Salento shock, cartello omofobo nei bagni: “C’è la toilette per gay”. Bufera sui social

Cos’è la destra e cos’è la sinistra? Il compianto Giorgio Gaber, in ima geniale canzone di pareccchi anni orsono, prendeva sapidamente in giro quelli che dividono gli italiani in progressisti e in conservatori, precisando con grande senso dell’umorismo ciò che sta di qua e ciò che sta di là.

Esempio, la minestrina è di destra e il minestrone di sinistra, il bagno è di destra e la doccia è di sinistra, un pacchetto di Marlboro è di destra, di contrabbando è di sinistra, i collant sono quasi sempre di sinistra, il reggicalze è più che mai di destra, la pisciata in gruppo è di sinistra, il cesso sempre in fondo a destra, il culatello è di destra, la mortadella è di sinistra.
Chiaro il concetto? I cretini del mondo si collocano da ogni parte in base al proprio conformismo da quattro soldi. Era così nel 1980, nel 1990 e ora che siamo nel 2017 non si registrano sostanziali mutamenti. Dal che si evince che Gaber era universale, aveva anche capito la filosofia pre e post socratica senza averla studiata a fondo.
Se egli fosse ancora in vita, e potessi cenare qualche volta con lui come un tempo, gli chiederei che ne pensa dell’iniziativa assunta dai gestori di una toilette ubicata a Cavallino, provincia di Lecce, che hanno affisso sull’uscio una targa recante le icone di un uomo, di una donna e di un gay per indicare alle tre categorie dove fere i loro bisogni. Scelta democraticamente corretta o una scemenza rara? Giudicate voi.
È un fatto che pur di compiacere gli omosessuali finiamo per discriminarli, accentuando la loro diversità negata e combattuta per lustri. Il gabinetto riservato ai sessualmente ibridi è la certificazione del nostro imbarazzo di fronte a chi ha gusti diversi dai nostri. Tra l’altro il bagno specializzato per invertiti non si capisce che caratteristiche abbia per andare incontro alle loro esigenze. Mi risulta, ma potrei sbagliarmi, che gli omo abbiano un pisello all’incirca uguale al nostro. Di conseguenza che senso ha distinguere i bigoli destinando ad alcuni di essi un trattamento particolare?
Non è finita. Se diamo ai gay una latrina dedicata, perché non dame una esclusiva anche alle lesbiche o queste, causa valutazioni che ignoriamo, non sono meritevoli di godere di un water speciale? Per quale motivo un frocio (sinonimo non offensivo ma necessario onde evitare troppe ripetizioni) conta di più di una lesbica? Qui occorre approfondire. Servirebbe un Gaber per mettere le cose apposto.
La pipì è sia di destra sia di sinistra, cioè trasversale quanto la stupidità. E gli omosessuali maschi e femmine non sono degni di parificazione? Ma andate tutti in mona. E che Dio mi ascolti.

Comunemente si parla dell’orientamento sessuale come di una caratteristica propria dell’individuo, allo stesso modo dell’età o del sesso biologico. In realtà, questo punto di vista è parziale, perché l’orientamento sessuale si definisce in termini di relazione con l’altro ed è legato alle relazioni personali, in cui vengono soddisfatti i reciproci bisogni di amore, affetto e intimità. “Perciò l’orientamento sessuale non è semplicemente una caratteristica personale di un individuo. Piuttosto definisce il gruppo di persone in cui è probabile trovare le relazioni romantiche soddisfacenti e appaganti che sono per molte persone una componente essenziale dell’identità personale” (American Psychological Association, 2008). Se si introduce tale punto di vista, si ristabilisce la corretta percezione delle diversità in campo sessuale, evitando di chiudere tanti adolescenti in un disagio che talora conduce ad azioni estreme e drammatiche.
Il ruolo della scuola, proprio perché luogo privilegiato di relazioni, può essere determinante per riconoscere dignità a tutte le espressioni della sessualità in una dimensione di relazione e di affettività.
Gli adolescenti che scoprono un orientamento sessuale “diverso” seguono percorsi simili a quelli dei loro coetanei eterosessuali. Sono simili le sfide, i sentimenti, i sogni, lo sviluppo di abilità sociali, le scelte del futuro professionale e il tentativo di inserirsi nel gruppo dei pari.
Ma spesso gli atteggiamenti discriminatori subiti in solitudine e gli stereotipi diffusi aumentano ansie e fragilità proprie degli adolescenti.
Lesclusione sociale si accentua anche perché, in misura maggiore che in altre situazioni, gli adulti educatori spesso non hanno gli strumenti giusti per intervenire. Affrontare questi temi è difficile ma gli educatori possono svolgere un ruolo importante sia nel caso di coming out, sia nel caso di mancato coming out. Possono anche accompagnare la naturale fase di mancata definizione, di prove, di attesa e dubbi, educando al rispetto, alla relazione, all’affettività, qualunque sia l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Il ruolo della scuola, può, in alcuni casi, essere di sostegno ai genitori, spesso ignari, inconsapevoli se non ostili all’orientamento del proprio figlio. E la scuola, lo mostra l’indagine Istat, di fatto è più accogliente di quanto si possa immaginare e può fornire strumenti utili ai ragazzi e alle famiglie.
Le azioni specifiche delle scuole, tuttavia, sono ancora poco diffuse e soprattutto non hanno carattere sistemico, pur presentando alcune caratteristiche comuni: la preferenza per il modello ecologico rispetto a quello individuale, in quanto il modello ecologico investe la comunità, la scuola, i coetanei, la famiglia ed è più funzionale agli obiettivi di contrasto all’omofobia e alla trans fobia; la diffusione di una corretta informazione, utile sia per combattere atteggiamenti discriminatori e stereotipi sia per consentire la costruzione di un’identità non basata su informazioni incomplete, imprecise o distorte; la costruzione di una rete con associazioni ed enti locali.
Oltre che sul piano dell’educazione, l’azione della scuola si muove nel solco della promozione e della tutela dei diritti, intesi sia come rispetto della dignità dell’uomo sia come agibilità dei diritti stessi, in coerenza con la nostra Costituzione e con gli orientamenti e le risoluzioni dell’Unione Europea, in particolare con la Carta dei diritti fondamentali del 2000, in base alla quale è stata proibita “qualunque discriminazione in qualunque campo”, compreso l’orientamento sessuale.

Orientamento sessuale e identità di genere: azioni contro la discriminazione
L’azione del Miur si muove nella direzione dell’educazione all’affettività e alla tutela dei diritti. È questa la base educativa per contrastare in modo efficace la discriminazione e la violenza.
L’istituzione della Giornata mondiale contro l’omofo- bia e la transfobia il 17 maggio costituisce per le scuole una preziosa occasione, se si esce dalla logica delle “meritorie avanguardie” e si usa la giornata per diffondere su tutto il territorio nazionale il tema del contrasto alle discriminazioni e alla violenza relativa all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
L’AZIONE EDUCATIVA
La finalità primaria della promozione e della tutela dei diritti è perseguita attraverso alcune specifiche direttrici:
• educazione all’affettività e alla sessualità;
• contrasto al bullismo omofobico;
• coinvolgimento degli adulti di riferimento.
Nella prima direttrice occorre considerare che la scuola è uno
dei luoghi della scoperta del proprio orientamento e della conseguente identità; infatti, l’età prevalente in cui le persone dichiarano di essersi accorte della propria omosessualità è stata individuata tra gli undici e i quindici anni per un’alta percentuale sia di femmine che di maschi.
Aiutare tutti gli adolescenti a vivere con serenità e con gioia la propria identità di genere e la propria sessualità vuol dire anche riconoscere dignità a tutte le espressioni della sessualità in una dimensione di relazione e di affettività.
La scuola non è solo luogo di relazione tra pari e quindi di socialità, ma è anche luogo di interazione dei bambini e degli adolescenti con il mondo adulto nella relazione educativa.
Un’interazione generazionale e un coinvolgimento con varie modalità di narrazione da parte dei soggetti portatori della “diversità” sono indispensabili per superare l’isolamento e contrastare la violenza. In tale direzione vanno tutti gli interventi di formazione rivolti agli adulti.

Ad esempio la realizzazione di percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT e sui temi del bullismo omofobico e transfobico, nonché sul cyber- bullismo.
La formazione sarà rivolta non soltanto al corpo docente e agli studenti ma anche a tutto il personale non docente della scuola (personale amministrativo, bidelli, etc). Importante è la valorizzazione dell’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie, per potersi avvalere delle loro conoscenze e per rafforzare il legame con le reti locali. La consultazione delle associazioni LGBT, così come avviene per il tema del contrasto della violenza sulle donne, è determinante per agire nelle scuole.
Uno strumento fondamentale sono gli osservatori regionali contro il bullismo istituiti con il D.M. n. 16 del 5 febbraio 2007 e costituiti presso gli uffici scolastici regionali. gli osservatori garantiscono il raccordo con il territorio per la sinergia tra le diverse forze operanti, il supporto e la consulenza. Inoltre, garantiscono la piena distinzione tra effettivo bul- lismo e altri fenomeni.

IL CONTRASTO DEGLI STEREOTIPI LINGUISTICI
È importante premettere che, insieme al contrasto di veri e propri casi di bullismo omofobico e transfobico, la scuola deve preoccuparsi di contrastare la diffusissima terminologia denigratoria relativa all’orientamento e all’identità di genere.
Una brevissima riflessione sulle funzioni psicosociali dell’omofobia è utile a comprendere il fenomeno. L’omofobia ha funzione di espressione di opinioni e valori (“non mi piacciono i gay perché sono all’antica”), di popolarità sociale (“dire le battute contro i finocchi è un modo di stare in gruppo e divertire”), di difesa ed esaltazione di una fraintesa virilità.
Stereotipi di tal genere sono sicuramente assai più diffusi dei veri e propri atti di bullismo che, per potere essere classificato come tale, deve avere carattere intenzionale, ripetuto e organizzato.
Fatta questa premessa e la necessaria distinzione con “normali” episodi di aggressività giovanile o di prove “tipiche”della fase di identificazione e differenziazione caratteristiche dell’adolescenza, gli stereotipi linguistici e il bullismo omofobico presentano in genere carattere di particolare gravità perché la vittima tende, in maggior misura dei compagni eterosessuali, a ricercare la propria responsabilità sia in senso comportamentale (“non dovevo atteggiarmi in quel modo”) sia in senso disposizionale (“sono un errore della natura”).
Nel caso di bullismo omofobico
si assiste con maggiore frequenza che in altri casi a un classico fenomeno denominato victim blaming ossia colpevo- lizzazione della vittima.
DISFORIA DI GENERE E TRANSESSUALITA
“Quando cambi il modo di osservare le cose, le cose che osservi cambiano”. Questo assunto, tratto dalla fisica quantistica, vale anche per l’identità delle persone che vivono i disturbi dell’identità di genere. Disturbi che possono evolversi in una transessualità dichiarata, di comportamento, etc… o in un transessualismo, cioè il passaggio da un sesso a un altro con trattamenti ormonali e chirurgici, normato dalla legge 164 /1992.
La disforia di genere insorge tra i 3 e i 6 anni. Ma solo il 20% di questi casi precoci si sviluppa in seguito in un disturbo di identità di genere in età adulta, che si conclude poi con l’intervento chirurgico, mentre il 50% avrà un orientamento eterosessuale senza alcun problema di identità di genere e il restante un’omosessualità, anche questa senza difficoltà di genere. Il 38% degli adolescenti che scoprono la loro transessualità abbandona la scuola, precludendosi talvolta la possibilità di un buon inserimento nel mondo del lavoro (Fonte, Servizio per lo sviluppo dell’identità di genere, (SSIGÌ, dell’azienda ospedaliera S. Camillo Forlanini di Roma, 2013).
Che cosa può fare la scuola?
Innanzi tutto, sia nel caso in cui la disforia si manifesti in modo
precoce e quindi dall’esito ancora incerto, sia nei casi di transes- sualità o anche di intersessualità* 1, l’obiettivo della scuola è quello di offrire una strettissima collaborazione alle famiglie, in un’ottica di sostegno alla genitorialità.
In secondo luogo “fare sistema”, cioè acquisire un’ottica integrata che favorisca il lavoro congiunto di diverse figure professionali, al fine di contrastare la marginalità sociale e gli abbandoni scolastici e favorire il benessere dell’adolescente.
Nelle grandi città, Torino, Napoli e Roma esistono servizi per le famiglie e gli operatori scolastici come quello dell’ospedale S. Camillo Forlanini. Il Comune di Roma ha annunciato l’intenzione di aprire sportelli di ascolto nelle scuole con l’intento di prevenire i disagi legati alla sfera sessuale e fornire sostegno ai bambini/ado- lescenti e alle loro famiglie.
Terzo, ma importantissimo elemento, non attendere il “caso” ma educare all’accettazione delle diversità anche nel campo dell’identità di genere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.