Sigarette elettroniche, aumenta il rischio di passare a quelle normali

Chi fuma sigarette elettroniche rischia più degli altri di iniziare a fumare le sigarette tradizionali. Il dato emerge da una ricerca condotta in Inghilterra e pubblicata sull’autorevole rivista Tobacco Control. L’analisi degli esperti si era concentrata su 2836 minori tra i 13 e i 14 anni: alcuni erano fumatori di e-cig, altri di sigarette tradizionali e non fumatori. Con grande stupore, il team di ricerca aveva scoperto, dopo un anno, che i ragazzi passati alle classiche ‘bionde’ erano stati principalmente quelli che, in precedenza, avevano fumato sigarette elettroniche.

Se quanto scoperto dall’equipe di ricercatori britannici fosse vero, sarebbe nullo quanto sostenuto, un paio di anni fa, da 50 ricercatori internazionali, ovvero che le sigarette elettroniche sarebbero meno tossiche di quelle tradizionali e favorirebbero l’abbandono delle classiche ‘bionde’. Tali scienziati inviarono anche una lettera all’Oms. Tra i firmatari vi fu anche il compianto Umberto Veronesi. Il recente risultato ottenuto dal gruppo di ricercatori britannici porrebbe nel nulla, dunque, le risultanze di diverse ricerche condotte negli ultimi anni sul legame tra e-cig e sigarette tradizionali.

In Gran Bretagna si esorta da qualche anno la ‘popolazione fumatrice’ a passare alle sigarette elettroniche perché tali dispositivi farebbero meno male alla salute. E’ anche questo il motivo per cui, in tale nazione, è aumentato il numero di fumatori di e-cig.

Sono stati coinvolti in Inghilterra 2836 adolescenti di 13-14 anni, alcuni dei quali avevano già fumato tabacco, alcuni (il 16% del campione) avevano usato le E-sig, mentre gli altri (i due terzi del totale) non avevano mai fumato.

Un anno più tardi avevano provato a fumare tabacco soprattutto coloro che già usavano sigarette elettroniche (il 34%): Molto bassa invece la percentuale tra coloro che non avevano mai fumato (meno del 9%).

I ricercatori si chiedono se i giovani avrebbero mai provato una sigaretta convenzionale, senza la loro precedente esperienza con le E-sig: la consuetudine con questi dispositivi (e spesso con la nicotina) può avere un ruolo importante nell’instaurarsi del vizio? Impossibile trarre conclusioni definitive, ma le indicazioni vanno in proprio in quella direzione.

Sulle sigarette elettroniche la comunità scientifica si è da sempre divisa e non sembra essere stato mai chiarito se effettivamente servono per smettere di fumare o rappresentano un ulteriore pericolo per la propria salute. Le prime sigarette elettroniche sembra abbiano fatto il loro ingresso nel mercato non solo italiano ma europeo intorno al 2010 e da allora hanno scatenato diverse polemiche e tante sono state le opinioni degli esperti che però non hanno fatto altro che generare grande confusione nell’opinione pubblica. Ciò nonostante sono sempre di più le persone che quotidianamente acquistano una sigaretta elettronica, ed ancora secondo quanto riferito da un nuovo studio, sembra che un adolescente su quattro faccia uso di sigarette elettroniche e nello specifico ha riferito di aver provato il dripping, ovvero la pratica che consiste nel far gocciolare la nicotina liquida direttamente sulle bobine di riscaldamento dei dispositivi al fine di ottenere nubi di vapore più spesse.

Come abbiamo anticipato, sembra che negli ultimi dieci anni gli esperti abbiano tentato di far luce sulla pericolosità e soprattutto sull’utilità della sigaretta elettronica, ma ad oggi sull’argomento sembra esserci davvero tanta confusione. “I liquidi delle e-cig contengono anche molti aromi chimici, come aldeidi, vanilline e alcol considerati sicuri per l’ingerimento, ma di cui poco si sa in merito alla tossicità di inalazione, in particolare quando sono volatilizzati ad alte temperature”, è questo quanto dichiarato da Krishnan-Sarin, ovvero una ricercatrice di Psichiatria alla Yale University School of Medicine nonchè principale autrice dello studio sopra citato. Ebbene secondo uno studio effettuato da un guppo di ricercatori dell’University College di Londra, sembra dal punto di vista delle sostanze che provocano il cancro, le sigarette elettroniche sembrano essere più sicure delle tradizionali; a tal riguardo i ricercatori hanno confermato che sei mesi dopo il passaggio alle sigarette elettroniche, nei pazienti monitorati, i livelli di tossine sono risultati molto più bassi rispetto a coloro i quali continuavano a fumare le classiche sigarette.

I ricercatori, per poter dichiarare ciò hanno effettuato, dunque, uno studio sul campo, prendendo in esame ben cinque gruppi di pazienti, fumatori abituali, persone che da sei mesi erano passate alle sigarette elettroniche o ad altre alternative come i cerotti alla nicotina, persone che fumavano sia le classiche che quelle elettroniche e quelle che usavano i cerotti insieme alle sigarette tradizionali. I risultati sono stati sorprendenti, visto che i ricercatori dopo aver analizzato la saliva e le urine dei componenti dei cinque gruppi, hanno confermato che i livelli di diverse tossine tra cui anche sostanze riconosciute come cancerogene, calano drasticamente nei soggetti che avevano completamente sostituito le sigarette tradizionali con quelle elettroniche. “Questi confermano che le e-cig, cosi’ come altri sostitutivi delle sigarette, sono molto piu’ sicure di quelle convenzionali, e possono essere un supporto utile a lungo termine per quei pazienti che hanno difficolta’ a smettere con altri mezzi”, hanno dichiarato gli autori.

La sigaretta elettronica è stata inventata in Cina nel 2003 (Lee et al. 2011), con lo, scopo di imitare il sistema di inalazione delia nicotina con sigaretta convenzionale senza avere gli effetti dannosi derivanti dalla combustione del tabacco. La sigaretta elettronica ha un aspetto e un sapore simile a una sigaretta convenzionale. Negli ultimi anni si è diffusa in tutto il mondo, specialmente attraverso Internet. Attualmente sono disponibili in commercio sigarette, sigari e pipe elettroniche.

Le sigarette elettroniche sono pubblicizzate in Internet come il modo più sicuro, più saggio e più economico di fumare sostanze chimiche volatilizzate come la nicotina ovunque, anche in luoghi pubblici in cui vige il divieto di fumo (Weinberg and Segelnick 2011). Numerosi siti web e blog per la vendita di varie marche di questi dispositivi elettronici pubblicizzano tutti i presunti vantaggi nel passare al fumo di sigaretta elettronica: “non contengono tabacco e quindi non sono regolamentate nei vari paesi”, “sono facili da tenere in mano e non lasciano cattivi odori sulle dita”, “non ingialliscono i denti”, “il vapore emesso è innocuo e non irrita gli occhi”, “non necessitano di accendini o fiammiferi”, “contengono solo poche sostanze chimiche meno pericolose in confronto alle più di 3600 presenti nelle sigarette convenzionali”, “le cartucce dì nicotina hanno vari livelli di concentrazione” (eSmoke Shak 2012).

Inoltre questi dispositivi sono pubblicizzati come metodo per ridurre i danni derivanti da fumo di seconda mano (fumo passivo), emettendo solo vapore, o come ausilio per smettere di fumare, in quanto attraverso il rilascio di nicotina riducono il craving da astinenza da nicotina. Le sigarette elettroniche possono essere acquistate su Internet o nei punti vendita al dettaglio (Weinberg and Segelnick 2011).

Modalità di funzionamento
Quando si preme il pulsante di una sigaretta elettronica, il liquido contenente nicotina o gli aromi e le sostanze chimiche presenti nel tubo di plastica sono scaldate e un nebulizzatore (aerosol) le trasforma in vapore che può essere aspirato o inalato. Il vapore entra nelle vie aeree ed i principi attivi in esso contenuti vengono assorbiti. Sotto la cartuccia c’è una batteria agli ioni di litio, uno smart-chip controller con sensore di modalità di funzionamento ed un LED “cenere” che si accende quando si aspira (Weinberg and Segelnick 2011). La cartuccia, che può essere monouso o ricaricabile, è aperta alle estremità e contiene il liquido (e-liquid) che verrà vaporizzato.
Il liquido è costituito per lo più da nicotina, glicerina, glicole propilenico, glicerolo, aromi e acqua (Caponnetto et al, 2012; Cahn and Siegei 2011; eDripping 2012). Sono in vendita diversi
prodotti sia ricaricabili che monouso. Di solito un kit acquistabile per iniziare (starter kit) include sigarette rìcaricabìli, un caricabatteria che include anche una presa USB per collegare la sigaretta da ricaricare al computer e un flacone con il liquido per ricaricare le cartucce. In alternativa possono essere acquistate sigarette elettroniche usa e getta (durano circa 3 giorni e sono contenute in pacchetti del tutto simili a quelli delle sigarette convenzionali) e cartucce monouso. Le cartucce delle sigarette elettroniche possono contenere nicotina oppure esserne prive. Vi sono inoltre due tipi di sigaretta elettronica: manuale e automatico, Le sigarette automatiche richiedono solo di inalare o prendere una boccata per attivare il vaporizzatore. Il modello manuale riscalda il vaporizzatore e crea vapore solo quando si preme il pulsante e si inala (Weinberg and Segelnick 2011).

Sigarette elettroniche con nicotina

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito i dispositivi elettronici che imitano la sigaretta come sistemi elettronici di somministrazione della nicotina (ENDS: Electronic Nicotine Delivery Systems) (WHO 2010).
Per fumare una sigaretta elettronica, si possono scegliere cartucce e liquidi per la ricarica a base di nicotina, senza nessun aroma o con diversi aromi: mentolo, vaniglia, gomma da masticare, brandy, liquirizia, caramello, cappuccino, whiskey, champagne, svariati tipi di frutta (ciliegia, mirtillo, fragola, mela, cocco, arancia, banana, ecc), dolci, caffè, cioccolato, sigaro, tabacco di varie marche e molti altri. E’ stata anche trovata al posto della nicotina, la lobeiia che è un prodotto erboristico simile alla nicotina contenuta in alcune sigarette elettroniche (Freiberg 2012). Sono disponibili cartucce di nicotina con, oltre agli aromi, anche vitamine (a, b, c, d), collagene, coenzima Q1Q.
La concentrazione di nicotina mediamente varia tra 4 e 24 mg (concentrazione forte: 16-24 mg; media: 12-16 mg; leggera: 4-8 mg) per cartuccia. L’idea è di cominciare con un dosaggio medio e poi calibrarlo secondo le personali esigenze. Successivamente, per eliminare la dipendenza da nicotina, il dosaggio dovrebbe essere lentamente ridotto fino ad arrivare alle cartucce prive di nicotina (Weinberg and Segelnick 2011). Alcuni siti per la vendita di sigarette elettroniche e liquidi per la ricarica riportano anche dosaggi più forti di nicotina equivalenti a 36 mg e a 48 mg.
I liquidi venduti per la ricarica e pubblicizzati su internet riportano che in un flacone di 10 mi da 24 mg di nicotina, sono contenuti 240 mg di nicotina. Ad esempio, una sigaretta Marlboro Red contiene approssimativamente 1.2 mg di nicotina e un pacchetto intero 24 mg. Quando si ricarica una cartuccia, bisogna sapere quanta nicotina c’è neWe-liquid, A un millilitro equivalgono circa 20 gocce; usando un flacone da 24 mg di nicotina, ci sarebbero 1.2 mg di nicotina per goccia (24mg/20 gocce); 3 gocce nella cartuccia o direttamente nel vaporizzatore,corrispondono ad un consumo di 3.6 mg di nicotina. L’assorbimento di nicotina non è totale e dipende da vari fattori quali il sistema di vaporizzazione della sigaretta elettronica, la frequenza e la durata con cui si fuma, quanto profondamente si inala, ecc. (E-Cig 2012).

Una indagine su Web tra consumatori di sigarette elettroniche appartenenti alle aree geografiche degli USA (62%), Francia (14%), Regno Unito (6%), Svizzera (4%), Canada (3%) e altri paesi (11%), pubblicata nel 2011, ha rilevato che la concentrazione utilizzata di 18 mg/ml di nicotina nel liquido, era uniforme tra differenti marche di sigarette elettroniche, indicando probabilmente che i produttori hanno raggiunto un consenso.

Sigarette elettroniche senza nicotina

Le sigarette con cartucce senza nicotina possono avere aromi simili a quelle con nicotina; menta, vaniglia, cappuccino, miele, propoli, pesca, mango, ecc. Inoltre possono contenere vitamine A, B, C, E, ginseng, valeriana. E’ stato osservato, in uno studio, che sono pochi i consumatori di sigarette elettroniche senza nicotina (3%). Questo potrebbe indicare che, nonostante alcuni studi abbiano dimostrato un assorbimento molto basso di nicotina, questo ingrediente è importante, probabilmente per le proprietà farmacologiche e psicoattive. In alternativa, i consumatori potrebbero avere maggiori aspettative dai prodotti contenenti nicotina, che dunque sono venduti più frequentemente (Etter and Bullen 2011).

Utilizzo della sigaretta elettronica e motivazioni

La ricerca sulla percezione del pubblico della sigaretta elettronica è a tutt’oggi ancora limitata. Negli Stati Uniti la conoscenza della sigaretta elettronica tra gli adulti di età maggiore o uguale a 18 anni è raddoppiata dal 2009 al 2010, raggiungendo il 32%. Uno studio con l’obiettivo di monitorare le richieste su Google tra gennaio 2008 e settembre 2010 ha riportato che l’interesse online per le sigarette elettroniche, ha superato quello per i trattamenti sostitutivi a base di nicotina o altri prodotti a base di tabacco senza fumo (Goniewicz and Zielinska-Danch 2012).

L’ultimo rapporto richiesto dalla Commissione Europea a TNS Opinion & Social sulle attitudini degli Europei verso il tabacco, ha un capitolo dedicato alla sigaretta elettronica. Circa il 70% degli europei conosce la sigaretta elettronica, in particolare la fascia d’età più giovane, dai 15 ai 24 anni la conosce molto bene. I cittadini europei (38%) sono incerti riguardo ai pericoli sulla salute della sigaretta elettronica, mentre il 27% ritengono che sia dannosa verso chi la usa. L’analisi socio-economica rivela che studenti e rispondenti di età 15-24 anni ed ex-fumatori sono quelli che più credono alla nocività della sigaretta elettronica. In generale, l’uso della sigaretta elettronica nei paesi europei è recentemente aumentato ma rimane comunque bassa la percentuale, tra quelli che negli ultimi 12 mesi hanno cercato di smettere di fumare da soli, che ha usato la sigaretta elettronica (7%) (European Commìssion (a) 2012).

Utilizzo tra i giovani

Attualmente, gli studi sull’uso e la diffusione di sigarette elettroniche tra bambini e adolescenti, in Europa o Stati Uniti, sono piuttosto scarsi.
Un recente studio statunitense, basato su 11 focus group, ha esaminato la percezione che i giovani adulti (18-26 anni d’età) hanno della sigaretta elettronica e di altri prodotti a base di tabacco e la loro intenzione a provarli. Alcuni dei partecipanti ritenevano questi prodotti meno pericolosi delle sigarette e utili come aiuto a smettere di fumare, altri pensavano l’opposto specialmente riguardo le sigarette elettroniche, che ritenevano invece rappresentare la porta d’ingresso al fumo di sigaretta convenzionale. Metà dei partecipanti, fumatori e non fumatori, hanno ammesso di voler provare questi prodotti se offerti da una persona amica. Nel complesso, i giovani adulti consideravano la sigaretta elettronica come accessibile, conveniente e moderna (Choi et al, 2012).
In Polonia, le sigarette elettroniche sono sul mercato dal 2008 e ne viene consentita la vendita secondo la legislazione vigente, sebbene sia vietata la vendita di prodotti a base di tabacco ai minori di 18 anni. E’ stata valutata la conoscenza, l’uso sporadico e attuale delle sigarette elettroniche, la percezione della loro sicurezza tra studenti universitari e liceali in Polonia negli anni 2010-2011. I dati si riferiscono a circa 14.000 studenti dai 15 ai 24 anni d’età. Tra gli studenti di liceo, dai 15 ai 19 anni, il 23.5% ha usato almeno una volta la sigaretta elettronica e l’8.2% lo ha fatto nei 30 giorni precedenti. Tra quelli universitari, dai 20 ai 24 anni, il 19% ha usato almeno una volta un ENDS e il 5.9% lo ha fatto nei 30 giorni precedenti. Nel complesso il 3.2% di studenti che non avevano mai fumato hanno riportato di aver provato almeno una volta la sigaretta elettronica. Non è stato possibile verificare se l’uso della sigaretta elettronica fosse continuo o occasionale. In generale, circa 1 studente polacco su 5 ha usato la sigaretta elettronica e la maggior parte di loro avevano già fumato sigarette convenzionali (Goniewicz and Zielinska-Danch 2012).
In Corea del Sud, l’uso di sigarette elettroniche è crescente, soprattutto tra i giovani che contribuiscono per il 20% delle vendite totali, secondo quanto riportato dai media. I giovani utilizzatori di sigarette elettroniche, sono spesso iniziati all’uso da altri amici, le fumano in classe, si scambiano cartucce per provare i diversi sapori. Le attività di diffusione pubblicitarie e commerciali delle sigarette elettroniche sono molto intense in Corea e spiegano l’aumento sempre maggiore dell’uso di questo prodotto (Lee et al. 2011).

In Italia si fuma sempre di meno Entro tre anni consumo giù del 10%

Saranno quelle immagini (raccapriccianti) sui pacchetti o il divieto di accendersi una sigaretta al bar sotto casa, ma da qualche anno gli italiani fumano meno. Il 2016, cioè, si è chiuso con un calo di vendite del 2,3%, ma dal 2010 a oggi un fumatore su dieci ha abbandonato la paglia dopo il caffè ed Euromonitor (una società intemazionale di statistiche e ricerche sui consumi) stima che entro il 2020 il fatturato del mercato tricolore del tabacco subirà una perdita di almeno il 10% del totale. Mettetevi l’anima in pace e tenete l’accendino in tasca: domani sarà la giornata mondiale senza tabacco e 6,7 milioni di connazionali si sono già liberati del “vizio dei vizi”.Al punto che adesso, a tenere in vita rivendite e tabaccai dello Stivale, ci sono i fumatori dell’Est.

Della serie: rumeni, polacchi, albanesi. Loro si, a smettere non ci pensano proprio. E se i gusti nazionali si stanno a poco a poco spostando verso i cigarillos e i mini-sigari da taschino, compresi quelli aromatizzati (negli ultimi dodici mesi i pacchetti da dieci hanno subito un rialzo di vendita del 6%), per quanto riguarda cicche e bionde sono gli stranieri dalla Bulgaria in poi a farla da padroni.

«Si tratta di un fenomeno ormai consolidato», racconta Giovanni Risso, presidente della Fit, la Federazione italiana tabaccai, «ciò che manca veramente però sono i controlli: queste persone, spesso, si procurano altrove le sigarette che fumano perché sono abituate alle loro e cosi si alimenta la piaga del mercato nero».

Già. Anche perché ogni anno, e specialmente al Sud, vanno in fumo (nel vero senso della parola) più di 800 milioni di euro. Sei sigarette su cento sono vendute sotto banco, nel 2015 gli addetti ai lavori hanno calcolato che il fatturato (illecito) del settore tabacchi sia stato di 4,6 miliardi di euro e abbia causato un ammanco di cassa all’erario di 822 milioni catalogabili come introiti mai versati. Il 26,6% delle paglie di contrabbando arriva dagli Emirati Arabi (che poi ci siano fior fiori di studiosi musulmani che pontificano il divieto religioso di fumo, ovvio, è altro discorso); il 13,9% dalla Grecia e il 12% dall’Ucraina.

Niente da fare, insomma: il nostro è il ventunesimo Paese al mondo per “spaccio” di sigarette e a sentire i diretti interessati c’è davvero da mettersi le dita nei capelli. «Ci sono città, la principale è Napoli, dove questo problema è oramai incontrollabile», sbotta Risso: «In Campania si può tranquillamente affermare che la percentuale del fatturato illecito oscilli tra il 30 e il 40%. La Guardia di Finanza fa quello che può, ma servono norme più severe e controlli più stringenti: aver depenalizzato il contrabbando semplice è stato un grave errore e rischiamo di pagarne le conseguenze».

Non è un caso, allora, che a scorgere le cronache giornaliere delle operazioni targate Fiamme Gialle sia un continuo di segnalazioni, arresti e maxi retate. A inizio mese, all’ombra di piazza del Plebiscito, le forze dell’ordine hanno sequestrato mezza tonnellata di stecche che non aveva i bolli statali; la settimana dopo hanno messo le mani su altri 50mila pacchetti e pochi giorni prima in una sola macchina hanno trovato 90 chili di prodotto stipati sotto i tappetini. Nel quartiere partenopeo di Bagnoli c’è pure chi si è creato dei piccoli punti vendita “al dettaglio” sfruttando cassette di plastica del mercato e scatoloni raffazzonati alla meno peggio. A Napoli, tirando le somme, quasi un pacchetto su tre (cioè il 28% delle sigarette in circolazione) viene dal mercato nero: «E per certi versi queste percentuali sono anche sottostimate», chiosa Risso.

Una indagine su Web tra consumatori di sigarette elettroniche appartenenti alle aree geografiche degli USA (62%), Francia (14%), Regno Unito (6%), Svizzera (4%), Canada (3%) e altri paesi (11%), pubblicata nel 2011, ha rilevato che la concentrazione utilizzata di 18 mg/ml di nicotina nel liquido, era uniforme tra differenti marche di sigarette elettroniche, indicando probabilmente che i produttori hanno raggiunto un consenso.

Sigarette elettroniche senza nicotina

Le sigarette con cartucce senza nicotina possono avere aromi simili a quelle con nicotina; menta, vaniglia, cappuccino, miele, propoli, pesca, mango, ecc. Inoltre possono contenere vitamine A, B, C, E, ginseng, valeriana. E’ stato osservato, in uno studio, che sono pochi i consumatori di sigarette elettroniche senza nicotina (3%). Questo potrebbe indicare che, nonostante alcuni studi abbiano dimostrato un assorbimento molto basso di nicotina, questo ingrediente è importante, probabilmente per le proprietà farmacologiche e psicoattive. In alternativa, i consumatori potrebbero avere maggiori aspettative dai prodotti contenenti nicotina, che dunque sono venduti più frequentemente (Etter and Bullen 2011).

Utilizzo della sigaretta elettronica e motivazioni

La ricerca sulla percezione del pubblico della sigaretta elettronica è a tutt’oggi ancora limitata. Negli Stati Uniti la conoscenza della sigaretta elettronica tra gli adulti di età maggiore o uguale a 18 anni è raddoppiata dal 2009 al 2010, raggiungendo il 32%. Uno studio con l’obiettivo di monitorare le richieste su Google tra gennaio 2008 e settembre 2010 ha riportato che l’interesse online per le sigarette elettroniche, ha superato quello per i trattamenti sostitutivi a base di nicotina o altri prodotti a base di tabacco senza fumo (Goniewicz and Zielinska-Danch 2012).

L’ultimo rapporto richiesto dalla Commissione Europea a TNS Opinion & Social sulle attitudini degli Europei verso il tabacco, ha un capitolo dedicato alla sigaretta elettronica. Circa il 70% degli europei conosce la sigaretta elettronica, in particolare la fascia d’età più giovane, dai 15 ai 24 anni la conosce molto bene. I cittadini europei (38%) sono incerti riguardo ai pericoli sulla salute della sigaretta elettronica, mentre il 27% ritengono che sia dannosa verso chi la usa. L’analisi socio-economica rivela che studenti e rispondenti di età 15-24 anni ed ex-fumatori sono quelli che più credono alla nocività della sigaretta elettronica. In generale, l’uso della sigaretta elettronica nei paesi europei è recentemente aumentato ma rimane comunque bassa la percentuale, tra quelli che negli ultimi 12 mesi hanno cercato di smettere di fumare da soli, che ha usato la sigaretta elettronica (7%) (European Commìssion (a) 2012).

Utilizzo tra i giovani

Attualmente, gli studi sull’uso e la diffusione di sigarette elettroniche tra bambini e adolescenti, in Europa o Stati Uniti, sono piuttosto scarsi. Un recente studio statunitense, basato su 11 focus group, ha esaminato la percezione che i giovani adulti (18-26 anni d’età) hanno della sigaretta elettronica e di altri prodotti a base di tabacco e la loro intenzione a provarli. Alcuni dei partecipanti ritenevano questi prodotti meno pericolosi delle sigarette e utili come aiuto a smettere di fumare, altri pensavano l’opposto specialmente riguardo le sigarette elettroniche, che ritenevano invece rappresentare la porta d’ingresso al fumo di sigaretta convenzionale. Metà dei partecipanti, fumatori e non fumatori, hanno ammesso di voler provare questi prodotti se offerti da una persona amica. Nel complesso, i giovani adulti consideravano la sigaretta elettronica come accessibile, conveniente e moderna (Choi et al, 2012).

In Polonia, le sigarette elettroniche sono sul mercato dal 2008 e ne viene consentita la vendita secondo la legislazione vigente, sebbene sia vietata la vendita di prodotti a base di tabacco ai minori di 18 anni. E’ stata valutata la conoscenza, l’uso sporadico e attuale delle sigarette elettroniche, la percezione della loro sicurezza tra studenti universitari e liceali in Polonia negli anni 2010-2011. I dati si riferiscono a circa 14.000 studenti dai 15 ai 24 anni d’età. Tra gli studenti di liceo, dai 15 ai 19 anni, il 23.5% ha usato almeno una volta la sigaretta elettronica e l’8.2% lo ha fatto nei 30 giorni precedenti. Tra quelli universitari, dai 20 ai 24 anni, il 19% ha usato almeno una volta un ENDS e il 5.9% lo ha fatto nei 30 giorni precedenti. Nel complesso il 3.2% di studenti che non avevano mai fumato hanno riportato di aver provato almeno una volta la sigaretta elettronica. Non è stato possibile verificare se l’uso della sigaretta elettronica fosse continuo o occasionale. In generale, circa 1 studente polacco su 5 ha usato la sigaretta elettronica e la maggior parte di loro avevano già fumato sigarette convenzionali (Goniewicz and Zielinska-Danch 2012).

In Corea del Sud, l’uso di sigarette elettroniche è crescente, soprattutto tra i giovani che contribuiscono per il 20% delle vendite totali, secondo quanto riportato dai media. I giovani utilizzatori di sigarette elettroniche, sono spesso iniziati all’uso da altri amici, le fumano in classe, si scambiano cartucce per provare i diversi sapori. Le attività di diffusione pubblicitarie e commerciali delle sigarette elettroniche sono molto intense in Corea e spiegano l’aumento sempre maggiore dell’uso di questo prodotto (Lee et al. 2011).

Tipologie di consumatori

Alla luce di quanto descritto si delineano quindi diverse tipologie di consumatori: i fumatori di sigarette convenzionali che passano alla sigaretta elettronica per i motivi per i quali è pubblicizzata, in particolare per ridurre i danni derivanti dall’inalazione del fumo prodotto dalla combustione della sigaretta e/o per cercare di smettere di fumare; altri che la utilizzano per fumare in luoghi dove oggi la legislazione lo vieta, continuando a fumare anche sigarette di tabacco. Infatti, secondo i dati di 2 indagini condotte negli Stati Uniti nel 2010, la sigaretta elettronica è ampiamente utilizzata specialmente tra giovani adulti fumatori ed è molto diffuso anche l’uso duplice di sigaretta elettronica e di sigaretta di tabacco (Pearson et al. 2012).

La tipologia di consumatori per lo più costituita dai giovani che navigano maggiormente in Internet rispetto agli adulti più anziani, sceglie la sigaretta elettronica per curiosità o per la novità del prodotto e per farne un uso voluttuario, anche a causa della pubblicità di questi prodotti che li rendono sempre più attraenti con design e colori e per la varietà molto ampia disponibile di sapori o gusti. Un giovane che ha un amico che usa la sigaretta elettronica è probabile che decida di iniziare anche lui (Lee et al 2011).

Effetti degli ENOS

Le problematiche degli effetti sulla salute della sigaretta elettronica sono state sollevate relativamente a certi parametri clinici che devono essere valutati rispetto a quelli dei fumatori convenzionali. Tali parametri includono i livelli di nicotina nel plasma, la risposta cardiovascolare (frequenza cardiaca), il coinvolgimento nella malattia parodontale, e l’incidenza di cancro orale, E’ noto che le sigarette convenzionali causano o aumentano l’incidenza di cancro orale, alla testa e alla gola e delle malattie parodontali. La sigaretta elettronica non dovrebbe essere usata in gravidanza a causa della nicotina in essa presente (Weinberg and Segelnick 2011). Sono necessari altri studi che ne rilevino la tossicità prenatale, in quanto uno studio ha evidenziato citotossicità non della nicotina ma delle sostanze chimiche utilizzate per aromatizzare i liquidi per la ricarica delle cartucce (Bah) et al. 2012). Rispetto alle normali sigarette, le sigarette elettroniche non sono risultate essere un fattore di rischio per lo sviluppo di cancro al polmone e ictus. Gli effetti avversi più comuni riportati sono irritazione alla bocca e alla gola, mal di gola, tosse secca, afte della bocca, nausea, vertigini (specialmente dopo una dose di 16 mg di nicotina), mal di testa, aumento della sudorazione (Weinberg and Segelnick 2011 ; Caponnetto et al. 2012). Una indagine via Internet su circa 3.500 utilizzatori di sigarette elettroniche riporta che il 22% di essi hanno segnalato effetti quali bruciore alla gola o secchezza alla bocca o in gola, da accertare se siano dovuti alla nicotina o anche agli umettanti (Etter and Bullen 2011).

Sigaretta elettronica: aspetti tossicologici

Come funziona? La sigaretta elettronica e le varie parti che la compongono sono rappresentate nella figura sottostante. Quando il fumatore aspira attraverso la sigaretta elettronica il passaggio d’aria aziona un sensore collegato ad un condensatore alimentato a batteria. La resistenza, riscaldata dalla batteria determina un innalzamento della temperatura in grado di far si che il glicole propilenico (gp), presente nella cartuccia, passi dalla fase liquida a quella gassosa (temperatura di ebollizione 188,2 °C). Sia la nicotina che il glicerolo restano in fase liquida ma danno origine ad un aerosol grazie all’azione del gp che agisce come carrier. La temperatura di ebollizione della nicotina è di 247 °C, quella del glicerolo di 290 °C. I modelli più recenti dispongono del cartomizzatore che è un unico elemento che svolge le funzioni dell’ atomizzatore e della cartuccia. E’ un cilindro contenente un tessuto di materiale assorbente e una resistenza. La spugnetta svolge la funzione di trattenere il liquido e la resistenza lo scalda vaporizzandolo.

Quali sono le sostanze normalmente presenti nella sigaretta elettronica?

Le sostanze, più rilevanti dal punto di vista tossicologico, normalmente contenute nella miscela che alimenta la sigaretta elettronica sono: la nicotina e il glicole propilenico (gp). Possono essere presenti anche altre sostanze quali per esempio il glicerolo e sostanze aromatizzanti, la cui tossicità, per il momento non è messa in discussione.

Che cosa si sa riguardo la tossicità delle sostanze presenti nei liquidi delle sigarette elettroniche ?

Le sostanze che destano maggiore preoccupazione dal punto di vista tossicologico sono: la nicotina e il glicole propilenico. La tossicità della nicotina è nota. La dose letale 50 nel ratto è pari a 50 – 60mg/kg1 . E’ in grado di legarsi ad una sottoclasse di recettori colinergici, i recettori nicotinici localizzati nei gangli, nel giunzioni neuromuscolari ed anche a livello del sistema nervoso centrale ove risiedono le proprietà psicoattive e di dipendenza. Il fumo e le dosi “farmacologiche di nicotina” accelerano il battito cardiaco, aumentano la pressione sanguigna e determinano la vasocostrizione a livello cutaneo. La nicotina determina anche una sensazione di “rilassamento”. Questi effetti sono correlati al legame della nicotina con i recettori nicotinici del sistema nervoso centrale. La nicotina determina un sovraccarico di lavoro per il cuore dovuto all’accelerazione del battito cardiaco ed al rialzo della pressione, fattori che sembrano aver un ruolo nell’insorgenza dell’ischemia del miocardio (Casarett &Doulls, 1993). Il glicole propilenico è una sostanza utilizzata come additivo per alimenti, prodotti farmaceutici e in cosmetica. E’ stato testato, nel corso degli anni, per questi usi specifici. Sono pochi, invece, gli studi che ne valutano l’esposizione per via inalatoria. Due di questi hanno esaminato l’esposizione dei lavoratori. Nel primo sono stati considerati gli effetti acuti su lavoratori del comparto aviazione che, periodicamente, durante le esercitazioni, sono esposti ai fumi generati da gp. In questo caso 27 lavoratori, non asmatici, sono stati esposti, per un minuto, nel corso di una simulazione di volo, a gp. La concentrazione media della sostanza aerodispersa era di 309 mg/m3 (il range variava da 176 a 851 mg/m3 ). Gli effetti sulla salute, misurati con test validati e riproducibili, sono stati valutati 15 minuti dopo l’esposizione. Si è rilevata un’irritazione oculare con conseguente diminuzione della stabilità del film lacrimale, oltre all’irritazione delle vie aeree superiori (Wieslander et al, 2001).

Oltre agli effetti acuti, sono stati esaminati anche quelli a lungo termine. I lavoratori dello spettacolo, chi lavora nei set cinematografici, televisivi e nell’allestimento di concerti dal vivo è spesso esposto ai fumi di gp usato per creare il fumo artificiale. Lo studio di Varughese del 2005 ha valutato gli effetti sulla salute del gp su 111 lavoratori. E’ stata calcolata l’esposizione cumulativa per 2 anni e i risultati confrontati con una popolazione di controllo (non esposta).

Si è rilevata la presenza di tosse cronica e senso di oppressione al torace in relazione all’incremento dell’esposizione cumulativa alla nebbia generata sia da glicole propilenico sia da oli minerali nel corso dei precedenti 2 anni, tosse e secchezza della gola sono risultate associate all’esposizione acuta a nebbie generate da glicole propilenico. Infine le funzioni polmonari misurate come rapporto FEV1/FVC2 sono più basse tra chi lavora più vicino alle fonte della nebbia.

Quali sono le quantità di nicotina presenti nelle sigarette elettroniche?

La quantità di nicotina presente nelle cartucce della sigaretta elettronica varia secondo la tipologia. In un recente studio (Goniewicz et al, 2013(a)) è stata misurata la quantità di nicotina in 20 cartucce e 15 miscele per la ricarica. Per questo studio sono stati selezionate le marche più popolari nel mercato europeo, polacco e americano. I test eseguiti sulle 20 cartucce mostrano che 9 su 20 differiscono per più del 20% rispetto ai valori di nicotina dichiarati dalla casa produttrice. La nicotina è stata analizzata anche nell’aerosol generato dalla sigaretta elettronica durante il suo utilizzo. La maggior parte di quelle analizzate rilasciano nicotina durante i primi 150-180 “puff”. In media circa il 50-60% della nicotina contenuta nella cartuccia è vaporizzata. La resa, in termini di nicotina rilasciata durante l’uso è molto variabile e dipende dalle caratteristiche della sigaretta. In alcune, dopo 300 “puff” che corrispondono alla vita media di una normale cartuccia, l’80% della nicotina è rilasciata, in altri casi, il quantitativo di nicotina scende al 30%. I dati di questo studio mostrano come sia estremamente variabile il contenuto di nicotina sia nelle cartucce sia nella fase vapore durante il suo utilizzo.

E’ possibile che i non fumatori siano esposti a fumo passivo?

Un altro aspetto da considerare è il fumo passivo, ovvero la possibilità che i non fumatori possano essere esposti ai livelli di nicotina simili a quelli dei non fumatori esposti a fumo di sigaretta tradizionale. Un recente studio (Flouris et al, 2013) ha valutato il livello di cotinina, che è un metabolita della nicotina, nel siero sanguigno in 4 gruppi di persone: a) 15 fumatori di sigaretta tradizionale b) 15 fumatori di sigaretta elettronica c) 15 non fumatori esposti a fumo di sigaretta tradizionale d) 15 non fumatori esposti a fumo di sigaretta elettronica Entrambe le tipologie di sigarette avevano lo stesso livello di nicotina. I risultati mostrano che le sigarette tradizionali e quelle elettroniche generano uguali livelli di cotinina nel sangue sia nei fumatori sia nei non fumatori (fumo passivo). Non si osserva alcuna riduzione della funzionalità respiratoria nei fumatori di sigaretta elettronica e nei non fumatori esposti a fumo passivo (misurata come rapporto tra FEV1/FVC). Si osserva, invece, una ridotta funzionalità respiratoria nei fumatori di sigaretta tradizionale e nessuna riduzione significativa nei non fumatori esposti a fumo passivo. Questi risultati confermano uno studio precedente (Etter & Bullen, 2011) in cui è stata analizzata la concentrazione di cotinina nella saliva di 30 fumatori di sigaretta elettronica. Il livello di questo metabolita era paragonabile a quello riscontrato nei fumatori di sigaretta tradizionale.

Tra i composti carbonilici è stata riscontrata la formaldeide che è classificata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogena per l’uomo (gruppo 1), l’acetaldeide come possibile cancerogeno per l’uomo (gruppo 2B) mentre l’acroleina può causare irritazione delle cavità nasali e danni alla pleura e si ritiene possa contribuire alla generazione di problemi cardiovascolari tra i fumatori di sigarette tradizionali (anch’essi esposti a questa sostanza). L’esposizione a composti carbonilici causa irritazione delle mucose della bocca e della gola che è considerato uno degli effetti collaterali più segnalati fra chi usa la sigaretta elettronica. Le tre sostanze potrebbero derivare dal processo di pirolisi del glicerolo che ne determina la disidratazione. È importante sottolineare che tale processo avviene a temperature molto elevate (290 °C) , tuttavia è dimostrato che l’aggiunta di acidi alla miscela fa sì che esso possa avvenire anche a temperature più basse. Le due nitroso amine specifiche del tabacco (NNN, NNK) sono entrambe classificate come cancerogene dalla IARC. E’ da notare che le concentrazioni riscontrate sono molto basse (dell’ordine dei nanogrammi). Per quanto riguarda i metalli, viene precisato che tutti e tre sono stati rilevati anche nel campione di riferimento e nell’inalatore Nicorette. Anche in questo caso le concentrazioni sono molto basse. Nella tabella sottostante si vede un confronto fra le concentrazioni di alcuni degli inquinanti più significativi riscontrati in questo studio e quelle presenti nel fumo delle sigaretta tradizionali. Si vede che il rapporto è a favore della sigaretta elettronica. Le concentrazioni, ad esempio di formaldeide sono 9 volte superiori nel fumo di sigaretta tradizionale rispetto a quella elettronica, quelle di N’-nitrosonornicotine (NNN) di 380 volte.

La sigaretta elettronica sta diventando l’oggetto dei desideri di molti irriducibili del tabacco. Invece di riempirci i polmoni di catrame, come fanno le classiche sigarette, questi apparecchietti sembrano soddisfare chi ha il vizio del fumo, senza averne i pessimi effetti sulla salute. Ma non sono solo rose e fiori: essendo un sistema nuovo, ancora non si sa se inalarne i vapori, in termini gergali “svapare”, a lungo termine sia una pratica completamente innocua. L’altro timore è che questa moda possa cancellare il difficile lavoro di prevenzione previsto dalle leggi antifumo, e diventi popolare anche tra chi non ha mai preso in mano una vera sigaretta, giovani inclusi. Aiutano a smettere? Le sigarette elettroniche dovrebbero essere uno strumento che aiuta le persone a smettere di fumare, almeno, secondo la fama veicolata da pubblicità e passaparola di ex fumatori convertiti. Eppure, stando ai risultati delle ricerche scientifiche condotte fi no ad ora, scarseggiano dati affidabili sulla loro efficacia come metodo di disassuefazione. Gli studi condotti in tutto il mondo sono piuttosto recenti – quindi nulla possono dire sull’efficacia a lungo termine di questi apparecchi – e hanno indagato perlopiù su alcuni aspetti specifici, come il contenuto delle cartucce o la composizione dei vapori.

In Italia è stato condotto un piccolo studio su 40 fumatori, che non avevano intenzione di smettere, cui è stata data da provare la sigaretta elettronica. Di questi, nel giro di due anni, nove hanno abbandonato completamente il tabacco. Si tratta di un dato promettente, che però non rappresenta una prova definitiva dell’efficacia dissuasiva della sigaretta elettronica (inoltre la ricerca è stata finanziata da una nota marca di sigaretta elettronica). Bisogna ancora esplorare a pieno le potenzialità di questo mezzo. Svapare fa male? Se confrontiamo la sigaretta elettronica con quella tradizionale non ci sono dubbi: la prima è sicuramente meno dannosa della seconda. Ma che sia completamente innocua è ancora da dimostrare. Svapando non si aspirano certo le sostanze cancerogene derivanti dalla combustione del tabacco, ma si inalano vapori di altre sostanze, come il glicole propilenico e la glicerina vegetale, già ampiamente utilizzate nell’industria alimentare, cosmetica e farmaceutica, di cui non si conoscono però gli effetti in questa modalità d’uso.

Lo stesso discorso vale per gli aromi alimentari, che possono essere aggiunti alla miscela da aspirare. Un piccolo studio, privo però di importanza clinica, ha rilevato un lieve aumento della resistenza delle vie respiratorie dopo l’uso della sigaretta elettronica, dovuto probabilmente all’effetto irritativo del glicole propilenico. Da qui a dire che questo crei un danno permanente ai polmoni è ancora tutto da dimostrare, ma sicuramente è la spia del fatto che bisogna ancora indagare sui possibili effetti a lungo termine del fumo elettronico. Alcuni studi condotti recentemente negli Stati Uniti su sigarette elettroniche in vendita oltreoceano, inoltre, hanno rilevato la presenza nei loro vapori di sostanze irritanti e tossiche, come formaldeide e nitrosammine, presenti anche nel fumo di sigaretta tradizionale. La buona notizia è che la loro quantità era però notevolmente inferiore rispetto a quella contenuta nel fumo classico. Il vuoto da colmare Le sigarette elettroniche non sono mai state approvate da alcuna agenzia regolatoria.

Nell’attesa di una normativa europea che stabilisca regole precise sul loro commercio, l’Italia ha posto alcuni paletti a tutela dei soggetti più a rischio. Da pochi mesi, per esempio, la loro vendita è stata vietata ai minori di 18 anni. Inoltre, per evitare che la moda si propaghi tra i giovani (anche non fumatori) alcuni presidi ne hanno vietato l’uso nelle scuole. Continuano, inoltre, i ritiri di prodotti cinesi non conformi.

Le sigarette elettroniche sono sempre più vendute. Si calcola che i convertiti alla e-cig siano circa 400mila, e sono in forte aumento. Il boom si tocca con mano: a Milano, per esempio, si contano decine di negozi a pochi metri l’uno dall’altro. Dalle periferie al centro, i rivenditori monomarca di questi prodotti stanno letteralmente invadendo gli spazi commerciali sfitti. Il falso fumo piace tantissimo, per diversi motivi, non ultimo il fatto che grazie a questo mezzo si risparmia sull’acquisto delle sigarette tradizionali.

Sì, ma quanto? Abbiamo fatto un giro per negozi e chiesto i prezzi Le marche di sigarette elettroniche sono moltissime e i prezzi variano anche di decine di euro. La spesa iniziale è piuttosto sostenuta: per un kit iniziale, composto da una sigaretta, una batteria, alcuni filtri o una ricarica, a seconda del modello, e il cavo per ricaricare il tutto può costare da 39 a 130 euro a seconda della marca e del tipo (e se il kit è doppio, cioè contiene due sigarette). Per chi vuole solo provare il fumo a vapore senza impegnarsi in una spesa elevata, si può iniziare con i modelli monouso: sigarette elettroniche che durano in media tre giorni e che costano circa 12 euro.

E-CIG TRA DUBBIOSI E CONVINTI L’ESPERIENZA DI CHI L’HA PROVATA Abbiamo raccolto, attraverso un questionario sul nostro sito internet, l’esperienza di alcuni fumatori di sigaretta elettronica. La maggior parte dei racconti sono positivi. “Sono passata alla sigaretta elettronica perché fumando tabacco avevo seri problemi ai bronchi”, ci dice per esempio una donna, “adesso ho risolto anche il problema della tosse notturna, ma devo trattenermi dallo svapare continuamente!”. E ancora un’altra utente: “Prima fumavo un pacchetto di sigarette al giorno e la e-cig mi ha aiutato a smettere. Inoltre con il tempo ho perso anche il desiderio di svapare: consiglio di scegliere un sapore non troppo piacevole, per smettere del tutto”. Ma non mancano le voci dubbiose: “Anche con la e-cig non sono riuscito a rinunciare alle mie 15 sigarette tradizionali. Con il risultato che ora fumo di più e ho un maggiore fastidio alla gola”.

■ Fumare mi rilassa e abbatte lo stress che sarebbe altrettanto dannoso per la mia salute. ■ Fumo poche sigarette al giorno. Vivere in città piene di smog non è più dannoso per i miei polmoni? ■ Conduco una vita sana, faccio sport e sono attento all’alimentazione. Perché dovrei rinunciare al piacere di qualche sigaretta? ■ Quando prendo una decisione non mi ferma nessuno. Sono certo di riuscire a smettere quando voglio… ■ Ho scelto di fumare light perché è meno dannoso rispetto alle altre sigarette… ■ La scuola, gli amici… questi sono gli esempi che seguono i miei figli, non certo quello dei genitori che, come me, fumano regolarmente… ■ Mi sottopongo ogni 2 anni ad una radiografia ai polmoni. Così posso fumare in totale sicurezza… ■ Fumo da una vita, ma talmente poco. Che danni potrò avere? ■ Quando fumo non aspiro profondamente, ma butto subito fuori il fumo: in questo modo i miei polmoni sono al sicuro ■ Ho sentito dire che la sigaretta elettronica non fa male alla salute… quindi si può fumare in tranquillità? ■ Io credo che i tumori siano scritti nel nostro DNA, quindi tanto vale fumare, se una malattia viene è perché era destino. I fumatori sono bravissimi a raccontare e raccontarsi storie che li autorizzano a continuare sfuggendo abilmente ai sensi di colpa. Perché qualche dubbio serio che riguarda la salute è passato, almeno una volta anche nella testa dei più accaniti, lasciando tracce sepolte immediatamente sotto una valanga di facili illusioni. Queste domande, queste affermazioni sono alcune delle più comuni tra fumatori. Molte sono di natura retorica, ovvero prevedono una risposta forzatamente affermativa: nessun fumatore vuole sentirsi a rischio di malattia, pur sapendo razionalmente di correre pericoli molto gravi. La scienza, ancora una volta, parla chiaro: che fumare faccia male è talmente accertato da risultare ormai quasi una banalità. Che non siano solo i polmoni a rischio ma molti altri organi non connessi all’atto della respirazione è una certezza. E che sia difficile smettere a causa della dipendenza, fisica e psicologica, indotta dalla nicotina è altrettanto certo. La scienza senza moralismi offre un panorama lucido. Confrontarsi con i dati reali derivati da studi e ricerche potrà sorprendere anche i fumatori di lunga data.

In Italia, secondo gli ultimi dati del 2015, oggi fumano il 25,1% degli uomini e il 16,9% delle donne: per un totale di circa 11 milioni di persone. Un numero impressionante, che a pieno titolo elegge il tabagismo come a una vera e propria epidemia. Il dato più allarmante riguarda proprio le donne: l’Italia è uno dei paesi europei in cui il fumo al femminile è in costante crescita. Al contrario, i fumatori uomini sono diminuiti di circa 20 punti nel corso di questi ultimi decenni: nel 1980 fumava il 54% degli uomini, nel 1995 il 34%. Aumentando il numero di donne fumatrici sono aumentate, di conseguenza, anche le patologie legate al fumo: in Italia, nel 1970 morivano 2.300 donne per tumore al polmone, oggi questo numero è salito superando i 3.600 casi all’anno. Nel 2015, in una nazione di forti fumatrici come il Regno Unito, si stima che il numero di donne morte per tumore al polmone abbia superato quello di donne morte per tumore al seno, la neoplasia più diffusa al mondo nel sesso femminile. È in aumento, purtroppo, anche il numero di adolescenti che iniziano a fumare: fra i 15 e i 17 anni fuma quasi il 7% delle ragazze (nel ’90 fumava il 4,5%) tra i 18 e 19 anni il 15%, rispetto al 12,7% del ’90 e fra i 20 e 24 anni la percentuale cresce ancora, raggiungendo quasi il 20%. Spesso la prima sigaretta è accesa a soli 11 anni e oltre l’80% dei fumatori ha iniziato entro i 20 anni: questo significa che si abbassa notevolmente l’età dei fumatori più a rischio, cioè coloro che fumano da almeno 20 anni ai quali sono destinate solitamente le raccomandazioni di controllo medico ogni anno per verificare lo stato di salute e prevenire così il più possibile l’insorgere di malattie connesse al fumo. Non più quindi sopra i 50 anni, ma intorno ai 35. Questi numeri rappresentano in breve il quadro di una realtà drammatica che in Italia miete ogni giorno nuove vittime.

Pochi fumatori si sono soffermati davvero a domandarsi quante sostanze si trovano all’interno di una singola sigaretta. Sui pacchetti di qualunque marca, per legge, ne sono indicate tre: nicotina, monossido di carbonio e catrame. Non dobbiamo farci trarre in inganno: durante la combustione, sono oltre 4.000 i composti che si sprigionano da ogni sigaretta, di cui 80 sono cancerogeni, cioè in grado di provocare tumori nell’uomo. Altre 250 sono nocive per la salute in altra maniera o “soltanto” irritanti. Le 4000 sostanze si dividono in agenti volatili (circa 500) nella fase acquosa (vapore) e semivolatili – non volatili (circa 3.500) nella fase particolata. Infine, vale la pena di ricordare che le principali sostanze dannose sono note, ma molte altre non ancora perché la composizione di ogni singola sigaretta è coperta dal segreto industriale. Quali sono i principali componenti dannosi presenti in ogni sigaretta?

■ NICOTINA: sostanza tossica e psicoattiva contenuta nelle foglie del tabacco. È una delle più potenti droghe conosciute: in pochi secondi raggiunge il cervello, dove crea rapidamente dipendenza ma con effetti tossici limitati nel breve periodo, se confrontata agli effetti dirompenti di cocaina, eroina, marijuana, alcol. Per questo, può essere considerata la “droga perfetta” perché innesca la dipendenza illudendo di essere innocua. Agisce sul sistema nervoso e su quello cardiocircolatorio, sul sistema ormonale e sul metabolismo.

■ MONOSSIDO DI CARBONIO: lo stesso che esce dai gas di scarico delle macchine o delle stufette intossicanti. Si lega in maniera irreversibile all’emoglobina del sangue al posto dell’ossigeno, con conseguente ridotto apporto di ossigeno ai tessuti che si traduce in danno della pelle e dei capelli, del sistema circolatorio, e nel senso di affaticamento e mancanza di fiato.

■ POLVERI SOTTILI: quando ne sentiamo parlare al telegiornale per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria siamo giustamente molto preoccupati per la nostra salute. Quando accendiamo una sigaretta, inaliamo polveri sottili in concentrazioni 10 volte superiori a quelli dei fumi di scarico delle auto. Sono irritanti per le vie respiratorie e per le mucose. Provocano tosse e catarro, e interferiscono con lo sviluppo dei polmoni dei bambini. Le polveri sottili permangono nell’aria anche dopo che la sigaretta è stata spenta.

■ NAFTALENE: principale costituente delle palline di naftalina antitarme.

■ ARSENICO: altamente tossico, usato come veleno per topi.

■ CLORURO DI ETILE: componente dei tubi di PVC

■ AMMONIACA: la stessa sostanza dall’odore acre e pungente che usiamo per disinfettare la casa.

■ BENZENE: additivo per gasolio e solventi industriali, cancerogeno collegato a un più alto rischio di leucemia, un tumore del sangue.

■ BUTANO: già noto ai fumatori – è il gas degli accendini – che però forse non sanno di aspirarlo anche dalla sigaretta.

■ ESAMMINA: si usa come ingrediente per esplosivi.

■ ACIDO STEARICO: presente in natura in vari tipi di grassi, viene usato fra l’altro nella produzione di candele di cera e nell’industria cosmetica.

■ ACROLEINA: è un liquido incolore, irritante e tossico, usato anche nella produzione di pesticidi.

■ FORMALDEIDE: irritante per le mucose e le vie aeree; usato anche in diversi materiali e prodotti per la casa, è cancerogeno: provoca in particolare tumori naso-faringei e leucemie. Si origina dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge.

■ ACETONE: liquido incolore e infiammabile, usato come solvente, ad esempio per rimuovere vernici e smalto dalle unghie.

■ ACIDO ACETICO: corrosivo, può essere irritante per occhi, polmoni e vie aeree.

■ TOLUENE: solvente nei processi di stampa e nelle vernici, e come antidetonante nella benzina; ha un’azione nociva sul sistema nervoso, sui reni e sugli occhi.

■ ACIDO CIANIDRICO: usato nelle armi chimiche, lo conoscevano anche i nazisti che lo impiegarono per produrre lo Zyklon B delle camere a gas. Nell’organismo ostacola i meccanismi di rimozione delle tossine, distruggendo le ciglia delle cellule che rivestono le vie respiratorie.

■ AMMINE AROMATICHE: sono utilizzate nelle industrie dei coloranti; cancerogene, sono fra i fattori di rischio riconosciuti per i tumori della vescica.

■ METANOLO: usato come solvente industriale, molto tossico. Nelle sigarette sono contenuti anche metalli, particolarmente pericolosi per la salute, tra cui:

■ POLONIO-201: sostanza che emette radioattività.

■ NICHEL: può provocare irritazioni e dermatiti, e vere e proprie allergie.

■ CADMIO: un metallo pesante, fra i più tossici componenti delle batterie

■ MERCURIO: altamente tossico, inquinante e nocivo anche per l’ambiente.

LA DIPENDENZA DA NICOTINA È UNA VERITÀ. A PROVA DI SCIENZA! Le sostanze che si aspirano dalle sigarette sono moltissime: ognuna di queste causa danni più o meno gravi. La nicotina può sembrare meno dannosa di altre sostanze presenti nella sigaretta, come il monossido di carbonio o il benzene, ma è una delle molecole più pericolose: è la responsabile della dipendenza per cui il fumatore, una volta iniziato, non riesce più a fare a meno delle sigarette. La nicotina (alcaloide presente nelle foglie di tabacco) è contenuta nella sigaretta in concentrazione variabile dal 2 all’8% e produce due tipologie di effetto: uno attivante e quindi eccitante, il secondo sedativo e rilassante. Oltre all’aumento dei battiti cardiaci che sottopongono il cuore a un lavoro maggiore, gli effetti più gravi (e anche quelli più duraturi) si verificano sul sistema nervoso: le alterazioni a livello psichico causate dalla nicotina inducono la dipendenza ormai accertata da tutti i medici e gli scienziati che si sono occupati degli effetti del fumo sul corpo umano. La nicotina viene assorbita a livello polmonare, entra nel circolo sanguigno e raggiunge il cervello in 8/10 secondi stimolando la liberazione di un mediatore chimico (dopamina) e modificando la trasmissione degli impulsi nervosi. Le conseguenze di questo processo sono l’eccitazione, l’attivazione delle funzioni cerebrali legate all’attenzione, alla concentrazione, all’umore, favorendo anche il rilassamento e la riduzione dello stress. Una sensazione complessiva di benessere generale che, una volta svanita, è sostituita da una sensazione di depressione che spinge ad accendere nuovamente una sigaretta e ad aumentare la dose di fumo per mantenere costante il livello di nicotina nel sangue. Il cervello del fumatore si abitua infatti ad avere alti livelli di dopamina, quando smette di fumare ci sono delle vere e proprie crisi di astinenza, si diventa nervosi e tristi.

COSA SUCCEDE AL NOSTRO CORPO QUANDO FUMIAMO? Come abbiamo detto più volte, la dipendenza da tabacco deve essere considerata una malattia a tutti gli effetti. Una malattia che comporta danni ormai accertati per la salute. Più di un quarto di tutte le forme di cancro sono causate dal fumo: non solo i tumori polmonari, la cui insorgenza è connessa per il 90% a questa abitudine, ma anche i tumori dell’esofago, laringe, corde vocali, vescica, pancreas, rene, colon stomaco, sangue (leucemia mieloide). Il fumo aumenta del 27% il rischio di tumore del colon, di 3-4 volte quelli del cavo orale in chi fuma fino a 15 sigarette al giorno e ben di 9-10 volte per quantità maggiori. Raddoppia il rischio di ictus e infarto, e aumenta di 10 volte la probabilità di sviluppare un enfisema polmonare. Nessun organo del nostro corpo è al sicuro dai danni del fumo. IL FUMO IN BOCCA ■ È responsabile dell’ingiallimento dei denti; ■ irrita le mucose del cavo orale; ■ abbassa le difese immunitarie facendo aumentare la placca e il tartaro, fertile terreno per i batteri responsabili della carie e produttori di solfuri che provocano l’alito cattivo, porta al ritiro delle gengive (parodontite) e alla caduta dei denti; ■ stimola le cellule irritate a produrre sulle gengive e sulla lingua placche bianche e ruvide di cheratina, la stessa sostanza che compone unghie e capelli. Questa condizione si chiama leucoplachia ed è considerata precancerosa.

IL FUMO SULLA PELLE ■ Ingiallisce dita e unghie a causa della presenza della nicotina; ■ causa guance flaccide e poco toniche, colorito pallido e “zampe di gallina”. Il fumo infatti produce i radicali liberi, molecole dannose che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e rallentano i processi rigenerativi nel nostro organismo. Inoltre, le tossine del fumo restringono i capillari che portano il sangue ricco di ossigeno alla pelle che assume così un colorito pallido e si disidrata; ■ fa diminuire la quantità di collagene, una proteina che ha funzione di supporto ed è responsabile della forma e della resistenza della nostra pelle. Il fumo è in grado di distruggerlo favorendo la comparsa di rughe e pelle flaccida. IL FUMO SUGLI OCCHI ■ Danneggia la macula, una zona molto importante della retina, causando gravi problemi alla vista fino alla cecità; ■ danneggia il cristallino, una lente che manda le immagini che vediamo alla retina. Quando il cristallino non è più trasparente insorge una malattia che si chiama cataratta; nei fumatori questo succede più spesso che nei non fumatori; ■ provoca la sindrome dell’occhio secco: il sottile strato di lacrime si asciuga, facendo sì che non appena qualcosa entra in contatto con gli occhi questi diventino rossi. Il fumo riduce il flusso di sangue agli occhi; in questo modo i tessuti ricevono meno ossigeno e meno nutrienti. Inoltre, produce radicali liberi che hanno effetti negativi sulla capacità delle cellule nell’occhio di svolgere al meglio le loro funzioni. IL FUMO SUL CERVELLO ■ Accelera la morte dei neuroni, peggiorando la memoria e altre funzioni cerebrali. Il cervello di un fumatore si comporta in media come se fosse 10 anni più vecchio della sua età reale; ■ la nicotina, contenuta nelle foglie di tabacco e fumata attraverso la sigaretta, agisce direttamente sul cervello innescando la dipendenza. In particolare, stimola il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore responsabile dei meccanismi di ricompensa e gratificazione, creando una sensazione di benessere che svanisce in fretta e che il fumatore tende a ricercare accendendo di un’altra sigaretta (rinforzo).

IL FUMO SUI POLMONI ■ Annerisce i polmoni: il catrame contenuto nella sigaretta si deposita lungo le pareti degli alveoli polmonari dei fumatori causandone perdita di elasticità ed efficienza nella respirazione; ■ provoca la metaplasia squamosa, una condizione in cui le cellule ciliate che ricoprono le pareti di trachea e bronchi e che hanno il compito di filtrare l’aria grazie alle ciglia e al muco, si danneggiano per la costante infiammazione causata dal fumo. A lungo andare si modificano e il tessuto cambia completamente perdendo le ciglia e la propria capacità di pulire l’aria che raggiunge i polmoni; ■ è la prima causa di sviluppo dei tumori al polmone (carcinoma a cellule squamose e tumore del polmone a piccole cellule): le sostanze cancerogene contenute del fumo sono in grado di modificare il DNA delle cellule causando questo tipo di tumore; ■ provoca l’enfisema, una malattia che rende molto faticoso respirare, in quanto a causa del fumo le pareti degli alveoli polmonari si dilatano fino a rompersi. I polmoni affetti da enfisema sono più rigidi e scambiano con difficoltà ossigeno e anidrite carbonica. IL FUMO SUL CUORE ■ Provoca aterosclerosi: nell’organismo di un fumatore i grassi si depositano più facilmente lungo le pareti delle arterie formando placche aterosclerotiche che ne riducono il diametro, il sangue fa più fatica a circolare, le placche possono staccarsi formando i trombi che vanno ad ostruire le arterie. Quando il trombo blocca una coronaria, una delle arterie che rifornisce di ossigeno e nutrienti il cuore, provoca un infarto. Quando il trombo ostruisce una delle carotidi, le arterie che portano sangue al cervello, provoca un ictus; ■ provoca gravi problemi circolatori: quando un trombo ostruisce un’arteria periferica può essere alla base di dolori, gonfiori e, nei casi più gravi, cancrena degli arti. IL FUMO SULLA VESCICA Pochi lo sanno, ma il principale fattore di rischio del tumore alla vescica è proprio il fumo: le sostanze tossiche contenute nelle sigarette vengono filtrate dai reni ed eliminate con l’urina. L’urina viene accumulata nella vescica dove si concentrano quindi tutte queste sostanze tossiche e cancerogene.

Sono 11,7 milioni i fumatori in Italia (22,3% della popolazione). “Il fumo è, infatti, la prima causa di morte nei Paesi industrializzati: secondo l’American Cancer Society è responsabile di circa il 30% di tutti i decessi“. In Italia questa stima corrisponde a piu’ di 180mila morti evitabili l’anno, decessi in larga parte riconducibili a malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato respiratorio. La LILT, da sempre, si occupa di educare per “debellare” la dipendenza dal fumo ed informare sui danni causati dalla sigaretta. A dimostrare che l’educazione ai corretti stili di vita e la comunicazione sono strumenti centrali nel costruire la consapevolezza sul rischio per la salute sono i dati che riguardano l’impatto delle immagini shock sui fumatori. “Smettere di fumare, invece, riduce, dopo 5 anni, del 50% il rischio di sviluppare tumori del cavo orale, dell’esofago e della vescica e, dopo 10 anni, di morire per carcinoma del polmone”. Il numero verde contro il Fumo dell’Osservatorio Fumo Alcol Droghe dell’Istituto Superiore di Sanità (800.554088).

In Svizzera i fumatori non sono più in calo Stando alle cifre registrate dal Monitoraggio svizzero delle dipendenze, dal 2011 la percentuale della popolazione svizzera (sopra i 15 anni) che fuma è rimasta stabile, attestandosi a un quarto degli abitanti. Sono ancora gli uomini (26%), rispetto alle donne (18%), i detentori del primato del fumo. Il 60% ha dichiarato che è aumentato il desiderio di smettere e il 36% ha rinunciato ad accendersi una sigaretta. La maggioranza degli intervistati (63%) pensa che l’uso di sigarette elettroniche dovrebbe essere vietato in luoghi dove esistono divieti di fumo e il 46% è favorevole al ‘plain packaging’ per le sigarette, vale a dire i pacchetti uniformi ed anonimi senza marchi e colori. Pubblicato sulla rivista Scientific Reports-Nature, è stato realizzato da un gruppo di ricerca multidisciplinare del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, coordinato da Moreno Paolini.

Tra gli effetti dei vapori c’è una diminuzione della capacità antiossidante del tessuto polmonare, l’aumento della produzione di radicali liberi e un aumento dei livelli di colesterolo e degli acidi grassi saturi. Nel 2016 le chiamate complessive sono state 7.767. Tra le sostanza nocive va evidenziato il benzene, che favorisce l’insorgenza di leucemie. E sottolinea come meno pericoloso non significhi privo di rischio.

Intanto, in Europa, sale il numero degli adolescenti che fuma.

R. – Il fumo è un comportamento che si acquisisce nella transizione tra la fanciullezza e l’adolescenza. E se le direttive della Legge Sirchia si sono ormai consolidate con successo, la più recente Circolare Lorenzin- Dlgs. n. 6/2016 che recepisce la direttiva 2014/40/UE – fatica a farsi strada soprattutto rispetto alle indicazioni che tutti i cittadini dovrebbero seguire. Ciascuno di loro ha spiegato quanto può essere dannoso il fumo:

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