Guidonia shock, incidente nella notte: morti quattro ragazzi, alcol test per chi guidava

Gravissimo incidente avvenuto nella notte tra sabato e domenica nel Comune di Guidonia, intorno alle ore 3.30 dove sono rimasti coinvolti ben quattro giovani ovvero due italiani e due albanesi che purtroppo hanno perso la vita schiantandosi in auto. Le vittime sono Ambra Shailiani 18 anni albanese e residente in zona Albuzzione, Gjesika Gjnaj, 19, della stessa zona, Federico Baldi, 19, di Tivoli, scaraventato sull’asfalto dalla violenza dell’impatto, e Riccardo Murdaca, 19, anch’egli di Tivoli, che guidava l’auto. Gravissimo incidente, dunque, dal bilancio piuttosto pesante che ha provocato la morte di quattro giovani, i quali viaggiavano a bordo di una Mini Cooper che improvvisamente avrebbe sbandato forse dopo un sorpasso azzardato eseguito a velocità eccessiva, all’altezza del chilometro 18,700 di via Triburtina in località Settville di Guidonia, andando a sbattere poi contro lo spigolo di un ristorante; secondo una prima ricostruzione, sembra che due di loro siano rimasti incastrati tra le lamiere e sono intervenuti i vigili del fuoco per estrarre i corpi, quando non vi era ormai più nulla da fare.

Leggi Anche  Torino, sparatoria contro gli Hells Angels: un uomo colpito da un proiettile in testa

A causa dell’incidente, via Tiburtina è rimasta chiusa al traffico nei due sensi di marcia per il tempo necessario a consentire l’intervento dei soccorsi. Si indaga, dunque, per verificare cosa sia accaduto e quale fosse la velocità dell’utilitaria in quel momento. “E’ stato terribile, non abbiamo potuto fare nulla” hanno raccontato uno dei testimoni; a lanciare l’allarme pare sia stato un egiziano che stava andando ai mercati generali. Secondo le ricostruzioni della polizia stradale, intervenuta per i rilievi è stata una manovra di sorpasso azzardata a causare la tragedia; come abbiamo già anticipato i corpi sono stati estratti dai vigili del fuoco. Le salme sono state portate all’obitorio del cimitero del Verano per l’autopsia ed il riconoscimento.

Alla guida dell’auto vi era Riccardo Murdaca che viveva a Tivoli, mentre sul posto guida vi era Federico Bali suo coetaneo ed anche lui abitava a Tivoli, grande tifoso della Lazio. Jessica, invece, viveva a Roma ed aveva frequentato l’Istituto tecnico per il turismo. “Eri bellissima. Ma io ricorderò sempre la piccola Jessica di qualche anno fa con gli occhiali spessi, i capelli arruffati, la dolcissime fragilità e le morbide paure. La piccola Jessica dai grandi sogni, grandi come i tuoi occhi color nocciola. Ovunque tu sia, sii felice”, questo il ricordo di Jessica, postato da una sua cara amica su Facebook. Nella stessa provincia si è verificato anche un altro incidente mortale nella notte tra sabato e domenica; l’incidente è avvenuto all’alba a Corso Vittorio Emanuele, nel centro storico di Roma. Anche in questo caso a perdere la vita è stato un giovane ragazzo di 28 anni, il quale è deceduto sul colpo nello scontro tra un’auto ed una moto.

«Non dite che mio fratello beveva, perché era allergico all’alcol e anche a certi analcolici. Non poteva essere ubriaco al volante». A parlare è Francesco, uno dei fratelli maggiori di Riccardo Murdaca, il ragazzo di 18 anni che era alla guida della Mini Cooper che sabato notte è andata a schiantarsi contro il muro di una casa sulla via Tiburtina, a Guidonia. Nell’impatto sono morti anche il suo migliore amico, Federico Baldi e Jessika Gjinaj, suoi coetanei, e Ambra Shaliani che i 18 anni li avrebbe compiuti a maggio. Una strage di giovanissimi alle porte di Roma su cui ora indaga la Procura di Tivoli.

Sott’accusa l’alta velocità, ma gli agenti della Polstrada non vogliono lasciare nulla al caso: hanno già ascoltato l’unico testimone dell’impatto, un egiziano alla guida del furgone che la Mini Cooper aveva appena finito di sorpassare prima di sbandare sull’asfalto viscido per la pioggia, e proceduto a tutti i rilievi di rito. Ieri il medico legale incaricato dalla Procura, Luigi Cipolloni, ha effettuato la prima autopsia sul conducente, eseguendo i prelievi tossicologici che serviranno a capire se il ragazzo che studiava per diventare meccanico avesse assunto alcol o droghe prima di mettersi alla guida. Oggi proseguirà con le autopsie sulle altre tre vittime. Il procuratore capo di Tivoli,

Francesco Menditto, conta di potere riconsegnare i corpi alle rispettive famiglie stasera, accelerando al massimo gli adempimenti burocratici. I funerali non ci saranno prima di mercoledì. Nei prossimi giorni verrà nominato anche l’esperto tossicologo che analizzi i prelievi. Per avere i risultati delle autopsie vi vorrà almeno una ventina di giorni.

Intanto ieri è proseguito il pellegrinaggio del dolore ai piedi dell’ex pub Vademecum sulla via Tiburtina dove l’auto si è schiantata. Mazzi di fiori, un lumino acceso per pregare con l’immagine di Madre Teresa di Calcutta, che era di origine albanese come Jessika e Ambra. Sui banchi di scuola dei quattro amici fiori, foto e messaggi. Tante le mimose gialle per quelle due piccole donne i cui sogni sono svaniti per sempre.

Il fruscio dell’auto che supera come un lampo il suo furgone nel buio delle 4 del mattino, meno di un attimo dopo la stessa macchina che scivola come una scheggia sull’asfalto e uno schianto terribile. «Quella Mini Cooper mi ha superato, correva. Ma al momento di rientrare a destra l’ho vista come impazzita, che non riusciva a rimettersi dritta sulla strada, ha sbandato paurosamente. Il conducente ha perso il controllo, la macchina si è messa di traverso, sembrava scivolare sull’asfalto, fino a schiantarsi sulla casa». Così Mansour Mohamed, un fruttivendolo egiziano quarantenne di Valmontone, racconta l’incidente in cui ieri hanno perso la vita quattro giovanissimi sulla via Tiburtina, alle porte di Roma.

È l’unico testimone, insieme al suo aiutante che era seduto sul lato del passeggero. Stava andando a fare rifornimento al vicinissimo Centro agroalimentare di Guidonia, ancora un paio di chilometri e sarebbe arrivato a destinazione. Il suo racconto è stato messo a verbale dagli agenti della Stradale di Tivoli. Su quel tratto di Tiburtina, sul rettilineo con un “saliscendi”, non ci sono telecamere e i limiti di velocità sono quelli di una strada extra-urbana, 90 km orari. Ma la Mini Cooper probabilmente andava anche più veloce. Mansour ha accostato il furgone poco più avanti, è sceso per tentare di prestare i soccorsi e chiamare il 113. «Tempo fa ho subito una delicata operazione alla testa – dice ai poliziotti – non sopporto vedere il sangue, mi sono fatto forza, ho affrontato quell’orrore e mi sono messo a disposizione dei soccorritori. Purtroppo per quei ragazzi non c’era niente da fare». «Temevo di svenire da un momento all’altro, sentivo venire meno le forze – ha detto cercando di spiegare quello che aveva visto come un film dell’orrore scorrergli davanti in un flash di una manciata di secondi – Non posso sopportare certi choc da quell’intervento».

La carrozzeria del suo furgone, nella fase dei rilievi, è stata attentamente ispezionata dagli investigatori della polizia stradale di Tivoli a caccia di ogni indizio utile a tracciare la dinamica dell’incidente: nessun segno trovato, il che ha consentito di escludere che ci possa essere stato qualsiasi tipo di contatto tra il Daily e la Mini Cooper dei ragazzi. Perché anche la eventuale possibilità di un tocco minimo durante quel sorpasso doveva essere messo in conto. La testimonianza di Mansour è stata quindi fondamentale per una prima ricostruzione della dinamica. Anche se verrà riascoltato per capire se una manovra o un ostacolo accidentale possa avere fato perdere il controllo della guida alla Mini.

I segni tracciati sull’asfalto dagli uomini della stradale, diretti dal sostituto commissario Raffaele Alessandrini, parlano di una macchina che si allarga per superare per poi dirigersi di nuovo prima verso l’interno della corsia e dopo fuori strada, contro l’ingresso del pub chiuso, portandosi dietro un pezzo di guard-rail diventato alla fine un tutt’uno con l’ammasso di lamiere della Mini. Tre i ragazzi rimasti incastrati dentro e tirati fuori dai vigili del fuoco poco dopo, mentre un altro è stato sbalzato fuori dall’urto. Un intervento difficile da gestire anche per gli agenti della Stradale che hanno dato fondo a tutta la loro professionalità anche per stare il più vicino possibile alle mamme, ai papà e alla sorella che sono arrivati al chilometro 18,800 della Tiburtina quando ancora lì sulla strada erano allineati i corpi. Quando c’era una mamma che aveva voluto a tutti i costi baciare ancora la sua Ambra, e che poi è corsa ad abbracciare il comandante.

Si sono trovati a rendere operativo il progetto Chirone, il manuale varato lo scorso anno dalla polizia – con la supervisione scientifica della facoltà di Medicina e psicologia dell’università La Sapienza di Roma – per aiutare gli agenti e i familiari ad affrontare emotivamente queste situazioni drammatiche.

«Non è vero, è tutto finto» il tam tam degli amici su Facebook e sulle chat

Un pellegrinaggio di ragazzi che sembrava quasi infinito, sul luogo dell’incidente e davanti le case di Riccardo, Federico, Ambra e jessika, per tutti Jessica. Per tutta la giornata gli amici dei quattro ragazzi non si sono dati pace. Non si contano, poi, i messaggi di affetto e di cordoglio che tanti loro amici hanno voluto lasciare sui social network e che si sono scambiati sulle chat. In attesa dei funerali, dove gli amici stanno già preparando un saluto speciale per i due ragazzi e le due ragazze, ieri è stata una grigia giornata di disperazione.

Già da ieri mattina sul luogo dell’incidente, lungo la via Tiburtina tra i quartieri dell’Albuccione e di Sette- ville, sono comparsi tanti mazzi di fiori, a sera se ne contavano oltre una ventina, candele e peluche. Accanto al punto in cui la Mini Cooper si è schiantata è comparso anche uno striscione, scritto con una bomboletta spray nera su un lenzuolo bianco. «Ambra e Jessica, sempre con noi» e poi tutte le firme degli amici scritte sotto con un pennarello. I ragazzi sono arrivati sul posto, un punto della Tiburtina lontana dai centri abitati, in tutti i modi. Un gruppo è arrivato dall’Albuccione con un bus del Cotral. Erano tutti amici di Ambra e Jessica. Uno di loro ha voluto ricordare Ambra. «La vedevi sempre insieme a Riccardo – ha raccontato Andrea -, erano due bravi ragazzi, stavano bene insieme». Ambra e Riccardo andavano nella stessa scuola, il centro di formazione professionale Tivoli Forma, pur se in due sedi differenti. Lei frequentava un corso da estetista a Villa Adriana. Lui, invece, studiava per diventare meccanico alla sede centrale, a Rosmini. Sempre ad Ambra, un suo amico calciatore, ha dedicato una doppietta in una delle gare di ieri delle giovanili della Nuova Tor Teste, squadra di calcio romana.

A Jessica, invece, ha dedicato un pensiero uno dei soccorritori di ieri notte. Tra i carabinieri che sono intervenuti sull’incidente c’è un militare che ha visto crescere la ragazza. I due abitavano sullo stesso pianerottolo. «Mi trovavo in quel maledetto posto, a dare una mano ai colleghi, non sapendo che dentro quell’involucro di lamiere contorte c’eri anche te. Ricordo che eri uno scricciolo occhialuto. Eri una ragazza ed il destino ha voluto questa assurdità», ha scritto dedicandogli Canzone per un’amica dei Nomadi. Commosso anche il ricordo di un amico di Riccardo e Federico, i due ragazzi nati e cresciuti all’Arci, quartiere tra le campagne di Tivoli. «Non sono mai stato bravo con le parole – ha spiegato Cristian – ma vorrei esprimere un pensieroavoi due e alle due ragazze. Quando l’ho saputo il mio primo pensiero è stato “Non è possibile, non è vero è tutto finto”. Purtroppo mi sbagliavo, due bravissimi ragazzi non ci sono più. Con voi ho condiviso 8 anni della mia vita». Commozione, poi, anche tra i loro insegnati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *