Sara strangolata e data alle fiamme, chiesto l’ergastolo per l’ex fidanzato. L’accusa: «Nessun cenno di pentimento»

La collanina d’oro con la scritta «Sara», una sciarpa rossa di seta e un sorriso di circostanza hanno protetto mamma Concetta per tutta l’udienza. Ma la consolazione è arrivata ieri poco dopo le tre del pomeriggio: ergastolo. La procura di Roma, ha chiesto il massimo della pena per Vincenzo Paduano, il vigilante di 27 anni che a maggio ha strangolato e dato alle fiamme in via della Magliana Sara Di Pietrantonio, l’ex fidanzata, una ventenne biondina e minuta, uccisa perché aveva deciso di aprirsi a un nuovo amore. «In questi mesi da parte di Paduano non è arrivato alcun cenno di pentimento e volontà di chiedere perdono», ha spiegato il pm Maria Gabriella Fazi dopo quattro ore di requisitoria a porte chiuse nel corso dellle quali ha ricostruito la premeditazione delfomicidio, i pedinamenti, le minacce, l’orrore di quella notte in cui Sara, a un passo da casa, viene bloccata con l’auto, costretta a scendere per essere poi strattonata, inseguita e stretta con una morsa al collo, e alla fine bruciata con alcol e accendino mentre esalava gli ultimi respiri.

ASSENTE

Mamma Tina era in aula. Vincenzo Paduano invece non si è presentato. Ha scelto di mandare solo i legali che hanno proposto il rito abbreviato, nella speranza di spuntare uno sconto di pena. «È un vigliacco – dice la mamma di Sara – Non mi aspettavo di vederlo. Non ha mai chiesto perdono, neanche scusa». La signora ha rivisto l’imputato, il ragazzo a cui preparava il caffè a casa, solo in video quando l’accusa ha proiettato il filmato in cui si vedevano le sagome di Vincenzo e quella di Sara, non lontano da un lampione: lui che la insegue con una tanica in mano e lei che cerca di divincolarsi, di chiedere aiuto. La mamma di Sara ha pianto. Ma quelle immagini sono servite a spiegare al gup Gaspare Sturzo che l’omicidio è stato solo l’ultimo tassello di un delitto pianificato. Nell’ultima settimana, Vincenzo Paduano, infatti, sembrava sparito dalla vita di Sara. In realtà era diventato la sua ombra. La inseguiva da casa all’università, fino all’abitazione del nuovo ragazzo di lei. E viceversa. Ogni passaggio è rimasto registrato nel Gps montato sulla sua auto.

Ma a spingere il pm a chiedere il  massimo della pena (sollevata solo dall’isolamento diurno per la scelta del rito) per omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà, minorata difesa della vittima, distruzione di cadavere, incendio, c’è un altro particolare. L’assassino, che ha sempre fatto dichiarazioni parziali, a poche ore dal delitto aveva scritto sulla sua pagina Facebook un proclama carico di odio: «Quando il marcio è radicato nel profondo. Ci vuole una rivoluzione, tabula rasa, diluvio universale». Paduano non sopportava l’idea della fine della storia d’amore con Sara. Soprattutto voleva fare “tabula rasa”, come ha scritto, appunto, perché lei ne aveva cominciata un’altra. Il fidanzato deluso e ranco-roso monitorava ossessivamente il profilo whatsApp di lei per ricostruirne gli spostamenti, la corteggiava e minacciava su Facebook.

Un assassino lucido, ma distratto. Per non lasciare traccia dei suoi spostamenti, quella notte, il vigilantes aveva lasciato il telefonino in carica al lavoro, in un palazzo all’Eur, ed era uscito a caccia di lei, come ha provato un altro filmato trasmesso in auto. Dimenticandosi però del Gps montato sulla vettura. La sentenza è prevista per il 5 maggio, ma potrebbe persino essere anticipata. La madre di Sara ci sarà: «Perché sono forte? Lo devo a mia figlia. Troppe dolore e bugie. Occorre giustizia». Dopo l’arresto, Paduano aveva raccontato al procuratore aggiunto Maria Monteleone, una versione che non ha mai convinto gli inquirenti: «Non ho aggredito Sara, le sono corso dietro e abbiamo litigato. Non ho capito niente, volevo spaventarla. Sono un mostro. Avrei voluto stare al suo posto. Avevo versato tutto l’alcool in macchina ma Sara si era sporcata e quando ho acceso una sigaretta mentre stavamo continuando a discutere, c’è stata una fiammata. Me ne sono andato perché mi vergognavo».

La Procura contesta anche i reati di stalking, distruzione di cadavere, danneggiamento e incendio dell’automobile a bordo della quale viaggiava la Di Pietrantonio Reati compiuti in una tragica notte di fine primavera dello scorso anno, quando Paduano decise di mettere in pratica le continue minacce di morte nei confronti di Sara.

Non sopportava l’idea che la giovane, studentessa universitaria, potesse frequentare qualcun altro. E così, in preda alla rabbia – come ammise ai poliziotti al termine di una lunga notte di interrogatorio – fuggì via dopo avere ucciso Sara. Fuga ripresa da alcune telecamere presenti su quel tratto di strada. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, quella notte la ragazza decise di vedere il suo ex fidanzato per l’ultima volta, per mettere la parola fine a una storia più che tormentata, culminata nelle continue minacce, fisiche e verbali, del 27enne vigilante. In base all’impianto accusatorio, inoltre, Paduano un paio d’ore prima di uscire di casa scrisse su Facebook la frase «Quando il marcio è radicato nel profondo ci vuole una rivoluzione, tabula rasa, diluvio universale». In una conversazione, poi, è la stessa Sara a chiedere al suo ex: «Perchè vuoi uccidermi?»

Sono ormai diversi giorni che non si fa altro che parlare dell’omicidio di Sara Di Pietrantonio, la giovanissima studentessa di soli 22 anni brutalmente uccisa in via della Magliana la notte di sabato scorso e per il cui omicidio si trova attualmente in carcere l’ex fidanzato Vincenzo Paduano.

Nelle ultime ore però ecco che sono emersi nuovi inquietanti particolari sulla morte della ragazza e nello specifico è emerso che la giovanissima Sara, proprio una settimana prima della sua morte, era già stata aggredita dall’ex fidanzato che l’aveva strattonata e spaventata e stando a quanto raccontato dal gip Paola Della Monica nell’ordinanza, sembrerebbe essere stato lo stesso Vincenzo Paduano a raccontare di avere aggredito l’ex fidanzata una settimana prima della tragedia. Il ragazzo avrebbe nello specifico raccontato che, non ricevendo alcuna risposta ai suoi messaggi da parte di Sara, ha deciso di raggiungerla e parlarle ma una volta sul posto ha visto la giovane in compagnia dell’attuale fidanzato, Alessandro Giorgi, motivo per il quale l’avrebbe afferrata per un braccio strattonandola e costringendola a parlare con lui. E proprio tutto ciò aveva fatto agitare la ventiduenne che aveva raccontato l’episodio ad un’amica non nascondendo la profonda agitazione e la paura provata. E proprio l’amica della giovane, Francesca Amicizia sempre nell’ordinanza, ha confermato che proprio Paduano avrebbe assistito ad un bacio fra Sara e il nuovo fidanzato Alessandro in seguito al quale l’avrebbe minacciata di fargliela pagare.

Proprio nel corso dell’interrogatorio Paduano ha voluto precisare che non si è assolutamente trattato di un gesto premeditato e si è definito un mostro che ha perso la testa. Il giovane ha nello specifico affermato “Contesto che si sia trattato di un gesto premeditato. Non saprei ricostruire perfettamente la scena. Mi sono state proposte delle ipotesi su come potrebbe essere andata la vicenda, io ne ho in mente varie, non so quale sia quella vera. Faccio uso di cannabis. Non mi è chiaro quanto accaduto. Sono certo che non era un gesto premeditato perché mai avrei voluto farle del male”.

L’indagato ha poi proseguito affermando che non ha aggredito l’ex fidanzata sottolineando che quest’ultima era scappata dall’automobile in quanto lo stesso aveva già aperto la bottiglietta di alcol e l’aveva versata nella macchina, e ha poi continuato affermando “Non era mia intenzione. Abbiamo litigato. Non ho capito niente, volevo spaventarla. Sono un mostro,ho fermata, abbiamo continuato a discutere… Ho perso la testa e basta. Avevo versato tutto l’alcol in macchina ma Sara si era sporcata. Non ho colpito Sara. Sono scappato, mi vergognavo. Ho acceso una sigaretta, eravamo vicini, stavamo continuando a discutere, c’è stata una fiammata. Me ne sono andato. Mi vergognavo”Le parole pronunciate da Vincenzo Paduano non hanno però convinto il gip il quale ha ribadito che il corpo di Sara è stato proprio il bersaglio del gesto compiuto, volutamente, da Paduano definendolo inoltre una persone del tutto inaffidabile.

In un’aula giudiziaria delWisconsin, durantel’audizione del padre di una delle vittime, il serial killer ha mantenuto un sorriso beffardo durante il racconto di Van Terry, padre della 18enne Shirelda rapita e uccisa da Madison. Un gesto che l’uomo non ha tollerato scagliandosi contro l’assassino.Forse nonarriveremo a questo, però la tentazione può anche venire. Vincenzo Paduano, l’ex fidanzato di Sara Di Pietrantonio, uccisa e bruciata dentro la sua auto proprio dalla guardia giurata che non aveva accettatola rottura della relazione, già una settimana prima aveva aggredito la giovane. E nessuno lo ha fermato.

IL PRECEDENTE A raccontarlo agli inquirenti è stato lo stesso assassino reo confesso e il particolare emerge dalla lettura dell’ordinanza emessa dal gip che ha convalidato l’arresto, ma non ha avvalorato la tesi della premeditazione. Un particolare, quest’ultimo, che fa discutere, tanto che la Procura di Roma è fermamente determinata ad ottenere anche questo capo d’imputazione. Paduano ha descritto «quanto accaduto la settimana precedente»,quando «non ricevendo risposta da Sara ai suoi messaggi, l’aveva raggiunta trovandola in compagnia» del nuovo fidanzato e, «con forza, strattonandola per un braccio l’aveva costretta a parlare con lui, fatto che, come dichiaratogli dalla stessa Sara, le aveva generato uno stato di agitazione». Vincenzo,avendo assistito a un bacio fra Sara eil suo nuovo fidanzato, «aveva assicurato che, in qualche modo, gliela avrebbe fatta pagare».

Il particolare emerge dal racconto di un’amica di Sara,che ne aveva raccolto le confidenze, in base a quanto scrive il gip. L’amica ha anche raccontato che Sara «aveva di recente cambiato password di accesso a Facebook augurandosi che Vincenzo, esperto di informatica, non riuscisse ad azzeccare anche quella». Elementi, quest’ultimi, più che sufficienti, anche per chi non mastica codici e sentenze, per sostenere l’idea della premeditazione. Vincenzo voleva uccidere. Vincenzo voleva colpire lei. Vincenzo voleva. Non è stato un raptus, né un momento di follia. L’omicidio di Sarà è stato l’ultimo tragico atto di un copione scritto e pensato nei giorni precedenti. Magari a partire proprio da quella aggressione di sette giorni prima. Una tesi, quest’ultima, suffragata dalla stessa ordinanza di convalida del fermo di Paduano. «Il corpo di Sara è stato, volutamente, bersaglio del gesto compiuto da Paduano», scrive il gip Paola Della Monica nel dispositivo del Tribunale penale di Roma, «deve ritenersi che il liquido infiammabile sia stato utilizzato quando Sara non era più a bordo dell’auto e quindi deve concludersi che ella non può essersi sporcata accidentalmente mentre era a bordo dell’auto, come dichiarato dall’indagato». «Ugualmente inverosimile»,scrive ilgip,«è l’affermazione che poi gli indumenti della ragazza abbiano preso fuoco a causa dell’accensione di una sigaretta». Niente di casuale, dunque.

LA DIFESA Eppure dal documento del giudice emerge che Paduano ribadisce che l’omicidio «non è un gesto premeditato», che mai avrebbe «voluto farle del male» e che «la bottiglietta di alcol serviva per bruciare l’auto di Alessandro». Di quella notte dice di «non ricordare nulla», o meglio di avere «un’immagine abbastanza chiara fino all’arrivo sotto casa di Alessandro, poi non più». «Ho dato una versione nei giorni scorsi, probabilmente ne darò altre. Mi sono state proposte ipotesi su come potrebbe essere andata la vicenda, io ne ho in mente varie no so quale sia quella vera. Faccio uso di cannabis» (gli sono stati sequestrati 50 grammi di hashish). «Mi hanno detto che potrei averla pestata, strangolata, in centrale mi hanno proposto questa cosa della sigaretta, quella di averle dato fuoco, o addirittura che l’avrei investita con la macchina», dice. Secondo il gip, sia che menta o che abbia rimosso l’accaduto, la guardia giurata resta «una persona inaffidabile».Subito dopo l’omicidio Vincenzo «è rientrato al lavoro facendosi trovare da un collega intento a leggere un libro in condizioni di apparente serenità».Non siamo nel Wisconsin, siamo a Roma. Ma al processo, di fronte alla «serenità» di Paduano, una reazione simile a quella del padre di Shirelda sarebbe più che comprensibile.

Si contraddice, lo smentiscono le prove, lo inchiodano i risultati inconfutabili delle indagini. Vincenzo Paduano, in carcere per avere ucciso Sara e averle dato fuoco, dice di non ricordare, annuncia che fornirà nuove ricostruzioni dell’orrore. Ma per il gip Paola Della Monica non ci sono dubbi: potrebbe uccidere ancora. «Una personalità inquietante», sabato notte, prima di strangolare Sara, e bruciarla, ha lasciato il cellulare per non essere “tracciato”. Una circostanza, sottolineata dal gip, che stride con il mancato riconoscimento della premeditazione. Ossessionato dalla gelosia, il 21 maggio, una settimana prima di ucciderla, aveva strattonato Sara, l’aveva costretta ad appartarsi con lui per parlare. La ragazza, però, non aveva capito. Sabato, poche ore prima di morire, ignara, aveva detto alla mamma: «Vincenzo sta soffrendo, è una brava persona».
PERICOLOSO
Per il gip la gelosia «causa scatenante è stata la manifestazione di una volontà punitiva nei confronti della vittima». Paduano non ha ri- pensamenti: dopo il delitto rientra al lavoro, il suo collega racconta: «Alle 4,50 circa sono arrivato ho trovato Paduano sereno, intento a leggere un libro, abbiamo preso un caffè insieme». Si era appena allontanato dal corpo di Sara in fiamme. Scrive il gip: «Sia nell’ipotesi che Paduano stia mentendo, sia nell’ipotesi in cui egli abbia effettivamente attivato un processo di rimozione, in ogni caso, è una persona totalmente inaffidabile, rispetto alla quale l’unica misura adeguata a contenere il rischio di recidiva è il carcere, stante l’evidente impossibilità di fare affidamento sulla capacità di autodeterminazione dell’indagato». Potrebbe fuggire, ma non solo. L’indagato deve essere sottoposto a un controllo continuativo, né i domiciliari né il braccialetto elettronico lo consentirebbero, le modalità del delitto, per il gip, «rivelano l’assoluta incontrollabilità degli impulsi. Rispetto a tali pulsioni, il dispositivo di controllo consentirebbe unicamente di segnalare l’allontanamento dell’inda- gato dall’abitazione ma non certo la localizzazione e, comunque, un
intervento tanto tempestivo da scongiurare il rischio di commissione di altri reati».
Davanti alle testimonianze degli amici di Sara, Paduano non ha potuto negare: «Tra il 21-22 maggio io e Sara ci siamo visti sotto casa sua, non avevamo molto tempo a disposizione, tanto che io le ho chiesto se ci saremmo rivisti dopo. Sara mi aveva detto che doveva riaccompagnare l’amica a casa e, se non fosse stato molto tardi, ci saremmo incontrati per fumare una sigaretta. Abbiamo parlato per non più di mezz’ora. Poi sarei andato al lavoro, e verso le 3 di notte, le ho mandato un messaggio, chiedendole, in maniera retorica, se non fosse più passata, lei non mi ha risposto. Io mi sono preoccupato e ho chiamato Martina, poi Alessandro (il nuovo fidanzato). Martina mi ha risposto che Sara l’aveva appena lasciata e così sono andato sotto casa di Martina. Lì ho trovato Sara che parlava con Alessandro, io ho chiesto, e poi intimato, a Sara di salire in macchina per parlare con me. Ho preso Sara per un braccio e l’ho fatta salire in macchina. Poi lei è tornata a piedi da Alessandro e anche io mi sono avvicinato. Ho chiesto ad Alessandro perché non mi avessero detto la verità»
TANTE VERSIONI
«Non saprei ricostruire perfettamente la scena, ho dato una versione nei giorni scorsi, probabilmente ne darò altre. Mi sono state proposte delle ipotesi su come potrebbe essere andata la vicenda, io ne ho in mente varie, non so quale sia quella vera». Un dato è certo: non ha spruzzato l’alcol addosso a Sara per spaventarla, mentre discutevano in macchina, come ha sostenuto. Nelle immagini che hanno ripreso l’orrore, si distinguono le due figure: scendono dall’auto, la Aygo della ragazza che si è fermata dopo essere stata speronata e sulla quale Paduano è salito. Paduano si avvicina all’altra macchina, prende qualcosa: è la bottiglia di alcol. L’indagato torna indietro, poi l’Aygo prende fuoco. Sono gli istanti in cui Sara tenta di fermare le auto di passaggio. Per lei non ci sarà scampo: 150 metri di corsa, lui la raggiunge, la afferra per i capelli, da dietro le stringe il collo con il braccio, lei cade. Paduano le dà fuoco «per nascondere le prove», entra in macchina e va via mentre Sara brucia.

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