Sedentarietà Killer, stare troppo seduti fa invecchiare le tue cellule di otto anni

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Arrivano speranze per combattere la ‘vecchiaia’ e il tumore grazie alla scoperta dei Premi Nobel in Medicina su questi ‘preziosi cappucci’ posti alle estremità dei cromosomi

Ormai è consolidato, moltissime ricerche effettuate in tutto il mondo hanno dimostrato come stare troppo tempo seduti porti un danno alla nostra salute.è stato dimostrato che le donne particolarmente sedentarie e le quali non fanno nessuna attività fisica hanno cellule molto più vecchie delle loro coetanee, addirittura il gap  e di 8 anni rispetto per quelle più attive. E’ quanto si apprende da uno studio fatto da ricercatori degli States, analizzando i dati di 1.500 anziane, fra i 64 e i 95 anni. La ricerca ha preso in esame 1481 donne, tra i 64 e i 95 anni, che erano parte di un più ampio campione che ha partecipato alla Women’s Health Initiative, un’analisi nazionale sulle malattie croniche e la menopausa.

Le partecipanti hanno completato dei questionari e indossato un accelerometro sul fianco destro per sette giorni consecutivi durante le ore di veglia e di sonno per monitorare i movimenti. I risultati hanno permesso, tra le altre cose, di rilevare che le donne anziane che facevano meno di 40 minuti al giorno di attività fisica da moderata a intensa avevano dei telomeri più corti. I telomeri sono le ‘estremità’ dei cromosomi, che li proteggono dal deterioramento e progressivamente si accorciano con l’età.

 “Con la nostra ricerca abbiamo scoperto che le cellule invecchiano più velocemente con uno stile di vita sedentario. L’età anagrafica non sempre corrisponde a quella biologica”, spiega Aladdin Shadyab, autore principale dello studio. Lo scienziato e il suo gruppo di ricerca sostengono di essere i primi ad aver misurato oggettivamente quanto il mix di sedentarietà e scarso esercizio fisico possano influenzare il biomarker dell’invecchiamento. Le donne protagoniste dello studio fanno parte di un più ampio progetto che si chiama ‘Women’s Health Initiative’, uno studio nazionale che indaga sui fattori determinanti per le malattie croniche nelle donne in post-menopausa. Le partecipanti hanno compilato questionari e sono state monitorate nei loro movimenti con un accelerometro per 7 giorni consecutivi durante la veglia e le ore di sonno.

“Abbiamo anche scoperto che le donne più sedentarie non hanno telomeri più corti se fanno attività fisica per almeno 30 minuti al giorno, come consigliato dalle linee guida nazionali”, sottolinea Shadyab. “L’attività fisica dovrebbe dunque continuare a far parte della nostra vita quotidiana, anche quando diventiamo più anziani. Anche a 80 anni”. Studi futuri, conclude lo scienziato, dovranno esaminare più a fondo il modo in cui l’esercizio si correla alla lunghezza dei telomeri nella popolazione più giovane e nell’uomo.

Tendenza ed effetti individuali e sociali In Europa il 25% dei cittadini è inattivo e in 15 Paesi si considera come sedentaria circa il 50% della popolazione (Eurobarometer 2010). L’Italia, culla della “dieta mediterranea” e di un modello di alimentazione da sempre apprezzato per la sua semplicità e salubrità, non è purtroppo estraneo al fenomeno, e, anzi, evidenzia il problema con i tratti di un’emergenza sociale che coinvolge circa 1/3 della popolazione infantile. Nel nostro Paese, negli ultimi anni, è in diminuzione il numero di chi pratica sport, e in aumento quello dei sedentari ( sedentari sono coloro che dichiarano di non praticare sport, né altre forme di attività fisica), pari oggi a circa il 41% della popolazione (Istat, 2014). A partire dalle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato spesso ribadito che l’inattività fisica raddoppia il rischio di contrarre malattie di tipo cardiovascolare, produce obesità e gravi patologie per lo più croniche. A livello mondiale essa si configura come il quarto più importante fattore di rischio di mortalità (pari al 6% dei decessi), a pari merito con l’iperglicemia (6%). Nella classifica dei rischi la sedentarietà è preceduta solo dal consumo di tabacco (9%) e dall’ipertensione sanguigna (13%) (Ministero della Salute, 2014). Le implicazioni della sedentarietà sono quindi plurime e complesse, e non sono solo un fatto privato, individuale, bensì generano importanti ripercussioni sociali ed economiche

Lo sport come fattore di prevenzione e benessere La sedentarietà rappresenta ormai un’emergenza sociale, anche in considerazione delle ripercussioni che produce sulla spesa sanitaria, pubblica e privata (si pensi che le persone inattive raggiungono rischi di mortalità anche del 30% superiori a chi pratica più volte alla settimana un’attività fisica di media intensità di almeno 30 minuti). Frenare la tendenza al suo incremento dovrà essere una priorità istituzionale, nell’ambito di strategie di promozione di stili di vita attivi che offrano un’informazione utile a produrre nella popolazione l’adozione di comportamenti corretti anche sotto il profilo delle abitudini e dei consumi alimentari. Visti i livelli di crescita della sedentarietà (così come dell’obesità) tra le fasce giovanili della popolazione, sostenere lo sport per tutti come elemento di policy nei moderni contesti urbani potrebbe tradursi in un’idea di sport in quanto fattore olistico della nostra esistenza, necessario per la produzione di benessere e la riappropriazione di una sana corporeità.

Gli americani Elisabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak hanno ottenuto il riconoscimento dell’Accademia svedese per le loro scoperte sui telomeri, cioè su quelle porzioni di Dna che stanno all’estremità dei cromosomi. “Le loro ricerche – spiega Elena Giulotto del Dipartimento di genetica “Adriano Buzzati Traverso” dell’Università di Pavia, esperta di telomeri di cui studia alcuni aspetti funzionali, pubblicando lavori su riviste del calibro di Science – hanno fondamentalmente risposto ad un quesito biologico. E cioè: come mai, durante la divisione cellulare le terminazioni dei cromosomi non si replicano come il resto del Dna? I tre scienziati hanno scoperto che i telomeri sono organizzati in sequenze di Dna semplici e ripetute e che l’enzima specializzato per la loro replicazione è la telome- rasi. Senza questo enzima, infatti, i telomeri tenderebbero ad accorciarsi a ogni replicazione delle cellule”. Esiste, dunque, un equilibrio dinamico fra ‘accorciamento’ dei telomeri, dovuto alle successive replicazioni dei cromosomi, ed ‘allungamento’, reso possibile dalla presenza della telomerasi. Nelle cellule di una persona adulta normale, la telomerasi è inattiva, i telomeri tendono ad accorciarsi (infatti, nelle persone più anziane, sono più corti) e le cellule possono andare incontro a senescenza; nelle cellule staminali e riproduttive, invece, l’enzima è attivo e mantiene stabile il Dna. “Il fenomeno della senescenza legato all’accorciamento dei telomeri – precisa Elena Giulotto – che, peraltro, si osserva solo in laboratorio, ha fatto ipotizzare la possibilità di prevenire o curare l’ invecchiamento come una malattia. L’inserimento di un gene della telome- rasi nelle cellule le rende immortali, ma quello che succede nell’ organismo umano è ben diverso anche perché l’ invecchiamento è dovuto a numerosi diversi fattori”. “Nel

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