Sesso, i giovani cambiano il modo di farlo: le pratiche sessuali negli ultimi tempi

I giovani di oggi in camera da letto hanno più voglia di sperimentare cose nuove rispetto a quanto accadeva 20 anni fa. A sostenerlo è uno studio pubblicato sul Journal of Adolescent Health che ha analizzato tre indagini nazionali sugli atteggiamenti e stili di vita sessuali effettuate ogni dieci anni a partire dal 1990 al 2012 e che hanno coinvolto più di 45000 persone fino ad oggi. Ed è emerso appunto un cambiamento delle abitudini sessuali che secondo gli esperti è avvenuto anche perché la società di oggi è più aperta e tende a giudicare meno determinati comportamenti. Dall’indagine è emerso, tra le altre cose, che più di un millennial su 10 ha sperimentato sesso anale a 18 anni.

Una percentuale che sale a 3 su 10 nella fascia d’età che va dai 22 ai 24 anni. Gli esperti rivelano dunque come stia diventando sempre più consueto provare il sesso anale tra persone di sesso opposto (anche se quello vaginale e orale rimangono i più praticati). “Il sesso anale è ancora piuttosto stigmatizzato, ma sembra che gli atteggiamenti stiano cambiando: sappiamo che la società è diventata più incline ad accettare i comportamenti omosessuali in generale, ma ci sono pochissime ricerche sul sesso anale e sulla motivazione”, il commento di Cynthia Graham, docente di salute sessuale e riproduttiva alla University of Southampton, nel Regno Unito.

Inalterata l’età per la “prima volta” – Secondo gli esperti, i cambiamenti nelle pratiche sessuali emersi dallo studio sono coerenti con l’ampliamento di altri aspetti che riguardano l’esperienza sessuale dei giovani. Talvolta il sesso anale è utilizzato in alternativa al rapporto penetrativo perché consente l’accesso alla sessualità pur mantenendo la verginità e non c’è rischio di gravidanza. Inoltre è importante oggi anche la diffusione di Internet e delle molteplici fonti di informazione che contribuiscono a rompere vecchi tabù: anche i social, secondo quanto emerso, hanno un ruolo importante sia dal punto di vista dell’educazione sessuale che dell’incentivazione alla sperimentazione della sessualità. Sembra invece inalterata l’età in cui si inizia a fare sesso: secondo la ricerca, la prima volta per la maggior parte dei giovani di oggi arriva a 16 anni.

È naturale, non ha controindicazioni (a patto di usare tutte le dovute precauzioni) e, a differenza delle terapie convenzionali, molto molto piacevole: stiamo parlando dell’attività sessuale che secondo varie ricerche sarebbe un portentoso rimedio contro numerosi disturbi.
Ma quali sono le “piacevoli malattie” che si possono curare sotto le lenzuola? E soprattutto, quanto c’è di vero nelle ricerche che lo dimostrano?

Caro facciamolo. Ho mal di testa

Se non avete voglia di far l’amore con il vostro partner non adducete la vecchia scusa del mal di testa: secondo una recente ricerca dell’Università di Munster infatti, l’attività sessuale è un ottimo antidoto contro la cefalea a grappolo, una delle forme più dolorose e invalidanti di mal di testa.
I neurologi hanno tenuto sotto osservazione per due anni oltre 400 pazienti affetti da questo disturbo e li hanno sottoposti a interviste periodiche: oltre la metà di coloro che hanno avuto rapporti sessuali durante un attacco di cefalea hanno riferito una sensibile riduzione dei sintomi dolorosi. E un paziente su cinque ne ha addirittura decretato la completa scomparsa. Secondo i ricercatori l’attività sessuale rilascerebbe endorfine, antidolorifici naturali prodotti dal nostro corpo, che agiscono sul sistema nervoso alleviando o eliminando il dolore. La ricerca, pur essendo realizzata su un campione non vastissimo, è durata a lungo. Dunque ha una certa solidità scientifica e non possiamo catalogarla come “bufala scientifica”.

Dopo, si dorme meglio

Un altro disturbo che sembra migliorare dopo i rapporti sessuali è la sindrome di Ekbom, detta anche sindrome delle gambe senza riposo. Colpisce soprattutto le donne tra i 35 e i 50 anni quando sono a letto, provocando un desiderio irrefrenabile di muovere le gambe ma anche dolori e formicolii che impediscono di prendere sonno.  Uno studio condotto lo scorso anno presso l’Università di San Paolo (Brasile) evidenzia gli effetti benefici del sesso per combattere questo fastidioso disturbo.
Secondo Luis Martin e i colleghi le dopamine rilasciate con l’orgasmo giocherebbero un ruolo determinante nella riduzione dei sintomi. La controprova? I pazienti curati con farmaci a base di dopamina mostravano benefici equivalenti, ma forse non erano altrettanto felici… Raffreddore? Mettiti a letto!

Secondo alcune ricerche l’attività sessuale avrebbe effetti benefici anche su malattie banali e diffuse come il raffreddore. Lo sostiene l’immunologo svizzero Manfred Schedlovski, che in uno studio del 2012 ha rilevato, durante i rapporti sessuali, un aumento del 30% nel numero di fagociti (le cellule che si occupano di eliminare gli elementi patogeni presenti nel nostro organismo), con picchi del 150% durante l’orgasmo.10 anni di meno

Volete dimostrare qualche anno in meno rispetto alla vostra età anagrafica? Conducete una vita sana, seguite una dieta equilibrata, fate sport e… sesso almeno due volte alla settimana. Lo prescrive David Weeks, neuropsicologo del Royal Hospital di Edimburgo che ha condotto uno studio su 3500 persone tra 21 e 101 anni. Alle coppie che avevano rapporti almeno 3 volte la settimana venivano attribuiti in media 10 anni in meno rispetto alla loro vera età.
Secondo il ricercatore questo varrebbe soprattutto per donne, poichè gli estrogeni prodotti durante il sesso favorirebbero la brillantezza dei capelli e contribuirebbero a mantenere la pella tonica ed elastica, prevenendo così rughe e cedimenti.Cuore su, colesterolo giù

Ma una vita sessuale attiva e appagante contribuisce anche a tenere sotto controllo anche colesterolo e diabete, soprattutto nell’uomo. Lo ha dichiarato Emanuele Jannini durante il congresso 2010 della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (Siams).
Secondo Jannini, nell’uomo, l’aumento di testosterone scatenato dall’attività sessuale avrebbe un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. A patto però di essere fedeli o, al massimo, traditori occasionali. Le relazioni clandestine di lunga durata o troppo frequenti infatti provocano stress e tensioni, che non fanno bene al cuore.

Medicina sessuale: il sesso come barometro di salute

La salute sessuale è considerata diritto inalienabile dell’individuo, a qualunque genere appartenga e qualunque orientamento sessuale abbia. Nel corso degli ultimi decenni accanto alla sola “formale” definizione di tale diritto si è affiancato il concetto completamente nuovo di “medicina Sessuale”, vera espressione di una multidisciplinarietà dedicata allo studio della fisiopatologia dei disordini della sessualità, alle più accurate modalità diagnostiche e alla definizione di potenziali paradigmi di terapia. Ancor più recente è il concetto che le disfunzioni sessuali, tanto al maschile quanto al femminile, non siano solo da considerarsi come malattie in quanto tali, ma molto più spesso come sintomi di problematiche ancor più rilevanti, sottese all’epifenomeno del disagio sessuale stesso e talvolta addirittura misconosciute. Esempio lampante ne sia la disfunzione erettile, quella impossibilità persistente o ricorrente di ottenere o mantenere un’erezione utile ai fini di un rapporto sessuale soddisfacente. La ricerca clinica ha chiaramente insegnato come la comparsa di disfunzione erettile possa essere considerata prodromica di eventi cardiovascolari seri, soprattutto di coronaropatia, con una capacità anticipatoria di oltre 3 anni. Questo sembrerebbe avere particolare rilevanza in uomini giovani, ipertesi e diabetici. Ma, ancor più importante, il dato di correlazione tra la disfunzione erettile e lo stato di salute complessivo dell’individuo di sesso maschile; infatti i disordini della erezione si sono rivelati strettamente associati allo stato di salute dell’uomo anche prescindendo in toto d ai fattori di rischio cardiovascolari e dalle patologie cardiovascolari stesse, ivi comprendendo ancora una volta diabete e sindrome metabolica.
Per questo, e per molti altri motivi, la Medicina Sessuale è medicina di genere e medicina della salute nel suo complesso, finanche barometro dello stato di salute.

Ecco le regole da seguire per rendere il sesso a tre davvero indimenticabile:
1) Essere sicuri: prima di iniziare, tutti i partecipanti devono essere certi al 100% di voler provare questo tipo di esperienza.
2) Evitare l’egoismo: non si è più in due, le attenzioni vengono condivise e non si può esserne ‘gelosi’. Occorre accettare di essere una parte in gioco, ma non l’unica.
3) Moderare l’uso di alcol: bere alcolici può aiutare a superare le inibizioni, ma quantità esagerate possono influire negativamente sulla vostra prestazione sessuale.
4) Concordare le precauzioni: prima di iniziare, i tre partecipanti devono trovare un accordo preciso sulle precauzioni da prendere durante il rapporto.
5) Prestare attenzione ai sentimenti: dal sesso selvaggio, duro e puro, possono nascere anche sentimenti. Può capitare e va accettato, senza particolari gelosie.
6) Rilassarsi e divertirsi: una pratica così particolare può causare anche profondi imbarazzi, per evitarli è bene scherzarci su ed essere ironici.
7) Verificare la compatibilità: prima di iniziare, è bene cercare di capire se i gusti sessuali di tutti i partecipanti sono compatibili. Ciò che piace ad una persona può creare estremo disagio negli altri.
8) Utilizzare sex toys: per rendere il sesso a tre più piacevole, dinamico e inclusivo non esitate a ricorrere a questi ‘strumenti’. Non c’è niente di peggio nel vedere uno dei tre partecipanti con le mani in mano per troppo tempo.
9) Essere rispettosi: ognuno ha i propri gusti e in ogni momento può rifiutarsi di fare qualcosa che non desidera. Fondamentale, in questo caso, rispettare le esigenze di ognuno, senza costrizioni o forzature.

Nella vita dell’essere umano c’è una legge fondamentale: quella riproduttiva, che si esprime sulla base della simmetria imperfetta (asimmetria, che è quella di uomo e donna o di maschile e femminile). La simmetria perfetta, nella nostra specie, non solo è innaturale, perché impedisce la procreazione, ma è anche illusoria, perché al proprio interno riproduce inevitabilmente gli schemi del rapporto uomo/donna, che sono più universali.
Per quale ragione l’essere umano non si riproduce come i “batteri” o come i “vermi”, per semplice scissione binaria, in cui ciascuna delle due parti suddivise vive di vita propria? In realtà la separazione dell’uomo dalla donna fa parte, in un certo senso, di tale scissione binaria. È solo la riproduzione di entrambi che comporta la ricomposizione degli elementi divisi.
La formazione dell’essere femminile esula, in un certo senso, dalla riproduzione sessuale, poiché è intrinseca alla natura stessa dell’uomo. Il concetto di “donna” è intrinseco al concetto di “uomo”, poiché, in origine, vi sono due elementi opposti (maschile e femminile) che si attraggono e si respingono. Il senso di umanità sta appunto in una perfetta asimmetria, che è un dato naturale.
La simmetria, come esperienza duale, è il senso dell’universo. Ma la simmetria dell’universo è in realtà asimmetrica, altrimenti vi sarebbero solo copie più o meno identiche, mentre la copia in nessuna parte dell’universo esiste, come non esiste il vuoto assoluto. La perfezione sta appunto in un rapporto tra identità e differenza. La ricerca d’una simmetria perfetta è indice di ingenuità, di idealismo platonico, ma anche di nevrosi, di follia, come nel mito di Narciso o negli esperimenti biologici del nazismo, quando si voleva creare una “razza pura”.
La simmetria perfetta non ha riscontro nella realtà: essa fa parte delle costruzioni deliranti, fantastiche, di un soggetto che non sa accettarsi e che ha una concezione formalista, estetica, cioè astratta, della perfezione. L’ingegneria genetica, se mai abbia un senso, dovrebbe muoversi entro questi limiti etici.

L’esigenza di una simmetria è segno di naturalezza, di normalità – se vogliamo, di perfezione, come nei cromosomi xx e xy. È la riprova che il singolo non si giustifica mai (in quanto individuo isolato). La perfezione infatti sta nel senso d’incompletezza o di debolezza, che ad un certo punto l’individuo avverte e che con sua grande soddisfazione riesce a superare mediante la simmetria, che è appunto segno di una “alterità”, di una “discontinuità concorde”, la cui presenza pone in essere la “reciproca dipendenza”. La debolezza non è “colpevole”, essendo parte integrante della perfezione umana.
La simmetria quindi è, a un tempo, indice di debolezza e suo relativo superamento. Il singolo che pretende di autogiustificarsi come tale è un illuso, quindi è ancora più debole. Il singolo che ammette invece la propria debolezza, cioè l’esigenza della diversità, è umano. La simmetria infatti lo aiuterà a superare la propria limitatezza.
Ma la simmetria non può mai essere perfetta, perché proprio la sua imperfezione rende possibile una diversa identità. Cioè lo sviluppo dell’identità è il prodotto di una simmetria imperfetta, nel senso che l’imperfezione dell’identità rende possibile il formarsi di una diversa identità. L’imperfezione è una ricchezza, è una garanzia di riproduzione.
Quando si dice “a immagine e somiglianza” si deve necessariamente escludere la copia. Desiderare la copia, come simbolo di perfezione, per riprodurre una determinata identità, significa impoverire l’originale, oltre che escludere la realtà di una nuova identità. La caratteristica principale dell’identità è appunto quella di essere unica, irripetibile, soggetta a simmetria, ma in modo relativo. La simmetria assoluta è la morte dell’identità. Essa, al massimo, può essere ricercata da due diverse identità, che aspirano a unirsi senza confondersi, ma una copia perfetta non esisterà mai.
Il motivo per cui un’identità avverte il bisogno di riprodursi (anche non in modo necessariamente biologico) non è cosa facilmente spiegabile; al massimo potremmo chiederci se sia possibile un superamento assoluto della debolezza. Se sì, quando lo sarà e fino a che punto? Se no, perché? Il superamento assoluto è possibile solo a condizione che avvenga nella consapevolezza che la simmetria è necessaria. Il superamento cioè è possibile se il singolo ammette la necessità della simmetria. Questo ragionamento è tautologico, ma nella tautologia, quella profonda, sta la vera sapienza.
Tuttavia un uomo non si sente attratto da una donna anzitutto per motivi riproduttivi, poiché questi sono derivati, cioè non originari, e neppure per far valere la propria caratteristica di “maschio dominante”, che è frutto di un condizionamento di valori sub-culturali.
Nella dinamica dell’attrazione reciproca deve esserci qualcosa di più profondo e ancestrale, qualcosa che va al di là della fisicità delle persone, nonché della loro cultura. Questo aspetto ontologico è alla base della struttura stessa dell’esserci, ed è l’esigenza di confrontarsi con la diversità.
L’uomo si sente attratto dalla donna (o meglio, il lato maschile si sente attratto da quello femminile) perché in lei vede o percepisce inconsciamente qualcosa che gli manca. Se questo è vero, lo è anche il fatto che l’attrazione è reciproca, per cui, in definitiva, è di tipo genetico, e probabilmente non riguarda solo l’essere umano ma tutte le specie viventi, tutta la natura, organica e inorganica, dell’universo.
Dunque all’origine di ogni cosa non vi è l’assolutezza dell’uno, ma del due, proprio perché il destino di questa unità è quello di sdoppiarsi e di farlo non in maniera esattamente simmetrica. Gli ele – menti di questa unità hanno la consapevolezza di doversi scindere e, nel contempo, di non poter vivere separatamente. Unità e Diversità coincidono, si attraggono e si respingono, per mostrare insieme un aspetto e il suo contrario, relativamente all’essenza della vita.
A va a cercare B e B va a cercare A perché l’identità originaria è AB. Qualunque filosofia di vita che voglia anzitutto porre un primato di uno dei due elementi, considerando l’altro un prodotto derivato, è una forma di abuso intellettuale, di forzatura soggettivistica.

La natura del rapporto di coppia

L’uno in sé non esiste, non si autogiustifica. Esiste l’uno che si sdoppia, in maniera asimmetrica, formando una diade, e dallo sdoppiamento nasce il terzo elemento, e così via, in una catena senza fine. Si parla appunto di “sdoppiamento asimmetrico” e non di reduplicazione o di replicante: il due non è copia dell’uno.
L’uno è isolamento, solitudine. Quello vero, positivo, è intrinsecamente duale, nel senso che il due è una necessità inevitabile. Infatti l’identità dell’uno, la creatività che lo caratterizza, sta nel suo sdoppiarsi. Non ha senso parlare di identità dell’uno a prescindere da quella del due. Uno e due hanno due identità diverse, altrimenti non si spiegherebbe lo sdoppiamento, e tuttavia un’identità senza l’altra non sussiste.
L’uomo, in un certo senso, cerca la donna (e la donna l’uomo) nel momento in cui s’accorge che, per definirsi, deve cercare al di fuori di sé. Quanto più aumenta la consapevolezza di sé tanto più ci si rende conto d’aver bisogno dell’altro, cioè ci si rende conto che l’altro è una necessità di cui non si può fare a meno, per il bene di se stessi. È come se, guardandosi allo specchio, non si vedesse se stessi ma l’altro e nell’altro ci si riconoscesse.
Noi dobbiamo soltanto esigere dalla società che certi meccanismi non avvengano in maniera automatica (ad es. sposarsi, fare dei figli, mettere su casa, ecc.).
Non si va a cercare qualcuno perché si è perso qualcosa di sé, ma perché si scopre di non avere in sé quanto basta per essere se stessi. Questa esigenza non è facilmente spiegabile. È come se uno ritrovasse se stesso dimostrando, per mezzo dell’altro, di poter essere “utile”, di poter convivere, nel particolare, con la “diversità”. Noi riusciamo a trovare veramente un’altra persona solo quando questa persona ci aiuta a ritrovare noi stessi.
Ecco perché si parla di un unico “essere umano” quando, pur nella diversità naturale delle identità, l’uomo e la donna riescono a realizzare una forte comunione d’intenti.
La complessità del rapporto uomo-donna è sicuramente più profonda di quella di qualunque altro rapporto umano. Le motivazioni che possono portare a rifiutare tale profondità sono tante e su di esse si basa spesso la fortuna di molti filosofi, teologi e altri famosi pensatori della storia, nonché di tanti psicanalisti che hanno in cura persone affette da disturbi che paiono insuperabili. In tal caso spesso ci si illude di poter ovviare al proprio deficit, sublimandolo in altre attività (fisiche o intellettuali).

La diversità fisica

Nei sistemi antagonistici la diversità fisica, nell’ambito dei generi, pesa come un macigno sulla testa delle donne: è una oppressione in più, cui la donna si sente costretta, non perché ve la costringe la natura, ma perché la discriminazione sociale in generale fa sentire la sua condizione un handicap.
Oggi non è più possibile pensare che la donna si debba sentire diversa proprio perché diversa. La diversità dovrebbe essere una scelta, non una forzatura, dovrebbe essere un atteggiamento interiore, un prodotto della coscienza e non il peso dei condizionamenti esterni (che poi vengono anche interiorizzati). O comunque, poiché nessuno vive come Robinson, la donna dovrebbe esser lasciata libera di scegliere i propri condizionamenti: ecco perché si dovrebbero tollerare tutte le esperienze possibili di socializzazione.
Questo – lo si comprende facilmente – non è un problema che può essere risolto affermando la pura e semplice uguaglianza giuridica. Forse non lo si risolve neppure affermando l’uguaglianza sociale. Nell’uguaglianza infatti la scelta dei ruoli dovrebbe essere libera, ovvero l’affermazione della personalità non dovrebbe essere sottoposta a condizionamenti che dipendono dalla diversità fisica. Siamo in grado di realizzare un’uguaglianza del genere?
La donna è troppo soggetta a etichettature da parte dell’uomo: è l’uomo che, in ultima istanza, decide cosa la donna può fare, cosa deve pensare, come deve essere. I mezzi di comunicazione appartengono agli uomini e quando le donne se ne impadroniscono, la cultura continua a restare maschilista.
Non ci può essere nessuna forma di uguaglianza, neppure quella fra uomo e uomo, se prima non si precisa il tipo di relazione umana fra uomo e donna.

Non ha senso che la donna si concepisca al servizio dell’uomo – come tutte le religioni hanno sempre detto. La donna non può affermarsi socialmente assumendo, in maniera precostituita, atteggiamenti favorevoli all’uomo o assumendo atteggiamenti di tipo maschilista, che fanno sempre gli interessi di una cultura non democratica.
Bisognerebbe che culturalmente passasse l’idea secondo cui l’uomo che pensa di servirsi della propria mascolinità per imporsi sulla donna, cioè per dominarla o circuirla, è semplicemente un essere ridicolo, da biasimare o da compatire.
In una situazione del genere è del tutto naturale che la donna si senta diversa anche in contrapposizione all’uomo, ovvero che la propria diversità risulti essere il frutto di una rivendicazione.
Il problema tuttavia resta sempre quello di come far convivere in maniera pacifica e democratica le diversità, di cui quella fra uomo e donna è senza dubbio la più universale.
Le regole della democrazia non possono essere dettate da nessuno, non possono essere imposte né dai più forti né dai più deboli che si ribellano ai più forti, né dalla maggioranza né dalla mino – ranza che vuole diventare maggioranza, né dagli uomini né dalle donne.
Probabilmente quando tutte le forme di disuguaglianza verranno un giorno risolte, rimarrà ancora da risolvere quella tra uomo e donna. O forse sarebbe meglio dire che fino a quando non si realizzerà l’uguaglianza dei sessi, ogni altra forma di uguaglianza risulterà manchevole di qualcosa.
L’uomo deve abituarsi ad accettare l’idea che la donna, per sentirsi veramente libera, ha bisogno di esercitare un potere più grande di quello che l’uomo può esercitare nei suoi confronti. In altre parole l’uomo dovrebbe limitarsi a intervenire quando la donna, nel- l’esercitare il proprio potere, confonde la disponibilità dell’uomo in un segno di debolezza.
Come principio generale di una minima emancipazione femminile si potrebbe far valere questo: poiché nella società antagonistica la differenza fisica tra persone di sesso opposto viene fatta pesare fortemente sul cosiddetto “sesso debole”, si dovrebbe considerare reciproca la libertà sessuale solo quando nella coppia l’iniziativa viene presa dalla donna; forse questo può garantire meglio ch’essa non si senta indotta ad accettare, per debolezza o quieto vivere, la volontà dell’uomo. Cioè prima di aspettare che la fine delle discriminazioni sociali comporti anche la fine di quelle fisiche, si potrebbe partire dalla lotta contro quest’ultime per arrivare a superare le altre.

Il rapporto di coppia, in generale

Che cosa vuol dire, per un uomo, che, posto l’amore come condizione, una donna vale l’altra (e l’uomo per la donna, naturalmente)? Semplicemente che nel momento della scelta del partner non bisogna avere dei modelli precostituiti, ovvero bisogna essere disposti ad amare chiunque sia disposto a fare altrettanto. L’amore infatti o è reciproco o non esiste. Poiché chiunque ha bisogno d’amore, non si può amare senza essere ricambiati.
La posizione della chiesa romana, relativamente all’indissolubilità del matrimonio, qui è davvero assurda. Se c’è vero amore, il divorzio non si pone, e se l’amore non c’è, prima o poi il divorzio sarà inevitabile. Un amore obbligato è una schiavitù, e illudersi che sia libero vero autentico, quando non è reciproco, significa cadere in una doppia schiavitù. Ritenere poi che la propria libertà debba passare attraverso mortificazioni e sofferenze, questo è addirittura follia, anche se in questa follia chi più ci ha rimesso, nella storia, è stata la donna.
La scelta del partner quindi è relativa alla propria capacità d’amare. E nessuno può essere autorizzato a sentirsi così speciale, nella sua capacità d’amare, da ritenere impossibile trovare il giusto partner.

Alcuni sostengono che quanto più un uomo è determinato da una consapevolezza generale o universale delle cose (come p.es. un profeta, un filosofo, un santo, un predicatore, un fondatore di religioni, un politico rivoluzionario ecc.), tanto meno è disposto a scegliersi una donna particolare con cui vivere un’esistenza che rientra nella normalità. Naturalmente la stessa cosa si potrebbe dire per alcune donne (Ipazia, Giovanna d’Arco, Caterina da Siena ecc.).
In ogni caso questa è una caratteristica che riguarda poche persone, disposte a sacrificare la vita personale per il bene dell’umanità, e non è affatto detto che chi invece sceglie di mettersi con un partner non s’impegni nella stessa maniera per realizzare il bene universale.
In verità spesso succede che l’uomo non incontra il proprio partner perché è troppo incentrato su di sé, sui suoi problemi, sul suo modo particolare di vedere la realtà.
Naturalmente, una volta fatta la scelta, è assurdo sostenere che un partner vale l’altro. All’uomo non è data la possibilità di amare con la stessa intensità due o più donne contemporaneamente, scelte in maniera particolare, specifica, come partner della propria vita. L’uomo potrebbe farlo solo se in ogni donna si limitasse a vedere un essere umano in generale, cosa che dovrebbe però fare nei confronti di qualunque essere umano, prescindendo quindi dalla differenza di genere.
È ovvio che nessun uomo può prescindere dalla differenza sessuale nel mentre considera la donna come essere umano in generale. Ma è altresì evidente che quando un uomo guarda la donna come essere umano in generale non può compiere una scelta particolare, innamorandosene, altrimenti tra uomo e donna non potrebbe esserci alcuna libera collaborazione per il bene dell’umanità. Una scelta particolare condiziona in modo particolare, anche se la persona scelta ha una grande capacità d’amare in maniera universale. La vicenda di Abelardo ed Eloisa è emblematica, a tale proposito.

È infatti impossibile che una persona non abbia degli elementi positivi da valorizzare e per i quali non si sia disposti a rinunciare a qualsiasi altro rapporto di coppia. Se vi è una reciproca disponibilità alla valorizzazione degli elementi positivi, nulla potrà impedire la stabilità del rapporto.
Ogni essere umano possiede vizi e virtù, pregi e difetti: se si è consapevoli di questa realtà, non ci si può illudere di poter trovare l’assoluta perfezione. Anzi, ci si rende subito conto che, entro certi limiti, un partner vale l’altro (i limiti sono quelli entro i quali una convivenza qualunque è formalmente possibile).
L’amore vero, profondo, non nasce nel momento della scelta ma dopo un certo tempo, cioè dopo che si è imparato ad accettare il partner così com’è, valorizzandone non solo gli aspetti positivi, ma anche quelli negativi, cioè facendo di quelli negativi un’occasione per discutere, per confrontarsi reciprocamente, mettendo alla prova se stessi, senza sperare che il partner diventi a nostra immagine e somiglianza.
È solo a questo punto, dopo anni di duro tirocinio, che il proprio partner diventa una sorta di “assoluto”, cui non si rinuncerebbe tanto facilmente. Sarebbe bene che queste cose le sapessero coloro che desiderano divorziare.

Teoricamente la legge islamica non vieta a un uomo di sposarsi con quattro donne contemporaneamente. Come noto lo stesso diritto non viene riconosciuto alle donne. Ma il punto non è questo.
Che la poligamia sia illimitata o ridotta a un numero massimo di partner non fa molta differenza. Infatti l’uomo non è più “universale” quanto più è ampia la sua possibilità di scelta. È illusorio far dipendere un concetto spirituale, come la coscienza universale delle cose, da una mera questione quantitativa.
L’uomo è universale quando rinuncia ad amare la donna semplicemente per la sua specifica caratteristica fisica. Se si vuole realizzare un rapporto particolare (e quindi anche fisico), è evidente che questo rapporto deve diventare esclusivo di altri. Quanto più la particolarità è forte, tanto più deve essere esclusiva di altre particolarità, onde permettere all’universalità di potersi esprimere il più liberamente possibile.
In un regime monogamico una donna libera può collaborare più facilmente, per il bene dell’umanità, con un uomo sposato. Non a caso in un regime poligamico le donne sono costrette a subire maggiori restrizioni nei loro rapporti personali.
Oggi abbiamo una tale consapevolezza delle esigenze dell’amore che non possiamo tollerare finzioni o privilegi di qualsivoglia genere. L’idea stessa di “capofamiglia” ci risulta estranea. Un uomo non può vivere con due diverse donne una medesima esperienza d’amore, proprio perché viene meno all’esigenza di assolutezza nel particolare.
È infatti assurdo pensare che nella scelta di un rapporto particolare venga meno l’esigenza di un rapporto universale con le cose. Gli stessi uomini islamici sono spesso costretti a investire sulle loro madri un’aspettativa universale superiore a quella che possono investire sulle loro mogli. Una religione poligamica finisce sempre col dare alle madri un peso maggiore che alle mogli. Da noi è il contrario. Anzi quando un uomo sposato resta troppo attaccato alla madre, viene considerato un cattivo marito.
Nella cultura occidentale il bigamo può sì esistere, ma solo ufficiosamente, non solo perché la legge gli impedisce di manifestarsi pubblicamente, ma anche perché la moglie chiederebbe immediatamente il divorzio, a meno che non avesse interesse a comportarsi diversamente. La bigamia è considerata un reato peggiore dell’adulterio, anche se sul piano pratico sono la stessa cosa. L’aspetto maggiormente ridicolo è che la bigamia non costituisce reato se uno dei matrimoni è celebrato con rito religioso senza effetti civili. Difficilmente un islamico potrebbe accettare regole giuridiche di questo genere, anche perché i figli che ha dalle sue donne li considera tutti suoi, mentre in occidente la cosa dipende da vari fattori (materiali e psicologici).

Per comprendere come si è evoluta la sessualità degli adolescenti in questi ultimi decenni, occorre tenere conto dei vari cambiamenti sociali che hanno profondamente modificato il contesto nel quale i giovani si sviluppano dal punto di vista affettivo e sessuale.
La famiglia così come Ariès l’ha descritta nel corso del XVIII e del XIX secolo cede sempre più il passo a una famiglia nuclearizzata, se non addirittura ricom- posta. Il quadro relativamente rigoroso che prevaleva fino agli anni Sessanta e Settanta è stato sostituito da modelli educativi più flessibili e talvolta lassisti. Uno dei maggiori avvenimenti di questi ultimi 50 anni è senza dubbio la «rivoluzione» del maggio ’68, che probabilmente ha fornito un grande contributo alla liberalizzazione dei comportamenti sessuali sia dei giovani che degli adulti. L’esplosione dei valori trasmessi ai giovani, la loro diversità pongono questi ultimi davanti a scelte che un tempo non dovevano fare. I giovani si trovano a dover sviluppare le proprie convinzioni, i propri atteggiamenti e i propri standard in relazione alla loro sessualità in un contesto sociale propenso all’edonismo e alla ricerca del piacere.
Per il resto, il posto che il corpo occupa nella vita quotidiana ha subìto una profonda evoluzione e la nostra società tende a sostituire la ricerca di senso con la ricerca di sensazioni. La ricerca di sensazioni, comprovata dall’uso di sostanze psicoattive e dalla tendenza a comportamenti estremi, trova presso gli adolescenti un’eco ai cambiamenti fisici e puberali cui devono far fronte. Questa evoluzione non risparmia la visione che certi media offrono della sessualità e il successo del viagra è solo uno dei segni della caccia all’exploit fisico o sessuale. Per di più, il rapporto con l’intimità è parecchio cambiato: è sempre più marcato l’utilizzo nei media del corpo svelato, nudo, sessuato e sessuale; proliferano le testimonianze personali, le simulazioni di situazioni e le messinscene audiotelevisive di cui i recenti reality show sono un esempio.

Inoltre, il campo della sessualità è oggetto di una me- dicalizzazione sempre più esagerata. Le nuove tecniche di procreazione e di contraccezione hanno permesso di ridurre le costrizioni fisiologiche alle quali il genere umano e in particolare le donne erano sottomessi. La commercializzazione del vaccino contro il papilloma virus è uno degli esempi più recenti di questo fenomeno.
Di fronte a questi importanti cambiamenti sociali si potrebbe pensare che da 30-40 anni a questa parte il comportamento sessuale degli adolescenti sia radicalmente cambiato. In realtà, anche se dagli anni Sessanta vi sono stati alcuni cambiamenti, l’evoluzione dei comportamenti sessuali è stata meno importante di quanto ci si potesse aspettare e indubbiamente i mutamenti più significativi sono stati osservati nel campo degli atteggiamenti e delle rappresentazioni. Tre sono gli eventi principali che, a dieci anni circa d’intervallo l’uno dall’altro, hanno segnato il modo in cui gli adolescenti affrontano la loro sessualità.
Gli eventi che hanno segnato questi ultimi decenni
Il primo degli avvenimenti salienti di questi ultimi decenni è stato l’invenzione della pillola anticoncezionale, resa progressivamente accessibile ai giovani con l’apertura negli anni Settanta dei centri di pianificazione familiare (un nome piuttosto curioso per servizi di consulenza per gli adolescenti, bisogna ammetterlo). Quasi contemporaneamente, la distribuzione di antibiotici contro le malattie sessualmente trasmissibili ha allontanato lo spettro della gonorrea e della sifilide. Questi due fattori insieme, ma soprattutto la commercializzazione degli anticoncezionali orali e la progressiva generalizzazione del loro utilizzo, hanno ampiamente favorito la possibilità per le donne e gli uomini di dissociare chiaramente il piacere sessuale dall’attività procreativa. Si noti d’altronde che l’avvento della pillola si inserisce nei movimenti di liberazione della donna anche se, affidando a quest’ultima tutta la responsabilità, la contraccezione orale mantiene una dicotomia dei ruoli piuttosto

maschilista. Sempre nello stesso periodo sono sorte iniziative (a dire il vero, più nella Svizzera romanda che non in quella tedesca) volte a generalizzare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Gli adolescenti, soprattutto a partire dagli anni Settanta, hanno ampiamente beneficiato di queste iniziative e dell’accessibilità alla pillola anticoncezionale. Fino alla metà degli anni Ottanta, la pillola rappresentava il principale strumento di contraccezione utilizzato dai giovani, anche nei primi rapporti sessuali.
Il secondo evento che ha caratterizzato questi ultimi decenni è l’irruzione negli anni Ottanta dell’AIDS(7). Superati i primi momenti di smarrimento, a tratti addirittura di panico, la comparsa del virus HIV ha dato un notevole slancio alle attività di educazione sessuale e di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST). Gli adolescenti degli anni Settanta e soprattutto quelli degli anni Ottanta hanno anche tratto vantaggio dalla presa di coscienza da parte degli adulti dei diritti dei giovani in quanto individui, come dimostra la promulgazione da parte delle Nazioni Unite 20 anni or sono della Convenzione sui diritti dell’Infanzia. Questo documento garantisce loro – per lo meno nella maggior parte dei Paesi ad alto tenore di vita – riservatezza nell’accesso alle cure non appena possono essere considerati capaci di discernimento. La minaccia del virus HIV non ha avuto solo effetti positivi in termini di presa di coscienza dell’importanza dell’informazione e dell’educazione sessuale. Infatti, questa minaccia pone i giovani di fronte a una situazione ambigua, se non addirittura contraddittoria, obbligandoli – attraverso l’apprendimento della loro vita affettiva e sessuale -, a conciliare la nozione di vita e di morte, come pure di spontaneità e di prudenza. Per di più, gli ambienti educativi e sanitari, incentrandosi fortemente sui rischi dell’AIDS, hanno probabilmente contribuito a diffondere una visione piuttosto tecnica e medicaliz- zata della sessualità. Non si contano gli articoli pubblicati su riviste scientifiche e anche nei media non specializzati riguardo ai «rischi» legati alle pratiche sessuali, un’attività ridotta talvolta a un rischio puro e semplice, come testimoniano le campagne americane in favore dell’astinenza.
La terza «rivoluzione», quella degli anni Novanta e soprattutto degli anni a partire dal 2000, che probabilmente marca lo sviluppo affettivo e sessuale di tanti adolescenti, è l’avvento di Internet con i suoi pro e i suoi contro. Tra i lati positivi, va ri

cordato che Internet costituisce un potenziale strumento di informazione, educazione e prevenzione che si tende troppo a ignorare. Siti come ciao/tschau in Svizzera (www.ciao.ch in francese, www.tschau.ch in tedesco),globules (http://questionsreponses.globu- les.com) in Francia o go ask Alice (www.goaskalice.com) negli Stati Uniti rispondono alle domande dei giovani senza porre alcun obbligo e rispettando l’anonimato. In particolare i ragazzi, spesso timidi e pudibondi quando si tratta di domande riguardanti la loro sessualità, approfittano probabilmente molto di questo accesso diretto a informazioni di buona qualità, importanti sia sul piano della pubertà e del comportamento sessuale che su quello della vita affettiva. Agli adolescenti che si pongono domande sul loro orientamento sessuale, Internet può potenzialmente offrire conforto, opportunità di scambio e strategie per integrare tutte le implicazioni create da questo tipo di situazione.
Quindi, gli adolescenti che sono stati adeguatamente preparati e assistiti all’uso delle nuove tecnologie beneficiano, con le chat, i blog e altri forum e siti d’incontro, di un accesso rapido e diretto a scambi d’informazioni che possono essere utili e strutturanti. Ogni medaglia ha però il suo rovescio e in un universo impossibile da controllare, gli adolescenti, in particolare i più giovani, possono accedere a immagini che, per la loro crudezza, non sono pronti a ricevere. A ciò si aggiunga che i più temerari si lasciano trascinare in incontri non privi di rischi. Al di là di questi rischi specifici, molti giovani utenti che mettono in rete senza inibizioni testimonianze, foto o film personali modificano il rapporto che hanno con lo spazio pubblico e i più giovani non si rendono nemmeno conto di quanto sia facile accedere ai documenti che mettono sul web. In questo modo, viene sconvolto l’intero rapporto con lo spazio pubblico, privato e intimo.
Gli adolescenti e la loro sessualità: comportamenti relativamente stabili
Che impatto hanno questi cambiamenti sul comportamento sessuale degli adolescenti? Come illustrato dalla figura 1, le cui cifre si fondano su diverse inchieste condotte in Svizzera, il tasso di giovani sessualmente attivi all’età di 17 anni ha registrato un moderato aumento tra il 1970 e la metà degli anni Ottanta per poi stabilizzarsi intorno al 50-60% (6, 1921). Una tendenza abbastanza simile è stata osservata anche in Francia e negli Stati Uniti, anche se nei secondi il tasso di ricorso alla contraccezione è inferiore . L’irruzione dell’AIDS, con lo sviluppo di campagne in favore dell’uso del preservativo, non ha dunque avuto grandi ripercussioni sul tasso di giovani sessualmente attivi. In media, tra gli adolescenti che si dichiarano sessualmente attivi, i ragazzi sono più numerosi delle ragazze: indubbiamente questa differenza è dovuta in parte al fatto che i primi hanno probabilmente meno problemi a dichiararsi attivi rispetto alle seconde.
Con l’avvento delle campagne di lotta all’AIDS, si osserva un cambiamento nelle prassi anticoncezionali. In Svizzera, negli anni Settanta e Ottanta, lo strumento contraccettivo più diffuso durante i primi rapporti sessuali era la pillola anticoncezionale, sebbene si ricorresse anche a metodi poco efficaci come il coito interrotto . A partire dagli anni Novanta, e soprattutto in seguito, sembra che gli adolescenti preferiscano il preservativo, soprattutto durante i primi rapporti sessuali. Così, secondo gli studi SMASH,

tra il 1993 e il 2002 la percentuale di giovani che dichiarano di fare uso del preservativo tende ad aumentare mentre diminuisce la percentuale di chi ricorre alla pillola e, fortunatamente, dei giovani che affermano di essersi affidati al coito interrotto.
Gli studi condotti dall’UEPP dal 1988 dimostrano inoltre che in questi ultimi vent’anni è molto aumentato l’uso del preservativo da parte dei giovani che dichiarano di avere rapporti sessuali con partner occasionali, sia per quanto concerne le ragazze che i ragazzi: mentre la percentuale di giovani di 17 anni che affermano di aver vissuto situazioni del genere rimane stabile, la percentuale di chi utilizza il preservativo passa dal 50 al 90% per quanto concerne i ragazzi e dal 40 all’80% circa per quanto concerne le ragazze. Se ne deduce quindi che le campagne di prevenzione in favore del preservativo sono state efficaci ma non hanno comportato, come qualcuno temeva, un aumento della promiscuità sessuale tra gli adolescenti. Infine, va rilevato che, stando a certe statistiche, in Svizzera il tasso di gravidanza durante l’adolescenza resta stabile.
Da qualche anno i media diffondono spesso episodi di violenza sessuale ai danni di adolescenti, come le tournantes, gli stupri di gruppo e addirittura l’omicidio. È difficile farsi un’idea precisa della vastità di questo fenomeno: se è probabile che questi atti siano in aumento, è sbagliato pensare che tendano a generalizzarsi. Da qualche anno si parla di violenza sessuale con maggiore franchezza. Una conseguenza della scomparsa relativa dei tabù che circondavano questa problematica è che le vittime – il più delle volte adolescenti di sesso femminile – riferiscono più facilmente eventi del genere rispetto al passato. Per di più, talvolta non è affatto facile distinguere nettamente tra un vero e proprio stupro e ciò che potrebbe essere definito piuttosto come un rapporto non consensuale, legato a pressioni da parte del partner. Tra il 1993 e il 2002, secondo la già citata inchiesta SMASH, la percentuale di giovani tra i 16 e i 20 anni che hanno riferito di essere stati vittime di una forma di abuso sessuale è rimasta stabile (15% circa per le ragazze e 2% per i ragazzi). Quindi, è probabile che dalla me- diatizzazione a oltranza di questi fenomeni derivi una sopravvalutazione della gravità della situazione. Resta il fatto che, stando alle animatrici di educazione sessuale (in particolare nel Canton Vaud), da qualche anno il linguaggio degli adolescenti sarebbe diventato più crudo. Gli adolescenti hanno accesso a materiale erotico e pornografico anche quando non lo cercano. Secondo l’inchiesta SMASH condotta nel 2002, tra i 3000 ragazzi tra i 16 e i 20 anni che si connettevano a Internet più o meno regolarmente, un terzo circa aveva deliberatamente navigato su siti pornografici (tra le ragazze la percentuale è del 2-3% circa!). In compenso, quasi il 40% delle ragazze e il 60% dei ragazzi erano stati messi in contatto con immagini pornografiche senza averle cercate. Inoltre, non bisogna dimenticare che la pornografia era presente anche prima in riviste specializzate e videocassette. Basta dare un’occhiata ad alcuni fascicoli del centro medico-sociale ProFamilia per avere un’idea delle domande che venivano poste negli anni Ottanta e Novanta e rendersi conto che questa tematica era già fortemente presente nei discorsi degli alunni, specie dei ragazzi.
In questi ultimi dieci anni è stato osservato un altro fenomeno, quello del consumo d’alcol in grandi

quantità (o binge drinking, come lo chiamano gli Anglosassoni) da parte di gruppi di giovani che nel fine settimana si riuniscono con lo scopo dichiarato di ubriacarsi. I giovani adolescenti che non hanno ancora esperienza di bevande alcoliche si ritrovano in situazioni assolutamente fuori controllo e molto rischiose, come un rapporto sessuale non protetto o occasionale.

Infine, rileviamo che non tutti i giovani affrontano la sessualità nello stesso contesto: i giovani migranti di prima generazione, che non hanno frequentato corsi di educazione sessuale e non hanno una buona conoscenza dei servizi di cura e di prevenzione, vivono spesso una sessualità totalmente sfalsata rispetto alle aspettative e alle rappresentazioni dei loro genitori e del loro ambiente, con conseguenze sfavorevoli specie per quanto concerne le gravidanze indesiderate. Analogamente, i giovani mal inseriti nell’ambiente scolastico o professionale presentano anch’essi problemi a livello di vita affettiva e sessuale. Un’altra categoria di giovani particolarmente vulnerabile è rappresentata dai ragazzi che scoprono di essere omosessuali o bisessuali. Anche se oggi la società tende ad accettare l’omosessualità più che in passato, spesso questi giovani iniziano la vita sessuale attiva in un clima di relativa clandestinità che non favorisce l’adozione di comportamenti protetti (safe sex).
Ricapitolando, dagli anni Ottanta ad oggi i comportamenti sessuali non sono cambiati poi molto. Probabilmente sono piuttosto i messaggi divulgati intorno alla sessualità e la sua apparente banalizzazione a caratterizzare l’evoluzione di questi ultimi anni. Se ne deve dedurre che l’atteggiamento degli adolescenti verso la loro sessualità è profondamente cambiato? È molto difficile a dirsi. A colloquio col medico, la maggior parte degli adolescenti, specie i ragazzi, fanno prova di una certa riservatezza, se non addirittura di timidezza. Sono sensibili e attenti agli aspetti emozionali e affettivi delle loro relazioni. Probabilmente, quindi, vi è un certo divario tra il discorso pubblico, veicolato tanto dai giovani quanto dagli adulti, e ciò che può essere sentito e percepito circa i rischi legati alla scoperta della loro sessualità da parte di giovani presi singolarmente.

Quali risposte? Osservazioni sull’assistenza, la prevenzione e le cure Un certo numero di procedure preventive sono incentrate su aspetti specifici della sessualità degli adolescenti, come la recente introduzione del vaccino contro il papilloma virus (HPV), un successo nella lotta contro il cancro al collo dell’utero. Tuttavia, è lecito domandarsi se, in certi ambienti male informati, certe adolescenti – o addirittura dei ragazzi – potrebbero pensare che questo vaccino li protegga da altri rischi come, ad esempio, quello dell’AIDS o di altre malattie sessualmente trasmissibili. Come reagire all’irruzione delle nuove tecnologie? Probabilmente è del tutto illusorio voler controllare Internet e i suoi contenuti: piuttosto, dovremmo fornire ai giovani gli strumenti necessari per farne un buon uso e insegnare loro ad essere critici verso le informazioni riguardanti la salute, un principio che gli Anglosassoni chiamano health literacy. Un altro approccio specifico riguarda la creazione di programmi per agire contro situazioni potenzialmente pericolose (per esempio programmi di lotta contro l’alcolizzazione di massa del fine settimana, la partecipazione e il collocamento di stand agli eventi che attraggono parecchi giovani come festival, incontri sportivi ecc.).

L’educazione affettiva e sessuale: una forma di prevenzione e di promozione della salute sessuale Una delle maggiori sfide poste alla prevenzione risiede nell’incapacità di far acquisire ai giovani comportamenti adeguati, come il rispetto dell’altro e la scelta responsabile di un metodo contraccettivo, mediante approcci fondati unicamente sull’informazione. Le simulazioni di situazioni, l’integrazione della dimensione affettiva ed emozionale della sessualità in una prospettiva partecipativa sono indispensabili per assicurare il successo di tali iniziative. Per fortuna, oggi esistono numerosi studi che dimostrano l’impatto delle iniziative di prevenzione e di promozione di questo tipo. Queste prove paiono valide, tanto più che sono state raccolte in contesti geografici e culturali diversi.
L’educazione affettiva e sessuale nell’ambiente scolastico continua quindi ad avere un senso. Ogni anno giunge sul «mercato» una nuova generazione di giovani, una parte non trascurabile dei quali approfitta, soprattutto nella Svizzera romanda, di lezioni tenute da un adulto qualificato e neutrale, che offrono uno spazio di scambio e di riflessione intorno al tema della sessualità . Questi incontri devono andare ben al di là di una semplice informazione di ordine anatomico e fisiologico. Se si vuole lottare contro il dilagare di immagini e testimonianze crude di cui gli adolescenti sono testimoni, è imperativo offrire loro luoghi di discussione dove possano considerare con obiettività e distacco ciò che sentono e prendere coscienza del proprio sviluppo, dei propri desideri, delle proprie difficoltà e dei valori atti a favorire il loro sviluppo personale e nell’incontro affettivo e sessuale.

Infine, al di là delle attività riguardanti la vita affettiva e sessuale, è lecito chiedersi se la prevenzione non dovrebbe estendersi ad altri campi vicini: come rendere gli adolescenti più critici di fronte ai modelli d’immagine fisica veicolati dai mezzi di comunicazione visivi? Come sensibilizzare gli adolescenti al peso degli archetipi in materia di comportamento affettivo? Come farli riflettere sugli aspetti tremendamente normativi della vita sessuale così come ci viene proposta dal cinema e dai media?
Prevenzione presso i giovani vulnerabili Si sa che gli adolescenti non sono tutti uguali sul piano dello sviluppo affettivo e sessuale. Occorre quindi mettere a punto programmi specifici per certe frange della popolazione, come ad esempio quella dei giovani migranti di prima generazione e addirittura di seconda generazione. L’importante è favorire la loro integrazione e l’assimilazione di valori propri alla nostra società rispettando le loro radici culturali e religiose ed evitando di stigmatizzarli come «categoria a rischio». Vi sono poi altri giovani che meritano un’attenzione particolare. I bambini e i giovani che hanno subito violenza e abusi sessuali rappresentano, come dimostrano tutti gli studi, un gruppo potenzialmente esposto a molteplici insidie in materia di salute mentale e sessuale. Recentemente in Svizzera sono stati fatti progressi relativamente importanti in questo campo con l’adozione della legge federale concernente l’aiuto alle vittime (LAV) e lo sviluppo di programmi specifici per le vittime (talvolta sotto forma di gruppi terapeutici o di mutua assistenza). Resta che sono ancora troppe le situazioni di questo tipo ignorate a causa della mancata reazione da parte dell’ entourage a segnali d’allarme quali un brusco calo del rendimento scolastico, un improvviso isolamento o ancora dolori fisici non ben definiti. È risaputo che gli adolescenti mal inseriti nel tessuto sociale e senza prospettive professionali costituiscono un’altra categoria per la quale vanno sviluppate strategie specifiche e originali.

Infine, i giovani omosessuali rappresentano un altro gruppo di adolescenti potenzialmente vulnerabili. Come detto prima, il segreto che avvolge l’inizio della loro vita affettiva e sessuale richiede risposte specifiche in termini di accompagnamento psicologico e informativo sui rischi legati a determinate situazioni, come la ricerca di partner in rete o nei luoghi riservati agli omosessuali.

La Svizzera ha dimostrato una notevole creatività nel rispondere a tutte queste sfide, mettendo in piedi, a seconda delle regioni, interventi vicini ai luoghi frequentati da questi adolescenti vulnerabili: bus stop AIDS, lavoro con gruppi di pari, utilizzo del teatro, identificazione di mentori («fratelli maggiori»), interventi condotti da educatori di strada, creazione di siti Internet specifici, numeri di telefono tipo hot- line ecc. Resta che per ragioni spesso legate alla set- torizzazione delle modalità di finanziamento, queste iniziative sono incentrate troppo spesso su una problematica ben definita, come l’AIDS o le gravidanze indesiderate, mentre occorrerebbe ampliare il loro spettro di attività a tutte le sfide cui sono confrontati i giovani: problemi nutrizionali, conflitti familiari, consumo di prodotti, violenze inflitte e subite, fallimenti scolastici e professionali. In questa prospettiva, anziché aumentare oltre misura i programmi «mirati», non sarebbe meglio affrontare più radicalmente alcune delle cause del disadattamento, come l’assenza di prospettive professionali o di vita? Programmi globali come quello di Supra-F (sostenuto dall’Ufficio federale della sanità pubblica) propongono dunque interventi multisettoriali volti a meglio integrare i giovani svantaggiati. Con questo non vogliamo dire che un approccio debba essere sviluppato esclusivamente a scapito dell’altro, ma che in futuro è necessario coordinare meglio le iniziative di prevenzione riguardanti determinate categorie di adolescenti vulnerabili in una prospettiva globale e positiva.

Quale ruolo per i servizi di cura?
In questi ultimi anni l’Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con l’UNICEF e il FNUAP ha sviluppato un programma di servizi sanitari adeguati agli adolescenti (adolescent friendly health Services) , che prevede che le unità destinate ad accogliere gli adolescenti debbano rispondere a diversi criteri: oltre a quelli dell’accessibilità e del rispetto della riservatezza, citiamo la capacità del personale di rispondere alle esigenze di salute degli interessati in una prospettiva globale, multidisciplinare e di sviluppo, comprendente evidentemente anche la vita affettiva e sessuale. In teoria, sia i servizi medici scolastici che gli studi medici privati dovrebbero essere ampiamente coinvolti in queste attività di cura e prevenzione.

Un numero sempre maggiore di scuole, in Svizzera come altrove, possono contare su un personale curante presente a tempo parziale o a tempo pieno. Col passare degli anni, il profilo d’attività di questi professionisti è cambiato: oltre a eseguire vaccinazioni, più che mai d’attualità, le infermiere scolastiche sono sempre più chiamate a svolgere un lavoro di consulenza psicosociale e di promozione della salute. Tuttavia, anche se non vi sono studi specifici su questo tema, è lecito chiedersi se il personale di sanità scolastica abbia le competenze necessarie per assumere tali compiti nel campo della sessualità. Non è certo che gli adolescenti (specie i ragazzi) considerino queste persone competenti in materia.
Questo problema si pone anche a livello dei servizi di cura ambulatoriali di pronto intervento. Molti medici non si sentono abbastanza preparati e attrezzati per affrontare serenamente la questione della vita sessuale dei pazienti adolescenti. Alcuni autori americani raccomandano di praticare molto liberalmente il test dell’HIV a determinate categorie di adolescenti sessualmente attivi, a prescindere dal motivo della visita. La Svizzera ha adottato un approccio basato piuttosto sull’informazione e sull’educazione sessuale come pure su procedure personalizzate, ma è lecito pensare che con la commercializzazione di test per la diagnosi precoce rapidi e a basso costo, la situazione in questo campo potrebbe cambiare. Il ruolo del medico di pronto intervento non si limita per nulla, beninteso, a una procedura così mirata. Da un’inchiesta realizzata qualche anno fa su scala nazionale è emerso che quasi il 70% dei medici generalisti riteneva molto importante saper curare l’acne, mentre solo il 40% giudicava degni d’interesse temi quali la sessualità e la contraccezione, il che è deplorevole se si pensa che i medici potrebbero avere un ruolo di promozione della salute veramente utile, considerato il credito di cui godono ancora presso i giovani. In futuro, occorrerà incoraggiarli a uscire da uno schema di cura incentrato unicamente sui problemi e sui cambiamenti legati all’inizio della vita sessuale (HIV, gravidanza, dismenorrea) e ad adottare approcci aperti alla nozione di piacere e di soddisfazione nel rispetto dello sviluppo e dell’autonomia dei loro giovani pazienti.
Conclusione
In un contesto che è molto cambiato, nell’insieme gli adolescenti dimostrano una buona salute mentale e sessuale e reagiscono in modo responsabile all’evoluzione del ruolo che rivestono nella nostra società la sessualità, il piacere e l’edonismo, ma anche la violenza e la pornografia, il culto talvolta smodato della perfezione fisica, la ricerca sfrenata di sensazioni e il culto del successo. In questa società in piena e rapida evoluzione, occorre però, come propone l’Organizzazione mondiale della sanità , continuare a riflettere su come creare un ambiente sano nel quale gli adolescenti possano sviluppare attitudini e competenze in materia di vita affettiva e sessuale. Come abbiamo potuto vedere, sarebbe assurdo immaginare che gli sforzi di prevenzione compiuti in questi ultimi anni siano sufficienti. Infatti, le nuove generazioni di adolescenti devono confrontarsi ex novo con le incognite dell’approccio alla sessualità. La sfida per i professionisti dell’educazione, della prevenzione e della salute consiste dunque nel trovare spazi nei quali coniugare, con informazioni su aspetti cruciali come la contraccezione e la protezione dalle infezioni sessualmente trasmissibili, una riflessione sul senso della sessualità e sul suo ruolo nell’esistenza umana. Diversi autori celebri ci hanno mostrato che i concetti di sessualità e amore, come d’altronde quello di adolescenza, sono nati relativamente di recente, con la presa di coscienza dei diritti individuali e della democrazia. Il discorso sugli adolescenti e sulla sessualità dovrà ancora evolvere perché con i loro discorsi e con le loro azioni gli adolescenti ci parlano, in definitiva, di noi stessi e del mondo che abbiamo loro costruito.

La sessualità adolescenziale oggi: studio su comportamenti, opinioni e conoscenze degli adolescenti

Su incarico della CFIG, la facoltà di psicologia dell’Università di Basilea ha condotto un’indagine su temi inerenti alla sessualità presso un campione di adolescenti e giovani di entrambi i sessi in età compresa tra i dieci e i vent’anni (per ragioni di semplicità denominati in seguito «adolescenti» e «ragazzi» o, laddove necessario per fare una distinzione tra i sessi, «ragazze»). Lo studio aveva lo scopo di effettuare un’analisi descrittiva del comportamento sessuale degli adolescenti di questa fascia d’età in Svizzera1. Le prime indicazioni fornite dal questionario online sono state presentate al seminario di Bienne della CFIG nel novembre del 2008.
Questi dati recentissimi evidenziano nel comportamento sessuale degli adolescenti svizzeri tendenze analoghe a quelle rilevate nell’inchiesta svolta in Germania dalla Bundeszentrale fur gesundheitli- che Aufklarung (BZfgA, 2006), nello studio SMASH2 del 2002 (Narring, Tschumper, Inderwildi Bonivento, Jeannin, Addor, Butikofer, Suris, Diserens, Alsaker, Michaud, 2002) e nell’inchiesta condotta su un campione di allievi di scuola media da Kuntsche e Windlin (studio intemazionale «Health Behaviour in School- Aged Children», factsheet 2009). Va osservato che nelle precedenti inchieste svizzere è stato studiato unicamente il comportamento di ragazzi in età compresa tra i 14 e i 15 anni (Kuntsche e Windlin, 2008) o dai 16 anni in su.
Qui di seguito vengono presentati alcuni dati sui temi centrali dello studio, ossia «educazione sessuale e conoscenze», «esperienze sessuali e contraccezione» e «opinioni degli adolescenti».

1. Metodo e svolgimento dell’inchiesta
Sul modello dell’inchiesta svolta dalla Bundeszentrale fur gesundheitliche Aufklarung è stato sviluppato un questionario con 43 domande. Diversamente rispetto al sondaggio condotto in Germania, che prevedeva anche interviste, nello studio dell’Università di Basilea il questionario è stato pubblicato unicamente su siti Internet molto frequentati dagli adolescenti. Così facendo, si è voluto garantire l’anonimato ai partecipanti. Per la rilevazione di dati legati all’intimità, nella ricerca americana, si ricorre già da diverso tempo a procedure informatizzate, poiché si suppone che queste riducano la tendenza a fornire delle risposte socialmente desiderabili. Nel corso del 2008, il questionario è stato pubblicato per due mesi sul sito di consulenza3 tschau.ch e la sua traduzione francese sull’omologo sito ciao.ch, il che ha permesso di raggiungere anche ragazzi della Svizzera romanda.
Il 99% dei 1479 partecipanti ha risposto a tutte le domande4. Alla luce di questo risultato molto soddisfacente e del fatto che i ragazzi hanno risposto in modo dettagliato e a volte molto personale anche alle domande aperte, si può supporre che le risposte siano sincere.
Il campione può essere definito selettivo, nella misura in cui sono stati raggiunti soltanto ragazzi che cercavano attivamente in Internet risposte alle loro domande sulla sessualità. D’altro canto, si sa che nella nostra società la maggior parte degli adolescenti fa ricorso a Internet per cercare informazioni . Inoltre, le risposte del nostro campione non rivelano tendenze anomale e corrispondono a quelle delle inchieste precedenti . Si può pertanto ritenere che, con molta probabilità, i partecipanti all’inchiesta rappresentano bene gli adolescenti della Svizzera tedesca e francese.
2. Chi sono gli adolescenti che hanno risposto al questionario online?
L’analisi del presente rapporto si fonda sui dati dei questionari compilati da 1449 ragazzi e ragazze in età compresa tra i 12 e i 20 anni5. Due terzi dei partecipanti erano ragazze.
Distribuzione linguistica: una leggera maggioranza, ossia il 52% dei partecipanti, ha risposto al questionario in francese, mentre il 48% ha compilato quello in tedesco.
Distribuzione per età: la distribuzione per età del
campione mostra che la maggioranza dei partecipanti ha tra i quindici e i diciotto anni. A partire dai quindici anni si osserva un notevole aumento della partecipazione. Il gruppo dei sedicenni è il più numeroso.
La distribuzione degli adolescenti francofoni è traslata verso l’alto, nelle classi d’età dai 17 ai 20 anni,

questi ultimi sono nettamente sovrarappresentati. Questo spostamento va tenuto in considerazione nell’interpretazione delle differenze tra le regioni linguistiche.
Utilizzo di Internet: i partecipanti all’inchiesta sono adolescenti che utilizzano frequentemente Internet. Il 97% ricorre regolarmente al Web per cercare informazioni. A partire dai 13 anni questa percentuale è uguale per tutti i gruppi di età e non si rilevano differenze né tra i sessi né tra le regioni linguistiche. Il 59% naviga quotidianamente in Internet.
3. Educazione sessuale e conoscenze degli adolescenti sulla sessualità
Educazione sessuale e domande degli adolescenti:
quasi tutti i partecipanti ritengono di essere molto ben informati (61%) o ben informati (34%) rispetto ai loro coetanei in tema di educazione sessuale. Solo un po’ meno del 3% giudica di non saperne molto e il 2% indica di non poter rispondere alla domanda. Le ragazze e i ragazzi rispondono in modo pressoché identico.

Quali sono le domande degli adolescenti sulla sessualità? Ai ragazzi è stato chiesto su quali temi vorrebbero avere maggiori informazioni. Il questionario
ne proponeva otto e prevedeva la possibilità di rispondere «altro». Era possibile indicare più di un’area tematica. Il 23% dei partecipanti vorrebbe avere maggiori informazioni su determinati argomenti. Di questi, il 34% ha risposto «pratiche sessuali», che è il tema più frequente sia tra i ragazzi che tra le ragazze. Complessivamente, il secondo tema più frequente è «affetto e amore», indicato dal 27% dei ragazzi e dal 23% delle ragazze. Il secondo tema più frequente delle ragazze è, però, quello delle «malattie veneree». Le maggiori differenze tra i sessi sono state riscontrate sui temi «violenza sessuale» e «interruzione della gravidanza», che interessano piuttosto le ragazze che i ragazzi.
Istituzione/persona di riferimento principale per la prima educazione sessuale: per quanto concerne la prima educazione sessuale, la scuola è stata il principale punto di riferimento della maggioranza degli adolescenti (31%). Per il resto, le risposte delle ragazze e dei ragazzi divergono: mentre al secondo posto le ragazze indicano la madre come persona di riferimento, i ragazzi rispondono «nessuno». Il padre è il riferimento principale soltanto per il 3% degli adolescenti, in prevalenza ragazzi. Nella categoria «Altro» i partecipanti menzionano spesso i mass

media (riviste quali Bravo o l’Internet) o altri familiari (p. es. i padrini e le madrine).
Età della prima educazione sessuale: quasi due terzi degli adolescenti indica di aver ricevuto la prima educazione sessuale tra i dieci e i tredici anni. Il 9% risponde di aver avuto meno di otto anni, il 16% tra gli otto e i nove anni. Il 10% aveva tra i quattordici e i quindici anni e il 2% più di quindici anni. Per quanto concerne l’età della prima educazione sessuale non si riscontrano differenze tra i sessi.
Fonti d’informazione sulla sessualità: quali principali fonti vengono indicati altri adolescenti (27%) e Internet (20%). L’ordine d’importanza varia secondo il sesso: mentre la fonte principale delle ragazze sono altri adolescenti, seguiti dalle riviste per ragazzi e da Internet, quella dei ragazzi è Internet, seguito dagli altri adolescenti (v. tabella 2).
Discussioni sulla sessualità: agli adolescenti è stato chiesto se abbiano qualcuno con cui possono discutere apertamente di temi inerenti alla sessualità. La maggior parte dei partecipanti ha risposto di sì (79%), le ragazze in misura superiore ai ragazzi (l’82% contro il 71%).
Quando si parla di temi sessuali, il 66% degli adolescenti afferma di partecipare alla discussione. Il 28% si limita ad ascoltare, il 5% si sente in imbarazzo e l’1% si allontana per non sentire; le ragazze e i ragazzi rispondono in modo analogo.

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