Sigarette light shock: più pericolose delle normali

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Partiamo dal presupposto che il fumo nuoce gravemente alla salute sia che si tratti di sigarette normali che di sigarette light o di sigarette elettroniche. Se qualcuno pensa che le sigarette light siano meno dannose le altre sbaglia ed a dimostrarlo è uno studio finanziato dal National Cancer Institute e dalle Food and Drugs administration center for tobacco products, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of the National Cancer Institute. Secondo quanto emerso dallo studio, la modifica dei filtri delle sigarette pare abbia causato un aumento degli adenocarcinomi polmonari in quanto agevolando la ventilazione del filtro di sigarette, si abbassa la percezione di calore e di combustione del catrame, alterando il meccanismo sensoriale del fumatore. Nello specifico, secondo quanto riferito dai ricercatori in questione la ventilazione del filtro pare sia stata adottata a metà degli anni 60 e inizialmente venne giustificata per produrre una sigaretta a più sicura, ma da quel momento i tassi di adenocarcinoma polmonare pare siano aumentati rispetto ad altri sottotipi del cancro polmonare.

Nello specifico, la ventilazione del filtro pare provochi dei danni quali l’alterazione della combustione del tabacco che va ad aumentare le tossiche di fumo ed ancora pare consenta una migliore fruibilità in modo che i fumatori inalino più fumo per mantenere la loro necessità di assunzione di nicotina e provoca una falsa percezione di minori rischi sanitari da fumo più leggero. Dunque, non vi sarebbero dubbi sulle sigarette light ovvero quelle con meno contenuto di catrame e pare che queste abbiano contribuito nel corso degli ultimi vent’anni all’aumento dell’incidenza di adenocarcinoma polmonare che, come abbiamo visto, è l’unica forma di tumore al polmone in aumento della popolazione.

Sulla base dei dati diffusi dallo studio sopracitato, sebbene non sia stato possibile dimostrare un effetto causale, è intervenuto sulla questione l’oncologo nonché vicedirettore dell’Osuccc-James Peter Schields, il quale ha sostenuto che i prodotti suggeriscono una chiara relazione tra l’aggiunta di fori di ventilazione nelle sigarette e l’aumento dei tassi di adenocarcinoma polmonare osservato negli ultimi vent’anni. “I fori di ventilazione del filtro” spiega Shields “cambiano il modo in cui brucia il tabacco, che produce più carcinogeni, che arrivano più in profondità nei polmoni”.

La dicitura light pare induca i consumatori a credere che il prodotto sia meno nocivo per la salute, ma in realtà le cose non stanno così perché i fori di ventilazione permetterebbero al fumo di miscelarsi con l’aria, che ne cambia il sapore ma allo stesso tempo modifica la combustione del tabacco che brucia così più lentamente e anche a temperature più basse; questa combinazione rende le sigarette light davvero molto pericolose, con la conseguenza che i fumatori in questo modo siano indotti a fumare di più, sia per un fattore psicologico sia perchè la diluizione del fumo con l’aria rende necessario un maggiore consumo per ricevere lo stesso apporto di nicotina.

Dal punto di vista scientifico il verdetto di condanna ci sta tutto in quanto ormai tutte le ricerche concordano che le sigarette lights non limitano i danni del fumo di tabacco. Anzi, secondo un rapporto ufficiale del Governo degli USA, pubblicato nel 2001 a cura del National Cancer Institute, da quando sono entrate in commercio le bionde in versione light o superleggera, le malattie fumo correlate sarebbero addirittura in aumento. Tra la popolazione femminile, le morti per cancro polmonare da 44 ogni 100 mila a metà degli anni ’60, sono salite a 119 ogni 100 mila a metà degli anni ’80.

Un trend analogo è stato registrato anche per gli uomini. Nella monografia del National Cancer Institute (NCI), intitolata “Rischio associato al fumo di sigarette a basso contenuto di catrame e nicotina”, gli Autori concludono che le evidenze non indicano un beneficio per la salute pubblica derivante dai cambiamenti nel design e nella produzione delle sigarette negli ultimi 50 anni. Scott Leischow, direttore del NCI Tobacco Control Research Branch, ha affermato che “la monografia dimostra chiaramente che chi passa dalle sigarette “regolari” alle LTC, inala sostanzialmente la stessa quantità di tossine cancerogene e rimane allo stesso livello di rischio di sviluppare tumori ed altre patologie fumo-correlate”.

Effetti sulla salute pubblica Studi epidemiologici condotti negli anni ’60 e ’70 avevano invece dimostrato che i fumatori di LTC o di sigarette con filtro hanno un rischio relativamente inferiore di sviluppare un cancro rispetto agli altri fumatori. Rilievo questo, fatto però su studi di soggetti fumatori di LTC da un periodo relativamente breve. Fu così ipotizzato che quanto più fumatori avessero usato le LTC per periodi più lunghi, tanto maggiore sarebbe stato il beneficio per la salute pubblica e tanto minori sarebbero stati i tassi di incidenza di cancro. Sfortunatamente queste riduzioni di patologie non sono state poi osservate. Anche se la popolarità delle LTC è molto cresciuta – oggi il 97% delle sigarette vendute negli USA sono sigarette con filtro – i tassi di incidenza del cancro polmonare hanno continuato a salire fino ai primi anni ’90.

La monografia dimostra poi che la diminuzione di incidenza, che è stata osservata negli anni ’90, può essere attribuita alla diminuzione nella prevalenza dell’abitudine al fumo, e non ai cambiamenti apportati nella produzione delle sigarette. La monografia ha inoltre raccolto i dati pubblicati in letteratura sui tassi di mortalità negli USA e nel Regno Unito: in particolare 2 studi condotti dall’American Cancer Society più di 20 anni fa hanno dimostrato un incremento, anziché una diminuzione, dei rischi connessi al fumo proprio nel periodo in cui le sigarette LTC si andavano diffondendo; l’incremento del rischio veniva osservato anche dopo aver normalizzato le differenze nel numero di sigarette fumate al giorno e nella durata dell’abitudine al fumo. Lo studio dell’NCI ha quindi dimostrato che la riduzione attesa nel rischio di cancro, prevista dagli studi epidemiologici, non è stata poi osservata nei tassi di mortalità per cancro polmonare. Gli studi hanno indicato che tra i 47 milioni di adulti fumatori negli USA quelli più sensibilizzati verso i rischi connessi al fumo e/o più intenzionati a smettere di fumare, utilizzano sigarette denominate “light” o “ultra-light”.

Purtroppo la monografia mette in rilievo come questa scelta non porti poi ad una riduzione dell’assunzione di catrame o dei rischi di malattia. Inoltre la messa in commercio delle LTC può ritardare i genuini propositi di smettere di fumare.Non esistono infatti evidenze che il passaggio a sigarette “light” o “ultra-light” portino poi il soggetto a smettere di fumare con maggiore probabilità. Come afferma David M. Burns, editore scientifico della monografia, “l’unica via provata per ridurre i rischi di malattia è smettere di fumare”. Necessità di nuovi metodi di quantificazione Attualmente le misurazioni delle quantità di catrame, nicotina e monossido di carbonio (CO) sono ottenute in maniera automatizzata utilizzando il metodo della Federal Trade Commission (FTC).

Tuttavia gli studi mostrano che il metodo FTC non riproduce accuratamente il comportamento umano nell’atto di fumare. La monografia conclude che “le misurazioni delle quantità di catrame e nicotina effettuate con il metodo FTC non offrono informazioni utili sulla dose di catrame e nicotina a cui le diverse marche di sigarette espongono i fumatori”. Secondo Leischow “vi è la necessità urgente di sviluppare nuovi test di quantificazione che forniscano informazioni significative. I fumatori non dovrebbero credere che le quantità di catrame e di nicotina riportate sulle etichette corrispondano alle dosi realmente inalate”. A questo scopo l’FTC ha chiesto assistenza al Department of Health and Human Services (DHHS) per sviluppare nuovi tecniche di misurazione. Compensazione da parte dei fumatori La monografia descrive varie ragioni per cui i livelli di catrame e nicotina misurate col metodo FTC non riflettono le dosi inalate reali.

• I filtri delle LTC includono spesso delle aperture che, quando aperte, permettono all’aria di entrare e di diluire il fumo. Tuttavia molti fumatori coprono queste aperture con le labbra e le dita. Quando invece le sigarette sono testate dalla macchina, le aperture non sono ostruite, cosicchè vengono ottenuti livelli artificialmente bassi di catrame e di nicotina. • In più i fumatori che passano dalle sigarette “normali” alle LTC compensano il più basso livello di nicotina inalata, inalando più profondamente, con boccate più numerose e più rapide o aumentando il numero di sigarette fumate al giorno. Di conseguenza i fumatori cancellano tutti i benefici potenzialmente derivanti dalle LTC. La pubblicazione descrive le strategie pubblicitarie e promozionali utilizzate dalle industrie del tabacco per vendere le LTC. Concludendo che tali strategie sono tese a rassicurare il fumatore, in modo che non smetta di fumare; l’obiettivo è quello di far sembrare le LTC e le sigarette con filtro come un’alternativa più sicura alle sigarette normali. La monografia cita inoltre documenti interni di una industria del tabacco, che mostrano come la compagnia fosse già in precedenza a conoscenza della discrepanza esistente tra le quantità di catrame e di nicotina misurate col metodo FTC e quelle realmente inalate. Evidentemente ulteriori ricerche su soggetti che hanno fumate esclusivamente sigarette “light” sono necessarie nel futuro.

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