Roma shock, auto investe e uccide bimbo di 6 anni: conducente rischia il linciaggio

Un’auto ha investito e ucciso un bambino di sei anni a Roma. E’ accaduto verso le 17,30 in viale Palmiro Togliatti, all’altezza di via Casilina.

Un uomo a bordo di un’autovettura si è fermato per permettere ad alcune persone di etnia rom di attraversare la strada ma, ripartendo, non si è accorto della presenza del piccolo, che faceva parte del gruppo, e lo ha investito.

 Dopo aver subito un’aggressione da parte dei parenti dei piccolo, l’uomo ha accompagnato il bambino presso l’ospedale Vannini dove poco dopo è deceduto. Sul posto si è riversato un gruppo di familiari, tenuti sotto controllo dalle pattuglie della Polizia di Stato.
Nonostante l’introduzione del reato di omicidio stradale, entrato in vigore il 25 marzo 2016, gli incidenti con esito mortale sulle nostre strade sono in aumento. Nel primo semestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2016, i sinistri che hanno provocato vittime sono passati da 695 a 727: la crescita è del 4.6 per cento. Il numero dei morti è cresciuto da 745 a 800 (più 7.4 per cento).
I dati sono stati resi noti ieri mattina dalla Polizia stradale in occasione del bilancio dei primi 15 mesi dall’introduzione della nuova legge. «Siamo preoccupati» ha detto il capo della Polstrada, Giuseppe Bisogno. «Temiamo che stia riprendendo il trend del 2015, che in un anno nero. Potremmo chiudere il 2017 con cento morti in più rispetto all’anno scorso. E a queste vittime vanno aggiunte anche quelle rilevate dalle polizie locali».
Analizzando nel dettaglio le statistiche, ci accorgiamo che in realtà, nel primo semestre del2017, si sono verificati meno incidenti (35.444) rispetto allo stesso periodo del 2016: il calo è del 3.2 per cento, ma di contro, come dicevamo, è aumentato il numero delle vittime. Dal 25 marzo 2016 al 4 giugno 2017 gli incidenti per i quali la Polstrada ha proceduto per il reato di omicidio stradale sono stati 456: fra questi in 388 casi (l’85 per cento) si è trattato dell’ipotesi base che prevede da 2 a 7 anni di reclusione per il conducente. In 215 casi si è trattato di incidente plurimortale o con lesioni di una o più persone. Sono stati invece 817 gli incidenti per i quali si è proceduto per il reato di lesioni gravi o gravissime e fra questi in 182 casi si è trattato di incidente con lesioni gravi o gravissime di più persone.
«Gli operatori danno un giudizio assolutamente positivo della norma» commenta il capo della Polizia, Franco Gabrielli, «ma chi si aspettava soluzioni miracolose rimarrà deluso. La forza di questa legge non è nei numeri, ma nella valenza culturale: il bene della vita va al di sopra di ogni giudizio». Il capo della polizia ha poi parlato delle cause più frequenti che portano agli incidenti, tra cui l’eccessiva velocità e la guida contromano, ma si è soffermato anche sulla distrazione dovuta alla «iattura degli smartphone. Sono strumenti eccezionali che ci hanno cambiato la vita» ha sottolineato «ma che stanno modificando i nostri
livelli di attenzione».
«La crescita del numero di vittime a causa di incidenti stradali» ha detto il segretario del Silp-Cgil, Daniele Tissone «conferma che la sola attività di repressione non serve e che il reato di omicidio stradale, come affermiamo da due anni, da solo non è sufficiente. Di fronte all’innovazione legislativa che prevede l’introduzione di nuove infrazioni e reati» ha aggiunto «la Polizia stradale si presenta con circa cento unità in meno su tutto il territorio nazionale e con un’età media anagrafica che si avvicina ai 50 anni, con sempre minori presidi sul territorio e con una generalizzata carenza di mezzi e strutture».
Jordan attraversava sulle strisce, a fianco allo zio e al papà. Forse giocherellava come faceva sempre, quando un’Audi A3 nera l’ha travolto su viale Palmiro Togliatti, incrocio con via delle Mimose. Il 29enne romeno al volante non si è accorto di lui, ha provato a continuare la sua corsa, alla fine si è fermato, quando i familiari del piccolo di 5 anni sono saliti sulla sua auto e l’hanno malmenato. Ma non c’era tempo di discutere, a bordo della stessa macchina che l’ha ucciso il piccolo è arrivato all’ospedale Vannini, in fin di vita. I medici hanno provato a rianimarlo ma non c’era più niente da fare. «Pensavo fossero passati tutti», ha provato a difendersi il 29enne, che ha rischiato il linciaggio da parte dei parenti.
Momenti di tensione anche davanti all’ospedale dove si sono radunati con i camper i tanti familiari di etnia rom. Da una prima ricostruzione, il 29enne avrebbe detto che si è fermato per poi ripartire. I familiari di Jordan dicono che non si è fermato, anzi. E che molti testimoni (l’incidente è avvenuto davanti a un bar) possono raccontare la verità. Davanti all’ospedale sono rimaste diverse pattuglie che hanno tenuto la situazione sotto controllo. A occuparsi dei rilievi è la polizia municipale. L’auto del 29enne, un incensurato, è sotto sequestro. Il giovane è stato sottoposto ai test sull’assunzione di alcol e droga. E’ probabile che sia denunciato per omicidio stradale. La famiglia di Jordan, i Salkanovic, era arrivata da Milano tre giorni fa a trovare dei parenti, «siamo abituati a girare» ha spiegato sconvolta la madre. Si erano appoggiati in via Casilina, dove sono gli autodemolitori di Centocelle. «Ma i vigili urbani ci hanno mandato via, neanche il tempo di far mangiare i bambini, così siamo finiti con il camper sulla Togliatti». La mamma di Jordan era «a fare un’impegnativa dal dottore per un’altra figlia» a pochi metri da dove è avvenuta la tragedia.

«Ho sentito delle grida strazianti, mi sono affacciato alla finestra e ho visto quel bimbo in braccio ad un uomo. Era ricoperto di sangue. Una scena che non potrò mai dimenticare». Si asciuga gli occhi Aldo, un cinquantenne che abita in via Sebastiani a pochi passi dall’incrocio con via delle Mimose. Quell’uomo «si è subito fermato, voleva prestare soccorso al bambino – racconta una residente – A dire la verità non gli hanno lasciato il tempo di farlo. Una persona l’ha cacciato dalla macchina e ha cominciato a picchiarlo. E’ stato l’inferno. Poi hanno portato il bambino in braccio al Caffè Liberty, il bar qui davanti ma le condizioni erano disperate, allora lo hanno riportato sotto la fontanella. Hanno provato a buttargli acqua addosso, è rimasto sangue ovunque, poi di corsa sono saliti sulla macchina dell’investitore e sono scappati in ospedale».

Mamma Ferida entra ed esce dall’ospedale e dal camper. Ha da badare ad altri 5 bambini, non può perdere la lucidità. «Me l’hanno ucciso, è omicidio volontario scrivetelo, ci sono testimoni. Jordan stava attraversando con mio marito e lo zio, quello lì è arrivato a tutta velocità, voleva anche scappare, si è fermato 50 metri dopo allo stop, gli sono saltati sopra». Lo strazio lo tiene per sè, trattiene dignitosa le lacrime, dice solo «era meglio se fossi morta io» come ogni genitore al posto suo. La famiglia Salkanovic era a Roma da tre giorni, «di solito stiamo a Milano», però Jordan che amava più di tutto giocare a palla, era della Lazio, «era sempre solare, felice di niente – ricorda la nonna Sultania – ho paura ora, perché in Italia gli assassini non li mettono in galera, non gettano la chiave. E a noi rom ci trattano come cittadini di serie B, con cattiveria, razzismo, ci cacciano da un posto all’altro senza offrirci un’alternativa. Eppure siamo cittadini italiani, siamo qui da 30 anni. Ci hanno mandato in giro per la Togliatti, su e giù, Jordan sarebbe stato più al sicuro se fossimo rimasti dai rottamatori».

Mamma Ferida torna indietro, trova ancora la forza di dire: «Voglio l’ergastolo, in Italia sapete bene che per le cose piccole si sta dentro e per quelle grandi si esce subito…». Poi torna dentro al camper parcheggiato davanti all’ospedale Vannini, in braccio un pupo, altri attorno. «Me l’hanno portato via, me l’hanno ucciso», ripete a bassa voce. Basta. C’è un figlio morto da poche ore. «Che devo dire di più? E poi pensa che mi senta a mio agio così, tutta sporca. Anche noi vorremmo essere eleganti, puliti, avere una casa. In Italia ti cacciano solo».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.