Spotify per PC Windows 10 spunta nello Store ma non ancora scaricabile

L’applicazione Spotify è ora disponibile ufficialmente tramite il Windows Store di Windows 10 per dispositivi PC desktop (non ancora tablet). Nonostante le difficoltà economiche del settore, l’azienda svedese non ha nessuna intenzione di mollare il colpo, e da oggi ha lanciato la nuova applicazione per Windows 10, che si puòscaricare direttamente sul Windows Store.Già da tempo esisteva un applicativo che rendeva possibile l’ascolto anche su Windows, ma l’applicazione è senza dubbio molto più pratica per gli utenti fedeli, essendo più immediata e intuitiva.

Alla prima installazione gli utenti potranno accorgersi che non si tratta di un’app scritta da zero sfruttando il codice ‘Universale’ che Microsoft mette a disposizione degli sviluppatori per creare app in grado di adattarsi ad ogni tipo di schermo, ma è la stessa applicazione per desktop scaricabile dal sito ufficiale di Spotify. “Mentre Spotify ha avuto un’applicazione Windows (Win32) per molti anni, questa segna la prima volta che Spotify è disponibile per il download da Windows Store come un’applicazione”.

Microsoft ha appena avviato la distribuzione di una nuova versione di anteprima del pacchetto di aggiornamento Fall Creators Update per Windows 10 che sarà distribuito agli utenti finali a partire dal prossimo 12 settembre.

Il servizio di streaming musicale, in passato, aveva un’app disponibile per gli ormai vecchi Windows Phone. Non mancano nemmeno le classifiche e la possibilità di usare l’app come player per ascoltare i brani in locale.

Qui vi proponiamo il link che rimanda alla pagina dedicata a Spotify Music sul Windows Store.

Si sono da poco spente le luci sull’annuale conferenza Build, che Microsoft dedica agli sviluppatori per le sue piattaforme. Grande rilevanza hanno avuto gli annunci relativi alla prossima versione di Windows 10: avrà la denominazione poco originale di Fall Creators Update (aggiornamento d’autunno per i creativi) e sarà disponibile nel mese di settembre. Gli utenti hanno appena iniziato a digerire le novità introdotte dall’ultimo Creators Update (ne parliamo diffusamente in questo numero), e la stessa distribuzione dell’aggiornamento è tutt’altro che conclusa, ma Microsoft guarda già avanti e indica un obbiettivo ravvicinato per le molte novità annunciate.

Due sono le tendenze principali emerse durante la presentazione: la ricerca di un’esperienza d’uso sempre più centrata sull’utente, e meno sui singoli dispositivi, e la maturazione delle tecnologie di mixed reality, che mescolano cioè la realtà fisica con elementi virtuali. Al primo filone appartiene Windows Timeline, una nuova vista cronologica che elenca le attività svolte dall’utente e permette di riprenderle in modo naturale anche su dispositivi diversi. In questo solco si inserisce la nuova funzione di Cortana Pick up where you left off (letteralmente ricomincia da dove hai interrotto), che promette di suggerire la ripresa delle attività lasciate in sospeso, anche su dispositivi diversi da quello originale e con sistemi operativi eterogenei: perché la magia funzioni è necessario che l’App di Cortana sia installata in tutti i dispositivi e che le applicazioni utilizzate offrano al sistema le informazioni necessarie (sono state rese disponibili Api dettagliate per gli sviluppatori).

Anche i tradizionali Appunti di Windows verranno affiancati (o forse sostituiti) da una nuova clipboard basata sul cloud, che potrà condividere i contenuti tra tutti i dispositivi personali. Per quanto riguarda la Mixed reality, Microsoft ha dimostrato le potenzialità di Windows Story Remix, un software di editing video capace di integrare elementi virtuali, realizzati
con Paint 3D o importati dalla community Remix 3D. Inoltre, sono stati annunciati molti visori per la realtà aumentata di livello consumer, con prezzi a partire da 299 dollari Usa, e una nuova App che permetterà avere un assaggio di realtà aumentata con qualsiasi dispositivo dotato di webcam.

Sono state inoltre annunciate alcune nuove importanti App, tra cui iTunes e Spotify, mentre il supporto per il Sottosistema Windows per Linux verrà esteso anche a Fedora e Suse (attualmente è basato solo su Ubuntu). Inoltre, tutte e tre le distribuzioni potranno essere installate dallo Store, evitando le complicazioni della procedura attuale. Tra le altre funzioni attese da tempo, sembra infine arrivato il momento per la sezione My People nella barra delle applicazioni e per i segnaposto in OneDrive (ne parliamo nell’articolo sul Creators Update), ed è stata annunciata una nuova evoluzione nell’interfaccia di Windows, chiamata Fluent Design, che promette trasparenze, animazioni tridimensionali e un aspetto più materico: insomma, tutto quello che Windows 8 aveva ferocemente combattuto con la sua interfaccia piatta e monocromatica.

WINDOWS 10 S: UN CONCORRENTE PER CHROME OS?

Pochi giorni prima, in un evento separato tenutosi a New York, Microsoft ha annunciato un nuovo laptop che si aggiunge alla famiglia Surface e una nuova versione di Windows 10, denominata S: la sua caratteristica principale è l’utilizzo dello Store come unico veicolo di installazione e aggiornamento delle applicazioni. Questa limitazione offre l’importante vantaggio di garantire maggiore sicurezza e semplicità di gestione, e in qualche modo avvicina Windows al sistema operativo di Google, che fa dell’assenza di manutenzione e della semplicità d’uso le sue armi migliori.

In realtà Windows 10 S ha un posizionamento ancora nebuloso: il primo computer su cui sarà installato, il Surface Laptop, ha infatti caratteristiche tecniche e prezzo di livello premium (parte da 999 dollari Usa), mentre il mercato di Chrome OS è basato su prodotti più semplici ed economici. Inoltre, le limitazioni imposte da Windows 10 S sembrano essere piuttosto restrittive: in particolare, il browser di default sarà Edge e non potrà essere cambiato, se non sbloccando il sistema operativo e trasformandolo nella tradizionale versione Pro (un’opzione che sarà gratuita per un periodo e poi costerà 49 dollari Usa).

Windows 10 è sul mercato da oltre un anno e mezzo, ma molti utenti che pure lo utilizzano ogni giorno continuano ad avere la sensazione che il sistema operativo non sia completo. In effetti, Microsoft ha lanciato il suo ultimo Os con la promessa di continuarne lo sviluppo senza soluzione di continuità. E sta mantenendo gli impegni: gli aggiornamenti si sono susseguiti a ritmo sostenuto, hanno portato nuove funzioni, hanno risolto problemi e hanno integrato nell’ecosistema di Windows prodotti innovativi. L’ultima evoluzione in questo percorso è il Creators Update, disponibile in versione definitiva dallo scorso 11 aprile.

Nonostante sia ormai trascorsa qualche settimana dal lancio, molti computer non hanno ancora ricevuto la proposta di aggiornamento; Microsoft, infatti, sta distribuendo l’Update con estrema cautela, non soltanto per evitare il sovraccarico dei server dedicati al download, ma soprattutto per mantenere sotto controllo l’intero processo e, si spera, risolvere in maniera rapida eventuali problemi che dovessero emergere, prima che arrivino a interessare l’intera base installata. Come abbiamo già accennato, il Creators Update è un aggiornamento evolutivo, che non rivoluziona l’aspetto o il funzionamento di Windows, ma ne migliora una miriade di dettagli e funzioni.

Dopo aver completato l’aggiornamento si inizia ad avere la sensazione di utilizzare un sistema maturo e coerente, che offre tutte le funzioni e le opzioni necessarie per il lavoro quotidiano senza costringere gli utenti a barcamenarsi tra la nuova interfaccia e le vestigia ereditate da Windows 7 o addirittura dalle versioni precedenti. Questo non significa, comunque, che le novità rilevanti siano poche: al contrario, il sistema operativo è disseminato di nuove funzioni, alcune delle quali possono risultare davvero significative per molti utenti. Anche gli strumenti introdotti con le release precedenti, come per esempio Windows Ink, sono stati integrati con nuove funzioni che ne migliorano l’usabilità quotidiana. Bisogna quindi guardare a Windows 10 con occhi nuovi, dando una seconda occasione alle funzioni che magari sono già state provate in passato e poi dimenticate perché mancava qualche dettaglio per renderle realmente utili; ci sono buone probabilità che l’evoluzione di Windows 10 abbia aggiunto i tasselli mancanti e che ora il loro funzionamento possa risultare più efficace e gradevole.

Nelle prossime pagine scopriremo quali sono queste novità, grandi e piccole, che potrebbero sfuggire proprio perché sono state distribuite in tutto il sistema operativo, senza che nulla segnali la loro presenza. Questo forse è il rischio più grande che corre questo Creators Update: essere sottovalutato proprio perché le novità introdotte non sono reclamizzate, e possono finire con l’essere trascurate o addirittura restare sconosciute.

Come abbiamo già accennato, la versione definitiva del Creators Update è disponibile ormai da qualche settimana, ma l’aggiornamento automatico è stato proposto soltanto a una minoranza degli utenti di Windows 10. I più attenti avranno forse notato una frase nella pagina di Windows Update: Buone notizie! Sta arrivando Windows 10 Creators Update. Vuoi essere uno dei primi a ottenerlo? Subito sotto si trova un link, che però non avvia l’aggiornamento, ma rimanda invece a una pagina Web che illustra le modalità di accesso all’Update. La stessa Microsoft, comunque, consiglia ai suoi utenti muoversi con cautela e attendere che il sistema operativo proponga lo scaricamento e l’installazione dell’update. Questo perché, come abbiamo già accennato, Microsoft vuole rendere la procedura graduale e mantenere sempre sotto controllo l’andamento del processo per evitare di trovarsi a dover affrontare problemi gravi che coinvolgano l’intera base installata, o anche soltanto una sua larga parte.

L’esperienza maturata con i rilasci precedenti, e in particolare con quello dell’Anniversary Update (che, ricordiamo, ha inizialmente reso inoperative milioni di Webcam, seppure soltanto per qualche giorno), ha consigliato l’adozione di un approccio più graduale. Quando Microsoft deciderà che il sistema è pronto per ricevere l’aggiornamento, mostrerà una finestra di informazioni che permetterà di avviare e gestire il processo, oppure di rinviarlo a un secondo momento. Curioso, e interessante, è il passaggio successivo: la finestra di aggiornamento mostra infatti un elenco delle principali impostazioni relative alla privacy, e permette di modificarle con estrema semplicità ancor prima di avviare l’update. È un’anteprima di una delle funzioni più apprezzate del Creators Update: La Privacy Dashboard, una pagina delle impostazioni che raccoglie tutte le più importanti opzioni relative alla privacy, e permette di modificarle in modo semplice, rapido e consapevole.

Chi non volesse attendere il proprio turno può comunque forzare l’aggiornamento in modo piuttosto semplice: basta raggiungere la pagina www.microsoft. com/it-it/software-download/windowslO e fare clic sul pulsante Aggiorna ora per scaricare un piccolo tool di aggiornamento, che occupa poco più di 6 Mbyte sull’hard disk. In realtà, nella pagina Web non si menziona direttamente il Creators Update, un dettaglio che potrebbe essere fonte di qualche dubbio. In ogni caso il nome del tool è Windows10Upgrade9252, e la sua procedura guidata accompagna l’utente in tutti i passaggi necessari per verificare e installare l’ultima versione di Windows 10. Il tool verifica che siano soddisfatti i requisiti hardware del nuovo aggiornamento (Cpu, memoria e spazio disponibile sull’hard disk) e poi scarica la versione giusta dell’aggiornamento: giunti a questo punto ci si può prendere qualche minuto di pausa, perché il download e l’installazione possono risultare anche piuttosto lunghi.

Quando lo scaricamento è completo, il sistema si riavvierà per applicare l’update; anche in questo caso, la procedura è lunga ma il computer può essere tranquillamente lasciato lavorare da solo, poiché tutte le operazioni vengono svolte in modo automatico. Una volta concluso questo passaggio si raggiunge una procedura guidata che elenca tutte le impostazioni relative alla privacy del dispositivo e consente ancora una volta di modificare il comportamento del sistema operativo. Superato anche questo passaggio, si apre infine una finestra di Edge che permette di scoprire qualche dettaglio in più sulle novità introdotte dal Creators Update. Anche se la procedura di aggiornamento può sembrare identica a quella dei due precedenti update di Windows 10, in realtà Microsoft ha apportato qualche miglioria anche in questo campo: oltre alla procedura guidata per modificare le impostazioni relative alla privacy, l’aggiornamento ora verifica quali delle App di default sono state eventualmente disinstallate, ed evita di ripristinare le nuove versioni insieme all’aggiornamento. Questa scelta da un lato evita di dover eliminare di nuovo i software che si ritengono inutili, ma dall’altro non permette di testare le eventuali novità introdotte nelle nuove versioni delle App, che magari potrebbero meritare di essere utilizzate.

Probabilmente la soluzione migliore sarebbe stata chiedere il parere dell’utente, ma la strada intrapresa da Microsoft (e da tutti gli altri produttori di sistemi operativi) è semplificare al massimo le procedure di installazione e di aggiornamento, anche a discapito della personalizzazione. Per ripristinare le App eliminate si può utilizzare lo store di Windows, ma l’elenco dei software di default non è evidenziato in alcun modo e bisogna quindi ricordarsi quali App sono state disinstallate.

LE NUOVE FUNZIONI Il menu Start ha visto una notevole evoluzione dalla sua prima reintroduzione in Windows 10, e sta lentamente maturando; l’Anniversary Update aveva portato un elenco sempre visibile delle applicazioni installate, una novità apprezzata da molti, ma evidentemente non da tutti: con l’ultimo aggiornamento, infatti, Microsoft ha aggiunto un’opzione per nascondere l’elenco, accessibile in Impostazioni/Personalizzazione/Start. Basta disattivare l’opzione Mostra l’elenco delle app nel menu Start per ritornare a una versione del menu simile a quella proposta inizialmente, basata soltanto sui riquadri animati (l’elenco è comunque accessibile con un clic sul relativo pulsante, nella barra laterale del menu).

A proposito di riquadri, finalmente è disponibile una funzione attesa da tempo: gli elementi possono ora essere organizzati in “cartelle”, a garanzia di un’organizzazione più razionale delle applicazioni. Per creare una nuova cartella basta trascinare un riquadro sopra all’altro, mentre per eliminarla bisogna estrarre tutti i riquadri contenuti. L’implementazione non è perfetta (i riquadri contenuti nella cartella perdono ogni funzione dinamica, e sono identificati soltanto da un’icona non sempre facile da riconoscere), ma la novità rappresenta comunque un primo passo nella giusta direzione.

Purtroppo l’impostazione del menu Start non può ancora essere salvata, esportata e importata, né tanto meno propagata a tutti i dispositivi legati allo stesso account, come accadeva invece in Windows 8: una limitazione sempre più fastidiosa man mano che crescono le sue funzioni, poiché il rischio di perdere tutta la personalizzazione dissuade dall’impegnarsi per ottenere un menu Start realmente su misura. Il centro notifiche è un’altra area del desktop che mostra potenziale, ma necessita di qualche miglioria significativa per poter svolgere al meglio il suo ruolo: il Creators Update ha portato alcune novità interessanti, come le barre di progresso nelle notifiche, utili ad esempio per indicare lo stato di un download, di un’elaborazione lunga (come la compressione di una cartella o una conversione di un file video) o di un aggiornamento, ma l’assenza di una funzione promessa (e anche mostrata in alcuni articoli di anteprima pubblicati sul sito di Microsoft durante lo sviluppo del Creators Update) ha lasciato gli utenti con l’amaro in bocca: in un primo tempo, infatti, era previsto che il Centro notifiche integrasse anche alcuni controlli a scorrimento, come quelli per il volume o la luminosità dello schermo. Queste novità sono state invece posticipate, probabilmente al prossimo Update di Windows 10.

PRIVACY E SICUREZZA Soltanto positivi, invece, sono stati i commenti che hanno accompagnato l’introduzione della Privacy Dashboard. Questa nuova funzione risolve
uno dei problemi più sgradevoli di Windows 10: fino a oggi, infatti, le opzioni relative al controllo della privacy erano disseminate nei meandri dell’App Impostazioni, costringendo gli utenti a una vera e propria caccia al tesoro per modificare il comportamento di default del sistema operativo.

La modifica di queste opzioni in passato era davvero complicata; qualche maligno aveva addirittura ipotizzato che fosse il frutto di una scelta consapevole da parte di Microsoft. La nuova impostazione ha messo a tacere le malelingue, oltre a evitare all’azienda di Redmond eventuali problemi con le autorità garanti della privacy in vari Paesi, che avevano messo nei loro radar il precedente comportamento di Windows 10.

Come abbiamo già accennato, le principali opzioni relative alla privacy vengono visualizzate addirittura durante la procedura di aggiornamento del sistema operativo. L’elenco permette di personalizzare il comportamento del sistema per quanto riguarda la condivisione dei dati relativi alla posizione geografica e al riconoscimento vocale (che prevede il trasferimento delle registrazioni locali su server remoti, dove vengono processati), la diagnostica e gli annunci personalizzati. Le ultime voci possono essere disabilitate senza alcun timore, mentre le prime due sono collegate a funzioni e servizi di sistema che hanno una certa utilità, e potrebbero meritare di essere mantenute attive. Le opzioni di privacy possono essere modificate in qualsiasi momento: basta aprire le Impostazioni e selezionare la sezione Privacy, che offre una miriade di impostazioni, dettagli e informazioni sui permessi richiesti e ottenuti dal sistema operativo e dai software installati. Oltre alla riorganizzazione delle impostazioni, un’altra caratteristica positiva di questa nuova impostazione è la chiarezza con cui sono spiegate tutte le impostazioni e le varie scelte; la Privacy Dashboard permette davvero di modificare le opzioni relative alla privacy in maniera semplice ma consapevole. Alcune opzioni, infine, sono state semplificate, per risultare più comprensibili agli utenti meno esperti: le funzioni di telemetria, per esempio, propongono ora solo due livelli (Base e Completa), invece dei tre precedenti.

Un giudizio positivo meritano anche le nuove funzioni dedicate alla sicurezza, e in particolare la nuova impostazione di Windows Defender: il software antimalware installato per default, spesso trascurato a favore dei pacchetti commerciali. Microsoft sta dedicando tempo e risorse allo sviluppo di questo componente, che mostra alcune novità degne di menzione. Innanzi tutto, l’impostazione dei suoi strumenti è stata rivista e oggi è più razionale ed efficace. Il Windows Defender Security Center (questo è il nome della finestra principale) mostra in modo chiaro lo stato della protezione e le principali informazioni relative alla sicurezza (ultimo aggiornamento, ultima scansione), e propone alcune icone per richiamare le principali funzioni del software e per raggiungere gli strumenti di sicurezza e manutenzione più importanti del sistema operativo. La nuova impostazione è gradevole, semplice e leggibile, tanto da rivaleggiare con le interfacce offerte dai migliori pacchetti commerciali. Interessante è l’integrazione del collegamento alla funzione di ripristino di Windows 10, che è disponibile nella sezione Prestazioni e integrità del dispositivo.

Gli utenti enterprise potranno sfruttare nuove funzioni evolute di Advanced Threat Protection: i sensori migliorati individuano con maggiore precisione gli attacchi portati a livello di memoria e di kernel, mentre agli amministratori It è dedicata una nuova interfaccia di reporting per visualizzare ” e tracciare infezioni e comportamenti sospetti. Gli utenti casalinghi, invece, possono utilizzare la nuova pagina Opzioni famiglia, che razionalizza e condensa le principali funzioni dedicate al controllo parentale e all’uso dei dispositivi Windows da parte dei minori. Questa finestra permette di impostare filtri per il blocco dei contenuti Web inadatti, attivare limitazioni all’uso del dispositivo, controllare quali giochi e applicazioni possono essere scaricati e utilizzati, e ancora ottenere report periodici sull’uso dei dispositivi. Promettente, infine, è la dashboard basata sul Web per controllare lo stato di tutti i dispositivi collegati allo stesso Interfaccia migliorata.

L’impostazione grafica di Windows Defender è molto più moderna e intuitiva account Microsoft: si può verificare da qui lo stato della protezione e l’attivazione di alcune funzioni di sicurezza importanti, come per esempio la cifratura dei dati. Sempre a proposito di sicurezza, il Creators Update può bloccare l’installazione di software che non proviene dallo store, un po’ come avviene con le ultime versioni di Mac OS X e come è sempre avvenuto con i sistemi operativi destinati ai dispositivi mobile: oggi come oggi è un’impostazione un po’ troppo draconiana per i computer Windows, poiché lo store è ancora piuttosto povero di software, ma può rappresentare una soluzione interessante, specialmente in prospettiva, per limitare i comportamenti a rischio da parte degli utenti meno preparati. Per raggiungere questa opzione basta aprire le Impostazioni, raggiungere la pagina Apps e selezionare l’impostazione preferita nella casella a discesa presente nella sezione Installazione delle app.

E trascorso un anno e mezzo da quando

Windows 10 ha fatto la sua comparsa ufficiale. Dal 29 luglio 2015 di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Risolti i principali problemi di compatibilità, Microsoft ha puntato tutto sul migliorare l’esperienza d’uso della propria piattaforma, aumentandone le potenzialità e perfezionando quelle già presenti. Il 2 agosto 2016, Redmond ha fatto un regalo di compleanno al suo ultimo figlio! prodigo: l’Anniversary Update, un aggiornamento cumulativo che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza.
Windows 10 ha cambiato le carte in tavola, trasformando il concetto di sistema operativo in servizio in continua evoluzione. Seguendo questa filosofia, abbiamo deciso di evolvere anche il nostro manuale che giunge così alla sua terza edizione.
Nelle pagine che seguono troveremo una guida completa e dettagliata su Windows 10, comprensiva delle funzioni già presenti al momento del lancio e di quanto è stato aggiunto in quest’anno e mezzo. Il tutto con una particolare attenzione alle novità dell’Anniversary Update, che fanno della piattaforma un valido esempio di affidabilità e innovazione. Sicuramente, il futuro ci riserva altre e importanti sorprese. Il team Microsoft ha solo messo un ulteriore tassello al progetto di trasformare Windows 10 nell’unico e più importante sistema operativo al mondo. Scopriamo a che punto sono arrivati…

Quando entriamo in un negozio e compriamo un PC, desktop o portatile, diamo per scontato che il computer abbia installata l’ultima versione di Windows, come se fosse parte integrante del computer esattamente come l’hard disk, la RAM o il processore, e raramente ci soffermiamo a pensare al sistema operativo come a qualcosa d’indipendente. In effetti oggi non ci sono molte alternative; a meno di scegliere di entrare nel mondo Apple, acquistando uno dei suoi computer con sistema Mac OS X, possiamo solo optare per una delle tante distribuzioni Linux o per un Chromebook, ossia un PC dotato di sistema operativo basato sul browser Chrome di Google. Ma non è sempre stato così. I primi personal computer (PC significa proprio ‘Personal Computer’) videro la luce a metà degli anni ’80 mentre la prima versione del sistema operativo targato Microsoft che raggiunse il successo commerciale fu Windows 3.1 presentato nel 1992. La prima versione di Windows (Windows 1.0) fu in realtà commercializzata già nel 1985 come risposta al Macintosh 128K, chiamato anche Macintosh Classic, il primo computer ad essere dotato d’interfaccia grafica e mouse, che segnò la prima vera rivoluzione nel mondo dell’informatica.
Il 1992 diede di fatto il via a quell’epica battaglia tra Microsoft e Apple per la conquista del mercato dei computer che spazzò via ogni competitor, portò Apple sull’orlo del fallimento e lasciò sul campo un solo vincitore:

Windows 3.1

Comunemente considerato un sistema operativo, in realtà Windows 3.x era più semplicemente un ‘ambiente operativo, ossia un’interfaccia grafica che si appoggiava al sistema operativo vero e proprio MS-DOS della stessa Microsoft, ma presentava già alcune caratteristiche fondamentali che hanno fatto parte della nostra vita digitale per molti anni a seguire e che, in alcuni casi, sono ancora al centro della nostra esperienza Windows.
Primo fra tutti il File Manager.

Questo permetteva di visualizzare la struttura ad albero delle directory e il relativo contenuto, di rinominare, spostare, stampare, copiare, cercare e cancellare file e directory, così come di associare i vari tipi di file a diversi programmi. Oggi può sembrare banale ma l’introduzione del File Manager segnò una svolta epocale nell’utilizzo del computer e ne verifichiamo ancora oggi tutta la sua importanza quando ci capita di dover navigare tra le cartelle di uno smartphone o un tablet con sistema Android senza aver installato un’app specifica per questo compito. Essendo Windows 3.x un sistema a 16 bit, il suo File Manager soffriva nativamente del Millennium bug ma, allo scadere della fatidica data, Microsoft aveva già risolto il problema attraverso una semplice patch.

Affiancato a File Manager veniva introdotto Program Manager, una sorta di programma contenente i collegamenti ai programmi installati nel computer, le cui icone erano raccolte in gruppi. Sempre in Windows 3.1 faceva la sua comparsa il Pannello di controllo dove ancora oggi possiamo visualizzare e modificare le impostazioni di base del sistema, come aggiungere componenti hardware, installare/rimuovere software, controllare gli account degli utenti e molto altro ancora. Facevano inoltre la loro comparsa una serie di applicazioni che ancora oggi troviamo nelle ultime versioni di Windows. A conferma che Microsoft non ha mai dato grande importanza al corredo di software dei suoi sistemi operativi, molti di questi programmi si presentano a distanza di più di vent’anni quasi invariati. Immutati nel tempo sono infatti il Notepad, un semplice editor di testo ancora utilizzato, ad esempio, per cancellare la formattazione di un testo quando lo si copia dal web, e la Calcolatrice, e davvero pochi aggiornamenti hanno subito il programma di disegno basilare Paintbrush o il word processor Write.

Abbiamo invece perso per strada l’Agenda e lo Schedario. Ancora più importante, però, visto con gli occhi dell’utente del XXI secolo, fu l’introduzione del supporto di base per la multimedialità per l’input/output audio e il supporto al lettore CD. Fecero infine la loro comparsa i font TrueType che diedero un importante impulso al desktop publishing.

Windows 95 è stato il primo vero e proprio sistema operativo Windows in quanto non necessitava del prompt DOS per funzionare, anche se ne integrava la versione 7.0, e decretò il successo definitivo di Microsoft sui diretti concorrenti. Una delle carte vincenti fu la sua natura ibrida di sistema a 32 bit, ma con ampie porzioni di codice a 16 bit derivate da Windows 3.1 e da MS-DOS, che gli permettevano di contenere le esigenze di risorse soprattutto per quanto riguardava la RAM, all’epoca un vero bene prezioso. Questa sua ‘promiscuità’ fu però anche la causa principale di un’instabilità che lo rese tristemente celebre tra i suoi utenti. Con Windows 95 fa la comparsa il  protagonista assoluto delle ultime vicende Microsoft: il tasto Start.

La shell grafica abbandona File Manager e prende ora le sembianze di Gestione risorse, che negli anni diventerà Esplora risorse (98), Windows Explorer (Vista e Seven) e, per finire, Esplora file in Windows 8. L’interfaccia grafica è frutto di accurati studi, si presenta piacevole e, allo stesso tempo, intuitiva e rimarrà sostanzialmente invariatafino a Windows 7 Fa la sua comparsa anche la taskbar o barra delle applicazioni, ossia quella barra alla base del desktop sui cui è possibile visualizzare le applicazioni aperte in background. Dal punto di vista del supporto all’hardware, viene introdotta la tecnologia plug and play che, attraverso l’assegnazione automatica di risorse quali IRQ, porte di I/O e canali DMA al nuovo hardware, consente a chiunque d’installare periferiche e schede d’espansione.

Ma la novità forse più eclatante è l’arrivo del browser: nasce Internet Explorer. Il browser Microsoft viene introdotto successivamente al lancio di Windows 95, attraverso il pacchetto di aggiornamento Microsoft Plus!, ma può essere scaricato anche separatamente. Siamo agli albori dell’era Internet e in Windows 95 vengono integrati programmi come Microsoft Internet Mail per la gestione della posta elettronica e Microsoft NetMeeting per chat e videoconferenze (a partire dalla versione OSR2).

Windows 98

Windows 98 è generalmente considerato un upgrade di Windows 95 più che un nuovo sistema operativo, malgrado anche in questo caso fossero state introdotte numerose novità. Molta attenzione fu dedicata a risolvere i noti problemi d’instabilità del suo predecessore e in effetti Microsoft riuscì a fare un notevole passo avanti anche se tutte le versioni di Windows 98 continuarono a soffrire dei famigerati BSoD, chiamati anche schermata blu, ossia quelle schermate dal fondo blu che indicavano un errore di sistema critico irrisolvibile se non con un riavvio del computer e conseguente perdita di tutti i dati non memorizzati. La principale innovazione di Windows 98 fu l’integrazione tra il sistema e Internet attraverso l’aggiunta della barra dei pulsanti in Esplora risorse. Tra i numerosi aggiornamenti venne introdotto il supporto multi- monitor che permetteva di collegare allo stesso PC più monitor, favorendo così il lavoro con più applicazioni contemporaneamente.

Windows XP

XP è stato il sistema operativo Microsoft più apprezzato dagli utenti di tutto il mondo. Malgrado sia stato sostituito da Windows Vista nel 2007 e nell’aprile 2014 Redmond ne abbia cessato il supporto, stando alle statistiche di Netmarketshare.com, da gennaio a settembre 2016 è ancora la terza piattaforma più utilizzata dopo Windows 10 e Windows 7. XP non è un aggiornamento di Windows 95/98 ma è basato sull’architettura di Windows NT, il sistema operativo per server, e per questo motivo ha fatto della stabilità la sua grande fortuna. Non ha introdotto nuove e fantascientifiche caratteristiche per quanto riguarda il suo utilizzo da parte di utenti consumer, ma ha migliorato praticamente ogni settore configurandosi come un sistema operativo piacevolmente completo e, appunto, stabile. Dal punto di vista grafico Microsoft ha lavorato su molti dettagli, arrotondando tasti e finestre, ma senza esagerare con quegli effetti succhia-risorse che saranno il tallone d’Achille del futuro Windows Vista.

Con l’aggiornamento Service Pack 2 (i Service Pack saranno in totale 3) vengono aggiunte nuove funzioni di sicurezza all’interno del ‘Centro sicurezza PC’ da cui è possibile accedere al firewall e al programma antivirus e controllare l’attività di Windows Update. La sicurezza rimane comunque uno dei punti dolenti di Windows e la protezione del computer di ogni utente è affidata comunque ad applicazioni di terze parti.

Windows Vista

Windows Vista è il successore di Windows XP ed è stato probabilmente il più grande insuccesso di Microsoft tra i sistemi operativi, sicuramente quello che, Millennium a parte, ha asciato il peggiore ricordo di sé tra gli utenti. La sua gestazione durò oltre cinque anni e fu presentato in grande stile solo nel gennaio 2007, rendendo così XP il sistema operativo di Microsoft più longevo della storia. E anche questo fu uno dei motivi per cui faticò a imporsi: XP era ormai un ambiente così consolidato e apprezzato che gli utenti faticarono ad accettare e ad abituarsi alle novità introdotte.

Il suo punto debole fu l’eccessiva

richiesta di risorse al sistema, a causa di un’interfaccia grafica, chiamata Aero, che faceva un largo uso di effetti 3D. Se con Windows XP bastavano 512 MB di RAM per farlo funzionare agevolmente, ora la dotazione di RAM realmente necessaria raggiungeva i 2 GB. Anche l’introduzione della sidebar opzionale, ossia un pannello nel quale l’utente poteva inserire collegamenti ai programmi, applet interattivi e gadget veniva accolta con molta freddezza per la confusione che generava.

Windows 7

Windows 7 viene presentato nell’ottobre del 2009, con grande sollievo da parte di milioni di utenti che non vedevano l’ora di sbarazzarsi di Windows Vista, e presenta molte nuove funzionalità raggiungendo un buon livello di apprezzamento.

MICROSOFT L’HA DEFINITO “IL SISTEMA WINDOWS DI SEMPRE, MA MIGLIORE”. UN ANNO E MEZZO DOPO IL DEBUTTO UFFICIALE, REDMOND FESTEGGIA IL COMPLEANNO DELLA SUA ULTIMA CREATURA CON L’ANNIVERSARY UPDATE

Windows 10 ha compiuto un anno il 29 luglio 2016.

Il periodo per aggiornare gratuitamente i PC con Windows 7 e Windows 8.1 è finito. Microsoft ha rispettato i patti: fornire per un anno intero la possibilità di passare al nuovo sistema operativo senza spendere un euro. Adesso, chi vuole migrare dovrà acquistare una licenza. La versione Home costa 135 euro, mentre la Pro sale a 279.
Il colosso di Redmond ha festeggiato la prima candelina di Windows 10 con un corposo aggiornamento. L’Anniversary Update, disponibile dal 2 agosto di quest’anno, è un nuovo passo verso l’evoluzione della piattaforma che passa così dall’infanzia all’adolescenza.

Scordiamoci le vecchie diciture come “Service Pack” o i numeri progressivi delle versioni precedenti. La parola d’ordine è solo una: Windows 10, un sistema che fin dalla sua nascita ha l’obiettivo di fornire un servizio completo per tutte le esigenze. Scartiamo il regalo e scopriamo cosa c’è dentro. Non rimarremo delusi!

Lo sguardo rivolto al futuro

Ogni insuccesso, anche solo parziale, lascia sempre in eredità delle scorie ai suoi successori, se non necessariamente dal punto di vista tecnico, sicuramente da quello della percezione da parte degli utenti. E così, quando tutti aspettavano con ansia il nuovo Windows 9, Microsoft ha rilanciato, rimandando di quasi un anno la presentazione del nuovo Windows e saltando un numero, per rendere ancora più percepibile il segno di svolta rispetto al passato. I punti di forza immediatamente evidenti a qualsiasi utente sono stati il ritorno del tasto Start, il browser Edge, che va a sostituire il mitico Internet Explorer, le Universal App e Cortana. Ognuno di questi elementi si è evoluto insieme a tutto il sistema, raggiungendo con l’Anniversary Update un ottimo livello di sviluppo. Il tasto Start rivisto per fornire un approccio simile a Windows 7 con un mix di Windows 8 funziona. Ce ne siamo innamorati ed è finalmente tornato a essere un punto di riferimento irrinunciabile. Con Edge, Microsoft ha trovato la quadratura del cerchio. Adesso il browser supporta le estensioni al pari di Google Chrome e Mozilla Firefox. Il divario tra i programmi concorrenti si è notevolmente accorciato. Certo, il numero di plug-in disponibili è ancora limitato, ma grazie all’apertura di Redmond verso i programmatori indipendenti, non ci vorrà molto prima che lo store venga popolato da innumerevoli add-on. Le Universal App hanno subito diversi aggiornamenti che ne potenziano funzioni e migliorano la stabilità. LApp Messaggi e Skype che suddivideva le sezioni dedicate all’instant messaging e alle chiamate video è stata unificata. Adesso c’è solo Skype Universal

App che diventa così il cuore del sistema j per quanto riguarda le comunicazioni. Infine, nell’Anniversary Update troviamo un Cortana ancora più intelligente, capace di analizzare i testi delle email e mostrare il richiamo ad appuntamenti, incontri o impegni. Senza poi contare la rinnovata capacità di rispondere ancora meglio alle domande che poniamo.

Com’è nato Windows 10

Prima di addentrarci nei meandri di Windows 10 Anniversary Update, è d’obbligo ripercorrere la storia del nuovo sistema operativo. Solo capendone le origini, è possibile apprezzare la sua evoluzione. Per realizzare la piattaforma, Microsoft ha voluto coinvolgere il più possibile non solo la comunità degli sviluppatori ma tutti i potenziali utenti Windows. A tal fine, lo sviluppo di Windows 10 ha richiesto un periodo di tempo maggiore, durante il quale la casa di Redmond ha avviato il programma Windows Insider. Dedicato sia agli sviluppatori sia agli utenti comuni, il sistema ha offerto la possibilità a chi si registrava gratuitamente di partecipare allo sviluppo di Windows 10 scambiando pareri e consigli con altri esperti e sviluppatori all’interno del Forum Insider, di fornire feedback sull’uso di Windows 10 attraverso un’apposita app, ma soprattutto di provare il nuovo OS nelle sue varie fasi di sviluppo attraverso il download della versione beta corrente. Dal punto di vista del suo sviluppo quindi, Microsoft non ha voluto lasciare nulla al caso e ha cercato di preparare la strada al lancio di Windows 10 cercando di coinvolgere il più possibile proprio quella comunità che aveva mostrato maggiori
reticenze. La possibilità di scaricare una iso di Windows 10 per provarla in una macchina virtuale, o su uno smartphone dedicato, e stata una scelta vincente.
Le prime versioni di Windows 10 Preview avevano non pochi problemi di aggiornamento, e all’uscita della nuova release per installarla era necessario eliminare quella vecchia, ma a partire dalla versione 10041 gli aggiornamenti venivano effettuati automaticamente da Windows 10 senza particolari problemi permettendo di installare l’ultima versione disponibile attraverso il classico sistema di Windows Update, proprio come con gli aggiornamenti di sicurezza dei precedenti sistemi Windows. Con il lancio della piattaforma, il programma Insider non è andato in pensione. Al contrario, continua a essere il centro di sviluppo delle nuove evoluzioni. Iscrivendoci alla pagina https://insider.windows.com, possiamo diventare “cavie” per gli update futuri, provandoli in anteprima.

Windows gratis non è servito

Microsoft, un anno e mezzo fa, decise di stupire offrendo Windows 10 gratis a chiunque avesse aggiornato la propria copia di Windows 7 o 8.1. L’obiettivo era chiaro: concentrare tutti gli sforzi per eliminare le versioni del passato, tramutandole nella più moderna creatura di Redmond. Sotto questa mossa ci sono tante ragioni, molte delle quali economiche e pratiche. Sarebbe troppo dispersivo elencarle tutte. Basta citarne una: diminuire il numero di release di Windows in giro per il mondo a vantaggio dell’ultimo nato, permette al colosso dei sistemi operativi di reindirizzare personale e sforzi verso lo sviluppo del più giovane. Peccato che il progetto sia in parte fallito. Stando agli ultimi sondaggi, a oggi Windows 7 continua a essere il sistema più utilizzato al mondo con una quota di mercato pari al 48,27%. Windows 10 è al secondo posto con il 22,53%. Stupisce invece la resistenza di chi ha ancora Windows XP. La vecchia piattaforma, oramai completamente orfana del supporto Microsoft ed esposta a innumerevoli rischi per la sicurezza, mantiene quota 9,1%. In definitiva, Windows 10 è riuscito a incidere soprattutto sugli utenti di 8.1 che scendono al 7.83%.

Il quadro è molto chiaro. Il nuovo sistema operativo ha cavalcato il malcontento generato da Windows 8.1, ma non è riuscito a scalfire lo zoccolo duro di chi ha trovato in Windows 7 un ambiente flessibile, pratico e stabile.

Installare e aggiornare Windows 10 è un’operazione semplice e veloce. Gli imprevisti, tuttavia, sono sempre dietro l’angolo. Nelle pagine che seguono proponiamo una guida completa e dettagliata per montare il nuovo sistema operativo in un PC o migrare la copia in nostro possesso all’Anniversary Update. In più, analizzeremo gli eventuali problemi in cui potremo imbatterci. Se non siamo ancora convinti della bontà di Windows 10 e vogliamo provarlo senza mettere a rischio il computer, a pagina 24 troviamo un tutorial sull’uso di VirtualBox, il famoso software per creare macchine virtuali.

AGGIORNARE IL SISTEMA OPERATIVO E UN’OPERAZIONE DELICATA. ECCO I PASSAGGI ESSENZIALI PER ESSERE SICURI DI NON PERDERE ALCUN DATO E CONCLUDERE L’OPERAZIONE CORRETTAMENTE

Microsoft punta molto su Windows 10 e ‘vuole’ fortemente che tutti i PC che hanno installato uno dei suoi sistemi operativi precedenti vengano aggiornati. Chi ha ancora una piattaforma Windows 8.1 o Windows 7 e vuole passare all’ultimo nato in casa Redmond, oltre ad acquistare la licenza, deve provvedere alla migrazione. L’operazione viene pubblicizzata come semplice, veloce e indolore. Vista così, sembrerebbe una procedura senza rischi, così simile ai classici update che l’assistenza Microsoft è stata subissata di chiamate da parte di persone che hanno eseguito l’aggiornamento senza aver capito che stavano passando a un nuovo sistema operativo. Questi utenti, alla fine, si sono ritrovati con un nuovo ambiente senza sapere più dove mettere le mani. Anche sul sito ufficiale di Microsoft le cose vengono raccontate in questo modo: “Pensiamo a tutto noi”. Ma le cose, ovviamente, non stanno così. Aggiornare un sistema operativo è un’operazione delicata, ci sono infiniti fattori inaspettati, legati anche e soprattutto alle migliaia di diverse configurazioni hardware e ai software installati che

potrebbero bloccare la procedura e impedirne il suo completamento. Inoltre, malgrado il programma di aggiornamento preveda automaticamente la creazione di un punto di ripristino che permette, sempre automaticamente, di ritornare alla versione precedente di Windows, non possiamo correre il rischio di perdere tutti i nostri file e i dati importanti. Per questo motivo, prima di procedere, è bene svolgere una serie di operazioni preliminari e prendere alcune precauzioni. Nelle pagine che seguono, vi guideremo lungo tutte le

fasi di questa procedura con i consigli necessari per affrontare la maggior parte delle eventuali difficoltà.

Fase preliminare
Prima di procedere con qualsiasi operazione, dobbiamo accertarci che il nostro computer sia compatibile con il nuovo sistema operativo. Molti produttori hanno aggiunto un proprio programma di verifica della compatibilità e vale la pena visitare il relativo sito Internet per ottenere tutte le informazioni necessarie. Facciamo comunque attenzione: il fatto che le procedure di rilevamento dell’hardware e le specifiche ufficiali ci facciano sentire al sicuro, non stanno a significare che il nostro PC sia in grado di aggiornarsi senza problemi. La situazione è migliorata rispetto ai primi mesi dopo il lancio di Windows 10, ma i computer più vecchi potrebbero ugualmente risentire di qualche difficoltà. Come vedremo più avanti, nelle pagine dedicate alla risoluzione dei problemi, malgrado la compatibilità sia stata confermata si potrebbero ancora riscontrare grattacapi con alcune schede o componenti installati.
Se abbiamo un mouse o una tastiera Microsoft, possiamo verificarne il funzionamento con Windows 10 all’indirizzo ly/lRIWKCd.
È sufficiente selezionare la periferica e leggere il responso.

Raccogliere tutti i dati Accertata la compatibilità siamo pronti per installare Windows 10, giusto? Sbagliato! Prima di procedere dobbiamo prendere una serie di importanti precauzioni.

Prima di tutto dobbiamo raccogliere tutte le informazioni sul nostro computer. Prendiamo carta e penna e annotiamole per bene.
Se l’installazione, ma soprattutto il ripristino della versione precedente, non dovesse andare a buon fine, ci torneranno utili nel caso dovessimo contattare il centro di assistenza Microsoft o quello del produttore.
Il numero di serie normalmente è in un’etichetta posta sul fondo del notebook o sul retro del PC, ma potremmo averlo nella confezione originale o sulla fattura d’acquisto. Per ottenere le informazioni sul sistema operativo, se abbiamo installato Windows 8, apriamo la barra laterale a destra portando il puntatore del mouse nell’angolo in basso a destra dello schermo e facciamo clic su ‘Impostazioni – Info del PC’; se abbiamo installato Windows 7 o Windows XP le troviamo entrando nel Pannello di controllo e facendo clic sull’icona Sistema e sicurezza.

Backup
Il passo successivo è procedere con il backup dei file. Se facciamo largo uso del cloud o di dischi esterni, probabilmente la maggior parte dei documenti, foto e video sarà già al sicuro e potremo effettuare manualmente la ricerca e la copia di alcuni file importanti come l’archivio di Outlook o i preferiti del browser. Per sicurezza conviene comunque verificare la presenza di documenti importanti nelle varie cartelle sul disco fisso. In caso contrario, o se non abbiamo voglia e tempo di cercare nelle cartelle, possiamo  affidare il compito a uno dei tanti programmi freeware di backup disponibili su Internet.

Ultime accortezze
Completata l’operazione di backup dei file, verifichiamo di aver effettuato il download di tutti gli aggiornamenti disponibili per la versione corrente installata di Windows. A questo punto possiamo procedere con l’aggiornamento del sistema operativo in tutta tranquillità, sapendo che anche se qualcosa dovesse andare storto potremo tornare esattamente alla versione precedente. Microsoft ha profuso grande impegno per cercare di rendere il processo di aggiornamento il più semplice possibile, ma le configurazioni hardware e i software installati sono così tanti e diversi tra loro che è bene cercare di ridurre al minimo, già nella fase iniziale, i possibili problemi. Prima di tutto disattiviamo il nostro programma antivirus e, nel caso l’avessimo installato, il firewall. Tendenzialmente questi programmi dovrebbero riconoscere che si tratta di un aggiornamento ufficiale e quindi non dovrebbero creare problemi, ma poiché  l’aggiornamento del sistema operativo va a intaccare i file di sistema, e ciò potrebbe essere scambiato per un tentativo di aggressione, non sempre è così. Disattivare i sistemi di protezione durante questo breve periodo non comporta nessun rischio in quanto durante l’installazione non  effettueremo alcun tipo di azione potenzialmente pericolosa, come navigare su Internet, leggere la posta elettronica o aprire un file. Facciamo bene attenzione al concetto di disattivazione: il software deve essere disattivato in modo permanente e non va semplicemente ‘chiuso’, in quanto per portare a termine l’aggiornamento il PC verrà riavviato più volte. E poiché tutti i programmi antivirus sono impostati per aprirsi all’avvio del sistema operativo, alla prima occasione ci ritroveremmo con il programma antivirus attivo proprio durante la fase di aggiornamento dei file di sistema.

Ogni programma antivirus ha una sua procedura di disattivazione ma, bene o male, tutti mettono la propria icona nella system tray vicino all’orologio. Con un clic destro su di essa si apre un menu a tendina con alcuni comandi e tra questi dovremmo trovare quello per la disattivazione o per accedere al pannello di controllo. Una volta portata a termine l’installazione di Windows 10 potremo riattivarlo in modo permanente. Il tutto senza doverlo disinstallare e reinstallare.

Schermo singolo

Se abbiamo l’abitudine di utilizzare un secondo schermo collegato al nostro PC o notebook, consigliamo di scollegarlo e utilizzare il solo monitor principale. Anche in questo caso, in linea teorica non ci dovrebbero essere problemi, ma nella pratica sono stati riscontrati diversi problemi nella gestione dei monitor multipli durante la fase di aggiornamento, soprattutto se, come vedremo più avanti nelle pagine dedicate alla risoluzione dei problemi, abbiamo installato più di una scheda video. Prima di scollegare il secondo schermo, facciamo un clic destro in un punto qualunque del desktop e scegliamo ‘Risoluzione dello schermo’. Dal menu a tendina Più schermi selezioniamo il nostro schermo principale. Useremo la stessa procedura per rispristinare il doppio schermo a installazione completata.

È tempo di aggiornare
Apriamo il browser e dirigiamoci all’indirizzo ly/1VNN8tB. Qui possiamo scaricare il programma MediaCreationTool che ci permette di avviare immediatamente l’aggiornamento a Windows 10. Dobbiamo soltanto scegliere se scaricare la versione a 32 o a 64 bit in base alle caratteristiche hardware del nostro computer, che abbiamo verificato e annotato prima di iniziare.

Aggiorna il PC o Crea il supporto

Dopo avere scaricato i file necessari, il programma ci chiede se vogliamo aggiornare il PC o creare un supporto d’installazione per un altro PC. In realtà questa seconda opzione significa che verrà creato un disco d’installazione che potremo mettere su una penna USB oppure potremo masterizzare un DVD e installare Windows 10 in modo tradizionale. Quest’opzione è valida anche per il PC in uso. Il nostro consiglio è provare una prima volta ad effettuare l’aggiornamento via Web, che oggettivamente rende le cose ancora più semplici, e procedere con la seconda strada solo nel caso si dovessero incontrare delle difficoltà. Scegliamo quindi la prima opzione e facciamo clic su avanti. In questo modo il programma è impostato automaticamente per mantenere i file personali e le app. Facciamo clic su Installa per dare il via all’operazione.

Ci verrà ancora chiesto di accettare il contratto di licenza e confermare alcune schermate, quindi attendiamo pazientemente che l’aggiornamento vada a buon fine. Il PC verrà riavviato più volte. Se invece decidiamo di creare il supporto, prima di effettuare la scelta pensiamo a quali e quanti dispositivi dovranno ricevere l’aggiornamento. Come abbiamo visto, abbiamo a disposizione due strade: una chiavetta USB (con almeno 4 GB di memoria libera) o il classico DVD. Ogni soluzione ha i suoi pro e i suoi contro. La chiavetta USB ha il vantaggio di essere utilizzabile su qualunque dispositivo. Molti computer recenti, infatti, non dispongono più del lettore DVD integrato, considerato ormai un tipo di supporto obsoleto, un po’ come lo furono a loro tempo i floppy disk. Facciamo clic su Avanti. Nella seconda schermata dobbiamo scegliere la lingua di Windows 10, la versione e l’architettura a 32 o 64 bit. Questo significa che da un PC con sistema a 32 bit possiamo scaricare la versione di Windows 10 che installeremo su un PC con sistema a 64 bit. Facciamo clic su Avanti. Ora scegliamo il tipo di supporto. Nel caso scegliessimo File ISO, verrà scaricato un file in formato .iso dalle dimensioni di circa 4 GB che dovremo masterizzare su un DVD attraverso un apposito programma di masterizzazione, come ad esempio ImgBurn (www. imgburn.com). Se invece scegliamo di percorrere la strada della chiavetta USB, inseriamola nel PC. Cancelliamo, o copiamo, eventuali dati presenti. Il nostro consiglio è procedere a una formattazione veloce selezionandola da Esplora file con il tasto destro del mouse e facendo clic su ‘Formatta…’. Torniamo al programma d’installazione di Windows 10 e facciamo clic su Avanti. Appare l’elenco dei drive USB collegati. Scegliamo la nostra chiavetta e facciamo clic su Avanti. Si avvia il download dei file che, in base alla velocità della nostra connessione a Internet potrebbe impiegare un po’ di tempo. Al termine facciamo clic su Fine. Sia che abbiamo messo i file su chiavetta USB, sia che li abbiamo masterizzati su DVD, ci basterà fare un doppio clic sul file setup.exe per avviare l’installazione. Poiché tutti i file necessari si trovano in locale, consigliamo di scollegare il computer da Internet durante l’installazione e di ricollegarlo a installazione riuscita. Da questo momento in avanti, la procedura è identica a quella dell’aggiornamento diretto.

Se qualcosa va storto
Nei mesi successivi al rilascio di Windows 10, uno dei principali problemi riscontrati durante l’aggiornamento della versione Home Edition (la più diffusa) era legato alla presenza nel computer di una scheda video nVidia. Adesso la compatibilità è pressoché totale e gli inconvenienti di questo genere possono essere causati solo da vecchie periferiche oramai sorpassate. Quelle attuali e relativamente recenti verranno riconosciute senza fastidi. Se però abbiamo un PC con qualche anno sulle spalle e la scheda nVidia ci dà qualche grattacapo, possiamo tentare una soluzione. Nella maggior parte dei notebook la periferica nVidia si affianca a quella integrata nella scheda madre e pertanto può essere disabilitata durante la fase di aggiornamento. La scheda video integrata ci permetterà di continuare a lavorare senza alcun problema. Per farlo apriamo il Pannello di controllo, facciamo clic su ‘Disinstalla un programma’ e disinstalliamo i driver e il software relativi a nVidia.
Ora apriamo ‘Gestione dispositivi’, che troviamo nel Pannello di controllo di qualunque sistema Windows e a cui possiamo accedere direttamente con un clic destro del mouse sul logo di Windows, in basso a sinistra, in Windows 8.1.

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