Savona shock, l’anestesista è donna l’uomo spalleggiato dalla moglie rinuncia all’operazione

E’ accaduto all’ospedale San Paolo di Savona. I sanitari sbalorditi e sconcertati. La vicepresidente della Regione: “Nel sistema sanitario professionisti che offrono prestazioni di altissimo livello”. Il sindaco: “Inconcepibile”

Una scena davvero riprovevole quella accaduta ad alcuni sanitari dell’ospedale di Savona: Un uomo doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico inguinale era tutto pronto camera operatoria, staff, e anestesisti. Paziente venuta a conoscenza che l’anestesista fosse stata una donna, ha rifiutato l’operazione affermando di non voler farsi addormentare da una donna.

È accaduto all’ospedale San Paolo di Savona, come si può immaginare inevitabilmente il comportamento del settantenne il quale era accompagnato dalla moglie ha innescato i numeri voli polemiche. Addirittura al paziente ha deciso drasticamente di fermare l’operazione ed ha firmato sotto sua responsabilità le dimissioni al ricovero.

Non mi faccio operare con una anestesista donna – ha detto l’uomo appoggiato dalla moglie – nulla di personale, ma dicono le anestesiste del San Paolo non sono brave”. Il caso ha mandato su tutte le furie Brunello Brunetto il primario di anestesia e rianimazione. “Quanto accaduto e’ molto grave. Chi lavora nel mio gruppo gode della mia fiducia senza distinzione di sesso. Anestesisti e rianimatori sono adeguati al ruolo che sono chiamati a svolgere“. Per il sindaco Ilaria Caproglio “E’ un caso assurdo”. Per l’assessore regionale alla Sanita’ Sonia Viale “cio’ e’ inaccettabile”.

La sala operatoria, tra l’altro, era già pronta, il chirurgo e la sua equipe anche, ma il paziente ha detto un sonoro no. Restando in stanza con la moglie si è categoricamente rifiutato di farsi operare, perché non voleva una anestesista donna. Senza parole e sbigottiti i sanitari, che non sono in nessun modo riusciti a convincerlo. Al chirurgo che era andato a salutarlo e a incoraggiarlo, il paziente ha detto: “Scusi chi e’ l’anestesista?“. Alla risposta il paziente ha sentenziato: “Non mi opero, firmo e torno a casa. Nulla di personale, ma dicono che le anestesiste non sono brave al San Paolo“,

L’anestesista uomo non c’era, e dunque l’intervento e’ stato annullato. “Trovo assurdo che si possa rifiutare un trattamento sanitario a causa di pregiudizi di genere o sulla base di voci infondate“, ha detto il sindaco Caprioglio. “Da primo sindaco donna della citta’ sono particolarmente colpita: a nome mio e dell’amministrazione comunale esprimo solidarieta’ all’anestesista e stima alle professionalita’ dell’ospedale“. Solidarieta’ all’anestesista anche dall’assessore regionale Viale. “Voglio esprimere la mia piena solidarieta’ all’anestesista. Si tratta di un gesto che non puo’ essere accettato. Ancor piu’ grave in questo caso, perche’ il paziente ha rifiutato le cure“. per la deputata di Forza Italia Elena Centemero il caso “la dice lunga su quanto i pregiudizi e gli stereotipi di genere siano ancora radicati nel nostro Paese”.

Legge sul diritto delle donne a estirpare la violenza maschilista
La Legge 5/2008, del 24 aprile del 2008, sul diritto delle donne a estirpare la violenza maschilista stabilisce e garantisce un insieme di diritti atti a restituire il progetto di vita alle donne che si trovano in una situazione di violenza maschilista.
Obiettivo della legge
• Estirpare la violenza maschilista e rimuovere le strutture sociali e gli stereotipi culturali che la mantengono in vita.
• Stabilire delle misure integrali di prevenzione, rilevazione e sensibilizzazione con il fine di estirparla dalla società.
• Riconoscere i diritti delle donne che la subiscono all’attenzione, l’assistenza, la protezione, il recupero e la riparazione integrale.
Definizione della violenza maschilista
La legge esprime la definizione giuridica di violenza maschilista come la violenza che viene esercitata contro le donne quale manifestazione della discriminazione e della situazione di disuguaglianza nel quadro di un sistema di relazioni di potere degli uomini nei riguardi delle donne:
Forme di violenza maschilista
La violenza maschilista nei riguardi della donna può essere esercitata, in forma puntuale o reiterata, in una delle forme descritte di seguito.
• Violenza fisica si tratta di qualsivoglia atto o omissione di forza con il risultato o il rischio di produrre una lesione fisica o un danno.
• Violenza psicologica: si tratta di qualsivoglia condotta o omissione intenzionale che produca una discriminazione o una sofferenza per mezzo di minacce, umiliazione, vessazioni o insulti, tra le altre cose.• Violenza sessuale e abusi sessuali: si tratta di qualsivoglia atto di natura sessuale non consentito dalle donne indipendentemente dal fatto che la persona che aggredisce possa mantenere con la donna una relazione coniugale, di coppia, affettiva o di parentela.
• Violenza economica: si tratta della privazione intenzionata e non giustificata delle risorse e la limitazione della disposizione delle risorse proprie o condivise nell’ambito famigliare o di coppia.
Ambiti della violenza maschilista
La violenza maschilista si può manifestare in alcuni degli ambiti
descritti di seguito.
• Ambito di coppia si tratta della violenza perpetrata contro una donna da parte di un uomo che ne è o ne è stato il coniuge o che ha mantenuto con la stessa delle relazioni affettive simili.
• Ambito familiare: si tratta della violenza esercitata contro una donna e perpetrata da membri della sua stessa famiglia.
• Ambito lavorativo: si tratta della violenza che si può produrre sul posto di lavoro e durante la giornata lavorativa o al di fuori di questo ambiente, sempre che sia in relazione con il lavoro, e può adottare due diverse tipologie, che sono la discriminazione sessuale e le molestie sessuali.
• Ambito sociale o comunitario: comprende le aggressioni sessuali, il traffico e lo sfruttamento sessuale di donne e bambine, la mutilazione genitale femminile o il rischio di subirla, i matrimoni forzati, la violenza causata da conflitti armati e la violenza contro i diritti sessuali e riproduttivi.
identificazione della violenza maschilista
Per esercitare i diritti riconosciuti alle donne, la legge allarga il ventaglio degli strumenti d’identificazione della violenza maschilista:
• Sentenza di qualsivoglia ordine giurisdizionale, anche nel caso in cui non sia passata in giudicato
• Ordine di protezione in vigore
• Rapporto dell’Ispezione del Lavoro e della Previdenza Sociale
• Qualsivoglia misura cautelare giudiziaria
• Attestato delle forze dell’ordine e dei corpi addetti alla sicurezza
• Rapporto medico o psicologico del centro sanitario

• Rapporto dei servizi sociali d’attenzione primaria, dei servizi d’accoglienza e recupero, dei servizi d’intervento specializzato e delle unità specializzate delle forze dell’ordine e dei corpi di sicurezza
• Rapporto dell’Istituto Catalano delle Donne
Politiche pubbliche
Tra le misure delle politiche pubbliche stabilite dalla legge per estirpare la violenza maschilista, vanno sottolineate quelle riportate di
seguito:
• Assicurare la ricerca nell’ambito universitario e specializzato nonché la diffusione della conoscenza nei riguardi della violenza maschilista in tutti gli ambiti sociali.
• Sviluppare periodicamente degli interventi d’ nformazione e sensibilizzazione sociale che siano destinati a prevenire e ad eliminare la violenza maschilista, in linea con le particolarità territoriali, culturali, religiose, economiche, sessuali e personali della popolazione.
• Stabilire delle linee di sostegno destinate all’organizzazione ed all’esecuzione degli interventi di prevenzione che sono stabiliti dalla legge.
• In materia di ilevazion , viene stabilito l’obbligo d’intervento da parte degli addetti (in particolare quelli della salute, dei servizi sociali e dell’educazione) nei casi in cui vengano a conoscenza di una situazione di rischio o d’evidenza con fondamento di violenza maschilista.
• Formare ed abilitare tutti gli addetti che intervengono nei procedimenti relativi alla violenza maschilista: personale sanitario, forze di polizia, operatori giuridici, ordini professionali, organizzazioni sindacali ed imprenditoriali, tra gli altri. La formazione deve comprendere dei programmi di supporto e assistenza per gli addetti coinvolti nel trattamento della violenza.
• Nei mezzi di comunicazione sociale si renderà necessario promuovere accordi di autoregolazione con criteri di orientamento in merito al trattamento della violenza ed alla rappresentazione delle donne, favorire contenuti che mostrino palesemente i diritti effettivi delle donne e proibire la creazione e la diffusione di contenuti ed annunci pubblicitari che giustifichino, banalizzino o incitino alla violenza maschilista.

Nel sistema educativo viene stabilito un modello che si basa sulla coeducazione che deve garantire ai centri d’insegnamento una formazione integrale che porti a diminuire il sessismo, con interventi di revisione degli ambiti di curriculum accademico e degli studi universitari, nonché con la formazione e la abilitazione del professorato.
• Protezione nei riguardi delle molestie sessuali e della discriminazione per ragioni sessua nell’ambito lavorativo e sociale, per mezzo della promozione di condizioni di lavoro atte a prevenire, riparare e sanzionare i predetti comportamenti, con l’accordo degli agenti sociali. Le imprese che richiedano sovvenzioni della Generalitat avranno l’obbligo d’indicare i mezzi che vengano messi in essere al fine di prevenire, rilevare questi casi ed intervenire nei loro centri di lavoro. Il mancato uso o l’uso non adeguato di questi mezzi costituirà una causa di mancata concessione o di revoca della sovvenzione.
• Creazione del Centro di Studi, Ricerca e Abilitazioni quale strumento permanente per gli studi e la ricerca, che promuova la formazione e l’abilitazione di tutti gli addetti in materia di violenza maschilista.
• Creazione della Commissione Nazionale per un Intervento Coordinato che serva a coordinare le politiche e le misure adottate e ne garantisca l’effettività.
• Approvazione, da parte del Governo, dei programmi d’intervento integrale , che rimarranno in vigore per quattro anni e nei quali verrà riportato l’insieme degli obiettivi e delle misure atte a estirpare la violenza maschilista.
• Creazione dei protocolli per un intervento coordinato che devono definire le formalità e la successione degli atti per una corretta esecuzione delle politiche e delle misure adottate.
• Partecipazione degli enti locali e dei consigli e le associazioni di donne, per la definizione e la valutazione delle politiche pubbliche contro la violenza maschilista.

Diritti delle donne
in situazione di violenza maschilista
La legge riconosce un completo catalogo di diritti alle donne che si trovano in una situazione di violenza maschilista:
Diritto alla protezione effettiva
Comprende il diritto ad una protezione integrale, reale ed effettiva, sia attraverso i mezzi tecnologici sia con i servizi di polizia e qualsivoglia altro mezzo.
Diritto ai servizi ed all’assistenza giuridica
Comprende il diritto a ricevere tutte le informazioni giuridiche relative alla situazione di violenza, attraverso il Servizio d’Attenzione Telefonica Specializzata della Rete d’Attenzione e Recupero Integrale ed i servizi di orientamento giuridico, nonché il diritto ai servizi d’assistenza di un avvocato. Per il riconoscimento dell’assistenza giuridica gratuita nei casi di violenza nell’ambito della coppia e nell’ambito familiare vengono prese i considerazione solo le risorse e le entrate economiche personali di ogni singola donna.
L’attenzione giuridica viene riconosciuta anche alle minorenni ed ai minorenni che si vedono danneggiati dal decesso della madre o da altre circostanze che impediscono alla madre di esercitare le potestà che le appartengono.
Comparizione della Generalitat
L’Amministrazione della Generalitat potrà comparire nell’ambito dei procedimenti penali per violenza maschilista nei casi di decesso o di lesioni gravi delle donne, con il suo consenso o con quello della famiglia, in tutti i casi in cui ciò sia possibile.
Diritto ai servizi ed all’assistenza sanitaria
Viene garantito un servizio ed un’assistenza sanitaria attraverso la Rete Ospedaliera Pubblica per mezzo di un protocollo specifico in tutte le manifestazioni della violenza maschilista.

CHI È L’ANESTESISTA L’ANESTESISTA E’ UN MEDICO SPECIALISTA IN ANESTESIA E RIANIMAZIONE, che condividerà insieme a Lei le decisioni più importanti sull’anestesia cui sarà sottoposto/a. Oltre ad abolire il dolore e le sensazioni sgradevoli durante l’operazione, è compito e responsabilità dell’Anestesista prendersi cura del/la paziente e controllare e mantenere tutte le sue funzioni vitali (regolarità del battito cardiaco, della pressione arteriosa, del respiro, della ossigenazione, della temperatura, della diuresi, ecc.). L’Anestesista si prenderà cura del/ la paziente anche dopo la fine dell’intervento e fino alla scomparsa degli effetti maggiori dei farmaci somministrati.

COS’È L’ANESTESIA L’ANESTESIA ABOLISCE IL DOLORE E LE ALTRE SENSAZIONI SGRADEVOLI CONSENTENDO IL MANTENIMENTO DELLE FUNZIONI VITALI DURANTE L’INTERVENTO CHIRURGICO. Diverse sono le tecniche di anestesia utilizzabili; schematicamente si possono distinguere due grandi categorie: ANESTESIA GENERALE e LOCO-REGIONALE

ANESTESIA GENERALE L’ANESTESIA GENERALE SI OTTIENE SOMMINISTRANDO PER VIA ENDOVENOSA E/O PER VIA RESPIRATORIA DEI FARMACI CHE ABOLISCONO LA COSCIENZA E LA PERCEZIONE DEL DOLORE. L’anestesia determina uno stato di “incoscienza indotta e controllata”: ciò significa che il cervello si “addormenta”, i muscoli si rilassano e al risveglio non si avrà alcun ricordo dell’operazione. Durante l’anestesia Lei sarà costantemente monitorato mediante strumenti che controllano la respirazione, la pressione sanguigna, il battito del cuore e lo stato di ossigenazione del sangue. Nella maggior parte delle anestesie generali sarà necessario, per assicurare la respirazione, il posizionamento di un tubo in trachea di cui non si avrà nessun ricordo nel post-operatorio.

Si possono utilizzare differenti tecniche di anestesia loco-regionale.

ANESTESIA LOCALE Viene utilizzata per i piccoli interventi. Può essere eseguita dal Chirurgo in autonomia. Si effettua mediante un’infiltrazione con anestetico locale della zona su cui si deve intervenire. All’occorrenza si possono associare dei sedativi per tranquillizzare e calmare il paziente.

ANESTESIA SPINALE O SUBARACNOIDEA Conosciuta impropriamente anche come “lombare”, è indicata nelle operazioni al bacino, alle gambe, al basso addome. E’ anche utilizzabile in corso di parto cesareo, consentendo alla partoriente di partecipare emotivamente alla nascita del bimbo. Si realizza inserendo un ago sottilissimo tra le vertebre e iniettando una piccola dose di anestetico nel liquido cerebro-spinale. Provoca entro 5-10 minuti la perdita completa della sensibilità e una paralisi temporanea di una o entrambe le gambe e/o dell’addome per un periodo di 2-4 ore. All’occorrenza in questa, come in tutte le altre Anestesie Loco-Regionali, si possono associare dei sedativi per mantenerla calmo e tranquillo.

ANALGESIA PERIDURALE Anche questa tecnica prevede l’introduzione di un ago tra le vertebre che si fermerà prima. L’effetto è simile a quello dell’anestesia spinale, a differenza del tempo necessario alla comparsa dell’anestesia (20-30 minuti). Il vantaggio principale è la possibilità di posizionare un cateterino attraverso cui somministrare farmaci per il dolore nello spazio peridurale, per il controllo del dolore intraoperatorio e postoperatorio nei giorni successivi all’intervento. L’Anestesia peridurale è utilizzata da sola o in associazione all’anestesia generale: anestesia integrata.

BLOCCHI NERVOSI PERIFERICI: Anestesia perineurale Consentono di anestetizzare una regione ben delimitata del corpo, bloccando le terminazioni nervose periferiche. Sono tecniche particolarmente utilizzate nella chirurgia dell’arto superiore ed inferiore. Si realizzano iniettando dell’anestetico locale vicino ai nervi che sono localizzati con strumenti appositi. Per rendere più confortevole la procedura, in genere sono somministrati dei tranquillanti.

Anche in questo caso, si possono utilizzare dei cateterini per la somministrazione continua di farmaci antalgici per il controllo del dolore postoperatorio e la riabilitazione precoce.
A FINE INTERVENTO LA SORVEGLIANZA AD OPERA DELL’ANESTESISTA CONTINUERÀ FINTANTO CHE LEI NON SARÀ STABILIZZATO/A; QUINDI VERRÀ TRASFERITO/A NEL REPARTO DI DEGENZA OPPURE IN TERAPIA INTENSIVA POSTOPERATORIA QUALORA LE SUE CONDIZIONI LO RICHIEDESSERO.

COMPLICANZE ED EFFETTI COLLATERALI
L’ANESTESIA MODERNA È GENERALMENTE SICURA, TUTTAVIA, TALE PRATICA, COME ACCADE PER TUTTE LE DISCIPLINE MEDICHE, ANCHE SE ATTUATA CON DILIGENZA, PRUDENZA E PERIZIA, NON È ESENTE DA EFFETTI COLLATERALI E DA POTENZIALI COMPLICANZE.
Si possono definire gli effetti collaterali e le complicanze molto comuni (1 su 10), comuni (1 su 100), infrequenti (1 su 1000), rare (1 su 10.000) e
molto rare (1 su 100.000) a seconda della frequenza con cui si manifestano. Per comprendere meglio questo concetto Le basta riflettere sulla figura sottostante che esemplifica la frequenza del rischio con un esempio pratico.

TRATTAMENTO DEL DOLORE POST-OPERATORIO
Un efficace controllo del dolore è fondamentale per prevenire evitabili sofferenze e l’aiuterà inoltre a riprendersi più rapidamente. Insieme all’anestesista discuterà dei differenti metodi per il controllo del dolore prima dell’intervento così che potrà prendere una decisione consapevole su cosa sarà meglio per Lei.

É importante sapere che:
• alcune persone hanno bisogno di dosi maggiori di analgesici rispetto ad altre; gli stati ansiosi possono inoltre aumentare la percezione del dolore;
• le dosi analgesiche possono essere aumentate, si possono aumentare le somministrazioni o modificare la via di assunzione;
• occasionalmente il dolore è un avvertimento che qualcosa “non va” quindi è sempre bene avvertire il personale infermieristico o i medici.
Un buon controllo del dolore aiuta a prevenire le complicazioni:
• riuscire a respirare profondamente ed a tossire dopo l’intervento significa ridurre il rischio di sviluppare infezioni respiratorie;
• riuscire a muoversi facilmente e presto significa ridurre le complicanze come la trombosi venosa profonda.

Per aiutare il personale a comprendere il livello del Suo dolore e a somministrare le terapie più idonee, Le verrà chiesto di definire il Suo dolore rispetto a una scala da 1 a 10, 1 se il dolore sarà quasi inesistente, 10 il più forte dolore immaginabile: fra questi due estremi Lei dirà il numero che, a Suo parere, meglio rispecchia il dolore che in quel momento starà provando.

COSA FARE PRIMA DI UNA ANESTESIA
• Sospendere, se possibile, il fumo per alcune settimane (4-6 settimane
più lungo è il periodo di interruzione, maggiori saranno i benefici e – minori i rischi;
• non deve sospendere le eventuali terapie in atto, salvo precisa indicazione dell’Anestesista;
• nelle otto ore che precedono l’intervento non assumere cibi solidi né bevande quali latte, cioccolata, spremute e succhi di frutta; è consentito
invece bere modeste quantità di acqua e liquidi “chiari/trasparenti”
(the, camomilla), fino a due-quattro ore prima dell’intervento;
• in età pediatrica (fino a 14 anni) o in particolari circostanze le modalità del digiuno preoperatorio possono variare: attenersi rigorosamente a quanto indicato dall’anestesista;
• togliere trucco e smalto per le unghie; rimuovere e consegnare ad un accompagnatore o al personale del reparto protesi dentarie, lenti a contatto, piercing, bracciali, anelli ed altri monili.

Cosa fa l’anestesista
L’anestesista è un medico con una competenza specifica in anestesia ottenuta attraverso uno studio specializzato e un tirocinio di diversi anni. E’ responsabile della sua assistenza medica durante l’intervento chirurgico. L’anestesista la farà addormentare o farà comunque in modo che lei non senta dolore durante l’intervento e osserverà attentamente i suoi segni vitali come la pressione arteriosa, il battito cardiaco e il respiro durante tutto il tempo dell’operazione, intervenendo in modo opportuno in caso di necessità. Utilizza per questo degli strumenti sofisticati. Un infermiere specializzato aiuterà l’anestesista durante la sua anestesia.
Perché devo essere visitato dall’anestesista prima dell’intervento chirurgico?
Normalmente i pazienti che dovranno fare un intervento chirurgico programmato eseguono la visita anestesio- logica presso l’ambulatorio, previo appuntamento,
qualche giorno prima del ricovero.
Alla visita preoperatoria, il paziente deve arrivare dopo avere eseguito un piccolo numero di esami del sangue e strumentali, che servono all’anestesista per conoscere più a fondo il suo stato di salute.
Durante la visita preoperatoria l’anestesista cercherà di conoscere alcuni aspetti del suo stato di salute passato e di quello attuale.
Anzitutto è importante sapere se
tra i parenti di primo grado (madre, padre, zii), si è mai verificato qualche caso di complicanze intraoperatorie gravi o ci sono malattie ereditarie della coagulazione del sangue (che fanno sanguinare troppo in occasioni di traumi lievi o che fanno coagulare troppo il sangue). Inoltre è molto importante conoscere il nome e la dose dei farmaci che lei assume e se ha avuto problemi con precedenti anestesie. E’ anche importante sapere se in occasione dell’assunzione di farmaci ha mai avuto reazioni allergiche.
Altre domande a cui dovrà rispondere riguardano la sua abitudine al fumo e al consumo di alcoolici, se soffre di malattie come il diabete, l’ipertensione arteriosa o di problemi cardiaci o polmonari. L’esame clinico e la verifica dei risultati degli esami del sangue e, se necessario, della radiografia del torace e dell’elettrocardiogramma, serviranno all’anestesista per completare la valutazione preoperatoria.
In alcuni casi l’anestesista potrà richiedere ulteriori approfondimenti su stato di salute a specialisti particolari (cardiologo, diabetologo etc.). Al termine della visita preoperatoria, in base alle sue condizioni cliniche, le verrà specificato il rischio in cui potrebbe incorrere nel corso dell’intervento chirurgico programmato. Il rischio viene classificato in 4 classi (rischio 1 = rischio minimo; rischio 4 = rischio massimo). La visita pre-operatoria è anche la migliore occasione per il paziente per porre tutte le domande che riguardano la sua anestesia. L’anestesista le spiegherà tutti i problemi che possono preoccuparla in merito alle tecniche di anestesia che potrebbero venire utilizzate nel suo caso. L’anestesista che la visiterà, informerà poi l’anestesista che la seguirà durante l’intervento delle sue condizioni di salute. Per quanto riguarda la decisione finale sul tipo di anestesia da realizzare, responsabile della decisione finale sul tipo di anestesia è l’anestesista che l’assisterà il giorno dell’intervento.

Perché non posso mangiare  prima dell’anestesia? In condizioni normali l’organismo possiede un meccanismo di difesa che, in caso di vomito, impedisce automaticamente al materiale vomitato di passare nei polmoni. Durante l’anestesia, quando si è addormentati, questo meccanismo di difesa non funziona. Quindi, per evitare danni gravi alla respirazione per il passaggio nei polmoni di materiale contenuto nello stomaco, lei dovrà avere lo stomaco vuoto da alcune ore prima di ricevere qualsiasi anestesia.
Riceverà istruzioni precise su quando potrà mangiare e bere prima e dopo l’intervento; è molto importante che capisca bene e segua scrupolosamente queste istruzioni. Inoltre, prima dell’anestesia, le verranno somministrati farmaci che ridurranno la secrezione di succo gastrico.

A quale anestesia sarò sottoposto? La scelta dell’anestesia dipende dal tipo d’intervento, dal suo stato di salute e dalle attrezzature di cui l’ospedale dispone. Fa perdere la coscienza (ossia “addormenta”) e di solito è realizzata iniettando i farmaci necessari attraverso un tubicino di plastica inserito in una vena della mano o del braccio.
Spesso, durante l’intervento, per aiutarla a respirare tramite una macchina (respiratore artificiale) viene inserito un tubo di materiale plastico in gola. Tale tipo di anestesia viene generalmente utilizzata per tutti gli interventi in cui la sola anestesia locale non consenta un sufficiente comfort del paziente.

Anestesia regionale
Significa che una parte del corpo viene resa insensibile attraverso un’iniezione nella schiena che blocca le fibre nervose che conducono gli stimoli da quella zona. Durante l’intervento si può rimanere svegli ma la parte interessata all’intervento viene coperta e non si vede nulla. Se necessario, l’anestesista, sempre presente durante l’intervento, somministra farmaci sedativi. I tipi più comuni di anestesia regionale sono la spinale e la peridurale.
Durante la realizzazione dell’anestesia, l’anestesista vi chiederà di mantenere una posizione particolare (schiena inarcata, spalle rilasciate) in modo da riuscire più facilmente a identificare la sede corretta di posizionamento dell’ago. Per alcuni tipi di intervento (soprattutto ortopedici), esiste anche la possibilità di bloccare i singoli nervi (blocco nervoso periferico): in questo caso, per identificare i nervi da bloccare, viene utilizzato un dispositivo che fa contrarre i muscoli interessati senza che il paziente ne sia cosciente. Si tratta di una sensazione insolita, in genere non dolorosa che, al massimo, può provocare un leggero fastidio.
Talvolta, soprattutto per i grossi interventi di chirurgia addominale, toracica e vascolare, le anestesie generali e regionali vengono associate (anestesia blended): in tal caso, dopo aver posizionato nella schiena (da sveglio) cateterino peridurale per il controllo del dolore postoperatorio, lei verrà addormentato.
Qualche volta, per imprevisti tecnici, l’anestesia realizzata potrà non essere quella inizialmente preventivata: ciò potrà accadere sia prima dell’inizio dell’intervento chirurgico, sia durante l’intervento stesso.

In che cosa consiste la mia anestesia?
Prima dell’intervento
Già dalla sera prima dell’intervento le verranno somministrati farmaci che le consentiranno di sedare l’ansia preoperatoria e la faranno riposare sereno.
La mattina dell’intervento, prima di andare in sala operatoria, le verranno somministrati farmaci sedativi, che le consentiranno di arrivare in sala operatoria rilassato.

Immediatamente prima dell’intervento, verrà introdotto un tubicino di plastica in una vena e inizierà il controllo delle funzioni vitali come la pressione del sangue, il battito cardiaco e l’ossigenazione del sangue (attraverso una piccola pinza con una luce rossa che le verrà applicata sul dito).
Prima di venire addormentato, riceverà ossigeno che dovrà respirare attraverso una maschera. Questa manovra serve ad aumentare la sua sicurezza nel momento in cui inizia l’anestesia e sarà l’ultima cosa che lei ricorderà prima del risveglio.
Durante l’intervento
Il Suo anestesista sarà presente in tutti i momenti per controllarla. L’anestesista e la nurse sono perfettamente in grado di affrontare le modificazioni delle sue funzioni vitali in corso di intervento chirurgico con farmaci e strumenti sempre a disposizione.

Dopo l’intervento
Alla fine dell’intervento l’anestesista eliminerà l’effetto dell’anestesia e la accompagnerà dalla sala operatoria in sala risveglio (Réveil). Questa è attrezzata per l’assistenza durante il risveglio dall’anestesia ed è sorvegliata dall’anestesista e dall’infermiere d’anestesia. Lo scopo della permanenza (più o meno lunga) in tale sala è il recupero pieno dello stato di coscienza (se ha ricevuto un’anestesia generale), o la ripresa della motilità e della sensibilità degli arti (se ha ricevuto un’anestesia regionale o periferica).
In questo periodo verranno regolarmente controllati il respiro, la pressione del sangue, il battito cardiaco e la temperatura. Riceverà ossigeno da respirare e le verrà chiesto di fare respiri profondi e
di tossire se necessario, in modo da ossigenare bene il sangue.
Quando sarà completamente sveglio e le sue funzioni saranno stabili, farà ritorno nella sua stanza. Per interventi maggiori o per pazienti in condizioni particolarmente gravi sarà invece necessario continuare l’osservazione postoperatoria in Terapia Intensiva.

Come mi sentirò dopo l’anestesia?
Si può avere la sensazione di bocca asciutta e sentirsi i muscoli un po’ rigidi. Nonostante le misure attuate dall’anestesista durante l’intervento chirurgico per riscaldare il paziente, talvolta nel postoperatorio il paziente può manifestare brivido (per la perdita di calore che si verifica in sala operatoria).
L’anestesia generale può non fare ricordare ciò che è successo da poco e condurre a uno stato di sonnolenza per cui le si chiederà di non usare la macchina o strumenti pericolosi e di farsi accompagnare a casa se viene dimesso nello stesso giorno.
Dopo l’intervento può comparire nausea che, raramente, può essere molto intensa: esistono comunque farmaci con cui è possibile trattare prontamente tale disturbo.

Quali sono i rischi dell’anestesia?
Oggi le anestesie – sia generali che regionali o periferiche – sono tecniche sicure e sperimentate, in
grado di garantire ottime condizioni intraoperatorie e un rapido recupero postoperatorio del paziente. I farmaci a disposizione sono efficaci e sicuri, danno poche reazioni allergiche e sono in grado di garantire un buon controllo del dolore postoperatorio. I chirurghi e l’anestesista prenderanno tutte le precauzioni per assicurare lo svolgimento del suo intervento nelle condizioni migliori. Si tratta, comunque, di manovre “invasive” e, anche se effetti collaterali e complicanze gravi sono oggi rari, ogni intervento o anestesia, seppur attuati con perizia, diligenza e prudenza, possono talora accompagnarsi a rischi legati in maniera diversa anche alle sue condizioni di salute e alla “gravità” dell’intervento chirurgico.
Tra gli effetti avversi che possono manifestarsi in seguito ad anestesia, è importante distinguere gli effetti collaterali (manifestazioni spiacevoli, di scarso rilievo clinico, inevitabilmente legate alla tecnica) dalle complicanze (manifestazioni imprevedibili). In base alla frequenza queste ultime possono essere ulteriormente suddivise in complicanze rare e in complicanze possibili, ma così rare da rendere diffìcile la valutazione reale della frequenza. Inoltre è importante distinguere le complicanze generiche (che possono colpire tutti i pazienti) e le complicanze aggiuntive specifiche (legate a particolari fattori di rischio, presenti nel singolo paziente, valutati tramite vista preoperatoria, nonché esami del sangue e strumentali). Poiché i rischi specifici sono diversi per ciascun paziente, lei dovrà chiedere all’anestesista quali rischi presenta il suo intervento.

Anestesia generale
Gli effetti collaterali più frequenti sono: nausea o vomito (10%); mal di gola (10%); difficoltà di ossigenazione per cui è necessario assistere la respirazione (7%); cambiamenti del ritmo del cuore (1%); confusione e disorientamento (0,5%).
Tra le complicanze rare, ma verificatesi anche nel nostro ospedale, ci sono: dislocazione di denti (in genere si tratta di denti già in precedenza mobili: è opportuno, per motivi di sicurezza, risolvere prima dell’intervento eventuali problemi dentali); difficoltà di ventilazione e intubazione della trachea; risalita di contenuto gastrico nelle vie aeree; reazioni allergiche a farmaci dell’anestesia. La morte per l’anestesia generale è molto rara.
Oggi si ritiene che tale evento si verifichi in un caso ogni 250.000 anestesie, in genere per difficoltà legate alla gestione delle vie aeree o per imprevedibili reazioni a farmaci dell’anestesia.

Anestesia regionale
Tra gli effetti collaterali ci sono: nausea e/o prurito; difficoltà momentanea ad urinare spontaneamente, che può richiedere l’uso di un catetere vescicale (se non già previsto per l’intervento); dolore alla schiena, che, nel postoperatorio, può comparire nella sede della puntura lombare (1%) e scompare senza terapia.
Non è stato invece dimostrato che la puntura lombare aumenti il rischio di lombalgia cronica.
Tra le complicanze rare, ma talvolta verificatesi anche nella nostra équipe anestesiologica, ci sono:
• puntura accidentale della dura madre (0,2-1%), con possibile comparsa di cefalea dovuta a fuoriuscita di liquor dal foro praticato;
• eccessiva risalita dell’anestetico locale usato, che si manifesta con formicolio agli arti superiori e, talora, difficoltà del respiro e del circolo, che possono richiedere manovre di sostegno alle funzioni vitali e sono completamente reversibili, se correttamente trattate;
• fastidiosa dolenzia ai polpacci e ai glutei (irritazione radicolare transitoria), benigna e completamente reversibile in 48-72 ore, senza terapia;
• reazione allergica ai farmaci (molto rara con gli anestetici locali oggi impiegati).
Tra le complicanze possibili, ma così rare che è difficile stimarne la frequenza, ci sono:
• le lesioni nervose (per contatto dell’ago, in genere, con singole radici nervose);
• la compressione a carico del midollo spinale (con possibile paraplegia – ossia paralisi degli arti inferiori – retto e vescicoplegia – ossia perdita di urine e feci) che può essere provocata da ematoma (frequenza stimata:1:200.000, in genere associato a turbe della coagulazione – spontanee e non riconosciute o provocate da somministrazione di farmaci – trattabile con decompressione chirurgica), o da ascesso (frequenza stimata: 1:500.000);
• ematoma endocranico subdurale, in caso di cefalea da deliquorazione non trattata adeguatamente; reazione infiammatoria delle meningi (aracnoidite adesiva), oggi rarissima.

Blocchi nervosi periferici Ci possono essere: lesioni nervose (che si manifestano con diminuzione di forza o presenza di formicolìi nella zona interessata); puntura involontaria di strutture vicine ai nervi interessati (grossi vasi sanguigni, con formazione di raccolte di sangue; polmone ecc.).

Avrò bisogno di una trasfusione di sangue?
La necessità di eseguire una trasfusione dipende da molti fattori: il più importante è il tipo di chirurgia a cui si è sottoposti. Per ridurre i rischi legati alla trasfusione di sangue, oggi vengono attuate varie misure quali:
• prelievo di sangue dal paziente stesso in epoca precedente all’intervento (predeposito)
• recupero intraoperatorio del sangue perso dal paziente e trasfusione dello stesso dopo adeguato trattamento
• riduzione al minimo della trasfusione di sangue non del paziente
• somministrazione di farmaci appositi capaci di ridurre il sanguinamento intraoperatorio.
Dovrà discutere tutti i problemi che riguardano l’eventuale trasfusione con il chirurgo e l’anestesista. In particolare è importante che lei ci segnali, al momento della visita, se ha già subito trasfusioni di sangue e, in caso affermativo, se ha avuto reazioni trasfusionali e di che tipo.

Com’è possibile combattere il dolore post-operatorio?
Durante l’intervento chirurgico il dolore viene controllato dall’anestesia. al risveglio dall’anestesia, il dolore più
0 meno forte dovuto all’intervento chirurgico è chiamato dolore postoperatorio e può durate qualche giorno.
1 progressi della terapia del dolore permettono di ridurlo al minimo e questo è importante perché non sentire male aiuta anche a riprendersi più rapidamente. Esistono diversi modi per combattere il dolore dopo l’intervento. Ci sono vari farmaci e vari modi per somministrarli.

I farmaci usati si possono somministrare attraverso una vena, per via peridurale, con una puntura intramuscolare, con una supposta, con una compressa. Per ciascun paziente e per ciascun intervento verrà individuato il modo di somministrazione dell’analgesia più adatto alle sue condizioni.
Per descrivere in modo adeguato il grado di dolore che lei prova, le verrà chiesto di definire il suo dolore con una scala verbale:
0 = NESSUN DOLORE
1 = DOLORE BASSO
2 = DOLORE MEDIO
3 = DOLORE FORTE
Il dolore è considerato sotto controllo quando è UGUALE o INFERIORE a 1, mentre l’anestesista interviene con farmaci appropriati quando il dolore è UGUALE o SUPERIORE a 2.
Per controllare il dolore, potrebbe venirle richiesto di collaborare direttamente ad auto somministrarsi l’analgesia: in tal caso le verrà dato un pulsante che consentirà, in caso di ricomparsa del dolore, di somministrarsi direttamente il farmaco analgesico, in modo sicuro, senza dover attendere l’infermiera.

Perché devo firmare un consenso informato per l’anestesia
E’ prevista da parte sua la firma di un consenso specifico per l’anestesia, in quanto una volta informato/a di tutte le problematiche relative all’anestesia, lei dovrà autorizzarci a realizzare l’anestesia concordata.
Chi si occuperà di me in sala operatoria e réveil?
Il personale di servizio l’accompagnerà fino alla sala operatoria con la sua cartella.
L’infermiere di anestesia (nurse) sarà ad accoglierla con gli infermieri di sala operatoria vestiti di arancione, con un cappellino e una maschera.
Nurse ed anestesista la prepareranno sul tavolo operatorio con gli strumenti di controllo per il cuore, la pressione e la respirazione.

Ospedale San Paolo di Savona, mercoledì 12 luglio. Una dottoressa anestetista esce dalla sala operatoria con l’aria di una che prenderebbe volentieri a sberle chi l’ha fatta arrabbiare. Chiama il suo primario, Brunello Brunetto. «È successa una cosa da non crederci — esordisce —. È venuto il chirurgo in sala operatoria e mi ha detto che il paziente non vuole più farsi operare. E sai perché? Perché non si fida dell’anestesista donna. Dice che si sa che le donne anestesiste del San Paolo non sono brave e rifiuta di scendere. Devo dirti che sono piuttosto inc… Che devo fare?».
Seguono pochi minuti di consulto e qualche commento sul comportamento del paziente, un settantenne del Savonese in lista — uno dei cinque di quella mattina — per un intervento di ernia inguinale. La dottoressa chiude la chiamata con il primario, fa un respiro profondo e sale verso i reparti. Punta alla stanza del paziente. Se si potessero leggere i pensieri come nelle nuvolette dei cartoon, si vedrebbero parole poco concilianti accompagnarla fino al letto del signor tal dei tali. Ma lei è una professionista e quando se lo ritrova davanti, già pronto per l’operazione e seduto sul letto a dire «no» come un bambino capriccioso, trattiene la rabbia e dice gentilmente: «Buongiorno. Sono io l’anestesista che non vuole. Mi sa dire qual è il problema?».
Come se niente fosse lui ripete quello che aveva già detto al chirurgo. E cioè: ha sentito dire che le anestesiste del San Paolo non sono brave e quindi — che non la prendesse come un affronto personale, per carità — ma lui non avrebbe accettato che ad addormentarlo fosse lei. Sua moglie, più insistente, ripete la storia delle voci sulle dottoresse incapaci e arriva a dire «non ci faremo mettere le mani addosso da una donna». L’anestesista conta fino a dieci prima di rispondere, mette assieme tutta la pazienza che ha e spiega: «Non so che farci, anche perché il primario che ho appena sentito conferma la mia presenza in sala operatoria».
Niente. I due, più lei che lui, «addirittura sono arrivati a pretendere che noi facessimo arrivare un anestesista qualunque purché maschio» racconta ancora sbigottito il primario mentre ricostruisce la vicenda. Fatto sta che davanti a quella situazione e a quel colloquio surreale, la dottoressa richiama il capo per aggiornarlo sulla nuova pretesa. Altro consulto e altra carica per affrontare la coppia.
Stavolta l’anestesista torna in camera e scandisce bene ogni parola. «Quello che vi posso dire è che questa non è una clinica privata, non si va per scelte attraverso i cataloghi. Noi abbiamo questo orga nico e oggi sono previste queste presenze. Se vi va bene d’accordo, andiamo in sala operatoria e facciamo quello che dobbiamo fare, altrimenti il mio primario vi consiglia una firma sulla cartella di dimissioni e un intervento in una struttura privata dove potrete pretendere qualunque cosa vogliate. Adesso, se non vi dispiace, ho da fare. Buongiorno». È finita che il paziente ha firmato la lettera di dimissioni ed è tornato a casa, probabilmente con i complimenti di sua moglie per aver tenuto testa alla dottoressa. Pare che l’azienda sanitaria gli addebiterà il costo degli esami pre intervento che sono stati eseguiti inutilmente.
E la sua «nemica»? Dopo ore di rabbia pura, «ha capito che aveva semplicemente avuto a che fare con la stupidità umana» per dirla con il suo primario che l’ha convinta a riderci su. «Io sono indignato per il dilagare di opinioni senza senso», commenta lui oggi. «E sul tema donne/bravura sono indignato perché lo devo a mia madre, mia moglie, mia figlia e alle donne che ogni giorno lavorano con me. Ma non me la prenderei più di tanto nel caso specifico, se no diamo importanza a qualcosa che non ne ha. Questo ho detto alla dottoressa».
«Sai cosa ti dico? — ha risposto lei — Che hai ragione, meglio una sana risata. Che io e le mie colleghe siamo brave e che personalmente ho già vinto perché sono riuscita a trattenermi e a non dargli un cazzotto».

2 commenti

  1. Ma cosa c’entra il maschilismo?
    Ognuno, giusto o sbagliato che sia, è padrone di decidere a chi affidare la propria vita!
    Poteva anche essere al contrario! L’importante è che il signore in causa spalleggiato dalla moglie, firmate le dimissioni, abbia saldato giustamente, e senza sconti, i conti del serio lavoro offerto dall’ospedale e le prestazioni professionali dello staff dei medici!
    Se qualcuno ha detto a questo signore di non fidarsi delle anestesiste femmine di quell’ospedale, e lui ci ha creduto…non lo si può biasimare! Credo siano invece da biasimare, le parole dette dall’anestesista:
    «…perché sono riuscita a trattenermi e a non dargli un cazzotto»
    D’accordissima sul fatto che che donne sia brave quanto gli uomini, ma non si può obbligare nessuno ad una scelta, anche se tale decisione può apparire offensiva per un serio professionista, uomo o donna che sia, tantomeno obbligare a delle decisioni e reagire con violenza perché non consoni alle nostre idee, altrimenti ci ritroveremmo, quotidianamente, nelle scene di un film western!
    Complimenti all’anestesista per la sua professionalità, ma la biasimo per aver solamente pensato di usare violenza, d’altronde il paziente non la conosceva nemmeno, quindi non era di lei che non si fidava, ma delle anestesiste femmine che qualcuno gli aveva consigliato, chissà per quale motivo, di evitare! Complimenti ancora, ma per piacere…non parlate di maschilismo, ci state stancando!

  2. Tanti anni fa sono scappata da un ospedale dove dovevo sottopormi ad una laparoscopia. Non c’entravano i medici in sé, ma il fatto che fossimo in pieno inverno e che non funzionasse il riscaldamento nelle stanze. Ho fatto benissimo e non li ho dovuti pagare. Stare al caldo era un mio diritto. Inoltre in seguito sono approdata ad un ospedale migliore. Sulle anestesiste donne, tuttavia, da donna affermo che a volte mi lasciano perplessa. Per un semplice intervento al polso, una mi bucò l’ascella all’inverosimile, affermando che “avevo i nervi del braccio nel posto sbagliato”. Forse aveva lei la laurea sbagliata. Con gli uomini non mi è mai successo e, volete saperlo?, da donna preferisco un chirurgo uomo. Anna Maria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.