Roma shock: bengalese tenta di stuprare ragazzina: lei lo accoltella per difendersi

Panico e terrore nella notte tra mercoledì e giovedì a Roma e nello specifico a Montesacro ,dove una ragazza di 16 anni che stava tornando a casa, è stata aggredita da un uomo di origine bengalese, il quale avrebbe tentato di abusare della giovane donna, ma il tentativo di stupro non si è concretizzato grazie alla prontezza della giovane che ha estratto dalla borsa un piccolo coltello ferendo l’uomo.

L’aggressore è un bengalese di 30 anni, che al momento si trova ricoverato all’ospedale in condizioni gravi e sarebbe piantonato dalla polizia, la quale attende che l’uomo si rimetta per arrestarlo con l’accusa di tentata violenza sessuale.

La vittima è invece una ragazzina di 16 anni romana, scout la quale stava rincasando di notte a Montesacro, quando improvvisamente è stata aggredita da un bengalese di 30 anni che ha cercato di stuprarla; secondo quanto riferito dalla sedicenne, sembra che l’uomo l’abbia bloccata con la forza stringendole i fianchi ma non è riuscito nel suo scopo, perché la ragazzina è riuscita a divincolarsi prendendo il coltellino multiuso che aveva in tasca, con il quale gli ha inferto diversi colpi, tirati con la forza della disperazione di cui uno ha.

Una volta sentita la giovane donna, il magistrato di turno l’ha scagionata completamente da ogni possibile accusa, visto che la minore avrebbe agito senza ombra di dubbio per legittima difesa ed ha utilizzato il coltellino svizzero, mossa proprio dalla paura dell’aggressione e del tentato stupro. “Ho sentito di colpo una persona che mi bloccava da dietro. Non capivo ma non riuscivo a muovermi“, è questa parte del racconto della giovane sedicenne, quale ha anche aggiunto di aver poi sentito le mani di quell’ individuo toccare le sue parti intime ed ancora lo stesso avrebbe cercato di trascinarla verso una zona buia, ma è stato proprio a quel punto che si sarebbe ricordata di avere in tasca un coltellino, e così riuscendo a prenderlo, ha aperto la lama principale ed ha inferto diversi colpi sul corpo dell’aggressore e soltanto a quel punto il bengalese avrebbe lasciato la presa.

A quel punto la ragazzina avrebbe avvertito le forze dell’ordine che poi sono subito arrivati sul luogo, prestando i primi soccorsi mentre gli agenti del commissariato Fidene Serpentara,  sono partiti alla caccia dello stupratore il quale è stato rintracciato intorno alle ore 4:30 del mattino, mentre cercava di allontanarsi su viale Adriatico all’altezza del ponte di viale Jonio. Ricordiamo che il coltellino utilizzato dalla sedicenne è ammesso dalla legge ed è stato usato tante volte durante le attività scout. Soltanto lo scorso 26 aprile nei pressi di Castro Pretorio, una ventenne era stata violentata in via XX Settembre da due uomini dai tratti asiatici e in quell’occasione la ragazza sarebbe stata bloccata per le spalle e trascinata dietro ad alcuni cassonetti dove sarebbe stata molestata.

Vi©lenza di genere
“La violenza fatta alle donne designa tutti gli atti di violenza fondati sull’appartenenza al sesso femminile, che causano o sono suscettibili di causare alle donne danno o delle sofferenze fisiche, sessuali, psicologiche e che comprendono la minaccia di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica sia nella vita privata”
(dichiarazione dell’ONU sulla eliminazione della violenza contro le donne -novembre 1993-)
La violenza di genere é rimasta a lungo invisibile: avveniva nell’ombra in quanto coincideva con i valori dominanti, le tradizioni e le leggi a tal punto da rendere il fenomeno un fatto naturale, comune, normale. Ora la violenza contro le donne è una violenza di genere riconosciuta anche dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei diritti umani. Nonostante queste dichiarazioni però continua ad esistere, è diffusa e non appare affatto in diminuzione.
Le donne sono vittime di diverse forme di violenza: nella quotidianità, nella vita domestica, e sono vittime di discriminazioni diverse in base al contesto culturale di provenienza (mutilazioni genitali, aborto selettivo per sesso ecc). Ma di tutti i tipi di violenze subite dalle donne, la violenza sessuale è solo l’atto più evidente attraverso il quale l’uomo manifesta la sua volontà di dominare la donna, è l’atto più “spettacolare” (per i mass media), soprattutto se viene compiuto da uno sconosciuto o da un deviato e in questa fase storica da un immigrato. In realtà è in un contesto familiare e nei luoghi conosciuti che avvengono la maggior parte dei casi di violenza, contrariamente a quanto si pensa il fenomeno non è circoscritto alle realtà più disagiate, ma riguarda tutte le componenti della società: dalle famiglie più ricche e inserite a quelle straniere, povere ed emarginate.
La violenza contro le donne è un crimine, ma continua ad essere considerata dagli individui, dalle istituzioni sociali e dagli Stati come una questione privata, si circoscrive nella sfera privata un crimine di ordine pubblico.

La pratica di autodifesa

Tramite alcuni semplici esercizi ci troveremo a capire qual è il limite oltre il quale il nostro spazio è invaso, sperimenteremo le nostre emozioni, interazioni e reazioni che difficilmente potremmo provare in un semplice allenamento fisico in palestra, o anche con un gruppo misto. Praticare l’autodifesa tra donne ci aiuterà a sviluppare una percezione “diversa” delle situazioni di pericolo che coinvolgono, o potrebbero coinvolgere, noi e le altre donne che ci circondano.

Autodifesa psicologica:

La pratica di autodifesa femminile si può sommariamente suddividere in autodifesa psicologica e fisica. La parte psicologica prevede da una parte la valorizzazione del sé, la fiducia nelle altre, solidarietà e reciproco aiuto; dall’altra la percezione di ciò che viene sentito come nemico, come un’intrusione nel proprio spazio vitale ed una mancanza di rispetto, a partire dalle piccole cose, fino a finire nell’allontanamento e reazione in casi di violenza fisica. La violenza psicologica e fisica non possono essere considerate come due aspetti scissi: ad ogni forma di violenza fisica ne corrisponde altrettanta psicologica. L’autodifesa psicologica assume un valore esponenziale se sostenuta da un gruppo di donne, e non individualmente. Purtroppo, in molti casi di violenza, la donna tende a isolarsi e a provare sensazione di vergogna, anche più di chi invece compie violenza.

Per questo l’affermazione e la stabilità di un gruppo di donne aiuta a vivere il disagio in maniera non individuale né personale, a non soggettivizzare le paure, e ad avere la fiducia necessaria per parlarne e uscirne.

Autodifesa fisica:

L’autodifesa fisica riguarda direttamente una capacità di reazione rapida di fronte ad un assalto violento. L’allenamento fisico aiuta a potenziare la muscolatura e ad avere la consapevolezza delle proprie potenzialità attraverso una serie di esercizi effettuati a coppie. Avere una buona forma fisica indubbiamente aiuta la scioltezza dei movimenti e la sicurezza nei gesti. Per questo gli esercizi sono sia di ginnastica semplice, che pugni e calci, che mosse mirate a paralizzare o comunque a distrarre l’abusatore. In generale l’uomo non si aspetta che la donna possa avere una reazione di tipo fisico come ad esempio dare un cazzotto o un calcio. La rappresentazione fittizia di un tentativo di violenza aiuta ad avere la lucidità di sapere quali gesti compiere. Donna Filo-Mena nasce anche per affermare il diritto a liberarsi delle donne, e per informare sul fatto che esistano ancora tantissimi casi di violenza, taciuti e quasi mai denunciati.

I punti vitali

Quando una donna viene aggredita è importante che reagisca. Se si decide di rispondere prima di sapere come è bene sapere dove. Le parti del corpo più facili da colpire elencate sono molto dolorose e quindi momentaneamente invalidanti. I punti sono: tempie (delicata perché l’arteria meningea e un grande nervo si trovano sotto la superficie della pelle), occhi, orecchie (shock al timpano e conseguente perdita dell’equilibrio), naso, punta del mento, gola, carotide (basta una leggera pressione per creare un principio di soffocamento), bocca dello stomaco, colonna vertebrale, dita, genitali, ginocchia (colpi anche non potenti provocano dolore e slogamento), tibia (l’osso non è protetto da muscoli), caviglia (vedi ginocchia), collo del piede, dita del piede (dolore acuto e paralisi momentanea dell’arto).
E’ utile conoscere questi punti sia per potersi difendere che per poter attaccare. Da ricordare che questi punti: tempie, naso, nuca e carotide possono provocare lesioni grave o addirittura essere mortali

Posizione di guardia

Gambe leggermente divaricate (ognuna si deve sentire stabile) con il baricentro basso, una gamba avanti e una indietro, con le braccia messe una avanti per mantenere la distanza e una indietro già pronta a colpire e proteggere il viso. La posizione del corpo deve essere laterale per offrire meno superficie del corpo all’aggressore.

Tecniche di braccia

Le donne tendenzialmente hanno meno forza nella parte superiore del corpo rispetto a quella inferiore, ma è sempre bene conoscere come colpire in maniera efficace e far male senza farsi troppo male. E’ importantissimo anche sapere dove colpire.
Come si chiude il pugno: si ripiegano le dita su se stesse verso il palmo; il police deve essere esterno e chiudere le falangi, il polso deve mantenere una posizione dritta e rigida.
Oltre che con il pugno si può colpire con il palmo della mano e di taglio, oltre che graffiare e pizzicare.

A) Il Diretto partite dalla posizione di guardia estendete il braccio con cui volete colpire ruotando il pugno verso il bersaglio (immagina che davanti a te ci sia un tubo e il braccio debba passare all’interno senza toccarne i bordi). Il diretto va tirato quando l’aggressore si trova di fronte a voi alla distanza di circa un braccio teso.
– Bisogna sempre controllare i movimenti ed è importante che il braccio non arrivi completamente teso onde evitare che un colpo dalla foga esagerata e fuori misura possa provocarvi dei seri danni alle articolazioni.
B) Il Gancio dalla posizione di guardia aprite il gomito in modo che il braccio formi con la spalla un angolo di 90°. Ruotate le anche e le spalle in modo da trasferire tutto il peso del corpo sulla gamba corrispondente. Colpite mantenendo inalterato l’asse che il braccio forma con la spalla. Questa tecnica trova la sua efficacia a distanza ravvicinata e sviluppa una notevole potenza.

Sempre ricordando di controllare il colpo, il vostro pugno non deve superare l’altezza del vostro naso. Ricordate che sono spalle ed anche a portare il colpo e non il braccio.
D) Gomitata all’indietro Stendete davanti a voi il braccio con cui volete colpire. Ripiegate l’avambraccio ruotando il polso a 180°; nel contempo colpite con il gomito dietro di voi, accompagnando la percossa con una rotazione del busto per produrre maggior potenza. Immaginate di dover dare uno strattone ad una fune.
E) Schiaffo alle orecchie
Con le mani messe a coppa si esegue un colpo secco nella zona dell’orecchia, ancora più efficace se fatto con tutte e due le mani insieme. Questo farà perdere per qualche secondo l’equilibrio all’avversario.
F)Colpo basso
Modo migliore per colpire i testicoli è con un colpo di pugno o di taglio che colpisce dal basso verso l’alto. Se colpito con una certa forza può anche portare alla perdita di coscienza, ma basta anche poca forza per mettere fuori gioco l’aggressore J
G)Colpi scorretti
-dita negli occhi -morsi
-pizzichi e torsioni
-strappare o/e colpire i testicoli
-strappare le orecchie
-strappare i capelli
-graffi
-testate
H)Palmata
Partendo dalla guardia la mano con cui volete colpire avanza stendendo il gomito, all’ultimo, un attimo primi di arrivare all’obbiettivo, girate velocemente il polso e colpite con la parte bassa del palmo. Come per tutti i colpi diventa più efficace se aggiungiamo il nostro peso del corpo e la rotazione del bacino.

I)Colpo di taglio
Tendete la mano in modo tale che il colpo di taglio risulti più duro possibile. Serrate bene il pollice alla base dell’indice per nasconderlo ed evitare una possibile presa. Dopo aver “armato” il colpo, procedete con un largo movimento a falce, il palmo rivolto sempre a terra.
L) Colpo con il dorso del pugno
Dalla posizione di guardia stendete e ruotate i fianchi, al momento dell’impatto il bacino deve essere allineato al vostro braccio teso. Questa tecnica deriva dalle arti marziali orientali, e la sua efficacia è garantita a tutte poiché la potenza deriva dalla rotazione dell’avambraccio intorno all’asse del gomito.
Parate
A) Parata del diretto
Si para con la mano davanti e si deve uscire dalla traiettoria del pugno verso l’esterno dell’aggressore. In questo modo ne sfruttiamo il movimento per farlo trovare in posizione scoperta.
B) Parata colpo alle tempie
Si para opponendo al colpo in arrivo l’apertura delle nostre braccia. Durante questa parata molto semplice dobbiamo fare attenzione al fatto che il corpo resta molto scoperto. Alla parata dunque dobbiamo associare un colpo, che può essere ad esempio una ginocchiata o un calcio.
C) Schivata
Si può schivare arretrando indietro, in modo da mettersi fuori portata. Questo lo possiamo fare sia con un saltello che con una semplice inclinazione della parte alta del corpo.
La schivata laterale permette di porsi fuori dalla traiettoria del colpo con un leggero balzo di lato o con un semplice scarto della parte superiore del corpo.
D)Parata all’esterno
Se l’aggressore cerca di colpirvi con un diretto sinistro deviate il braccio colpendo la parte esterna del polso, dell’avambraccio o del gomito con il palmo aperto della mano destra. Questa parata, per essere efficace, deve essere accompagnata da una rapida rotazione verso sinistra della parte superiore del corpo.
Tecniche di gambe
I calci sono l’arma naturale più facile da utilizzare che abbiamo per i seguenti motivi: generalmente un calcio è tre volte più potente di un pugno, per questo sono anche molto adatte per l’autodifesa delle donne; e’ sufficiente una pressione di otto chili (un colpo da un bambin@) per rompere un ginocchio, cosa che mette fuori combattimento chiunque; un calcio consente di tenere a distanza l’aggressore importante a farvi guadagnare secondi cruciali; calciando si rischia di farsi meno male e inoltre spaventate moltissimo il vostro aggressore.
Scordiamoci i calci spettacolari da film che sono poco efficaci e possono anche essere pericolose per chi le esegue, una buona regola è calciare al di sotto della cintura e sempre verso un obbiettivo preciso senza esitazione.
Le parti del piede con cui si può colpire sono: la punta, il taglio esterno ed interno, la pianta ed il tallone
II calcio ha sempre quattro fasi:
1- caricamento
2- distensione della gamba
3- tornare nella posizione del caricamento
4- tornare in guardia
A) Calcio laterale
Si esegue dalla posizione di guardia raccogliete il ginocchio verso il petto. Al momento del colpo portate la gamba a colpire lateralmente. In questo caso si suppone che l’aggressore sta sul nostro fianco. Colpite dall’alto verso il basso senza forzare l’angolo normale di apertura della gamba. Si può colpire con la pianta o il tallone e in alcuni arti marziali si colpisce con il taglio del piede.
B) Calcio frontale
Dalla posizione di guardia alzate il ginocchio al petto, badando di stare ben stabili sul piede di appoggio. La gamba che colpisce deve essere ben raccolta in modo di potersi estendere come una molla. Più il colpo viene portato con una traiettoria diretta più efficace sarà . I bersagli privilegiati di questo colpo sono i testicoli e la zona addominale.
Un altro modo di dare questo calcio è dal basso verso l’alto, come una frustata. Si raccoglie sempre il ginocchio verso il petto e si colpisce dal basso verso l’alto e con il collo del piede. Questo calcio è molte efficace per colpire nella zona genitale.

La ragazzina camminava a passo svelto sulla via di casa. Non c’era il silenzio di certe notti romane ad accompagnarla. Ma il rumore sordo di auto sconosciute e di una movida lontana e frivola. È una strada movimentata viale Adriatico, poco distante dalla piazza Sempione. I palazzi si inseguono frettolosi, l’ufficio delle Poste la mattina si anima di gente litigiosa ma la sera rimane chiuso e possente.

Fosse stata più grande avrebbe preso il taxi la bella scout di Roma, ma a 16 anni, in una notte serena del Montesacro consumata d’un fiato assieme agli amici, non ci pensi un attimo che il buio possa avere la faccia greve della paura e le mani lascive di un immigrato.
Il vigliacco, un bengalese di trent’anni, scuro e torvo come il lupo delle favole, è spuntato da dietro l’angolo, le gambe svelte di lei e il seno acerbo di adolescente che eccitavano la sua mente deviata.

Ha camminato nel modo lento e felpato di certe belve feroci. E appena si è sentito a un passo dalla ragazza, l’ha afferrata da dietro e immobilizzata. Le mani sui fianchi, il fiato corto e schifoso dell’ultimo vino trangugiato d’un fiato. Una mano sudata premeva la faccia pallida della minorenne, un’altra violava il suo corpo di giovane e la sua anima di sognatrice.

Sperava di incontrare un principe azzurro la ragazzina di Roma – chissà quante volte ne avrà discusso con le amiche perdendosi in rivoli di romanticismo – e invece sprofondava nella puzza e nella bestialità di uno sconosciuto qualunque. Voleva gridare di rabbia e terrore ma non ci riusciva e intanto il pensiero correva alla sua bella e comoda casa a pochi passi da lì, quando le luci del corridoio si spengono silenziose e la mamma si appisola sulla sedia della cucina aspettando che anche stavolta la figlia ritorni ché tocca farle la ramanzina. «Ho sentito di colpo una persona che mi bloccava da dietro – ha raccontato in lacrime la giovane alla polizia – non capivo, non riuscivo a muovermi.

Poi ho sentito le mani di quell’individuo toccarmi le parti intime e lui che cercava di trascinarmi in una zona buia». Ed è forse lì, in fondo alla paura, col corpo addosso di un bengalese affamato di sesso sbucato da un angolo di via, che la ragazzina è corsa con la mente al suo coltellino da scout (e dunque ammesso dalla legge) afferrato un attimo prima di uscire. E con tutta la forza del suo braccio adolescente, ha reagito allo stupro.

Ha colpito e colpito ancora. Fendenti leggeri e spaventati ma che sono andati a segno e hanno fiaccato l’aggressore. Un fendente lo ha sorpreso alle mani, un altro alle gambe, un altro alla femorale. Pare di vederla questa signora-bambina che si alza, reagisce e si sorprende di se stessa. La mattina sottolineava leggera e spensierata i libri di scuola, la sera era la donna sicura e determinata che caccia via l’orco. Ha fermato il violentatore, lo ha messo in ginocchio e fiaccato nell’orgoglio.

Il bengalese ha provato a fuggire, dicono. Ma è stato prontamente fermato dagli agenti del commissariato di zona. Ora è ricoverato al Pertini in codice rosso, agli arresti in ospedale. La ragazzina al sicuro a casa. Il magistrato – una persona brava e comprensiva, forse genitore di famiglia come tanti di noi – l’ha scagionata da ogni responsabilità. Ha agito per legittima difesa, hanno detto gli inquirenti, e perché mossa dalla disperazione. Siamo sinceri, in questo momento siamo tutti quella ragazza lì.

Il suo braccio, il suo coltellino usato tante volte per accendere fuochi, che scaccia la paura e ferisce lo stupratore. Pensate cosa sarebbe accaduto se non avesse avuto quel coltello. La violenza sarebbe stata commessa in tutta la sua bestialità. Lei stuprata e abbandonata su un marciapiede anonimo. E da lì non si sarebbe più ripresa. Niente più sogni. Niente più frivoli pensieri. Forse niente più amori. Perché lo stupro è quella cosa lì che taglia e annienta e non c’è modo, non ti risollevi.

Le mamme la conoscono bene quella paura, ne hanno il terrore appena mettono al mondo una figlia e poi la vedono crescere e sbocciare. Lei esce fuori la sera e loro cominciano a inanellare raccomandazioni e avvertimenti. Fino allo sfinimento, fino a che hanno voce: non dar retta, non uscire, non andare lì, che ci sono certe facce brutte.

Giusto difendersi dall’aggressore. Colpire, ferire. Non è violenza. Non è giustizia spicciola e fai da te come vorrebbe qualche bell’anima di sinistra attenta a dipingere le nostre città come luoghi ameni di incontro e di giovialità in cui la sicurezza, le telecamere e i controlli sono faccenda becera di una certa destra nostalgica e severa col dito puntato contro l’invasione, contro i profughi, contro i bivacchi di disperati. Ma consapevolezza della paura e del degrado di certe strade di città. Milano come Roma. Ridotte a periferie di nessuno anche quando sono strade del centro e della movida sorprese nella bellezza di certe notti d’estate.

È immigrato questo signore e forse è solo un caso, forse è un dettaglio. Ma la mente corre svelta alle ultime statistiche. I dati ufficiali dicono che gli stranieri residenti nel nostro territorio sono l’8 per cento della popolazione eppure sono accusati del 39 per cento degli stupri. Era solo l’aprile scorso quando una ventenne romana è stata assalita alle spalle e trascinata dietro i cassonetti da due immigrati mentre passeggiava nel centro di Roma. Non era notte allora, ma le sette di sera, col sole ancora alto all’orizzonte e il fermento del dì di festa e di liberazione (era il 24 aprile) alle porte. Via Cernaia, zona XX Settembre. Roma allora e Roma oggi e la Raggi dov’è scusate? Ma tranquilli, ché potrebbe essere Milano e qualcuno allora griderebbe contro i blitz della polizia e inviterebbe a marciare contro i muri. E ancora nessuno si indigna? Nessuno alza la voce? Non c’è una Boldrini che storce il naso, lo soffia, si agita? Bene ha fatto la ragazza a difendersi. L’avremmo fatto tutte noi. La stessa forza, la stessa voglia di riscatto. Lo stesso urlo incazzato. E chi dice il contrario è un ipocrita o un bugiardo.

Donne in Africa…
Ogni anno migliaia di donne vengono bruciate o seppellite vive, picchiate a morte o esiliate perché a causa di stregoneria. La caccia delle streghe è un fenomeno diffuso soprattutto in Africa, ma sono numerosi anche gli episodi in India, Nepal e Oceania. I casi più recenti in Papua Nuova Guinea: ad aprile due donne sono state torturate per 3 giorni, ferite a colpi di coltello e ascia e poi uccise perché erano << streghe >>. Ancora in Papua Nuova Guinea il 4 aprile un’attivista per i diritti delle donne e insegnante è stata decapitata dopo essere stata accusata di stregoneria. In Kenya, lo scorso anno, almeno 15 donne sono state uccise in una caccia alle streghe mortale, che si è verificata in alcune parti del Paese. In Nigeria i bambini accusati di stregoneria vengono abbandonati, picchiati, feriti o mutilati con l’acido. Spesso dai loro genitori o da parenti stretti. Omicidi << motivati» dalla stregoneria sono stati commessi negli ultimi anni in Iraq, Arabia Saudita, Pakistan.

E in Italia?…
… L’Italia ha riconosciuto tardi il valore sociale Femminile. E le cause sono tutt’altro che ignoti, il Centro-Sud è rimasto a lungo sul sistema contadino, fino a quando l’espansione industriale del Nord ( tutto, sempre negli ultimi anni 50 e 60 del 1900). La chiusura della tradizione contadina l’influenza delle culture straniere (soprattutto araba e spagnola) presenti per molto tempo al Sud la politica fascista (1938-1943) che prevedeva quest’ultima la donna in veste solo di moglie e madre, soprattutto madre e per 20 anni e ha fatto in modo che le donne italiane abbiano faticato a far rispettare i propri diritti e una volta arrivato a ciò la maggiore difficoltà ed è quella di preservarli e magari estenderli.

Femminicidio
Alla vigilia dell’8 marzo l’Italia farebbe bene a interrogarsi. Ma davvero siamo un Paese che perseguita la donna? Il dipartimento delle Pari opportunità ha addirittura pensato di istituire la figura di un avvocato specializzato nella sua difesa. E Rashida Manjoo, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, ha appena parlato di femminicidio: «È la prima causa di morte in Italia per le donne tra i 16 e i 44 anni». Femminicidio è un neologismo ed è una brutta parola: significa la distruzione fisica, psicologica, economica, istituzionale della donna in quanto tale.

È un termine coniato ufficialmente per la prima volta nel 2009, quando il Messico è stato condannato dalla Corte interamericana dei diritti umani per le 500 donne violentate e uccise dal 1993 nella totale indifferenza delle autorità di Ciudad Juarez, nello Stato di Chihuahua. C’erano cadaveri straziati buttati nella monnezza o sciolti nell’acido: secondo alcune denunce si sarebbero macchiati di questi orrori anche uomini delle forze dell’ordine. Certo, in Italia non siamo arrivati a questi livelli. Però, si tratta di delitti trasversali a tutte le classi sociali.
Stefania Noce, femminista del Movimento studentesco, è stata uccisa a Catania dal compagno laureando in psicologia che lei diceva di amare «più della sua vita».

A marzo di un anno fa nella periferia romana è stato trovato il tronco del cadavere di una donna mutilato: il caso è stato archiviato subito anche dai giornali. Come se volessimo tutti chiudere gli occhi davanti a questo orrore. Rashida Manjoo nella sua relazione ha detto che «la violenza domestica si rivela la forma più pervasiva che continua a colpire le donne in tutto il Paese, come confermano le statistiche: dal 70 all’87 per cento dei casi si tratta di episodi all’interno della famiglia».

C’è chi sta peggio, l’abbiamo capito: dieci Paesi del Sudamerica, a cominciare dal Messico. Ma nel mondo cosiddetto civilizzato dell’Europa siamo messi davvero male. I numeri sembrano quelli di una strage. Nel 2010 le donne uccise in Italia sono state 127: il 6,7 per cento in più rispetto all’anno precedente. Dati in continua crescita dal 2005 a oggi, e solo dal 2006 al 2009 le vittime sono state 439. Secondo l’associazione «Casadonne» di Bologna, si tratta di «un fenomeno inarrestabile».

Nei primi mesi del 2011, le statistiche parlano già di 92 donne uccise. Nella stragrande maggioranza dei casi gli assassini sono all’interno della famiglia, mariti (36 per cento), partner (18), parenti (13), ex (9), persino figli (11). Come se non bastasse, poi, «i dati sono sottostimati perché non tengono conto delle donne scomparse, dei ritrovamenti di donne senza nome o di tutti quei casi non ancora risolti a livello personale».

Ogni tre giorni una donna in Italia viene uccisa per mano del proprio partner. Secondo i dati della Polizia e dell’Istat una donna su 4, nell’arco della vita, subisce violenza, e negli ultimi nove anni, ha stabilito un rapporto dell’Eurispes, «il fenomeno è aumentato del 300 per cento». Le Nazioni Unite sostengono che «in 125 Paesi del mondo le leggi penalizzano davvero la violenza domestica e l’uguaglianza è garantita». L’Italia, purtroppo, sembrerebbe far parte degli altri 139 Paesi.

Davvero siamo messi così male? A sentire la coordinatrice della Commissione Pari opportunità del Consiglio Forense Susanna Pisano pare proprio di sì: solo il 6 per cento delle donne italiane denuncia la violenza subita. «La nostra è una piaga silenziosa e nascosta», dice. Non è solo una questione di costume, ma anche di diritto, come spiega bene, in fondo, la recente sentenza della Cassazione secondo la quale gli autori di uno stupro di gruppo non meritano il carcere. E non è un caso, alla fine, che proprio in Italia stia per nascere la figura di un avvocato specializzato solo nella difesa delle donne.

One comment

  1. brava si dovrebbe fare tutti cosi

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