San Severo, marito e moglie trucidati nella loro profumeria forse per vendetta: il figlio di 16 anni aveva ucciso un coetaneo

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Due coniugi pare siano stati uccisi con alcuni colpi di pistola in una profumeria a San Severo in provincia di Foggia e sul caso al momento sta indagando la Direzione distrettuale antimafia.  Le vittime si chiamavano Nicola Salvatore e Isabella Rotondo, i quali pare siano stati uccisi come già abbiamo detto con alcuni colpi di pistola all’interno di una profumeria a San Severo;  secondo gli inquirenti,  si tratterebbe di un omicidio collegato ad un fatto di sangue avvenuto lo scorso mese di ottobre ovvero quando il figlio minorenne della coppia aveva ucciso il coetaneo Mario Morelli a colpi di pistola, molto probabilmente per alcune questioni legate ad una ragazzina contesa.

La Direzione distrettuale antimafia di Bari pare stia indagando su due killer, la cui identità  al momento risulta  sconosciuta;  i due avrebbero fatto irruzione nel negozio e poi hanno aperto il fuoco contro i due coniugi uccidendoli, scappando poi in scooter.  Secondo quanto riferito, inoltre, sembra che Nicola Salvatore fosse un pregiudicato per reati di droga ed elemento di spicco della malavita locale, già scampato ad un altro attentato lo scorso mese di dicembre quando era stato raggiunto da alcuni colpi di pistola all’addome mentre passeggiava per strada.  Marito e moglie pare siano stati  uccisi con armi, quali pistole e mitragliette calibro 9,  e come abbiamo già detto pare si tratti di una vendetta nei confronti del figlio minorenne della coppia, il quale lo scorso mese di ottobre aveva ucciso il diciassettenne Mario Morelli anche lui di San Severo a tirandolo in un agguato dopo una lite per una ragazza.

Il figlio della coppia al momento si trova in carcere, ma gli agenti di polizia non escludono neanche l’ipotesi di un regolamento di conti tra clan che si occupano di estorsioni e spaccio di droga. Il duplice omicidio su cui indagano  gli uomini della Squadra Mobile, pare sia avvenuto in pieno giorno mentre per strada vi erano diverse persone, ma purtroppo sembra non vi siano testimoni disponibili a ricostruire l’accaduto con la polizia e per questo motivo gli investigatori stanno analizzando i filmati di alcune telecamere presenti nella zona, nel tentativo di ricostruire la dinamica e cercare dunque di individuare elementi utili all’identificazione dei killer.

Intervenuto sulla vicenda, il sindaco di San Severo, Francesco Miglio il quale ha dichiarato: “Assistiamo increduli di fronte a un altro terribile evento malavitoso. Un duplice omicidio che scuote i nostri animi, avvenuto in pieno giorno, in una via centralissima e a due passi da un frequentato mercato ortofrutticolo rionale: dobbiamo purtroppo constatare che la delinquenza non si ferma davanti a nulla”.Il sindaco, ha inoltre aggiunto: “San Severo  è spaventata, questo ultimo atto di stampo malavitoso non può passare inosservato: le modalità, il luogo, l’ora. Fatichiamo a credere che possa essere successo”.

La serranda del negozio tirata su da poco, moglie e marito ancora indaffarati a togliersi la giacca e sistemare gli oggetti personali dietro al bancone della profumeria nel centro di San Severo, nel foggiano, quando varcano il portoncino due uomini con i caschi integrali in testa. Non c’è il tempo di dire o fare nulla, sono da poco passate le 10 di ieri mattina quando parte la scarica di mitraglietta calibro 9. I killer non si fermano, svuotano anche i caricatori di due pistole semiautomatiche e i coniugi rimangono sul pavimento esanimi.

Lei, Isabella Rotondo, 55 anni, muore con tre proiettili in corpo. Lui, Nicola Salvatore, pregiudicato di 56 anni, già vittima di un agguato cinque mesi fa, questa volta non ha possibilità di scampo. La raffica della mitraglietta e i bossoli della Beretta lo centrano alle gambe, all’addome e in testa. Nel bagno del negozio c’è la madre ottantenne di Isabella. Forse i killer non lo sanno o forse non importa, perché secondo gli inquirenti l’obiettivo della mattanza è stato centrato. La vendetta è stata compiuta qualunque delle due ipotesi per ora battute sia quella giusta: questioni di malavita locale, che poteva avere conti in sospeso con l’uomo, oppure un «regolamento di conti» nei confronti di entrambe le vittime, in qualità di genitori del 16enne che quasi otto mesi fa uccise un coetaneo per una ragazza contesa.

Gli agenti del commissariato di San Severo e della Squadra Mobile di Foggia hanno lavorato senza sosta. In giornata erano già stati fatti i rilievi della polizia Scientifica in negozio e gli investigatori avevano setacciato la cittadina alla ricerca di testimoni impossibili da trovare nonostante l’agguato sia accaduto in pieno giorno, in una zona centrale del paese e a pochi metri dal frequentatissimo mercato ortofrutticolo. Senza filtri, le autorità politiche hanno parlato di «un muro di omertà» difficile da scalfire che si regge su connivenze e paura.

La polizia ha anche individuato mezza dozzina di pregiudicati appartenenti a gruppi criminali rivali rispetto a quello a cui sarebbe stato affiliato Nicola Salvatore, detto “Nicolin diec e diec”, per la sua particolare camminata con le punte dei piedi rivolte all’esterno. Ai sospettati, gli investigatori hanno eseguito gli stub per cercare tracce di polvere da sparo sulle mani e sui vestiti. Per quelle stesse persone, sono anche state eseguite perquisizioni e svolti interrogatori, sempre nell’ipotesi di un regolamento di conti tra clan in una provincia tristemente nota per essere un covo malavitoso senza Stato.

Il primo pensiero di chi indaga è andato a un altro bruttissimo agguato, quello del 6 ottobre scorso. Il figlio sedicenne di Isabella e Nicola ha confessato di avere ucciso un coetaneo che voleva «rubargli la ragazza». Nella sparatoria, il minore aveva anche ferito gravemente all’addome il fratello della fidanzata, colpevole di parteggiare per il rivale. Accusato di omicidio e tentato omicidio, il ragazzino sarà giudicato con rito abbreviato il prossimo 14 luglio.

Il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, torna a denunciare «la mancanza di sicurezza» e la necessità di avere più forze dell’ordine per le strade di un paese già nel mirino della criminalità. Poche settimane fa avevano sparato contro due camionette della polizia impegnate nell’ordine pubblico e per domani era stato fissato un maxi vertice per fare il punto sulle attività di prevenzione e repressione, un incontro che a questo punto interesserà anche le indagini per il duplice omicidio di ieri.

La crisi delle divise, si allarga anche alle toghe. A Foggia ci sono 18 sostituti procuratori e due aggiunti, venti persone impegnate ogni giorno a combattere 28 clan criminali e oltre 900 affiliati, secondo le stime che il ministero dell’Interno aveva fatto un anno fa. L’Arma ci mette una pezza, istituendo una sezione del Ros alle dipendenze della Dda di Bari, che probabilmente lavorerà molto nel foggiano, area di competenza dell’Antimafia del capoluogo. «Troppe poche risorse» per un territorio che il Tar stesso ha definito «pericoloso» in una sentenza che ribaltava la decisione del prefetto di Foggia di togliere il porto d’armi a un medico impegnato anche in turni di notte. L’8 aprile scorso il tri­bunale aveva scritto che «le par­ticolari caratteristiche del territorio sarebbero motivo suffi­ciente per riconoscere il biso­gno di andare armato». Del re­sto di parla della “Società Fog­giana”, conside­rasi rata la malìa più brutale e sangui­nosa d’Italia. So­no di quattro mesi fa i fermi di ot­to esponenti dell’organizzazione, intercettati nel mettere a punto un piano [lei «sparare in lesta» a un ispet­tore della polizia e bruciargli la macchina.

Il timore ili chi cerea di ammini­strare quei luoghi e che si possa tornare all’anno nero, il 2003, quando ci furo­no 40 omicidi in – 12 mesi. Del re­sto le premesse attuali sono in­quietanti: da set­tembre a oggi, si contano sei omi­cidi, sette tentati e omicidi e una
dozzina di pac­chi bomba fatti esplodere fuori dai negozi della città, coinvol­gendo cittadini comuni, che poco hanno da spartire con la criminalità ma ne restano vitti­me.

La ciliegina sulla torta di una associazione maliosa parti­colarmente feroce è la storia della sua fondazione, avvenuta in un incontro all’hotel Florio – tra Foggia e San Severo – in cui Raffaele Cutolo, nel foggiano per un soggiorno obbligato, il 5 gennaio del 1979 tenne a battesimo la “Società Foggiana”, in­segnando ai suoi affiliati le dina­miche della criminalità orga­nizzata e spiegando il potere dei riti mafiosi.

La città nuovamente scossa da fatti di sangue. Il sindaco Miglio scrive al Ministro Minniti per chiedere risoluto intervento. La reazione dell’on. Bordo

Sarebbe stato “finito” con un colpo di pistola alla testa Nicola Salvatore alias “Nico- lin Diec e Diec” il noto boss sanseverese ucciso in un agguato ieri mattina insieme alla moglie Isabella Rotondo. Il duplice omicidio si è consumato verso le 9,30 all’interno della profumeria “Da Isabella” gestita dalla donna. I due erano soli nell’attività commerciale al momento del fatto di sangue. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto pare che ad agire siano stati due sicari giunti in via Don Minzoni in sella ad uno scooter di grossa cilindrata. Da indiscrezioni la zona sarebbe circondata da telecamere per la videosorveglianza che potrebbero aver immortalato i due autori in azione.

I killer avrebbero utilizzato per compiere la mattanza una mitraglietta, molti i bossoli calibro 9×21 recuperati all’esterno della profumeria. Sul posto allertati dai residenti sono giunti immediatamente gli agenti del locale commissariato che stanno coordinando le indagini in collaborazione con gli uomini della Squadra Mobile di Foggia. Da una prima perquisizione personale effettuata sul cadavere del boss, non è stata rinvenuta alcun arma da fuoco. Questo – affermano gli investigatori – lascia intendere chiaramente che “Nicolin diec e dice” non temeva per la propria vita, nonostante a dicembre dello scorso anno rimase vittima di un agguato insieme ad un altro pregiudicato, in Corso di Vittorio, zona centralissima della città.

Il boss venne raggiunto da un proiettile all’addome, mentre l’altro pregiudicato ad una gamba. Intanto, però, al momento gli inquirenti non escludono alcuna pista investigativa. Potrebbe essere una risposta al terribile omicidio avvenuto il 6 ottobre scorso ad opera del figlio della coppia, un 17enne che attualmente è rinchiuso nel carcere minorile di Bari. Il ragazzino quella sera uccise con alcuni colpi di pistola un coetaneo per questioni sentimentali. Oppure – vista l’efferatezza del duplice omicidio – l’agguato potrebbe essere maturato negli ambienti malavitosi sanseveresi. Nicolin diec e diec era infatti un noto boss della mala locale coinvolto nel blitz “Day Before”, che nel giugno del ‘95 porto’ in carcere 86 persone, componenti dell’organizzazione criminale mafiosa denominata “Società”, dedita al traffico degli stupefacenti ed armi, alle estorsioni ed omicidi. Probabilmente a San Severo gli equilibri tra le diverse batterie criminali vivono un momento di forte tensione.

LA TESTIMONE
Ci sarebbe un testimone, la suocera di Nicolin Diec e Diec scampanata miracolosamente all’agguato mortale avvenuto stamani a San Severo nel corso del quale sono stati ammazzati il boss Nicola Salvatore e la moglie Isabella Rotondo. La donna era nella profumeria quando i due sicari hanno esploso addosso ai due coniugi una sventagliata impressionate di proiettili calibro 9×21. La suocera del boss si è nascosta, forse era in magazzino, pertanto i due attentatori non si sono accorti della sua presenza. Intanto in mattinata gli uomini della squadra mobile di Foggia hanno effettuato sei esami dello stub ad esponenti criminali di San Severo ed hanno interrogato una decina tra parenti ed amici della vittima. Sei i bossoli calibro 9×21 repertati sul luogo della mattanza.

I due come già anticipato sono giunti in sella ad uno scooter di grossa cilindrata ed avevano il volto coperto da casco integrale. Sono nella profumeria ed hanno fatto fuoco attingendo in più parti del corpo i due coniugi. Al momento gli investigatori non escludono alcuna pista: potrebbe essere una risposta al terribile omicidio avvenuto il 6 ottobre scorso ad opera del figlio della coppia, un 17enne che attualmente è rinchiuso nel carcere minorile di Bari. Il ragazzino quella sera uccise con alcuni colpi di pistola un coetaneo per questioni sentimentali. Oppure – vista l’efferatezza del duplice omicidio – l’agguato potrebbe essere maturato negli ambienti malavitosi sanseveresi. Nicolin diec e diec era infatti un noto boss della mala locale coinvolto nel blitz “Day Before”, che nel giugno del ’95 porto’ in carcere 86 persone, componenti dell’organizzazione criminale mafiosa denominata “Società”, dedita al traffico degli stupefacenti ed armi, alle estorsioni ed omicidi. Probabilmente a San Severo gli equilibri tra le diverse batterie criminali vivono un momento di forte tensione.

LA REAZIONE DEL SINDACO DI SAN SEVERO FRANCESCO MIGLIO
La prima, forte, reazione alla vicenda di sangue è quella del sindaco di San Severo, Francesco Miglio, che ha scritto al Ministro dell’Interno Marco Minniti, chiedendo con urgenza, una audizione. «Con riferimento al colloquio telefonico intercorso questa mattina con la S.V. – si legge nella missiva inviata dal primo cittadino sanseverese – rinnovo la richiesta di una audizione con carattere d’urgenza a S.E. Il Ministro dell’Interno sen. Marco Minniti. Solo poche ore fa due persone, marito e moglie, sono state assassinate in una zona del centro cittadino, a due passi da un mercato rionale ortofrutticolo assai frequentato. I malviventi non hanno avuto paura di nulla e tra la gente si sono fatti largo mettendo a segno i loro propositi delittuosi. Negli ultimi giorni due imprenditori sono stati fatti oggetto di gravi attentati, con ordigni esplosivi collocati e fatti esplodere sotto le loro abitazioni.

Per questa pericolosa recrudescenza della criminalità organizzata in città, abbiamo chiesto al Prefetto di Foggia, dott.ssa Maria Tirone, la convocazione del comitato provinciale su Ordine Pubblico e Sicurezza, che si terrà domani. Tali episodi delinquenziali si sono registrati non appena si è attenuata, dopo mesi, la presenza straordinaria delle Forze di Polizia sul territorio. Ci corre l’obbligo reiterare le richieste esposte nel nostro incontro del 28 febbraio u.s., indispensabili per garantire la necessaria vivibilità e ristabilire ordine, sicurezza e legalità nel nostro territorio. Potenziare gli organici delle Forze di Polizia e istituire il Reparto Prevenzione Crimine della Polizia di Stato, appaiono, allo stato dei fatti, assolutamente improcrastinabili».

MICHELE BORDO
“L’emergenza sicurezza si aggrava e impone un ulteriore impegno da parte dello Stato a tutela dell’intera provincia di Foggia”. Lo afferma l’on. Michele Bordo, presidente della Commissione Politiche UE della Camera, dopo aver appreso del duplice omicidio commesso a San Severo. “Il centro dell’Alto Tavoliere è oggi quello della Capitanata con maggiore presenza delle forze dell’ordine, e ciò non ha impedito ai killer di agire in pieno giorno e in una delle zone più popolose e trafficate. Lo Stato, allora, deve forse fare di più nell’attività preventiva oltre che in quella repressiva. E non solo San Severo. Non dimentichiamo che qualche giorno fa a San Marco in Lamis sono stati esplosi colpi di kalashnikov in pieno centro città, che hanno mancato il loro probabile obiettivo e ferito un passante. Bene ha fatto il sindaco di San Severo e presidente della Provincia Francesco Miglio, al quale va la mia solidarietà ed il mio sostegno, a ribadire la richiesta di potenziare stabilmente l’organico delle forze dell’ordine in provincia di Foggia – conclude Bordo – tornata ad essere una delle aree meno sicure del Sud Italia”.

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