime Lazio- Milan-Juve, fosse opportuno tirare il fiato negli ultimi minuti. L’allenatore da parte sua lo ha tranquillizzato, rinnovandogli la fiducia, e annunciando già in sala stampa lunedì sera che lo avrebbe rimesso al centro dell’attacco in occasione del derby.

PRESENTE. Dzeko ha accettato i rilievi disciplinari, pur riconoscendo che certi malumori sono dovuti alle tante situazioni di “confronto” con Spalletti, che per solleticarne l’orgoglio di rivalsa l’ha spesso criticato nelle conferenze stampa. Dzeko da parte sua non ha mai detto una parola fuori posto e, fino alla sfuriata di Pescara generata dalla sostituzione con Grenier, non aveva mai manifestato in pubblico la sua insofferenza. Resta il fatto che i due, Spalletti e Dzeko, continueranno a spingere la canoa nella stessa direzione, sperando di sfruttare la corrente a favore per ritrovarsi a fine campionato al secondo posto. Cosa possa accadere dopo, tanto all’allenatore che non ha sciolto le riserve sul futuro quanto a Dzeko che ha un’offerta interessante dal Milan, oggi non è dato sapere.

ASSALTO. Del resto è una partita riempita dai nomi con il punto interrogativo. A cominciare dal capitano e dal vicecapitano: se neppure Totti e De Rossi, a cinque giornate dal traguardo, hanno assimilato la consapevolezza che questo sia l’ultimo derby, è difficile prevedere il resto. Da Manolas a Szczesny, da Nainggolan a Salah, ogni discorso legato alla prossima stagione verrà affrontato a tempo debito. Più urgente è la questione dei gol che nessuno meglio di Dzeko, a segno in 19 partite diverse di campionato, cioè un girone intero, è in grado di addomesticare. Basta ricordarsi dei derby dell’anno scorso.

Vuole vincere sempre perché non è disposto a perdere mai. Sono gli uomini come Ciro Immobile, “rompiscatole” a tutto campo, a fare la storia, a rovinare le feste agli altri. Sono i combattenti come lui a fare la differenza attaccando e difendendo, esaltandosi, lottando su ogni pallone, contro ogni avversario. Sono uomini come lui a trascinare, a moltiplicare le forze, ad accendere l’autostima. Si riparte dal fuoco di Immobile, si riparte dai due gol segnati da Ciro nei derby di Coppa Italia. Gol A/R, di andata e ritorno. Si riparte dalla corsa di Immobile sotto la Nord datata 1 marzo, avvenuta dopo il 2-0: «E’ una delle serate più belle della mia carriera», disse. Si riparte dalla corsa sotto la Nord datata 4 aprile, avvenuta dopo l’1-2 parziale, accompagnata dallo sprint di Inzaghi a bordo campo.

La faccia di Immobile, per la Roma, è diventata una foto segnaletica. Nei derby di Coppa è stato imprendibile, è sfuggito a Manolas, Fazio, Rudi- ger e Alisson. Lo soffrono tutti quanti, l’hanno visto sfilare, non hanno potuto nulla perché quando è in palla non c’è rimedio a Immobile. Lo sa bene Monchi, il nuovo diesse della Roma. Fu lui a volere Immobile in Spagna, a prenderlo per il suo Siviglia dopo l’esperienza vissuta da Ciro a Dortmund. Monchi, al tempo diesse spagnolo, lo scelse al posto di Bacca nel 2015, lo pagò 12 milioni, promettendo al Dortmund una percentuale su una futura vendita (poi realizzata alla Lazio): «Ciro è un magnifico giocatore – disse Monchi nell’estate 2015 – a Dortmund ha fatto fatica e quest’anno vuole tornare a essere l’Immobile di Torino. I tifosi già lo amano, lui è del Sud e a Siviglia può trovare l’ambiente giusto. Lo seguivamo da tempo, è un grande sostituto di Bacca». E’ stato sempre Monchi a dare il via libera al trasferimento di Ciro alla Lazio, è storia dell’estate scorsa. Ciro prima ancora fu convocato per il raduno degli spagnoli, parlò col tecnico Sampaoli e ottenne di partire, voleva solo la Lazio. Monchi sa chi è Immobile e cosa può fare.

L’IMPRESA. La Lazio chiede a Ciro altri gol-derby. La Roma, in campionato, ha inanellato una striscia di 4 vittorie di fila contro i biancocelesti, in questo parziale ha segnato almeno due reti in ogni match e ne ha subite due in totale. La Lazio, in campionato, non vince il derby dall’11 novembre 2012 (3-2 in rimonta). Tutto questo è stato ricordato per dire che mai come oggi serve un uomo come Immobile. Ha preso confidenza con la storia biancoceleste, può riscriverne alcuni capitoli. La doppietta rifilata al Palermo intanto l’ha proiettato a quota
20 gol in campionato. Soltanto Piola, Chinaglia, Signori e Crespo sono riusciti a segnare più di lui in A. Ciro Immobile, tra i componenti più celebri della famiglia laziale, ha dimostrato di poterci stare. Lui, con 52 reti già fatturate, è l’unico giocatore italiano in attività ad avere segnato più di 50 gol in serie A dal 201213 ad oggi. Ed è a -2 gol dal record di reti fissato nel 2014, quando si laureò capocannoniere della A con il Torino (22 gol totali). Il derby di campionato rimetterà di fronte Ciro e Dzeko, i centravanti che provano il tiro più frequentemente, vivono la sfida personale da mesi, siamo vicini alla resa dei conti. I derby mettono tutto insieme, mescolano tempi moderni e storie del passato, uomini, record, religioni calcistiche, origini e significati. I derby fanno vivere tra quello che gli altri sono stati e quello che puoi continuare ad essere. Se sei già stato qualcuno.

Non c’è solo il derby, anche se quello di oggi pesa eccome per dare una piega che potrebbe essere definitiva alla stagione della Roma. E per disegnare un futuro a tinte più nette. Franck Kessie sarebbe dentro al futuro della Roma 2017-2018. Ci sarebbe eccome. Una operazione già fatta tra Roma e Atalanta: praticamente a gennaio, anche se poi nei dettagli si è definita nei giorni successivi al gong del mercato d’inverno. Sono le strategie del manager del centrocampista ivoriano, George Atangana, ad aver opacizzato l’atmosfera di una operazione che non sembra fatta, ma che è fatta e che ragionevolmente potrebbe chiudersi, visto che Kessie da 100.000 euro l’anno potrebbe guadagnare tra gli 1,2 e gli 1,3 milioni più premi.

Una cifra anche rivedibile da qui ai prossimi giorni, quando mercoledì prossimo, di nuovo a Milano e di nuovo negli uffici della famiglia Percassi, si risiedranno al tavolo i due club stretti da un patto d’acciaio e il manager che recita a soggetto e che continua cercare un soggetto diverso dalla Roma per portare Kessie via da Bergamo. Solo che, gira e rigira la ruota, i soggetti sembrano finiti. E sembra affievolirsi anche la pazienza della Roma e dell’Atalan- ta. Il problema di Atangana diventerebbe davvero grosso se fosse anche Kessie a perdere certezze granitiche su chi ne cura gli interessi di fronte al tempo che passa e a un futuro che non si delinea mentre tutto farebbe pensare che possa essere già scritto.

LA VIRATA. Ma il problema è davvero solo l’ingaggio da 2 milioni che Atangana avrebbe promesso al suo assistito? Bisogna chiederselo. C’è un passato di Kessie, quando arrivò a Bergamo, che Atanga- na vorrebbe “sanare” E poi ci sono commissioni che ballano: milionarie, pare, che la Roma reputa eccessive. In tutto questo ci sono stati sondaggi inglesi, manovre anche forti ma inefficaci sul City, ed efficaci sul Chelsea. Atangana si è affidato anche a Kia Joo- rabchian, il mediatore iraniano amico dell’israeliano Pini Zahavi: il Chelsea però ha virato su Bakayoko. Il Napoli, fiutate certe… difficoltà, ha fatto un passo indietro, il Milan un paio di settimane fa aveva parlato con l’agente di Kessie, ma quando giovedì c’è stato il primo incontro a tre a Milano – Roma, Atalanta e Atangana – nessuna nuova offerta è stata calata sul tavolo dal manager di Kessie. Sarebbe stato il momento giusto. Niente. E allora? E allora i nemici dei benpensanti – quindi quelli che pensano male – hanno cominciato a ragionare sul fatto che in questa vicenda pendenze e commissioni fossero magari prioritarie per alcuni rispetto allo stipendio di Kessie. Ieri è rispuntato il Milan: cose un po’ già emerse, l’accordo con Atangana con 2 milioni di contratto pronti al giocatore, ma non quello con l’Atalanta. Forse qualcuno sta sottovalutando anche una famiglia per bene e che conosce il valore della parola come i Percassi: che per Kessie hanno strutturato l’operazione economicamente gradita con la Roma. E a quell’affare terranno fede. Poi le vie del merca- ro sono infinite. Per la Roma, per l’Atalanta, per Atangana. Basta che non ci rimetta Kessie, che ha 4 anni contratto a 100.000 euro e per ora non ha altro che la Roma. Poco? Non dovrebbe proprio.

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