Roma, ventenne muore dopo attacco di epilessia: la famiglia denuncia ritardi dei soccorsi

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Roma, ventenne muore dopo attacco di epilessia: la famiglia denuncia ritardi dei soccorsiE’ finito in Procura il caso relativo alla morte della giovane ragazza di 23 anni morta lo scorso mercoledì a Roma, molto probabilmente in seguito ad una crisi epilettica. I familiari della giovane donna hanno sporto denuncia nella giornata di sabato ai carabinieri su presunti ritardi nei soccorsi e molto probabilmente nella giornata di oggi arriverà ai pm della capitale l’informativa dei carabinieri sul decesso della giovane, che è avvenuto al Policlinico Tor Vergata di Roma. “L’ho chiamata l’ambulanza, l’ho chiamata! Raffaella svegliati, ti prego. Raffaella respira, Raffaella i soccorsi stanno arrivando”, è questo quanto raccontato dalla sorella che intorno alle ore 20.55 di mercoledì ha trovato la sorella distesa per terra sul pavimento del bagno. La sorella della vittima è stata chiamata da un’amica preoccupata del fatto che la giovane donna non rispondesse al cellulare e così precipitatasi nell’appartamento della stessa, sita al piano terra in largo Ferruccio Mengaroni, ha trovato la sorella distesa per terra priva di vita; la sorella era in compagnia della mamma e di una loro conoscente, le quali una volta entrate nell’appartamento hanno trovato la porta del bagno chiusa.

Dopo diversi minuti, le donne sono riuscite a fatica ad aprire la porta del bagno, trovando la giovane senza vita, inerme sul pavimento, e quando l’hanno sollevata purtroppo era già troppo tardi, perché la giovane era priva di conoscenza e con la faccia scura. La sorella, dunque, ha subito chiamato i soccorsi, ma l’ambulanza sembra abbia tardato ad arrivare ed è proprio questo che la famiglia della vittima ha denunciato nei giorni scorsi. La mamma e la sorella hanno provato a scuotere Raffaella, hanno provato a rianimarla ma purtroppo la giovane non ha dato alcun segnale di vita; con la giovane Raffaella è rimasta la madre, mentre la sorella sembra sia stata costretta ad andare a sollecitare l’invio di un’ambulanza presso la postazione dei soccorsi di Tor Bella Monaca. I soccorsi sembrano essere arrivati intorno alle ore 22.40 e le speranze di salvare la giovane sembrano essersi affievolite; una volta giunta in ospedale la giovane era praticamente morta, e la situazione stava cominciando a diventare incandescente, tanto che per evitare rappresaglie nei confronti dei medici da parte dei familiari della giovane Raffaella sono dovuti intervenire i carabinieri.

Da quanto è emerso, sembra che la 23enne Raffaella, che in passato aveva prestato servizio come volontaria nella Protezione civile, soffrisse di epilessia dal 2006 quando perse il padre al quale era molto legata. Quotidianamente, a tal ragione, la giovane 23enne assumeva dei farmaci specifici, ma le sue condizioni di salute nell’ultimo anno pare siano peggiorate e proprio prima di Natale era stata ricoverata in seguito ad un nuovo attacco di epilessia. Martedì mattina alle 10.30, nella chiesa di Santa Rita da Cascia, a Tor Bella Monaca, ci saranno i funerali di Raffaella.

«Mia figlia poteva essere salvata». Assunta Perrotta, la mamma di Raffaella Novaldi, morta a 23 anni per una crisi epilettica, vuole tutta la verità sulla tragica fine della giovane di Tor Bella Monaca, «soccorsa dopo 40 minuti e molti tentativi di chiamare l’ambulanza, ci ha provato tutto il palazzo dove abito». Sul presunto ritardo sta indagano il pm Sabina Calabretta che ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omissione di soccorso e disposto l’autopsia. Le indagini sono svolte dai carabinieri di Frascati.

La magistratura dovrà accertare se sua figlia sia stata vittima di un sistema che ferma le ambulanze per ore davanti ai pronto soccorso. Le è successo altre volte di attendere i soccorsi?
«Sette mesi fa, Raffaella ha avuto un malore non legato all’epilessia, ho chiamato i soccorsi, mi hanno passato il call center, volevano sapere l’età, se era fidanzata, se era andata a ballare, io ho replicato dura: “mia figlia non beve, non si droga e non fuma, dovete correre e basta”. Mi ricordo un rimpallo tra call center e altri operatori anche in lingua straniera, devono chiudere i call center e intervenire immediatamente».

Poi… «Poi stiamo a Tor Bella Monaca e non veniamo trattati allo stesso modo, se era la figlia di un pezzo grosso c’erano ambulanze e lettighe».
Cosa è successo la sera di mercoledì 11 gennaio?
«Mia figlia ha avuto una crisi epilettica, poi è subentrato l’infarto, doveva essere soccorsa subito e da un medico, invece sono venuti in ritardo e con due infermieri. Me l’hanno portata via con un sacco dell’immondizia e una molletta in bocca».
Da quanto tempo combatteva con l’epilessia Raffaella?
«Dalla morte del padre, nel 2006, ma attacchi epilettici così forti non ne aveva mai avuti, aveva solo un tremolio alle mani qualche mattina, la botta forte l’ha avuta il 18 dicembre con ricovero di tre giorni, venne stabilizzata e aumentò la cura, poi mercoledì scorso».
Quando Raffaella è rimasta sola per meno di 15 minuti.

«Mia figlia doveva andare a una festa e io, anche su sua insistenza, sono uscita a mangiare la parmigiana, che avevo fatto, a casa dell’altra figlia. Ma mi sentivo qualcosa e sono rientrata prima»
La figlia era svenuta in bagno. «Tutti chiamavano i soccorsi, io gridavo, al call center facevano sempre le stesse domande. Quando sono arrivate due ambulanze – una del 118 e l’altra mandata da un conoscente del palazzo – mia figlia respirava e si è toccata i capelli». Poi lo choc del decesso al Policlinico Tor Vergata.
«Ma non è giunta morta, perché i medici uscivano e ci dicevano “stiamo facendo del tutto, purtroppo è arrivata in arresto cardiaco”. A noi ce l’hanno detto alle 11 di sera che era morta. E non è vero che abbiamo aggredito i sanitari al pronto soccorso, magari avessi saputo il nome della persona che ha negato l’ambulanza a mia figlia, altro che mani addosso, finiva male».

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