Sesso, ecco i dieci miti da sfatare: sapete del punto G

E’ molto difficile avere un atteggiamento equilibrato e sereno di fronte alla sessualità: da un lato siamo figli di una cultura repressiva ed imprecisa, dall’altro veniamo continuamente bombardati da stimoli sessuali in TV, cinema, riviste, cartelloni pubblicitari. Nel sesso confluiscono tutte le tensioni, le scorie le delusioni della vita. Ecco perché non può essere distinto da altri aspetti dell’esistenza di una persona, quali: educazione ricevuta, esperienze passate, rapporti con le figure famigliari, autostima, valori come l’amore e l’intimità. La paura dell’amore o dell’intimità, infatti, possono compromettere la vita sessuale. Inoltre, la nostra cultura, fondata sull’autocontrollo e sul perfezionismo, reprime le emozioni, impedisce i contatti fisici che sono limitati al sesso. Questa carenza di fisicità, al di fuori del territorio sessuale, oltre a sovraccaricare il numero di bisogni che il sesso è chiamato a soddisfare, limita i contatti fisici che sono importantissimi per gli esseri umani e riduce la sensibilità fisica degli individui. Da qui l’importanza di ricevere informazioni corrette sulla sessualità, riscoprire la propria intimità, emotività ed autostima.

I FALSI MITI DEL SESSO 1. Le dimensioni del pene.Gli uomini di tutte le età sembrano preoccupati delle dimensioni del loro membro e tendono a confrontarsi con gli altri negli spogliatoi, in occasione sportiva. In realtà, nulla è più variabile delle dimensioni del pene a seconda dello stato di flaccidità o di erezione. Mediamente in un adulto il pene in erezione completa misura dagli otto ai quattordici centimetri, con una circonferenza media di sei/otto centimetri. Per essere degli amatori non bisogna essere superdotati o sapere a memoria complicate tecniche. E’ necessario padroneggiare con sentimento e passione le cose semplici che danno piacere alle donne e sapersi sintonizzare con le emozioni della partner.

2. Una volta raggiunta l’erezione dovrebbe essere mantenuta per tutto il tempo.Se ciò avvenisse, si verificherebbero dei seri problemi, in quanto il pene raggiunge l’erezione con il flusso di sangue nei corpi cavernosi. Ma non si può trattenerle il sangue a lungo… è necessario il ricircolo sanguigno e, quindi, è normale perdere ogni tanto l’erezione, per poi riacquistarla.

3. Nel sesso la prestazione è più importante del piacere. Rincorrendo questo falso mito, si perde di vista l’obiettivo della sessualità che è quello di dare e ricevere piacere nel rispetto reciproco.

4. Per le donne è più importante la prestazione delle dimostrazioni di affetto.Non c’è niente di più falso. Le donne, nella maggior parte dei casi, hanno bisogno di essere coccolate e preparate al rapporto sessuale.

5. L’uomo deve essere sempre attivo e guidare il rapporto sessuale.Questa è un’altra concezione errata perché dà un fine prestabilito al rapporto sessuale, ossia l’orgasmo, quindi limita il rapporto alla sequenza rigida: avances, coito, orgasmo. In realtà, il rapporto sessuale ed il piacere che ne deriva devono essere esenti da schemi e cammini prefissati.

6. Tutti i contatti fisici devono essere finalizzati al sesso.Questa concezione errata crea danni notevoli, soprattutto nel matrimonio. Le donne, piuttosto che creare la premessa di un rapporto sessuale che non desiderano, limitano o addirittura aboliscono le manifestazioni affettive verso il coniuge, creando progressivamente un distacco affettivo.

7. Il sesso richiede sempre un’erezione, da parte dell’uomo e, di conseguenza, l’orgasmo nella donna.Un individuo può essere eccitato, pur non avendo un’erezione, come una donna può avere un’esperienza sessuale soddisfacente, pur non raggiungendo l’orgasmo.

8. Un uomo deve sempre provare desiderio sessuale ed essere disponibile sessualmente. Gli effetti devastanti di questa errata concezione sono inimmaginabili ed hanno spinto molti uomini al tradimento per non fare “brutta figura” oppure li hanno condannati ad entrare nel circolo vizioso dell’impotenza.

9. Tutti gli orgasmi devono essere sublimi, intensi ed esplosivi.Nella vita ci sono sempre gli alti e bassi e, per vivere serenamente, è importante accettarli.

10.  Entrambi i partner, se sono affiatati, devono raggiungere l’orgasmo contemporaneamente. Questo può accadere occasionalmente, ma non potrà mai essere una regola.

11. La donna ha due tipi di orgasmo: clitorideo e vaginale. Questa errata concezione produce tantissimi problemi sia ai maschi che alle femmine. Molte donne si sentono anormali perché non sono in grado di raggiungere l’orgasmo durante la penetrazione. In realtà, l’orgasmo femminile è di natura clitoridea e l’uomo dovrebbe imparare a stimolare il clitoride della partner durante la penetrazione. Master e Johnson parlano, infatti, di manovra a ponte per descrivere questa tecnica.

È probabilmente la parte del corpo femminile più indagata, immaginata, chiacchierata. Il punto G esiste, ci sono le conferme, ma non per tutte. Ecco tutto ciò che bisogna sapere su questa piccola zona anatomica capace di dare tanto piacere. Dilemma sciolto Esiste il punto G? Uno studioso italiano ha sciolto il dilemma positivamente. Se ne parla tanto, ma sappiamo davvero cos’è? – Succedeva negli anni Cinquanta: un ginecologo tedesco, Ernst Gräfenberg, descriveva un’area localizzata sulla parete anteriore della vagina che s’ingrossa durante la stimolazione sessuale e che si troverebbe esattamente 2-3 centimetri dopo l’ingresso vaginale, vicino all’osso pubico, verso la VESCICA . E da allora tale zona venne identificata con la sola iniziale del cognome del medico scopritore, cioè come punto G. Negli anni, però, conferme e smentite si sono susseguite nel tempo, fino allo scorso anno, quando uno studio italiano, condotto dal professor Emmanuele A. Jannini, coordinatore del corso di laurea in sessuologia dell’Università dell’Aquila, ha permesso di misurare per la prima volta la presenza del fantomatico punto G su un campione di donne, grazie a un’ECOGRAFIA transvaginale. Tracce di uomo. Ghiandole prostatiche, vasi sanguigni cavernosi: non parliamo di corpo maschile ma del punto G, che ne conserva tracce embrionali. © Photos.com – Una volta confermata la presenza del punto G, gli studiosi hanno cercato di comprendere meglio il segreto di questa piccola parte anatomica, capace di regalare sensazioni così intense. È stato sufficiente unire all’ecografia UN ESAME perché il professor Jannini potesse scoprire l’identikit, tutt’altro che scontato, di questa area. « In questa zona ispessita, costituita da tessuto fibro-connettivo irrorato da vasi sanguigni e arricchito da fibre nervose, che viene definita punto G, possono essere presenti, in misura variabile da donna a donna, residui embrionali » afferma a proprio il professor Emmanuele A. Jannini, coordinatore del corso di laurea in sessuologia dell’Università dell’Aquila. Non per tutte Il punto G esiste, ma la natura lo ha previsto come un “optional” dotando alcune donne e non altre. Ma non preoccupatevi. – Di fronte alla certezza dell’esistenza del punto G molte donne potranno storcere il naso, quasi certe che di quell’area magica non ne hanno visto traccia là sotto. Precisiamo subito che possono assolutamente avere ragione: non tutte le donne, infatti, sono nate con la parete vaginale anteriore più sensibile. In poche parole, il punto G non è per tutte. Ancora non si conoscono i numeri del fenomeno, ma «Presumibilmente ad avere il punto G è solo una minoranza delle donne» dichiara il professor Emmanuele A. Jannini, coordinatore del corso di laurea in sessuologia dell’Università dell’Aquila. Prima di trarre conclusioni affrettate, però, è bene sottolineare che molte donne non hanno mai provato a esplorare i propri genitali e di conseguenza sono all’oscuro delle potenzialità insite in loro, come dire che qualcuna di quelle che già scuote la testa pensando di essere priva del punto G non sa che, in realtà, ne è dotata. Orgasmo cerebrale Presente o assente, sapientemente stimolato o meno, il punto G non è il bottone magico del piacere. Il sesso parte dalla testa e imprescindibile è il coinvolgimento emotivo. – Il sesso non è mai una pura questione anatomica e questo vale in modo particolare per il sesso femminile. Perché arrivi il tanto desiderato orgasmo, infatti, deve essere chiamato in causa per primo il cervello. «Se la sfera psicoemotiva della partner non è coinvolta, se il cervello non è pronto a interpretare come eccitanti i segnali raccolti dai sensi, non c’è punto G che tenga e l’orgasmo può davvero farsi attendere» sottolinea il dottor Massimo Sher, medico sessuologo a Milano. «Perché la fase del desiderio sessuale sia attiva, il cervello deve produrre in quantità . Solo a questo punto la stimolazione corporea (del punto G se vogliamo, ma anche DEL CLITORIDE e di tutte le zone erogene), chiamando in causa migliaia di fibre nervose e determinando una serie di reazioni vascolari ed ormonali, conduce, attraverso varie fasi, all’orgasmo vero e proprio. Questo per chiarire nuovamente un altro importante aspetto: la presenza del punto G non è affatto sinonimo di una migliore vita sessuale, come la sua assenza non è una condanna. «La sessualità femminile è così complessa e affascinante che non può essere ridotta a un punto anatomico, per altro presente solo in poche donne» continua Sher. «Se mi è concesso dare un consiglio, più che concentrarsi sulla presenza o meno del punto G e sulla sua stimolazione, la coppia dovrebbe puntare a migliorare la propria intesa e il proprio affiatamento: è questo il segreto di un orgasmo indimenticabile». Un’arma a doppio taglio L’esistenza del punto G apre, forse, nuovi spazi all’orgasmo femminile, ma se diventa un’ossessione può essere un pericolo per la coppia. – Già ci par di vederli: uomini all’agognata ricerca del punto G della partner che finiscono per tralasciare tutto il resto, molto a dir il vero, dell’amplesso sessuale. Donne che, di fronte alla evidenza di esserne prive, non si rassegnano e vivono tutto ciò come un impietoso scherzo del destino, autoconvincendosi, erroneamente, di essere anormali, magari ulteriormente condannate da partner ottusi. «Il rischio dell’esaltazione del punto G è proprio quello di far sentire le donne che ne sono prive, la maggioranza, in difetto, come affette da una sorta di sindrome da carenza, e spingere i partner a sottovalutare la complessa sessualità femminile, favorendo l’egoismo maschile e, alla fine, lo sfacelo della vita sessuale e della coppia stessa» dichiara il dottor Massimo Sher, medico sessuologo a Milano. Non ci stancheremo mai di ripetere che la presenza anatomica o meno del punto G non fa alcuna differenza e che questa parte, presente o assente, non può diventare il fulcro del sesso. «Tra l’altro ritengo che la scoperta della presenza di residui embrionali maschili nel punto G rappresenti, per lo meno a livello psicologico, un’ulteriore penalizzazione della sessualità femminile, che corre il rischio di essere ridotta a mera appendice di quella maschile» continua il sessuologo Paradossalmente, quindi, per alcune donne e per alcune coppie, sarebbe meglio che il punto G non esistesse. Ma poiché l’evidenza scientifica dice il contrario, è fondamentale distogliere l’attenzione da questa parte anatomica per focalizzarla sulla coppia nella sua totalità: «Se non si raggiunge l’orgasmo, non è mai colpa della presenza o dell’assenza di una zona erogena o del punto G, ma è da ricercare nell’affiatamento e nell’intesa di coppia, che probabilmente fa acqua da qualche parte» consiglia Sher. «Prima di accusarsi a vicenda per colpe inesistenti, come la mancata capacità di trovare il punto G per lui o il difetto di lei di esserne priva, è meglio chiedere aiuto a uno psicoterapeuta della coppia: a volte basta poco per ritrovare quella consonanza tra i partner che porta dritto all’orgasmo». E per le coppie già soddisfatte che vogliono comunque provare a cercare il punto G per esplorare nuovi lidi, ricordiamo che il sesso esplorativo è una gran bella cosa, ma se la ricerca termina con la scoperta di non avere il punto G guai a credere che il sesso fatto fino ad allora sia stato anormale o insufficiente. Centimetri di piacere A livello fisico l’orgasmo è uno solo: il massimo piacere si può provare, quindi, anche senza punto G. Le differenze sono solo a livello d percezione, cioè di “lettura” psicologica. – Senza punto G non si può provare orgasmo vaginale, ma è bene precisare che a livello meccanico l’orgasmo da punto C, vale a dire quello dato dalla stimolazione del CLITORIDE , non è diverso: intensi, ma brevi attimi (l’orgasmo dura in media 5-15 secondi) in cui hanno luogo le contrazioni involontarie di alcuni organi pelvici (una circa ogni 0,8 secondi). «Certo, a livello percettivo ed emotivo ogni donna è diversa: alcune provano un maggiore piacere se l’orgasmo arriva quando sono unite al partner nella penetrazione, mentre altre reagiscono meglio alla stimolazione esterna» spiega il professor Emmanuele A. Jannini, coordinatore del corso di laurea in sessuologia dell’Università dell’Aquila e presidente dell’Educational Committee dell’International Society for Sexual Medicine. «Questo non significa che alle prime non piacciano le carezze e le altre non amino la penetrazione, vuol semplicemente dire che la stimolazione deve essere orientata più in un senso che nell’altro». E se è vero che senza punto G si può comunque avere una vita sessuale eccezionale, è vero anche che averlo non è sempre un punto a favore: «Ci sono donne che sono addirittura infastidite dalla reazione del proprio corpo sotto la stimolazione del punto G: per alcune non è piacevole e per altre quella sorta di eiaculazione che si verifica è imbarazzante, tanto da finire per bloccare l’ORGASMO» sottolinea il medico. Non c’è dubbio, la sessualità femminile è davvero complessa e mai uguale a se stessa, neppure nella stessa donna, perché con o senza punto G, le risposte possono variare a seconda del partner e del momento e non parliamo solo di tecnica: «Il punto G è come una buona bottiglia di vino: in certi momenti la si apprezza appieno e è quel qualcosa che fa la differenza e in altri non done nessuna emozione» spiega Jannini. Come dire: se non c’è coinvolgimento a livello cerebrale, non c’è il desiderio e l’eccitazione, a che può servire un punto in più, anche se è quello G. I segreti del successo: Avere il punto G e non sfruttarlo sarebbe un peccato. Ecco come stimolarlo al meglio durante l’amplesso e i preliminari. – Avere un optional e non provare a sfruttarne le peculiarità sarebbe un errore. Come stimolare al meglio il punto G per trarne il massimo godimento? Seguendo i consigli che Anne Hooper, una delle sessuologhe più note al mondo per i suoi manuali per un sesso felice, ha descritto nel suo Pure Sex, si possono usare le dita, proprie o del partner. Se si prova da sole, è meglio accosciarsi e inserire NELLA VAGINA il dito più lungo, cercando di raggiungere il punto G, che si trova a circa 6 centimetri dall’ingresso: pare che applicare una pressione ferma e decisa sia particolarmente efficace, ma ciascuno ha le proprie preferenze. Alcune donne sostengono di avvertire una sensazione paragonabile al bisogno di urinare, ma procedendo con la stimolazione la sensazione dovrebbe farsi più piacevole. Il partner può essere agevolato in questa stimolazione, perché ha una maggior libertà di movimento e, quindi, con le sue dita può raggiungere il punto G e stimolarlo con un movimento paragonabile a quello che si fa quando si vuole indicare a qualcuno di avvicinarsi. Certo, come ogni stimolazione, non deve essere affrettata né diretta: meglio muoversi con dolcezza, titillando prima le grandi LABBRA e inserendo le dita solo quando la partner è già eccitata e lubrificata (e senza dimenticare di avere le dita pulite e le unghie corte). In alternativa si può provare con un vibratore: ne esistono di specifici per la stimolazione del punto G, con la punta arrotondata. Per provare con la penetrazione, esistono posizioni più adatte di altre. Anne Hopper consiglia la posizione a quattro zampe, in cui l’uomo penetra da dietro o la variante della classica posizione del missionario: lei, sotto, si porta le gambe al petto e appoggia i piedi sulle spalle di lui.

Loading...

One comment

  1. Vincenzo Pupo

    ma come, prima scrivete che il punto g è a 2-3 cm, e poi a 6 cm??? dovete aggiornarvi, il punto g non esiste, è stato dimostrato da alcuni anni… BASTA con Jannini e altri opportunisti, il punto g è solo un business contro la salute sessuale delle donne… vedi i miei articoli specialistici e interviste nel mio sito, pubmed, ecc.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.