Ritrovata donna scomparsa a Brescia

E’ stata ritrovata nella giornata di ieri Sara Capoferri, ovvero la 37enne bresciana che mancava da casa dallo scorso martedì 21 febbraio. La donna è tata ritrovata in un paese dell’hinterland dai carabinieri, un paese dove sembra abbia trascorso gli ultimi giorni; Sara è stata ritrovata in buone condizioni fisiche. Come abbiamo anticipato la donna è stata ritrovata dai carabinieri grazi ad una segnalazione pervenuta tramite i socia, effettuata da un giovane ragazzo il quale nella mattinata di ieri è entrato nel bar di Rezzato ed ha riconosciuto Sara Capoferri, poi dopo un pò, il giovane non ha deciso di chiamare subito i carabinieri ma ha aperto il profilo Facebook della 37enne di San Pancrazio di Palazzolo, utilizzato in questi giorni dalla sorella Monia per lanciare appelli ad amici e conoscenti. Il giovane, dunque, avrebbe contattato la sorella scrivendo: “So dov’è Sara. Contattami“; trascorso un pò di tempo, avrebbe risposto il padre di Sara scrivendo appunto “Sono suo padre, se sai qualcosa dimmelo“, e così sono iniziati i controlli tra il padre ed il giovane e dunque il signor Antonio, avendo capito che si trattava di una segnalazione fondata ha deciso di contattare i Carabinieri i quali hanno avviato immediatamente le ricerche della donna, ritrovata in compagnia di un uomo molto probabilmente conosciuto in questi giorni, vicini ad un’auto che era rimasta bloccata nel fango.

“Mi sono allontanata perché volevo liberarmi. Ho capito che ero in una spirale da cui non riuscivo a uscire. Chi mi è più mancato è stata mia figlia. Ora, però, mi rendo conto anche dell’importanza di mia sorella e dei miei nipotini, nonché di tutti gli altri famigliari”, sono queste le parole dichiarate da Sara Capoferri fuggita nella notte tra martedì 21 e mercoledì 22 febbraio. “Quando ho lasciato la mia auto vedevo tutto nero. Ero sconvolta. Ho camminato per moltissime ore tra i campi. A Lograto ho preso un bus per Brescia e poi il tram per Rezzato”, ha aggiunto Sara. L’uomo con il quale la donna è stata ritrovata, è un giovane ragazzo di colore di nome Keyta, il quale dal racconto della stessa, l’avrebbe notata alla fermata, spaesata e stremata visto che non mangiava da diverse ore, e così sembra l’abbia fermata chiedendole se avesse fame, Sara ha risposto si e così le ha offerto una cena, nel corso della quale le ha chiesto cosa le fosse accaduto.

Da giorni la donna è stata ospite a casa del ragazzo di colore, e come ha riferito la donna grazie a lui può dire di essere rinata. Intervnuta nel corso della giornata di ieri anche Monia, la sorella di Sara la quale ha dichiarato: “Nel momento in cui ho letto quello che ha scritto il ragazzo, che si chiama Cristian, l’ho contattato nel frattempo i carabinieri ci stavano ascoltando. Mi ha detto di averla vista venerdì sera in un bar del suo paese. Così ci siamo accordati per vederci. Mi sono recata a Rezzato insieme agli uomini dell’Arma, che ringrazio per il lavoro incredibile che hanno fatto“.

Giorni di tensione per la famiglia della 37enne, la cui auto era stata ritrovata bruciata in un capo a Berlingo, sempre nel Bresciano, incendio che secondo i primi accertamenti dei carabinieri, sarebbe stato provocato da un cortocircuito al motore. Inoltre, dagli accertamenti, sembra che non si tratta della prima volta che la donna fa perdere le sue tracce, scomparendo dal proprio paese ed anche in questo caso si è allontanata volontariamente, trascorrendo gli ultimi giorni a Rezzato, dove poi è stata ritrovata nella giornata di ieri.

Potere dei social, che tornano utili anche per rintracciare chi non vuole farsi rintracciare. Ieri mattina qualcuno entra in bar di Rezzato riconosce Sara Capoferri. Poco dopo un ragazzo straniero, telefonino in mano, non chiama i Carabinieri, ma apre il profilo Facebook della 37enne di San Pancrazio di Palazzolo, scomparsa dal 21 feb­braio, utilizzato in questi giorni dalla sorella Monia per lanciare appelli ad amici e conoscenti e scrive: «So dove è Sara. Contat­tami». Sono passate da poco le 11. Dopo un’ora gli risponde Pier Antonio Capoferri: «Sono suo padre, se sai qualcosa, dimme­lo».

Iniziano così i contatti in privato e papà Antonio, intuito che si potesse trattare di una segnalazione fondata, chiama i Carabinieri. Nei dintorni di Rez­zato si apre una battuta di ricer­che intensa che si conclude in una zona di campagna alle 17,30. È qui che i militari trovano Sara in compagnia di un uo­mo, probabilmente conosciuto in questi giorni,vicini ad un’au­to rimasta impantanata nel fan­go. Si chiude così la vicenda che per 12 giorni ha tenuto in ap­prensione i familiari di Sara Capoferri e ha mobilitato per le sue ricerche decine e decine di persone, sommozzatori dei Vi­gili del Fuoco, Carabinieri con i cani molecolari, giunti appositamente da Firenze, l’equipag­gio dell’elicottero dell’Arma ar­rivato da Orio.

La 37enne, ma­dre di una ragazza di 16 anni, non dava notizie di sé dal 21 feb­braio, dopo aver trascorso la se­rata in compagnia di amici in alcuni locali della Franciacorta fino a tarda notte, nonostante due telefonate fatte alla figlia che l’aspettava a casa dei nonni a Sarnico, per avvertirla del suo imminente arrivo. Invece lei a Sarnico non è mai arrivata e il suo telefono non è stato più rag­giungibile.

Quando è stata ritrovata ieri pomeriggio è apparsa subito in buone condizioni. So­lo per precauzione è stata ac­compagnata in ospedale per una visita medica che accertas­se il suo stato di salute. In pochi minuti è stata visitata e dimes­sa, senza la necessità di cure mediche. Poco dopo, nella ca­serma dei Carabinieri della Compagnia di Chiari, dove l’ha raggiunta la sorella, è stata in­terrogata per spiegare il perché di questa fuga, come, dove e con chi abbia trascorso questi giorni di allontanamento volon­tario. Gli investigatori, in prima battuta, hanno ipotizzato che proprio Rezzato sia stato il «ri­fugio» della 37enne.

Da chiarire anche l’incendio della sua auto, ritrovata in fiamme il giovedì pomeriggio successivo alla sua scomparsa. In realtà la sua Nis­san Micra era già stata notata il giorno prima, parcheggiata a ri­dosso del muro di cinta della cava Gatti. E qualcuno aveva notato anche lei, a poche ore dalla sua scomparsa. Cappotto e ve­stito scuro, stivali beige, altezza un metro e settanta. Capelli ca­stani e occhi marroni. Il suo identikit era stato diffuso, corredato di foto, su quotidiani e social. Di Sara si era persa ogni traccia. Ricostruire i suoi ultimi movimenti non è stata cosa da poco per i Carabinieri che han­no tracciato una mappa tra Iseo, Sarnico, Ospitaletto, fino a Gussago, dove si erano estese le ri­cerche nelle ultime ore. Temen­do il peggio, per giorni sono stati scandagliati i due laghetti artificiali, ex cave di ghiaia, po­co distanti dal luogo del ritrova­mento della sua auto, mentre i cani molecolari erano impegna­ti a fiutare eventuali tracce di Sara. Apprensione crescente tra i familiari che ormai erano pronti alla peggiore delle noti­zie, dopo tutte le ipotesi fatte sulla scomparsa di Sara, qual­che problema di alcool e droga e due tentativi di suicidio alle palle che da casa si era allonta­nata altre due volte. «Mi sono tolto l’angoscia, ma sono arrab­biato — dice papà Pier Antonio — poteva almeno fare una tele­fonata. Credo che le conseguen­ze saranno gravi, ma dovrà as­sumersi le sue responsabilità». A Sara potrebbe essere conte­stato il reato di procurato allar­me.

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