mercoledì , 17 gennaio 2018

Altre intercettazioni shock ma il primario ortopedico respinge le accuse

“Eh l’ho rotto (…) gli ho fatto la via d’accesso bikini (…) per allenarmi (…) oggi ho fatto una vecchietta per allenarmi no!”, è questo il contenuto di un’intercettazione che vede incriminato il primario di ortopedia dell’ospedale Pini, Norberto Confalonieri, arrestato per corruzione e turbativa d’asta ed indagato per lesioni. Il Primario avrebbe riferito di aver volutamente provocato la rottura di un femore ad una paziente di 78 anni operata nel pubblico, a suo dire per “allenarsi con la tecnica d’accesso anteriore bikini”, in visto di un nuovo intervento privato. Rivelazioni shock che hanno portato all’arresto del primario per corruzione e turbativa d’asta, avvenuto nella giornata di giovedì, ma nella giornata di ieri sono emerse nuove intercettazioni choc del primario di ortopedia del Cto-Pini di Milano. 

Ecco qualche frase emersa dalle intercettazioni: “Ho sfondato”, “Un casino, ho spaccato tutto”, “Stamattina ho spaccato tutto in San Camillo paziente privato..ho spaccato il femore e tutto”. Dagli atti, è purtroppo è emerso che oltre ad aver procurato volutamente danni all’anziana signora, il medico parlando al telefono con una donna avrebbe anche riferito detto “Ah cazzo sai che forse c’ha un tumore, questa c’ha un tumore alla mammella”.Quanto è emerso viene definito di allarmante gravita dalla Guardia di finanza, nel quale saltano agli occhi ancora telefonate come quella tra Confalonieri e un suo collega che gli racconta di aver dovuto amputare una gamba ad un paziente a causa di gravi complicanze.

“Bisogna “procedere al sequestro delle 62 cartelle cliniche” dei pazienti operati da Norberto Confalonieri, il primario di ortopedia arrestato oggi a Milano, “per verificare se sono state impiantate protesi senza alcuna necessità clinica e la gravità delle lesioni cagionate”, è questo quanto dichiarato dal gip Teresa De Pascale nell’ordinanza con cui ha disposto i domiciliari per episodi di corruzione e turbativa d’asta, ma non la misura in carcere come avevano chiesto i pm anche per tre casi di lesioni su pazienti. “Invece dei punti gli ho messo una cerniera così la apro più facile”, è questo quanto diceva il primario parlando con una donna al telefono.

La Procura di Milano aveva chiesto il carcere per il primario per il primario di ortopedia dell’ospedale Pini di Milano, Norbeto Confalonieri anche per tre casi di lesioni su pazienti, ma il gip ha disposto gli arresti domiciliari, e solo per episodi di corruzione e turbativa d’asta, spiegando nell’ordinanza che allo stato attuale delle indagini non possono ritenersi sussistenti i gravi indizi di colpevolezza sulle presunte lesioni e appare necessario procedere ai conseguenti accertamenti di natura sostanziale sulla documentazione clinica, neppure acquisita in atti. Il Primario sembra abbia respinto in toto le accuse, è questo quanto ha fatto sapere il suo difensore ovvero l’avvocato Ivana Anomali, precisando anche che gli stralci delle intercettazioni sono parziali e fuorvianti in quanto lette al di fuori del contesto.

Il primario arrestato: «Sono innocente frasi fuori contesto»

«Sono innocente, gli stralci delle intercettazioni riportate dai media sono parziali e fuorvianti». Queste le parole del primario milanese al Cto-Pini, Norberto Confalonieri, agli arresti domiciliari da giovedì scorso con le accuse di corruzione e turbativa e indagato per lesioni, fatta attraverso il suo avvocato Ivana Anomali. Il noto ortopedico, secondo i pm, veniva pagato per favorire due multinazionali produttrici di protesi ottenendo dei benefici per lui e la sua famiglia. Nelle intercettazioni la ricostruzione dei fatti secondo chi indaga, che lui respinge «in to- to», dice ancora Confalonieri.

Mentre, in merito alle frasi riportate dai media «si intende precisare che gli stralci delle intercettazioni sono parziali e fuorvianti in quanto lette al di fuori del contesto». Gli inquirenti milanesi titolari dell’inchiesta, intanto, hanno disposto il sequestro delle cartelle cliniche di 62 pazienti operati dal chirurgo ortopedico. L’acquisizione delle cartelle da parte del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza, è cominciata giovedì ed è finita ieri. Il gip Teresa De Pascale aveva respinto la richiesta di mettere in carcere l’ortopedico anche per le presunte lesioni ai pazienti spiegando che sui «danni fisici» causati dal medico, al momento, mancano i «gravi indizi». Nei prossimi giorni verranno sentiti i pazienti le cui cartelle cliniche sono state sequestrate. «Stiamo collaborando con la magistratura fornendo tutta la documentazione necessaria. E se si dovesse arrivare al rinvio in giudizio, noi saremo parte civile», ha nel frattempo fatto sapere Giulio Gallera, assessore alla Sanità della Regione Lombardia.

Ci risiamo con la malasanità. Un primario di Ortopedia al centro di una «ramificata e consolidata rete di relazioni corruttive». Così il procuratore di Milano Francesco Greco descrive, nella ordinanza di custodia cautelare eseguita nei suoi confronti, il professor Norberto Confalonieri, in carica presso l’ospedale Pini di Milano, il più importante centro specializzato in patologia e traumatologia ossea, motivando la richiesta di arresto con «le situazioni di conflitto di interesse e di violazione dei propri doveri di ufficio», nelle quali operava il medico in questione, il quale «agiva asservendo costantemente la sua funzione agli interessi delle società fornitrici di protesi ortopediche Johnson & Johnson Medical spa e BBraun Milano spa».

Una brutta storia, di lesa deontologia professionale e di corruttela, che si aggrava con offerte di denaro, di viaggi, e di ospitate in tv in cambio di sponsorizzazioni di prodotti protesi- ci, che necessita però di ulteriori ed opportuni accertamenti, per verificare i «gravi indizi di colpevolezza» su presunte lesioni permanenti verificatesi su ignari pazienti, a causa di «un modus operandi del Confalonieri in netto contrasto con i principi di etica medica».

Il primario ortopedico, finito agli arresti domiciliari, è conosciuto nella capitale lombarda come il pioniere degli interventi ossei con la tecnica “computer assistita”, una pratica di navigazione computerizzata che, a detta degli inquirenti, lo stesso avrebbe messo a disposizione delle due società, in sfregio alle reali necessità dei pazienti che finivano sotto le sue mani in sala operatoria. «Ho rotto il femore ad una vecchietta per allenarmi» si legge in una intercettazione telefonica registrata sul cellulare del primario, «eh, l’ho rotto e gli ho fatto la via di accesso bikini per allenarmi, capito? Oggi ho fatto una vecchietta per allenarmi,no!», mentre i colleghi di lui dicevano: «Non gli rimane che operare le renne». La paziente in questione aveva 78anni e si era ritrovata con una cicatrice anteriore a forma di bikini, mentre di un’altra lo stesso primario si vantava: «A lei invece dei punti gli ho messo una cerniera,così la apro più facile, ah, ah, ah». La su citata tecnica operatoria, secondo il pm Greco, era utilizzata come «una tendenza all’intervento chirurgico mediante impianto di protesi di massa», impiantate anche quando non fossero necessarie, e gli accertamenti sono partiti dalle denunce di tre pazienti operati dal medico ortopedico, che hanno subìto complicazioni e danni fisici permanenti. Le cartelle cliniche sequestrate sono arrivate ad essere 62, inclusa quella nella quale si evidenzia come il primario abbia obbligato un membro della sua equipe ad operare con lui, nonostante fosse affetto da varicella e fosse quindi altamente infettivo.

L’indagine di Francesco Greco e della gip Teresa De Pascal, coinvolge anche quattro dipendenti dai colossi Big Pharma, e cinque responsabili degli acquisti e delle forniture dell’ospedale di Sesto San Giovanni, e si basa, oltre che sulle denunce, sugli accertamenti fatti attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali.

In questi anni ci siamo abituati a leggere sui giornali casi di corruzione, di mazzette e di vantaggi economici illegali in cambio di appalti o di lavori vari, e leggiamo queste notizie quasi senza interesse, talmente sono diventate ordinarie e quotidiane, e quasi non ci facciamo più caso, tranne quelle che toccano la sanità, ovvero la nostra salute.
Io non so se le accuse rivolte al professor Confalonieri – noto anche per le sue frequenti apparizioni televisive – troveranno dei riscontri effettivi, tanto sembrano incredibili, ma ancora una volta dobbiamo assistere all’intervento della magistratura per denunciare quella che è l’accusa più infamante: la speculazione sulla pelle dei malati.

Quegli stessi che si affidano a mani “esperte” nel momento della malattia, quello di massima fragilità, con la fiducia e la speranza che un cittadino ripone nei confronti dei medici, la maggioranza dei quali, è doveroso ricordarlo, opera con la professionalità, la passione e la legalità che il loro ruolo impone. E la maggioranza dei quali prende ogni volta le distanze da coloro che infangano la categoria, da quelle poche mele marce che hanno dentro il verme della putrefazione, e che per fortuna vengono eliminati e buttati al macero.

L’Ordine lo scarica «Profondo sdegno per quelle parole»

In un’intervista a “Pomeriggio 5”, il dottor Confalonieri sottolineava che «la salute viene prima di tutto». Lui, esperto di salute, professionista riconosciuto, a partire dall’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano. Che ieri ha fatto sapere che «per il medico scatterà la sospensione di diritto quando la Procura ci comunicherà ufficialmente l’arresto». Ma il presidente Roberto Carlo Rossi ha già preso la sua posizione: «Da uomo, prima che da presidente, esprimo sdegno per il contenuto delle intercettazioni che vengono riportate in queste ore».

Triste parabola quella di Confalonieri, celebrato per la sua conoscenza della “navigazione chirurgica computerizzata”, tecnica ora al centro dell’inchiesta che «permette al chirurgo di conoscere, durante una procedura chirurgica, dati precisi, visivi e numerici sul suo operato», si può leggere sul sito ben curato del primario. «In Ortopedia la navigazione può essere utilizzata in diversi campi: protesi totali dell’anca, del ginocchio, ricostruzione del legamento crociato anteriore, vari tipi di osteosintesi per fratture di femore e di bacino, complesse osteotomie di bacino e in chirurgia della colonna. La navigazione computerizzata, nella protesica d’anca e ginocchio e nella chirurgia del rachide, è una realtà in molti centri ortopedici del mondo». Secondo l’accusa, sono le stesse parole parole che usava per convincere i pazienti a sottoporsi a operazioni spesso inutili.

II professor Norberto Confalonieri, sostengono i magistrati, non si fermava davanti a nessuno: ha operato una ragazza disabile poi morta «per insufficienza respiratoria acuta», ha provocato la rottura di un femore a una paziente di 78 anni «per allenarsi in vista di un intervento privato». Una professionalità di cui si vanta al telefono: «Eh l’ho rotto… oggi ho fatto una vecchietta per allenarmi no!». Ora il dottore, primario ortopedico dell’Ospedale Pini, luminare degli interventi con tecnica computer assistita, è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta. Ed è indagato anche per lesioni sui pazienti: sono 62 i casi sospetti per il medico con il bisturi facile denunciato dai colleghi. Mentre gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano stanno approfondendo altre operazioni che hanno provocato danni fisici ad almeno altri tre pazienti.
SOLDI E REGALI
Il pioniere della “navigazione computerizzata”, secondo i pm, ha rinnegato il giuramento di Ippocrate in nome del dio denaro. «È al centro di una ramificata e consolidata rete di relazioni corruttive» così organizzata: in cambio di contratti di consulenza, favori e regali, viaggi e interviste in tv in programmi come “Medicina 33”, le multinazionali Johnson & Johnson Medical spa e B. Braun (indagate in base alla legge 231 sulla responsabilità delle imprese) vendevano le loro protesi all’ospedale grazie alla sponsorizzazione del primario. Che era il primo a usarle in abbondanza: in tre anni,
si legge nell’ordinanza, «ha impiantato 241 protesi della Johnson & Johnson su un totale di 458 per un controvalore economico di 510.609 euro» e 122 protesi della Braun «su complessive 458 per 393.686 euro». Dalla Johnson & Johnson ha incassato quattro bonifici per 16.000 euro, dalla B. Braun altri 9.138 euro più una serie di benefit come una cena per trenta persone alla “Taverna Parioli” di Milano, cena e pernottamento per lui, la moglie e la figlia a un convegno a Roma, cravatte Marinella per due suoi ospiti e un viaggio a Barcellona con la consorte. «Alitalia eh! Che devo mantenere la freccia alata», si raccomandava.
PAZIENTI ROVINATI
Confalonieri, come si evince dalle carte, è spregiudicato negli affari quanto in sala operatoria. «Invece dei punti ho messo una cerniera così la apro più facile», dice facendosi anche «una risata» sulle condizioni di salute di una quarantenne a cui ha rotto un femore. «Se va in mano ad un altro collega sono finito», afferma. Non mostra alcuna pietà per la vittima di un intervento mal riuscito che si presenta nel suo studio: «Per evitare di aspettare nove mesi perché altrimenti l’infezione sarebbe andata avanti ho dovuto pagare di tasca mia. Sono senza lavoro senza casa, con 35 mila euro di debiti,
10 mi suicido». L’importante, per il professor Confalonieri, è macinare protesi. E se un membro dell’equipe ha la varicella ed è infettivo, poco importa: «Ma che c.. devi fare – è
11 consiglio del primario – con un po’ di varicella. Vai, vai tranquillo!».

Primario arrestato: “Rotto femore a vecchietta per allenarmi”

“Ho rotto un femore…per allenarmi su quella la’…quella la’ che devo fare privatamente”. Cosi’ in una conversazione intercettata Norberto Confalonieri, il primario del ‘Gaetano Pini’ giustificava col suo interlocutore la tecnica utilizzata per operare un’anziana paziente di 78 anni. “Stando alle risultanze delle intercettazioni, il 22 marzo 2016 presso l’ospedale Gaetano Pini – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – Confalonieri aveva provocato la rottura di un femore a un’anziana settantottenne, operata a suo dire per allenarsi con la tecnica d’accesso anteriore ‘bikini’ proprio in vista di un intervento privato che avrebbe effettuato una settimana dopo, il 30 marzo 2016”.

“Senti una cosa – chiede al medico Maria Grazia C. – com’e’ andato il femore …spugnoso che si e’ rotto?”. E lui risponde: “Eh l’ho rotto….e’ come andato…l’ho lasciato li’ cosi’ perche’…gli ho fatto la via d’accesso bikini…va beh adesso non dirmi…Per allenarmi su quella li’ che devo fare privatamente…e’ quella li’ che devo fare il 30”. La donna allora dice: “Oggi hai fatto una prova” e Confalonieri ribadisce: “Oggi ho fatto una vecchietta per allenarmi no!”. “Meno male…vuoi che mi opero…Se vuoi mi opero per allernarti perche’ se no fa malissimo eh”, ironizza la donna e lui: “E niente cosa succede se gli metto dentro…gli ho cacciato dentro sta protesi e ho visto che era rotto..”. Stando a queste parole, l’operazione era stata eseguita nella struttura pubblica ‘Gaetano Pini’ come “allenamento” in vista di un altro intervento, con la stessa tecnica, da svolgersi nella casa di cura San Camillo dove Confalonieri lavora in regime privato.

Otto giorni dopo questa conversazione, il 30 marzo 2016, Confalonieri esegue l’operazione per la quale si era, a suo dire, “allenato, su un paziente 40enne alla casa di cura San Camillo. E l’esito e’ identico a quello del precedente intervento perche’, anche in questo caso, si verifica la rottura del femore. “Tale complicanza – scrive il gip – e’ stata da Confalonieri ricondotta all’assunzione di cortisone e a una osteoporosi definita grave della stessa paziente. Peraltro, come affermato dallo stesso chirurgo ortopedico, la scarsa predisposizione fisica della paziente alla tecnica mininvasiva sarebbe stata agevolmente riscontrabile ricorrendo a un intervento eseguito con la via d’accesso tradizionale e non con quella del cosiddetto ‘bikini’. In una telefonata, lo stesso giorno Confalonieri si confida con un’interlocutrice: “Ho spaccato il femore a quella li’ che doveva fare bilaterale sai…gli ho spaccato il femore anche qua (casa di cura San Camillo)…e’ un periodo di merda….dovevo farle tutte e due…poi ho spaccato il femore…gli ho sistemato il femore e ne ho ho fatta una sola…Eh merda! E’ un lavoro di merda!”. In un’altra conversazione, il chirurgo ammette con la moglie l’errore: “Se la operavo in quell’altro modo non si rompeva…nell’altro modo era piu’ tranquillo, capivo subito che era osteoporotica”.

Primario arrestato: “Messo cerniera, cosi’ apro piu’ facile”

“Invece dei punti gli ho messo una cerniera cosi’ la apro piu’ facile”. E’ “la battuta, seguita da una risata” pronunciata da Norberto Confalonieri, il primario ortopedico arrestato per corruzione e turbativa d’asta e indagato per lesioni, sulle condizioni di salute di una donna da lui operata in regime privato, cui aveva rotto un femore, che voleva rioperare all’ospedale in regime pubblico. Il 18 aprile del 2016, si legge nell’ordinanza, il medico contattava un coordinatore infermieristico del Pini per “richiedere un posto letto” per la paziente “da lui operata privatamente” il 30 marzo. E intercettato diceva: “Ho bisogno di un posto letto per domani (…) se riesci a farlo perche’ ho rotto un femore a una paziente della San Camillo (casa di cura privata, ndr) e devo rifarlo (…) se riesci a farmi anche una stanza singola”. E in un’altra telefonata esprimeva preoccupazione: “Se va in mano ad un altro collega sono finito”.

Primario arrestato: paziente, mi suicido, 35mila euro di debiti

“Per evitare di aspettare 9 mesi perche’ altrimenti l’infezione sarebbe andata avanti, ho dovuto pagare di tasca mia, ripeto, sono senza lavoro, senza casa, con 35mila euro di debiti, io mi suicido”. Cosi’, in lacrime, un paziente che ha riportato gravi conseguenze post – operatorie dall’impianto di una protesi al ginocchio, si rivolgeva Norberto Confalonieri, il primario milanese arrestato oggi. “Come ammesso dallo stesso chirurgo ortopedico – scrive il gip – le conseguenze negative dell’intervento di protesissazione apparivano prevedibili gia’ a priori, alla luce del quadro clinico del paziente, particolarmente sfavorevole”. In una telefonate dell’11 aprile 2016, Confalonieri sembra rendersi conto del suo errore di valutazione su questo paziente: “Ho rischiato, ho rischiato perche’ lui aveva una subanchilosi al ginocchio e voleva….in esiti di pregressa infezione, da trauma…metti dieci anni fa. E’ chiaro che abbiamo rischiato perche’ la’ magari c’era un focolaio di osteomielite eh pero’ abbiamo rischiato in due cioe’ no e’ che….comunque un bel casino va beh amen, cosa devo fare, verra’ mollato dall’assicurazione prima o poi…”.

Primario arrestato: azienda Pini, estranei collaboriamo con pm

L’azienda socio-sanitaria territorio (Asst) Pini si dichiara “del tutto estranea agli addebiti mossi” a Norberto Confalonieri, direttore dell’unita’ operativa ortopedia e traumatologia del presidio ospedaliero Centro traumatologico ortopedico, arrestato per corruzione e turbativa d’asta e indagato per lesioni dalla Procura di Milano. “La Asst Pini-Cto – si legge in una nota – sta “collaborando con le autorita’ competenti per mettere a disposizione degli inquirenti tutto il materiale utile a supporto delle indagini”. Ed e’, prosegue la nota, “interessata all’accertamento di quanto accaduto, e valutera’ la situazione in relazione a quanto emergera’ dalle indagini”.

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