Siria, raid con i gas sui ribelli, ennesima strage di bambini

Il gas fa strage in Siria. E colpisce vittime innocenti, inermi con una crudeltà che lacera il cuore. Bambini e adulti stesi per strada, seminudi, con gli occhi sbarrati nel tentativo sovrumano di continuare a respirare, mentre vengono innaffiati con getti d’acqua. Altri con la schiuma alla bocca o mentre vengono intubati dai medici. Le immagini arrivate ieri da Khan Sheikhun sono come quelle della Ghuta orientale, nell’estate del 2013.

Un altro attacco chimico in Siria, che ha provocato decine di morti, e che gli attivisti e i governi occidentali imputano al regime di Assad. A differenza di quello avvenuto alle porte di Damasco, dove 1.400 persone furono uccise dal gas Sa- rin caricato su missili terra-terra, l’attacco di ieri è «venuto dal cielo», ha detto l’inviato speciale dell’Onu perla Siria, Staffan de Mistura, invocando «una chiara individuazione della responsabilità». Ma, come insegna l’esperienza degli ultimi anni, non sarà un’impresa facile, anche se già oggi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà in seduta di emergenza.

La Russia ha immediatamente affermato che al momento dell’attacco nessun suo aereo militare era impegnato in raid sulla provincia nord-occidentale di Idlib, dove è situata Khan Sheikhun, controllata da gruppi di insorti e da qaedisti dell’organizzazione Fatah al Sham. Il comando delle forze armate di Damasco, invece, ha atteso ore prima di diffondere un comunicato in cui respinge le accuse e afferma che «i responsabili dell’uso di agenti chimici sono i terroristi e chi li sostiene».

Rimane incerto il numero delle vittime. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria sono almeno 58, tra cui 11 bambini. Ma il bilancio potrebbe aggravarsi perché ci sono altri 160 intossicati, alcuni dei quali in gravi condizioni. Un membro di un centro di informazione dell’opposizione della zona ha detto di aver sentito da alcuni medici che potrebbero essere stati utilizzati diversi agenti chimici, tra cui il Sarin, già impiegato per l’attacco di quattro anni fa sulla Ghuta orientale. Abu Hamdu, capo del servizio di difesa civile dell’opposizione a Khan Sheikhun, ha detto che ore dopo l’attacco anche un ospedale da campo in cui venivano curate le vittime è stato bombardato.

Russia e Turchia, sponsor del cessate il fuoco in vigore in Siria dal 30 dicembre, si sono consultate al massimo livello. Conversazione telefonica tra Putin ed Erdogan il quale avrebbe detto che «un tale attacco disumano è inaccettabile». Tuttavia, entrambi hanno insistito sulla necessità di preservare la tregua. Dure le reazioni dei governi europei e di quello americano. «Ovviamente c’è una primaria responsabilità del regime che è quella di proteggere il suo popolo in ogni circostanza, non di attaccarlo», ha sottolineato l’Alta rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini che ha invocato un piano per ridare futuro alla Siria («la ricostruzione toglie l’alibi a chi non vuole torni la pace»). Ma ha avvertito che «non succederà mai che la Ue paghi il conto senza che ci sia un accordo politico» a Ginevra.
La Casa Bianca non ha dubbi che l’attacco sia stato compiuto dal governo di Assad e ha attaccato Obama: «Le azioni atroci sono conseguenza della debolezza della passata amministrazione».

Strage di bimbi col gas Giallo sul raid in Siria Trump: colpa di Obama

Quasi quattro anni dopo la strage con i gas a Ghouta un altro attacco con armi chimiche sembra poter influenzare gli sviluppi strategici della guerra in Siria. Come a Ghouta, anche il bombardamento di ieri di Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib, suscita perplessità sia circa il gas utilizzato sia circa la paternità dell’attacco attribuito, da ribelli e gran parte della comunità internazionale, a Damasco.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) ha reso noto ieri che i raid aerei siriani o russi con l’impiego di armi chimiche hanno provocato 58 morti, fra cui 11 bambini, e decine di feriti. Medici e attivisti hanno riportato che più tardi alcuni aerei hanno lanciato razzi sulle cliniche locali che stavano curando i sopravvissuti. La notizia sarebbe da prendere con le molle soprattutto perchè l’Ondus è una ong con sede a Londra vicina ai ribelli cosiddetti “moderati”e le organizzazioni umanitarie nelle zone occupate dai ribelli non sono certo neutrali.
Hussein Kayal, un fotografo dell’agenzia pro-op- posizione Idlib media center – Emc (erede del- l’Aleppo media center che diffondeva le notizie dei jaedisti del Fronte al-Nusra), ha detto all’AP di aver trovato persone a terra paralizzate e con le pupille ristrette. Secondo Moham- med Rasoul, capo di un servizio d’ambulanza ad Idlib, i morti sarebbero 67 mentre l’agenzia Step news, anch’essa vicina ai ribelli, afferma che le vittime sono cento, tutte colpite da gas nervino Sarin. Il governo di Damasco ha più volte negato di far uso di armi chimiche e il suo arsenale (costituito come deterrente teso a bilanciare le armi atomiche di Israele) è stato ufficialmente smantellato dopo la strage di Ghouta in seguito alla mediazione russa e a cura dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac).

Nel conflitto in Siria e Iraq vi sono stati diversi casi di impiego di aggressivi chimici e tossici quali yprite, cloro e nervini, armi in possesso anche a milizie ribelli, dallo Stato Islamico ai qaedisti ai salafiti che potrebbero impiegarlo (e probabilmente lo hanno già fatto) contro i civili per poter poi attribuirne la colpa a Damasco. Il comando siriano
precisato che le forze armate «non hanno e non useranno mai questi materiali in nessun luogo o momento», aggiungendo poi che «ritiene responsabili per l’uso di sostanze chimiche e tossiche i gruppi terroristi e quelli che sono dietro a loro».

Al netto della propaganda di guerra resta inconfutabile che Damasco non avrebbe alcun vantaggio militare nell’impiegare armi chimiche. Specie a Idlib, ultima roccaforte dei ribelli jihadisti che hanno rifiutato il negoziato, assediata dalle truppe siriane. Una situazione senza speranze sul piano militare per i miliziani reduci dalla lunga battaglia di Aleppo, che potrebbe forse venire rovesciata proprio dallo sdegno internazionale suscitato dall’attacco chimico attribuito ai governativi.

Sorprende infatti che in un conflitto dominato da bugie e “fake news” la comunità internazionale non abbia atteso gli esiti di inchieste e ispezioni affidate a organizzazioni neutrali o non abbia ascoltato le perplessità di molti esperti circa gli eventi di Khan Sheikhoun prima di mobilitarsi subito contro Damasco.

Come ha fatto la Turchia (fin dal 2011 sponsor dei ribelli) accusando l’Occidente di ipocrisia nei confronti dei crimini di Assad. O come ha fatto l’Europa e soprattutto la Francia, la cui politica in Medio Oriente è ormai dettata dai petrodollari del Golfo, che ha chiesto per oggi la riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Persino gli Stati Uniti sembrano pronti a mandare alle ortiche il riavvicinamento a Mosca e Damasco teso a sconfiggere lo Stato Islamico, che pure è stato un cavallo di battaglia di Donald Trump. Solo pochi giorni fa l’amministrazione avevano annunciato che la caduta di Assad non era più una priorità per gli USA e che il suo futuro lo avrebbero deciso i siriani.
Ieri lo stesso Spicer ha detto che il presidente ha suggerito che è «nel miglior interesse» dei siriani che Assad non guidi più il Paese attribuendo all’amministrazione Obama (che nel 2013 non mosse guerra a Damasco dopo la strage di Ghouta) «le azioni atroci del regime di Bashar Assad». Un rovesciamento delle posizioni di Trump che piacerà al senatore John McCain e ai tanti “falchi” repubblicani anti-russi.

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