Roma – Napoli Streaming Gratis Diretta Live Tv Info e orario Rojadirecta

Il big macth Roma – Napoli inizierà alle ore 20:45, è l’anticipo dell’ottava giornata di serie A.  Come Vedere Roma – Napoli Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Sabato 14 Ottobre alle ore 20:45 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Roma – Napoli è l’ottava giornata del campionato di Serie A.  Alle ore 20:45  il match tra Roma – Napoli. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Roma – Napoli, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà oggi alle ore 20:45 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Roma – Napoli senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

La posta in palio è alta. Di Francesco prova a far finta di nulla ma poi, sollecitato sull’argomento, non si nasconde: «E’ una partita molto importante, al di là del risultato. E’ una sfida che può dare l’input a una delle due squadre per essere un po’ più convinta del percorso in campionato. Facciamo così, riparliamone dopo la gara, se dovessimo vincere come mi auguro…». In settimana, Roma-Napoli è stata introdotta come la sfida tra lui e Sarri («Maurizio sta facendo un lavoro eccellente, che non mi meraviglia perché l’ho visto lavorare») o come quella tra Mertens e Dzeko («Sono due giocatori che potrebbero giocare insieme, mi auguro che prevalga quello più alto»). Il tecnico abruzzese preferisce spostare la discussione sulla difesa: «Vincerà la squadra che farà meglio la fase difensiva, dunque non parlo soltanto dei difensori ma della squadra in generale. Estendendo l’analisi, condivido quanto dice Allegri.

Chi prenderà meno gol potrà vincere il campionato». A dare un’occhiata ai numeri, parte avvantaggiato avendo al momento la seconda miglior difesa del torneo, con appena quattro gol al passivo. Il test questa sera è di quelli improbi, visto che incrocia il miglior attacco della serie A: «Il Napoli è un’orchestra, il suo gioco una sinfonia, è tra le favorite per la vittoria del campionato anche se la Juventus con la sua mentalità vincente è sempre la squadra da battere. Mertens? E’bravo. E’ diventato centravanti per esigenza e bravura del suo allenatore, è un attaccante atipico che interpreta al meglio il ruolo di centravanti non da area di rigore».

Mentre parla Di Francesco è sereno, più spigliato rispetto alle prime uscite stagionali. Si rabbuia soltanto quando gli viene chiesto del forfait di El Shaarawy: «Sono state fatte valutazioni sbagliate, mi auguro che non accada più e che ci sia ancora maggior collaborazione tra noi e la Nazionale. Anche i calciatori devono prestare più attenzione. Peccato che sia arrivato infortunato, dalla prossima pretendo maggiore attenzione». Il discorso, poi, scivola sul processo di crescita della squadra: «Ambire a migliorarsi, puntare a crescere deve essere un piacere, non un peso. Importante è credere in se stessi, cercare di continuare a lavorare con grande umiltà, come del resto stiamo facendo. Ci avviciniamo a questo appuntamento consapevoli che chi perde sarà penalizzato anche sotto l’aspetto psicologico, anche se mancano tantissime partite alla fine. Il risultato è importante, ma fondamentale sarà la prestazione».

«Strootman e Schick non saranno convocati. Strootman lo valuteremo in settimana per la partita col Chelsea in Champions, potrebbe essere recuperato. Per Schick non bisogna avere fretta, basta domande su di lui, sappiamo che è un giocatore importante però questo ha dato anche grande pressione al ragazzo, a volte ha voluto allenarsi e giocare nonostante non stesse nella migliore condizione ha voluto forzare il rientro anche personalmente. Su questo non dobbiamo sbagliare, sono il primo responsabile e lo metterò in campo e convocherò quando sarà all’altezza di giocare almeno uno spezzone di gara. Non per far felici gli altri, lo faccio per il suo bene. Karsdorp invece sarà convocato, farà l’allenamento. Vale un po’ il discorso di Schick: non è detto che non lo possa utilizzare a partita in corso, ma ricordiamoci che ha fatto 3 allenamenti con noi».

Passerella finale sull’Olimpico che anche questa sera, complice il divieto di trasferta per i tifosi napoletani non residenti nel Lazio, vedrà una cornice di pubblico che non si discosterà dalle 40mila presenze: «Credo che sia riduttivo parlare di questo problema soltanto per Roma-Napoli. Bisogna parlare del calcio italiano in generale. Miglioriamo gli stadi e l’accessibilità, altrimenti non si invogliano le persone e le famiglie a venire allo stadio. Guardiamo i paesi europei, dovremmo rubare qual- cosina… Mi dispiace per la partita però, questo sì, perché ero abituato a un altro Olimpico, caldo, caldissimo, pieno di gente. Io credo che sia riduttivo parlare di questo problema per Roma-Napoli: è generale in Italia».

Tutto come da programma. Pellegrini è convocato e toccherà a lui comporre la mediana anti-Napoli insieme a De Rossi e Nainggolan. Strootman, infatti, non ce la fa. Anche ieri l’olandese ha svolto lavoro individuale e Di Francesco proverà a recuperarlo in vista dell’impegno di Champions contro il Chelsea: «Preferisco lasciarlo a casa. Lo valuteremo per Londra, potrebbe essere recuperato». Nella lista dei convocati non figura nemmeno Schick. Per Schick, anche lui out, il discorso invece è diverso: «Non bisogna avere fretta, basta domande su di lui. Sappiamo che è un giocatore importante ma questo ha dato pressione al ragazzo, che a volte ha dovuto giocare non stando al meglio della condizione forzando il suo rientro. Ora non possiamo più sbagliare. Io sono il primo responsabile e lo convocherò quando sarà all’altezza per disputare uno spezzone di gara, nonper far felici gli altri». Buone notizie sul versante Karsdorp e

Nura, entrambi convocati. Per l’olandese è la prima volta da quando veste la maglia della Roma. Pochi i dubbi in vista di questa sera. Con El Shaarawy out, torna dal primo minuto Perotti. In difesa è aperto il ballottaggio tra Fazio e Juan Jesus con il brasiliano leggermente favorito. Qui Napoli.
Lansia da campionato si accresce quando scatta la sosta per le Nazionali. A Napoli, poi, l’attesa è diventata spasmodica dopo il primo posto in solitaria conquistato al termine della settima giornata di campionato. Succede che la squadra di Sarri, appena arrivata ieri sera a Roma, venga ricoperta di affetto e di entusiasmo, anche nella Capitale. Almeno cento tifosi hanno atteso il Napoli all’arrivo nella stazione Termini, accoglienza sonora e canora con alcuni cori intonati verso gli azzurri. Con la stessa passione ed identico entusiasmo, la scena era stata vissuta circa un’ora prima, alla stazione centrale di Napoli. Squadra scortata in maniera soft, nonostante i 200 i supporter partenopei.

L’ultima seduta di lavoro, prima di infilarsi nel Frecciarossa diretto nella Capitale, Sarri l’ha voluta vivere nel ricordo di quanto accadde il 23 aprile scorso al Mapei Stadium. Il Sassuolo è stata l’ultima formazione allenata da Di Francesco prima di passare alla Roma, ma anche l’ultima squadra ad aver costretto al pareggio il Napoli che vince in serie A da 13 partite di seguito. Sarri l’ha riletta per sé, ma anche per la sua squadra che rischiò di perdere nella città del Tricolore, per aver colpevolmente rallentato, dopo essere andata in vantaggio. Quella squadra, quel difetto, sembrano non essere più cose da Napoli, di un Napoli che riconosce il proprio talento senza restarne spaventato. Allora sarà gara vera questa sera all’Olimpico, una sfida di vertice, forse la più bella di questo abbrivio di stagione, tra due allenatori che sanno cos’è il sacrificio, la capacità di resistere e reagire, l’abilità di tenere stretto tra le mani ogni successo conseguito. Sarri preferisce affrontare i grandi allenatori, un po’ snob e troppo lontani dalle strategie, piuttosto che vedersela con uno che viene come lui dalla gavetta. Molto meglio, per il Napoli, preparare le partite contro chi ti affronta a viso aperto, piuttosto che interpretare il pensiero di Di Francesco, con la Roma disposta falsamente nel 4-3-3 e predisposta al 4-4-2, perché la filosofia di Di Francesco è: “si vince subendo meno reti’.

Regola che diventa elemento di fatto, alla luce dei soli 2 gol subiti dalla Roma nelle ultime 6 gare tra campionato e Champions. E diversamente non puoi fare, se ti accorgi che il Napoli tiene in bacheca una lunga sfilza di record: segna 3 gol a gara ormai da 11 partite (in serie A si era arrivati al massimo a 6 volte di fila), segna da 19 trasferte consecutive (in A solo la Juve ha fatto meglio: 22 nel 2014, 21 nel 2006), è andato a segno 25 volte in 7 partite (solo il Milan nel 1050-51 fece meglio con 27 reti). Sono 11 i calciatori del Napoli già a segno quest’anno e stasera puntano a migliorarsi ancora, così da permettere a Sarri di sfondare il tetto delle 200 reti da quando allena il Napoli in A: finora sono 199 reti in 83 partite. Se ti imbatti in una squadra così, che le ha vinte tutte (7 su 7, exploit riuscito solamente alla Juve nel 193031 e alla Roma nel 20132014, che ne vinsero ben 8 di fila), puoi solo immaginare che hanno una forza di pensiero tale da desiderare ancora una vittoria, pesante come può esserlo vincere all’Olimpico, per allungare in vetta, prolungare la striscia, aumentare il record di successi consecutivi in serie A (13) e di gare senza sconfitte (19). Se poi hai davanti il trio delle meraviglie, ogni scalata sembra meno complicata. Basta caricarsi sulle spalle dell’ispirato Mertens per immaginare di scendere in campo già con un gol di vantaggio. Nell’anno solare 2017 il belga è il calciatore che ha segnato più gol (24) e fornito più assist, stasera proverà a dare una mano a Insigne, che non ha ancora fatto gol in carriera alla Roma. I record sono fatti per essere migliorati e con l’undici dei titolarissimi, che Sarri anche per questa gara utilizzerà, ogni traguardo non è più impossibile.

Mostra il petto, come quando in campo correva con il colletto della maglia rialzato. Affrontando con coraggio avversari più forti. Senza mai arrendersi. Eusebio di Francesco alla vigilia della partita contro il Napoli non si nasconde, sa che può essere lo snodo del campionato della Roma. Quando sente pronunciare la parola scudetto il tecnico risponde con un sorriso: «Si può toccare ferro?». E’ ambizioso e vede la sua squadra crescere. Recrimina per le assenze, ma sa che può contare sui suoi uomini, pronti a dare battaglia alla capolista, della quale riconosce i meriti: «Il Napoli è un’orchestra, il suo gioco una sinfonia, è tra le favorite per la vittoria del campionato, anche se la Juve con la sua mentalità vincente è sempre la squadra da battere».

Ha studiato Sarti, gli piace il suo calcio, ci ha lavorato due settimane per trovare il modo di metterlo in difficoltà. Partita scudetto? «Riparliamone domani (oggi), se dovessimo vincere come mi auguro». Di Francesco ci crede, con tutte le sue forze. Con la cultura del lavoro che ha trasmesso ai suoi giocatori: «Ambire a migliorarsi, puntare a crescere deve essere un piacere, non un peso. Importante è credere in se stessi, cercare di continuare a lavorare con grande umiltà».

AL BIVIO. Gli mancheranno alcuni giocatori importanti, ma vede la squadra in crescita: «Un risultato positivo può dare l’input a una delle due squadre a essere più convinta nel percorso in campionato. Chi perde sarà penalizzato anche sotto l’aspetto psicologico, anche se mancano tantissime partite alla fine. Il risultato è importante, ma fondamentale sarà la prestazione: chi farà meglio la fase difensiva come collettivo vincerà la partita».

Di Francesco ha studiato una trappola per Insigne, teme Mertens e punta su Dzeko: «Il belga è un centravanti atipico diventato attaccante centrale per esigenza, non dà punti di riferimento ed è un giocatore più di movimento. Dzeko, invece, ha una grande presenza in area, ma ha anche tecnica e mobilità, partecipa anche alla manovra. Volendo potrebbero giocare insieme, mi auguro però che alla fine abbia la meglio l’attaccante più alto».

La formazione è fatta. Il bosniaco al centro del tridente con Florenzi e Perotti. Ancora out Schick, non è stato convocato, il suo recupero continua ad essere rinviato. «Non bisogna avere fretta, basta mettere pressione al ragazzo. Non fatemi più domande su di lui. Lo convocherò quando sarà all’altezza di poter disputare almeno un spezzone di gara. Lo faccio per il suo bene, non per far felici.

FRECCIATA AZZURRA. Mancheranno anche Strootman, Defrel ed El Shaarawy. Sull’infortunio del Faraone, Di Francesco chiama in causa la Nazionale: «È un peccato averlo visto arrivare a Trigoria infortunato. Sicuramente in Nazionale ci sono state delle valutazioni sbagliate, visto che la prima partita è stato fermo e nella seconda no. Magari anche il giocatore doveva avere più attenzione. Mi auguro che non accada più, per il futuro pretendo maggiore attenzione».

Ha lavorato molto per portare la Roma a giocarsi questa partita con la posta in palio molto alta: «Ricordo che abbiamo fatto fatica nelle amichevoli e abbiamo perso una sola partita, non meritando di perdere, se la vogliamo dire tutta. La squadra ha dato ottime risposte e stanno crescendo meccanismi e condizione fisica. Vi assicuro che non è poco»

Un assonnato in campo, il portiere, e uno in panchina, il difensore centrale. Di Francesco ha osservato l’ultimo allenamento e ha scelto la Roma che affronterà il Napoli: il gigante Fazio, che peraltro è stato travolto da Mertens nell’ultimo scontro diretto all’Oli- mico, dovrebbe andare in panchina per lasciare spazio a Juan Jesus. Del resto dopo il lungo viaggio di ritorno dall’Ecuador, dove ha festeggiato la sofferta qualificazione mondiale dell’Argentina, Fazio non era nelle condizioni psicofisiche ideali per giocare: tornerà in formazione accanto a Manolas mercoledì prossimo a Londra contro il Chelsea.

NOVITA’. Stavolta i cambiamenti non saranno dettati dall’esigenza di rotazione, alla quale Di Francesco ha abituato i suoi calciatori sin dalle prime settimane, ma dalle necessità contingenti. E così rispetto alla partita di Milano, giocata appena prima della sosta, ci sarà solo una novità per reparto: oltre a Juan Jesus, entrano in gioco Pellegrini e Perotti al posto degli infortunati Strootman ed El Shaarawy. Per quanto riguarda Pellegrini però è una novità relativa, visto che già a San Siro aveva sostituito Strootman dopo appena mezz’ora.
ILCAPITANO. De Rossi intanto ha dato la disponibilità a Di Francesco dopo aver saltato la doppia partita della Nazionale e dopo essere rimasto a riposo per una settimana a causa dei dolori a un ginocchio. Dovrebbe essere preferito ancora a Gonalons, che però ha buone possibilità di essere stimolato in Champions League la prossima settimana.
MENO NAZIONALI. Il risultato è che la Roma potrebbe schierare, almeno inizialmente, soltanto tre giocatori di movimento reduci dagli impegni internazionali (Dzeko, Kolarov e Manolas) contro i probabili cinque del Napoli (Callejon, Mertens, Insigne, Hamsik, Koulibaly, Hysaj). A lungo andare potrebbe essere un vantaggio.

Gli esami (ricominciano adesso, in sette giorni di cattivi pensieri, perdendosi tra i cieli di Roma, di Manchester, del San Paolo e andando a (ri)cercar se stesso: l’oktober test è una verità (quasi) assoluta, la testimonianza palpabile di una esistenza diversa, quasi una certezza che si può scolpire nell’anima e farla vibrare come autostima ed energizzante. «Ma la stagione è lunga» direbbe Maurizio Sarri, se solo parlasse: ma il calcio, il suo, è campo e fatica, triangolazioni e sovrapposizioni, diagonali difensive e ripartenze, leggerezza, palleggio, verticalità, mica chiacchiere dispersive che (tra l’altro) rubano il tempo di una (una?) sigaretta. E però ci siamo: si (ri)par- te dall’Olimpico, lo stadio divenuto un amuleto: ci ha vinto con la Lazio, recentemente, bissando il successo della primavera scorsa; ci vinse con la Roma, quando sembrava invece essere sul ciglio di un burrone dopo aver perso in casa con l’Atalanta: tre su tre negli ultimi duecentosettanta minuti, alla faccia (ma con simpatia, è un modo di dire, e ci mancherebbe) di Eusebio Di Francesco, il carissimo nemico della panchina a fianco che gli è andato di traverso nella passata stagione.

Sette vittorie su sette, tanto per gradire, da sommare alle cinque della passata stagione: ci sarebbe materiale a sufficienza per spaziare nei sogni, se non esistesse il senso acuto della praticità di un uomo ch’è di riviera ma anche di bosco, anzi soprattutto, e che non si lascia sedurre dalle statistiche. «Quelle valgono alla fine»: ci vogliono ancora trentuno partite, ma queste che sono sull’uscio di una stanzetta, in fondo a destra, avvolte nella nebbia d’una «light», hanno un peso diverso, definiscono in maniera assai più netta un confine, esprimono con vigore un concetto, certificano (eventualmente) un ruolo. Roma-Napoli diventa uno show emozionale.

ZONA PROIBITA. E’ filosofia alla pari, quasi allo specchio, con le inevitabili diversità che sono racchiuse comunque all’interno degli identici sistemi di gioco: 4-3-3 e avanti tutta, a cercare un gol in più e mai uno in meno «perché a me piace giocarle così». Pure contro Di Francesco, divenuto un tabù: 2-1 dal sassuolo al debutto con il Napoli e due pareggi l’anno scorso, per rimetterci l’accesso diretto alla Champions e forse il diritto di credere anche in altro… Si (ri)lancia nel vuoto e sembra (sembra) quasi non abbia il paracadute: pare sostenerlo quell’attacco stellare – venticinque gol sinora segnati in campionato, trentatré Champions compresa – e la Roma fa da apripista per una sentenza che sarebbe comunque appellabile (in un caso e nell’altro) ma che lascerebbe il legittimo sospetto (in un caso e nell’altro). Però stavolta c’è anche una sfida (quasi) personale contro la nouvelle vague alla quale pure dovrebbe appartenere anche Maurizio Sarri, essendo uno degli esponenti dell’ultima generazione accomodatosi tra gli eletti: il calcio ha impiegato un po’ prima di accorgersi di lui e del suo talento (si dice così anche per gli allenatori) e comunque ci sono voluti Fabrizio Corsi (per strapparlo alla periferia di questo mondo) e Aurelio De Laurentiis (per concedergli le chiavi dell’universo). Il resto è alchimia, empatia, si direbbe persino maestria: è una settimana enigmatica, ma il Napoli di Sarri ci arriva preparato.

INVIATO A CASTEL VOLTURNO – Quante volte? Con il Nizza, alla prima ufficiale, e poi anche a Nizza; con il Benevento e poi con il Cagliari e ora all’Olimpico, contro la Roma, la sesta (su dodici) assieme, il 50% delle volte in cui è toccato a loro, ancora loro, eternamente a loro, gli intoccabili undici fratelli che insieme formano una squadra che si chiama Napoli. E’ il calcio che volge al passato, che induce a buttarla lì, quasi fosse un ritornello o una (piacevole) filastrocca che si canticchia ad alta voce, stavolta prendendosi le pause diversamente rispetto agli anni ’70, rispettando le linee (difesa, centrocampo e attacco) e però tirandola fuori di slancio: Reina….Hysaj, Albiol, Koulib aly, Ghoulam…
Allan, Jorginho, Ham- sik…Callejon, Mertens, Insigne… E’ un giochino pleonastico andare a cercare dualismi dove è difficile ci siano e stavolta, almeno per stasera (forse) non ci dovrebbero essere alterazioni sul copione e sugli interpreti: poi si approderà al City e si vedrà, ma intanto…

LO SCATTO. Allan va verso la centesima, gliene mancheranno appena sei, quando all’Olimpico sarà buio, e comincerà forse ad avvertire, grato, un piacevole brio. Insigne viaggia verso il centesimo gol da professionista (un altro solo), in uno stadio nel quale insegue un primato piccolo (ma sino a un certo punto): aver segnato a tutte, ma proprio a tutte, le avversarie di questo campionato. Nell’elenco delle vittima ci sono finite, recentemente, la Spal e il Benevento, assenti per ovvi e giustificati motivi: gli resta la Roma, alla quale non è mai riuscito a farne uno.
ANTI TURN OVER. Però sembra tutto scolpito nell’erba dell’Olimpico, che sarà per loro, per un Napoli che quest’anno più che in precedenza ha trovato in sé empatia calcistica: non si può disperdere quella magìa, né arrostirsi nel complicato principio del turn-over causa Nazionali. Giocano i più sarriani di tutti: lo dice il campo, lo confermano le statistiche

Se la partita si vince con la difesa, come assicura Di Francesco, allora la Roma deve chiedere aiuto al suo guardiano: il brasiliano timido con un cognome famoso, Alisson Becker, in questo inizio di stagione ha chiuso la porta addirittura 7 volte su 11, Nazionale inclusa, per un totale di 6 gol subiti in 11 partite. In pratica, prima del test contro la giostra Napoli, sta prendendo gol alla media di (quasi) uno ogni due partite al ritmo di due clean sheets su tre.

RIMOZIONE. E’ curioso osservare come il predecessore, Szczesny, lo scorso anno avesse cominciato con un rendimento nettamente peggiore, almeno sul piano dei numeri: escludendo la Nazionale polacca, in cui non gioca titolare, aveva incassato 8 gol con il club (contro i 4 di Alisson) nelle prime sei giornate di campionato. Di sicuro nessuno lo rimpiange più. Forse nemmeno a Napoli, dove De Laurentiis aveva provato a portarlo salvo poi recuperare il rapporto con Reina.

AVANTI. A Trigoria di sicuro tutti gongolano per un affare ottimo garantito dalla lungimiranza dell’ex direttore sportivo, Sabatini. Pagato 8 milioni, oggi Alisson vale il doppio. Perché dopo un anno di specializzazione al master della Serie A, ha dimostrato di essere uno dei portieri più affidabili del campionato, risultando decisivo in almeno due risultati della Roma: il pareggio (0-0) di Champions all’Olimpico contro l’Atletico Madrid e la vittoria di San Siro contro il Milan.

FUSO. L’unica incognita per la grande sfida di stasera sarà la stanchezza. Alisson è rientrato dal Brasile solo giovedì, dopo assistito dalla panchina all’incredibile eliminazione del Cile dal Mondiale, e ieri ha fatto un blando allenamento con i compagni. Un portiere non ha soltanto bisogno di essere in buone condizioni fisiche per rendere al meglio, ma anche di affrontare l’impegno agonistico con concentrazione massimale. La speranza di Di Francesco è che non risenta del lungo viaggio e soprattutto del cambiamento di orario.

BENEDIZIONE. Intanto, in patria si sono accorti di aver trovato un degno successore di Julio Cesar, che per caratteristiche tecniche e anche anatomiche può essere paragonato a Alisson. «Ha imparato tanto in Italia – ha osservato nei giorni scorsi l’ex portiere dell’Inter – sfruttando il talento della scuola brasiliana che non ha niente da invidiare a quella europea». L’ex Parma Taffarel, oggi preparatore del Brasile, se lo coccola applaudendone i miglioramenti, mentre Doni, ultimo grande portiere brasiliano della Roma, lo incorona: «Non avevo dubbi su di lui. Diventerà uno dei migliori d’Europa».

Fossero disponibili Schick, Karsdorp e Strootman, la valutazione dell’organico della Roma aumenterebbe di parecchio, superando i 300 milioni di euro. Ma già la formazione che affronterà stasera il Napoli, in un’ipotetica vetrina di mercato, non sfigurerebbe affatto addirittura sette romanisti hanno visto crescere il loro appeal finanziario in percentuale considerevole: si tratta di Pellegrini, Dzeko, Nainggolan, Strootman, Alisson, Fazio ed El Shaarawy, tutti inseriti nella classifica dei primi 100 dei cinque principali campionati in termine di crescita di valore. Non tutti sono a disposizione di Di Francesco, che però può godersi il lavoro virtuoso di apprezzamento generale sul quale ha saputo incidere con il suo sistema di gioco.

RECUPERI. Colpiscono in particolare le operazioni di rilancio che hanno offerto una nuova vita a professionisti come Bruno Peres e Juan Jesus, finiti nelle retrovie nella scorsa stagione e riabilitati abbondantemente in questo periodo di partite. I due brasiliani peraltro dovrebbero giocare dal primo minuto contro il Napoli, così come Perot- ti che oggi vale almeno il doppio di quanto è stato pagato dal genoa. Per non parlare di Alisson, il portiere, forse la sorpresa più lieta della nuova Roma. Non è un caso, evidentemente, che questi quattro giocatori abbiano cominciato la preparazione estiva sin dal primo giorno utile, nel ritiro di Pinzolo: hanno avuto più tempo per assimilare gli schemi dell’allenatore venuto dal Sassuolo.

FIORE. Il diamante più prezioso resta ovviamente Radja Nainggolan, che secondo le stime troverebbe acquirenti per 70 milioni. A chi pensava che non fosse capace di riciclarsi mezz’ala, ha risposto con un inco raggiante inizio di stagione. Migliore anche in termini offensivi rispetto allo scorso anno, quando segnò il primo gol alla fine di ottobre proprio al Sassuolo di Di Francesco. Ma anche Edin Dzeko, mai così bomber nelle prime settimane di una stagione, ha acquisito visibilità anche a livello internazionale: i 23 gol senza rigori in campionato nell’anno solare gli sono valsi il titolo di cannoniere in campionato e la nomination al Pallone d’Oro. E così a 31 anni, ammesso che la Roma decidesse di venderlo, non varrebbe meno di 35 milioni. Cresce anche Kolarov, che pure la Roma ha preso in estate per 5 milioni sfruttando il contratto in scadenza: alla soglia dei 32 anni vale già due volte tanto, se non di più.

Ma poi sembra che i soldi non siano tutto nella vita: e sarà pur vero, però aiutano a vivere meglio persino nel calcio, perché business is business e quel campo, un rettangolo a filo d’erba, può apparire quasi come un salvadanaio o magari una carta di credito, una cassaforte, un caveau. Il Napoli è una banca, un fondo d’investimento, una fortuna che si è sviluppata negli anni, somman

do l’intuito e il fiuto alla capacità di progettare: c’era niente, nell’estate del 2004, un sacco vuoto e la memoria immalinconita, adesso si viaggia su cifre mostruose, che il mercato ingrossa (o lascia dimagrire) seguendo un corso.
SCADENZA. Laddove era rimasta terra bruciata, adesso è rinato un eden, nonostante su Reina e su Ghoulam (contratti in scadenza nella prossima estate, ma situazioni differenti) sia complicato applicarsi con valutazioni tutto sommato aderenti al loro valore. Sono incognite, variabile indipendenti ed ingovernabili, legate alle possibilità di rinnovo. Però poi c’è una squadra che ha riferimenti indiscutibili che ne testimoniano la consistenza.

L’ORO. Insigne è il top, of course: blindato in quel sì prolungato sino al 2022, lustrato d aun talento che sprizza bellezza da ogni poro, è il genio moderno italico che può stuzzicare l’appetito altrui ed ha pure un’età che consente di farne un uomo da copertina. Lo è pure Mertens, ci mancherebbe, ma le dinamiche del mercato non sfuggono a principi catalogati nei contratti: dice la clausola che, volendo, nell’estate prossima, una trentina di milioni di euro basterebbero (ma solo a club stranieri) per portarlo via. In Italia, non c’è prezzo. E Hamsik ora ondeggia intorno ai quaranta, ma le ragioni del cuore suggeriscono altro; come per Callejon, per il quale è stato detto ripetutamente no ad offerte prossime ai venti cinque milioni; mentre quei cinquantaquattro milioni presentati dal Chel- sea per Koulibaly, un anno fa, lasciarono imperturbabile De Laurentiis.

PANCHINA. Il Napoli è un assegno, anzi un bonifico bancario, anzi una miniera ovunque, sia in campo che in panchina, dove poi ci sono Diawara, Rog e Zie- linski (45 milioni investiti per averli ed ora nessuna volontà di cederli): e se per caso uno s’allunga in infermeria, dove, poverino, sta Milik, s’accorge che, nonostante i legamenti, quei trentatré milioni dell’estate del 2016 hanno sempre un valore assoluto, come dimostrato dal rendimento di un attaccante sfortunato come pochi. E’ tutto oro quello che luccica…

Nella Roma Radja Nainggolan si è ritagliato un ruolo importante, ma in questa partita dovrà sdoppiarsi. Di Francesco gli ha parlato molto durante la settimana. Ha fatto molte esercitazioni tattiche per consentire al belga di spostarsi più avanti, di andare a cercare gli inserimenti e nello stesso tempo di fare pressing sui costruttori di gioco del Napoli. Di Francesco partirà con il 4-3-3, con Nainggolan mezz’ala, ma poi potrebbe schierare la squadra con un altro assetto tattico. Il belga ha la grande capacità di saper fare bene entrambe le fasi.

Va a strappare il pallone dai piedi degli avversari e si butta negli spazi. In campo la Roma si adatterà in base alle caratteristiche dei giocatori del Napoli. A Di Francesco interessa molto fermare la catena di sinistra del Napoli, che con Ghoulam, Hamsik e Insigne può far male alla Roma. Da quella parte Di Francesco avrà Bruno Peres, Nainggolan (o Pellegrini) e Florenzi.
IN CORSA. La mossa di spostare Radja qualche metro più avanti Di Francesco se la giocherà nel corso della partita. A Nainggolan piace posizionarsi più alto. Gli piace “vedere” la porta. Ha

lavorato molto durante la sosta per farsi trovare pronto per questa partita. E’ carico. La mancata convocazione in Nazionale sarà un incentivo in più a dare il cento per cento, per dimostrare a Martinez che lui può fare la differenza e che il Belgio non può fare a meno di lui per il Mondiale, che i suoi e compagni hanno conquistato senza il suo apporto per le bizzarre decisioni del commissario tecnico.

CI CREDE. Ha stabilito un buon rapporto con Di Francesco, crede nelle sue idee. La sfida con Hamsik sarà una delle chiavi della partita. Nainggolan ha fiducia nella Roma.
Ha scelto di restare per provare a vincere.
Ha rinnovato il contratto quando poteva accettare i corteggiamenti dell’Inter e di al cuni club inglesi di prima fascia. Avrebbe guadagnato di più. Ma da Roma non vuole muoversi. E sente che è arrivata l’ora di vincere profondato nella poltrona, la testa nello smartphone, quel giovanotto con gli occhialini da intellettuale ed il taglio da punk, aspetta che tocchi a lui: il web, al quale ormai non sfugge nulla, annuncia che all’Olimpico ci sarà un nuovo Hamsik; e quindi e poi scopriremo (eventualmente) la sorpresa. Magari sarà passato dal coiffeur di fiducia soltanto per una spuntantina, o comunque per niente di «rivoluzionario». La cresta che fende Castel Volturno è familiare a chi Marek Hamsik se lo gode da un decennio, perché quella è casa sua (comprata) e le abitudini sono conosciute: un salto al ristorante di fiducia, il giretto in auto per andare dalla villa al centro sportivo, una riservatezza che non vieta di fermarsi con chiunque abbia voglia di un selfie, di un autografo, di una foto e persino di una domanda indiscreta, evasa tempo fa sorridendo e però con stupore, perché ci sono quesiti a cui si può non essere preparati: «Quanto impiego a sistemarmi la cresta? Mah! Non ho mai messo il cronometro, ma in tre-quattro minuti è tutto a posto».
GLI «EREDI». Marek Hamsik è cittadino onorario di Castel Volturno ed ha lanciato una moda, tra i bimbi sognatori: arrivò fanciullo al San Paolo, vent’anni da compiere, ora che è un uomo ed il capitano del Napoli, ha un look ch’è singolare (impossibile, ad esempio, contare i tatuaggi, ci ha rinunciato anche lui) e quella capigliatura che traccia l’orizzonte e punta dritto nel futuro, persino nella Storia. Si procede a cresta alta, ovviamente, con le sue centoquattordici reti (gliene manca appena una sola per sistemarsi sul trono al fianco di Maradona) e sentirsi – almeno statisticamente – il re del gol del Napoli di tutti i tempi: sarà complicato riuscire a sistemargli la corona sul capo, ma è un dettaglio esistenziale, e comunque irrinunciabile: «Non credo che la taglierei neanche se vincessimo lo scudetto: ma solo perché altrimenti sarei troppo brutto». No cresta, no Hamsik…

CI era un brasiliano e poi uno spagnolo. E non è una barzelletta e neanche una storiella: cose serie, serissime tra i due portieri di Roma e Napoli. Proprio come la parata che una stagione fa il signor Reina spedì agli archivi del campionato con l’etichetta della più bella dell’anno. Altri tempi, altre facce e altra maratona: perché questa volta di fronte non ci sarà Szczesny, all’epoca candidato azzurro di mercato numero uno, e non sarà la Champions a sfilare tra le mani di Pepe: questa volta, in ballo, ci sono le ambizioni scudetto.
DA CINETECA. E allora, l’ennesima sfida nella sfida dell’Olimpico. Un confronto generazionale, considerando i dieci anni d’età che separano i due portieri, e anche di scuole. E magistrale dovrà essere la prestazione di Reina, magari in linea con quanto accadde il 4 marzo nella partita vinta per 2-1 dopo un mezzo infarto: inizio niente male e finale da fenomeno, con tanto di colpo di reni contro le leggi della fisica a deviare sulla traversa (e poi in angolo) un tiro di Perotti sporcato da Kouli- baly. Parata da film, da copertina, e discorso Champions riaperto.
IL DIRETTORE.

Sì, all’epoca in ballo c’erano il secondo posto e la qualificazione diretta alla regina delle coppe d’Europa, mentre oggi Roma-Napoli vale un pezzo di scudetto. Un tassello che gli azzurri da record dovranno provare ad aggiungere a un mosaico finora perfetto: inutile far finta di niente. In questa chiave, attacco stratosferico a parte, fondamentale sarà la prestazione difensiva della squadra di Sarri: e il direttore d’orchestra di nome Pepe, manco a dirlo, avrà i compiti delicatissimi di regalare sicurezza ed evitare guai. Hai detto niente.
IL TRIS. A marzo fu proprio lui a vincere la sfida con uno Szczesny corteggiato dal Napoli per assortire una coppia da urlo, mentre oggi di fronbrasiliano gigantesco che poi sarà suo avversario anche al Mondiale con la Selegao. A suo tempo: ora è il campionato la cornice. E’ l’Olimpico, il quadro da screziare d’azzurro tra presente, futuro e anche passato. Già, c’è di tutto nella notte della Capitale: i due in porta di cui sopra e poi un uomo a bordocampo di nome Morgan De Sanctis, team manager della Roma nonché predecessore di Reina e grande artefice della rinascita azzurra con i Tenori parte prima. Che tris. Che giornata: il galà dei portieri.

La vigilia di Eusebio. Cambia qualcosa nel programma delle ultime ore che precedono la partita che può valere la stagione. Di Francesco non lascia nulla al caso, ha studiato tutti i dettagli, per preparare al meglio la sfida con il Napoli. Perchè la centralità è il lavoro sul campo. Ieri i giocatori si sono allenati alle 16,15, poi sono rimasti a Trigoria per la cena, fissata alle venti. Tutti i giocatori insieme, lo staff in altri tavoli. Il ristorante del centro sportivo riesce a garantire molti coperti. Ieri sera a cena c’era solo la squadra e subito sono andati tutti a casa, squadra e staff tecnico.
IL PROGRAMMA. I giocatori sono stati convocati per oggi alle 9,30.
Faranno colazione a Tri- goria, perchè prima delle partite è molto importante l’alimentazione, che va controllata con il nutrizionista. A seguire alle 10,15 ci sarà una lezione tattica al video, con lo studio dei giocatori del Napoli e delle mosse per fermarli. Alle tredici è previsto il pranzo e alle 17,15 la merenda. Alle 18,40 la riunione tecnica, durante la quale Di Francesco comunica ai giocatori la formazione (con molti di loro ha già parlato nei giorni scorsi, comunicando la sua decisione sugli indici da mandare in campo), a seguire la partenza in pullman per lo stadio Olimpico, con la staffetta della Polizia per evitare intasamenti nel traffico del sabato pomeriggio.Di Francesco questa volta ha introdotto una novità rispetto alle altre partite casalinghe di questa stagione. La squadra resterà a Trigoria in attesa della partita, a differenza delle altre gare all’Olimpico quando si era trasferita in un albergo per l’ora di pranzo. Era accaduto in tutte le partite giocate in notturna (Inter, Verona e Atletico Madrid), con lo spostamento in alberghi scelti tra Villa Borghese, Parioli e Balduina. Questa volta Di Francesco ha preferito trascorrere le ultime ore nel centro sportivo, per garantire maggiore privacy prima di una partita così importante. Era stato Garcia il primo a introdurre la novità del trasferimento vicino allo stadio, proprio per evitare il traffico della Capitale.
RICERCA DELLA PERFEZIONE. E’ stata una vigilia speciale, ieri i giocatori sono arrivati a Tri- goria prima delle 15. I preparativi dell’allenamento coinvolgono sempre tutti i collaboratori di Di Francesco. Tutti sanno quello che devono fare. C’è una squadra che prepara l’allenamento, a cominciare dal video analyst Simo- ne Beccaccioli, che affianca Pierini per spiegare la partita ai giocatori e scoprire come mettere in difficoltà gli avversari. Il Napoli è una squadra che costringe chi ha di fronte a correre molto, che sviluppa molto il gioco sulle fasce e sulla destra ci sarà bisogno del supporto di Florenzi per raddoppiare su Insigne. Sarri fa giocare male gli avversari e su questo Di Francesco ha studiato controindicazioni. Il tecnico abruzzese ha lavorato tanto in questa settimana per preparare la partita contro il Napoli, per mettere in difficoltà la squadra allenata da un collega che stima. Lo studio degli avversari è maniacale, Di Francesco vuole sempre l’interprete quando deve spiegare aspetti tattici ai giocatori nella saletta video al primo piano della palazzina del centro sportivo di Trigoria. Perchè tutti, anche gli stranieri arrivati da poco, possano capire le sue indicazioni.

Abbi pazienza, Schick. Verrà un tempo per tutto ma non è questo il momento giusto. Di Francesco lo ha osservato negli ultimi allenamenti e ha deciso di rinviarne la convocazione, senza specificare se possa debuttare domenica 22 contro il Torino ma escludendolo implicitamente («Proveremo a recuperare Strootman per il Chel- sea») anche dalla trasferta di Champions League a Londra.
GESTIONE. Non c’è nessun giallo ma una semplice accortezza. Avendo assecondato la volontà del giocatore che ha forzato i tempi di recupero per essere convocato contro il Verona dopo il primo infortunio mu-

scolare, Di Francesco e la Roma hanno perso per un altro mese abbondante il più costoso acquisto della storia del club. Stavolta non verrà commesso lo stesso errore: Schick rientrerà quando potrà giocare senza rischi di ulteriore recidiva.
CAUTELA. E’ il nuovo corso della Roma. Dopo la sequela di infortuni muscolari che hanno fermato tanti giocatori nelle prime settimane della stagione, non si osa più. De Rossi e Pellegrini ad esempio sono disponibili per la partita di stasera contro il Napoli perché sono guariti dai rispettivi acciacchi.
PRIMA VOLTA. Lo stesso principio è stato applicato per Rick Karsdorp, che tre mesi e mezzo dopo l’operazione al ginocchio ha strappato la prima con-

vocazione con la nuova squadra. Quasi certamente non giocherà, visto che ha fatto solo quattro allenamenti ad alta intensità. Ma almeno può prendere contatto con l’Olimpico e con la Roma indossando divisa e scarpini e respirando la tensione ago

nistica. Karsdorp, su cui Monchi si gioca molto, è considerato il titolare del ruolo di terzino destro perciò, quando sarà al cento per cento, sarà un rinforzo prezioso per la squadra.
ALTRI. Così come l’omologo mancino Emerson,

che sta ultimando la fase di riatletizzazione: nel giro di tre settimane dovrebbe essere a posto e consentire a Kolarov, fin qui praticamente insostituibile, di rifiatare. Non è lontano infine il ritorno di Defrel, che lo staff medico conta di riconsegnare a Di Francesco la prossima settimana: salterà il Torino ma potrebbe essere convocato per il Crotone.

Se fai gol, faccio un tweet o un post. Magari anche due. Solo? Ma va – si scherza – saranno migliaia. Potete giurarci. La notte dell’Olimpico offrirà materiale per i social fan. Ro- ma-Napoli sarà sfida nella sfida, di allenatori e di filosofie, di stelle e di campioni: in pratica non solo gol e assist (si spera tanti), perché di moda oggi vanno appunto post e tweet. Meraviglioso mondo del web dove la partita si gioca sul campo in erba, ma anche (e contemporaneamente) dai display dei telefonini. E allora spazio alla fantasia. Immagini, commenti, giudizi, sofferenza e gioia: attraverso i caratteri prenderà forma l’altra partita, quella del web.
MOTORE. Le chiamano “interazioni” e danno subito idea del fenomeno. E’ come se fosse un motore in più su cui contare. Per esem

pio se leggiamo i dati, forniti da Social Media Soccer sui principali social network, relativi alle prime giornate di campionato della Roma troveremo che, al debutto con l’Atalanta, sono stati 4.132 gli scambi di twe- et durante i novanta minuti, saliti la settimana dopo a 7.129 contro l’Inter, allenata dall’ex Spalletti. Il volume dei commenti aumenta spesso in base al tipo di gara e di avversario, ma per esempio contro il Benevento, hanno quasi raggiunto quota 3.500 (3.416) e in una contesa abbastanza semplice per la squadra giallorossa. Che vuol dire? Se in campo c’è la squadra del cuore, twitto e posto indipendentemente, poi se mi danno un rigore contro scrivo anche di più. Insomma l’interazione è ondivaga e umorale, romantica o piccata, e sviluppa quasi

sempre un pubblico in movimento colorito e tifoso. Nelle 7 giornate del Napoli – scorrendo partita per partita – gli scambi, le frasi e i commenti sono stati elevati: dai 4.460 del debutto a Verona, ai 5.029 contro l’Atalanta, scesi a 3.802 con il Benevento nel derby, fino ai 3.353 nell’ultima contro il Cagliari.
Il Napoli guarda tutti dall’alto in classifica e nei numeri social si attesta attorno ai 6 milioni totali di fan sulle varie piattaforme: per la precisione sono 5.998.000. Girano via etere e aumentano di continuo: impennata su Twitter (+28.785 follower) e su Instagram (+16.563) e il dato si riferisce al periodo 14 settem- bre-12 ottobre. La Roma ha già vinto almeno sulla carta: la panoramica social dice che il total fan della squadra di Di Francesco è di 11.730.000. Funziona la piattaforma Fa- cebook che sfiora i 9 milio

ni di like e su Instagram sono 1.190.000 i follower.
Roma vs Napoli allora potrà essere un tweet lungo novanta minuti, un post infinito, un video da vedere e rivedere. La Top 5 dei giocatori dell’una e dell’altra squadra è in continua e rapida evoluzione. Se nel Napoli in testa abbiamo Reina e nella Roma al secondo posto c’è Dzeko vuol dire che sarà una partita tutta da vivere e aggiornare in diretta. Nelle prime cinque posizioni azzurre ci sono tutti stranieri, ma in quelle giallorosse al primo e al terzo ritroviamo El Shaarawy e Florenzi. Naing- golan invece è quinto con un totale di poco sotto i due milioni e il belga è uno dei più presenti sui social, dalle creste alle vacanze. Basta poco per scalare le posizioni, Milik a Napoli è a quota 1.978.000 (staccato di poco da Ghou- lam) e, nonostante l’infortunio lo abbia tenuto lontano dal campo, questo non gli ha impedito di raccogliere consensi (su Facebook 1.096.000) e follower.

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