Sorelle uccise nel rogo del camper: fermato 20enne

Nella serata di mercoledì, la ragazza si è imbarcata su un traghetto per Genova da dove, nella mattinata di oggi (giovedì), a bordo di un treno, è partita alla volta di Torino, dove vivono alcuni parenti della famiglia Seferovic. Seferovic era stato arrestato dalla polizia per il furto della borsa della studentessa cinese Zhang Yao morta poco dopo essere stata investita da un treno mentre inseguiva i suoi scippatori lo scorso anno a Roma.

Fermato presso la stazione Lingotto di Torino il 20enne Serif Seferovic, accusato di essere il responsabile dell’omicidio plurimo delle sorelle di etnia roma Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic.

Secondo gli investigatori, quanto accaduto era da ricondursi a problematiche esistenti tra il nucleo famigliare Halilovic ed uno dei Seferovic, all’interno del campo nomadi di Via Salviati dove la famiglia colpita aveva abitato. I fatti risalgono al 10 maggio scorso quando, all’interno del parcheggio del centro commerciale Primavera, in piazza Mario Ugo Guatteri, si è sviluppato l’incendio del camper in sosta dove dormiva la famiglia composta da 13 persone. Determinanti, per circoscrivere gli accadimenti, le testimonianze raccolte.

Si è accertato inoltre – spiega ancora la Questura – che pochi giorni prima la famiglia Seferovic ha repentinamente abbandonato il campo nomadi di via Salviati, proprio in seguito alla degenerazione dei rapporti con gli Halilovic.

Secondo quanto ricostruito dalla questura di Roma, “il padre delle tre vittime era da tempo entrato in forte contrasto con alcuni componenti della famiglia Seferovic”. Tutto questo contorno ha indirizzato le indagini nei confronti dei Seferovic.

LA COMPAGNA DI SERIFLe indagini hanno quindi portato a localizzare la compagna del giovane in SardegnaL’ARRESTO A TORINO – Giunta alla stazione ferroviaria “Lingotto” di Torino, è scesa dal convoglio e si è incontrata con Serif. È accusato di omicidio plurimo, tentato omicidio plurimo, detenzione, porto ed utilizzo d’arma da guerra e incendio doloso. Serif Seferovic al momento del fermo non ha opposto resistenza.

Era stato arrestato e aveva patteggiato due anni. Doveva essere in galera. Ma – guarda caso – anziché essere dietro le sbarre era in libertà e forse ora, oltre a scandalizzarci, faremmo meglio ad alzare la voce e dire che è una follia. E a chiederci il perché. Perché Serif Seferovic, 20 anni, già con precedenti per reati contro il patrimonio e condannato lo scorso 28 febbraio con l’accusa di furto con strappo ai danni della studentessa cinese Zhang Yao – quella morta il 5 dicembre 2016 travolta da un treno a Roma mentre inseguiva i propri scippatori, ricordate? – era libero. Senza controlli. Senza vincoli. Senza divieti. Libero di fare ancora ciò che voleva e cioè il delinquente. Appunto.

Perché – secondo l’accusa – proprio lui sarebbe uno dei rom responsabili, lo scorso 10 maggio, dell’omicidio plurimo di Elisabeth, Francesca e Angelica, le tre sorelle rom morte nell’incendio del camper in cui dormivano con la famiglia a Centocelle (Roma). Per questo motivo, ieri, il giovane è stato fermato nella zona della stazione ferroviaria Lingotto di Torino: gli investigatori sono arrivati a lui seguendo i movimenti della compagna, che si è imbarcata dalla Sardegna su un traghetto per Genova da dove, ieri mattina, ha raggiunto in treno Torino.

E proprio lì, in stazione, la ragazza si è incontrata con Seferovic, che è stato riconosciuto dagli investigatori della polizia e bloccato (al momento del fermo non ha opposto resistenza) con l’accusa di omicidio plurimo, tentato omicidio plurimo, detenzione, porto ed utilizzo d’arma da guerra e incendio doloso. La morte della studentessa cinese e quella delle tre sorelle rom sono due tragedie che hanno scosso Roma e che ora diventano ancora più inquietanti se pensiamo che a causarle potrebbe essere stata la stessa mano liberata
– e questo è vergognoso – dalle manette.

Zhang Yao aveva 20 anni ed era arrivata a Roma dalla Cina per studiare all’Accademia di Belle Arti. Scippata della borsa da tre rom, aveva inseguito i rapinatori scavalcando anche la recinzione di protezione che impedisce l’accesso alla rete ferroviaria ed arrivando vicino ai binari. Dove un treno l’aveva travolta, uccidendola. Era il 5 dicembre e per la sua morte erano stati arrestati due nomadi, mentre il terzo si era costituito: era proprio Serif Seferovic. Il quale, durante il processo, aveva patteggiato una pena pari a due anni di reclusione ottenendo però poi la libertà (l’altro nomade che per lo stesso furto aveva patteggiato un anno e mezzo di carcere era rimasto ai domiciliari).

Sono bastati pochi mesi al 20enne, però, per tornare a colpire. Già, l’incendio doloso di Centocelle. All’interno del parcheggio del centro Commerciale «Primavera», lo scorso 10 maggio, un camper abitato da 13 componenti della famiglia Halilovic era andato a fuoco dopo essere stato colpito da una bottiglia molotov, causando la morte delle tre sorelle di 4, 8 e 20 anni.

Fin da subito era stata seguita la pista della guerra tra famiglie rom: quella dei Hali- lovic e quella dei Seferovic. Sì, perché già prima del rogo si erano registrati litigi, danneggiamenti e dispetti tra i due nuclei e gli Halilovic avevano repentinamente abbandonato il campo nomadi. In particolare, l’attenzione degli investigatori si era concentrata su Serif Seferovic il quale, tra l’altro, aveva nella disponibilità un furgone con le stesse caratteristiche di quello presente sulla scena del delitto ed utilizzato dagli autori del rogo.
Ed ecco, ieri, il fermo. Serif, condannato a due anni per il furto che ha causato la morte della studentessa cinese, ma poi lasciato in libertà, ora è accusato anche di omicidio plurimo per l’agguato al camper.

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