Sessualità ragazzi: primo rapporto a 17 anni, quasi 3 ragazzi su 10 non conoscono i rischi

Il 17% pensa erroneamente che la pillola possa prevenirle. A non “fare paura” sono anche virus e patologie gravi come papilloma, clamidia, epatite B e Aids

Il primo rapporto sessuale dei ragazzi nati nel 2000 è a circa 17 anni, ma sulla contraccezione c’è confusione

I primi dati arrivati dalla ricerca effettuata dal Censis, su un campione di mille ragazzi tra i 12 e i 24 anni, confermano già quanto era trapelato negli scorsi mesi: gli adolescenti italiani sembrano vole aspettare il momento giusto per fare sesso, senza forzare troppo i tempi. Stando a quanto emerge dallo studio il primo rapporto sarebbe a circa 17 anni: quindi la sessualità precoce non sarebbe protagonista nella maggior parte delle coppie adolescenziali. Vediamo un po’ le percentuali: solo il 19,% dei ragazzi ha dichiarato di aver avuto un rapporto sessuale prima dei 16 anni, mentre la maggioranza lo ha sperimentato per la prima volta proprio a 17 anni. Un dato in linea con gli anni passati, anche considerando che fra maschi e femmine non c’è alcun gap d’età. Capitolo contraccezioni: il 70,7% usa il preservativo come strumento di prevenzione, mentre il 17,6% utilizza la pillola anticoncezionale, che viene però pensata come prevenzione invece che tra i mezzi contraccettivi. Quindi il dato fa molto riflettere: i ragazzi tendono a difendersi si dalle gravidanze indesiderate, ma spesso sottovalutano le infezioni sessualmente trasmissibili. Un altro dato in tal senso: solo il 58% è a conoscenza del fatto che il virus Hpv (Papilloma) – fonte di diversi tipi di tumore – si può trasmettere anche con rapporti sessuali non completi.

Sessualità, i ragazzi tendono a proteggersi da gravidanze indesiderate ma non dai virus trasmissibili

Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, ha parlato così del nuovo Piano Vaccini: “Prevede la vaccinazione contro il Papilloma virus nelle ragazze undicenni e l’introduzione della vaccinazione anti-Hpv nei maschi undicenni, segnando un notevole progresso. Così si può contrastarne efficacemente la diffusione”.

Un altro dato fa molto riflettere sulla percezione e conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili: quasi la totalità dei giovani “analizzati” ne ha sentito parlare, ed è sempre l’Aids quella più conosciuta (89,6%), mentre solo il 23,1% indica la sifilide, il 18,2% la candida, il 15,6% il Papilloma Virus e percentuali tra il 15% e il 13% la gonorrea, le epatiti e l’herpes genitale. Quali sono le fonti da cui attingono queste informazioni? I media e la scuola soprattutto, le famiglie un po’ meno. Andrea Lenzi, residente della Società Italiana di Endocrinologia, ha dichiarato che “resta molta diffidenza da parte dei giovani nei confronti dell’andrologo. Molti non lo conoscono, la maggior parte ritiene di non averne bisogno. Culturalmente non sono abituati a considerare la possibilità che anche i maschi possano essere interessati da patologie che riguardano il sesso. Dobbiamo sviluppare maggior informazione ed educazione”. Medici e farmacisti infatti non sono molto “ascoltati”: infatti solo il 9,8% si informa attraverso di loro, che però sicuramente saprebbero dare pareri più sicuri e affidabili rispetto a quelli presenti in un blog trovato nel mare magnum di internet.

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