Scandalo UNAR: dimissioni del direttore Francesco Spano

In realtà le Iene hanno censurato il nome dell’associazione, che però è stato rivelato poi dall’associazione ProVita Onlus, che sta valutando la possibilità di presentare un ricorso contro l’Unar “per avere illegittimamente assegnato finanziamenti pubblici”, una denuncia contro i rappresentati dello stesso Ufficio governativo per “abuso di ufficio” e una denuncia per “malversazione di fondi pubblici” contro le associazioni lgbt coinvolte.

L’ex presidente dell’Arci Gay contesta il servizio realizzato da Roma:Le Iene non solo i portatori di una verità rivelata”. Giorgia Meloni – attraverso le pagine del Giornale – in mattinata ha rilanciato l’inchiesta de Le Iene ricordando che lo stesso Unar un anno fa la “censurò” invitandola a cambiare i toni con cui parla di immigrazione.

La notizia è diventata l’apertura dei giornali della destra, al grido di “soldi pubblici ai gay“.

In Italia, dice ancora Grillini, “da tempo prevale l’idea che l’eventuale reato compiuto non sia un fatto personale e soggettivo, com’è previsto dalla nostra Costituzione, ma sia estensibile a tutta la categoria, cui evidentemente chi ha commesso un presunto reato”.

Il servizio delle Iene rimette in discussione anni di lotte.

L’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), che dipende dal Dipartimento per le Pari opportunità di Palazzo Chigi, è nella bufera dopo un servizio della trasmissione “Le Iene” in cui si mostra che finanzierebbe un’associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento.

POLEMICA-Dopo le polemiche e il clamore suscitato dal servizio de Le Iene, andato in onda domenica 19 febbraio 2017, il direttore dell’Unar Francesco Spano ha deciso di rassegnare le dimissioni dal suo incarico.

Nella medesima intervista Spano ha chiarito che le sue dimissioni sono state un atto dovuto “nel rispetto del lavoro che ho svolto con passione e abnegazione”.

L’Unar ha una serie di associazioni accreditate, un registro che consente di erogare fondi per lo svolgimento di attività culturali e sociali per contrastare le discriminazioni razziali. “Siamo convinti che il caso in questione è solo la punta visibile di un sommerso ove si pratica ogni tipo di prostituzione”, ha dichiarato in una nota Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family Day.

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