Tragica incidente mortale sulla provinciale di Bari, auto si ribalta: 4 morti

0

Domenica di morte sulla provinciale 231 all’altezza di Corato in direzione Bari. Inutile ogni tentativo di soccorso da parte degli operatori del 118 intervenuti sul posto insieme ai vigili del fuoco e alle guardie giurate della Metronotte di Ruvo di Puglia.

Tre uomini e una donna sono deceduti sul colpo mentre la quinta persona, un’altra donna, è stata trasportata in codice rosso all’ospedale di Andria. Il pm di turno, Giovanni Lucio Vaira, ha aperto un fascicolo per omicidio stradale, al momento a carico di ignoti, ma sarà un atto dovuto iscrivere il 40enne di Corato alla guida di un’Audi A4 che, in una manovra di sorpasso, ha tamponato la Fiat Idea con a bordo le vittime. A quanto si apprende le vittime si stavano recando a Bari per assistere ai festeggiamenti in onore di San Nicola, oggi è in programma il corteo storico e l’esibizione delle Frecce Tricolori.

Dopo l’impatto, probabilmente causato dall’elevata velocità, l’auto ha sbattuto contro un muretto, divelto una cancellata e ribaltandosi è carambolata nel giardino di una villa privata. Il gruppo, annoverato in quello parrocchiale andriese di San Nicola, era in viaggio verso Bari, per partecipare alla festa di San Nicola.

Attrezzatura

Proprio perché un incidente può sempre capitare a tutti, vediamo che cosa è necessario ed opportuno avere sempre a bordo dell’auto: – È obbligatorio avere il triangolo per segnalare il veicolo fermo sulla sede stradale. – È obbligatorio avere il giubbotto o le bretelle catarifrangenti per scendere dall’auto in ora serale o notturna. Vanno conservati a portata di mano del conducente. È consigliabile avere anche: – Una torcia elettrica per segnalazioni o per riparazioni al buio; – Una bottiglia di plastica piena di acqua; l’acqua può servire per bere, per lavarsi, per detergere una ferita. – Una coperta termica di emergenza; è un sottile foglio di plastica accoppiato con un foglio di alluminio il quale, avvolto attorno ad una persona, conserva il calore come entro un thermos. Utile anche per trasportare un ferito senza rovinare la tappezzeria dell’auto. Ricordiamoci che d’inverno, a motore spento, dentro l’auto si raggiunge in pochi muniti la temperatura esterna e che si può rischiare il congelamento; a maggior ragione se si è feriti. – Una cassetta di medicazione; in alcuni paesi è obbligatorio averla a bordo; – Un cellulare con macchina fotografica munita di flash; in mancanza di esso, una macchina fotografica usa e getta con flash; carta e penna per rilevi relativi all’incidente; un gesso da lavagna. – Un modulo per constatazione amichevole di incidente (modulo blu). – Un piccolo attrezzo per tagliare la cintura di sicurezza e per spezzare il vetro; va conservato a portata di mano del conducente per un uso immediato, senza dover frugare per cercarlo; si consiglia di fissarlo con il velcro nella tasca della portiera, a lato del conducente. Non provate a spezzare il parabrezza o il vetro posteriore; sono multistrato, con un foglio di plastica al loro interno, e non si rompono; agire sempre solo sui vetri laterali che si sbriciolano se colpiti con una punta di acciaio. La necessità di rompere il vetro è molto frequente perché le auto moderne con apertura e blocco elettrico delle serrature, tendono a trasformarsi in trappole in caso di incidente. Quando si viaggia in auto è buona regola essere vestiti come se si dovesse andare a piedi; è pericoloso e poco piacevole trovarsi di notte con l’auto fuori uso e vestiti da sera, con scarpe da ballo.

Caduta in acqua

Uno dei più pericolosi incidenti che possono capitare è la caduta in acque profonde del veicolo. Il veicolo galleggia per qualche istante, poi la parte dove è il motore, più pesante (di solito quella anteriore), sprofonda e, infine, tutto il veicolo scompare. Arrivato fino sul fondo, rimane in posizione verticale fino a che l’acqua che entra attraverso i condotti di aerazione non ha scacciato l’aria e poi ritorna in posizione orizzontale, a meno che si sia infilato nella melma o le rocce, o tra le alghe, o tra materiali scaricati. In certi casi l’auto può capovolgersi. Gli esperimenti hanno dimostrato che i tempi per questi eventi sono molto ristretti: – dopo 15 secondi l’acqua raggiunge già il livello dei finestrini; – dopo 30 secondi ha invaso tutto l’abitacolo fino al livello del volante; – dopo 45 secondi l’auto è piena di acqua e rimane solo una modesta bolla d’aria nella parte posteriore, in alto; – dopo 60 secondi sporge dell’auto solo il bagagliaio e la macchina scompare subito dopo. Siccome rapidamente la pressione esterna dell’acqua impedisce di aprire le portiere, un tempo nei romanzi e nei film si affermava cha la scelta migliore era di restare ben chiusi fino a che l’abitacolo era pieno d’acqua; a quel punto si aspirava l’ultima bolla d’aria, si apriva la portiera o il finestrino e si tornava a galla. Purtroppo la realtà è diversa: i finestrini ormai non si aprono più con la manovella e l’alzacristalli elettrico si può bloccare con l’acqua; l’auto può affondare nel fango o tra alghe e canne che bloccano le portiere; solo un esperto subacqueo, abituato a non farsi prendere dal panico ed a restare in apnea oltre un minuto, può aver speranza di riuscire a compiere gesti utili. E’ quasi impossibile spezzare i cristalli rapidamente. Perciò la tecnica migliore è di aprire la portiera o i finestrini, al più presto possibile, entro una quindicina di secondi. Quindi: – Non perdere la calma e utilizzare il tempo in cui l’auto ancora galleggia. – Sganciare immediatamente la cintura di sicurezza. – Cercare di aprire la portiere e i vetri. Si è visto che in molte auto l’impianto elettrico continua a funzionare anche per qualche minuto. – Se non sono già accese, accendere le luci; possono guidare un soccorritore per voi o per gli altri occupanti. – Uscire al più presto ed emergere per respirare a fondo. – Se vi erano altre persone in auto rituffarsi per aiutarle ad uscire dall’auto. Se necessario tagliare le cinture con l’apposito attrezzo. Nel caso ci si trovasse nel bel mezzo di una inondazione, occorre ricordare che l’auto probabilmente si fermerà quando l’acqua arriverà al livello degli assi delle ruote e che è facile uscire di strada e finire in una pozza profonda. Anche in questo caso si consiglia di uscire al più presto dall’auto e mettersi in salvo su di una altura (terrapieno, casa, autotreno, ecc.). Fare attenzione a non essere travolti dalla corrente.

Incendio sull’auto

Oltre che degli incidenti, il conducente prudente deve preoccuparsi anche del pericolo che la sua auto prenda fuoco, poco importa se per cause interne od esterne. Anche senza che vi sia stato un urto, non è infrequente che un incendio scoppi nel vano motore per accensione del carburatore, per perdita dai tubi che conducono l’olio o il carburante oppure, fuori del vano motore, per riscaldamento anomalo dei freni o della marmitta con catalizzatore. In una auto intatta occorrono almeno 5 minuti prima che il fuoco si estenda all’interno dell’abitacolo e quindi vi è tempo sufficiente per intervenire con un estintore, senza rischi per il soccorritore; ma più presto si interviene e più si riducono i rischi ed i danni; in genere occorrono altri 5 minuti prima che i fumi diventino pericolosi per i passeggeri. In un’auto incidentata la diffusione del fuoco può essere più rapida. Siccome poi la vittima dell’incidente può non essere in grado di reagire, è necessario che anche i soccorritori dispongano di estintori. Se la legge, invece di obbligare a portare triangolo e giubbotto, di dubbia utilità, avesse imposto l’estintore a bordo delle auto, avrebbe senz’altro salvate più vite umane.

Molti hanno paura ad avvicinarsi ad un’auto in fiamme per paura che essa scoppi, come si vede ogni giorno nei film; fortunatamente lo scoppio è un evento che si vede quasi solo nei film e che può verificarsi solo quando l’incendio è in uno stato avanzato; se il fuoco è all’inizio, non si corre un gran pericolo. Talvolta può scoppiare la gomma di scorta, ma senza gravi conseguenze; se brucia il bagagliaio bisogna comunque stare attenti a non prendersi il cofano in faccia. Anche per le auto a gas, non vi è pericolo di scoppio del serbatoio posteriore, se il fuoco è nella parte anteriore dell’auto e se non vi sono ancora forti fiamme. È quindi del tutto opportuno valutare se non sia il caso di avere sull’auto un estintore. Quelli più adatti sono gli estintori a polvere che vanno da 2 kg in su; quello da due kg ha un getto che dura 4-5 secondi e quindi può non servire molto; la polvere infatti non ha un effetto raffreddante e se i metalli si sono molto surriscaldati, il fuoco può riprendere rapidamente. La soluzione migliore è un estintore da 6 kg che costa come il precedente (circa 20 euro) ed ha un getto di 9-10 secondi. Gli estintori dovrebbero ricevere una manutenzione (cambio polvere e controllo pressione) ogni due anni perché la polvere può ammassarsi e non uscire. Se vi capita un estintore che non funziona, provate a sbatterne il fondo sul terreno in modo da smuovere la polvere. Il vero problema è però la sistemazione dell’estintore, a cui le auto non destinano alcun spazio. Esso dovrebbe essere a portata di mano del conducente, ma non vi è posto nell’abitacolo; uno piccolo potrebbe stare sotto al sedile, ma gli estintori dovrebbero essere conservati in posizione verticale! L’estintore deve essere fissato in modo sicuro perché non si trasformi in un proiettile in caso di urto e, contemporaneamente, deve potersi sganciare con la stessa facilità delle cinture di sicurezza, ma mancano gli attacchi! Si può sistemare più agevolmente nel bagagliaio, ma in tal caso è molto utile per soccorrere gli altri, meno utile per soccorrere sé stessi (il bagagliaio può essere danneggiato, il fuoco può essere entro di esso, il conducente può non essere in grado di arrivare fino ad esso). Può essere opportuno avere un piccolo segnale sui vetri che indica che si ha a bordo un estintore e la sua posizione. Che cosa fare in presenza di un incendio: – nella propria auto, uscire rapidamente, sganciare la chiusa del vano motore e del bagagliaio e prendere l’estintore. Se non si può uscire, bisogna agire in modo da consentire ai soccorritori di prendere il vostro estintore. Su auto altrui: – Aprire le porte o sfondare il vetro (ottimo un cric o lo stesso estintore) se vi sono delle persone all’interno a rischio di soffocamento. – Se non vi è urgenza di estrarle o farle uscire, provvedere a spegnere le fiamme visibili. – Se il fuoco è nel vano motore provare ad aprire appena il cofano facendo attenzione a non ustionarsi e a non ricevere vampate di fiamma sul corpo o sul volto, e poi, se non succede nulla, aprirlo ancora un po’ ed azionare l’estintore in modo mirato alla base delle fiamme, con brevi getti di polvere. – Provvedere ad allontanare tutti dall’auto fino a che non si è sicuri che il fuoco non riprenderà.

Pronto soccorso In questo testo non tratteremo del pronto soccorso se non per quel mimino alla portata di tutti. La legge prescrive l’obbligo di prestare soccorso a qualunque persona che ne abbia bisogno,purché ciò possa avvenire senza nostro pericolo. Se vi è pericolo, vero o temuto, o se non si sa come comportarsi, vi è il dovere di chiamare in soccorso altre persone od autorità. Perciò ognuno si regoli con buon senso, senza strafare e limitandosi agli interventi veramente urgenti, quale il tamponamento di una emorragia, un massaggio cardiaco, se lo si sa fare, la respirazione bocca a bocca, ecc. Non somministrare medicinali o alcolici; non spostare il ferito se vi è il minimo sospetto che abbia lesioni alla colonna vertebrale. Si ricordi che è sempre presente il pericolo di contagio da AIDS se liquidi organici del ferito (sangue, bava) vengono a contatto con lesioni anche piccole della nostra cute o mucosa; e che è molto facile ferirsi od escoriarsi nella fretta di soccorrere. In presenza di feriti da soccorrere è necessario indossare guanti di gomma (si trovano nella cassetta di medicazione) e usare l’apposito tubo per la respirazione bocca a bocca.

Incidenti e psicologia

Le nostri comuni origini animali ci hanno predisposti ad affrontare le situazioni di pericolo mediante l’attacco o la fuga, come avviene in ogni mammifero. Di fronte ad un pericolo il nostro corpo libera in pochi secondi le sue scorte di adrenalina (un ormone e neurotrasmettitore) elevandone di 300 volte la presenza nel sangue; essa per qualche decina di secondi ci fa diventare degli uomini con il turbocompressore: aumenta il consumo di ossigeno, aumenta la pressione, aumenta il ritmo cardiaco, la pupilla si dilata, il volto diventa pallido perché il sangue affluisce ai muscoli, aumentano la forza muscolare e la velocità dei riflessi, non si sente il dolore. A seconda delle proprie caratteristiche genetiche e del sesso, potrà prevalere l’istinto di attaccare oppure quello di fuggire, fino a fenomeni poco piacevoli, come quello di “farsela sotto”. L’alcol attenua di molto questi fenomeni. Un incidente stradale costituisce nel nostro mondo una di quelle tipiche situazioni di stress che liberano adrenalina e producono gli effetti sopra descritti, in parte utili, in parte dannosi. È utile essere pronti ad affrontare nel modo migliore la situazione di pericolo, essere scattanti e forti, e quindi ben venga la scarica di adrenalina. È un fenomeno naturale incontrollabile ed è inutile parlarne. Sono invece dannosi gli effetti che permangono dopo la fase iniziale dell’incidente perché nel nostro mondo non è concepibile che ci si comporti come il selvaggio che vuol strappare il cuore al nemico. Dobbiamo imparare a controllarci. Lo stress ci fa diventare aggressivi verso la controparte, il nostro istinto ci fa desiderare di prendere a calci il motociclista che ci ha sorpassato a destra e poi si è infilato sotto le nostre ruote. Una istintiva reazione di difesa ci fa negare l’evidenza e sosteniamo ad ogni costo la nostra mancanza di responsabilità e magari aggrediamo il testimone che dice il contrario. Eccetera, eccetera. Sono tutti comportamenti incivili e controproducenti che vanno evitati. Subito dopo l’incidente è del tutto inutile mettersi a discutere su chi ha torto o ragione. I problemi non si risolvono con la prepotenza e sbraitando. Se abbiamo torto o ragione lo decide l’Assicurazione o il giudice e non controparte. L’esperienza insegna che conviene mantenere la calma, senza contestare le affermazioni aggressive di controparte, ma che anzi conviene ascoltarlo e lasciarlo parlare come se dicesse cose sacrosante. Quando anche lui si sarà calmato vedrete che sarà più disposto ad accettare obiezioni e consigli. Ma vi è un altro fenomeno, decisamente patologico, che può verificarsi a seguito della scarica di adrenalina e di cui bisogna tenere conto: si tratta di un trauma psichico, una violenta reazione emotiva (in termini ufficiali si chiama acute stress reaction) che, agli effetti già visti, aggiunge effetti più gravi, quali svenimento, collasso e morte, reazioni impulsive di collera, aggressione fisica inconsulta. Questi fenomeni talvolta sono brevissimi, talvolta più lunghi, e possono accompagnarsi a disturbi psichici come una alterazione temporanea della coscienza, uno stato stuporoso e confusionale, arresti psichici temporanei (perdita di memoria). Trattasi di ciò che in linguaggio giornalistico viene detto shock (o, alla francese, choc) e in tali casi si deve capire che si ha di fronte un malato bisognoso di cure e che è inutile farlo ragionare. Questi disturbi si verificano anche nei soggetti che sono rimasti coinvolti nell’incidente senza alcuna loro colpa (conducente di treno che ha investito un suicida) e possono sfociare in depressioni, specie in soggetti già predisposti. Questo shock può accentuare l’istinto di fuga piuttosto che quello di aggressione e nei casi di fuga dopo l’incidente si deve sempre ipotizzare che il soggetto possa aver agito in stato di infermità mentale temporanea (valutazione da fare in base ai postumi e in base alla personalità del soggetto; chi fugge perché era senza patente od era ubriaco, non lo fa di certo per il trauma emotivo!).

Obbligo di fermarsi dopo un incidente

La legge, art. 189 Cod. Stradale, impone al conducente l’obbligo di fermarsi dopo che è rimasto coinvolto, in qualsiasi modo in un incidente stradale in cui siano stati cagionati danni o lesioni ad altre persone diverse dai trasportati. Non parleremo qui delle pene, comunque pesanti, per chi non si ferma e che il codice gradua a seconda del tipo di danno cagionato, perché chi non si ferma è comunque un disonesto e il buon cittadino le cose le deve fare non per paura della legge, ma per dovere civico. Vediamo le varie ipotesi: Danni a cose – Danni alle sole cose (danni alla carrozzeria di un’altro veicolo, danni a muri, cancellate, aiuole, ad animali, ecc.). Prima di tutto si deve provvedere a spostare il proprio veicolo in modo da non intralciare la circolazione sulla carreggiata. Non è consentito di essere di ostacolo ad altri solo per attendere l’arrivo della polizia per eventuali accertamenti ed è una infrazione amministrativa il non farlo; se arriva la polizia, anch’essa, per prima cosa, deve eliminare gli intralci al traffico, salvo rilevi urgenti se vi è contestazione sulla responsabilità (al massimo una rapida foto). Ciò non toglie che, ai fini del risarcimento del danno, sia opportuno fare prima qualche rapido rilievo (alcune foto o segnare con il gesso la posizione delle ruote dei veicoli coinvolti, come spiegheremo meglio). Vi è l’obbligo di fornire agli altri soggetti coinvolti le proprie generalità e i dati dell’assicurazione. Non si è tenuti ad attendere l’arrivo della polizia o ad affrontare discussioni. Se si vede che controparte non tiene un comportamento civile, gli si dà un foglio con i propri dati e poi si può andare via. Però, se l’incidente è un po’ complicato, se è opportuno spiegarne la dinamica, è sempre meglio richiedere l’intervento della polizia e, se essa è disponibile, attenderla. E’ sempre opportuno chiamare la polizia se l’altro conducente non è assicurato o non vuole fornire i propri dati. Quando si danneggia un altro veicolo e il conducente non è presente (ad es. un veicolo parcheggiato), non vi è l’obbligo di attenderlo, ma solo di preoccuparsi sul come fornirgli le informazioni necessarie per il risarcimento del danno. È quindi comunque necessario fermarsi, rilevare il numero di targa e la società assicuratrice, rilevare il luogo in cui il fatto è avvenuto (nome della via e numero civico più prossimo, chilometro della via extraurbana), fotografare i danni. È opportuno lasciare sul parabrezza i propri dati. Il problema è che, se si vogliono prevenire accuse ingiustificate, sanzioni amministrative e sospensione della patente, bisogna anche poter provare di aver fatto tutto ciò. Si può telefonare alla polizia, dare le proprie generalità, comunicare che si provocato un danno ad un veicolo con targa xxx e pregare di prenderne nota, seguendo poi eventuali loro istruzioni; oppure si possono raccogliere i dati di testimoni che poi confermino la nostra “buona condotta”; oppure ci si può recare alla prima stazione dei Carabinieri che si incontra e lasciare a loro i dati sull’incidente. Attenzione: in altri paesi europei è obbligatorio fermarsi sul posto fino all’arrivo della polizia o, quantomeno, di testimoni.

Danni a persone

Se l’incidente ha provocato danni alle persone è sempre necessario fermarsi. Se le lesioni sono modeste è poi sufficiente lo scambio dei dati, come spiegato sopra. Se vi sono persone ferite che hanno bisogno di assistenza, è obbligatorio prestarla (curare, se si è capaci, altrimenti provvedere ai soccorsi). Attenzione: chi è coinvolto in un incidente in cui vi è la possibilità che siano rimaste ferite o uccise persone, e fugge, può essere arrestato anche se la responsabilità è tutta di controparte e si viene poi condannati per un delitto grave. Se si è fuggiti (il che può accadere, come detto, anche per lo stato di shock emotivo), si evita l’arresto se ci si presenta alla polizia entro 24 ore. In tutti i casi ora visti, anche dopo aver fatto tutto il necessario, è poi del tutto opportuno attendere la polizia per rendere le proprie dichiarazioni, salvo che si abbia noi stessi bisogno di cure e si vada al pronto soccorso. Quando le lesioni sono molto modeste (piccole escoriazioni o contusioni) non è necessario attendere l’arrivo della polizia e si può liberare la carreggiata dai veicoli. Se le lesioni sono più gravi è consigliabile attendere la polizia limitandosi agli interventi necessari per non bloccare completamente il traffico. Ricordiamoci che molte persone, che al momento dell’incidente sembrano perfettamente sane, diventano degli invalidi dopo aver parlato con il proprio avvocato e corrono a far querele in cui si legge che improvvisamente sull’autostrada noi abbiamo messo la marcia indietro e siamo andati a tamponare il veicolo che ci seguiva!

Misure di sicurezza dopo essersi fermati –

Se il veicolo è in grado di muoversi occorre liberare al più presto la carreggiata, con le limitazioni già viste. – Se l’impianto elettrico funziona bisogna accendere i lampeggiatori di emergenza. – Se vi è scarsa visibilità, oppure se di notte non funzionano le luci di emergenza o di posizione e il veicolo non si può muovere, è necessario segnalare la sua presenza con il triangolo che deve sempre trovarsi a bordo del veicolo (art. 162 C. Str.). – Quando si scende dall’auto in ora serale o notturna si devono indossare il giubbotto o le bretelle catarifrangenti (art. 162 C. Str.). – Si deve chiamare la polizia, se si ha bisogno di soccorso o per liberare la strada. Occorre però prestare sempre la massima attenzione alla propria sicurezza personale. Sulle strade dove si tengono velocità elevate vi è il pericolo che la nostra auto venga investita da veicoli sopraggiungenti o che questi ci travolgano appena usciamo dalla nostra auto. Le corsie di emergenza delle autostrade sono altamente pericolose. Perciò, se non si riesce ad arrivare alla bell’e meglio ad una piazzola di sosta, la prima cosa da fare è di abbandonare al più presto l’autovettura non appena si vede che si può farlo senza troppo pericolo e portarsi sul margine destro della carreggiata in direzione dei veicoli che sopraggiungono e almeno ad una trentina di metri dall’auto incidentata (nell’altra direzione l’autovettura incidentata, se investita, potrebbe essere proiettata su di noi). Da lì si può iniziare a fare segnalazioni agli altri veicoli fino a che si riesce a fermare il traffico. Al buio conviene afferrare il giubbotto catarifrangente (da tenere sempre a portata di mano nella tasca laterale della portiera) e fare con esso le segnalazioni, sventolandolo. Nel caso si sia rimasti feriti e non si riesca a scendere, non rimane che segnalare disperatamente con tutte le luci funzionanti (freni, lampeggianti, fari) fino a che qualcuno non si ferma e ci soccorre. Finché si è entro l’auto, tenere la cintura di sicurezza allacciata. Se è rimasto immobilizzato un passeggero conviene comunque tenere il comportamento appena descritto; non vi sarebbe alcun vantaggio a farsi travolgere in due entro l’auto. Avete notato che non ho parlato del triangolo; ebbene, esso serve solo se si riesce a metterlo a parecchie decine di metri prima del veicolo fermo e se vi sono le condizioni per estrarlo dalla vettura senza eccessivo pericolo; il suo uso più utile e ragionevole è di segnalare auto rimaste ferme dietro ad una curva e solo in quanto ci sia una seconda persona che ci aiuta a controllare che non stia arrivando nessuno mentre lo prendiamo. Su di una autostrada ha un senso solo per segnalare un veicolo fermo sulla corsia di emergenza. Ma ripeto: va preso tenendosi assolutamente vicini al guardarail e sempre pronti a balzare lontani se arriva un autotreno guidato da un autista addormentato!

Come tutelarsi giuridicamente

Dopo aver pensato alla sicurezza occorre pensare anche a come difendersi dalla accusa di aver tenuto una condotta contraria alla legge e di essere quindi responsabili dell’incidente, in tutto o in parte. Ricordiamoci sempre che 18 ciò che noi racconteremo ha esattamente lo stesso peso di ciò che racconta il nostro avversario e che il giudice ha bisogno di prove per poter decidere. Se si ha a disposizione una macchina fotografia il problema è facilmente risolto: racconta più cose una foto che una pagina di verbale. Non bisogna risparmiare sulle foto e farle da più punti di vista, panoramiche e ravvicinate. Bisogna fotografare i segni di impatto sui veicoli, le tracce lasciate sulla sede stradale, la posizione di frammenti, macchie d’olio, pezzi di fango. Se si sono fermate delle auto, fotografate le targhe di quelle più vicine e le persone: possono servire per individuare testimoni (o per dimostrare che i testimoni di controparte non erano presenti!). Quando vi erano persone presenti all’incidente è opportuno farsi dare il loro nome ed indirizzo. Se si è chiaramente dalla parte del torto è inutile raccogliere prove sulla modalità dell’incidente; è però sempre opportuno fare le foto dei danni subiti dall’auto di controparte per evitare che essa approfitti di un piccolo urto per rifarsi la carrozzeria nuova! Nel caso sia necessario spostare i veicoli prima di poterli fotografare, si proceda almeno con un gesso a segnare la posizione delle loro ruote. Quando non si ha la macchina fotografica, si cerchi di fare uno schizzo sommario con la posizione dei veicoli (o del veicolo e del pedone) e qualche misura approssimativa rispetto a punti fissi quali un palo, un albero, un cippo miliare, un tombino, un incrocio. I particolari da evidenziare sono quelli visti sopra (tracce, oggetti, punto d’urto sulla carrozzeria, ecc.). Se la polizia interviene subito, sarà lei a provvedere alla raccolta degli elementi utili (ma è sempre bene controllare che lo faccia davvero e bene). Se si vede che la polizia può tardare è meglio provvedere a raccogliere le prove prima che si disperdano (i testimoni se ne vanno quasi subito, controparte può spostare la sua auto, il traffico cancella le tracce sull’asfalto, ecc.). E’ opportuno ricordare che la nostra assicurazione può comportare limitazioni agli obblighi della Compagnia se il conducente era in stato di ebbrezza, se guidava con patente non valida, se sul veicolo vi erano più passeggeri del consentito.

Il risarcimento del danno

Dal 1° gennaio 2007 è entrata in vigore il Decreto L.vo 254/2006 , che ha riordinato le norme sul risarcimento del danno da incidente il quale può avvenire; – con la procedura ordinaria mediante richieste del risarcimento al responsabile e alla sua Assicurazione; – con la procedura di risarcimento diretto mediante richiesta alla propria assicurazione; questa è una evoluzione della procedura di Indennizzo diretto (CID) in vigore dal 1978 per cui, se vi era la constatazione amichevole del danno, questo in alcuni casi veniva pagato direttamente dalla propria assicurazione. In entrambi i casi si è tenuti a denunziare il sinistro entro tre giorni da quando si è verificato o da quando si viene informati di esso. La mancata denunzia per scarsa diligenza può consentire alla Assicurazione di richiederci i danni derivanti dal ritardo. In entrambi i casi è opportuno rivolgersi alla propria assicurazione per consigli. Il diritto di richiedere il risarcimento del danno alla controparte si prescrive in due anni dal fatto. Solo se si instaura un processo penale il termine può essere maggiore, ma è meglio non correre rischi. La prescrizione si interrompe mediante la notifica a controparte di un atto di citazione o mediante spedizione di raccomandata. Ogni lettera relativa al risarcimento deve essere sempre spedita per raccomandata con ricevuta di ricevimento.

Come richiedere il danno in via ordinaria

La richiesta di risarcimento va inviata al responsabile (conducente e/o proprietario del veicolo) e alla sua assicurazione, se nota. Se l’assicurazione non è nota, la procedura da seguire è quella di una normale controversia civile. Sarà possibile identificare la compagnia assicurativa tramite il centro di informazione italiano (organo dell’ISVAP) e quindi trattiamo solo il caso in cui essa sia nota. La legge non lo prevede espressamente, ma, se si vuole che la pratica venga trattata sollecitamente e senza ritardi pretestuosi, è necessario fornire a controparte tutti i dati necessari già disponibili e cioè: – In caso di danno alle sole cose, si deve indicare: come si è svolto il fatto, la persona da risarcire con il suo codice fiscale, il luogo ove le cose danneggiate possono essere controllate, indicando giorni e ore in cui è possibile fare ciò. Se si sono sostenute delle spese, esse vanno esposte e documentate. – In caso di danni alle persone, indicare i dati anagrafici e codice fiscale del conducente e di tutte le persone ferite o decedute. Bisogna fornire gli elementi utili al calcolo del danno e quindi l’età, il lavoro svolto, il reddito della vittima, le certificazioni relative alla malattia, se il danneggiato abbia diritto a percepire l’indennità di malattia da un ente di assicurazione sociale, ecc. Se la vittima è morta indicare il nome di tutti gli eredi e di chi ha subito un danno diretto (ad es. perché il defunto aiutava la famiglia). Se si sono sostenute delle spese, esse vanno esposte e documentate. Se la malattia non è ancora guarita si farà una previsione generica sulla sua durata e ci si riserverà di inviare l’ulteriore documentazione. Il danneggiato è tenuto a sottoporsi a visite e accertamenti da parte del medico della assicurazione. L’assicurazione deve prendere posizione sulla richiesta di danni, con offerte di somme o con dinieghi motivati entro i seguenti termini: – 30 giorni se le parti hanno sottoscritto il modulo di constatazione amichevole, quando previsto: – 60 giorni se vi sono solo danni alle cose; – 90 giorni se vi sono (anche) danni alle persone. Se occorre documentazione integrativa, essa deve essere richiesta entro 30 gg e i termini iniziano a decorrere nuovamente dalla sua consegna. In genere l’Assicurazione offrirà il rimborso di una certa somma e vi sono tre soluzioni: a) Il danneggiato accetta l’importo, firma una dichiarazione che non pretende null’altro e l’Assicurazione lo paga entro 15 giorni. b) Il danneggiato accetta con riserva l’importo; l’Assicurazione versa entro 15 giorni ciò che ha offerto e il danneggiato firma una ricevuta in cui vi è scritto, ad esempio “con riserva di richiedere l’ulteriore danno”. Attenzione a ciò che si firma!

c) Il danneggiato non dice ne sì né no; l’Assicurazione versa entro 30 giorni ciò che ha offerto e il danneggiato può poi procedere come ritiene meglio. d) L’Assicurazione non risponde oppure il danneggiato non è contento dell’offerta; il danneggiato deve fare causa alla controparte e alla Assicurazione assumendosi il rischio delle spese se il giudice gli dà torto. È opportuno rivolgersi ad un avvocato senza perdere troppo tempo. Dopo l’inizio della causa il danneggiato in stato di bisogno può richiedere che il giudice liquidi un anticipo che, al massimo, sarà di 4/5 del danno esposto; il giudice deve valutare se vi sia già una prova sufficiente circa la responsabilità e l’importo del danno.

Come avvalersi della procedura di RISARCIMENTO DIRETTO (la nuova CID)

A partire dal primo febbraio 2007 la legge ha introdotto il sistema per cui è la stessa Assicurazione che deve provvedere a risarcire il danno subito dal proprio cliente. Si applica solo ad alcuni tipi di incidenti; per gli altri si procede in via ordinaria. Quando si applica: – I veicoli coinvolti devono avere targa italiana (oltre che di San Marino e Vaticano); se ciclomotori devono avere la nuova targa introdotta nel 2006. – I veicoli devono essere assicurati con imprese avanti sede in Italia o autorizzate. Per informazioni si consulti il sito www.isvap.it a cui possono essere inviati anche reclami sul comportamento delle assicurazioni interessate alla liquidazione del danno. – La procedura si applica a tutti i danni alle cose (per le cose trasportate solo se di proprietà del conducente o del proprietario dell’auto) e ai danni alla persona riportati dai conducenti se non comportano invalidità oppure se comportano una invalidità temporanea o permanente non superiore a 9 punti (da 14.200 a 8550 € a seconda dell’età; criterio complicato ed illogico, quando bastava stabilire un limite di 15.000 €; perché mai si deve essere discriminati in base all’età?). – I danni ai terzi trasportati vengono risarciti direttamente dalla assicurazione del veicolo su cui viaggiavano, senza che sia necessario stabilire le responsabilità nell’incidente. La procedura da seguire è quella ordinaria ed è il terzo trasportato che deve inviare la richiesta di risarcimento all’assicurazione. Non si può ricorrere al risarcimento diretto se l’incidente è avvenuto per caso fortuito.

Rispondi o Commenta