Vasco Rossi, concerto Modena Park 2017: diretta Live tv e streaming gratis online

I controlli della Squadra Amministrativa della Questura ha permesso di scoprire tre strutture da anni sconosciute alle autorità e al fisco. Erano affiliate alle piattaforme AirBnb e Tripadvisor. Denunciati i titolari, ma spetterà al Comune farli chiudere

Quello che andrà in scena sarà un maxi evento live con protagonista assoluto il Blasco e destinato a mandare in delirio i suoi numerosissimi fan in tutta Italia.

Il 1 luglio 2017, quindi il Modena Park di Vasco Rossi sarà proiettato in diretta nell’Arena Live esterna al Gran Teatro Geox di Padova, la Fiera di Genova presso Piazza del mare e il Postepay Rock in Roma all’Ippodromo delle Capannelle. Per il ritorno a casa dopo il concerto sono inoltre “prevedibili attese anche lunghe per accedere in sicurezza alla stazione di Modena dove l’ingresso sarà consentito solo se già in possesso di biglietto ferroviario”.

Anche la viabilita’ autostradale cambia per il concerto di Vasco Rossi sabato, come anticipato dal Comune di Modena nei giorni scorsi. Scrivendo qualche tempo fa che Vasco avrebbe messo a nudo l’anima collettiva di Modena e quelle individuali di chi la vive, immaginavamo questa esplosione di umori: e continuiamo a pensare sia una scossa positiva in sé. Alla luce delle ultime indiscrezioni, è infatti facile immaginare anche la durata dell’immenso evento musicale.

Ci ha pensato lo stesso Golinelli a fare i conti: “40 canzoni. x 40 anni di militanza sul Fronte del Palco. e se non durerà quattro ore. poco ci manca“.

A selezionare i finalisti e assegnare i premi sarà la giuria presieduta da Giuseppe Vessicchio, musicista e compositore noto al grande pubblico per le sue presenze come direttore d’orchestra al Festival di Sanremo e come insegnante di musica nel programma televisivo “Amici di Maria De Filippi”, e composta anche da + Massimo Cotto, giornalista, dj radiofonico e autore, tra gli altri, del libro su Vasco Rossi “Qui non arrivano gli angeli”, e Gabriele Minelli, discografico e A&R Manager per la major discografica Universal Music Group. Intanto i brani candidati alla scaletta finale sono numerosi ed ovviamente non potranno mancare i grandi classici di Vasco del calibro di “Bollicine”, “Ogni volta”, “Splendida giornata”, “Come nelle favole”, “Liberi liberi”, “Sally“, “Gli spari sopra”.

Vasco Rossi

Vulcanico, carismatico, geniale, esuberante, anticonformista, controverso, adrenalinico, incazzato, sognatore, non basterebbero 100 aggettivi per descrivere la grandezza di Vasco Rossi, un artista dalla produzione sterminata e dalla personalità strabordante che ha fatto e influenzato la musica e i costumi della penisola degli ultimi 25 anni come nessun altro.
Zocca è il paesino in provincia di Modena che oggi tutti conoscono per aver dato i natali al fenomeno Vasco, dal 7 febbraio 1952 in avanti. Nel 1965 l’adolescente Vasco Rossi vince il concorso canoro Usignolo d’Oro con la canzone ” Come Nelle Fiabe”, e poco dopo forma le sue prime band, i Killer e i Little Boys. Nel 1968 è a Bologna, si diploma ragioniere e si iscrive a Economia e Commercio, per poi passare a Pedagogia (gli mancano tuttora 8 esami alla laurea). Partecipa alle lotte studentesche e frequenta cantautori come Francesco Guccini e Claudio Lolli. Anni dopo è tra i fondatori di Punto Radio, una delle prime ‘radio libere’ italiane, con sede a Zocca. Lavora come DJ alla discoteca Snoopy di Modena e inizia a scrivere testi per canzoni.
Nel 1977 esce il primo 45 giri: “Jenny e Silvia”, l’esordio live è di pochi mesi più tardi, all’aula magna dell’Istituto Corni di Modena. Per l’album di debutto bisogna attendere il 1978: “Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone”, edizioni Lotus/Saar.
Nello stesso anno Vasco viene riformato dal Servizio Militare, perché ‘inadatto’. Questo è il periodo dei cantautori impegnati ma Vasco, con uno stile pop ironico, trasgressivo e originale, riesce a riscuotere subito la simpatia del pubblico, soprattutto quello emiliano. Il secondo album arriva poco dopo (1979) e porta il titolo di “Non Siamo Mica Gli Americani”, seguito dai singoli “Albachiara” e “Fegato, Fegato Spappolato”.
Nel circuito italiano Fm cominciano a circolare altre hit, come “Non L’Hai Mica Capito” e “Asilo Republic”, i brani che anticipano il terzo album “Colpa D’Alfredo”, la cui titletrack viene censurata da alcune emittenti.
Il 14 dicembre, sul palco di Domenica In, Vasco propone il brano “Sensazioni Forti”: il giorno seguente il giornalista Nantas Salvalaggio pubblica un durissimo articolo su una delle principali testate nazionali, chiedendosi perché la Rai mostri ai telespettatori ‘un simile esempio di drogato’. E’ la chiave di volta: ora tutti vogliono Vasco: discografici, giornali, radio, Tv.
I tempi sono giusti per il quarto album “Siamo Solo Noi” (1981). Vasco si trasferisce a Casalecchio, in un capannone destinato a diventare il suo quartier generale. Di lui si accorgono anche le istituzioni: vince il 13° Premio Nazionale del Paroliere con “Ogni Volta” mentre con “Vado al Massimo” Vasco Rossi partecipa al Festival di Sanremo 1982, classificandosi nelle ultime posizioni, come spesso accade ai “saranno famosi” passati dalla kermesse della riviera. Nel testo della canzone risponde polemicamente alle critiche di Nantas Salvataggio: ‘meglio rischiare – canta Vasco – che finire come quel tale che scrive sul giornale’.
“Vado Al Massimo” è anche il titolo del quinto album, a cui fa seguito un tour di grande successo. In un’afosa notte dell’agosto ’82 compone uno dei suoi brani-simbolo, “Vita Spericolata”: pochi mesi dopo si schianta con la sua Maserati, rimanendo miracolosamente illeso. Nel 1983 Vasco è ancora di scena sul palco del Festival Nazionalpopolare. Oggi, a distanza di anni, di quell’edizione di Sanremo si ricordano tre canzoni e/o personaggi: “L’Italiano” di Toto Cotugno (piazzatosi al 4° posto), “Nuvola” di un imberbe Zucchero (arrivato 20°) e soprattutto “Vita Spericolata” di Vasco, che si classifica solo in 25a posizione. Di Tiziana Rivale, dominatrice con “Sarà Quel Che Sarà”, nessuno sa più nulla da decenni.
Vasco o lo ami o lo odi. I palcoscenici ufficiali continuano a snobbarlo considerandolo più una bestia rara che un’artista, ma la maggior parte della gente lo adora incondizionatamente, da Milano a Palermo, rimanendogli vicina anche nei momenti bui.
I tempi difficili arrivano con “Bollicine”, il sesto album completo: protagonista di un grave incidente automobilistico, ma senza conseguenze, poco dopo Vasco viene arrestato con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti e ottiene la libertà provvisoria solo dopo ventidue giorni di reclusione.
Uscito dal carcere il rocker lancia il seguente messaggio: ‘Va bene. Va bene così, anzi benissimo. Tutte le esperienze sono vita. Ritorno con entusiasmo al mio lavoro e al mio pubblico con qualcosa di più’. Vasco è ormai un’icona del pop-rock italiano: 13.000 persone di media a concerto e 500.000 alla fine dell’ennesimo tour nazionale. Arriva un altro premio: miglior cantante a ‘Vota la Voce’.
L’ottavo album esce nell’85: “Cosa Succede In Città”, seguito due anni più tardi da “C’e’ Chi Dice No”. Tra una tournèe e l’altra Vasco trova il tempo di cambiare etichetta discografica, passando alla Emi, che nell’89 pubblica l’album “Liberi Liberi”. A maggio parte il tour europeo con tappe a Parigi, Madrid, Grenoble e Zurigo.
Vasco è un animale da concerto: la carica e l’energia che riesce a infondere nelle sue esibizioni live non hanno eguali nello spento panorama musicale italiano. La prima data italiana è Torino, davanti a 35 mila persone, alla fine della tournèe gli spettatori saranno oltre un milione. Vasco come le stelle del rock mondiale: i 70 mila sugli spalti del Meazza di Milano e del Flaminio di Roma custodiscono gelosi il ricordo di concerti mitici da tramandare ai propri figli . Esce intanto “Fronte Del Palco” doppio album live – con l’inedito “Guarda Dove Vai” – seguito poco dopo da “Vasco Live 10/7/90 – San Siro”. Nel ’93 è la volta di “Gli Spari Sopra”, il disco numero tredici, e due anni dopo arriva “Rock Sotto L’Assedio”, ovvero due indimenticabili concerti – rimasti nella memoria come quelli del 7 e 8 luglio a San Siro – contro la guerra in Bosnia: insieme al rocker di Zocca suonano i Sikter, gruppo rock di Sarajevo. L’anno successivo arriva un altro disco completo, “Nessun Pericolo Per Te” (che vende 400.000 copie nei primi 4 giorni di vendita) un altro tour e due mega-concerti: San Siro e Autodromo del Mugello. La regia del nuovo video-clip “Gli Angeli” è affidata a Roman Polanski. Esce anche un libro, “Diario Di Bordo”, con scritti e pensieri del Blasco nazionale: in poche settimane è già un bestseller. La saga continua, infinita, con il quindicesimo album, “Canzoni Per Te”. All’autodromo di Imola va in scena l’unica apparizione stagionale: 130 mila spettatori. Piovono premi da tutte le parti: una giuria di critici e letterati gli conferisce il Premio Lumezia in qualità di Poeta del Rock e al PIM (Premio Italiano della Musica) del ’99 domina le categorie Disco Italiano, Tour Italiano, Premio della critica. Lo stesso anno viene pubblicato “Rewind”, doppio album live che ripropone la magica notte di Imola.
Nel 2000 Vasco si prende anche la rivincita sul Festival di Sanremo – dove Irene Grandi arriva seconda con una sua canzone, “La Tua Ragazza Sempre” – e si concretizza finalmente un progetto tenuto per anni nel cassetto: la collaborazione con Patty Pravo, per cui Vasco Rossi produce l’album “Una Donna Da Sognare”. Nel marzo 2001 viene presentato il singolo “Siamo Soli”, seguito dall’album “Stupido Hotel”, sempre per la Emi.
In concomitanza con l’uscita e il conseguente, quasi scontato, successo del disco, è proprio con Vasco Rossi che MTV celebra il passaggio alle nuove frequenze di TMC2, il 1 maggio 2001. Con MTV Regeneration Live with Vasco, uno show ospitato da Victoria e dallo stesso artista, vengono ripercorse le tappe della sua carriera live, mentre una folla adorante lo accoglie sotto gli studi di Piazza Duomo di MTV a Milano.
La sua presenza da headliner all’Heineken Jammin’ Festival di Imola del giugno 2001 scatena scene di delirio collettivo all’autodromo emiliano, dove in 150 mila presenti all’evento. L’unica nota stonata della giornata è la pessima accoglienza, con lanci di bottiglie e lattine, che i fan di Vasco più esagitati riservano agli altri artisti, soprattutto Stereophonics e Feeder.
Dopo un periodo di relativo silenzio, il grande rocker emiliano torna a far cantare gli italiani con “Vasco Rossi Tracks”, la raccolta dei suoi singoli di successo che esce nel Natale 2002 e che, manco a dirlo, domina le chart per molte settimane.

Nel 2003 Vasco scrive ancora tre canzoni per Irene Grandi (“Prima Di Partire Per Un Lungo Viaggio”, “Ninna Nanna” e “Buon Compleanno”) e si occupa personalmente della produzione e dell’arrangiamento.
Poco dopo arriva la ciliegina su una carriera irripetibile. Nei primi mesi del 2003 piomba a ciel sereno l’annuncio che Vasco tornerà a San Siro 6 anni dopo l’ultimo concerto. Tra i fan è il finimondo: i biglietti vanno a ruba e un’infinità di richieste obbligano gli organizzatori al trittico di concerti del 4, 5 e 8 luglio a cui assistono 200 mila fortunati, tre serate sold out con 4 mesi di anticipo.
Più di Bruce Springsteen, più dei Rolling Stones (anch’essi protagonisti di una data estiva a Milano) ancora una volta Vasco, primo nella storia a riempire il tempio milanese tre volte in fila, riesce dove gli altri neanche osano pensare di arrivare: ma lui è Vasco, gli altri si adeguino.
Qualche mese dopo, da quell’evento viene ricavato “Vasco @ San Siro ’03” un doppio DVD il live contenente 27 canzoni per 2 ore e 20 di pura energia rock e 50 minuti di contributi extra.
Nel 2004 viene pubblicato “Buoni O Cattivi”, che è il titolo dell’album e della titletrack utilizzata come singolo. Curato nei minimi particolari, i 12 brani vengono registrati tra Bologna e Los Angeles, è l’uscita del disco è seguita da un altro trionfale tour estivo lungo la penisola, che si conclude a settembre a Catanzaro con un concerto gratuito a cui accorrono 400.000 spettatori, una folla oceanica.
L’album vende oltre un milione di copie, il più venduto del 2004, tanto che Emi, l’estate successiva, decide di promuoverlo anche negli Stati Uniti. Ma prima, il 4 luglio 2005, esce nei negozi il cofanetto “Canzoni Al Massimo”, triplo CD che raccoglie il meglio della carriera del rocker di Zocca. Intanto Vasco, instancabile, porta avanti un altra serie di concerti: il “Buoni O Cattivi 2005”.
L’autunno 2005 è il momento di “E’ Solo Un Rock’n’roll Show”, un’iniziativa sperimentale, nata da un’idea dello stesso Vasco, che viene ribattezzata ‘il primo movie-clip’, un doppio DVD che racchiude per la prima volta i video di tutto un album e montati su una sceneggiatura.

In occasione di Modena Park, dalle ore 17 di venerdì 30 giugno alle 13 di domenica 2 luglio in tutto il territorio comunale è vietata la vendita per asporto o somministrazione di bevande in contenitori di vetro o lattine (con l’esclusione della somministrazione al tavolo insieme al pasto) che dovranno quindi essere sostituiti con altri materiali ammessi dalla normativa igienico sanitaria. Dalle ore 13 del 30 giugno alle 13 del 2 luglio sarà inoltre vietato il consumo o la detenzione su suolo pubblico o aperto al pubblico di superalcolici, cioè bevande o miscele con gradazione alcolica superiore ai 21 gradi.

Le stesse limitazioni saranno in vigore giovedì 29 giugno, giorno del Sound Check, dalle 17 alle 24 per quanto riguarda i contenitori di vetro e lattine, dalle 13 del 29 alle 13 del 30 giugno per i superalcolici, nella zona prossima a parco Enzo Ferrari, quindi limitatamente all’area delimitata dalle vie Corassori, Leonardo da Vinci, Newton, Emilio Po, Cabassi, Strada San Cataldo, Borghi, del Murazzo, Costa, Ruffini, Galaverna, viale Storchi, Osoppo, Emilia Ovest, Rainusso, Rangoni, Nicoli, Righi, Pagani, Bonasia, San Faustino e viale Italia.
Nei giorni e nelle aree indicate, il divieto di vendere per asporto bevande di qualsiasi tipo in contenitori di vetro, oltre che lattine, già previsto dal Regolamento di Polizia Urbana per gli esercizi su aree pubbliche o verdi, è quindi esteso “per motivi di ordine e sicurezza pubblica” agli esercenti di pubblici esercizi, esercizi commerciali, attività di commercio su area pubblica, attività artigianali del settore alimentare, circoli e altri punti di ristoro. Saranno gli stessi esercenti a informare l’utenza del divieto attraverso avvisi o cartelli informativi.
Nelle aree e nei periodi indicati, è ugualmente vietato a chiunque portare al seguito recipienti e contenitori di vetro o lattine di qualsiasi genere.

Le limitazioni sono contenute in due ordinanze contingibili e urgenti (i testiintegrali sono disponibili sui siti www.comune.modena.it e www.modenapark.comu- ne.modena.it) adottate anche alla luce della recente circolare del Capo della Polizia Gabrielli in cui viene indicata tra le imprescindibili condizioni di sicurezza da accertare nella gestione delle pubbliche manifestazioni la “valutazione di provvedimenti finalizzati al divieto di somministrazione e vendita di alcolici e altre bevande in bottiglie di vetro e lattine che possano costituire un pericolo di pubblica incolumità”.

Particolare attenzione alle zone prossime al luogo dove si svolgerà il concerto e ai possibili punti di maggior concentrazione, ma anche tenendo conto dell’enorme numero di persone che si sposterà a piedi dai parcheggi collocati in diverse aree della città verso il luogo del concerto. Per i trasgressori del divieto di vendere per asporto e somministrare bibite in contenitori di vetro e lattine sono previste sanzioni amministrative da 50 a 300 euro o come indicato nel Regolamento di Polizia Urbana. I titolari di esercizi pubblici, commerciali o attività artigianali sono comunque tenuti alla rimozione giornaliera di immondizie e rifiuti, derivanti dalla loro attività, abbandonati nelle vicinanze e di bottiglie, lattine e altri contenitori, anche non derivanti direttamente dalla loro attività. Infine, per chi disponga di locali, adibiti a qualsiasi uso, prospettanti sulla pubblica via resta l’obbligo di provvedere alla pulizia del relativo tratto marciapiede, anche sotto i portici.

Anche le violazioni dei provvedimenti per contrastare il consumo di superalcolici potranno essere punite con sanzioni da 50 a 300 euro.

Vasco è Mondrian nello scontro apocalittici-integrati

Se hai il concerto di Vasco sotto casa, assisti tutti i giorni a uno scontro epocale: apocalittici contro integrati. Chi è contrario al concerto di Vasco non è solo contrario, tira giù una serie di circostanze che potrebbero accadere: caro Muzza, vai con gli scongiuri. Decidi tu quali, ma non lesinare. Sì, certo, il periodo è quello che è, ne abbiamo viste di cotte e di crude, ma forse il sabato pomeriggio al Grande- milia non è che sei più al sicuro, caro presidente della

Coop, prendi esempio dal Muzza: scongiuri.

Comunque, i più alterati di tutti non sono gli oppositori politici, non sono i fan di Liga e nemmeno quelli come me, che si beccheranno l’onda d’urto delle casse. I più fuori di testa sono i lettori di Orizzonte Scuola. Ora, Orizzonte Scuola è più o meno come “Avvocato oggi” o “Pesca moderna”, una di quelle riviste molto tecniche, molto serie, molto sul pezzo. Ma se andate sulla pagina Facebook vi si aprirà un mondo.

Un mare di reazioni schifate perché Vasco ha fatto saltare un giorno di esami. Molti “vergogna”, qualche “il nostro Paese è senza speranza” e poco altro. Niente argomentazione tra gli appassionati degli esami di stato, peccato. E poi c’è il ragazzo del secondo piano che studia per gli esami di maturità. Lui è contento che ci sia Vasco, ma non perché si sospendono gli esami. Una volta mi ha detto di essere dislessico e Vasco gli piace, perché le sue canzoni sembrano tanti quadri di Mondrian. Pochi colori fondamentali dipingono un universo complesso, così ha detto.

Perché noi che abbiamo il concerto di Vasco sotto casa siamo così. Tutti bravi ad argomentare Un manuale di oltre 1700 pagine, ogni dettaglio inserito e numerose simulazioni previste per qualsiasi evenienza. L’organizzazione di Modena Park non ha tralasciato praticamente nulla nell’imponente allestimento del concerto, che sarà testato per il sound check di giovedì quando oltre 15mila persone arriveranno al parco Ferrari. I dettagli dei protocolli di sicurezza raccontano di una macchina mastodontica, che dovrà essere soprattutto flessibile e adeguarsi alle varie situazioni.

Entrando nel dettaglio, si partirà con 55 telecamere per il riconoscimento facciale. Di fatto ogni spettatore sarà monitorato nel dettaglio e la visualizzazione trasmessa alla centrale operativa della Questura, che dovrà analizzare all’istante ogni personaggio sospetto. È questa la grande novità che verrà attivata nelle zone di prefiltraggio dei 220mila attesi sabato sera. All’esterno dell’area opereranno i battaglioni della polizia, convogliati su Modena da tutta Italia e che provvederanno alla perquisizione delle persone e alla scansione con il metal detector alla ricerca di oggetti vietati. Stando alla stima definita in fase organizzativa dovrebbero passare ai varchi circa 300 persone all’ora.

L’accesso sarà quindi piuttosto a rilento, ma comunque estremamente meticoloso. Ecco perché – manca soltanto l’ufficialità ad una valutazione di buon senso e che ormai ha messo quasi tutti d’accordo – i cancelli di Modena Park potrebbero essere aperti fin dalla notte precedente al concerto di Vasco Rossi al fine di snellire l’imponente mole di spettatori che dall’alba inizieranno a convergere sulla città. Prima di entrare nella zona dello show, i fan dovranno superare altri due check point, membrane necessarie a ridurre al massimo i rischi. L’organizzazione ha spiegato che le imponenti misure di sicurezza non sono direttamente collegate con le vicende terroristiche dell’ultimo anno, ma che sarebbero comunque state proposte a prescindere.

E visto che l’allerta sarà massima anche dentro al parco – ci saranno al lavoro circa 2200 steward in collegamento diretto con le forze dell’ordine – si cercherà di organizzare un deflusso piuttosto lento e monitorabile per impedire intrusioni in senso opposto alla massa di persone intente a raggiungere le loro vetture. Per questo il consiglio destinato a tutti è quello di andarsene con calma, magari sfruttando le diverse opportunità che Modena Park offrirà fino a notte fonda. E mentre Vasco sarà impegnato con oltre tre ore di concerto, all’esterno decine di operai procederanno a smontare le transenne che in questi giorni sono in fase di installazione e che qualche critica l’hanno anche suscitata: così gli spettatori non si sentiranno in trappola quando lo spettacolo sarà finito e potranno andarsene serenamente, spiegano ancora gli organizzatori.

Mi chiamo Vasco come un compagno di prigionia di mio padre. Dopo l’8 settembre i tedeschi lo portarono nel campo vicino a Dortmund, in Germania. Papà, che si chiamava Giovanni Carlo, fu uno dei 600 mila che preferirono restare nei lager piuttosto che combattere al fianco dei nazisti. Il campo fu bombardato, lui cadde nel cratere di una bomba, questo Vasco lo tirò su, gli salvò la vita. Non si rividero più, non so se sia sopravvissuto. Tanti suoi amici morirono di fatica. Papà tornò a casa dopo due anni. Pesava 35 chili. Ci è rimasto il suo diario. Non riusciva a vedere i film sull’Olocausto, erano emozioni troppo forti per lui».

«Io sono nato sopra l’osteria di mio nonno Breno, con una enne sola, a Zocca, e sono cresciuto nel periodo più felice degli ultimi duemila anni. La guerra era finita, finito il fascismo, finite le esecuzioni di massa dei tedeschi. Gli scampati e i neonati erano vivaci, allegri. Il nonno aveva fatto la Grande Guerra. Era in un reparto che doveva essere fucilato per diserzione: riconobbe uno del paese, a un cenno si gettò in un dirupo, fu dato per disperso, si nascose in convento; tanti anni dopo l’ho accompagnato a rivedere i luoghi, il convento era sempre là. Io lo prendevo in giro: “Nonno non sei stato proprio un eroe”, lui rispondeva: “Era una guerra per ammazzare i poveretti”. Poi il nonno era andato in Africa a lavorare come camionista. Camionista era anche mio padre».

«La domenica si facevano feste dove ti sedevi a tavola a mezzogiorno e ti alzavi all’una di notte. Mia mamma Novella mi portava al bar – in casa non avevamo la tv – a vedere le prime edizioni del festival di Sanremo, mi faceva imparare le canzoni a memoria, e alle feste salivo sulla sedia a cantarle: “Chi gettò la luna nel rio, chi la gettò…”. Oppure recitavo poesie autobiografiche: “Io sono un bel bambino con gli occhi azzurri color del mare.”. Per lei e per la mia tata Ivana, che aveva 15 anni, ero come un bambolotto: mi pettinavano con la banana, giocavano con me. Mio nonno materno, Luigi, suonava la chitarra, e tutti ballavano il valzer. Morì giovane dopo essersi bevuto un mondo e quell’altro. Ricordo il suo corpo sdraiato sul letto, con il pancione enorme».

Bimbo prodigio e studente tormentato. «Il prossimo primo luglio torno a suonare a Modena, per 220 mila persone, e ne sono felice. Mi diverte perché a Modena è legata la mia prima affermazione musicale: l’Usignolo d’oro. Ovviamente mi aveva iscritto la mamma. Mi avevano allenato a Vignola con la fisarmonica, avevo preso lezioni di canto dal maestro Bononcini: vocalizzi da 40 minuti. Votavano bambini poco più grandi di noi, con le palette. Presi tutti 10 e vinsi clamorosamente, con la canzone Come nelle fiabe. Ero allibito: non me l’aspettavo. Il primo premio era una bicicletta. Il giornale locale scrisse che aveva vinto un pastorello che portava le pecore al pascolo».

«La magia finì quando tornai a Modena per andare in collegio dai salesiani. Noi montanari eravamo come adesso i migranti; e io, anche se una pecora non l’avevo mai vista, ero davvero selvatico, cresciuto nei boschi, abituato a far la lotta nell’erba. Avevo sempre le ginocchia sbucciate. In città fui schernito, isolato: ci soffrii molto. Mi bocciarono subito, ma tanto ero un anno avanti. Poi ho fatto ragioneria, una scuola assurda: impari cose per cui basterebbe un corso di tre mesi, ed esci di lì senza sapere che sono vissuti Socrate e Platone. Ebbi solo un momento di gloria, quando scrissi “Tema libero sul tema libero”, un flusso di coscienza sul blocco da pagina bianca: presi “dal 9 al 10”. All’università volevo fare il Dams, ma mio padre pretendeva una laurea seria. Mi iscrissi ad Economia, poi a Pedagogia. Non ho mai finito, ma lui non mi ha mai detto nulla. Ha sempre avuto fiducia in me, il suo unico figlio».

«Papà morì a 56 anni. Un ictus, mentre faceva manovra con il camion, tra i silos di Trieste. Sono andato a prenderlo. Fu uno choc terribile. La mia vita cambiò. Cominciai a fare sul serio; fino ad allora avevo scherzato. Tornavo a casa alle sette del mattino e mio padre non c’era, si era alzato alle quattro. Io facevo il fighetto, ero dje mettevo musica da discoteca che detestavo: ascoltavo Genesis e Pink Floyd, Madonna e Michael Jackson mi facevano orrore. Dopo la morte, mio padre mi è entrato dentro. Mi ha lasciato la sua parte combattente, testarda, che si è unita alle malinconie, alle gioie, alle canzoni che mi arrivano da mia madre. Allora è cominciata la guerra. E da cantautore sono diventato un rocker».
Il malessere dentro. «Avevo già fatto i primi due concerti, organizzati da Bibi Ballandi, in piazza Maggiore a Bologna e nei magazzini della Fiera: non c’era nulla, neanche gli strumenti, dovemmo portarli da casa. La svolta fu il terzo concerto, a Vicenza. La piazza si svuotò subito, e questo l’avevo messo in conto; ma poi un gruppo di ragazzotti al bar cominciò a tirarci le freccette di carta. Mentre tornavo a casa in macchina mi sono detto: io non permetterò mai più a nessuno di trattarmi così; la prossima volta che uno tenta di disturbare un mio concerto, scendo dal palco e lo prendo a pugni.

Nel 1977 incisi il primo disco, Jenny. Ci eravamo inventati una radio libera, con gli amici di Zocca. Io ero pure l’amministratore, ma di conti non capivo nulla. La vendemmo al Pci, pensando che l’avrebbero lasciata a noi; mi misero a fare il muratore, lavorai per sei mesi a 8 mila lire l’ora, per sistemare i locali, piazzare i pannelli».

«Ero di sinistra, ma non sono mai stato comunista. Semmai, anarchico. Non mi piacevano neppure Lotta continua e Potere operaio: studenti figli di papà, che di giorno giocavano alla rivoluzione e la sera tornavano a casa per cena. Facevo teatro sperimentale, stavo con gli indiani metropolitani. Più tardi mi sono riconosciuto in Pannella. Ho creduto al sogno degli Anni 70, e quando è arrivata la Milano da bere ho provato fastidio. Per questo mi arrabbio quando mi considerano un simbolo degli Anni 80, dell’individualismo.

Vita spericolata nasce dal “vivere pericolosamente” di Nietzsche, mica dai paninari o dai rampanti. Bollicine era una canzone contro la pubblicità, non sulla droga. Non eravamo riusciti a cambiare il mondo; dovevamo cambiare noi stessi, rivendicare la nostra libertà e la nostra diversità. Ho cominciato a togliere parole dai testi, sull’esempio dei minimalisti: Meno di zero di Bret Easton Ellis e Le mille luci di New York di Jay Mclnerney sono libri che mi hanno cambiato la vita. L’Italia si arricchiva, ma io il malessere dentro l’ho sempre avuto. Le canzoni sono state il mio modo di confidare cose che nella vita non avrei detto a nessuno, di calarmi nella tragedia della condizione umana. Vedevo crescere la sofferenza, la disperazione, e negli Anni 90 le ho dato voce. Gli spari sopra, C’è chi dice no: ci sentiamo così comodi, siamo così ipocriti; ma gli spari sono per noi».

Due figli “a sua insaputa”. «La droga era una fuga dalla fatica di vivere. Mi trovarono con 26 grammi di cocaina. Ho fatto quasi un mese di galera, cinque giorni in isolamento. L’unico a venirmi a trovare fu Fabrizio De André, con Dori. Pannella mandò un telegramma. Il carcere fu un modo per disintossicarmi, e anche per resettarmi. Fino ad allora ero convinto di bruciare in fretta, di morire giovane. Mi dissi che dalla sofferenza non si fugge, ed era meglio andare sino in fondo alla vita, per vedere come va a finire questa bella storia. E sono ancora qua».

«Al processo presi 22 mesi con la condizionale. Mi arrestarono una seconda volta, in autostrada: accelerai per sfuggire a una volante, clacsonavo la macchina davanti, ma era pure quella della polizia. Mi dissero: “Lei non sta in piedi, dobbiamo perquisirla”. Avevo una bomboletta di gas urticante con il manico, un’arma di autodifesa vietata in Italia, me l’avevano portata dalla Germania. E avevo un grammo di coca, che mi costò un’altra notte in galera. Io pensavo che ognuno fosse libero di tenere un po’ di roba per sé; e lo penso pure adesso, che non la uso più».

«Sanremo era fondamentale, per uno che da bambino cantava per la mamma le canzoni del Festival. Il patron Ravera mi voleva, io resistevo: “Suono il rock, cosa vengo a fare?”. Lui assicurò che potevo comportarmi come mi pareva. Andai per farmi notare. Guardavo tutti come se fossero bambini dell’asilo, anche Al Bano. Ma non lo feci apposta a gettare il microfono: siccome non riuscivo a infilarlo al volo nell’asta, me lo portai via per darlo al prossimo cantante; ma il filo era troppo corto, e cadde con un frastuono orrendo. In finale Vado al massimo arrivò ultima, è vero, ma aveva passato il turno, mentre Claudio Villa era stato eliminato. Qualcosa stava cambiando».

«Nell’estate del 1984 vissi la rutilante vita della rock star – sorride Vasco -. Una sera rividi Gabriella, una ragazza con cui ero stato per un anno, la accompagnai a casa, la salutai affettuosamente, mica mi disse che dovevo stare attento… Negli stessi mesi venne un’altra a dirmi che aspettava un figlio da me, ma quella neanche la riconobbi, la mandai via, pensavo fosse matta. Me la ritrovai in giro per Zocca con il passeggino, e mi arrabbiai ancora di più: mi aveva rubato un figlio! Quando mi chiese di riconoscere Davide feci l’esame del Dna, e venne fuori che era proprio mio. A quel punto mi offrii di fare l’esame del Dna anche per il figlio di Gabriella, Lorenzo, ma lei non volle, “ti devi fidare e basta”. Fu Lorenzo, quando aveva 14 anni, a voler sapere chi fosse il padre. Feci il test: era mio pure lui. L’ho fatto studiare, si è laureato. Davide invece fa l’attore, mi ha anche reso nonno. Il mio primo nipotino si chiama Romeo, purtroppo lo vedo poco perché vive a Roma».

La fedeltà in amore. «Albachiara la scrissi per Giovanna, una ragazza che vedevo scendere dall’autobus a Zocca. Era un pezzo provocatorio, con quel finale sulla masturbazione femminile, allora tabù, anche per le mie amiche. Ma Giovanna non credeva che l’avessi composto per lei, pensava fosse un modo per intortarla, e allora scrissi Una canzone per te. Alla fine una storia l’abbiamo avuta, e ci mancherebbe altro, dopo due canzoni così…».
«Poi ho incontrato Laura. Era giovanissima, un po’ stronza, molto bella. La donna della mia vita. Ho tentato due volte di lasciarla. L’ho messa alla porta, e lei si è seduta sulla valigia, fuori dal cancello: ho dovuto riprenderla, temevo arrivassero i carabinieri ad arrestarmi. Poi le ho telefonato per dirle che era finita, e Laura si è precipitata fuori dallo studio di registrazione, ha aspettato finché non l’ho fatta entrare.

Da lei ho avuto Luca, che è figlio dell’amore. Ora ha 25 anni e studia a Los Angeles, crea giochi per Internet. Laura non la tradisco mai. Fedeltà assoluta. Mettere su famiglia e restare un rocker non è stato facile, ma ce l’ho fatta. Ero stanco di vivere in albergo circondato da una corte dei miracoli, volevo un motivo per tornare a casa la sera». «L’ho pure sposata, il 7 luglio 2007, quando sembrava stessi per morire a causa di un batterio killer, e i giornali scrivevano che avevo il cancro. In tal caso non mi sarei curato; sarei partito per i Caraibi, per morire vivo. Invece dopo due anni di antibiotici ne sono uscito. Ero solo tutto il giorno e ho scoperto Internet: su Facebook ho conosciuto un sacco di amici veri. L’intelligenza collettiva della rete è l’individuo del futuro. Grillo? Un grande, ha catalizzato la ribellione; ora bisogna capire che idee ha davvero. Berlusconi mi ha deluso: era socialista, speravo scendesse in politica a sinistra, non a destra. Oggi i pericoli sono Trump e Marine Le Pen». «Sono felice di tornare al parco di Modena a suonare. Modena Park, come lo chiamo in Colpa d’Alfredo: una canzone scorrettissima, che sfuggì alla censura – “è andata a casa con il negro la troia” – solo perché nessuno l’aveva sentita prima. Sono stato il primo italiano a riempire uno stadio: San Siro, 10 luglio 1990. Come dice? Che con 220 mila biglietti venduti batterò il record di Ligabue? Ma questa rivalità è stata montata ad arte. Ognuno fa la sua gara. E poi al limite io posso essere paragonato agli Stones. Mi chiesero di suonare con loro, per vendere più biglietti; dissi no. Il prossimo primo luglio sarà una grande festa. Farò un concerto lungo, canterò finché avrò fiato; del resto il mio sogno è sempre stato morire sul palco».

Perché l’atteso evento non sarà destinato solo agli oltre 200 mila spettatori (più della popolazione della città ospitante che si aggira attorno ai 184 mila) che assisteranno live al grande concerto ma a tutti i fan del Blasco diffusi lungo lo Stivale. Il 1 luglio 2017, quindi il Modena Park di Vasco Rossi sarà proiettato in diretta nell’Arena Live esterna al Gran Teatro Geox di Padova, la Fiera di Genova presso Piazza del mare e il Postepay Rock in Roma all’Ippodromo delle Capannelle. L’incontro avverrà nell’ambito delle iniziative collaterali a “Vasco la mostra ufficiale”, che nella sede espositiva di Fondazione Fotografia racconta i 40 anni di palco della rockstar modenese e accompagna verso il concerto evento dell’1 luglio “Modena Park“, a cui Putland naturalmente non mancherà.

Cosa canterà Vasco Rossi al Modena Park 2017?

In vista dell’immenso evento, la città di Modena ha richiesto un maggior numero di vigili in servizio per la giornata del primo luglio al fine di gestire nel migliore dei modi la viabilità ed evitare congestioni del traffico nelle aree limitrofe al parco Ferrari.

Un concerto da record, che emoziona – per primi – gli stessi protagonisti, a cominciare dallo storico bassista di Vasco, Claudio “Gallo” Golinelli. Scrivendo qualche tempo fa che Vasco avrebbe messo a nudo l’anima collettiva di Modena e quelle individuali di chi la vive, immaginavamo questa esplosione di umori: e continuiamo a pensare sia una scossa positiva in sé.

A selezionare i finalisti e assegnare i premi sarà la giuria presieduta da Giuseppe Vessicchio, musicista e compositore noto al grande pubblico per le sue presenze come direttore d’orchestra al Festival di Sanremo e come insegnante di musica nel programma televisivo “Amici di Maria De Filippi”, e composta anche da + Massimo Cotto, giornalista, dj radiofonico e autore, tra gli altri, del libro su Vasco Rossi “Qui non arrivano gli angeli”, e Gabriele Minelli, discografico e A&R Manager per la major discografica Universal Music Group.

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