Shock sul Lungotevere, ambulante muore per scappare dai vigili

Un vero dramma quello verificatosi nella giornata di ieri durante un blitz antiabusivismo nel cuore di Roma, dove un venditore ambulante senegalese, Nian Maguette di 54 anni, è morto in circostanze ancora da chiarire a lungotevedere de’ Cenci.Secondo quanto riferito dai connazionali della vittima che hanno assistito alla tragedia, sostengono che abbia battuto la testa a terra dopo essere stato investito da un motorino guidato da vigili in borghese, ma sia gli inquirenti che vari testimoni hanno smentito categoricamente questa ricostruzione. La vittima si chiamava Maguette Niang ed aveva 54 anni, vissuto in Italia da quando aveva 24 anni, sposato, padre di tre figli e residente a Pigneto; l’uomo come abbiamo anticipato, sarebbe deceduto a causa di un infarto all’incrocio fra Via Beatrice Cenci e lungotevere de’Cenci.

Secondo quanto riferito dai medici del 118 che per venti minuti gli hanno praticato il massaggio cardiaco l’uomo sarebbe stato stroncato da un malore sopraggiunto mentre si aggirava nei vicoli nei pressi del Ministero della Giustizia. Come abbiamo anticipato, secondo quanto riferito da alcuni connazionali l’uomo sarebbe stato investito nella fuga da un vigile urbano su una moto civetta, scappando da un controllo ed ha sbattuto la testa, altri ancora avrebbero riferito che il corpo dell’ambulante era stato spostato dagli agenti sul marciapiede. “Non esiste coinvolgimento diretto tra l’operazione antiabusivismo avvenuta stamattina e il decesso del cittadino senegalese avvenuto a circa 500 metri di distanza”, è questo quanto sottolineato dal Comando della Polizia di Roma Capitale. “Gli agenti intervenuti spiegano che non c’è stato alcun inseguimento Auspichiamo che chi indaga faccia luce sulla vicenda. Esprimiamo vicinanza alla famiglia dell’uomo e a tutta la comunità senegalese”, sottolineano dal Comando. “Quello è il sangue di Nian”, hanno riferito alcuni connazionali, indicando una macchia sull’asfalto del marciapiede.

Intervenuto sulla questione anche il comando della polizia locale che ha escluso l’inseguimento e fa sapere che non esiste coinvolgimento diretto tra l’operazione antiabusivismo avvenuta nella mattinata di ieri ed il decesso del cittadino senegalese, avvenuto a circa 500 metri di distanza. Secondo quanto riferito da un dipendente del negozio di lungotevere de’Cenci l’uomo attraversato la vetrina, avvicinandosi a piedi al marciapiede e accasciandosi vicino ad una pietra che regge l’impalcatura, come se avesse accusato un malore. Il Comando della polizia municipale ha fatto sapere nella giornata di ieri che l’operazione antiabusivismo è svolta nella mattinata di ieri intorno alle ore 11 mentre l’ambulanza sarebbe stata chiamata per il decesso intorno alle ore 13.30.

L’uomo sarebbe stato ritrovato disteso sull’asfalto, tra il negozio di cucine e un fioraio; a lanciare l’allarme secondo alcune ricostruzioni sarebbe stata una signora che passava lungo la strada; secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata una signora che passava lungo la strada. La polizia locale ha espresso solidarietà alla comunità senegalese. Il vice comandante dei vigili urbani, Antonio Di Maggio, riguardo l’ipotesi che Niam si sia sentito male nel tentativo di fuggire ai controlli, ha chiarito, inoltre, che gli agenti “hanno l’obbligo di non inseguire i venditori ambulanti, ma solo di sequestrare la merce e di portarli in ufficio per l’identificazione, allorquando devono essere identificati”.

Uno dei tanti blitz della polizia municipale sul ponte Fabricio dell’Isola Tiberina, nel cuore di Roma, contro i venditori abusivi. Sono da poco passate le 11, gli ambulanti scappano, lasciando la merce per terra. Poco dopo le 12.30, a seicento metri, in via Beatrice Cenci, vicino al Ghetto, l’ambulanza soccorre un senegalese di 53 anni, Maguette Niang, agonizzante. I medici tentano di rianimarlo, ma è tutto inutile. Sul marciapiede resta una macchia di sangue. Il referto parla di arresto cardiaco. I connazionali protestano e bloccano il Lungotevere, si alza la tensione. Ma dai primi riscontri l’uomo è morto per arresto cardiaco. Infarto.

Corre sul posto il vicecomandante della polizia municipale, Antonio Di Maggio. Mentre è in macchina chiama i suoi uomini e urla: «Ditemi cosa è successo». La ricostruzione dei vigili, confermata da diverse testimonianze: è vero, c’è stata una operazione contro gli ambulanti abusivi, tra l’Isola Tiberina e Ponte Garibaldi. Sono intervenuti sei agenti, tre macchine, gli ambulanti sono fuggiti e hanno lasciato la merce a terra, solo uno è stato portato al comando. Non risultano inseguimenti, è probabile che il senegalese sia morto per un infarto. «Nel primo municipio da tempo abbiamo dato l’ordine di non inseguire gli ambulanti, è pericoloso per gli stranieri ma anche per i turisti.

Siamo molto rattristati per la morte del senegalese, ma non abbiamo causato in alcun modo il decesso», spiega Di Maggio. In via Beatrice Cenci, la macchia di sangue segna il punto dove è caduto Maguette, accanto a un blocchetto di cemento che sostiene la rete di un cantiere. «Erano da poco passate le 12.30 mi sono affacciata e ho visto quell’uomo a terra, proprio davanti alle vetrine del negozio di arredamento – racconta una signora che ha le finestre che si affacciano sulla strada -. In pochi attimi sono arrivate due auto della polizia e l’ambulanza. Gli operatori hanno tentato di tutto, ma non c’è stato nulla da fare. Quando hanno coperto il corpo con il telo ho capito la tragedia». I medici del 118 che hanno prestato soccorso e constato il decesso hanno scritto «arresto cardiaco». La procura ha disposto l’autopsia e aperto un fascicolo contro ignoti (senza ipotesi di reato). Attende una relazione dai vigili urbani e saranno visionate le immagini delle telecamere della zona.

La Questura conferma la versione della polizia municipale: «In merito al decesso del cittadino senegalese, tale evento non è in alcun modo collegabile alle operazioni della Polizia locale. Le testimonianze raccolte dagli investigatori della Squadra mobile e del commissariato Trevi concordano sul fatto che l’uomo, è stato visto accasciarsi al suolo mentre si trovava da solo. E’ da escludere che il decesso sia derivato da azione di terzi». I connazionali della vittima però non credono a queste ricostruzioni. Una settantina di senegalesi, molti ambulanti ma anche esponenti della comunità perché Niang era molto conosciuto, dopo che si diffonde la notizia della morte accorrono sul Lungotevere, protestano, inveiscono, piangono. Bloccano il traffico e accusano (ma solo per sentito dire, non ci sono testimoni diretti): «Lo hanno inseguito, lo hanno fatto cadere e così Niang è morto, lo hanno anche travolto con la moto guidata da un vigile in borghese».

Sono arrabbiati, molto arrabbiati, gli agenti della questura provano a calmarli e li convincono a liberare la strada, promettendo loro che ci sarà una indagine e che potranno manifestare il giorno dopo. Maguette Niang, 53 anni, viveva a Tor Sapienza, era tornato da un mese dal Senegal dove ha tre mogli. Dioup (che poi è stato portato al comando dei vigili) insiste: «Ci sono testimoni che lo hanno visto, è stato inseguito con la moto, così è morto». «I vigili ci inseguono sempre in borghese con i motorini» racconta Jackson. Aboubakar Soumahoro, senegalese dell’Usb insiste: «C’è un brutto clima, chiediamo giustizia e verità».

L’assessore al Commercio, Adriano Meloni, ha parlato a nome del Campidoglio: «Sono certo che le autorità competenti compiranno tutti gli accertamenti necessari per stabilire l’esatta dinamica dell’accaduto. Il mio cordoglio va ai familiari di Ma- guette e alla comunità senegalese». Marco Palumbo, consigliere comunale Pd, attacca la sindaca: «Assistiamo sgomenti all’assordante silenzio del sindaco Raggi. Non una frase per spiegare quanto avvenuto». Attacca anche Davide Bordoni (Forza Italia): «In un anno di Campidoglio ha permesso la proliferazione del fenomeno dell’abusivismo». Stefano Fassina, Sinistra Italiana, ha presentato una interrogazione al Ministero dell’Interno.

II testimone «Correva, poi si è accasciato nessuno lo stava inseguendo»

Lo vede, lì, dalla nostra vetrata abbiamo visto tutto. Si è accasciato vicino all’impalcatura, non sappiamo se abbia anche battuto la testa. Ma non lo stavano inseguendo, per lo meno ciò che abbiamo visto noi è una persona che è arrivata sola dal lato opposto al Lungotevere, ed è caduta, come se si fosse sentito male».

Stefano Sgarbossa era all’interno dello showroom di cucine sul Lungotevere, proprio all’angolo con via Beatrice Cenci. La vetrina è molto grande e si vede tutto ciò che succede fuori. Poco prima delle 12.45 Sgarbossa e un’altra persona all’interno dello showroom vedono tutto ciò che succede. «Certo, abbiamo visto questo signore di colore, si è proprio accasciato. Non come uno che dovesse dormire, è caduto con le mani davanti. All’inizio abbiamo pensato che avesse battuto la testa su un sasso. Una signora ha immediatamente chiamato il 118 e, devo dire, l’ambulanza è arrivata quasi subito».

 E cosa è successo dopo? «Per quello che abbiamo capito noi ha avuto un arresto cardiaco. I due infermieri dell’ambulanza hanno fatto di tutto per rianimarlo, in tutti i modi, hanno cercato di farlo riprendere con tutte le loro forze. Sono stati degli angeli, devo dire la verità. Ma alla fine si sono dovuti arrendere. Una operatrice del 118 è entrata da noi e ci ha chiesto un sacchetto per mettere tutte le cose rimaste a terra. E’ stato molto triste».

Secondo quello che avete visto l’uomo aveva con sé un sacco nero, forse la merce che doveva vendere. Però non avete visto se qualcuno lo stava inseguendo. «No, non c’era nessuno che lo stesse inseguendo, per lo meno noi non lo abbiamo visto e non abbiamo visto neppure una moto. Ciò che abbiamo visto è che arrivato qui davanti, con le sue gambe, e si è accasciato a terra. E purtroppo tutto ciò che è stato fatto per rianimarlo si è rivelato inutile. Dopo abbiamo visto la rivolta dei senegalesi, in molti sono arrivati a bloccare il lungotevere, erano addolorati per il loro connazionale».

Blitz, retate e maxi multe: le mosse anti-abusivi dei vigili

E’ una battaglia quotidiana, ma alla fine gli ambulanti tornano sempre, soprattutto in centro. Presto si potrà usare anche lo strumento del Daspo, per ora però Roma non è riuscita a tutelare le sue zone di pregio dalla presenza degli ambulanti abusivi. Le multe potranno arrivare a 5.000 euro. C’è chi ipotizza che siano 3.000, chi in alta stagione anche il doppio. Ormai si sono spartiti il mercato delle vendite abusive su strada e sono quasi tutti del Senegai e del Bangladesh.

I primi, come Maguette morto vicino al Lungotevere, sono specializzati soprattutto sulla merce contraffatta, in particolare capi di abbigliamento e pellame; i secondi su prodotti non griffati (la novità degli ultimi anni sono power bank, cover e selfie steak per i cellulari) perché così non rischiano la sanzione penale. Si parla di un giro di affari enorme, vicino al miliardo di euro su Roma all’anno, che in gran parte ovviamente non finiscono nelle tasche degli ambulanti, ma in quelle delle organizzazioni che controllano il mercato. Si riforniscono soprattutto da depositi gestiti da cinesi sulla Tiburtina o in via dell’Omo o nel Napoletano.

Per Roma è un assedio quotidiano che contribuisce al degrado di zone di pregio del centro, come Fontana di Trevi, Pantheon, piazza Navona, Campo de’ Fiori, piazza di Spagna e Fori. In via della Conciliazione un tempo erano anche cento; oggi, visto che sono aumentati i controlli anti terrorismo, si sono spostati nelle vie laterali. Ma l’esercito degli ambulanti (abusivi) a Roma è davvero enorme e si affolla ovunque, in ogni via del centro storico, nei vicoli di Trastevere, nelle piazze monumento e nelle arterie che portano ai mercati rionali. Banchetti di cartone, lenzuola bianche gettate a terra con sopra la merce stesa in bella mostra. In barba alle regole, soprattutto quelle perla sicurezza.

Basta il passaparola, «scappate», che scatta subito il fuggi fuggi. C’è chi fa in tempo a raccogliere i teli e farne un fagotto di borse e occhiali, o a chiudere i tavolinetti e sparire dietro l’angolo. C’è chi fugge senza portar via niente. Pur di non essere fermati durante i blitz molti lasciano quelle improvvisate vetrine sull’asfalto con il campionario di falsi. I senegalesi di solito non reagiscono, ma un mese fa due vigili urbani sono stati feriti. Altri due il primo maggio sono stati mandati all’ospedale invece da un venditore abusivo italiano.

La polizia municipale, ma anche la Finanza, i carabinieri e la questura, hanno potenziato i controlli, ma gli strumenti giuridici sono poco efficaci. Ieri mattina, ad esempio, il Gruppo Centro della Polizia Locale di Roma Capitale su Ponte Fabricio (prima della morte del senegalese) ha effettuato sei sequestri amministrativi, per un totale di circa trentamila euro di sanzioni. Ma difficilmente il venditore ambulante paga le multe. In caso di merce contraffatta, rischia anche la denuncia penale, ma spesso riesce a fuggire e a farla franca. Con il decreto Minniti, una volta che sarà emanato un nuovo regolamento di Polizia urbana, ci sarà anche lo strumento del “Daspo”: saranno delimitate alcune zone in cui gli ambulanti non possono stare dove potrà essere colpito da un provvedimento di allontanamento.

«C’è un’organizzazione dietro a questi abusivi», denunciano da tempo i commercianti. «I ragazzi che stanno in strada sono solo l’ultimo anello della catena. C’è una regia occulta che va sgominata e messa con le spalle al muro – sottolineano – Il Comune dovrebbe intervenire e fare di questo tema una priorità nella propria agenda. Perché c’è un business illegale gigantesco, tutto al nero, che rappresenta un danno per i commercianti onesti». Oltre al degrado, c’è anche «un danno d’immagine enorme per la città». «Molti turisti filmano queste scene da casbah incontrollata – racconta il proprietario di un negozio su via dei Giub- bonari – E questi video finiscono su internet e alla lunga il rischio è che si screditi l’offerta turistica di Roma. Veniamo associati a paesi dove le merci contraffatte sono la regola. E così si perde attrattiva».

Un malore improvviso e poi la caduta in terra dalla quale non si è più rialzato. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, è morto così Maguette Niang, il venditore ambulante senegalese di 53 anni, ieri pomeriggio a pochi passi dal Ghetto, in via Beatrice Cenci. Stava scappando dai controlli antiabusivismo della polizia locale con la sua busta piena di borse che cercava, come ogni giorno, di rivendere tra le vie del centro di Roma. Una fuga come tante altre se ne vedono abitualmente nella Capitale: nel 2013 un altro senegalese si gettò nel Tevere da Castel Sant’Angelo pur di scappare dai vigili. Stavolta però l’epilogo è stato diverso. Dai primi accertamenti, un malore ha colto l’ambulante di improvviso e lo ha portato ad accasciarsi a terra fino a morire. L’autoambulanza è giunta immediatamente sul posto ma vani sono stati i tentativi dei sanitari di rianimarlo.

Ieri pomeriggio al Pigneto, parte della comunità senegalese non parlava d’altro. Qui, in questo quartiere a pochi passi dalla Casilina che ha visto modificare la propria conformazione sociale con un numero sempre più ridotto di italiani e una crescita costante di stranieri, senegalesi e nigeriani per lo più, pronti anche allo spaccio di droghe, Maguette ha vissuto fino al 2012. In strada ieri c’erano molti venditori abusivi come lui che nel tempo oltre a condividere un mestiere illegale, lo hanno conosciuto personalmente tanto da chiamarlo “fratello” perché per anni hanno vissuto con Maguette in un piccolo scantinato invia Campobasso 16. Poi, cinque anni fa, è arrivato lo sgombero e Maguette come gli altri 7 inquilini ha trovato un altro alloggio in via Casali del Drago, una strada non distante da via di Tor Sapienza. Anche questo, rimedio di fortuna: poco più di due stanze occupate da oltre 5 persone. Le imposte alle finestre ieri sera erano chiuse.

Maguette, nato nel 1964 in un piccolo paese a circa 200 chilometri da Dakar, era arrivato in Italia negli anni Ottanta del secolo scorso ma la prima identificazione sul suolo nazionale risale al 1993. «Prima di arrivare a Roma – raccontava ieri al Pigneto un senegalese che ha condiviso con lui per circa 15 anni il piccolo bugigattolo non distante dal Cinema Aquila – aveva lavorato come raccoglitore di pomodori nei campi agricoli di Foggia». A Roma, invece, la prima occupazione fin da subito è stata quella dell’ambulante. «Comprava le borse dai cinesi – spiegava ancora un membro della comunità – e poi le rivendeva come facciamo tutti, nessuna borsa contraffatta però». Eppure pare che Ma- guette più volte sia stato fermato per controlli proprio per la vendita abusiva di diverse merci. E pare che solo dallo scorso maggio avesse ottenuto un regolare permesso di soggiorno.
«Era ritornato dal Senegal – aggiungevano altri suoi amici proprio di fronte alla casa abitata per anni al Pigneto – poco meno di un mese fa». In Africa Maguette aveva lasciato tre mogli e molti figli cui spediva il denaro che riusciva a rimediare. In Italia c’è un fratello che vive a Lecce e che ieri si è messo in viaggio per Roma.

Commento unanime della comunità africana – cosa è successo davvero, ci sono le telecamere diranno la verità». La tesi che sia stato un malore a ucciderlo, non convince i più. Dalla Questura la replica: «Il decesso del senegalese non è in alcun modo collegabile alle operazioni della Polizia locale». Intanto, oggi la comunità senegalese si organizzerà in assemblea intorno alle 18. «Ci saremo tutti per Maguette», la promessa. Con l’obiettivo di tornare in strada, dopo le agitazioni di ieri che hanno per diverse ore intasato la circolazione veicolare sul lungotevere. «Vogliamo manifestare – promettevano – a piazza Venezia».

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