Salvini vince con l’82,7% e resta segretario

Matteo Salvini resta segretario federale della Lega. Ieri è stato votato dall’82,7% dei militanti, che l’hanno preferito all’assessore lombardo all’Agricoltura Gianni Fava. Polemiche per l’affluenza, inchiodata al 56,6%: qualche colonnello  la giudica molto bassa, ma stamattina una conferenza stampa ad hoc dovrebbe chiarire i dubbi. Al di là della partecipazione, emerge un dato interessante: nella regione governata da Roberto Maroni, Salvini ha toccato il 78%.

Percentuale che accende una spia gialla sul cruscotto, visto che in Veneto il partito s’è schierato con il leader con numeri schiaccianti e quasi da plebiscito: un 91% che fa esultare, tra gli altri, il vice di Salvini: Lorenzo Fontana. Un risultato macchiato (si fa per dire) da alcune province come Rovigo (77%). A Vicenza, invece, Matteo ha incassato l’84. A Verona e Padova, il 91%. Pesano anche equilibri locali. In riva all’Adige, il leader ha ricompattato la base cacciando i tosiani. Nella città del Santo, ha sostenuto il sindaco Massimo Bitonci.

Ricandidandolo nonostante le frizioni con alcuni azzurri (ora la frattura s’è ricomposta).
Nella sua Milano, Salvini s’è fermato al 69%. Manella Mantova di Fava, ha vinto il confronto diretto sfiorando il 53%. In Romagna, dove l’influente deputato Gianluca Pini s’è schierato col suo avversario, il segretario s’è imposto col 59%. In Piemonte e in Friuli, ha preso l’87%. In Emilia il 76%. In Trentino l’81%. In Sud Tirolo il 69%. In Umbria e Liguria il 95%. In Toscana e nelle Marche, l’83. 100% in Valle d’Aosta.

Di certo, se qualcuno sperava che le polemiche terminassero a urne chiuse, si deve ricredere. Umberto Bossi ha già scolpito parole di fuoco, definendo Salvini «brutta copia di Renzi, sono tutti e due uguali, per loro la soluzione è “prima il mio culo”». E ancora: «Se vince Salvini e porta la Lega al Sud, il movimento è finito», il tutto aggiungendo che «ci sono migliaia di fuoriusciti ed espulsi dalla Lega che hanno messo assieme un partito abbastanza grande e stanno attorno a Bernardelli», che di nome fa Roberto ed è un imprenditore vicino agli indipendentisti. Tanto da essere finito in galera, tre anni fa, per l’inchiesta sui sucessioni stiveneti.
«Potrei valutare la situazione» aggiunge il Senatur. «Sono per continuare la battaglia per la liberazione del Nord».
Inutili, le secchiate d’acqua di Maroni. Che nei giorni scorsi aveva punzecchiato Salvini (facendo intuire una certa preferenza per Fava): «Bene le primarie, sono state un utile momento di confronto e di dibattito, ma da domani tutti uniti dietro il segretario. Abbiamo una missione da compiere: organizzare (e vincere) il referendum per l’autonomia del prossimo 22 ottobre». Gli appelli all’unità serviranno a qualcosa?
Alcuni dei seguaci di Fava, che in caso di vittoria sarebbero entrati nel consiglio federale del partito, hanno già detto che con un Carroccio salviniano non intendono avere più nulla a che fare. L’accusa: dimentica l’indipendenza della Padania, citata nell’articolo 1 dello statuto, preferendo espandersi nel Centrosud.

Insomma, il nocciolo è sempre questo. Anche se alcuni dirigenti – soprattutto pensando all’affluenza – spiegano che servirà una sterzata anche sul fronte della gestione interna della Lega. Una partecipazione sotto il 60% fa pensare che alcuni iscritti non siano andati alle urne per mandare un segnale a Matteo (nessuno metteva in dubbio la sua vittoria). D’altronde, gli aventi diritto erano l’ossatura del partito. Quelli che, dopo una vita di volantini e banchetti, acquisiscono il diritto di partecipare attivamente alla vita della Lega.

Dopo aver superato l’esame dei dirigenti comunali, provinciali, regionali e federali. Insomma, è singolare che molti di loro abbiano snobbato un appuntamento decisivo. Va considerata, però, anche la distanza dai seggi: generalmente, uno per provincia. In alcune zone (Toscana) uno per tutta la regione. Non il massimo della comodità. Nel 2013, Salvini aveva battuto Bossi con l’82%: in questi giorni ha detto che avrebbe considerato «soddisfacente» un risultato uguale o migliore. Ieri sera ha festeggiato la vittoria partecipando ad alcune feste nella Bergamasca (lì, affluenza al 56%), dopo aver digitato su Facebook un messaggio di ringraziamento perché «abbiamo superato abbondantemente l’80%».

Ieri mattina, però, l’umore era ben diverso. Un’intervista di Fava a Repubblica gli aveva fatto andare di traverso il caffè: l’assessore smonta la battaglia anti-euro («un salto nel buio») dicendo che il leader «mi scade» se si fa fotografare «nella brandina del Cara di Mineo» e ricorda che Matteo «non ha mai amministrato nulla». Replica stizzita del segretario: «Io lavoro perunire».

Poi sono piovute le parole di Bossi e le percentuali. Salvini prende atto. «Umberto faccia i conti con la sua coscienza» risponde, «non ho tempo da perdere con nostalgici o reduci ma non caccio nessuno». Tra una settimana, il congresso di Parma ratificherà i risultati. Poi, Matteo intende voltare pagina. Una volta per tutte. «Da oggi, il primo che dice qualcosa fuori posto si accomoda fuori» chiarisce Salvini. Stamattina, conferenza stampa in via Bellerio. La polemica sull’affluenza rischia di accendere gli animi.

In Liguria il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha conquistato alle primarie il 95% delle preferenze: 250 voti per il segretario federale, solo 16 per l’altro candidato Gianni Fava e due le schede nulle. “L’esito delle primarie conferma che la Liguria e’ compatta con il Capitano, l’unico segretario federale che, in oltre vent’anni di storia del nostro movimento, ha portato la Lega al governo della Regione, con percentuali dell’oltre 20%, e alla conquista di Comuni come Savona. Con Matteo Salvini siamo pronti a conquistare anche Genova, La Spezia e Chiavari, il prossimo 11 giugno”, ha detto Edoardo Rixi, segretario regionale della Lega Nord Liguria, commentando gli esiti del voto.

Le parole di Umberto Bossi prima della chiusura dei seggi leghisti: “Se vince Salvini è finita, io valuterò” 

“Spero che vinca Fava, perche’ se vince Salvini e la porta al Sud, la Lega e’ finita”. Cosi’ Umberto Bossi, che ha votato alle primarie. A chi gli ha chiesto se sia pronto a lasciare il Carroccio in caso di vittoria netta di Salvini, Bossi ha risposto che “ci sono migliaia di fuoriusciti ed espulsi che hanno messo assieme un partito abbastanza grande, attorno a Roberto Bernardelli: io potrei valutare la situazione, sono per continuare la battaglia per la liberazione del Nord”. “Ma prima – ha concluso – vediamo i dati”.

Parlando coi giornalisti, il presidente-fondatore del Carroccio ha detto di “sperare” che la Lega non finisca con la linea di Salvini. “Ma io non mollo – ha aggiunto Bossi – non permettero’ che il Nord venga tradito per qualche sedia in piu’. Oggi il Nord non ha piu’ i soldi per mantenere il Sud”. Secondo l’ex segretario, il problema dell’Italia “non e’ l’euro ma il centralismo romano e italiano”. E a chi gli chiedeva dunque un confronto fra l’alleanza con Marine Le Pen e un’alleanza nuova con Silvio Berlusconi, Bossi ha risposto: “Berlusconi vuole un’Europa in cui ci sia un potere esterno che limiti le spese pazze dell’Italia, i Le Pen invece non erano fascisti all’acqua di rose ma andavano a scoperchiare le tombe degli ebrei, e la mia famiglia e’ sempre stata antifascista”.

IWOBI: CON VITTORIA SALVINI MAI PIU’ SCHIAVI DI BERLUSCONI – “La stragrande vittoria di Matteo Salvini tra i militanti leghisti dimostra che il popolo della Lega condivide le scelte del nostro segretario. Grazie a Salvini siamo diventati il terzo partito italiano e possiamo giocarci la partita per il governo del Paese. Questo risultato zittisce quelle troppe voci nella Lega che rimpiangono il partitino del 3% che andava con il cappello in mano ad Arcore. Liberi di decidere se, in base a programmi chiari, allearci o meno con Berlusconi e Forza Italia. Ma grazie a Salvini segretario non saremo più schiavi di nessuno. Chi non è d’accordo ora stia zitto”. Tony Iwobi, responsabile federale Dipartimento Sicurezza e Immigrazione della Lega Nord, commenta così la netta vittoria di Matteo Salvini alle primarie della Lega Nord.

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