Stazione Centrale di Milano invasa dai profughi, nuovo blitz della Polizia e nuovi controlli

La polizia ha effettuato nella giornata di ieri un nuovo blitz in piazza Duca d’Aosta, proprio davanti alla stazione centrale di Milano avviando così il controllo di decine di persone tra stranieri e sbandati che normalmente bivaccano davanti alla stazione.

Pochi giorni fa, ed esattamente il 17 luglio scorso proprio davanti allo scalo ferroviario Milanese era avvenuto un accoltellamento e nello specifico era stato ferito un agente da parte di un immigrato della Guinea, che poi è stato espulso dall’Italia e non si è trattato purtroppo dell’unico episodio di violenza, tanto che si è ritenuto opportuno effettuare un nuovo blister per cercare di riportare la normalità.“La stazione Centrale e’ simbolica per Milano quindi bene il controllo con le modalita’ giuste”, è questo quanto dichiarato nella giornata di ieri dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, al termine di una conferenza stampa a Palazzo dei Giureconsulti.

Secondo quanto riferito nel corso del blitz organizzato dalla Questura di Milano, sono stati controllati un centinaio di persone che solitamente stazionano in piazza Duca d’Aosta. Il sindaco, ha inoltre aggiunto che, nella giornata di ieri il Comune è stato in diretta consulta con il prefetto e il questore, giungendo alla conclusione che bisogna che la vigilanza sulla stazione centrale sia continua e che sia necessario intervenire ogni tanto per verificare i documenti. “Credo e penso che questa volta la situazione sia piu’ tranquilla”, ha concluso il sindaco. Lo scorso giovedì la piazza era stata teatro di una rissa tra due gruppi di immigrati, due dei quali erano rimasti feriti.

Il servizio di controllo è stato diretto dal Dirigente dell’Ufficio Prevenzione Generale e Maria Jose Falcicchia, con gli equipaggi delle Volanti, degli uomini in bicicletta e del commissariato Garibaldi Venezia ma sono intervenute anche le unità cinofile e il Reparto Prevenzione Crimine, il personale della polizia scientifica della Digos, della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione.

Poi, per le esigenze di ordine e sicurezza pubblica sono stati impiegati anche i reparti mobili e dell’Arma dei Carabinieri. I controlli si sono estesi anche all’interno della stazione, effettuati con il compartimento di polizia ferroviaria e che ha visto coinvolti anche la polizia locale in servizio sanitario del 118 e l’Atm.“Tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi non è bastato continueremo fino a quando non sarà chiaro ai delinquenti che la stazione Centrale non è luogo per sostare. Il lavoro costante di identificazione è stato un percorso concordato e condiviso con questura e prefettura. L’operazione di oggi va proprio in quella direzione, non abbassare la guardia e non lasciare spazio all’illegalità. D’altra parte sono anche convinta – ha aggiunto – che i luoghi per essere sicuri devono essere animati e vissuti da tutti i cittadini. Il controllo di oggi deve essere accompagnato da operazioni che rendano la piazza un punto d’attrazione”, è questo quanto dichiarato dall’assessore Rozza.

Non ci sono alternative. Se si vuole riconsegnare piazza Duca d’Aosta ai milanesi, ai pendolari e a i turisti che raggiungono la città, la strada da percorrere è una sola: quella dei controlli a tappeto da parte delle forze dell’ordine. Così, dopo i due blitz di maggio, ieri pomeriggio Polizia e Carabinieri sono intervenuti ancora, per un nuovo «servizio di prevenzione e controllo». Qui, dove la sicurezza percepita rasenta lo zero e i padroni sono le decine di immigrati che, tra ima birra e imo spinello, bivaccano da mattina a sera sui gradini e nei giardinetti della piazza. Se va bene, perché altrimenti spuntano i coltelli, come successo settimana scorsa e a fine maggio.
L’operazione, disposta da Questura e Prefettura in accordo con il Comune, in realtà è partita nei giorni scorsi, con la presenza di agenti in borghesi a setacciare l’area, individuando in antìcipo spacciatori e balordi. E ieri, attorno alle 14,30, si è passati all’azione. Quando sono stati chiusi i due accessi della metropolitana che danno sulla piazza, in accordo con Atm, e i cancelli della stazione Centrale, per evitare fughe. Mentre all’interno della stazione la Polfer ha fatto un lavoro preventivo di bonifica, lasciando passare solo i turisti in partenza. A presidio delle strade limitrofe, invece, hanno preso posizione camionette di Polizia, Carabinieri e volanti dei vigili col compito di dirigere il traffico e controllare le vie di fuga. Un centinaio di agenti in tutto, tra cui anche unità cinofile, Polizia Scientifica e Digos, che ha controllato duecento immigrati già messi nel mirino, quasi tutti provenienti dall’Africa nera e stipati nella porzione di piazza opposta a quella dove stazionano i militari dell’operazione Strade Sicure. Dopo aver identificato le persone fermate, i poliziotti hanno controllato anche i loro zainetti, prima di accompagnarne un centinaio in questura. «Questi controlli dovrebbero essere anche più frequenti», esultava chi passava di lì, mentre gli africani mostravano il dito medio. Uno di loro, poi, stizzito da telecamere e flash si è messo a prendere a calci un cestino della spazza- tura mentre veniva scortato sulla camionetta. In ogni caso, tutto è filato liscio e dopo due ore il blitz è stato portato a termine.
Intervenuta sul posto, l’assessore alla Sicurezza, Carmela Rozza, ha commentato con soddisfazione il dispiegamento di forze: «Gli ultimi episodi non fanno che alzare il tiro, perciò qui i controlli devono essere continui e costanti. Oltre all’attività investigativa che ci sta dietro. Tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi non è bastato, continueremo fino a quando non sarà chiaro ai delinquenti che la stazione Centrale non è luogo per sostare». Con una promessa: «Vogliamo riqualificare la zona, con attività sociali e spettacoli, per renderla di nuovo vivibile». D’accordo, sul blitz, persino il sindaco Sala e l’assessore Majorino, che all’indomani del primo intervento (3 maggio) avevano storto il naso contro le modalità d’azione della Questura, “colpevole”, a loro dire, di non aver concordato l’operazione con il Comune. Proteste, invece, da Sinistra per Milano: «Restiamo in attesa di capire se la Milano accogliente è finita il 20 maggio», hanno detto gli arancioni. Mentre da Regione Lombardia arrivano anche richieste di controlli per altre stazioni lombarde, diventare ormai terra di nessuno e preda di delinquenti. «Un’immigrazione senza limiti sta generando insicurezza reale e percepita. Bisogna lanciare un messaggio di legalità, ristabilendo
un principio sacrosanto: chi si trova sul nostro territorio in stato di clandestinità deve essere rimpatriato all’istante», ha spiegato Simona Bordonali, assessore alla Sicurezza del Pirellone. Secondo Ma- riastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia, «il nuovo intervento delle forze dell’ordine in Centrale è una buona notizia. Da tempo denunciamo la delinquenza,
il degrado, i bivacchi di piazza Duca D’Aosta, diventato ormai uno dei luoghi più insicuri della città. E penso anche ad altri quartieri complessi come Corvetto, San Siro e via Padova, sempre più spesso nelle mani delle solite bande di immigrati irregolari. Il tema della sicurezza merita un impegno costante. Mai abbassare la guardia».

Prima un corteo per le strade di Busto Arsizio, mandando su tutte le furie gli automobilisti, poi dritti alla stazione: destinazione prefettura di Varese. Un centinaio di immigrati, ospiti del centro d’accoglienza bustocco di via dei Mille, ieri mattina si è messo in marcia per protestare contro il mancato rilascio di permessi di soggiorno e contro la cessazione dell’accoglienza, resa nota a sei di loro («I nostri portavoce», hanno detto i profughi) nei giorni scorsi. Con tanto di trolley, valigie e borsoni, intenzionati a non tornare più a Busto, e al grido di «Non vogliamo più Kb» (ribadito con striscioni), ovvero la cooperativa che li ha in gestione.
Ad attenderli, sia alla stazione di Busto che a quella di Varese, un ampio dispiegamento di poliziotti in tenuta antisommossa. Ma tutto è filato liscio, senza incidenti né tensioni. Una volta arrivati a Varese, poi, solo una decina di loro, accompagnata dal questore diVarese Giovanni Pepò, ha potuto raggiungere Villa Recalcati per incontrare il prefetto Giorgio Zanzi. Che in mattinata aveva subito messo in chiaro le cose: «Ascolterò le loro ragioni ma per la cessazione dell’accoglienza si tratta di un provvedimento ineludibile». Semplice: chi non ha visto accolta la propria richiesta d’asilo non ha scampo. E deve essere allontanato dal centro d’accoglienza che lo ospita. Dopo quasi due ore di incontro col prefetto, però, solo una ventina di immigrati ha ripreso il treno per Busto Arsizio, mentre gli altri sono rimasti fino a sera a bivaccare sui gradini della stazione di Varese, sotto il controllo degli agenti del reparto mobile di Milano. Motivo? Non sono rimasti soddisfatti
dalle promesse ricevute, ovvero una mediazione di prefettura e questura per chi è al termine del periodo di accoglienza, oltre a controlli e ispezioni più accurate nei confronti della KB srl. Da segnalare, infine, il malore che ha colpito uno dei «delegati», subito soccorso dagli operatori del 118. «Mi spiace per loro, ma dovranno tornare a Busto. Noi non siamo in grado di ospitare altri numeri e la situazione non prevede trattative. Se trattiamo con numeri certi la situazione diventa ingestibile», ha commentato l’assessore alle Politiche Sociali del comune di Varese, Roberto Molinari (Pd).
«Basta con le rivolte degli immigrati richiedenti asilo, quelli che hanno protestato siano tutti espulsi e rispediti a casa loro. Non è accettabile che il normale allontanamento di chi è stato ospitato e mantenuto qui per mesi, e adesso viene allontanato in quanto irregolare, scateni proteste o rivolte: chiunque abbia protestato deve essere espulso immediatamente», attacca Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e segretario della Lega Lombarda. «Non possiamo far passare l’idea che in Italia sia tutto concesso e tutto dovuto, non possiamo accettare che chi qui viene ospitato e mantenuto, spesso senza alcuna ragione visto che quattro immigrati su cinque risultano poi irregolari e senza requisiti per essere considerati dei rifiigiati, possa scendere in strada, protestare e spaventare i nostri cittadini, obbligando le nostre forze dell’ordine a intervenire. Basta, il Prefetto diVarese li espella tutti, subito».

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