Smart straw, tre studentesse inventano la cannuccia antistupro

Tre liceali hanno inventato una cannuccia che cambia colore a contatto con la «droga dello stupro». Si tratta di sostanze sedative e anestetizzanti (spesso incolori e insapori) che vengono aggiunte nei cocktail delle vittime perché, una volta stordite, si possa approfittare di loro. Si ordinano online, arrivano via posta aerea da Paesi come l’Olanda o la Polonia. L’idea è nata da tre ragazze di Miami è stata già battezzata «smart straw», «cannuccia intelligente». La nuova arma di difesa, infatti, diventa azzurra/blu nel momento in cui rileva la presenza di qualche sostanza nel bicchiere.

Al di là delle leggende metropolitane (la famosa “caramella dallo sconosciuto”) di cui molte di noi conservano familiari memorie (alla maggior parte delle quali non è comunque mai capitato di ricevere gratis una “caramella drogata”! ) sentiamo la necessità di creare maggior coscienza sull’argomento e di diffondere più informazione. Negli ultimi tempi i centri antiviolenza denunciano un aumento degli stupri con uso di varie sostanze o mix di sostanze. I sintomi denunciati dai medici che fanno accoglienza alle donne sono gli stessi: quello che salta maggiormente all’attenzione è la perdita della memoria per un lasso di tempo abbastanza lungo, il che complica di molto la faccenda dell’identificazione dello stupratore. Secondo il Servizio Violenza Sessuale della clinica Mangiagalli di Milano la perdita di memoria risulta collegata non solo al trauma subito ma anche ad un’alterazione dovuta all’assunzione di sostanze psicoattive e di liquidi, spesso alcool.

La forma di assunzione prevalente, quindi, è una bevanda e buona parte delle donne che hanno raccontato la propria esperienza ricordano di aver bevuto uno o più drink con qualcuno e di essersi risvegliate altrove e senza ricordare nulla. Ma il corpo ha la sua memoria ed inizia a farsi strada il pensiero di aver subito uno stupro. Ricostruire l’accaduto è difficile e doloroso e, alle volte, il fatto di non ricordare può portare ad una sua negazione. Per di più la sostanza più utilizzata negli ultimi tempi – il GHB, che avremo modo di approfondire in seguito, non lascia tracce nelle analisi cliniche: scompare, infatti, dal sangue in 6/12 ore; dalle urine in 15/24 ore e le analisi del capello (dove la sostanza è rintracciabile più a lungo) sono costose e quasi sempre a carico della vittima, che spesso rinuncia anche per motivi economici.

Come denunciano alcune responsabili di centri anti violenza, se la sintomatologia è evidente, è altrettanto difficile comprovarla con le analisi, a ciò si aggiunge che non sempre le donne si rivolgono subito ai servizi di assistenza (e non sempre, aggiungeremmo noi, questi sono preparati ad accoglierle in maniera adeguata). Di qui una carenza di dati che rende difficile l’elaborazione di statistiche attendibili. E’ da molto tempo che, tra le frequentatrici di rave, ma anche di altri tipi di feste o, semplice- mente, di locali, si narrano storie di risvegli dal retrogusto amaro.

Negli ultimi anni ne abbiamo raccolte molte. Spesso vengono ricordate come serate terminate “un po’ così”: il limite della riconoscibilità dell’evento spesso non è chiaro. Il senso di colpa è forte. In principio era il roypnol, un farmaco usato per l’insonnia grave e tuttora disponibile sul mercato, ma si sono utilizzati e si utilizzano vari mix di farmaci e alcool, tra cui barbiturici, altri ipnotici e tranquillanti ed il mercato si aggiorna e si evolve in continuazione.

Molte droghe dello stupro oggi sono facilmente disponibili in internet o al mercato nero. Sono diffuse in alcune palestre (il GHB è utilizzato anche tra i culturisti come anabolizzante, per aumentare la massa muscolare e diminuire quella grassa). E’ inoltre, da considerare l’aspetto geografico: in Colombia, ad esempio, ed in altri paesi del Sudamerica si utilizza ancora un’altra sostanza che ha altre caratteristiche: la scopolamina. Ma avremo modo di entrare in dettaglio relativamente alle varie sostanze in seguito.

Quello che ci interessa mettere in rilievo per ora è la (quasi) totale assenza di fonti di tipo divulgativo e non specialistico, soprattutto in Italia, che non siano direttamente collegate alle forze dell’ordine, e che non offrano l’occasione per una stretta sulle politiche securitarie anche in termini di repressione delle libertà femminili: se stai a casa (e buona) non ti succederà niente! Non dimentichiamo che la maggior parte delle violenze contro le donne, stupri compresi, avvengono a causa di persone conosciute dalla vittima (tra il 70 e il 90% a seconda delle aree geografiche) e che tra mariti e fidanzati violenti spiccano anche militari e poliziotti. Tanto per fare un esempio che ci permette di tornare al discorso delle droghe KO, nel 2011 saltò alla cronaca un caso di stupro fuori da una discoteca dell’Aquila: una ragazza fu ritrovata seminuda nella neve e con gravi lesioni e per questo stupro fu processato il militare Francesco Tuccia.

Chi ha fatto le perizie mediche per il processo, terminato con una condanna in Cassazione, ha considerato realistico l’uso di una droga da stupro. Persino le campagne di pubblicità progresso un po’ più “laiche” ed “evolute” (Francia ed Inghilterra) si limitano a dare alle donne il consiglio di “sorvegliare sempre il proprio bicchiere” o di “non accettare mai da bere dagli sconosciuti” (come se uno degli aspetti più apprezzabili del consumo di alcol non fosse proprio la condivisione: sempre meglio che l’alcolismo domestico e solitario!) e, qualche volta, colgono occasione per proporre ai bar l’acquisto di pratici copribicchieri monouso (Francia, ma anche Italia per iniziativa della provincia di Forlì-Cesena). L’uso delle linguette test da immergere nelle bibite per l’autoanalisi delle eventuali sostanze presenti può sembrare un fatto interessante (Inghilterra).

Sicuramente informare sulle modalità di assunzione è utile ed importante ma, secondo noi, ciò che si rivela centrale è piuttosto l’impegno per la creazione di una rete di solidarietà attiva e capillare: si tratta di diffondere una cultura dell’attenzione reciproca, che parta dalle donne (impariamo ad autodifenderci e ad essere solidali fra di noi!) ma destinata ad allargarsi anche agli uomini: agli amici, ai baristi, ai compagni e alle compagne che organizzano e frequentano feste e serate.

La letteratura medica anglo- americana ha introdotto le definizioni di date rape drugs e di DFSA (drug facilitated sexual assault): tali definizioni si riferiscono a tutte le sostanze che vengono somministrate ad una persona con la finalità di diminuire la sua capacità di resistenza ad uno stupro o a molestie sessuali.

Nel 2001 il bollettino per le farmacodipendenze e l’alcolismo, a cura del SERT della ASL TORINO 4, inserisce tale definizione all’interno della tassonomia delle “nuove droghe”: in realtà qualunque sostanza (a partire dall’alcool, che resta la più diffusa) può essere considerata una droga da stupro se utilizzata con intento di stupro o molestia.

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