Accoltellamento in stazione di Milano: Hosni indagato per terrorismo gli investigatori seguono una pista libica

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Ora è in una cella di San Vittore in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Manuela Scudieri previsto tra oggi e domani. Ismail Tommaso Ben Youssef Hosni, il 20enne che giovedì sera ha accoltellato un poliziotto e due militari nella stazione Centrale di Milano, sembra si stia rendendo conto del guaio in cui si è cacciato. Già poche ore dopo l’arresto ha detto di aver agito sull’onda di una rabbia che covava da tempo.

Avrebbe rubato i due coltelli da cucina con cui ha colpito poco prima in un supermercato. Con quelli poi ha aggredito chi lo aveva fermato per un controllo. Gli inquirenti del pool antiterrorismo coordinato dai pm Alberto Nobili e Alessandro Gobbis hanno aperto un fascicolo per terrorismo internazionale e cercano un libico che era già stato arrestato assieme a Hosni per spaccio.

Non ci sono dichiarazioni ufficiali ma dalla questura di Milano si tende a escludere la matrice terroristica per l’aggressione avvenuta ieri sera all’interno della stazione Centrale, dove un giovane italiano di 20 anni, figlio di una donna italiana e di un nordafricano, ha accoltellato un agente della Polfer e due militari dell’esercito durante un normale controllo dei documenti. Non risultano contatti con ambienti dell’estremismo islamico – Il giovane non risulta tra gli “attenzionati” dell’Antiterrorismo: pare infatti che non avesse alcun legame con gli ambienti dell’estremismo islamico.

Il fascicolo è distinto da quello per il reato di tentato omicidio aperto in relazione all’accoltellamento dei militari e dell’agente Polfer. Alla richiesta di esibire un documento di identificazione, il giovane, che al momento del controllo aveva le mani nelle tasche della felpa, con mossa improvvisa ha estratto due coltelli e si è lanciato contro gli operatori colpendo l’agente della Polizia di Stato al braccio destro, all’altezza del bicipite, per poi sferrare ulteriori due coltellate nei confronti dei due militari. Il padre ha precedenti per stupro, danneggiamenti, furto e ricettazione. Persone come Tommaso Ben Yousef Hosni Ismail, nato a Milano il 17 agosto 1996 da padre tunisino e madre italiana originaria della foggiana Ischitella. “È una sorta di nomade che viveva in una specie di auto”, ha aggiunto il questore. A novembre 2016 è stato arrestato nella zona della Stazione Centrale perché sorpreso a cedere sostanze stupefacenti.

Su questo stanno indagando gli agenti della Digos, della polizia ferroviaria, della Scientifica e della squadra mobile, che stanno cercando di ricostruire la sua storia. Il ragazzo, ha detto il questore Marcello Cardona, apparterrebbe “a una famiglia difficile” e agli inquirenti ha raccontato di essere nato in Italia, di aver vissuto in Tunisia e di essere tornato nel nostro Paese nel 2015. Un racconto che gli investigatori stanno verificando. “La madre – ha detto ancora Cardona – vive al Sud (è residente a Foggia, ndr) e l’arrestato ha detto di avere avuto con lei pochissimi contatti negli anni”. “Dopo l’intervento è rimasto come svenuto per circa un’ora – ha proseguito il questore – ma il medico ha escluso patologie o lesioni”. Il furgone potrebbe non essere il solo mezzo utilizzato per dormire negli ultimi mesi dal ventenne, di fatto senza fissa dimora. Sono in corso verifiche anche sulla sua eventuale esperienza lavorativa presso McDonald’s, da lui indicata nel profilo Facebook. “Me lo ricordo, dormiva in un furgone parcheggiato davanti ai giardini”. Un altro condomino non ha dubbi quando vede la sua fotografia segnaletica. Gli agenti hanno notato un cambiamento in Hosni: dal primo giorno di firma ha iniziato a farsi crescere barba e baffi.

I feriti non sono gravi, ma l’episodio ha fatto riesplodere la polemica sulla Stazione Centrale di Milano. Due militari e un agente della Polfer sono stati presi a coltellate da un italo-tunisino nato in Italia, ribellatosi a un normale controllo. L’episodio ha visto come protagonista Ismail Tommaso Ben Yousef, 20enne già noto alle forze dell’ordine, che alla richiesta dei documenti ha estratto il coltello e ha aggredito i due militari e il poliziotto. Sono emersi dal profilo Facebook del giovane video dell’Isis: nel pomeriggio di ieri è stata aperta una indagine per terrorismo internazionale. Uno dei militari ha perso quasi un litro di sangue. Il centrodestra attacca chiedendo di annullare la marcia per i migranti prevista proprio per oggi, ma il sindaco Beppe Sala tira dritto: “Comodo buttare questo atto criminoso sul conto dei migranti, ma l’aggressore è un italiano”

Aggressione in Stazione Centrale: la ricostruzione dei fatti

L’aggressione e’ stata fulminea. Una pattuglia composta da due militari e un agente di polizia ferroviaria, che stanno facendo un controllo normale in Stazione Centrale a Milano, notano un giovane che cammina in modo sospetto: mani in tasca e testa bassa. Gli chiedono i documenti. Non li ha. Ma immediatamente tira fuori un coltello da cucina – addosso ne ha un altro, che sfodera ma non riesce ad usare – e con quello ferisce tutti e tre gli uomini in divisa. Il poliziotto, 30 anni, rimedia un fendente al braccio destro, all’altezza del bicipite; il caporalmaggiore scelto dell’esercito, 34 anni, e’ ferito alla clavicola in modo superficiale (viene dimesso poco dopo con 7 giorni di prognosi); le ferite piu’ gravi – sebbene non preoccupanti – le subisce pero’ il piu’ giovane dei tre, il militare semplice, 20 anni, preso alla gola e ad entrambi in fianchi. Sul posto arrivano quattro ambulanze e un’auto medica. Il ferito viene portato in codice giallo all’ospedale Sacco, ma anche lui non e’ in condizioni gravi, cosi’ come il poliziotto, che invece va all’ospedale Fatebenefratelli. I due militari fanno parte del 132° Reparto Artiglieria Terreste Ariete, ed erano in servizio per l’operazione “Strade Sicure”.

Il fatto e’ accaduto alle 20, quando la stazione era ancora molto frequentata, soprattutto dai pendolari, nel piano ammezzato, di fronte ad un bar. Il giovane, subito dopo l’aggressione, e’ stato immobilizzato da altri agenti che sono stati allertati e sono arrivati sul posto. Ed e’ stato riconosciuto. Bloccato, quindi consegnato ad altri agenti che lo hanno portato negli uffici della Polfer: per lui l’accusa e’ di tentato omicidio. Qualche minuto dopo l’aggressione in Stazione Centrale e’ arrivato anche il questore, Marcello Cardona.

Il giovane e’ stato riconosciuto visivamente dagli agenti, quindi nel corso della notte si e’ proceduto alla fotosegnalazione e al confronto delle impronte digitali.

Aggressione in Stazione Centrale: quei video sull’Isis e l’apertura di una indagine per terrorismo internazionale

Se a caldo gli inquirenti tendevano ad escludere la pista terrorismo, con il passare delle ore sono emersi nuovi dettagli sulle ultime settimane dell’italo-tunisino, già arrestato in passato per spaccio e tra gli abituali frequentatori dell’area della Stazione Centrale. Il suo nominativo non figura tra quelli dei radicalizzati e aspiranti terroristi in possesso di Digos e carabinieri. Tuttavia negli ultimi tempi il 20enne aveva iniziato a farsi crescere la barba ed ha manifestato lucidità ed abilità nell’armeggiare il coltello. Dettagli sui quali la Digos è al lavoro per capire se si possa parlare dell’ipotesi di un principio di radicalizzazione del giovane. E si apprende che Il 24 settembre 2016 Ismail Hosni, il giovane italo – tunisino che ieri ha accoltellato tre militari in stazione centrale a Milano, ha postato un video inneggiante all’Isis sul suo profilo Facebook. La traduzione dall’arabo del commento del giovane che accompagna le immagini postate e’: “Il piu’ bell’inno dell’Isis che abbia mai sentito in vita mia”. Non solo: quello in cui Hosni parla del “piu’ bell’inno dell’Isis” mai sentito nella sua vita non e’ l’unico video presente sul profilo Facebook del giovane. Ce ne sono anche altri tra cui quello del 6 maggio scorso in cui si vedono immagini di guerra che sembrerebbero essere state girate in Siria, mentre gli ultimi due video postati mercoledi’ sono stati rimossi ‘per avere violato i termini di servizio di Youtube’. Il profilo Facebook di Ismail Hosni e’ stato oscurato nell’ambito delle indagini condotte dalla Procura di Milano.

Sulla scia di quanto emerso è stata disposta l’apertura di una indagine per terrorismo internazionale, prevista dall’articolo 270 bis del codice penale, la norma che punisce “chiunque promuove costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalita’ di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico”. Il fascicolo e’ coordinato dai pm Alessandro Gobbis e Alberto Gobbis ed e’ distinto da quello per il reato di tentato omicidio aperto in relazione all’accoltellamento di 3 militari. Il pm Maura Ripamonti ha chiesto la convalida dell’arresto di Ismail Tommaso Hosni per l’accusa di tentato omicidio in relazione all’accoltellamento di tre militari ieri sera in Stazione Centrale. La richiesta sara’ vagliata dal gip che fissera’ l’interrogatorio domenica o lunedi’ nel carcere di San Vittore

IL QUESTORE: “IL MILITARE HA PERSO QUASI UN LITRO DI SANGUE” – Nei momenti immediatamente successivi all’arresto, Hosni Ismail Tommaso Ben Youssef “non ha mai parlato di Isis”, ha riferito il questore di Milano, Marcello Cardona. Per ora, dunque, “non ci sono elementi per parlare di terrorismo”, ma nessuna ipotesi e’ esclusa dagli investigatori. Anche dell’auto, in cui vive alla periferia di Milano, precisamente a Quarto Oggiaro, non sono stati trovati elementi: ne’ un computer ne’ droga, nonostante lui avesse precedenti per spaccio.  “Al momento dell’aggressione aveva in tasca due coltelli da cucina, affilati e pericolosi, tanto che i danni che hanno subito i nostri uomini non sono secondari – ha raccontato ancora Cardona -. I medici dell’ospedale Sacco hanno riferito che il militare ha perso quasi un litro di sangue“. Youssef “non era un solitario e da qualche tempo bivaccava nei pressi della stazione. Nessuna conferma” sul fatto che prima dell’evento stesse infastidendo delle persone. Subito informato dell’aggressione alla stazione Centrale di Milano, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha rivolto gli auguri di pronta guarigione ai due militari dell’Esercito e all’agente di Polizia feriti, trasmettendo loro anche la vicinanza del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che e’ stata tenuta costantemente aggiornata sulla situazione. I due militari dell’Esercito sono in servizio nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”. “Il militare ventenne, ferito ieri sera nell’aggressione alla Stazione Centrale, e’ in condizioni stabili e in miglioramento”. Lo ha riferito il primario di chirurgia generale dell’ospedale Sacco di Milano, Diego Foschi. “Il paziente ci da’ tranquillita’ – ha aggiunto – e’ assolutamente cosciente ed e’ un giovane forte e in salute. E’ anche una bella persona”. Il medico ha pero’ sottolineato che la prognosi rimane riservata.

IL MILITARE FERITO: “TORNEREI GIA’ IN SERVIZIO” – Trapela qualche notizia sul militare appena ventenne che e’ rimasto ferito ieri nell’aggressione in stazione centrale. E’ un ragazzo di Roma, Fabrizio, con alle spalle gia’ qualche anno di anzianita’ nell’esercito. Era impiegato a Milano nell’operazione strade sicure da febbraio. Al momento e’ sereno e si trova in ospedale, al Sacco di Milano, con il padre e lo zio. La prima cosa che ha fatto appena arrivato in pronto soccorso ieri sera e’ stata chiamare la famiglia per avvertire che stava bene: dunque non ha mai perso conoscenza, nonostante avesse perso molto sangue e avesse avuto problemi di drenaggio. Oltre alla ferita al collo, pericolosa per la vicinanza alla giugulare, il militare ha ricevuto infatti altri due fendenti all’addome e al polso. Si e’ appreso che la visita del presidente del Senato, Pietro Grasso e’ stato un grande riconoscimento della maturita’ con cui ha affrontato la situazione nonostante lo spavento. Il giovane ha fatto sapere che la visita gli ha fatto molto piacere e che che se fosse per lui tornerebbe gia’ in servizio.

HOSNI AGLI AGENTI: “SONO SOLO E ABBANDONATO” – “Sono solo e abbandonato”. Cosi’ Ismail Hosni avrebbe espresso il suo disagio esistenziale ai poliziotti che l’hanno fermato ieri sera in Stazione Centrale a Milano dopo che aveva ferito tre uomini delle forze dell’ordine durante un controllo. Il giovane italo – tunisino, con alle spalle una disastrosa storia familiare, non avrebbe fatto invece con gli agenti alcun riferimento all’Isis. A quanto hanno ricostruito i pm Alberto Nobili e Alessandro Gobbis del pool antiterrorismo, il ragazzo aveva una vita nomade e si muoveva col camper. L’ultima tappa del suo peregrinare e’ stata Quarto Oggiaro, periferia nord ovest della citta’.

Il sindaco Sala: “Domani guiderò la Marcia per l’accoglienza: aggressore italiano, immigrazione non c’entra” 

La Stazione Centrale era stata teatro di una vastissima operazione di polizia, voluta dalla questura, dopo l’aggressione subita da altri due militari. Quella operazione era stata duramente contestata dalla sinistra e anche da assessori della giunta Sala, come Pierfrancesco Majorino. Lo stesso sindaco aveva espresso perplessità per il fatto di non essere stato avvertito. Il 20 maggio si terrà la marcia “senza muri”, che sta accendendo il dibattito in città. E poche ore prima dell’aggressione c’era stata in prefettura la firma del protocollo di accoglienza Sprar da parte di decine di sindaci dell’area metropolitana, alla presenza del ministro Marco Minniti. Sulla richiesta da parte del centrodestra, e della Lega in particolare, di annullare la Marcia di domani, il sindaco Beppe Sala ha espresso chiaramente il proprio pensiero con un post su facebook che recita:  “Con Prefetto e Questore mi sono recato agli ospedali Sacco e Fatebenefratelli per visitare il militare e l’agente feriti ieri sera in stazione Centrale. Ho espresso vicinanza e riconoscenza a chi, soprattutto in questi momenti, fa un lavoro prezioso e molto difficile. Ma analizziamo con lucidità cosa è successo ieri sera. Il criminale che ha accoltellato gli uomini delle forze dell’ordine è figlio di madre italiana e di padre nordafricano ed è italiano a tutti gli effetti. Ciononostante a qualcuno fa comodo buttare questo atto criminoso sul conto dei migranti. Sono certamente consapevole del fatto che la sicurezza è un elemento fondamentale nella vita di una città metropolitana come la nostra. Su questo non arretreremo mai di un solo passo e ringrazio le forze dell’ordine per l’enorme lavoro che stanno facendo. Resto comunque convinto che l’accoglienza sia un dovere della nostra città e di chiunque possa alleviare le sofferenze di chi è in difficoltà serie e chiede aiuto. Per questo confermo che domani guiderò la marcia “Insieme senza muri”, per una Milano sicura e accogliente. Invito tutti a una presenza pacifica che aiuti la riflessione su una tematica così rilevante. Infine, vedo alcuni che chiedono l’annullamento della marcia e ripenso a quanti erano in coda per rubare un selfie con il Papa nel corso della sua visita a Milano, salvo dimenticarsi all’istante l’insegnamento del Santo Padre. Forse un po’ di coerenza non guasterebbe”.

Stazione Centrale: militari accoltellati da italo-tunisino: Sala visita il militare ferito

Chi è Ismail Hosni, l’aggressore dei militari alla Stazione Centrale

Madre pugliese di Ischitella, provincia di Foggia e padre tunisino, e anche i genitori di Hosni Ismail Tommaso Ben Youssef, hanno grossi precedenti: la madre per violenza su minori e anche il padre per episodi violenti. Su questo stanno indagando gli agenti della Digos, della polizia ferroviaria, della Scientifica e della Squadra mobile di Milano, che stanno cercando di ricostruire la sua storia. Dal suo racconto pur essendo nato in Italia, a Milano il 17 agosto 1996, si e’ trasferito in Tunisia dal padre. E’ poi tornato in Italia due anni fa. A quanto riferito dal questore si tratta di una ‘famiglia difficile’ e non ci sarebbero contatti tra lui e la madre da molto tempo. “Non ci e’ sembrato uno squilibrato – ha riferito Marcello Cardona, questore di Milano – e il magistrato non ha disposto alcuna valutazione sanitaria”. Dopo essere stato immobilizzato Ben Youssef e’ svenuto rimanendo a terra per circa un’ora ma i sanitari del 118 arrivati sul posto non hanno prescritto altri accertamenti. Sul suo profilo facebook, Hosni si definisce sentimentalmente “impegnato”, la foto copertina e’ il Castello Sforzesco di Milano e, in precedenza, era il Duomo di Milano. Tra le informazioni personali, Hosni scrive di avere lavorato da Mc Donald’s.

Nella buriana del terrorismo jihadista che si è scatenata sul mondo finora l’Italia se l’è cavata abbastanza bene: un po’ evidentemente per la capacità dei suoi Servizi e delle sue Forze dell’Ordine, e molto anche per il fatto che non c’è ancora in Italia questa seconda e terza generazione di immigrati che ha costituito in altri Pesi la base di reclutamento principale per Lupi Solitari e Commandos di Isis e al-Qaeda.

Il caso Tommaso Hosni è ora un campanello di allarme? Secondo Sharif El Sebaie, egiziano residente in Italia esperto di Diplomazia Culturale, rapporti euro-mediterranei e politiche sociali di integrazione, «quel che è accaduto a Milano è gravissimo, e non va affatto sottovalutato. L’unico precedente del genere in Italia fu quello di un immigrato libico che qualche anno fa a Milano aveva tentato di farsi esplodere davanti a una caserma: era sposato con un’italiana, aveva i figli in Italia ed era ab – bastanza integrato, ma aveva perso il lavoro e la conseguente situazione di disagio lo aveva portato a compiere quel gesto. Questo ragazzo è invece cittadino italiano, di madre italiana e nato in Italia. Però è cresciuto in Tunisia, lo ha allevato la nonna tunisina, ha fatto in Tunisia le medie ed è tornato solo un paio di anni fa. Insomma, formalmente si tratta di un italiano di seconda generazione, ma sostanzialmente è come se fosse di prima generazione. In qualche modo, però, il suo caso è un grave segnale premonitore».

Sorella di un ambasciatore somalo a Ginevra che fu assassinato dagli al-Shabab, antropologa all’avanguardia nella lotta alle mutilazioni genitali femminili con la sua Associazione Mamme e Bimbi Somali, ex-esponente del Pd uscitane in polemica con la scelta di far eleggere in Consiglio Comunale di Milano la integralista Sumaya Abdel Qader e promotrice di un’Associazione Musulmani Laici che agisce in collegamento col Movimento della Marianna, Maryan Ismail Mohammed avverte sul rischio di fare di tutta l’erba un fascio. «Parlando da musulmana, da donna, da cittadina italiana e da madre di cittadini italiani, ricordo innanzitutto che siamo tutti uguali di fronte alla legge. A Hosni il magistrato deve applicare con il massimo rigore la punizione che merita chi ha commesso un fatto gravissimo come accoltellare due servitori dello Stato.

Però il reato lo ha commesso lui: non deve pagare mio figlio perché ha la madre musulmana!». Secondo lei la stigmatizzazione dei musulmani in quanto tale va evitata anche perché in realtà in Italia «ci sono già zone che stanno iniziando ad essere off-limits. Una parte del quartiere San Siro a Milano, una parte del quartiere che ruota attorno a Via Padova»-

Sarebbe dunque illusoria quella narrazione secondo cui in Italia non ci sarebbe un rischio banlieue per via del fatto che il nostro tipo di cultura e di tessuto urbano avrebbero prevenuto la costruzione di ghetti? «Che ci siano già in Italia banlieues di tipo francese non sarebbe corretto dirlo», puntualizza Maryan Ismail. «Però il rischio incomincia ad esserci». Anche secondo El Sebaie «il modello di integrazione italiana sta venendo molto sopravvalutato. Non abbiamo ancora i problemi di Francia o Belgio semplicemente perché da noi i musulmani sono di meno e ci sono da meno tempo. Normalmente la prima generazione di immigrati accetta un patto di accoglienza e si adegua. Sono i figli che iniziano a dare dei segnali di scontentezza: sono i nipoti che si arrabbiano sul serio e finiscono nelle grinfie del pensiero radicale».

La sua ricetta è duplice. «Da una parte bisogna rimettere mano a tutte le leggi che riguardano l’emigrazione e la concessione della cittadinanza, sul modello di Paesi come Stati Uniti, Canada o Australia, che non prendono tutti, ma selezionano i migranti secondo esigenze e capacità di assorbimento. Se si accoglie gente che poi non si è in grado di integrare, è ovvio che poi questi se cadono nella disperazione finiscono in braccio al radicalismo. Ma bisogna anche incoraggiare lo sviluppo di un islam europeo. L’islam è la fede di un miliardo e mezzo di persone, che si è adattata a contesti culturali molto diversi.

Se lo Stato italiano continua a non affrontare il nodo della formazione degli imam o della costruzione deinodidiculto, lascia campo libero a Stati integralisti e ricchi di petroldollari che li usano per propagandare un tipo di islam intollerante e retrivo». Ricetta simile a quella di Maryan Ismail. «Bisogna far crescere una generazione di giovani musulmani che riescano a sentirsi italiani al 100%. Se no girano i petroldollari, e con essi le idee estremiste».

Il sindaco: «I militari aggrediti? Favorevoli al corteo» Centri sociali all’attacco: «Voi siete la peggiore destra»

«La manifestazione non andava fatta? No, è stato molto meglio farla e prendere qualche contestazione, impossibile pensare che in una metropoli come Milano la pensino tutti allo stesso modo, che a nullarla». Il riferimento è al governatore della Lombardia Roberto Maroni che aveva chiesto di cancellare la marcia dell’accoglienza dopo l’accoltellameto di un agente della Polfer e di due militari in CeUrale giovedì. «Sono convinto -ribadisce il concetto Sala- che se avessero chiesto ai militari feriti se era giusto fare la manifestazione di oggi avrebbero detto di sì. Persone che hano sofferto ma sono servitori dello Stato». «Tommaso Hosni (l’autore dell’aggressione di giovedì sera per un controllo) è a tutti gli effetti un italiano – il post del sindaco giovedì sera -.

Cio nonostante a qualcuno fa comodo buttare questo atto criminoso sul conio dei migranti». Ma era stato lo stesso sindaco con l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino ad attaccare duramente il questore per il blitz in Centrale del 2 maggio e a ribadire che «in città sulla sicurezza decido io».

Ieri il sindaco, ostaggio della parte estrema del Pd da una parte, è stato contestato durante la manifestazione, dai centri sociali che sfilavano al grido di «nessuno è illegale». Grazie alla agilità degli autonomi del Cantiere, complice lo scarso servizio d’ordine, un gigantesco striscione «Pd la peggior destra» sfilava a pochi metri da quello ufficiale «20 maggio senza muri». Facendo montare, inutile dirlo, Majorino su tutte le furie.
«Miniti razzista», «più diritti meno Miniti». «Fuori la Rozza (assessore comunale alla sicurezza Carmela Rozza, ndr) dal corteo» e Sala vergogna» gli slogan urlati a gran voce nelle

Il primo cittadino cita il Papa: «Io costruttore di ponti, non di muri» orecchio di Beppe Sala, del presidente del Senato Pietro Grasso, di Majorino, e della collega Carmela Rozza. Tutti del Pd. Nel mirino la firma del protocollo per l’accoglienza in Prefettura, siglato dal sindaco della città metropolitana Sala e 76 sudaci del Milanese targati dem. A contestare i decreti Mintiti-Orlando sulla sicurezza anche la sinistra, da Sinistra per Milano ai reduci del partito della Rifondazione comunista, il Partito comunista italiano, Possibile, Altra Europa.
Ma c’è da dire anche che lo stesso Pd, conl’assessore Majorino, è stato il promotore della manifestazione per l’accoglienza, sulla scia di quella organizzata a Barcellona lo scorso febbraio. Al di là dei presupposti molto diversi. Così è del Pd an che il ministro Orlando troppo spesso dimenticato come cofirmatario con Mimti del Decreto migranti, che prevede appunto l’apertura di nuovi Cie e procedure più veloci per le espulsioni. Elo stesso assessore al Welfare, il più a sinistra del partito, sostenitore della mozione Orlando alle primarie, fa fina di nene sui decreti, o meglio sta sempre attento a non citarli. E la giura ai centri sociali che gli hano guastato la festa. Partecipando alla marcia il sin daco si trova stritolato tra il suo passato di city manager di Letizia Moratti prima e di «mr Expo» poi, il suo legame (ora incrinato) con Remi, e il Pd che strizza l’occhio alla sinistra, e la sinistra stessa che lo contesta. Lui nansi scompone: da un lato rivendica la sua politica per la sicurezza – «quando c’è stato bisogno ho chiesto più militari per Milano» – salvo poi essere stato il primo a con testare il blitz in Centrale. Dall’altro contano di fascia cita il Papa: «Voglio essere costruttore di poni e non di muri. Nonmi girerò mai dall’altra parte rispetto agli ultimi».

Milano Ahamad Salah, nato in Libia l’i gennaio 1994. È questo il nome riportato nel documento cifrato che i servizi segreti hanno inviato lo scorso settembre a polizia e carabinieri su una rete di (presunti) sostenitori e affiliati allo Stato Islamico sbarcati in Italia. Lo stesso nome con il quale il 24enne Ahmed Jbali era stato registrato nel centro d’accoglienza di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, dopo lo sbarco sulle coste catanesi del 23 luglio, con un barcone partito da Zuara. Jbali resterà rinchiuso nel Cie per un mese, poi ad agosto lascerà la struttura e partirà verso il Nord Italia. E da quel momento il 24enne libico dalla triplice identità — Ahmed Jbali; Ah- mad Salah; Omar Khalifa Ah- med — diventerà un fantasma. Ricompare il 19 dicembre a Milano, in stazione Centrale, quando gli agenti della Polfer lo arrestano per spaccio insieme a Ismail Tommaso Ben Youssef Hosni, il 20enne italo- tunisino che giovedì sera ha ferito a coltellate due militari e un agente. E proprio Jbali, secondo i sospetti dell’Antiterrorismo, potrebbe essere il «re- clutatore» che ha avvicinato Hosni all’Isis.

Che lo ha guidato nella radicalizzazione dallo scorso autunno, quando Hosni ha iniziato a condividere sul proprio profilo Facebook alcuni video dell’Isis. Hosni fino a quel momento era un ragazzo difficile, con una famiglia disagiata e il tormento di essere emarginato per le sue origini tunisine, nonostante la cittadinanza (e la nascita) italiana. Il suo nome però non era mai emerso, neppure informalmente, in alcun rapporto sul terrorismo islamista. A differenza di quello di Jbali. Un semplice sospetto, un nome in un elenco di circa venti libici arrivati in Italia, che però aveva fatto scattare il monitoraggio degli 007 prima e dell’antiterrorismo poi. Jbali sarebbe risultato in contatto con almeno altri due «suspected» libici. Per questo gli investigatori della Digos, coordinati dai pm Alberto Nobili e Alessandro Gobbis, si stanno concentrando su una presunta «rete» libica che potrebbe aver avvicinato Hosni e lo stesso Jbali al fondamentalismo.
Dopo l’arresto del 19 dicembre, i due erano stati scarcerati con obbligo di firma in commissariato, poi a febbraio il provvedimento era decaduto e attendevano il processo. Hosni sarà interrogato oggi dal gip a San Vittore. Ai magistrati ha già ammesso di aver rubato i due coltelli usati per l’aggressione in un supermercato Carrefour nei dintorni della Centrale. Poche ore prima dell’agguato.

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